SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
97a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 20 NOVEMBRE 2008
(Antimeridiana)
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Presidenza del presidente SCHIFANI,
indi del vice presidente NANIA
e della vice presidente BONINO
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 99 del 25 novembre 2008
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per l'Autonomia: Misto-MPA.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 9,36.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,40 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Saluto ad una delegazione
dell'Assemblea nazionale della Repubblica del Vietnam
PRESIDENTE. Rivolge un caloroso saluto alla delegazione dell'Assemblea nazionale della Repubblica del Vietnam, presente in tribuna. (Generali applausi).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1152) Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997 (Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
CICOLANI, relatore. Ribadisce l'urgenza di un provvedimento largamente atteso, che interviene a sostegno di settori gravemente colpiti dall'aumento dei prezzi delle materie prime e dalla crisi economica. Gli emendamenti presentati dal Governo tendono ad evitare violazioni del diritto comunitario in materia di aiuti di Stato. Si tratta delle due proposte volte rispettivamente a chiarire meglio le modalità applicative della riduzione dei costi dell'energia per determinate aziende e a produrre una discontinuità nei rapporti di lavoro in caso di cessione di rami d'azienda all'interno di una procedura di amministrazione straordinaria. La valutazione di ammissibilità degli emendamenti in Commissione è stata rigorosa e la proposta in tema di arbitrati, poi ritirata, aveva una portata moralizzatrice. Ricorda infine che in Commissione si sono registrate ampie convergenza sia sull'opportunità di un intervento del Governo per ripristinare la legalità nei cantieri dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria sia sulla sospensione dei termini dei versamenti tributari e contributivi nelle Regioni terremotate Marche e Umbria, una norma che dovrebbe essere estesa agli enti pubblici.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. L'aumento dei prezzi dei materiali da costruzione e dei prodotti petroliferi ha determinato una situazione di emergenza che incide in modo particolarmente negativo sul settore dell'autotrasporto e rischia di bloccare la realizzazione di opere infrastrutturali che dovrebbero essere il volano della ripresa economica. L'urgenza del provvedimento è dunque evidente ed è stata riconosciuta, sia pure indirettamente, anche negli interventi dell'opposizione che ha no richiamato le audizioni svolte in Commissione. Il Governo si impegna a ripristinare la legalità in relazione ai lavori di ampliamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e preannuncia sin d'ora parere favorevole sugli emendamenti della Commissione.
Sui richiami al Regolamento
avanzati nella seduta pomeridiana del 19 novembre 2008
PRESIDENTE. Esprime gli orientamenti della Presidenza sulle rilevanti questioni, in tema di ammissibilità degli emendamenti nell'ambito della sessione di bilancio, che sono state sollevate dai senatori Legnini, Morando e Azzollini nella seduta pomeridiana di ieri. Rispetto al decreto-legge in esame, premesso che sulla proponibilità degli emendamenti il Presidente della Commissione di merito si è attenuto ad una prassi consolidata, per analoghe ragioni la Presidenza non dichiarerà inammissibili gli emendamenti approvati in Commissione. Invita però i Presidenti delle Commissioni ad esercitare, durante la sessione finanziaria, un vaglio puntuale e rigoroso, che tenga conto della giurisprudenza costituzionale. Invita inoltre il Governo a collaborare con la Commissione bilancio affinché il Parlamento sia informato tempestivamente delle conseguenze finanziarie dei decreti-legge che incidono sul bilancio a legislazione vigente.
MORANDO (PD). Ringraziando la Presidenza per la sensibilità dimostrata rispetto alle questioni sollevate, sollecita la presentazione già in Commissione da parte del Governo di emendamenti al disegno di legge finanziaria che recepiscano le modifiche alle relative tabelle intervenute nel corso dell'esame di altri disegni di legge, affinché il lavoro parlamentare possa svolgersi con maggiore chiarezza e rigore. D'altra parte la Commissione bilancio, magari con l'ausilio di qualche correzione regolamentare concordata in sede di Giunta per il Regolamento, dovrebbe impegnarsi ad esprimere un parere negativo sulle proposte emendative ai diversi provvedimenti in discussione durante la sessione di bilancio che presentino un carattere oneroso.
PRESIDENTE. Ringrazia il senatore Morando per aver evidenziato il problema e auspica che si possa procedere senza incongruenze nell'esame dei disegni di legge.
LEGNINI (PD). Non condivide la decisione assunta dalla Presidenza in merito alla proponibilità degli emendamenti estranei alla materia del decreto-legge di cui si discute la conversione, che la Commissione bilancio ha erroneamente dichiarato ammissibili, dal momento che la prassi richiamata dal Presidente è in palese contrasto con i dettami costituzionali e con i Regolamenti di entrambe le Camere. Tuttavia, poiché il presidente Schifani sembra condividere l'impostazione complessiva dei rilievi avanzati, avendo previsto che in futuro ci si attenga a criteri più rigorosi nell'esame degli emendamenti, lo invita ad investire immediatamente la Giunta per il Regolamento della questione e a sollecitare i proponenti a ritirare nel corso della discussione le proposte emendative chiaramente estranee all'oggetto del decreto-legge.
