Passiamo alla votazione finale.
PINZGER (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINZGER (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo parlamentare UDC, SVP e Autonomie sul provvedimento in esame, anche se riteniamo che... (Brusìo).
PRESIDENTE. Il senatore Pinzger sta svolgendo una dichiarazione di voto ed ha diritto, come tutti gli altri che seguiranno, al silenzio. Senatori Gentile e Rizzi, per favore, potete continuare la vostra riunione fuori dall'Aula? Siamo in sede di dichiarazione di voto.
Attenda ancora un momento, senatore Pinzger. L'esame di questo provvedimento può essere terminato entro stasera; vediamo se riusciamo a far proseguire i lavori dell'Aula in condizioni di rispetto. Ovviamente questo tempo non le viene conteggiato, senatore Pinzger.
PINZGER (UDC-SVP-Aut). La ringrazio, signor Presidente, e ringrazio i colleghi che sono rimasti in Aula. Intervengo brevemente per annunciare il voto favorevole sul provvedimento in esame, anche se riteniamo che la risposta fornita sia insufficiente a contenere il disagio abitativo di particolari soggetti e che il termine posto rischi di provocare, nei prossimi mesi, effetti devastanti sia sul piano sociale che sul piano economico.
Sottolineo, in merito al Piano casa, che questa era l'occasione per destinare parte dei fondi che sono stati recuperati nel decreto‑legge in esame per dare una risposta anche a migliaia di famiglie che non riescono più a pagare il mutuo. Era necessario intervenire in questo settore destinandovi magari quei 30 milioni di euro già stanziati per tale finalità dal Governo Prodi e per i quali il ministro Tremonti aveva confermato l'impegno in questo senso.
Sottolineo, tra l'altro, che stiamo parlando di sfratti che riguardano solo particolari categorie sociali. Voglio ricordare al Governo che la maggior parte degli sfratti nel nostro Paese non si riferisce solo alla fine della locazione, ma soprattutto alla morosità, il che testimonia la gravità della situazione economica. Il Piano casa che è stato annunciato deve dare una risposta possibilmente organica al settore, soprattutto sul piano sociale, ma direi anche dal punto di vista economico.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, non prima di aver sottolineato un aspetto che viene trascurato. Per quanto riguarda i 16 miliardi di euro per le infrastrutture, perché il Governo non pensa di destinarne una quota al Piano casa? L'unico vero Piano casa in questo Paese - lo voglio ricordare - è stato quello varato dal Governo nel 1949-1950. Così sulla casa daremmo una risposta sul piano sociale, ma soprattutto manterremmo in moto lo sviluppo dell'economia, rilanciando le piccole e medie imprese, perché sulla casa lavorano ben 32 settori produttivi.
Oggi, per il dramma che nel Paese si vive nelle grandi aree urbane, la risposta non può che essere positiva per rilanciare l'edilizia residenziale pubblica che da troppi anni non trova un'adeguata risposta. Se il Governo riuscisse a fare questo, probabilmente non parleremmo più di proroghe, ma daremmo una risposta definitiva per questo settore. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e del senatore Pardi).
RUSSO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (IdV). Signor Presidente, svolgerò un intervento molto breve, in rapporto al fatto che anche il Gruppo Italia dei Valori esprimerà un voto favorevole sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti per contenere il disagio abitativo.
Tuttavia, riteniamo doveroso sottolineare come i dieci giorni scarsi concessi al Senato per esaminare il decreto non abbiano consentito ai parlamentari che siedono in questo ramo del Parlamento, siano essi di maggioranza o di opposizione, di far valere una serie di osservazioni, a volte anche critiche, ma più spesso finalizzate ad apportare aggiustamenti e modifiche migliorative, né di approfondire con la dovuta riserva di tempo un tema delicato come quello della crisi delle politiche abitative.
Il copione che prevede la marginalizzazione del Senato si ripete questa settimana con il decreto per l'emergenza rifiuti in Campania, che già ci arriva blindato.
