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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 115 del 16/12/2008


D'ALÌ (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Posso chiedere ai senatori che stanno facendo riunioni nell'emiciclo di farle in altri luoghi, magari non accanto al senatore D'Alì, che sta per intervenire? Poi si passerà all'appello nominale, perché qui è solo questo che serve.

Senatore D'Alì, ha facoltà di intervenire.

 

D'ALÌ (PdL). Signor Presidente, il partito del Popolo della Libertà voterà a favore della conversione in legge del decreto-legge n. 158. Mi corre l'obbligo, tuttavia, di fare alcune considerazioni.

La prima è di carattere procedurale: signor Presidente, questo decreto reca la data del 20 ottobre ed è approdato dalla Camera al Senato solamente alcuni giorni fa, proprio nell'imminenza della sua decadenza per decorso dei termini. Non so fino a quando le Commissioni e l'Aula del Senato riusciranno a reggere all'obbligo di approvare nei termini i decreti-legge, con la convinzione che l'importanza degli stessi può superare anche l'esigenza di inserire eventuali modifiche; non so fino a quando riusciremo a sopportare questo atteggiamento della Camera dei deputati, dell'altro ramo del Parlamento. In ogni caso, non penso che potremo non rivendicare, come è stato fatto anche nel corso del dibattito, l'esigenza, nell'interesse dei provvedimenti, di promuovere alcune modifiche.

La seconda considerazione, sempre di carattere procedurale, ma anche sostanziale, è relativa all'articolo 1-quater. Nel corso del dibattito alla Camera, per iniziativa di più parti politiche, non certo della nostra, è stato inserito un articolo che poi, ad una più accurata lettura e riflessione in quest'Aula del Senato, è stato ritenuto inaccettabile. Abbiamo cercato di ovviare con un chiarimento interpretativo del quale penso il Governo vorrà fare immediato tesoro, ma forse sarebbe stato più opportuno stralciare interamente quell'articolo 1-quater, che crea problemi non solo interpretativi, ma anche di applicazione.

Credo che se il Governo riflettesse sull'opportunità di eliminare tale articolo in un prossimo provvedimento normativo non farebbe un errore e sicuramente farebbe cosa gradita, come è emerso dalla discussione, all'intera Assemblea del Senato. Infatti l'ordine del giorno interpretativo reca le firme di tutti i Gruppi parlamentari presenti in questa Assemblea.

È chiaro che il provvedimento in esame, per quello che ci riguarda, non può e non potrà che mantenere quella connotazione di transitorietà che ha ponendo un termine al blocco degli sfratti. Abbiamo apprezzato molto il fatto che il Governo, tra le sue prime iniziative, abbia assunto quella di varare un nuovo Piano casa e siamo certi che lo farà nei tempi necessari perché questo decreto non abbia bisogno di essere reiterato. Questo è un impegno che il Governo ha assunto: il Parlamento lo recepisce e la maggioranza attende con ansia e soprattutto con grande disponibilità il provvedimento sul Piano casa, che sicuramente, dopo tanti decenni, com'è stato detto in quest'Aula, segnerà una nuova politica di superamento del disagio abitativo nel nostro Paese.

Vorrei sottolineare, peraltro, che i confronti con l'Europa, che tengono presenti alcune caratteristiche dell'edilizia sociale dei vari Paesi e che ci danno come il Paese con la minore percentuale di edilizia pubblica, devono essere letti anche alla luce di una delle caratteristiche positive del nostro Paese, che è quella di avere il maggior numero di prime case private nel contesto europeo. Occorre cioè considerare una connotazione del nostro tessuto sociale che, come si suol dire in gergo, è molto legato al mattone e quindi sicuramente alle politiche abitative della prima casa. Infatti, nel nostro Paese sempre tanti sono stati, ad opera di più Governi anche di vario indirizzo politico, gli interventi a favore dell'acquisto della prima casa, soprattutto in occasione della formazione di nuove famiglie o a vantaggio delle famiglie disagiate.

Ancora una volta apprezziamo che il Governo abbiaimmediatamente focalizzato uno dei problemi fondamentali del nostro Paese con la concretezza e la determinazione che ne contraddistinguono l'operato. Esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame, rinviando poi la discussione complessiva sul problema della casa a quando esamineremo il Piano casa. In quella occasione si porrà termine alle proroghe a stillicidio, che minano anche la certezza del diritto e creano una certa conflittualità sociale, così come recita l'ordine del giorno a firma del Gruppo PdL, che siamo molto contenti il Governo abbia accolto senza esitazioni. Vogliamo infatti porre fine - lo ripeto - alla prassi dei provvedimenti di proroga continua, che determinano incertezza del diritto e anche una certa conflittualità sociale.

Sono quindi certo che nei prossimi mesi, affrontando il problema del Piano casa, porremo le basi per una vera, nuova e strutturale politica abitativa nel nostro Paese.

Ringrazio tutti i componenti della Commissione per il dibattito e soprattutto per la consapevolezza dell'urgenza dell'approvazione di questo provvedimento e della sua importanza. Come ho detto in apertura del mio intervento, infatti, non si può continuare a mettere alla prova la pazienza di quest'Assemblea del Senato nell'affrontare precipitosamente e senza possibilità di modifica importanti provvedimenti. (Applausi dal Gruppo PdL).