AZZOLLINI (PdL). Esprime soddisfazione per le decisioni assunte dalla Presidenza e per il richiamo ad un comune sforzo bicamerale per una razionalizzazione della materia e sottolinea che nel caso specifico, essendo in discussione un decreto dal contenuto piuttosto ampio, gli emendamenti sui quali sono stati avanzati i rilievi non appaiono in effetti completamente estranei all'oggetto del provvedimento. Assicura inoltre che la 5a Commissione, anche grazie al contributo fattivo dell'opposizione, ha valutato con attenzione e rigore tutti gli aspetti relativi ai profili finanziari del decreto. In merito, infine, all'utilizzo delle risorse del FAS, ricorda che la Commissione si era riservata di esaminare la proposta del Governo, successivamente ritirata, solo dopo che fossero stati forniti tutti i dettagli informativi sull'attuale impiego del Fondo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Prende atto con soddisfazione del riconoscimento dell'impegno della Presidenza ad inaugurare una prassi maggiormente rigorosa per quanto riguarda le modifiche in itinere alle tabelle del disegno di legge finanziaria e sottolinea gli aspetti propositivi della decisione, non condivisa dal senatore Legnini, in merito alla proponibilità degli emendamenti; pur rilevando la necessità di innovare per il futuro la prassi anche a questo riguardo, infatti, non appare opportuno intervenire nel corso della discussione odierna, stravolgendo le regole finora ritenute valide, neppure invitando al ritiro delle proposte emendative più controverse. Senza interrompere i lavori parlamentari in corso, la Giunta per il Regolamento sarà investita della questione nei prossimi giorni.
LEGNINI (PD). Anche grazie al costruttivo dibattito svolto e alle decisioni innovative della Presidenza, auspica che in futuro gli emendamenti estranei alla materia di un disegno di legge siano effettivamente dichiarati improponibili, già in Commissione, e che la Giunta per il Regolamento sia presto convocata per convalidare definitivamente tale impostazione. Fa appello infine alla responsabilità del Governo e dei parlamentari, soprattutto di maggioranza, affinché ritirino gli emendamenti in questione, proprio in conformità alla prassi innovata dalla decisione assunta dalla Presidenza. (Applausi dal Gruppo PD).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
AMATI, segretario. Dà lettura dei pareri espressi dalle Commissioni 1a e 5a sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti ad esso riferiti. (v. Resoconto stenografico).
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. Passa all'esame degli ordini del giorno.
CICOLANI, relatore. Suggerisce che l'ordine del giorno G200 venga accolto come raccomandazione, dal momento che il tema delle risorse attribuite al Fondo per le aree sottoutilizzate è già all'attenzione del Governo.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Accoglie l'ordine del giorno G150 della Commissione e come raccomandazione l'ordine del giorno G200.
RANUCCI (PD). Esprime soddisfazione per l'accoglimento dell'ordine del giorno G150, che impegna il Governo a prevenire il rischio di infiltrazioni criminali nelle grandi opere infrastrutturali. (Applausi dal Gruppo PdL).
IZZO (PdL). Aggiunge la firma all'ordine del giorno G200, non insistendo per la votazione, ma auspicando che il Governo dia piena attuazione alla raccomandazione accolta, la quale solleva il problema della grave crisi in cui versa il Mezzogiorno.
CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Sottoscrive l'ordine del giorno G200, chiedendo che esso sia posto in votazione, così da imporre alla maggioranza di assumere una precisa posizione circa la volontà o meno di sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. La richiesta di votazione avanzata dal senatore Cintola non può essere accolta in quanto il senatore Izzo, che ha aggiunto per primo la firma all'ordine del giorno G200, ne ha accettato l'accoglimento come raccomandazione. Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, avvertendo che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1, ricordando che gli emendamenti 1.11, 1.15, 1.16, 1.17, 1.0.3 e 1.0.301 sono inammissibili.
MENARDI (PdL). Trasforma l'emendamento 1.1 in un ordine del giorno.
RANUCCI (PD). Illustra il contenuto dell'emendamento 1.4, volto a non reiterare oltre il 2008 le variazioni percentuali previste all'articolo 1 del provvedimento.
MURA (LNP). Con l'emendamento 1.10 si intende tutelare la progettualità dei Comuni con meno di 5.000 abitanti, consentendo loro di accedere ad un apposito fondo governativo. L'emendamento 1.120 prevede invece la soppressione di quella disposizione ai sensi della quale il 2 per cento dell'importo posto a base di gara per la realizzazione delle opere pubbliche sia destinato, nella misura dello 0,5 per cento, ai tecnici comunali e, per la restante parte, al capitolo delle entrate del bilancio dello Stato, con ciò penalizzando gravemente i Comuni e mettendoli nell'impossibilità di poter affidare la progettazione delle opere all'interno del proprio ente. L'emendamento 1.13 prevede l'innalzamento dell'importo dei lavori per i quali è ammessa la trattativa privata senza pubblicazione del bando di gara, posto che l'attuale importo di 100.000 euro è una cifra inadeguata, specie se rapportata al rialzo dei prezzi registrato nel corso degli ultimi anni. (Applausi dal Gruppo LNP).
BUBBICO (PD). Nell'illustrare il contenuto degli emendamenti 1.11 e 1.15, sottolinea che le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate vengono di fatto depauperate attraverso prelievi costanti, con ciò danneggiandosi non solo il Mezzogiorno, ma anche le altre Regioni d'Italia che non potranno attuare tutti quei programmi che risultano cofinanziati dal Fondo in oggetto. (Applausi dal Gruppo PD).
