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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 128 del 21/01/2009


LUSI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LUSI (PD). Signor Presidente, ho atteso pazientemente la fine della seduta. Sono stato chiamato in causa tre volte dal senatore Baldassarri.

Vorrei soltanto che rimanesse a verbale che quando un teste è chiamato a riferire al di fuori di una sede processuale si tratta di sommarie informazioni. Nel caso nostro il problema non c'è, perché non è un atto ripetibile, in quanto i verbali sono a testimonianza di quanto accaduto. Gradirei che certi fatti non si verificassero più in futuro; per quanto mi riguarda è tutto abbastanza chiaro.

Sul secondo motivo per cui ho chiesto la parola, Presidente, vorrei richiedere il suo aiuto o quello dell'intero Consiglio di Presidenza. Mi chiedo cosa debba fare un parlamentare per avere risposta alle interrogazioni che presenta. Io non cito più il numero e la data delle interrogazioni; chiedo la cortesia agli Uffici di verificare le interrogazioni presentate dal sottoscritto con altri colleghi senatori che non hanno ricevuto mai risposta, sia che siano state sollecitate sia che siano state doverosamente e scolasticamente presentate una sola volta senza mai rompere le scatole a nessuno.

Il terzo motivo sgradevole, e l'ultimo per il quale disturbo la Presidenza ed i colleghi in attesa, concerne un articolo apparso su un quotidiano di Genova, per l'esattezza «Il Giornale», che nelle pagine genovesi ha usato lo sgarbo di pubblicare i nomi di tutti i senatori eletti in Liguria (cosa che mi onora, essendo fra questi), perché una solerte giornalista, venerdì 9 pomeriggio, verso le ore 18, aveva inviato una e-mail, senza avere risposta, a tutti questi parlamentari, utilizzando un famoso indirizzo di posta elettronica (che non si capisce perché il Senato ancora non cancelli). L'indirizzo in questione è quello che, dopo la chiocciola, reca la scritta «posta.senato.it». Si tratta di un indirizzo notoriamente pieno di spamming, per cui quasi nessuno di noi senatori vi accede, per evitare problemi che è inutile spiegare. Questo giornale ha pubblicato ieri un articolo in tutta evidenza, secondo il quale ben 16 senatori eletti in quella Regione, fra cui il sottoscritto, non avrebbero risposto alla domanda di un cittadino (simulato, visto che era una giornalista che cercava di capire quanto fossimo bravi o non bravi proprio per aver letto o meno quella e-mail).

Presidente, le chiedo allora di incaricare gli Uffici interessati (sapete voi chi sono, non lo so io) di cancellare dalla pagina personale dei senatori che lo richiedono quell'indirizzo di posta elettronica, visto che per ognuno di noi sono indicati in un riquadro gli indirizzi di posta elettronica a cui chiediamo si scriva per poter rispondere; uno di questi indirizzi è quello del Senato, nella forma: «nome.cognome@senato.it», poi è riportato un indirizzo privato, laddove, come il sottoscritto, lo abbia indicato.

Simili episodi non fanno piacere a nessuno di noi senatori, indipendentemente dalla parte politica o dalla Regione di elezione, perché mettere in discussione la nostra capacità di rapporto con gli elettori è uno dei fatti più gravi che possano verificarsi. In merito, Presidente, le chiederei, se possibile, una risposta, ovviamente non in Aula ma diretta agli interessati. Vi ringrazio per la pazienza.