Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1117, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri è stato approvato l'articolo 13, ha avuto inizio la votazione degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 13 ed è stato accantonato l'emendamento 13.0.501.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AZZOLLINI, relatore. Il parere, signor Presidente, è contrario su entrambi gli emendamenti.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.700, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Senatrice Incostante, il risultato è evidente.
BARBOLINI (PD). Ma se non ha votato nessuno!
AZZOLLINI, relatore. Dobbiamo evidenziare che la maggioranza è schiacciante, travolgente.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.500, presentato dal senatore Bianco e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 14.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.
GERMONTANI (PdL). Signor Presidente, ho ritirato l'emendamento 15.506 e l'ho trasformato nell'ordine del giorno G15.506, che illustro.
L'emendamento riguardava l'introduzione del principio di pari opportunità tra i princìpi e i criteri direttivi adottati in sede di decreti legislativi di cui all'articolo 2, con riferimento all'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.
L'ordine del giorno G15.506 riguarda sempre questo: l'obiettivo è quello di impegnare il Governo, con riferimento a questo testo di fondamentale importanza relativo all'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, anche in considerazione dell'articolo 51 della nostra Costituzione che prevede il principio delle pari opportunità, ad osservare il principio di promozione delle pari opportunità non soltanto con riferimento all'articolo che ho sopra citato, ma anche nell'attuazione delle disposizioni della presente legge, con particolare riguardo agli interventi speciali di cui al quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione. Il senso è che questo principio importante, che è entrato nella nostra Carta costituzionale, deve essere anche recepito e osservato in tutte le materie che si andranno a trattare e a toccare con questa legge delega.
L'ordine del giorno G15.506 è presentato da me e firmato da tutte le senatrici del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).
ADAMO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signor Presidente, vorrei sottoscrivere l'ordine del giorno G15.506 della senatrice Germontani e quindi, se non ci sono problemi, non solo io, ma anche altre colleghe del mio Gruppo lo firmeremo molto volentieri, in modo che sia il più trasversale possibile.
PRESIDENTE. Senatrice Germontani, lei è d'accordo?
GERMONTANI (PdL). Sì, signor Presidente, sono d'accordo anche perché abbiamo svolto un lungo lavoro in Commissione, che ha portato al recepimento di alcuni emendamenti da parte del relatore e, laddove si prevedono meccanismi premiali per gli enti virtuosi, è stata introdotta anche la formazione...
PRESIDENTE. Va bene, senatrice, abbiamo capito, grazie.
ADAMO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signor Presidente, è stata tolta la parola alla collega e concluderò io quello che stava dicendo: in Commissione avevamo già presentato insieme, a firma Germontani e Adamo, due emendamenti al testo che introducono il principio delle pari opportunità in alcuni articoli. Questo ordine del giorno permette di farne un criterio generale, che poi dovrà essere seguito anche nella promulgazione dei decreti attuativi.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
AZZOLLINI, relatore. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 15 e favorevole sull'ordine del giorno G15.506. (Il senatore Azzollini si rivolge al rappresentante del Governo).
PRESIDENTE.Senatore Azzollini, lei è un elemento di disturbo costante. (Ilarità).
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.500, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.501.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.502 (testo 2).
PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). L'emendamento 15.502 è stato riformulato nella seguente maniera: «I finanziamenti dell'Unione europea non possono essere sostitutivi dei contributi speciali dello Stato». Spero che questa nuova formulazione porti il relatore, senatore Azzollini, e il Governo ad esprimere un parere favorevole.
Abbiamo sempre detto tutti che occorre fare in modo che i fondi europei - per dirla in modo grossolano - siano aggiuntivi. La precedente formulazione non andava bene e lo comprendo, perché poteva significare anche che i fondi europei dovessero essere solo aggiuntivi. Con la nuova formulazione, più chiara e precisa, penso che ci possa essere una positiva considerazione da parte della maggioranza e del Governo sul fatto che i finanziamenti europei non possano essere sostitutivi. Quelli che nel quinto comma dell'articolo 119 vengono definiti come contributi speciali che lo Stato deve impegnare e devolvere per le situazioni di particolare disagio nella vita del Paese, devono essere comunque destinati e non essere, di fatto, sostituiti dai fondi europei. Questo è un principio che tutti quanti abbiamo sempre conclamato. Spero che il Senato, la maggioranza e il Governo vogliano esprimere parere favorevole.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentate del Governo ad esprimersi sulla riformulazione dell'emendamento in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, sono purtroppo costretto a disturbare sempre i lavori. Con la nuova formulazione, che è nettamente diversa e che fa seguito a un utile dibattito che si era già sviluppato in Commissione, credo di potere esprimere parere favorevole all'emendamento.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Presidente, anche il Governo è favorevole.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento 15.502, nella nuova formulazione.
IZZO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IZZO (PdL). Chiedo, anche a nome del collega Nessa, di aggiungere la firma al nuovo testo dell'emendamento.
PRESIDENTE. Anche i colleghi Valentino, Centaro e Costa desiderano aggiungere la propria firma all'emendamento, così come riformulato. Chi intende sottoscriverlo può comunicarlo direttamente agli Uffici.
Metto ai voti l'emendamento 15.502 (testo 2), presentato dal senatore Procacci e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.503, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.504.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, vi è la perplessità che una serie di vantaggi previsti nel testo dell'articolo per i Comuni confinanti con altri Stati o con Regioni a Statuto speciale possano provocare delle situazioni di disparità e di ulteriore fuga, come già abbiamo visto, verso quei territori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.504, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.700.
IZZO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IZZO (PdL). Presidente, intendo ritirare l'emendamento 15.700 alla luce di un approfondimento dell'opportunità e della necessità di lasciare anche delle considerazioni specifiche per quanto riguarda i Comuni posti in prossimità dei confini con altri Stati o con Regioni a Statuto speciale.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Anche l'emendamento 15.505 è stato ritirato.
L'emendamento 15.506 della senatrice Germontani è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G15.506 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.
Metto ai voti l'emendamento 15.507, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.508, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.509.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Presidente, dal momento che con questo emendamento si propone semplicemente di modificare la rubrica dell'articolo, vorremmo comprendere qual è l'obiezione da parte del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Azzollini, intende modificare il suo parere su questo emendamento?
AZZOLLINI, relatore. No, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.509, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 15, nel testo emendato.
PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). L'articolo 15, di fatto, reca attuazione del quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione.
Abbiamo apprezzato la disponibilità al chiarimento - assolutamente necessario - sull'emendamento 15.502 che stabiliva la non sostituibilità dei contributi speciali dello Stato con quelli europei.
Per il resto, l'articolo tiene in considerazione positiva il metodo della programmazione pluriennale, l'attenzione ai territori montani, alle isole minori, alle aree sottoutilizzate del Paese e quindi mi sembra che con molta serenità e chiarezza individui e codifichi il modo di applicare il quinto comma dell'articolo 119.
Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo su questo articolo.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 15, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 16, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 16, tranne che sull'emendamento 16.400, che ho presentato come relatore per soddisfare un'esigenza che era stata particolarmente caldeggiata dalla senatrice Sbarbati, la quale aveva segnalato quegli interventi di carattere ambientale che, a suo avviso, dovevano essere inseriti esplicitamente nel disegno di legge.
Con questo emendamento, si viene incontro appunto a tale esigenza, specificando gli interventi di carattere ambientale tra quei progetti di interesse della collettività nazionale che vengono presi in considerazione all'interno del disegno sul federalismo fiscale per essere finanziati.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 16.500 e 16.501 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.502, identico all'emendamento 16.503.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.502, presentato dal senatore Stradiotto e da altri senatori, identico all'emendamento 16.503, presentato dal senatore Peterlini e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
230 |
|
Senatori votanti |
229 |
|
Maggioranza |
115 |
|
Favorevoli |
93 |
|
Contrari |
132 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.700, presentato dalla senatrice Donaggio.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.701.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.701, presentato dal senatore De Toni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.504.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.504, presentato dal senatore Astore e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.400, presentato dal relatore.
È approvato.
Gli emendamenti 16.505 e 16.506 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'articolo 16, nel testo emendato.
BARBOLINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, sui principi che attengono al coordinamento e alla disciplina fiscale dei diversi livello di Governo si è discusso in Commissione e si sono introdotti dei criteri che, se attuati conseguentemente, saranno utili ad orientare dei comportamenti di trasparenza e di virtuosità da parte del sistema degli enti decentrati. Soprattutto credo si introducano tematiche che gli amministratori locali hanno spesso auspicato e cioè che ci sia non un generico, indistinto assembramento delle responsabilità, ma una verifica effettiva dei comportamenti che, se efficaci, orientati ad un pubblico servizio e a produrre benefìci per la comunità, possono anche consentire dei riscontri di premialità e rafforzare il principio e il valore dell'autonomia dei territori e delle amministrazioni. Per questo motivo, esprimeremo un voto favorevolesull'articolo 16.
SBARBATI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatrice Sbarbati, per il suo Gruppo ha già preso la parola il collega Barbolini. Le concedo comunque un minuto.
SBARBATI (PD). La ringrazio, signor Presidente.
Intervengo solo per esprimere la soddisfazione perché il Governo, nella persona del relatore, ha accolto quel che di fatto era l'emendamento che ieri avevo proposto, dalle finalità ambientali, che riguardava i territori in cui operano le raffinerie in Italia. È noto che queste strutture industriali provocano una serie di disagi alle popolazioni. È giusto allora che, in materia di federalismo, si consenta ai Comuni sede di impianti per lo stoccaggio e la produzione del petrolio, di partecipare ad una quota delle accise.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 16, nel testo emendato.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 16.0.500, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, sempre sperando di non disturbare, Presidente!
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.700.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 17.700, presentato dal senatore De Toni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.500.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 17.500, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 17.
BARBOLINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, l'articolo che riguarda il patto di convergenza è indubitabilmente frutto del contributo dell'iniziativa del Partito Democratico per dare più elementi di ancoraggio e di riferimento nonché di evoluzione a tutto l'impianto delineato dal disegno di legge. Vi era infatti il rischio di una impostazione che fotografasse la staticità delle condizioni e delle situazioni di spesa storica, modificandole in ragione dei costi standardsenza introdurre quell'elemento di coordinamento e di dinamicità nell'evoluzione del sistema che deve tendere a portare ad un livello di maggiore armonia e corrispondenza ai fabbisogni definiti e individuati come obiettivi tutto il livello delle prestazioni che il sistema degli enti territoriali può garantire alle diverse comunità locali.
Da questo punto di vista, ancorché con alcuni aspetti che tuttora meriterebbero di essere ulteriormente implementati, l'impianto dell'articolo, nella definizione del patto di convergenza, rappresenta un approdo significativo, importante e qualificante per il governo dell'intera problematica di coordinamento finanziario e di conseguimento di obiettivi del provvedimento in esame.
Per tali considerazioni voteremo a favore di questo articolo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 17.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
BASTICO (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 18.0.500, che per il Partito Democratico ha costituito uno dei punti fondamentali di tutta la discussione, lunga, complessa e io giudico positiva, che abbiamo svolto su questo disegno di legge.