FILIPPI Marco (PD). Ritira l'emendamento 1.16, al pari dell'1.0.3 già ritirato, e anticipa il ritiro degli emendamenti 2.2, 2.3, 2.4 2.0.2, in quanto contenenti disposizioni estranee all'oggetto del decreto-legge.
BALDINI (PdL). Illustra l'emendamento 1.0.1, avente la finalità di tutelare il comparto del commercio di materiali edili, costituito in prevalenza da piccole e medie imprese che versano oggi in una situazione di grave difficoltà, determinata soprattutto dalla tendenza delle imprese di costruzione a differire i pagamenti dovuti ai propri fornitori di materiale.
FIORONI (PD). Illustra il contenuto dell'emendamento 1.0.2, anch'esso volto ad assicurare adeguata tutela al comparto del commercio di materiali edili.
LEDDI (PD). L'emendamento 1.0.100 ha la finalità di risolvere il problema dei ritardi di pagamento della pubblica amministrazione nei confronti dei privati, che compromette fortemente il funzionamento e in alcuni casi la sopravvivenza di molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni. In tale ottica, oltre a prevedersi un intervento sul principio della compensazione fiscale, viene disposto che la Cassa depositi e prestiti sia tenuta ad accollarsi gli eventuali crediti vantati da privati nei confronti della pubblica amministrazione, costituendo a tal fine un apposito fondo. (Applausi dal Gruppo PD).
BAIO (PD). A nome anche delle colleghe Antezza e Ghedini, chiede di aggiungere la firma all'emendamento 1.0.100.
RANUCCI (PD). L'emendamento 1.0.101 introduce il principio della compensazione tra debiti e crediti per i fornitori dello Stato, così da venire incontro alle piccole e medie imprese che versano in situazioni di difficoltà a causa dei mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione.
GRILLO (PdL). Comunica che il testo dell'emendamento 1.0.250 è stato riformulato. (v. Allegato A).
CICOLANI, relatore. L'ordine del giorno G1.1 presentato dal senatore Menardi in sostituzione dell'emendamento 1.1, può essere accolto come raccomandazione. Ritira gli emendamenti 1.0.700 e 1.0.701. Invita i presentatori a ritirare gli emendamenti 1.2 e 1.9 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti 1.30, 1.5, 1.60, 1.7, 1.400, 1.0.302 e 1.0.250 (testo 2). Invita a trasformare in ordini del giorno gli emendamenti 1.120, 1.0.100, 1.0.101 e 1.0.400. Il parere è contrario sui restanti emendamenti.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprime parere conforme a quello del relatore.
MENARDI (PdL). Non insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.1 (v. Allegato A) e ritira gli emendamenti 1.2 e 1.9.
Il Senato approva l'emendamento 1.30 e, con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), respinge l'emendamento 1.4.
PRESIDENTE. Prende atto che il senatore Valentino non è riuscito ad esprimere il proprio voto sull'emendamento 1.4.
Il Senato approva gli emendamenti 1.5, 1.60 e 1.7. Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), viene respinto l'emendamento 1.8.
MURA (LNP). Ritira gli emendamenti 1.10, 1.13 e 1.14 e trasforma l'emendamento 1.120 nell'ordine del giorno G1.12 (v. Allegato A).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva l'emendamento 1.400.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.11, 1.15 e 1.17 sono improcedibili, mentre l'emendamento 1.16 è ritirato.
Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore GIAMBRONE (IdV), il Senato respinge gli emendamenti 1.18 e 1.19.
BALDINI (PdL). Ritira l'emendamento 1.0.1.
Il Senato respinge l'emendamento 1.0.2.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.0.3 è stato ritirato.
AZZOLLINI (PdL). All'esito di una lunga e approfondita discussione, la Commissione bilancio ha sancito l'improcedibilità dell'emendamento 1.0.250. Chiede dunque di accantonare l'emendamento 1.0.250 (testo 2), derivante dalla riformulazione di tale emendamento, per consentire alla Commissione bilancio di esaminarlo. (Applausi dal Gruppo PdL).
MORANDO (PD). Concorda con l'accantonamento dell'1.0.250 (testo 2), ma ritiene che esso non possa che essere considerato improcedibile.
PRESIDENTE. Accantona l'emendamento 1.0.250 (testo 2). Gli emendamenti 1.0.4, 1.0.700 e 1.0.301 sono stati ritirati.
FILIPPI Marco (PD). Chiede il ritiro dell'emendamento 1.0.302, non condivisibile nel merito e non attinente alla materia del decreto-legge.
CICOLANI, relatore. L'emendamento va mantenuto, perché consente di alleviare la situazione finanziaria dell'ANAS attraverso l'assegnazione di risorse diverse dai trasferimenti ordinari.
LEGNINI (PD). L'emendamento è estraneo all'oggetto della discussione e non è urgente: se venissero applicati già al provvedimento in esame i criteri annunciati per il futuro dal Presidente in apertura di seduta, esso sarebbe da considerare senza dubbio inammissibile. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Pur apprezzando la solidità del ragionamento del senatore Legnini, per gli emendamenti al decreto-legge in esame si atterrà strettamente a quanto riferito dal presidente Schifani nel corso dell'odierna seduta.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva l'emendamento 1.0.302.
