GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, il collega Egidio Digilio ha esposto un quadro completo di questo provvedimento. Io vorrei evidenziare alcuni aspetti, se mi è permesso, anche perché ritengo che sia questo il momento particolare per affrontarli.
Circa un mese fa - lo dico al nostro gentile relatore - si è svolto a Roma, in Campidoglio, un convegno che aveva il seguente tema: «Emergenza casa: come affrontarla?». Perché un convegno del genere? Esso ha poi dato vita ad un comitato spontaneo, nel quale sono intervenuti l'Ordine degli ingegneri, la Federlazio, l'ACER, l'Assocasa, l'ARPE, l'UGL, la UIL, la CISL e tante altre organizzazioni. Queste ultime, però, sono intervenute in rappresentanza non solo dei locatari, ma anche dei piccoli proprietari. E penso all'associazione ARPE che, a Roma e nel Lazio, raccoglie, sotto l'egida del suo segretario generale, che è Massimo Anderson, e del suo presidente, che è l'avvocato ed ex senatore della Repubblica Michele Pazienza, tanti piccoli proprietari che hanno investito i loro risparmi nelle proprietà.
Questo convegno, che si è svolto mercoledì 19 novembre presso la Sala del Carroccio nel Palazzo senatorio in Campidoglio, ha visto la partecipazione del presidente della Commissione casa, di consiglieri comunali della maggioranza (del PdL), ma anche di esponenti dell'opposizione. In esso si è parlato del problema, che secondo noi è il principale da affrontare, relativo, per esempio, a tutti coloro i quali vogliono avere un tetto sulla testa per costruire una famiglia.
Ma non è solo questo l'aspetto che ci interessa, perché ve ne sono altri che ricadono sicuramente nelle competenze dei Comuni e delle Regioni, con l'ATER e gli ex istituti autonomi delle case popolari. Questi hanno grossi patrimoni, spesso abbandonati: ci si accorge solo oggi, per esempio, che in tante parti d'Italia, così come a Roma, vi sono locali e abitazioni per i quali i cittadini fortunati pagano due lire, mentre altri addirittura, caro relatore, non hanno mai pagato niente; e poi c'è chi, in funzione di questo, approfitta - ed ecco perché il decreto-legge in esame è necessario - con le occupazioni dirette.
Negli anni passati (credo che l'avvocato e senatore Valentino, come professionista, sia intervenuto tante volte in questo campo), prima si indirizzava l'occupazione di edifici e palazzine, poi, quando il Comune andava a verificare, si scopriva che quelle abitazioni non avevano l'abitabilità, per cui erano fuori dalle regole e bisognava sanare tutto per venire incontro ad alcune esigenze.
Certo, il problema non si può e non si deve risolvere con le occupazioni, ma andrà risolto, per quanti hanno necessità di abitazione, con un confronto forte. A Roma è stata avanzata una proposta, relativa alla costituzione di un comitato promotore degli stati generali dell'edilizia, dove non vi siano solo i rappresentanti dei costruttori (che più non hanno costruito in questo senso), ma di quanti hanno interesse e voglia di avere un'abitazione. Pensate che nell'ultima statistica a Roma si parla di 100.000 appartamenti necessari per venire incontro a questi problemi.
Un economista quale Fabio Verna parla della realizzazione delle cubature di edilizia sociale, che vanno stabilite, difese e garantite dalla legge; mentre Marco Visconti, che ha avuto responsabilità quale presidente di Municipio, parla della necessità sociale di un intervento concreto dei Comuni in questa direzione, i quali non possono essere abbandonati da soli a trovare soluzione al problema.
Marco Di Cosimo, che è presidente della commissione urbanistica del Comune di Roma, nella sua relazione, parla della necessità di reperire ulteriori spazi per la realizzazione di nuovi quartieri, ma io, quando penso ai nuovi quartieri, ho sempre paura che vi sia qualcuno che abbia la volontà di costruire quartieri come Corviale, che sono l'indecenza di un marxismo imperante nell'edilizia degli anni Settanta. (Applausi del senatore Longo). Quel marxismo ha portato intanto a non far più entrare a Roma il venticello romano, perché quel mostro lunghissimo e ignobile che è il cosiddetto Serpentone di Corviale ha impedito al ponentino romano di entrare in città. È quello un edificio dove tutti sono uguali agli altri, ma nessuno ha l'autonomia della propria abitazione.
Quando si costruiscono quartieri dormitorio (penso al piano ISVEUR che ha fatto crescere a Roma Tor Bella Monaca negli anni Sessanta-Settanta), penso con terrore che poi gli agenti delle forze dell'ordine, se dovranno andare ad arrestarvi qualcuno, dovranno farlo in forza, perché spesso questi quartieri diventano la roccaforte di coloro che intendono continuare a delinquere, senza nemmeno pagare ciò che devono pagare.
Pertanto, sono necessari interventi concreti, ma anche un nuovo rapporto tra lo Stato e le Regioni. Le Regioni amministrano dei beni, hanno il controllo e nominano i consigli di amministrazione delle aziende autonome. Quindi, il rapporto tra lo Stato e le Regioni va lanciato, ripreso e, da parte di molti, anche indirizzato verso un nuovo equilibrio. Come ha detto il presidente dell'Ordine degli ingegneri, Francesco Duilio Rossi, durante un convegno: abbiamo la necessità di verificare le realtà di una città come Roma.
Allo stesso tempo, il problema dell'emergenza casa va risolto - come ha sottolineato poi il moderatore di quel convegno Adalberto Baldoni - alla luce del sole. Ne deriva che l'equilibrio di cui sopra deve poter mettere in campo coloro i quali su questo argomento hanno i numeri, la possibilità ma anche l'interesse di confrontarsi per aprire un dialogo concreto.
Quindi, mi auguro che il relatore di questo disegno di legge, il senatore Digilio, sarà presente al convegno che si svolgerà in Campidoglio alla fine di gennaio, il cui scopo sarà quello di evidenziare tali problematiche, con l'ausilio di coloro che hanno la possibilità di farlo e di coloro che invece vivono la necessità della casa. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruno. Ne ha facoltà.