La nostra posizione, che ribadisco qui molto rapidamente, era diretta ad eliminare tutti gli aspetti ordinamentali dal testo in discussione, partendo dagli articoli su Roma capitale, sulle funzioni e da tutte le norme che riguardano l'assetto delle istituzioni, pur ritenendo che avrebbero dovuto essere prima definite le funzioni e gli assetti e solo dopo il federalismo fiscale. Siamo giunti ad una posizione che mi sembra importante per l'impegno assunto qui dal Governo di approvare in tempi rapidi ed incardinare immediatamente nei lavori della 1a Commissione permanente la discussione sulla Carta delle autonomie. Ritengo che questo sia un risultato positivo che abbiamo ottenuto.
Abbiamo presentato l'emendamento che prevede l'adozione della Carta delle autonomie per rimarcare tale nostra posizione, che costituisce un elemento decisivo ed assoluto delle nostre scelte. Abbiamo progressivamente convenuto di individuare una normativa di carattere transitorio all'interno di questo testo; discuteremo negli articoli successivi i contenuti della stessa, integrando - almeno questa è la nostra richiesta - la normativa anche per quanto riguarda il tema delle Città metropolitane.
Voglio tuttavia ribadire qui che questa è per noi una posizione abbastanza debole e di assoluta inadeguatezza rispetto al quadro istituzionale di assetto delle autonomie locali che sarebbe necessario per una riforma del federalismo fiscale.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 18.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il Governo esprime un parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 18.500.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 18.500, presentato dal senatore Sanna e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.501, presentato dalla senatrice Vicari.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 18.502, presentato dal senatore Papania.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 18.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, le motivazioni che ci indurranno a votare contro questo articolo sono state esplicitate della senatrice Bastico nel corso del suo intervento.
È un segnale politico molto chiaro. Avremmo preferito, credo anche a rigor di logica, che si definissero le funzioni e poi si attuasse l'articolo 119 della Costituzione. Purtuttavia credo che abbiamo fatto insieme al Governo numerosi passi avanti. Sappiamo che ci sono state difficoltà a definire tale percorso anche sul fronte delle autonomie locali. Sappiamo che il Governo si è impegnato a portare in Consiglio dei ministri la Carta delle autonomie e ad incardinarne la discussione presso il Senato. Quindi, da questo punto di vista il nostro giudizio è favorevole per il percorso politico che abbiamo iniziato; poi ci pronunceremo sui testi. Tuttavia rimane la nostra contrarietà di principio in quanto avremmo preferito e creduto necessario inserire la definizione delle funzioni degli enti locali all'interno di tale ragionamento o prioritariamente ad esso. Pertanto, voteremo contro l'articolo 18.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, posso comprendere la volontà politica di esprimere contrarietà a tale articolo. Abbiamo cercato di riempire un vuoto presente da tre legislature con misure transitorie, cercando il più possibile di limitare i danni. Il Governo, con il contributo di tutti, cercherà nel corso della mattinata di riempire un'altra delle caselle vuote da sempre, quella delle Città metropolitane, e mi auguro che si riesca ad individuare una soluzione condivisa.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.0.500, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame all'articolo 19, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
ADAMO (PD). Signor Presidente, intervengo per illustrare brevemente l'emendamento 19.505, di cui sono firmataria.
L'emendamento permetterebbe di introdurre nel testo al nostro esame l'attivazione degli strumenti anche di natura tributaria e fiscale, almeno in forma previsionale, per le Regioni che sono in grado di rientrare nella previsione del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione. Da lombarda mi preoccupo della Lombardia che ha chiesto l'attivazione di tale comma, cioè del cosiddetto federalismo differenziato, che è una previsione costituzionale e che va in qualche modo prevista anche in questo testo, seppure in linea di massima.
Non c'è una parola nel testo su tale possibilità; ovviamente oggi non sono tante le Regioni in grado di accedere al terzo comma dell'articolo 16. Secondo me, è stato anche un passo esagerato quella della Regione Lombardia. In ogni caso, siccome è una previsione costituzionale e siccome - sul punto richiamerei l'attenzione di tutti i colleghi - lasciamo sostanzialmente la situazione inalterata per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, pur avendo con un nostro emendamento introdotto una norma per la partecipazione al fondo perequativo che sarà tutta da verificare secondo i loro Statuti, questo mio emendamento permetterebbe alle Regioni che lo volessero di adeguarsi progressivamente fino ad arrivare ad essere, come si suol dire, tutte speciali o tutte ordinarie, a seconda del punto di vista. Considero l'assenza di questa previsione nel testo di legge una lacuna grave. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 19.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.500.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 19.500, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 19.600, presentato dal senatore D'Alia, fino alle parole «tempo sostenibile».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 19.600 e l'emendamento 19.501.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.502.
PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, quello che ci accingiamo a votare è un emendamento che si rifà alla tesi fondamentale sulle funzioni pubbliche e non ad una distinzione.
L'unico aspetto che vorrei far presente all'Aula è che stiamo parlando di norme transitorie, quindi anche l'80 e il 20 per cento vengono garantiti soltanto nella fase transitoria. Lo scenario finale e l'impatto di questo disegno di legge ad oggi non sono conosciuti.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 19.502, presentato dal senatore Procacci.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.503.
CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Cintola, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 19.503, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19.504, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.505.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 19.505, presentato dal senatore Lusi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dell'ordine del giorno G19.300 testé pervenuto.
STIFFONI, segretario. «Il Senato della Repubblica,
esaminato il disegno di legge n. 1117,
considerato il contenzioso tra Stato e Regioni prodottosi a seguito della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione e della relativa attuazione;
rilevata l'esigenza di dare piena attuazione alle disposizioni costituzionali sull'attribuzione o il conferimento delle funzioni amministrative,
impegna il Governo
a promuovere, contestualmente alla predisposizione dei decreti legislativi, l'attuazione delle predette disposizioni costituzionali secondo le indicazioni fornite dalla giurisprudenza costituzionale, in particolare con la sentenza n. 13 del 2004».
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G19.300 non verrà posto in votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 19.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,25)
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 20, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, mi limito a fare una considerazione di carattere generale, che ovviamente riguarda la nostra proposta contenuta nell'emendamento 20.600, volto a sopprimere l'articolo 20.
La vicenda è nota e pertanto la ricordiamo solo in estrema sintesi. L'idea che il fondo perequativo per i Comuni sia gestito - non solo contabilmente, ma anche sostanzialmente dal punto di vista politico-istituzionale - dalle Regioni è sbagliata oltre che incostituzionale. È chiaro che quando si fissano principi e criteri direttivi, peraltro generici, riferiti al sistema di approvvigionamento finanziario degli enti locali, ma si affida alle Regioni uno degli strumenti che consente esclusivamente a quelli che hanno minore capacità fiscale per abitante di poter concorrere virtuosamente a livello nazionale, di fatto si impedisce ai Comuni e alle Province, posto che veramente si sia deciso di mantenerle, di assolvere ad un ruolo paritario nel sistema istituzionale della Repubblica.
Così è in base all'articolo 114 della Costituzione. E se così è - e abbiamo tutti accettato l'idea che tale norma costituzionale ha classificato come paritari i rapporti tra Stato, Regioni ed autonomie - non si può poi pensare che gli strumenti che la Costituzione attribuisce allo Stato per far crescere i Comuni siano, viceversa, trasferiti alle Regioni, che sotto il profilo istituzionale hanno attenzione a questo interesse, ma in maniera diversa.Vi è quindi una violazione dell'articolo 114 della Costituzione, proprio perché non è possibile costituire, sotto il profilo della dipendenza finanziaria, un rapporto gerarchico tra Regioni ed autonomie locali.
Con l'articolo 20 si reintroduce, peraltro, il principio dell'utilizzo della tassa patrimoniale e dunque dell'ICI, ancorché non per la prima abitazione, per tentare di far fronte alla copertura di funzioni degli enti locali, dei Comuni in modo particolare. È chiaro infatti che nel momento in cui si va verso un'attività di decentramento così ampia delle funzioni di entrata e di spesa dei Comuni, questi ultimi devono disporre di una reale indipendenza finanziaria e di una forte capacità impositiva. Quest'ultima darà luogo ad una crescita delle imposte e delle tasse comunali riferite ai servizi ed in particolare ai patrimoni, ancorché - voglio ripeterlo - non relativamente alla prima casa, che è stata espressamente espunta dal sistema di prelievo fiscale dei Comuni. Tutto ciò si tradurrà in un costo ulteriore per i cittadini a dispetto del principio tanto strombazzato, secondo cui il federalismo fiscale determinerà una riduzione dei costi e un abbassamento delle imposte.
Poiché si ritiene che non sia così e che, per come è stato scritto, il testo dell'articolo 20 sia sbagliato, è stato presentato un emendamento soppressivo dell'intero articolo.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, l'articolo 20 affronta un tema particolarmente delicato, rispetto al quale mi auguro sia prestata dal relatore e dal rappresentante del Governo la massima attenzione.
Come è già stato detto, manca un riferimento preciso attraverso la Carta delle autonomie alle funzioni fondamentali del sistema delle autonomie, con particolare riferimento ai Comuni e alle Province. È vero che si fa un richiamo al decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996, da considerare un testo al quale fare riferimento nel tentativo di parametrare le spese che allo stato attuale sostengono gli enti locali, ma poi, con una formulazione piuttosto approssimativa, per la fase transitoria, in attesa che siano definite compiutamente le funzioni fondamentali degli enti locali, si fa riferimento ad alcune funzioni espressamente indicate in un elenco. Tale elenco, però, è del tutto incompleto e, ancorché riferito al decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996, insoddisfacente:in primo luogo, perché dal 1996 ad oggi sono passati 12 anni e molte cose sono state modificate, anche attraverso la legislazione intercorsa successivamente, soprattutto con riferimento al Titolo V della Costituzione; in secondo luogo, perché vi sono carenze nell'enunciazione delle funzioni fondamentali che sono plateali e clamorose. Mi riferisco, in particolare, a tre questioni.
Tra le funzioni fondamentali dei Comuni non si fa alcun riferimento alla promozione culturale e sportiva. Ora, so bene che non si deve finanziare tutto - e ha ragione il Ministro a ribadirlo - comprese le sagre più diverse, ma nemmeno si può negare che i Comuni abbiano funzioni fondamentali nel campo culturale, come per esempio la conservazione dei sistemi museali o lo sviluppo dei sistemi di pubblica lettura.
È altrettanto clamoroso che non si faccia cenno - nella situazione, spesso complicatissima, in cui versano le nostre comunità e i nostri territori - al tema della manutenzione urbana, che non è solo quella delle strade e degli edifici, ma più in generale riguarda il governo delle problematiche e la complessità dei territori.
Infine - ed è l'aspetto più importante, sul quale mi auguro che il relatore ed il Governo accolgano la nostra osservazione critica (e mi pare che sia stato presentato un emendamento in questo senso) - nel campo delle materie di carattere sociale, in una prima formulazione, si escludono gli interventi per i minori, il che - devo dire - è incredibile. Non starò qui a ricordare la necessità di specificare le funzioni d'istruzione, cosa che però andrebbe fatta, soprattutto con riferimento al tema della gestione diretta delle scuole dell'infanzia da parte dei Comuni e dello sviluppo dei sistemi integrati nel campo. Ciò che mi interessa evidenziare, però, è che - rispetto a problematiche complesse come l'adolescenza, i minori, le adozioni e gli affidi familiari - tali funzioni possano non essere considerate pertinenti, proprie e specifiche - insomma, una vocazione naturale - del ruolo delle comunità locali e delle amministrazioni. Negare il fatto che questa funzione sia riconosciuta tra quelle fondamentali è - credo - un errore.