PRESIDENTE. Ricorda che l'emendamento 1.0.701 è stato ritirato.
LEDDI (PD). Accoglie l'invito del relatore e del Governo a trasformare l'emendamento 1.0.100 in ordine del giorno.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Chiede di sottoscrivere l'ordine del giorno G1.0.100 ed auspica che il Governo accolga quanto prima le misure proposte che, senza comportare oneri per lo Stato, offrono un cospicuo aiuto alle imprese. (Applausi dai Gruppi LNP e PD).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo come raccomandazione, l'ordine del giorno G1.0.100 non viene posto in votazione.
RANUCCI (PD). Chiede che l'emendamento 1.0.101, di contenuto analogo all'emendamento 1.0.100, venga comunque posto ai voti, nonostante l'accoglimento dell'ordine del giorno G1.0.100.
MORANDO (PD). In un momento in cui le imprese subiscono gli effetti del contingentamento del credito dovuto allo stato di difficoltà delle banche, l'emendamento, che obbliga le pubbliche amministrazioni ad effettuare i pagamenti dovuti alle imprese in tempi ragionevoli, offre un aiuto urgente ed importante al sistema economico. (Applausi dal Gruppo PD).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge l'emendamento 1.0.101.
BALDINI (PdL). Accoglie l'invito del relatore e del Governo a trasformare l'emendamento 1.0.400 nell'ordine del giorno G1.0.400 (v. Allegato A).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.0.400 non viene posto in votazione.
Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 2.1 (testo 2), 2.0.102, 2.5, 2.6 (testo 2) e 2.0.5.
CICOLANI, relatore. Chiede di accantonare gli emendamenti 2.200 e 2.100 per consentire alla 5a Commissione di riformulare la parte relativa alla copertura.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). L'emendamento 2.100 va accantonato, perché l'eventuale accoglimento dell'emendamento 2.200 ne comporterebbe l'assorbimento.
PRESIDENTE. Dispone l'accantonamento degli emendamenti 2.200 e 2.100.
MORANDO (PD). Occorre attendere l'esito dell'emendamento 2.200, interamente sostitutivo dell'articolo, per procedere alla votazione dei successivi emendamenti.
PRESIDENTE. Trattandosi di un decreto-legge, si può proseguire nella votazione degli altri emendamenti e procedere poi all'esame dell'emendamento accantonato.
ZANETTA (PdL). Ritira l'emendamento 2.0.1, il cui oggetto merita un approfondimento in Commissione difesa.
LEGNINI (PD). L'emendamento 2.0.2 consente ai veicoli muniti di foglio di via di trasportare altri veicoli, o loro parti, destinati anch'essi all'esportazione. Si elimina così un divieto che ha inciso negativamente sulla competitività delle aziende italiane di autotrasporto, senza prevedere oneri per lo Stato.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Concordando con le osservazioni del senatore Legnini, chiede di espungere il secondo comma dell'emendamento 2.0.2, che diverrebbe identico emendamento 2.0.3.
LEGNINI (PD). È disposto ad eliminare il comma 2 dell'emendamento.
CICOLANI (PdL). Esprime parere favorevole sugli identici emendamenti 2.0.2 (testo 2) e 2.0.3, nonché sugli emendamenti 2.700, 2.301, 2.0.6, 2.0.100 e 2.0.101. Il parere è contrario su tutti gli altri emendamenti.
PRESIDENTE. Ricorda che gli emendamenti 2.2, 2.3, 2.4, 2.5 e 2.0.1 sono stati ritirati. Gli emendamenti 2.5, 2.0.5 e 2.0.102 sono improcedibili.
Il Senato approva gli emendamenti 2.60, 2.700, 2.301 (testo corretto) e 2.0.6. Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge gli emendamenti 2.0.2 (testo 2) e2.0.3 (testo 2), tra loro identici.
ZANETTA (PdL). Ritira l'emendamento 2.0.4.
INCOSTANTE (PD). Annuncia l'astensione del Gruppo sul 2.0.100.
Il Senato approva gli emendamenti 2.0.100 e 2.0.101.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 3.0.8 (testo 3), 3.0.3 (testo 2), 3.5 (testo 2), 3.2, 3.3, 3.6, 3.11 e 3.0.5.
SCANU (PD). L'emendamento 3.1 fa in modo che il finanziamento delle opere connesse all'organizzazione del G8 venga posto a carico del Fondo aree sottoutilizzate interregionale, senza gravare sulla parte del Fondo già destinata alla Regione Sardegna. Il secondo comma consente, invece, la realizzazione della nuova strada "trasversale del Nord Sardegna" tra Olbia e Sassari. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PISANU (PdL). Considerando inopportuno utilizzare risorse destinate allo sviluppo della Sardegna per l'organizzazione di un evento internazionale seppure organizzato in tale Regione, chiede di considerare con attenzione l'emendamento illustrato dal senatore Scanu. (Applausi dal Gruppo PD).
Presidenza della vice presidente BONINO
FIORONI (PD). L'emendamento 3.4 tende a chiarire che il beneficio della restituzione in misura ridotta e tramite rateizzazione dei versamenti tributari e contributivi sospesi si applica anche al settore pubblico. (Applausi dal Gruppo PD).