Il primo effetto importante che si produce è certo quello di dare breve respiro agli inquilini, ma dobbiamo anche constatare come, man mano che i decreti vengono di volta in volta rinnovati, la platea dei beneficiari venga sempre più riducendosi, fino alle poche migliaia di unità attuali, come evidenziano i dati della nota di lettura del Servizio bilancio del Senato.
Nella Relazione tecnica, in base a dati di fonte ministeriale, si stima un numero totale di provvedimenti esecutivi di sfratto per finita locazione emessi annualmente pari a poco più di 9.000, mentre gli sfratti bloccati risulterebbero appena pari a 3.000.
Resta evidente la necessità di un'inversione della dinamica distorta dei prezzi immobiliari come sistema per far tornare il bene casa accessibile ai cittadini con reddito medio, come accadeva fino a pochi anni fa, a meno di non volerli indurre ad indebitarsi ulteriormente e ad incappare negli inconvenienti che la crisi dei mutui ha portato all'attenzione di tutti e anche del Governo. Questo è dovuto intervenire con un decreto che prevede addirittura la garanzia dello Stato - quindi a carico dei contribuenti - sui mutui contratti da privati cittadini qualora superino un dato livello (fissato, però, in modo che le odierne dinamiche dei tassi lo renderanno con ogni probabilità irraggiungibile).
Non voglio dilungarmi, ma soltanto dire che quello in votazione è un decreto necessario a cui il Governo ha lavorato in modo da presentarlo in temi rapidi. Chiediamo - e ci rivolgiamo al Sottosegretario che qui rappresenta il Governo - che vi sia un dibattito molto approfondito volto all'approvazione di una legge organica che rappresenti le esigenze delle migliaia di cittadini appartenenti a particolari fasce sociali, in particolare quelle più deboli, che hanno bisogno della casa e di mutui agevolati.
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione a consegnare il testo integrale del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
LEONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONI (LNP). Signor Presidente, colleghi, preannunzio che il Gruppo che mi onoro di rappresentare voterà a favore del decreto al nostro esame. Come ho detto in discussione generale, mi auguro che quanto prima il Senato della Repubblica esamini un disegno di legge per la casa. Vista la rilevanza dell'argomento, ritengo che questo provvedimento meriti un lavoro a più mani.
Intervenendo in discussione generale ho proposto di "rottamare" alcune parti delle nostre città. A mio avviso, tale rottamazione potrebbe fungere proprio da motorino di avviamento per il rilancio dell'economia. Su questo vi sono meravigliosi esempi: penso a Barcellona, dove, in occasione delle Olimpiadi del 1992, gli architetti (quelli giusti) hanno ridisegnato la città. È vero che la Catalogna respira un'aria di autonomia, ma quanto prima anche da noi, con il federalismo fiscale, sicuramente riusciremo a respirare la stessa aria e a fare grandi cose. (Applausi dal Gruppo LNP).
MAZZUCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, siamo di fronte ad un ennesimo provvedimento che riguarda misure urgenti per il disagio abitativo e all'ennesimo decreto che si occupa dell'emergenza sfratti.
È dunque un problema ricorrente, ma dobbiamo riflettere sui motivi. Mi limito a fornire alcuni dati: abbiamo in Italia (dati accertati al 2004) un patrimonio di edilizia sociale pari a 4,5 abitazioni ogni cento. I Paesi Bassi avevano nel medesimo anno un patrimonio di abitazioni sociali del 34,6 per cento, la Svezia del 21 per cento, l'Austria del 14,3 per cento, mentre la Francia e la Finlandia del 17 per cento. Basterebbero queste percentuali a dimostrare, ancora una volta, come siamo distanti dall'Europa, ma soprattutto come siamo distanti dall'aver affrontato questo problema non solo in chiave di emergenza, ma in chiave di risoluzione stabile, di ricerca di risposte vere ai problemi veri della gente.
Ancora. Che cos'è il problema dell'affitto in Italia? In Italia, alla fine degli anni Settanta, inizio anni Ottanta, poco più del 20 per cento degli affittuari era in condizione di povertà. Nel 2004 (sempre secondo dati accertati) siamo a circa il 40 per cento degli affittuari: vuol dire che in pochi decenni il numero degli affittuari in condizioni di povertà è più che raddoppiato.