Per tali considerazioni ci auguriamo che il Governo voglia rivedere tale impostazione e, ancorché in maniera inadeguata e approssimativa, eliminare una limitazione che non avrebbe davvero ragione di esistere, risultando incomprensibile non solo per gli enti locali, ma anche per l'opinione pubblica nel suo complesso.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, confermo l'emendamento 20.503, che in parte attiene alla questione sollevata dal senatore Barbolini, in parte si riallaccia a quanto ricordato poco fa, relativamente alla difficoltà, al di là delle norme transitorie, di conoscere l'impatto reale delle funzioni pubbliche attribuite agli enti locali.
PARDI (IdV). Signor Presidente, sia per questo emendamento 20.506, sia per il 19.504, su cui non ho avuto tempo di intervenire, l'osservazione è esattamente la stessa: la previsione di una delega concessa per un tempo illimitato contrasta con l'articolo 76 della Costituzione.
BASTICO (PD). Signor Presidente, la proposta emendativa 20.508 che abbiamo presentato elenca dettagliatamente le funzioni fondamentali dei Comuni, delle Province e delle aree metropolitane.
Ebbene, facendo riferimento a questo testo, vi è la dimostrazione - a mio avviso, lampante - che sarebbe stato possibile compiere uno sforzo molto maggiore, andando ad individuare, cioè, l'assetto delle funzioni fondamentali delle autonomie locali. Credo sarebbe stato necessario svolgere un lavoro di ulteriore approfondimento e confermo che per noi questa sarebbe stata una scelta migliore, ferma restando la scelta a monte di rinviare tutto alla Carta delle autonomie locali.
Desidero chiarire che la soluzione adottata con l'articolo 20 non prefigura le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Si tratta - noi lo interpretiamo così e mi auguro che il Governo voglia fare altrettanto - di una mera ricognizione, tra l'altro eseguita sulla base del decreto del Presidente Repubblica n. 194 del 1996 (precedente, quindi, all'assetto del Titolo V della Costituzione), che individua puramente le norme sulla contabilità di Comuni e Province. Sottolineo che tale ricognizione non ha nulla a che vedere con le funzioni fondamentali, perché individua quelle che verranno coperte con un finanziamento quantificato nell'80 per cento a costo standard, mentre le altre funzioni, (sulle quali vogliamo comunque continuare a discutere all'interno della Carta delle autonomie) hanno un'altra modalità di finanziamento.
Signor Ministro, credo che questa precisazione sia assolutamente importante, proprio per essere consapevoli della misura su cui dovremo esprimere il voto. Quella in esame rimane una norma transitoria, di puro finanziamento e non di assetto istituzionale. Riteniamo si tratti di una norma inadeguata; il senatore Barbolini ha già espresso grande preoccupazione, soprattutto sulla carenza di alcune materie ed anche il senatore Procacci è lungamente intervenuto al riguardo.
Ribadiamo la necessità di questo chiarimento, che il Gruppo del Partito Democratico considera fondamentale per poter svolgere le conseguenti valutazioni di voto.
DONAGGIO (PD). Signor Presidente, l'emendamento 20.701 riprende un tema che abbiamo già posto negli articoli precedenti, ma che è stato respinto sostenendo che a regime per i Comuni verrà definita la percentuale di partecipazione all'IRPEF. In effetti, a regime questo ragionamento può avere una sua coerenza; se però si prevede che ai Comuni debba essere assegnata una quota di partecipazione all'IRPEF, è bene definirne una percentuale nella fase transitoria. Poi, nella fase a regime, tale percentuale sarà ridefinita.
Ritengo che oggi vada data una risposta ai Comuni per quanto riguarda il regime di transizione. (Applausi dal Gruppo PD).
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, do per illustrato l'emendamento 20.400.
Per quanto riguarda l'emendamento 20.850, sono state accolte le istanze pervenute da molti colleghi, come ad esempio quelle del senatore Procacci e della senatrice Incostante. Con tale proposta si intende eliminare, al comma 3, lettera f), dell'articolo 20, il riferimento ai servizi per l'infanzia e per i minori, aggiungendo invece il servizio idrico integrato. Con la proposta emendativa in esame, dunque, mentre vengono integralmente finanziati i servizi sociali, che sono una attribuzione specifica dei Comuni, si interviene su alcune questioni di efficienza. Molti sanno, infatti, che il servizio idrico integrato può essere riportato ad una maggiore efficienza.
Credo in tal modo di aver portato a sintesi alcune esigenze rappresentate in maniera generale dall'Assemblea. Si vuole salvaguardare con forza una funzione fondamentale dei Comuni, vale a dire quella dell'erogazione dei servizi sociali.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 20, fatta naturalmente eccezione per i due emendamenti a mia firma, cioè l'emendamento 20.400 (riportato sull'annesso III) e l'emendamento 20.850, presentato questa mattina e testé distribuito. Si tratta di emendamenti che rappresentano il frutto di un'ampia discussione e di un ampio intendimento.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, il parere è conforme a quello del relatore. Si tratta della questione, ormai diventata storica, delle funzioni fondamentali, su cui effettivamente questo provvedimento, dovendosene occupare, è stato, forse in maniera impropria, di stimolo alla discussione.
Quelli che sono contenuti nel provvedimento sono puramente riferimenti all'applicazione della legge del federalismo fiscale per poter dedurre i costi standard. Non si va a configurare una definizione delle funzioni fondamentali, cosa per cui invece il Governo si è impegnato a presentare la settimana prossima in Consiglio dei ministri il cosiddetto Codice delle autonomie e il Presidente della 1a Commissione, senatore Vizzini, ha già fissato, sempre per la prossima settimana, la relazione sul provvedimento presentato dalla collega Bastico avente il medesimo oggetto.
Quindi, con disposizioni transitorie necessarie a far partire il federalismo fiscale e con la discussione mi auguro addirittura che non vi sia neppure bisogno di quelle definizioni, che abbiamo trovato, puramente economiche e temporanee. Se, infatti, il Codice delle autonomie, risolti i due problemi principali, prenderà un'accelerata, potremmo non avere più neppure bisogno delle norme transitorie, credo a vantaggio di tutti.
PRESIDENTE. L'emendamento 20.700 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 20.600, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.500.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.500, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 20.501, presentato dal senatore Peterlini e da altri senatori, identico all'emendamento 20.502, presentato dal senatore Barbolini.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 20.503, presentato dal senatore Procacci.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 20.504, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, identico all'emendamento 20.505, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.506.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.506, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 20.507, presentato dal senatore Stradiotto e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.508 (testo corretto).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.508 (testo corretto), presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.701.
MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signor Presidente, intendo richiamare su questo emendamento l'attenzione del relatore e del rappresentante del Governo. Questo non perché adesso mi aspetti dal Governo o dal relatore un parere favorevole su questo emendamento, ma perché voglio sottolineare che la scelta della senatrice Donaggio di collocare qui, nelle norme transitorie, una proposta di intervento per la determinazione, nella transizione fino all'applicazione a regime di questa legge, di una proposta di compartecipazione per i Comuni fissata una volta per tutte per l'IRPEF è una scelta, a mio giudizio, particolarmente avveduta.
Infatti, mentre a mio avviso - e mi rivolgo al senatore Azzollini - non hanno torto la maggioranza e il Governo quando, a fronte della richiesta di avere la determinazione di una compartecipazione fissa e quindi rendere dinamico il gettito per i Comuni dell'IRPEF, ritengono che, nella soluzione a regime, in rapporto alla legge che stiamo approvando questa sia una scelta che si pone con una certa contraddittorietà rispetto ai principi generali, nella transizione è vero che stiamo rapportandoci con i Comuni in modo assolutamente schizofrenico, cioè promettiamo loro una specie di mondo della felicità che verrà tra cinque o sei anni e, nel frattempo, c'è la dura realtà della scomparsa, per esempio, del gettito ICI, sostituito da trasferimenti che non compensano interamente il gettito stesso, e c'è una realtà nella quale il Patto di stabilità vincola al di là di ogni ragionevolezza proprio i Comuni più virtuosi. Ecco perché, secondo me, non qui al Senato perché forse non siamo pronti, ma nella lettura della Camera sarebbe del tutto ragionevole che, anche per una interlocuzione positiva con il vasto movimento di sindaci che chiedono nell'immediato di introdurre una compartecipazione fissa all'IRPEF, nella transizione, cioè nelle norme transitorie, si provveda a dare una risposta. Se non nella misura del 20 per cento, in una percentuale più bassa in rapporto alla riduzione dei trasferimenti - si può discutere - ma in via di principio credo che collocare nelle norme transitorie una proposta di compartecipazione fissa all'IRPEF durante la fase di transizione sia assolutamente razionale.
Per queste ragioni mi rivolgo al Governo perché questa proposta venga presa in considerazione, se non adesso come mi augurerei - naturalmente voterò a favore, assieme al mio Gruppo, di questo emendamento - almeno nella fase di discussione che seguirà. (Applausi dal Gruppo PD).
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, desidero aggiungere la mia firma all'emendamento 20.701.
STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, anch'io desidero apporre la mia firma all'emendamento in esame.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.701, presentato dalla senatrice Donaggio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 20.400, presentato dal relatore.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 20.702 (testo 2), presentato dal senatore Barbolini.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 20.703, presentato dal senatore Barbolini.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 20.704, presentato dal senatore Barbolini.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.850.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, desidero svolgere una breve dichiarazione di voto favorevole a questo emendamento presentato dal relatore, che è frutto di un lavoro significativo che poi va ad incidere sulle cose e sulle persone. Vorrei ricordare ai colleghi che, nel testo base, con riguardo alle funzioni del settore sociale era fatta eccezione per i servizi per l'infanzia e per i minori, per quanto riguarda appunto l'articolo di riferimento e le questioni ad esso attinenti.
Abbiamo sollevato tale questione con molta forza e credo che questo sia un elemento molto importante, perché riguarda tutto ciò che i Comuni fanno per l'infanzia: penso al tribunale dei minori, all'affido familiare, ai servizi per la fascia di età zero-tre anni. Quando si vuole lavorare nel merito, ne guadagna il Paese e il profilo dell'opposizione, indipendentemente dai risultati finali e dagli atteggiamenti fermi ed intransigenti su tante questioni. Credo che sia un ottimo risultato su un settore molto sensibile e per questo il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 20.850, presentato dal relatore.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.705.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.705, presentato dal senatore Barbolini.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G20.300, a firma dei senatori Mauro, Bodega, Filippi Alberto, Franco Paolo, Garavaglia Massimo e Vaccari, che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 20, nel testo emendato.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatore Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 20, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 20.0.500.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 20.0.500, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, prima di passare all'esame dell'articolo 21 vorrei chiedere di accantonarlo, poiché avrei bisogno di valutare alcune piccole questioni. Per quanto mi riguarda, potremmo quindi passare all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 22.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, potremmo procedere in questo modo.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, credo di interpretare anche un parere favorevole del relatore e del Governo, dal momento che abbiamo lavorato fino a questa notte sui testi, sia noi che il Governo per la parte che lo riguarda. Questa mattina peraltro è giunta una riformulazione, che dovremmo tutti riesaminare.