CASOLI (PdL). Tenendo conto degli effetti della crisi economica sulle zone terremotate delle Marche e dell'Umbria, l'emendamento 3.5 (testo 2) posticipa di un anno la restituzione dei versamenti sospesi.
ASTORE (IdV). L'emendamento 3.11, che è stato sottoscritto anche da un senatore della maggioranza, estende alla Regione Molise, colpita dal terremoto nel 2002, la misura della sospensione e della riduzione dei versamenti tributari e dei contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi. Rivendicando al territorio in cui è stato eletto parità di trattamento rispetto alle Marche e all'Umbria, lamenta l'assenza di stanziamenti per la ricostruzione nell'anno 2009. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
SANNA (PD). Preannuncia la disponibilità a mantenere in votazione soltanto la prima parte dell'emendamento 3.3 che, ispirandosi ad un'ordinanza della protezione civile, autorizza la spesa di 20 milioni in favore delle popolazioni della Sardegna che sono state colpite dagli eventi alluvionali dell'ottobre scorso. Sollecitando un voto bipartisan, sottolinea la rilevanza della proposta ai fini della ripartizione delle risorse destinate alle aree sottoutilizzate che sarà decisa a breve dal CIPE. (Applausi dal Gruppo PD).
CICOLANI, relatore. Esprime parere favorevole sugli emendamenti 3.100, 3.0.1 e 3.0.20. Invita la presentatrice a trasformare l'emendamento 3.4 in un ordine del giorno. Chiede l'accantonamento degli emendamenti 3.5 (testo 2) e 3.0.30 per un riesame dei profili di copertura. Esprime parere contrario sui restanti emendamenti, invitando i presentatori dell'emendamento 3.1 a considerare la possibilità di reperire risorse per lo sviluppo a livello europeo.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Condivide il parere del relatore.
SCANU (PD). Trasforma l'emendamento 3.1 nell'ordine del giorno G3.100 (v. Allegato A).
CICOLANI, relatore. E' favorevole.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Il Governo è orientato ad accogliere l'ordine del giorno.
GARRAFFA (PD). Dichiara la propria contrarietà ad un utilizzo distorto dei fondi destinati alle aree sottoutilizzate, che finisce per danneggiare l'intero Mezzogiorno. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Longo).
SCANU (PD). Pur essendo soddisfatto del parere del Governo, chiede la votazione dell'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo PdL).
SANCIU (PdL). Aggiunge la firma all'ordine del giorno.
DELOGU (PdL). Sottoscrive l'ordine del giorno.
MASSIDDA (PdL). L'ordine del giorno meriterebbe di essere sottoscritto dall'intera Assemblea.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore D'ALIA (UDC-SVP-Aut), il Senato approva l'ordine del giorno G3.100. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricorda che l'emendamento 3.2 è ritirato.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore D'ALIA (UDC-SVP-Aut), il Senato approva l'emendamento 3.100.
PRESIDENTE. Avverte che alla Presidenza è pervenuta una riformulazione dell'emendamento 3.3, sul quale la Commissione bilancio aveva espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, e ne dispone l'accantonamento.
FIORONI (PD). Trasforma l'emendamento 3.4 nell'ordine del giorno G3.4 (v. Allegato A).
PRESIDENTE. Poiché il Governo conferma la volontà di accoglierlo, l'ordine del giorno G3.4 non è posto in votazione. L'emendamento 3.5 (testo 2) è accantonato. L'emendamento 3.6 è ritirato.
Con distinte votazioni elettroniche, chieste dal senatore GIAMBRONE (IdV), il Senato respinge gli emendamenti 3.7 e 3.8.
ASTORE (IdV). Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento chiede la votazione dell'emendamento 3.11.
DI GIACOMO (PdL). Ha sottoscritto l'emendamento 3.11 per garantire al Molise parità di trattamento rispetto alle altre Regioni colpite da eventi sismici e per porre fine ad una situazione di incertezza normativa.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). La bocciatura dell'emendamento a causa del parere contrario della Commissione bilancio nuoce alla causa del Molise. Invita perciò a trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, che avrebbe un valore politico non trascurabile. (Applausi dal Gruppo PdL).
ASTORE (IdV). Insiste per la votazione dell'emendamento. (Applausi dal Gruppo IdV).
MONGIELLO (PD). Aggiunge la firma all'emendamento 3.11.
Il Senato, con votazione nominale elettronica ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, respinge l'emendamento 3.11.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Condividendo l'obiettivo alla base dell'emendamento 3.12, in favore delle popolazioni di Marche e Umbria colpite dal terremoto, ma non le modalità di copertura individuate, invita i proponenti a trasformarlo in un ordine del giorno, al quale sarebbe lieto di aderire.
FIORONI (PD). Insiste per la votazione dell'emendamento 3.12.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Sollecita una verifica sulle modalità di copertura dell'emendamento in esame, già previste per l'emendamento 2.0.2.
PRESIDENTE. È compito della 5a Commissione verificare la copertura degli emendamenti.
CICOLANI, relatore. Nessuno degli emendamenti che presentano la medesima copertura dell'emendamento 3.12 è stato approvato; permane comunque il parere contrario sull'emendamento.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge l'emendamento 3.12.
