AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, nella relazione introduttiva ho cercato di esporre i punti salienti che sono stati introdotti nel corso dell'esame parlamentare nel disegno di legge presentato dal Governo e mi sono soffermato sulla rilevanza degli stessi. In sede di replica vorrei fare solo alcune considerazioni generali sia di natura metodologica, che sui contenuti. Per quel che riguarda la natura metodologica, sottolineo come anche la discussione generale abbia confermato che l'esame di questo disegno di legge rappresenta una grande prova del Parlamento. I contenuti del dibattito sono stati profondi, l'intento da parte di tutti i senatori costruttivo: la volontà di migliorare il testo della legge, l'autonomia del giudizio, il leale confronto e la leale collaborazione tra maggioranza e opposizione e tra Governo, maggioranza ed opposizione, tutto ciò insomma non può che rendere il relatore e, credo, tutto questo ramo del Parlamento veramente molto soddisfatti.
È una prova vera di efficacia ed efficienza del Parlamento, di autonomia di giudizio ed insieme una dimostrazione della capacità di instaurare un rapporto costruttivo tra Governo e Parlamento. Credo che anche l'illustrazione ed il voto degli emendamenti continuerà in questo solco, cosicché si giungerà ad una legge sul federalismo che, a prescindere dall'espressione del voto finale, dovrà visto una maggioranza e un'opposizione in grado di entrare nel merito dei contenuti, di confrontarsi e di produrre un buon testo normativo. Ovviamente, le posizioni rimarranno quelle che saranno espresse nel voto sugli emendamenti e in sede di voto finale, ma non vi è dubbio che il testo risente della buona prova e del buon clima che si è instaurato.
Sul piano dei contenuti il testo sul federalismo a questo punto si presenta più equilibrato, più definito, più rispettoso del rapporto tra Stato e livelli di governo decentrati, più rispettoso del rapporto tra le Regioni, gli enti locali e lo Stato.
L'insieme delle norme introdotte mi porta a dire che il testo ha superato un vaglio abbastanza severo da parte dei senatori, e lo ha superato positivamente. Inoltre, il provvedimento si presenta più equilibrato sotto il profilo del rapporto tra territori; penso all'introduzione del patto di convergenza, alla definizione precisa del carattere verticale della perequazione, all'introduzione delle funzioni fondamentali dei Comuni, alla migliore definizione dei livelli essenziali, dei servizi ai cittadini. Insomma, non c'è dubbio che il testo al nostro esame non si presenta come frutto della volontà di una parte, ma come il testo dell'intero Parlamento e, all'interno di esso, di una maggioranza e di un Governo nel loro complesso.
L'attenzione al superamento delle divergenze tra territori è stata una delle questioni che più ha occupato tutti i senatori, e in senso positivo. Oggi si può dire che davvero i territori possono trarre da questa legge lo slancio e lo stimolo a fare meglio e tutti insieme a puntare verso l'alto, in una prospettiva di nuovo sviluppo che parte dai principi fondamentali del federalismo, quali quelli della sussidiarietà e della responsabilità. In questo testo tali principi ci paiono meglio definiti, più precisi e meglio individuati. Non solo, sono state introdotte altresì questioni che stanno particolarmente a cuore ad alcuni territori. Penso, ad esempio, alla perequazione delle infrastrutture, uno dei problemi più gravi dell'Italia, che è stata adeguatamente introdotta all'interno di questo provvedimento, una perequazione che naturalmente punta a ridurre le grandi divergenze in materia infrastrutturale che ancora esistono nel Paese.