Ancora. Alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, per circa il 60 per cento degli affittuari il peso del canone di locazione non superava il 10 per cento del reddito disponibile; negli anni 2000, il 45 per cento dei nuclei in affitto si vede togliere, per pagare i canoni di locazione, almeno un quarto del reddito disponibile. Capite che di fronte a questi dati non c'è solo la questione dell'emergenza sfratti per le categorie che qui sono indicate (le persone ultrasessantacinquenni, i malati terminali, i portatori di handicap con oltre il 66 per cento di disabilità), ma la platea delle categorie in emergenza per quanto riguarda la questione dell'affitto si fa sempre più ampia.
E allora che cosa serve? Serve ciò che il Gruppo del Partito Democratico ha chiesto ripetutamente anche in Commissione: che il tema del Piano casa esca dalla pura declamazione, dalla pura indicazione verbale e diventi qualcosa di concreto per il nostro Paese. Ovviamente il Piano casa suppone molte cose, innanzitutto che venga ridata centralità agli enti locali. Noi non siamo per un Piano casa che veda solo il Governo e gli organismi centrali decidere, allocare risorse e prendere decisioni sui grandi progetti di sviluppo abitativo. Vogliamo un coinvolgimento serio degli enti locali, vogliamo che il ruolo dei Comuni sia valorizzato.
E ancora. Come possiamo affrontare un Piano casa se, come già è stato detto in interventi autorevoli che mi hanno preceduta, non facciamo una riflessione seria sull'utilizzo delle aree in questo Paese? Il Piano casa deve anche prevedere, a mio parere, un modo per non consumare ulteriormente le aree che abbiamo e quindi riutilizzare aree dismesse e mal edificate in anni lontani ed oggi non più utilizzabili in modo serio ai fini residenziali. Vuol dire affrontare il problema del risparmio energetico delle nostre abitazioni, affrontare il tema dell'architettura sostenibile e della bioarchitettura.
È chiaro, quindi, che un Piano casa non deve meramente andare in una direzione; non si deve solo edificare tanto per edificare, ma occorre tener conto della domanda di qualità e di sostenibilità ambientale che in questi anni è cresciuta ed è diventata, fortunatamente, patrimonio di molti.
Ancora. Credo che dobbiamo capire che c'è un mercato che riguarda l'affitto, ma c'è anche un mercato di case che devono essere rese fruibili per una platea di cittadini a reddito medio (giovani coppie, ad esempio) che hanno bisogno magari sui tempi lunghi, a poco a poco, di poter acquisire la casa come patrimonio del nucleo familiare. Bisogna tornare seriamente a riflettere su temi come edilizia convenzionata ed edilizia sovvenzionata.
Purtroppo, da tempo non riusciamo a fare un dibattito ampio e complessivo su questi temi; non solo, ma bisognerebbe fare anche molto ordine nella normativa. Il Gruppo del Partito Democratico ha chiesto in Commissione e ha ottenuto un dibattito sull'intera questione della casa; mi auguro che tale dibattito possa portare poi a sviluppi utili ed importanti non tanto per il Parlamento, quanto per l'intero Paese, soprattutto per i cittadini che si trovano in difficoltà rispetto ad un diritto che definirei primario per ciascuno di noi.
Il Partito Democratico considera questo decreto un tassello: è ancora un decreto per l'emergenza, è un piccolo passo. Noi votiamo per questo decreto a condizione che questo piccolo tassello vada a comporre un grande mosaico, dentro il quale riscrivere per intero la questione della casa e in cui ci affrettiamo a dare risposte vere e soddisfacenti ai cittadini di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
D'ALÌ (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Posso chiedere ai senatori che stanno facendo riunioni nell'emiciclo di farle in altri luoghi, magari non accanto al senatore D'Alì, che sta per intervenire? Poi si passerà all'appello nominale, perché qui è solo questo che serve.
Senatore D'Alì, ha facoltà di intervenire.