LEGNINI (PD). Annuncia il voto contrario sull'emendamento 3.0.1, approvato in Commissione dalla maggioranza, che elimina le garanzie previste dall'articolo 2112 del codice civile a tutela dei lavoratori impiegati nel ramo di un'azienda in crisi ceduto ad altra azienda. L'emendamento, immaginato per scongiurare la censura comunitaria sul passaggio di Alitalia a CAI, rischia non solo di creare un vulnus ai diritti dei lavoratori della compagnia, ma anche di determinare le condizioni per l'elusione dei diritti di tutti i lavoratori di aziende in crisi. Nel caso in cui, assumendosene la responsabilità, la maggioranza ed il Governo intendessero confermare tale volontà, suggerisce una riformulazione che restringa l'ambito di applicazione del dispositivo alla sola Alitalia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
MORANDO (PD). Insiste affinché sia riconsiderato l'emendamento 3.0.1, che crea le condizioni per il venir meno della figura giuridica della cessione di ramo d'azienda, e sollecita l'individuazione di una disposizione che, pur evitando la condanna europea, non comporti conseguenze sociali così gravose. (Applausi dal Gruppo PD).
ICHINO (PD). Si astiene dal voto sull'emendamento 3.0.1 per non partecipare alla definizione di una norma confusa che, invece di correggere gli errori denunciati anche in sede comunitaria, interviene peggiorando quanto già previsto in merito alla cessione di Alitalia e creando ulteriori ostacoli alla formazione della nuova compagnia (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
NEROZZI (PD). L'emendamento 3.0.1 rischia di colpire migliaia di lavoratori e le loro famiglie. (Applausi dal Gruppo PD).
TREU (PD). Rivolge un appello alla maggioranza affinché riconsideri l'opportunità di una norma che, oltre ad essere in contrasto con le basilari regole di giustizia sociale, si pone in controtendenza rispetto al dibattito aperto in Europa sul tema delle garanzie che devono essere offerte ai lavoratori di grandi aziende in crisi. (Applausi dal Gruppo PD).
CICOLANI (PdL). L'emendamento 3.0.1, attentamente esaminato in Commissione, è stato confermato dal Governo anche per i profili di costituzionalità.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva l'emendamento 3.0.1.
DONAGGIO (PD). Annuncia il voto contrario sull'emendamento 3.0.20, che apparentemente rivolto solo alla Thyssenkrupp, rischia di pregiudicare tutte le produzioni strategiche ad alto assorbimento di energia. Un intervento in materia è necessario, ma deve essere accompagnato da un piano di ristrutturazione industriale del settore dell'alluminio, che già versa in condizioni difficili.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva l'emendamento 3.0.20.
PRESIDENTE. L'emendamento 3.0.30 è accantonato. Propone una breve sospensione per consentire alla Commissione bilancio di pronunciarsi sugli emendamenti accantonati.
AZZOLLINI (PdL). La revisione del parere della 5a Commissione deve essere considerata assolutamente eccezionale e limitata agli aspetti finanziari; pertanto, mentre su un emendamento si ravvisano motivi sufficienti a giustificare tale irritualità, per molti altri emendamenti è probabile che la Commissione confermi il parere già espresso.
La seduta, sospesa alle ore 12,56, è ripresa alle ore 13,22.
PRESIDENTE. Poiché la Commissione bilancio è ancora riunita, rinvia il seguito della discussione alla seduta pomeridiana.
FLUTTERO (PdL). Segnala che sull'emendamento 3.11 ha espresso un voto favorevole, mentre intendeva votare contro.
Sull'accordo raggiunto a Bruxelles in tema di Politica agricola comune
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Informa l'Assemblea dell'accordo raggiunto a Bruxelles, grazie al fattivo contributo del ministro Zaia e del Presidente del Consiglio, in tema di Politica agricola comune, che rappresenta un grande successo per l'agricoltura italiana. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
VALLARDI (LNP). Esprime la propria gratitudine nei confronti del ministro Zaia per il raggiungimento di un risultato fondamentale per le aziende agricole italiane. (Applausi dal Gruppo LNP).
Per la discussione di una mozione
BALDASSARRI (PdL). Sollecita la calendarizzazione della mozione 1-00036 sulla crisi finanziaria internazionale e le conseguenze in termini di nuova governance mondiale, sottoscritta da oltre ottanta senatori.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo sarà sollecitata in proposito. Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,26.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente SCHIFANI
PRESIDENTE.La seduta è aperta (ore 9,36).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
Saluto ad una delegazione
dell'Assemblea nazionale della Repubblica del Vietnam
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in tribuna una delegazione dell'Assemblea nazionale della Repubblica del Vietnam, alla quale inviamo un nostro caloroso saluto. (Generali applausi).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1152) Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997 (Relazione orale) (ore 9,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1152.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri il relatore ha svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale ed ha avuto luogo la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cicolani.
Pregherei i colleghi che sono alle spalle del relatore di prendere posto, in quanto gli impediscono materialmente di poter svolgere la relazione.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, credo che la replica debba toccare alcuni argomenti che sono stati evidenziati in sede di discussione generale e che meritano una qualche valutazione.
Il senatore Marco Filippi è intervenuto, nella fase iniziale del suo intervento, sull'urgenza di questo provvedimento. Al riguardo credo non ci possano essere dubbi, perché proprio dalle audizioni che abbiamo svolto in Commissione abbiamo constatato quanta aspettativa ci sia nel Paese rispetto ad un provvedimento sulla revisione dei prezzi degli appalti a seguito dell'andamento straordinario che quest'anno hanno avuto i prezzi di alcuni materiali, come ho avuto occasione di sottolineare già nella relazione iniziale.