Ci sembra insomma di aver posto ulteriori elementi per disegnare una nuova distribuzione di poteri all'interno della Repubblica italiana, che ci pare addirittura più coerente con l'impianto federalista europeo al quale l'Italia, con vari trattati, ha non solo aderito, ma fattivamente contribuito. Si disegna, cioè, una cornice che parte dall'Europa e termina alle Regioni nell'ambito legislativo e che esalta le funzioni amministrative di Province e Comuni. Questo mi pare un altro elemento di grande e significativa rilevanza del testo che questo Senato si appresta ad approvare. Certo, alcune questioni possono essere ancora migliorate. Non c'è dubbio che i dati daranno luogo, nel corso della legislazione delegata - me lo auguro - ad ulteriori miglioramenti e il clima e le strutture che sono state individuate da questo Parlamento certamente favoriranno questo aspetto. Direi che i decreti delegati, avvalendosi dei dati, porteranno a nuove e migliori puntualizzazioni delle grandi caratteristiche che prima mi sono sforzato di delineare. Tutte le leggi presentano aspetti che possono ovviamente, alla verifica dei fatti, richiedere delle modifiche; se il clima e gli strumenti che abbiamo adottato funzioneranno, così come prevediamo, anche quelle situazioni potranno essere risolte in maniera positiva, ridando slancio - ripeto - all'intera Repubblica italiana.
Non è il caso di ribadire nuovamente le singole questioni che sono state introdotte se non per ritornare solo ad una di esse, quella riguardante la programmazione pluriennale delle risorse dei fondi di coesione sociale. Quello intorno al FAS è stato un ampio dibattito, uno dei più importanti: averli sottratti alla programmazione annuale e riproposti in una programmazione pluriennale ci sembra più utile per lo scopo a cui quei fondi sono destinati, più utile per le Regioni e per la porzione di territorio italiano a cui sono assegnati.
Insomma, non vi è dubbio che possiamo dirci abbastanza soddisfatti e che la maggioranza ha dato prova insieme di grande coesione e di grande apertura, così come l'opposizione ha dato prova di grande capacità di elaborazione e di costruzione insieme all'intero Parlamento. Tutto questo, naturalmente, sotto un coordinamento del Governo che - anche se sono parco in queste manifestazioni - mi consentirete di ringraziare perché ha mostrato particolare sensibilità e spirito di collaborazione con il Parlamento intero.
Due ultime osservazioni prima di terminare. Mi piace ricordare che in alcuni punti di principio è stata riprodotta la necessità di un grande semplificazione degli adempimenti, in particolare di quelli tributari. Oggi uno dei problemi dell'Italia è l'espansione della burocrazia; la semplificazione - e non è un caso che il Ministro che si è occupato di questo provvedimento è quello della semplificazione - è una delle ricadute che auspichiamo, altrimenti il federalismo non avrà avuto gli effetti che riteniamo opportuni. I cittadini devono sentire da queste riforme un governo regionale e un'amministrazione più vicini e maggiormente al loro servizio e la semplificazione degli adempimenti è uno dei passaggi fondamentali.
Ciò che auspichiamo dal federalismo è anche una riduzione nel tempo della pressione fiscale. Il cittadino questo comprenderà se grazie a tale norme si registrerà una riduzione della pressione fiscale e se, a fronte della riforma, si troverà a poter disporre di una porzione maggiore del reddito che produce; questo varrà per il cittadino, per le imprese e l'insieme del sistema. La riduzione della pressione fiscale è un'altra delle ricadute che auspichiamo e che riteniamo possano derivare da quei principi di sussidiarietà e responsabilità che abbiamo prima delineato. Queste sono le grandi questioni che il federalismo sottende. Siamo convinti che, anche a proposito della semplificazione e della riduzione della pressione fiscale, il cammino in quest'Aula abbia prodotto dei risultati.
Il controllo del Parlamento che sarà particolarmente penetrante - così come previsto dal testo elaborato dalla Commissione - certamente aiuterà a far sì che tali obiettivi si realizzino. Questo è l'auspicio che il relatore esprime, ringraziando tutti i colleghi che hanno, con grande sacrificio, competenza e passione, contribuito ad elaborare questo testo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del senatore Del Vecchio).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Vitali.