D'ALÌ (PdL). Signor Presidente, il partito del Popolo della Libertà voterà a favore della conversione in legge del decreto-legge n. 158. Mi corre l'obbligo, tuttavia, di fare alcune considerazioni.
La prima è di carattere procedurale: signor Presidente, questo decreto reca la data del 20 ottobre ed è approdato dalla Camera al Senato solamente alcuni giorni fa, proprio nell'imminenza della sua decadenza per decorso dei termini. Non so fino a quando le Commissioni e l'Aula del Senato riusciranno a reggere all'obbligo di approvare nei termini i decreti-legge, con la convinzione che l'importanza degli stessi può superare anche l'esigenza di inserire eventuali modifiche; non so fino a quando riusciremo a sopportare questo atteggiamento della Camera dei deputati, dell'altro ramo del Parlamento. In ogni caso, non penso che potremo non rivendicare, come è stato fatto anche nel corso del dibattito, l'esigenza, nell'interesse dei provvedimenti, di promuovere alcune modifiche.
La seconda considerazione, sempre di carattere procedurale, ma anche sostanziale, è relativa all'articolo 1-quater. Nel corso del dibattito alla Camera, per iniziativa di più parti politiche, non certo della nostra, è stato inserito un articolo che poi, ad una più accurata lettura e riflessione in quest'Aula del Senato, è stato ritenuto inaccettabile. Abbiamo cercato di ovviare con un chiarimento interpretativo del quale penso il Governo vorrà fare immediato tesoro, ma forse sarebbe stato più opportuno stralciare interamente quell'articolo 1-quater, che crea problemi non solo interpretativi, ma anche di applicazione.
Credo che se il Governo riflettesse sull'opportunità di eliminare tale articolo in un prossimo provvedimento normativo non farebbe un errore e sicuramente farebbe cosa gradita, come è emerso dalla discussione, all'intera Assemblea del Senato. Infatti l'ordine del giorno interpretativo reca le firme di tutti i Gruppi parlamentari presenti in questa Assemblea.
È chiaro che il provvedimento in esame, per quello che ci riguarda, non può e non potrà che mantenere quella connotazione di transitorietà che ha ponendo un termine al blocco degli sfratti. Abbiamo apprezzato molto il fatto che il Governo, tra le sue prime iniziative, abbia assunto quella di varare un nuovo Piano casa e siamo certi che lo farà nei tempi necessari perché questo decreto non abbia bisogno di essere reiterato. Questo è un impegno che il Governo ha assunto: il Parlamento lo recepisce e la maggioranza attende con ansia e soprattutto con grande disponibilità il provvedimento sul Piano casa, che sicuramente, dopo tanti decenni, com'è stato detto in quest'Aula, segnerà una nuova politica di superamento del disagio abitativo nel nostro Paese.
Vorrei sottolineare, peraltro, che i confronti con l'Europa, che tengono presenti alcune caratteristiche dell'edilizia sociale dei vari Paesi e che ci danno come il Paese con la minore percentuale di edilizia pubblica, devono essere letti anche alla luce di una delle caratteristiche positive del nostro Paese, che è quella di avere il maggior numero di prime case private nel contesto europeo. Occorre cioè considerare una connotazione del nostro tessuto sociale che, come si suol dire in gergo, è molto legato al mattone e quindi sicuramente alle politiche abitative della prima casa. Infatti, nel nostro Paese sempre tanti sono stati, ad opera di più Governi anche di vario indirizzo politico, gli interventi a favore dell'acquisto della prima casa, soprattutto in occasione della formazione di nuove famiglie o a vantaggio delle famiglie disagiate.
Ancora una volta apprezziamo che il Governo abbiaimmediatamente focalizzato uno dei problemi fondamentali del nostro Paese con la concretezza e la determinazione che ne contraddistinguono l'operato. Esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame, rinviando poi la discussione complessiva sul problema della casa a quando esamineremo il Piano casa. In quella occasione si porrà termine alle proroghe a stillicidio, che minano anche la certezza del diritto e creano una certa conflittualità sociale, così come recita l'ordine del giorno a firma del Gruppo PdL, che siamo molto contenti il Governo abbia accolto senza esitazioni. Vogliamo infatti porre fine - lo ripeto - alla prassi dei provvedimenti di proroga continua, che determinano incertezza del diritto e anche una certa conflittualità sociale.
