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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 115 del 16/12/2008


MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, signori colleghi, esprimo soddisfazione da parte del Governo per gli interventi che si sono succeduti nel pomeriggio, che mi pare siano stati decisamente favorevoli alla conversione in legge del decreto-legge in esame, cui oggi il Senato dovrebbe provvedere in via definitiva. Ringrazio anzitutto la Commissione ambiente, il suo Presidente, il relatore e i commissari nella loro interezza, per il lavoro svolto, per le iniziative assunte e per gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati.

In conclusione dell'iter parlamentare, sono convinto che il provvedimento che stiamo per approvare, se da un lato favorisce certamente molte famiglie italiane soggette a procedura di sfratto (e quindi si configura come un intervento di carattere sociale), dall'altro comunque non si tutela il diritto dei proprietari ad essere padroni in casa propria (credo che di questo si debba tener conto).

Ho ascoltato tutti gli interventi che sono stati svolti, a cominciare dalla senatrice Granaiola che ha parlato di tema emergenziale della casa, e proseguendo con il senatore De Luca, che ha affermato che la casa non può più rappresentare una situazione emergenziale. Ho ascoltato inoltre l'atto di responsabilità sottolineato dal senatore Molinari, l'invito al convegno formulato dal senatore Gramazio, unitamente alla denuncia della situazione in cui versa la città di Roma per quanto riguarda l'edilizia pubblica. Il senatore Bruno, a sua volta, ha avanzato due segnalazioni, concernenti da un lato la fiscalità e, dall'altro, il tema del Piano casa, che però senza le Regioni non può essere adottato, come ha detto egli stesso; il piano casa prevede infatti che le Regioni forniscano il proprio apporto in sede di intesa Stato-Regioni.

Nel decreto attuativo del Piano casa è peraltro già previsto un intervento da parte delle Regioni e dei Comuni, per l'iniziativa propria. Al senatore Della Seta vorrei dire che il Piano casa non va interpretato solo come un proclama (come è stato detto); esso non esclude né i Comuni, né le Regioni. I Comuni hanno già dato il proprio assenso, contrariamente alla posizione delle Regioni. L'ANCI ha già dato infatti la propria disponibilità a trattare sul tema della casa; le Regioni, invece, in questo momento pongono ancora qualche difficoltà, che sono certo sarà superata.

La sospensione di questo decreto per quanto riguarda l'avvio del Piano casa, come sottolinea il senatore De Toni, ci vede anche accogliere una serie di iniziative che sono state poste dal suo Gruppo, per quanto riguarda in particolare la registrazione dei contratti e il tema della disdetta, che certamente per noi è importante. Sul tema della casa infatti, visto che parliamo di un patrimonio pubblico, ci deve essere il rigore necessario per qualsiasi intervento si debba adottare.

Al senatore Leoni, che ringrazio per il colorito intervento, ricordo che, pur abitando anch'io nella Pianura Padana, continuerei volentieri a vivere con la nebbia anche una volta andato in pensione. Certamente, però, è da notare che il tema della rottamazione nelle grandi città è importante; infatti, dalla conclusione del Piano Fanfani (avvenuta verso la fine degli anni '80) - e qui tocchiamo l'aspetto del patrimonio pubblico - si è registrata la costruzione di circa 350.000 alloggi mentre il potere edificatorio è stato trasferito alle Regioni. Si è osservato un procedimento di trasferimento a pioggia di fondi direttamente dallo Stato, che andava da Aosta a Trapani, da Bolzano a Brindisi o a Lecce, in maniera che ogni città ha costruito in proprio, realizzando quelle periferie cui il senatore Leoni ha fatto cenno.

Effettivamente, è importante e necessario intervenire sul tema della rottamazione, ad esempio per quanto riguarda alcune torri, come già diverse città stanno facendo (mi riferisco, ad esempio, a Torino, che è già intervenuta sul procedimento di abbattimento delle case mal costruite). Certamente, la posizione del senatore Orsi - vista la sua esperienza in qualità di consigliere regionale - rende le osservazioni che ha espresso senza dubbio importanti.

Sul tema della casa in particolare, mi preme affermare che il Piano casa non è altro che l'affermazione di un piano a salvaguardia della famiglia. A che cosa pensiamo quando parliamo di famiglia e quali sono le sue necessità? Avere un buon reddito per il benessere familiare (quindi, un reddito da lavoro), buoni servizi sanitari (che vengono prima dell'educazione, della giustizia, delle riforme e di tutto il resto) e una casa: questi credo siano i tre elementi utili per riaffermare il concetto di famiglia nel quale effettivamente crediamo.

Il Piano casa - non è una novità - va quindi nella direzione di affermare che purtroppo siamo un Paese che, quanto a finanza pubblica, non può più disporre di quanto forse disponeva in passato, perché ha il più alto debito pubblico in Europa ed il terzo più alto a livello mondiale, nell'ambito dei Paesi sviluppati ed industrializzati. Sono pertanto convinto che il tema della distribuzione dei fondi, così com'è avvenuta finora, sia comunque da osservare. Allora, si è ritenuto di far intervenire il pubblico ed il privato, in maniera da dare la possibilità di soddisfare comunque al bisogno della casa in termini reali. (Brusìo).

Signor Presidente, potrei anche interrompere il mio intervento, se non serve, perché mi pare che non sia più utile. Se il senatore che mi ha pregato di intervenire volesse dirmi se posso concludere, lo farei volentieri, visto che mi sembra di parlare per nessuno. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e IdV).