Chiediamo una breve sospensione di venti o trenta minuti per una valutazione sia dell'articolo 21 che dell'articolo 22.
PRESIDENTE. Vi sono obiezioni al riguardo?
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, sono d'accordo per una sospensione della seduta.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Credo che sia assolutamente indicata una sospensione, almeno fino alle ore 11,20. La pregherei di accogliere la richiesta, visto che essa è finalizzata ad ottenere una stesura dei testi il più possibile condivisa.
PRESIDENTE. Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 11,30.
(La seduta, sospesa alle ore 10,55, è ripresa alle ore 11,40).
Riprendiamo i nostri lavori.
Informo l'Assemblea che il Governo ha presentato l'emendamento 21.800, il cui testo sarà immediatamente distribuito. Propongo di stabilire il termine di 30-40 minuti per la presentazione di eventuali subemendamenti.
Poiché anche su altri temi ci sono ancora questioni da chiarire tra maggioranza ed opposizione, sospendo i lavori dell'Assemblea fino alle ore 12,10. Decorre pertanto fin d'ora il termine per la presentazione di subemendamenti all'emendamento 21.800 del Governo.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11,41, è ripresa alle ore 12,40).
Colleghi, la seduta è ripresa.
ASTORE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, a parte la gestione un po' dubbia di questo intervallo, di cui forse sarà bene discutere in altra sede per non rovinare il clima, non avendo partecipato alla "tavola" vorremmo essere messi nelle condizioni di leggere gli emendamenti e i subemendamenti presentati adesso. Non siamo infatti in grado di farlo perché nello spazio riservato agli stampati non ci sono.
PRESIDENTE. Sono già in distribuzione, senatore Astore. Sono arrivati adesso.
ASTORE (IdV). Non ci sono. Non voglio fare ulteriori polemiche.
PRESIDENTE. Si figuri, senatore Astore, lungi da me la volontà di fare polemica. Io voglio essere garante anche del diritto di informazione di tutti i colleghi parlamentari.
GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, vorrei fare solo una precisazione: l'emendamento è stato distribuito in questo momento.
PRESIDENTE. Ho sospeso i lavori d'Aula per tre quarti d'ora e ho dato disposizione di distribuire l'emendamento del Governo 21.800.
GIAMBRONE (IdV). A me sono stati consegnati tre emendamenti due minuti fa, mentre lei stava per entrare in Aula. A conferma di quanto ha detto il senatore Astore, vorremmo avere il tempo di leggere questi emendamenti. Noi non abbiamo partecipato a nessun tavolo.
PRESIDENTE. Noi procediamo in questo modo, lei conoscerà sicuramente le regole: abbiamo dato il tempo di subemendare e di conoscere l'emendamento del Governo. Adesso sono arrivati, evidentemente, alcuni subemendamenti che certamente voi avete il diritto di conoscere ed esaminare.
AZZOLLINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, dato che si deve prendere visione di tutti i documenti, vorrei far notare che è stato presentato un subemendamento proprio dai senatori Astore, Mascitelli, Lannutti e altri; quindi, evidentemente, l'emendamento 21.800 era stato tempestivamente visionato, come è giusto che sia.
PRESIDENTE. In effetti, mi risulta l'emendamento 21.800/2 presentato dal senatore Belisario e da altri senatori, quindi il Gruppo dell'Italia dei Valori ha subemendato l'emendamento 21.800. Volevo definire questo aspetto, senatore Giambrone, perché quando si segnala alla Presidenza un deficit informativo dei parlamentari è dovere della Presidenza occuparsene.
Passiamo quindi all'esame dell'articolo 21, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, con l'emendamento 21.700 noi chiediamo la soppressione di questo articolo perché, con riferimento alle Regioni a Statuto speciale, non è aggiuntivo ma sostitutivo delle norme statutarie che disciplinano il rapporto tra lo Stato e le Regioni autonome in materia di contribuzione per la realizzazione di opere pubbliche nei territori interessati.
Ad esempio, per la Sicilia, è sostitutivo dell'articolo 38 dello Statuto che prevede, com'è noto, il contributo di solidarietà nazionale nell'esecuzione dei lavori pubblici in base ad unico criterio compensativo del minore ammontare del reddito di lavoro nella Regione. Quindi è chiaro che la norma in questione espropria la Regione Sicilia di una prerogativa esclusiva, attribuendo a questa non meglio precisata cabina di regia il compito di stabilire, per tutto il Paese, pertanto anche per le Regioni a Statuto speciale e per la Sicilia, quali opere debbano essere realizzate, peraltro con l'introduzione di un criterio che è funzionale non al riequilibrio economico e sociale dei territori ma solo a favorire i Comuni montani del Nord. Infatti, il criterio dell'adeguamento veloce al costo e al fabbisogno standard, così come disciplinato nell'articolo al comma 2, in italiano significa che per le politiche di coesione sociale, così come previste dal quinto comma dell'articolo 119, si preferiranno quegli enti e quei territori le cui amministrazioni si adegueranno velocemente al concetto di costo standard.
È chiaro che tutto questo è inaccettabile e la nostra critica è radicale, e lo è ancora di più, signor Presidente, sull'emendamento 21.800, presentato dal Governo, che propone di aggiungere alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 21, se il testo è confermato, che nella definizione delle priorità si fa riferimento anche al divario derivante dall'insularità. Ciò sarebbe positivo se questa disposizione fosse complementare o aggiuntiva rispetto a quanto già vale per le Regioni a Statuto speciale, ma poiché non è così, siamo in piena violazione delle norme che, peraltro, stabiliscono che la materia dei rapporti tra lo Stato e le Regioni a Statuto speciale è riservata alle norme di attuazione e ad una commissione paritetica Stato-Regioni; se quelle norme non funzionano, si modificano, ma non si interviene unilateralmente per determinare il contenuto di norme che sono costituzionali e per Costituzione riservate ad una fonte diversa.
Lo stesso discorso riguarda anche la modifica che nel merito condividiamo, inerente i collegamenti con le isole minori. Questo emendamento, a mio parere, ha lo spirito della elemosina, perché i collegamenti, soprattutto con le isole, non sono un optional, ma un diritto: la continuità territoriale è garantita dalla Costituzione e non la si garantisce con i fondi speciali previsti dalla Costituzione per interventi che sono mirati solo ed esclusivamente a cercare di riequilibrare differenze territoriali. La continuità territoriale rientra nei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantite sempre e comunque dallo Stato in via prioritaria. Di queste elemosine non sappiamo che farcene, questa è una ulteriore offesa anche all'intelligenza dei cittadini che vanno a votare. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD).
PARDI (IdV). Signor Presidente, gli emendamenti 21.500 e 21.501 hanno un carattere comune: entrambi propongono delle modifiche al testo che pongono attenzione sui caratteri locali di territori svantaggiati, nel primo caso, relativamente alle aree interessate dall'estrazione degli oli minerali, che producono un bene utile per l'intera collettività, e, nel secondo caso, per singole realtà territoriali svantaggiate. L'intenzione è, con grande semplicità, quella di fare in modo, che l'intera comunità si faccia carico di situazioni di svantaggio tramite una perequazione adeguata.
CABRAS (PD). Signor Presidente, ho presentato il subemendamento 21.800/1 anche a nome degli altri colleghi senatori della mia Regione per introdurre un inciso al punto relativo al divario che, proprio con riferimento al quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione, non può che essere valutato sotto il profilo dello sviluppo economico, per la parte che può essere ricondotta alla condizione di insularità e ai trasporti.
Non sono d'accordo con le osservazioni che faceva il collega D'Alia in relazione al fatto che questa sia una intrusione nel rapporto tra lo Stato e le Regioni a Statuto speciale, perché ad un'attenta lettura dell'articolo 119 della Costituzione si comprende bene che le perequazioni inerenti alle differenze fiscali e infrastrutturali non fanno distinzione fra le Regioni a Statuto speciale e quelle ordinarie, né tanto meno il rapporto pattizio può mettere le prime in una condizione di minor favore rispetto alle seconde. (Il senatore Bianco fa cenno di voler intervenire).
VIZZINI (PdL). Do per illustrato l'emendamento 21.701 (testo 2).
PRESIDENTE. Senatore Bianco, mi scusi, ma seguo innanzitutto l'elenco dei primi firmatari degli emendamenti: do la parola ai singoli componenti per illustrare tutti gli emendamenti presentati.
BIANCO (PD). Mi scusi, Presidente, pensavo procedesse emendamento per emendamento.
Intervengo brevemente sull'emendamento 21.701 (testo 2) che il collega Vizzini dà per illustrato. L'articolo 21 è in realtà uno dei punti qualificanti della nuova formulazione del testo varato dalle Commissioni riunite. Devo dire che lo giudico un grande risultato positivo, contrariamente a quanto sostenuto dal collega D'Alia - di cui rispetto sempre le considerazioni, anche quando non le condivido - e certamente un grandissimo passo avanti in particolare per il Sud. È importante e fondamentale che, nel momento in cui si sceglie di considerare anche il deficit infrastrutturale come un elemento in base al quale effettuare la perequazione, si tenga conto naturalmente anche del disagio e delle difficoltà che vi sono in alcune aree del Paese, prevalentemente nel Sud, rispetto alla condizione di competitività cui il Paese stesso è chiamato, ancora di più, con il federalismo.
L'emendamento 21.701 (testo 2), da me presentato con il collega Vizzini, assolutamente bipartisan, quindi predisposto con lo spirito di migliorare ulteriormente il testo, prevede che nel deficit infrastrutturale, insieme con il trasporto pubblico locale, venga considerato anche il problema ulteriore di competitività che hanno le isole - non solo quelle minori, collega D'Alia - legato alla loro stessa natura.
L'emendamento va in questa direzione e ci fa piacere che anche il Governo abbia ritenuto di muoversi nello stesso senso già indicato in Commissione da parte del Presidente della Commissione e dal Capogruppo del Partito Democratico.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, ringrazio del lavoro fatto in Commissione. In quella sede avevo chiesto che l'emendamento avesse una sostanziale bocciatura tecnica, per poi rivedere l'argomento in Aula. Senza nulla voler togliere, credo che se in giro c'è un "papà" di quel testo, potrebbe essere anche il sottoscritto.
Ho ulteriormente riflettuto, anche rispetto alla deliberazione del Consiglio dei ministri, e vedo una serie di modestissime differenze rispetto all'emendamento del collega Vizzini, al quale rivolgo quindi l'invito ad una riformulazione dell'emendamento che sostanzialmente porti ad un'identicità delle proposte: credo infatti che sia identica la volontà, sia da parte dei presentatori di quella proposta, sia da parte del Governo. Ritengo infatti che, fra le tante cose che possono essere utilizzate, anche strumentalmente, per cercare di portare a casa qualche risorsa in più, l'unica oggettivamente rilevabile sia proprio la difficoltà conseguente al fatto di essere isole, quindi circondate dall'acqua.