Sono quindi certo che nei prossimi mesi, affrontando il problema del Piano casa, porremo le basi per una vera, nuova e strutturale politica abitativa nel nostro Paese.
Ringrazio tutti i componenti della Commissione per il dibattito e soprattutto per la consapevolezza dell'urgenza dell'approvazione di questo provvedimento e della sua importanza. Come ho detto in apertura del mio intervento, infatti, non si può continuare a mettere alla prova la pazienza di quest'Assemblea del Senato nell'affrontare precipitosamente e senza possibilità di modifica importanti provvedimenti. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. La Presidenza concorda con il presidente D'Alì per quanto riguarda i tempi che il Senato ha avuto per l'esame e la valutazione di questo decreto-legge e non solo di questo. Interverremo pertanto sulla Presidenza della Camera perché per l'esame dei decreti-legge ogni ramo del Parlamento dovrebbe avere a disposizione 30 giorni; può capitare che una Camera ne abbia 35 e l'altra 25, ma una Camera non può essere certamente ridotta a svolgere un esame in modo estremo e quasi residuale. Su questo punto siamo quindi assolutamente d'accordo, pertanto la Presidenza si attiverà in tal senso.
Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.
È approvato.
D'ALÌ (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALÌ (PdL). Signor Presidente, non ho voluto interromperla durante la sua ottima conduzione dei lavori dell'Assemblea, ma vorrei avere semplicemente due chiarimenti.
Ella ha giustamente ricordato che in Consiglio di Presidenza il presidente Schifani ha raccomandato la correttezza nell'utilizzo delle tessere; vorrei dunque un chiarimento a questo proposito, poiché accade solitamente che vi siano delle tessere inserite che, non essendo presente il senatore, non partecipano al voto. Vorrei dunque sapere se anche queste tessere vanno tolte e, nel caso, la prego di far inserire anche questa disposizione tra le accortezze che devono avere i senatori Segretari.
Vorrei un chiarimento anche su un altro punto. Durante l'esame del decreto-legge, ella ha ritenuto di porre in votazione un ordine del giorno sottoforma di raccomandazione. A mia memoria questa prassi sugli ordini del giorno non è mai esistita: o lo si vota o lo si accoglie come raccomandazione, ma che io ricordi - e la prego di smentirmi se non è così - non si è mai posto in votazione un ordine del giorno sotto forma di raccomandazione.
Vorrei pertanto capire se si è trattato di un'eccezione che in futuro non avrà seguito o se è una cosa alla quale potremo trovarci nuovamente di fronte.
PRESIDENTE. Senatore D'Alì, parlerò con il presidente Schifani in merito alla prima questione da lei sollevata. Se dovessi prendere io una decisione, direi che il senatore che non è presente prende la tessera e la inserisce al suo ritorno, perché ciò consente un controllo più tranquillo e trasparente da parte di tutti.
Sulla questione della raccomandazione, cui lei ha fatto riferimento, c'era un parere diverso tra il relatore e il Governo e io ho ritenuto (può darsi che abbia interpretato male) che la proponente, quindi non io, richiedesse a quel punto che ci fosse una votazione.
La mia valutazione è dipesa dal fatto che ho ritenuto che la proponente, di fronte al fatto che accettava l'accoglimento dell'ordine del giorno come raccomandazione, ma il Governo aveva un parere diverso, ne richiedesse la messa in votazione, così come del resto ha poi richiesto la votazione dell'ordine del giorno finale, sebbene fosse stato accolto. Anche in quel caso ho detto che, per prassi, se un ordine del giorno è accolto non viene posto in votazione. Ho inteso procedere in questo modo perché, in effetti, se non c'è una richiesta da parte di chi propone l'ordine del giorno, quand'è accolto non deve essere posto in votazione, ma questo per prassi e non in base al Regolamento.