L'autotrasporto, l'agricoltura e la pesca, il G8, la discontinuità nella cessione di rami d'azienda e di società in amministrazione straordinaria e l'interpretazione autentica legata al décalage del prezzo dell'energia per alcuni tipi di attività sono tutti argomenti che hanno un contenuto di urgenza. Conseguentemente, rispettano totalmente i requisiti fondamentali necessari per essere contenuti all'interno di un decreto-legge.
Posto che non ho trovato pertinenti alcune valutazioni sugli emendamenti presentati da colleghi e che pure sono stati esaminati e magari anche respinti dalla Commissione, nel metodo con cui ha affrontato questo argomento la Commissione si è tenuta su un profilo rigoroso di valutazione degli emendamenti in ordine ai pareri espressi dalla Commissione bilancio, alcuni dei quali sono intervenuti - li esamineremo oggi in Aula - successivamente al termine dei lavori della Commissione di merito, ieri pomeriggio; ci saranno pertanto delle novità in ordine alla valutazione di alcuni di essi.
Ricordo in particolare il tema degli arbitrati, affrontato da diversi colleghi, che aveva di per sé carattere di urgenza ed è stato giustamente valorizzato. A tale riguardo voglio correggere il senatore De Toni, che ieri ha ingiustamente valutato il lavoro prodotto da alcuni colleghi, che è un lavoro di moralizzazione di questo settore, in quanto la proposta dei senatori Zanetta, Grillo ed altri non soltanto conteneva una riduzione sostanziale dei compensi degli arbitri del 50 per cento, ma conteneva la vera norma di moralizzazione nel solco in cui si è andati negli ultimi anni, e cioè la assoggettabilità del giudizio arbitrale, la impugnabilità in sede civile e quindi la riconduzione del tema arbitrale nell'ambito di un procedimento civile accelerato.
Sono emersi, nel corso del dibattito, alcuni elementi rilevantissimi che pure sono stati evidenziati in sede di esame del provvedimento e che qui voglio richiamare, perché sono risultate amplissime convergenze tra i colleghi della Commissione.
Va portato a conoscenza dell'Aula il tema dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Occorre approfittare di un'Aula più popolata in questo momento di quanto non avvenga durante la fase della discussione generale, signor Presidente, per denunciare quanto è emerso nel corso delle audizioni e cioè il verificarsi, durante la costruzione della Salerno-Reggio Calabria, di gravissimi atti di illegalità. In particolare, tra i più gravi, quello di frode di identità dei lavoratori, particolarmente delle imprese subappaltatrici e cioè il fatto, denunciato dalle organizzazione sindacali, che in moltissimi casi vi sono buste paga assolutamente regolari e contributi regolarmente versati, ma corrispettivi pagati agli operai nell'ordine di 30 euro giornalieri per gli operai comuni e di 45 euro giornalieri per gli operai specializzati.
È un fatto intollerabile, che quest'Aula deve conoscere, perché noi, con un ordine del giorno presentato dai senatori Ranucci e Marco Filippi, ma condiviso da tutta l'8a Commissione che lo ha sottoscritto, chiederemo al Governo di intervenire in maniera che la Salerno-Reggio Calabria diventi un corridoio di legalità. Rubo la frase al collega Ranucci perché descrive perfettamente quello che il Governo dovrebbe fare - e che, a mio parere, tutto il Parlamento deve chiedere all'Esecutivo - sulla Salerno-Reggio Calabria, anche adottando misure di natura straordinaria. Dal momento che parliamo di un corridoio europeo bisogna dare all'intera Europa un esempio non soltanto di efficienza, che pure è necessario, nel riuscire ad accelerare i lavori di quel corridoio, ma anche un esempio di civiltà e fare in maniera che un intervento così consistente in termini economici in quella Regione aiuti realmente quell'area ad evolversi anche dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista civile. Evitiamo di imbarbarire ancora di più i rapporti e facciamo emergere situazioni che certamente non vanno premiate.
Un altro tema, emerso nel dibattito e che va rimarcato, è quello relativo alla restituzione dei versamenti tributari e contributivi legati alle sospensioni, autorizzate con ordinanza nei paesi colpiti dal terremoto del 1997. A tale riguardo abbiamo discusso molto se sull'estensione di questi contributi la posizione che assumeremo oggi - mi rivolgo anche alla senatrice Fioroni - preveda che anche gli enti pubblici siano interessati da una restituzione dei tributi e dei contributi ridotta al 40 per cento e non al 100 per cento, mediante rateizzazione in 120 rate mensili, come è previsto per tutti i soggetti interessati dalla suddetta sospensione. Chiederemo inoltre all'Assemblea l'esame dell'emendamento che sposta di un anno tale restituzione, vista la particolare contingenza economica, come ulteriore aiuto a quel territorio.