Di questo sono fortemente convinto e con altrettanta forza chiedo al collega Vizzini di voler recepire le modeste differenze che ci sono tra i due testi.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Vizzini se intende accogliere la proposta del rappresentante del Governo.
VIZZINI (PdL). Signor Presidente, accolgo volentieri l'invito del ministro Calderoli, prendendo atto che l'emendamento presentato dal Governo è anche più ampio di quello da noi presentato nelle Commissioni riunite prima, ed in Aula poi.
Ovviamente, ove il Governo accogliesse il subemendamento che è stato presentato, adeguerei anche questo, realizzando così un lavoro che ha visto coinvolti i Gruppi politici ed il Governo nell'affrontare una questione importante per lo sviluppo del nostro Paese.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, intervengo per sottolineare la valutazione positiva del Gruppo del Popolo della Libertà su questa soluzione, che scaturisce da un lavoro convergente fatto in Commissione, come hanno sottolineato prima il presidente Vizzini ed il senatore Bianco.
È un emendamento che si rivolge proprio alla particolare esigenza che la realtà insulare presenta in materia di infrastrutture ordinarie, anche per quanto riguarda le vicende del trasporto locale e dei collegamenti, che prima il senatore Bianco richiamava. Non mi riferisco solo alle isole minori, che vivono in questo momento una fase di preoccupazione alla quale il Governo sta già dando risposta, ma anche alle principali realtà della Sicilia e della Sardegna. Noi non riteniamo negativa, anzi riteniamo positiva una competizione alla convergenza su atti di questo genere.
Vorrei peraltro dire al senatore Bianco che la riformulazione consente anche di menzionare la norma dell'articolo 119 della Costituzione, che, in un epoca in cui il Gruppo di cui faccio parte era all'opposizione, il Governo di allora modificò aggiungendovi un comma che richiamava proprio l'esigenza di interventi di riequilibrio per le aree meno ricche del Paese. Ovviamente le realtà insulari rientrano, per ragioni - ahimè! - che ci auguriamo il tempo permetterà di superare, tra le aree a minor reddito del Paese. Quindi, c'è anche un richiamo ad uno sforzo di modifica del Titolo V della Costituzione, che fa parte di un lavoro parlamentare che all'epoca fu portato avanti dai Gruppi del centrosinistra.
Credo pertanto che operare congiuntamente in questo disegno di legge, per scandire ancora di più l'esigenza di infrastrutturare e di servire meglio la realtà insulare, sia un fatto positivo. In Commissione la convergenza dei vari Gruppi ha prodotto l'emendamento 21.701; il Governo, da parte sua, in coerenza con iniziative annunciate in Consiglio dei Ministri e pubblicamente, ha voluto scandire in questa fase (dopo averlo detto, per la verità, anche in Commissione) un contributo importante. C'è da augurarsi che ora alle norme seguano i fatti. Il vero problema è infatti realizzare, soprattutto nella realtà della Sardegna e altrove, quelle infrastrutture di cui si avverte una storica, ma anche urgente necessità. Voteremo quindi con convinzione a favore del testo che scaturirà da questa convergenza di contributi.
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, intervengo per sottolineare quella che a me pare una leggera deviazione da una prassi parlamentare consolidata. Siamo in presenza di un emendamento di iniziativa parlamentare (a prima firma non di un senatore del Partito Democratico, ma di un senatore del Popolo della Libertà), che conteneva delle norme sulla continuità territoriale di alcune aree del nostro Paese.
Tale emendamento ha parlamentarmente un diritto di primogenitura, a mio parere. Su di esso è intervenuta un'iniziativa del Governo, che ha colto non solo il senso, ma anche la lettera dell'emendamento 21.701 e vi ha apportato quelle che io giudico delle limitate modifiche. Oggi noi mettiamo in votazione l'emendamento del Governo e non mettiamo in votazione, mi sembra, l'altro emendamento.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Li mettiamo in votazione tutti e due.
ZANDA (PD). Ma l'emendamento del Governo assorbe sostanzialmente l'emendamento 21.701. Io penso che questo non corrisponda ad una prassi che dovrebbe contraddistinguere i ruoli di Governo e Parlamento. Credo che sarebbe stato meglio se il Governo avesse chiesto ai presentatori di riformulare l'emendamento da loro presentato, lasciando che solo questo venisse messo in votazione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, mi sembra di poter tirare le somme di questo dibattito. Sull'argomento il Governo stamattina ha presentato un emendamento che, con piccole o grandi modifiche rispetto all'emendamento Vizzini-Bianco (non sta alla Presidenza apprezzarne l'entità), risulta comunque più ampio rispetto al testo dell'emendamento 21.701 (testo 2) e che sarà messo in votazione.
Il dibattito relativo alla primogenitura o meno di questa iniziativa attiene alla politica e non alla prassi procedurale e parlamentare, per cui la Presidenza dovrebbe mettere in votazione inizialmente l'emendamento del Governo, in quanto più ampio, e poi dichiarare precluso l'emendamento 21.701 (testo 2).
Peraltro, mi pare di aver compreso dal ministro Calderoli che vi è la disponibilità del Governo ad accogliere l'emendamento 21.800/1 del senatore Cabras riferito all'emendamento 21.800.
Pertanto, dinanzi alla disponibilità del presidente Vizzini, concessa dal Governo, di riformulare il proprio emendamento in modo identico a quello del Governo, si arriverebbe, presidente Zanda, alla votazione di due emendamenti identici, quello del Governo e quello del presidente Vizzini, con l'accoglimento del subemendamento del senatore Cabras.
Se questo è il solco, è un compromesso che salvaguarda sotto un profilo politico la primogenitura di chi la vuole rivendicare (non sta alla Presidenza del Senato entrare nel dibattito politico) ma premia l'iniziativa parlamentare, alla quale questa Presidenza non può che essere sensibile naturalmente, dovendo tutelare anche le iniziative dei singoli parlamentari, a maggior ragione in presenza di un emendamento Vizzini, firmato anche dal senatore Bianco e dal presidente Pistorio; quindi da parlamentari che hanno seguito da vicino, in 1a Commissione permanente, il tema del federalismo fiscale.
Questa è la sintesi. Vediamo pertanto se possiamo muoverci in questo solco durante l'espressione dei pareri e le votazioni.
I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, tranne che sugli emendamenti 21.800 del Governo e 21.701 (testo 3), così come riformulato, per i quali il mio parere è favorevole.
Esprimo parere favorevole al subemendamento 21.800/1 ed esprimo parere contrario sull'emendamento 21.800/2.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.700.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, voteremo a favore di questo emendamento. Capisco le ragioni dei colleghi di maggioranza ed apprezzo il lavoro che anche il presidente Vizzini ha fatto nel tentativo di contenere i guasti di una intrusione nelle prerogative autonomistiche ma vorrei senza polemica dire al collega Cabras che dobbiamo intenderci. Se a voi sta bene così come previsto, perché così è scritto, il comma 1 dell'articolo 21 - così non ci giriamo attorno ed evitiamo il conformismo del «volemose bene» anche quando sul merito ci sono divisioni profonde come in questo caso - per cui tutti gli organi di programmazione economica, dal CIPE in poi, nella fase transitoria del federalismo fiscale, vengono sostituiti da una cabina di regia composta da quattro Ministri, che devono fare la ricognizione delle opere pubbliche e degli interventi mirati all'attuazione del quinto comma dell'articolo 119, sul piano politico è legittimo, purché ne siamo consapevoli, ma per noi non va bene.
In secondo luogo, se questa disposizione fosse aggiuntiva al rispetto, perché vi è la clausola costituzionale che le condizioni di maggior favore sotto il profilo dell'autonomia si attribuiscono anche alle Regioni a Statuto speciale, allora saremmo d'accordo. Ma poiché il testo, così come è scritto, sembra essere sostitutivo delle norme statutarie che prevedono come lo Stato intervenga anche nelle materie, di cui all'articolo 119, per garantire la coesione sociale, vi renderete conto che questo determina che i fondi che lo Stato dovrebbe dare alle Regioni a Statuto speciale, da anni ed in particolar modo - parlo per la Sicilia - sul contributo di solidarietà nazionale, di cui all'articolo 38 dello Statuto, ce li scordiamo e ci scordiamo il contenzioso in atto, che serve a regolare in maniera certa e stabile i rapporti finanziari, federali, quelli sì veramente federali, tra lo Stato ed il sistema delle autonomie speciali.
In terzo luogo, se voi siete d'accordo - lo dico al collega Bianco senza alcun tipo di polemica, anzi proprio nello spirito di un confronto costruttivo - sul fatto che, ai fini della ripartizione delle risorse, anche con riguardo al criterio della insularità e per garantire diritti costituzionalmente garantiti, come quello dei collegamenti con le isole, e non solo minori, collega Bianco, perché la continuità territoriale esiste pure da Reggio Calabria alla Sicilia.
BIANCO (PD). Non ho detto questo!
D'ALIA (UDC-SUP-Aut). Questi diritti cosiddetti costituzionalmente garantiti non possono e non devono rientrare negli interventi speciali, cioè quelli relativi al quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione, perché se li fate rientrare lì, peraltro con una legge ordinaria, vanificate esattamente il sistema attraverso cui lo Stato deve continuare ad intervenire in via ordinaria per garantire alcuni diritti costituzionalmente garantiti per i territori più svantaggiati. Questo è il tema politico. Dopodiché, rispetto le opinioni di tutti, ma almeno cerchiamo di stare alle questioni così come sono scritte nelle norme che si stanno votando. (Applausi del senatore Fosson).
GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 21.700, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 21.500, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 21.501, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.800/1.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 21.800/1, presentato dal senatore Cabras e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 21.800/2, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.800, nel testo emendato, identico all'emendamento 21.701 (testo 3).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 21.800, presentato dal Governo, nel testo emendato, identico all'emendamento 21.701 (testo 3), presentato dal senatore Vizzini e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.502.
CUFFARO (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, nel tentativo di migliorare il provvedimento, crediamo che l'emendamento 21.502, che non influisce sull'assetto generale, porti una nuova indicazione su un tema importantissimo, quello dell'energia. Riteniamo che aggiungere la valutazione della capacità produttiva energetica reale e potenziale di ciascuna Regione sia oggi importante, soprattutto perché ciò ci consente di ricollegarci con gli articoli successivi. Alcune Regioni pagano infatti un prezzo più alto; quindi l'apporto al Paese di un contributo energetico potrebbe in questo modo essere riconosciuto con un piccolo vantaggio. Siccome non credo che tale modifica sia così devastante per l'assetto normativo complessivo, e possa essere invece utile per quelle Regioni che in questo momento stanno pagando un prezzo aggiuntivo per la produzione energetica anche in termini di qualità ambientale, credo che il Governo potrebbe riprendere in considerazione tale emendamento.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 21.502, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 21.503, presentato dai senatori Poli Bortone e De Angelis.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 21, nel testo emendato.
BIANCO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCO (PD). Signor Presidente, voteremo a favore dell'articolo 21 perché, come ho detto illustrando il mio emendamento, si tratta di un significativo passo avanti: viene sancito il principio che la perequazione non può non tener conto anche della condizione infrastrutturale in cui versano le differenti Regioni del Paese.
