BARBOLINI (PD). Signor Presidente, l'articolo 20 affronta un tema particolarmente delicato, rispetto al quale mi auguro sia prestata dal relatore e dal rappresentante del Governo la massima attenzione.
Come è già stato detto, manca un riferimento preciso attraverso la Carta delle autonomie alle funzioni fondamentali del sistema delle autonomie, con particolare riferimento ai Comuni e alle Province. È vero che si fa un richiamo al decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996, da considerare un testo al quale fare riferimento nel tentativo di parametrare le spese che allo stato attuale sostengono gli enti locali, ma poi, con una formulazione piuttosto approssimativa, per la fase transitoria, in attesa che siano definite compiutamente le funzioni fondamentali degli enti locali, si fa riferimento ad alcune funzioni espressamente indicate in un elenco. Tale elenco, però, è del tutto incompleto e, ancorché riferito al decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996, insoddisfacente:in primo luogo, perché dal 1996 ad oggi sono passati 12 anni e molte cose sono state modificate, anche attraverso la legislazione intercorsa successivamente, soprattutto con riferimento al Titolo V della Costituzione; in secondo luogo, perché vi sono carenze nell'enunciazione delle funzioni fondamentali che sono plateali e clamorose. Mi riferisco, in particolare, a tre questioni.
Tra le funzioni fondamentali dei Comuni non si fa alcun riferimento alla promozione culturale e sportiva. Ora, so bene che non si deve finanziare tutto - e ha ragione il Ministro a ribadirlo - comprese le sagre più diverse, ma nemmeno si può negare che i Comuni abbiano funzioni fondamentali nel campo culturale, come per esempio la conservazione dei sistemi museali o lo sviluppo dei sistemi di pubblica lettura.
È altrettanto clamoroso che non si faccia cenno - nella situazione, spesso complicatissima, in cui versano le nostre comunità e i nostri territori - al tema della manutenzione urbana, che non è solo quella delle strade e degli edifici, ma più in generale riguarda il governo delle problematiche e la complessità dei territori.
Infine - ed è l'aspetto più importante, sul quale mi auguro che il relatore ed il Governo accolgano la nostra osservazione critica (e mi pare che sia stato presentato un emendamento in questo senso) - nel campo delle materie di carattere sociale, in una prima formulazione, si escludono gli interventi per i minori, il che - devo dire - è incredibile. Non starò qui a ricordare la necessità di specificare le funzioni d'istruzione, cosa che però andrebbe fatta, soprattutto con riferimento al tema della gestione diretta delle scuole dell'infanzia da parte dei Comuni e dello sviluppo dei sistemi integrati nel campo. Ciò che mi interessa evidenziare, però, è che - rispetto a problematiche complesse come l'adolescenza, i minori, le adozioni e gli affidi familiari - tali funzioni possano non essere considerate pertinenti, proprie e specifiche - insomma, una vocazione naturale - del ruolo delle comunità locali e delle amministrazioni. Negare il fatto che questa funzione sia riconosciuta tra quelle fondamentali è - credo - un errore.
Per tali considerazioni ci auguriamo che il Governo voglia rivedere tale impostazione e, ancorché in maniera inadeguata e approssimativa, eliminare una limitazione che non avrebbe davvero ragione di esistere, risultando incomprensibile non solo per gli enti locali, ma anche per l'opinione pubblica nel suo complesso.