GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel nostro Paese la presenza di un'emergenza casa è un dato strutturale. Oggi essa rischia di assumere un carattere particolarmente grave a causa delle conseguenze della crisi finanziaria, che comprime, specialmente nei settori sociali più deboli, le possibilità di affrontarla. Sappiamo tutti che tale emergenza non potrà essere risolta con i finanziamenti previsti nel decreto-legge n. 112 del 2008, né con le modificazioni successive previste nella legge n. 133, soprattutto (e oltre i contenuti) perché i tempi, stanti così le cose, non lo permettono.
Per risolvere l'emergenza abitativa, oltre gli interventi a medio termine, occorrono soluzioni nuove, che, a partire anche dalle difficoltà che questa crisi sta evidenziando giorno dopo giorno, siano in grado di avviare e sostenere un percorso articolato che interagisca con un profondo rinnovamento di tutto il sistema Paese. Se le generazioni più anziane difficilmente potranno essere conquistate a prospettive più flessibili di lavoro, dobbiamo convincere le nuove che alla domanda di lavori flessibili, che alla disponibilità di mobilità geografica corrispondono la facilità a spostarsi, a cambiare casa, a trovare servizi adeguati e soprattutto procedure semplici, rapide, economiche ed efficaci. Non è facile allo stato attuale, direi quasi impossibile.
Tuttavia l'emergenza va affrontata ed il rinvio degli sfratti rappresenta nell'immediato una risposta indispensabile soprattutto per le categorie sociali più deboli. Ma il giugno del 2009 purtroppo viene presto e sappiamo tutti che il rischio è quello di ritrovarci a quella data in una situazione poco dissimile dall'attuale.
Vorrei prendere spunto dal provvedimento che stiamo discutendo per fare alcune considerazioni più generali.
Nel 2006 il 73,3 per cento delle famiglie residenti e il 74,7 per cento degli individui viveva in abitazioni di proprietà. Un ulteriore 9,1 per cento di famiglie e l'8,7 per cento di persone beneficiava di alloggi in usufrutto o ad uso gratuito; il rimanente 17,7 per cento di famiglie era in affitto. Oggi in Italia la percentuale delle famiglie proprietarie della casa in cui vivono si può ritenere sia prossima all'80 per cento. La percentuale di proprietari è una delle più alte - se non la più alta - d'Europa ed è ovviamente il contrario per gli affittuari. Per capire, almeno quantitativamente, questo elemento nel contesto europeo, come dato estremo di confronto si può considerare la Svizzera, che ha solo il 34,6 per cento di inquilini proprietari delle abitazioni in cui vivono.
I dati ai quali faccio riferimento - di fonte ISTAT - sono soprattutto dati che dovrebbero farci riflettere sul sistema Italia, su come affrontare in futuro le politiche per la casa, sul significato e sui modi di affrontare le emergenze abitative e su come tale situazione, pur presentando aspetti positivi, rischi di interagire negativamente aggravando gli effetti dell'attuale crisi finanziaria ed economica.
La distribuzione della proprietà della casa conferma la percezione che si ha del sistema Italia. Da un punto di vista territoriale, la quota di famiglie proprietarie è più elevata, e in aumento, nel Nord e ancor più nel Centro, dove corrispondentemente si registra anche il calo più consistente nella quota di affittuari. È invece in diminuzione, e inferiore di quasi cinque punti percentuali, nel Mezzogiorno, dove sono però cresciute le famiglie beneficiane dell'alloggio a titolo d'usufrutto o uso gratuito.
E' evidente che la fortissima percentuale di case in proprietà delinea una società fortemente statica ed insicura, che ha scarsa fiducia nei sistema Paese e che considera l'acquisto della casa come unico consistente bene rifugio e il cambio di abitazione come un'onerosissima avventura. Ed è altrettanto evidente che sarà sempre difficilissimo parlare di flessibilità - specialmente con i giovani - se non si inverte questa tendenza con interventi che sappiano incidere profondamente nella logica del mercato delle abitazioni e negli affitti, riuscendo ad ispirare quella fiducia verso opportunità diverse dall'acquisto che ora non possono esistere.
La situazione attuale, tra l'altro, ha contribuito nel tempo a far lievitare i costi delle abitazioni, ha indebitato in maniera consistente le famiglie essendo costrette al ricorso massiccio dei mutui. Un ricorso che inevitabilmente condiziona le stesse capacità di spesa delle famiglie, tanto più in momenti di grave difficoltà come quelli della crisi attuale.
L'aumento dei costi, la scarsa disponibilità di abitazioni libere, il prevalere di opportunità stagionali nei molti luoghi turistici, ma, in questo contesto così contorto, anche le difficoltà a rientrare nella disponibilità del proprio appartamento, hanno poi alimentato una crescita continua e a dismisura degli affitti, crescita che ha colpito tutti, in particolar modo le giovani coppie e, spesso in maniera drammatica, i ceti più deboli.
Questa situazione, alle lunghe, ha anche generato uno stato di emergenza permanente, che grava, direttamente o indirettamente e in misura diversa, su tantissime famiglie, in particolare su quelle meno abbienti o che vivono situazioni sociosanitarie particolarmente difficili o gravi. È dunque con questa emergenza che siamo costretti da anni ed anni a continuare a fare i conti.
Termino sottolineando che ciò che mi ha colpito di più nell'iter di questo provvedimento è che nella versione originale presentata dal Governo si sia tentato di restringere di non poco (quasi del 50 per cento dei casi) l'area di attuazione della legge n. 9 del 2007; si è cioè ritenuto, nonostante la conclamata emergenza, di ridurre il numero delle famiglie che, pur nella stessa situazione, ne potessero beneficiare. Stessa tipologia critica d'utenti, stesso problema, ma incomprensibilmente chi non abitava in prossimità di un grande insediamento urbano - anche se in una città a forte densità abitativa - veniva escluso. Prendo atto che alla Camera, su nostra sollecitazione, la maggioranza ha ritenuto opportuno ripensare la situazione, ripristinando un quadro d'intervento assai più ragionevole. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Luca. Ne ha facoltà.