Alla preoccupazione avanzata dal collega D'Alia, che ha formulato l'emendamento soppressivo, vorrei timidamente ricordare che l'articolo 38 dello Statuto della Regione siciliana è norma costituzionale e non può essere modificato da una legge ordinaria. È elementare che sia così ed egli lo sa perfettamente. Ciò che qui si fa è un'altra cosa: è un intervento aggiuntivo che prescinde da quel tipo di interventi e che tiene conto che anche per le Regioni a Statuto speciale il deficit infrastrutturale viene ovviamente considerato come uno degli elementi in base al quale viene valutata la perequazione. Si tratta, quindi, di qualcosa di molto positivo anche per le Regioni a Statuto speciale del Sud. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 21, nel testo emendato.
È approvato.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, propongo di accantonare l'articolo 22 che riguarda Roma capitale, avendo predisposto pochi minuti fa un emendamento che potrebbe raccogliere un unanime consenso sulle Città metropolitane. Penso sia preferibile esaminare adesso l'articolo 23 e in seguito quello relativo a Roma capitale e alle Città metropolitane.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, così rimane stabilito.
Passiamo all'esame dell'articolo 23, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 23 e sull'emendamento aggiuntivo.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.500, presentato dal senatore Papania.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 23.501, presentato dal senatore Mercatali e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 23.502, presentato dal senatore Papania.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 23.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 23.0.500, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 24, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
LUMIA (PD). Signor Presidente, nell'articolo 24 affrontiamo il tema delle Regioni a Statuto speciale. Più volte abbiamo richiamato la necessità, da un lato, di garantire la specificità e il carattere pattizio del rapporto che si ha con queste Regioni e, dall'altro, c'è stata sempre la preoccupazione di evitare che la specialità paradossalmente nel riassetto federale potesse essere un limite o comportasse meno opportunità. Ecco perché con questo articolo si tenta, invece, di conciliare le due dimensioni: da una parte fare in modo che la specialità rimanga e che, quindi, le Regioni a Statuto speciale abbiano una particolare definizione con il nostro federalismo fiscale e, dall'altra, far sì che non vengano meno queste opportunità. Se lei ci fa caso, per le altre Regioni sia all'articolo 15 (che contiene interventi di cui al quinto comma dell'articolo 119) che all'articolo 21 abbiamo dovuto inserire, a mio avviso giustamente e alla luce anche del dibattito che qui si è svolto, la necessità di una perequazione infrastrutturale. Quindi, si ritiene che la perequazione infrastrutturale è comunque un elemento che deve svolgere una sua funzione.
Gli emendamenti 24.502 e 24.504 che ho presentato vanno in questa direzione nella parte che tocca e riguarda le Regioni a Statuto speciale. L'intento è quello di evitare che ci possa essere da questo punto di vista una sorta di ambiguità, di malinteso, che potrebbe poi, in fase di attuazione, procurare dei danni alle Regioni a Statuto speciale. Tali emendamenti, quindi, non solo fanno genericamente riferimento ai limiti strutturali ma propongono anche un esplicito riferimento alle dotazioni infrastrutturali e ai servizi sociali e sanitari.
Inoltre, signor Presidente, un aspetto particolare riguarda la fiscalità compensativa e di vantaggio. Nel testo del disegno di legge si fa riferimento ad una generica fiscalità di sviluppo. Penso, invece, che dobbiamo avere il coraggio di fare esplicito riferimento ad una fiscalità compensativa o di vantaggio per consentire a queste Regioni di passare da una specialità tutta giocata sul piano della rivendicazione storica ad una specialità che, invece, investa con coraggio sul piano della progettualità, della capacità di cambiamento, di competizione, di innovazione che le Regioni a Statuto speciale, soprattutto la Sicilia e la Sardegna, devono essere in grado di attuare. Ecco perché l'emendamento 24.505 richiama esattamente la fiscalità compensativa e di vantaggio che costringe le Regioni a Statuto speciale ad investire maggiormente sul carattere innovativo e progettuale della loro funzione.
Infine, signor Presidente, l'emendamento 24.506 indica la necessità di definire in modo pattizio la piena attuazione delle norme per le Regioni a Statuto speciale che nei loro Statuti prevedano condizioni di maggiore vantaggio nell'accertamento e riscossione dei redditi delle imprese che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, in modo tale che nell'accertamento dei redditi venga determinata la quota da attribuire agli stabilimenti ed agli impianti medesimi. È una vecchia questione, mai risolta definitivamente, che nel contesto attuale del riassetto federale e del ruolo delle Regioni a Statuto speciale ritengo debba finalmente trovare una strada per essere definitivamente attuata, in modo tale da rispettare anche le norme statutarie, come quella contenuta nell'articolo 37 dello Statuto siciliano.
Quelli che ho illustrato sono emendamenti a mio avviso ragionevoli ed innovativi, che possono trovare accoglimento da parte del relatore e del Governo.
PARDI (IdV). Signor Presidente, gli emendamenti 24.509 e 24.700 vertono su alcune ragioni d'incertezza circa il contributo delle Regioni a Statuto speciale agli obiettivi di perequazione.
Con l'emendamento 24.509 si propone di sopprimere il comma 4 dell'articolo 24 perché, essendo scritto in maniera molto oscura, rende piuttosto incerto e indefinito il contributo delle Regioni a Statuto speciale al conseguimento degli obiettivi di perequazione.
L'emendamento 24.700 propone invece di sopprimere il comma 5 perché la nostra intenzione è volta a ridimensionare tutte le disposizioni che enfatizzino la specialità; tale enfatizzazione si configura, infatti, come una sorta di sottrazione agli obblighi del quadro della solidarietà nazionale.
SANNA (PD). Signor Presidente, poiché il testo delle Commissioni riunite, nella sua stesura finale, ha accolto il principio indicato dall'emendamento 24.510, di cui sono firmatario insieme al senatore Ceccanti, secondo cui era necessario garantire una verifica da parte del Parlamento dei risultati della negoziazione tra il Governo nazionale e quelli regionali nella fase di stesura delle norme di attuazione degli Statuti, ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 24.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.600, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.500.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.500, presentato dal senatore Ceccanti e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.501, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.502.
LUMIA (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lumia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.502, presentato dai senatori Lumia e Mercatali.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.503.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.503, presentato dal senatore Stradiotto e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.504, presentato dai senatori Lumia e Mercatali.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.505.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.505, presentato dai senatori Lumia e Mercatali.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.506.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.506, presentato dal senatore Lumia.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PEDICA (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, non più di dieci giorni fa è intervenuto in Aula sulla questione dei pianisti dichiarando che, qualora si fossero riscontrate situazioni in cui alcuni colleghi votavano in sostituzione degli assenti, avrebbe preso dei provvedimenti. Rivolgo agli amici che siedono sui banchi del centrodestra, pur non facendo nomi, per senso di responsabilità, a riflettere sulle parole del Presidente che, se applicate - e spero che qualche volta rivolga lo sguardo anche alla sua destra - dovrebbero indurlo a redarguire coloro che, non rispettandole, stanno ancora giocando con le sue parole.
Nel caso in cui verificasse che così stanno le cose, la prego, signor Presidente, di dare applicazione concreta alle sue parole, che la nostra parte politica ha condiviso pienamente, sospendendo i furbi che stanno alla sua destra.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, è compito dei senatori Segretari e non del Presidente verificare la correttezza delle votazioni. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare i senatori Segretari che vigilano sempre con estrema attenzione sull'intero emiciclo, guardando a sinistra, a destra e al centro. In ogni caso, lo ripeto, non è compito del Presidente verificare personalmente la correttezza delle votazioni, ma dei senatori Segretari. Ciò non toglie che la Presidenza, se invitata a farlo, può dare il suo contributo, cosa che in occasioni passate ha fatto arrivando a far ripetere le votazioni.
Chiederò ai senatori Segretari, in questa ultima fase di votazioni, di essere ancora più attenti e vigili, anche in considerazione del fatto che la differenza nei numeri è talmente evidente che qualunque voto aggiuntivo non legittimato dalla presenza del senatore è veramente superfluo ai fini politico-parlamentari, al di là del malcostume insisto in sé.
Metto ai voti l'emendamento 24.507, presentato dalla senatrice Poli Bortone.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.508.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.508, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.509, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 24.510 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 24.700, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 24.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 24.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione). (Commenti dei senatori Pedica e Incostante).
GRAMAZIO (PdL). Pedica, fatti gli occhiali!
PRESIDENTE. Invito i senatori Segretari a seguire le indicazioni del senatore Pedica per controllare se vi sono anomalie. Senatore Berselli, la prego, può raggiungere il suo posto? (Brusìo).
Colleghi, la votazione è annullata e verrà ripetuta.
Invito i senatori Segretari a verificare nuovamente se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 24.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 25, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, illustrerò brevemente l'emendamento 25.501, anche perché - nonostante ieri il ministro dell'economia Tremonti abbia affermato che vi sono grandi difficoltà nel quantificare i costi del federalismo - negli interventi svolti sia in Aula, sia sui giornali è sempre stato affermato che il federalismo fiscale dovrebbe portare ad una riduzione dei costi della politica, a migliorare la qualità dei servizi erogati ai cittadini e a rendere più efficienti i rapporti tra cittadini e istituzioni.
Poiché anche il Gruppo dell'Italia dei Valori condivide in pieno questo obiettivo della riduzione dei costi della politica, abbiamo presentato l'emendamento 25.501, affinché nell'attuazione della presente legge sul federalismo, che condividiamo in tale fattispecie, non ci siano nuovi o maggiori oneri.
Ringrazio lei, signor Presidente, ed i colleghi e chiedo al Governo di prestare attenzione a questo emendamento.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 25.300 intende rafforzare alcune formulazioni già contenute all'interno dell'articolo 25 (norme di salvaguardia e garanzia, su cui abbiamo molto insistito nel lavoro di Commissione), e cioè che durante tutta la fase transitoria si abbia attenzione a monitorare l'andamento dei costi e delle spese, in modo da evitare appesantimenti della pressione fiscale.
L'emendamento cerca anche di rafforzare un impianto di orizzonte programmatico, così che con la graduale entrata a regime del sistema si presti attenzione a tenere sotto controllo - auspicabilmente, perché questo è il senso e la finalizzazione di tale intervento sulla spesa pubblica - e ad avere un processo di graduale abbassamento e riduzione della pressione fiscale complessiva. Tutto ciò, però, avendo attenzione a collocare quest'obiettivo in un rapporto corretto di relazione con le modalità e secondo le procedure di coordinamento dinamico della finanza pubblica, di cui si è parlato e si parla all'articolo 17.
L'emendamento inoltre cerca di dare un indirizzo affinché, ove si realizzino questi obiettivi, la priorità del beneficio sia riconducibile primariamente ad alcune tipologie di cittadini, in particolare alle figure dei lavoratori dipendenti a basso reddito e dei lavoratori precari e discontinui; alle famiglie con figli minori e pensionati a basso reddito; all'attività di sostegno ed accompagnamento della ricerca e dell'innovazione delle piccole e medie imprese, data la rilevanza che questo numeroso comparto produttivo ha per il rilancio dell'economia del nostro Paese. Riteniamo che tale norma rappresenti un arricchimento dell'impianto programmatico della formulazione che è già contenuta all'articolo 25.
Aggiungo in ultimo che l'emendamento 25.300 contiene anche una puntualizzazione che è bene ribadire: si stabilisce cioè che per quanto riguarda l'attuazione degli obiettivi di riduzione della pressione fiscale, fermo restando il coordinamento di cui al patto di convergenza, se tuttavia lo Stato desidera attuare questa politica lo fa intervenendo sulle sue basi imponibili e non, come abbiamo tristemente conosciuto nell'anno in corso, andando a pescare sulle basi imponibili di altri soggetti, come è avvenuto con l'ICI, determinando tutte le conseguenze negative di cui i Comuni si lamentano nell'esercizio della loro attività ordinaria.
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'emendamento 25.701 riguarda l'articolo 25 del disegno di legge, che è la cerniera economico-finanziaria dell'intero provvedimento. Si tratta, quindi, di un passaggio fondamentale per capire quali sono le linee guida forti e vere che dovranno essere seguite nell'attuazione del federalismo, tant'è vero che al comma 1 questo articolo stabilisce un paletto importantissimo e cioè che nell'attuazione del federalismo fiscale si dovranno rispettare tutte le condizioni del patto di stabilità con l'Unione europea. È questa una prima garanzia che l'attuazione del provvedimento al nostro esame non determini sfondamenti negli equilibri finanziari del Paese.
Tuttavia, signor Presidente, mantenere il patto di stabilità con l'Unione europea significa garantire i saldi di bilancio, non l'andamento del totale della spesa e del totale delle entrate fiscali. È evidente che un saldo di bilancio può essere ottenuto aumentando la spesa e il prelievo fiscale. Questo tema, emerso nei lavori di Commissione sin dal primo giorno e oggi presente su tutti i giornali, è fondamentale per un patto chiaro che il federalismo deve rappresentare come strumento strategico di politica economica, di democrazia, di maggior potere dei cittadini e di minor potere degli apparati pubblici a qualunque livello essi facciano riferimento: Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane.
Pertanto, signor Presidente, dobbiamo smascherare una profonda ipocrisia, perché per due mesi ci è stata chiesta in Commissione la disponibilità dei dati e delle simulazioni. Ebbene, il lavoro proficuo e serio svolto in Commissione ha condotto a capire una cosa fondamentale: ad oggi i dati sono stati resi disponibili da due mesi ai membri della Commissione - e quindi a quest'Aula del Senato - attraverso le audizioni che abbiamo svolto con tutti gli organi competenti che producono queste informazioni.
Diverso è l'argomento con il quale si chiedeva, e si chiede tuttora, di svolgere le simulazioni per capire come l'applicazione del federalismo fiscale inciderà nella ripartizione e allocazione delle risorse tra i vari livelli di governo e i vari territori. Ebbene, tali simulazioni, come correttamente e giustamente ha ribadito ieri mattina in Aula il ministro dell'economia Tremonti, saranno possibili solo nel momento in cui saranno definiti, ad esempio, i costi e i fabbisogni standard. Le Commissioni hanno chiesto quindi al Governo di impegnarsi a produrre questi dati essenziali tra 12 mesi, al momento della definizione di quei parametri. Questo atteggiamento è corretto e consapevole, il resto è pura ipocrisia.
L'emendamento che ho presentato, signor Presidente, è stato accolto in Commissione con il parere favorevole del rappresentante del Governo e del relatore. Vorrei però portare a conoscenza dell'Aula ciò che è avvenuto in quella sede. Nel momento in cui Governo e relatore hanno espresso parere favorevole, l'opposizione, con l'intervento del senatore Legnini, ha minacciato immediatamente di ricorrere all'ostruzionismo per non portare a compimento il lavoro in Commissione, come invece fortunatamente è avvenuto in modo che all'Aula possa approdare un provvedimento ampiamente condiviso con il relatore di maggioranza e il relatore di minoranza. In quel momento ho avvertito la responsabilità, d'accordo con il rappresentante del Governo e il relatore, di procedere ad una bocciatura tecnica dell'emendamento in Commissione per ripresentarlo oggi con trasparenza e con un confronto aperto in Aula.
L'emendamento 25.701, quindi, propone di prevedere un profilo di rientro della pressione fiscale complessiva in modo graduale e morbido, ma tale da rappresentare un paletto contro l'espansione della spesa pubblica. L'articolo 25, comma 1, del disegno di legge già prevede una garanzia sui saldi: noi dobbiamo prevedere tale garanzia anche in termini totali di pressione fiscale, in modo morbido, graduale e ragionevole. Infatti, l'emendamento dice che nei primi due anni verrà attuato il federalismo, nei due anni successivi il Governo dovrà fissare nel DPEF un tetto totale della pressione fiscale al 42 per cento e nei tre anni successivi questo tetto dovrà scendere al 40 per cento.
Ebbene, ci vorranno sette anni, signor Presidente, per ritornare alla pressione fiscale che il centrodestra lasciò nell'anno 2006 - il 40,6 per cento - e il che il centrosinistra, in 18 mesi, ha fatto esplodere al 43,3 per cento. E non per tagliare il deficit pubblico - perché sappiamo che il deficit pubblico del 2008 è superiore a quello del 2006 - bensì per consentire uno sperpero ulteriore della spesa pubblica.
BONFRISCO (PdL). Bravo!
BALDASSARRI (PdL). Allora, giù la maschera dell'ipocrisia! Se siamo d'accordo sul rigore finanziario occorre porre il vincolo europeo sul saldo, ma anche prevedere un percorso ragionevole, morbido, lungo nel tempo per poter dire che, almeno tra sette anni, torneremo a pagare le stesse tasse che, in totale, i cittadini italiani hanno pagato nel 2006, non nel 1958. Questo è il senso dell'emendamento.
Credo che il comma 2 dell'articolo 25 in combinazione con questo emendamento possa dare una totale garanzia che il federalismo fiscale sarà veramente strumento di democrazia, di equa ripartizione delle risorse, di responsabilità tra entrate e spese di tutti gli enti che governano il Paese, e dunque di responsabilità collettiva verso i cittadini. Infatti, è giusto dire ad ogni cittadino, ad ognuno di noi, quanto deve pagare al Comune e per che cosa, quanto alla Provincia e per che cosa, quanto alla Regione e per che cosa, quanto allo Stato e per che cosa.
Sopra tutte queste domande ce n'è una che è la madre di tutte le domande: in totale, il cittadino italiano quanto deve pagare per i servizi pubblici? Questa è la domanda principe, dalla quale discende a chi devo pagare queste imposte. (Vivi applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni)
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 25.400. Invito invece il senatore Baldassarri a ritirare l'emendamento 25.701 e a trasformarlo in un ordine del giorno, sul quale il mio parere sarebbe favorevole. In caso di suo diniego, questo sarebbe invece contrario.
Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti.
ASTORE (IdV). Un ordine del giorno non si nega a nessuno! (Applaude ironicamente).
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. L'emendamento 25.700 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 25.500, presentato dal senatore Stradiotto e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 25.501, presentato dal senatore Lannutti e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.300.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 25.300, presentato dal senatore Barbolini.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1117, 316 e 1253
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 25.400, presentato dal Governo.
È approvato.
Senatore Baldassarri, accoglie l'invito al ritiro dell'emendamento 25.701 e alla sua trasformazione in ordine del giorno?
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, accetto l'invito del relatore e del rappresentante del Governo e trasformo l'emendamento 25.701 in un ordine del giorno. (Applausi ironici e commenti daibanchi dell'opposizione)
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo lavorato in un clima di serenità e in assenza di polemiche. Vi prego di fare in modo che concludiamo nello stesso clima. (Commenti dai banchi dell'opposizione). Colleghi, vi prego, siamo ormai al termine, a pochi minuti dalla conclusione della seduta e spero anche dall'esame del testo.
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, le trasmetto il testo dell'ordine del giorno, che prego un assistente di portarle. Le chiedo di leggerlo e su questo chiedo il voto elettronico da parte dell'Assemblea.
ROSSI Nicola (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSI Nicola (PD). Signor Presidente, le segnalo la stranezza della situazione. Delle due l'una: o qualcuno in quest'Aula è in grado di offrire al senatore Baldassarri gli elementi di fatto in base ai quali un emendamento come quello può essere ritirato, ma ieri il ministro Tremonti ci ha detto che non è in grado di farlo, oppure una norma di chiusura e di salvaguardia è più che necessaria e non si capisce come sia possibile chiederne il ritiro. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, l'articolo in oggetto dispone le norme di salvaguardia sia in relazione al rispetto del patto di stabilità e crescita, sia in relazione alla pressione fiscale. È auspicio di tutti e credo sia da tutti condiviso che si potrà arrivare ad una riduzione dei costi e quindi ad una riduzione della pressione fiscale e mi auguro anche ad un miglioramento dei servizi. Ritengo che l'introduzione di numeri e quindi di una rigidità del sistema sia più adatta ad essere contenuta in un'indicazione di lavoro per il Governo contenuta in un ordine del giorno. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signor Presidente, le chiedo di poter conoscere il testo dell'ordine del giorno (ormai l'emendamento, per decisione del suo proponente, è stato ritirato).
PRESIDENTE. Lo stiamo per leggere.
MORANDO (PD). Non volevo limitarmi a questo, signor Presidente. Al di là della conoscenza, pur essenziale, del contenuto dell'ordine del giorno, vorrei esprimere la mia opinione su questo punto, poiché immagino che l'ordine del giorno sia un testo che traduce letteralmente il contenuto dell'emendamento.
Quanto sto per dire vale per l'emendamento, così come per l'ordine del giorno di conseguenza.
Avrei votato contro questo emendamento, e voterò personalmente - al di là dell'orientamento del mio Gruppo, che non conosco - anche contro l'ordine del giorno, a meno che (e questo sarebbe valso per l'emendamento, esattamente come vale per l'ordine del giorno) il proponente non sia disponibile ad introdurvi un punto, che considero assolutamente essenziale in questo confronto, e la cui assenza mi fa ritenere che l'emendamento (e il conseguente ordine del giorno) sia solo un'operazione di tipo propagandistico.
Perché in Italia abbiamo una pressione fiscale così elevata? Se non rispondiamo con precisione a questa domanda, tutto il dibattito conseguente è privo del necessario fondamento. La risposta la conosciamo tutti: abbiamo una pressione fiscale molto elevata, anche a paragone di quella mediamente elevata, nel contesto globale dell'economia mondiale, degli altri grandi Paesi dell'Unione europea, perché abbiamo un elevato livello del debito pubblico accumulato nel corso degli anni e perché, malgrado gli anni passino, non siamo stati in grado - né il centrosinistra, diciamo le cose come stanno, né il centrodestra - di mettere davvero e definitivamente sotto controllo l'evoluzione della spesa corrente primaria. Allora, non c'è dubbio che dobbiamo fare il passo decisivo. Adesso governa il centrodestra, che ha di fronte la responsabilità principale di realizzarlo; spero che presto tornerà al Governo il centrosinistra, per cui, se non ci avrà pensato il centrodestra, dovremo pensarci noi.
Ma il punto cruciale è che si può credibilmente affrontare il tema della definizione anno per anno, e pluriennalmente, di un obiettivo di pressione fiscale in riduzione (sapete che la pressione fiscale è la somma di tutti i tributi e contributi in rapporto al prodotto interno lordo), soltanto se contestualmente - ecco quello che non c'è - nel Documento di programmazione economico-finanziaria, e nella relativa risoluzione parlamentare, è contenuto un obiettivo separato, ed altrettanto individuato puntualmente, di riduzione della spesa corrente primaria. In tutti gli altri casi la definizione di un obiettivo di riduzione della pressione fiscale è priva del necessario fondamento nella realtà della scelta politica di gestione di bilancio.
Ecco perché, se il senatore Baldassarri introduce nell'ordine del giorno - così come non ha fatto invece nell'emendamento - l'esigenza che nel DPEF, come qui è scritto, ci sia, certo, un obiettivo di riduzione della pressione fiscale e contemporaneamente un altrettanto puntuale e impegnativo obiettivo di riduzione della spesa corrente primaria, allora abbiamo un orientamento convergente e possiamo votare assieme. Al contrario, se non c'è l'obiettivo di riduzione della spesa corrente primaria, si tratta di una presa in giro e onestamente, professor Baldassarri, questo non è il posto, per quanto mi riguarda. (Applausi dal Gruppo PD).
AZZOLLINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, ci si affeziona sempre un po' al testo di cui si è relatore, ma tutte le questioni di cui si è parlato hanno trovato secondo me un idoneo recepimento negli articoli.
Mi permetto di sottoporre tale considerazione all'attenzione dell'Aula, perché molte di queste previsioni sono state introdotte esattamente nel dibattito in Commissione, anche e soprattutto grazie agli interventi dei senatori Baldassarri, Rossi e Morando, e sono presenti un po' più nel testo del disegno di legge che nell'ordine del giorno.
Nell'articolo 25, comma 2, del quale parliamo, si dice testualmente: «I decreti legislativi di cui all'articolo 2 individuano meccanismi idonei ad assicurare che: a) le maggiori risorse finanziarie rese disponibili a seguito della riduzione delle spese determinino una riduzione della pressione fiscale dei diversi livelli di governo». Ed è chiaro che qui è incluso il discorso della spesa corrente.
Ma poi, attenzione, questo discorso della spesa corrente viene specificato al successivo punto b): «vi sia la coerenza tra il riordino e la riallocazione delle funzioni e la dotazione delle risorse umane e finanziarie,» - sapete che la spesa corrente è soprattutto per le risorse umane - «con il vincolo assoluto» - questo modificato in Commissione - «che al trasferimento delle funzioni corrisponda un trasferimento del personale tale da evitare ogni duplicazione di funzioni». Poi è stata soppressa la parola «assoluto» ed è stato soppresso il punto a). Ma, per essere precisi, abbiamo aggiunto questo ulteriore punto: «sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale nonché del suo riparto tra i diversi livelli di governo e sia salvaguardato l'obiettivo di non produrre aumenti della pressione fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria». In altre parole, è stata evitata la duplicazione di alcune parti del testo, ma il discorso della spesa corrente viene individuato esattamente nel vincolo di non duplicazione delle risorse umane e finanziarie, che sono una delle fonti classiche di spesa corrente.
Poi non solo è stato precisato che il limite massimo della pressione fiscale deve essere determinato periodicamente, così da individuare esattamente il suo decorso, ma è stato anche posto l'obiettivo assoluto di non produrre aumenti della pressione fiscale sia nel periodo a regime, sia nel corso della fase transitoria.
Tali questioni sono state abbastanza discusse e recepite nel testo. Dal momento che la questione della riduzione delle spese è più pertinentemente illustrata nella proposta del senatore Baldassari, è giusto che essa faccia parte di questo dibattito. L'accoglimento dell'ordine del giorno diventa pertanto un fatto molto positivo; in questo modo si chiude un cerchio che trova già nella norma una sua esplicitazione, ma che, con l'ordine del giorno del professor Baldassarri, trova una chiusura che mi pare soddisfacente. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dell'ordine del giorno G25.701. (Il senatore Baldassarri fa cenno di voler intervenire). Senatore Baldassarri, è stato chiesto dal senatore Morando che si desse lettura dell'ordine del giorno G25.701. Devo pertanto ottemperare ad una richiesta legittima.
STIFFONI, segretario. «II Senato, in sede di esame del disegno di legge 1117 e connessi in materia di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione,
considerato che:
l'attuazione del decentramento fiscale e dell'autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali costituisce una riforma strutturale dell'ordinamento fiscale e finanziario della Repubblica;
la pressione fiscale complessiva riferita all'anno 2006 è stata del 40,6 per cento in rapporto al PIL e nel 2008 tale percentuale è salita fino al 43,3 per cento;
nonostante tale incremento il rapporto deficit/PIL registrato nel 2008 è stato del 2,8 per cento rispetto al 2,3 per cento del 2006 e quindi l'imponente aumento della pressione fiscale è stato sostanzialmente inutile ai fini del contenimento di tale rapporto deficit/PIL, essendo stato utilizzato per ulteriori aumenti della spesa pubblica;
l'obiettivo finale dell'introduzione del federalismo fiscale consiste nel miglioramento della qualità della spesa pubblica, nel suo contenimento e nella riduzione della pressione fiscale complessiva,
impegna il Governo
a fissare il limite di pressione fiscale complessiva dato dal rapporto programmatico tra il totale di tributi e contributi e il PIL nel Documento dì programmazione economico-finanziaria, in modo tale che dall'attuazione della presente legge e, comunque, dall'adozione dei decreti legislativi di cui all'articolo 2 della stessa, sia assicurato il rispetto di tale limite e definito di conseguenza il riparto del prelievo tra i vari livelli di governo;
a fissare entro i due anni successivi alla data di entrata in vigore dei citati decreti legislativi la pressione fiscale complessiva ad un livello non superiore al 42 per cento; entro i tre successivi anni rispetto a quelli del periodo precedente a un livello non superiore al 40 per cento; e a fissare quindi, successivamente a tale termine, tale percentuale a un livello non superiore a quello della media degli Stati membri dell'Unione europea del precedente anno,
impegna altresì il Governo, nel pieno rispetto dei vincoli concordati in sede comunitaria al fine di garantire il percorso di rientro del rapporto deficit/PIL fino al suo completo azzeramento:
a proseguire nell'azione di rigore dei conti pubblici riducendo la spesa corrente e senza ricorrere all'utilizzo della leva fiscale e all'incremento della pressione fiscale complessiva. A tali fini entro il mese dì novembre di ogni anno il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro, salute e politiche sociali, trasmette al Parlamento una relazione sull'andamento reale delle entrate tributarie e contributive con specifico riguardo alla pressione fiscale complessiva dell'anno in corso e agli eventuali scostamenti della stessa rispetto agli andamenti programmatici».
BALDASSARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, credo che il senatore Morando, ascoltando quanto contenuto nell'ordine del giorno, abbia riscontrato esattamente quello che diceva, con una precisazione: sono disponibile a specificare meglio l'ultimo comma dell'ordine del giorno, introducendo, dopo le parole «a proseguire nell'azione di rigore dei conti pubblici riducendo la spesa corrente» la seguente: «primaria»
È esattamente quello che il senatore Morando aveva richiesto, ma che corrisponde, dato il testo, a quello che volevo esprimere sia nell'ordine del giorno sia nell'emendamento. Ringrazio il rappresentante del Governo ed il relatore per aver accolto questo impegno politico, fondamentale ai fini di questo provvedimento.
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Per la verità, ritengo che il testo dell'ordine nel giorno accolga in parte quanto da me richiesto, ma non accolga il punto fondamentale.
Propongo al senatore Baldassarri - che immagino possa concordare, quindi lo faccio veramente a fini di convergenza - che si aggiungano, prima dell'ultimo capoverso dell'ordine del giorno, le parole «a fissare nel Documento di programmazione economico-finanziaria un preciso e distinto obiettivo di spesa corrente, di spesa corrente primaria, di spesa in conto capitale dello Stato centrale e di ogni comparto della pubblica amministrazione».
Se c'è l'introduzione di questa precisa frase, allora è quello che ho sostenuto. Se invece abbiamo la determinazione puntuale di un obiettivo di pressione fiscale, addirittura con una percentuale e la sede - il DPEF - nella quale viene individuato quell'obiettivo, e poi abbiamo un fervorino sulla riduzione della spesa corrente primaria, allora non sono d'accordo e non voto a favore dell'ordine del giorno.
BALDASSARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (PdL). Corrispondendo al senso dell'ordine del giorno, accolgo la specificazione, che per me era scontata, proposta dal senatore Morando.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere favorevole.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il Governo accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G25.701 (testo 2) non verrà posto in votazione.
Passiamo all'esame degli ordini del giorno G25.100 e G25.200, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AZZOLLINI, relatore. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G25.200.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il Governo accoglie entrambi gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G25.100 e G25.200 non verranno posti in votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 25, nel testo emendato.
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, avevo chiesto la votazione elettronica a scrutinio simultaneo sul mio ordine del giorno, ma se è passato il tempo...
PRESIDENTE. È stato accolto dal Governo, senatore Baldassarri.
Metto ai voti l'articolo 25, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 26.
Lo metto ai voti.
È approvato.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Mi scusi, Presidente, ma essendo arrivati agli ultimi due articoli credo restino da fare solo tre o quattro votazioni. Poiché c'è forse la necessità di un momento di riflessione tra i Gruppi rispetto al voto finale, sarebbe auspicabile proseguire la seduta per una decina di minuti, in modo che nella seduta pomeridiana possiamo riprendere con le dichiarazioni di voto ed il voto finale. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Galperti).
PRESIDENTE. Ministro Calderoli, è arrivato in questo momento un nuovo emendamento, il 21.0.100 del relatore, sulle norme transitorie per le Città metropolitane, che sostituisce il precedente 21.0.500, che il Governo ha presentato e successivamente ritirato.
Colleghi, se siete d'accordo, possiamo andare avanti.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, non abbiamo alcuna difficoltà a proseguire per altri dieci o quindici minuti; temo però che l'esame dell'emendamento richieda un tempo maggiore, quindi la invito a valutare la possibilità di posticipare tale discussione. Ripeto, credo che occorrerà almeno un'altra mezz'ora di interventi e di discussione; sarebbe quindi consigliabile, a nostro modo di vedere, anticipare la seduta pomeridiana.
PRESIDENTE. Mi permetto di invitare l'Assemblea e anche il Governo a valutare questa ipotesi. L'Assemblea è convocata nuovamente per le ore 16, con il voto finale previsto alle ore 17. Possiamo mantenere la convocazione delle ore 16 oppure, a scanso di equivoci, potremmo convocare l'Assemblea per le ore 15,30. In un primo tempo l'Assemblea era convocata per le 16, poi si è previsto di svolgere alle ore 17 le dichiarazioni di voto finali, perchè era previsto si concludesse l'esame del provvedimento. Dobbiamo valutare a che ora convocare l'Assemblea.
VOCI DALL'EMICICLO. Alle 16.
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, se la valutazione del senatore Legnini ha un fondamento (mezz'ora di discussione per valutare l'emendamento del relatore), la convocazione dell'Assemblea per le ore 16 ci dà un margine di sicurezza.
PRESIDENTE. L'Assemblea è pertanto convocata per le ore 16.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.