Le proposte del Governo inserite all'interno di questo dibattito sono due, entrambe su aspetti urgentissimi. La prima è legata ad un'interpretazione autentica, quindi è un semplice chiarimento su come deve essere applicata negli anni la riduzione del valore di sconto dell'energia per le aziende che, prima della nazionalizzazione dell'ENEL, la producevano in proprio. È un problema abbastanza complesso, che parte da molto lontano e riguarda tutte quelle aziende che nel 1962 producevano in proprio l'energia, in quanto ne consumavano in grandi quantità, e che nel percorso di nazionalizzazione hanno visto garantito da parte dello Stato un costo dell'energia pari a quello derivante dalla produzione in proprio, quindi differenziato rispetto ad altri utilizzatori. Dal momento che si deve tenere conto anche della normativa europea (altrimenti si entra nel campo degli aiuti di Stato) e quindi degli accordi internazionali, è necessario pervenire ad una situazione di ripristino di pari costo per tutti gli utilizzatori. Ciò avviene con una determinata progressione e l'emendamento in questione chiarisce i termini dell'applicazione di tale progressione.
L'altro emendamento è delicato perché riguarda la cessione di rami d'azienda...
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Cicolani. Posso pregare i colleghi di prestare attenzione all'intervento del senatore Cicolani o altrimenti di lasciare l'Aula? Questo non è un salotto. Non vorrei sospendere i lavori in questo momento. Credo sia giunto il momento in cui si debba tornare a parlare in Conferenza dei Capigruppo di questa esigenza. Penso che il senso di responsabilità di tutti i Capigruppo e dei singoli senatori ci dovrebbe portare a regole di comportamento condivise, per il rispetto del ruolo che svolgiamo. (Generali applausi).
Prego, senatore Cicolani, continui pure.
CICOLANI, relatore. L'emendamento proposto dal Governo genera una discontinuità in tutti i rapporti, e in particolare nei rapporti di lavoro, prevedendo la non applicabilità dell'articolo 2112 del codice civile quando il trasferimento o la vendita del ramo d'azienda avvenga all'interno di una procedura di amministrazione straordinaria. La ratio di tale misura è abbastanza evidente, così come lo è la sua urgenza, in quanto i profili comunitari hanno raccomandato, particolarmente nella situazione della vendita degli asset Alitalia, di produrre una discontinuità anche nei rapporti di lavoro tra la situazione precedente e quella di arrivo.
Mi sembra giusta l'osservazione, che è stata fatta anche in sede discussione generale, secondo la quale quello in esame è un provvedimento abbastanza complesso, come ho cercato di illustrare, e tuttavia ricco di contenuti di grande attualità in questo momento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, onorevoli senatori, le infrastrutture e i trasporti rappresentano una strada per riprendere la crescita del Paese. La mancata crescita degli ultimi 15 anni ha causato una perdita di prodotto interno lordo e ci priva oggi di risorse importanti per riavviare lo sviluppo. L'emergenza prezzi degli ultimi 18 mesi rischiava di bloccare i lavori in corso nelle infrastrutture, gravando fortemente soprattutto sull'autotrasporto, su cui pesa l'80 per cento del trasporto merci del nostro Paese.
L'urgenza del provvedimento è quindi chiara ed è stata confermata, oltre che dagli interventi dei senatori Gallo e Zanetta, anche da quelli dei senatori dell'opposizione Marco Filippi, Ranucci, De Castro e Fioroni che, facendo riferimento alle audizioni svolte, hanno confermato l'urgenza del provvedimento stesso.
Da ultimo, desidero anticipare che il Governo accoglie l'ordine del giorno presentato dalla Commissione sul ritorno alla legalità sulla Salerno-Reggio Calabria.
Sui richiami al Regolamento
avanzati nella seduta pomeridiana del 19 novembre 2008
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi pregherei di prestare un attimo di attenzione. La Presidenza ha ascoltato con doverosa considerazione gli interventi svolti ieri sera in Aula dai senatori Legnini e Morando e dal presidente Azzollini, in ordine alla situazione che può determinarsi per la concomitanza tra la sessione di bilancio e l'esame dei provvedimenti all'ordine del giorno del Senato, e si era riservata di approfondire i temi e dare delle risposte. Do atto quindi ai senatori Legnini, Morando e Azzollini dei significativi rilievi di carattere metodologico sollevati, ed esprimo gli orientamenti della Presidenza al riguardo.
Per quanto riguarda la questione di proponibilità, riconosco al Presidente dell'8ª Commissione di aver valutato gli emendamenti presentati e successivamente approvati in quella sede secondo criteri conformi ad una prassi consolidata. Alla luce di tale prassi va considerata anche l'assenza di precedenti che vedano la Presidenza dichiarare improponibili emendamenti approvati dalla Commissione di merito a disegni di legge di conversione di decreti-legge. Pertanto ritengo non vi siano oggi le condizioni per pronunciare la improponibilità degli emendamenti della Commissione né di alcun altro emendamento presentato al provvedimento in esame. Ciò anche alla luce della considerazione che, non consentendo la prassi attuale di dichiarare inammissibili emendamenti già dichiarati ammissibili e accolti in Commissione, si verrebbe a creare una incomprensibile difformità fra tali emendamenti e quelli successivamente presentati in Assemblea da parlamentari sia dell'opposizione che della maggioranza.
Gli emendamenti presentati hanno tuttavia quantomeno aspetti di attinenza al contenuto del decreto-legge.
Una diversa decisione della Presidenza assumerebbe poi - tenuto conto della prassi più volte richiamata - un valore in un certo senso retroattivo riflettendosi sulle deliberazioni già assunte dalla Commissione. Pertanto, allo stato degli atti, essa non può venire adottata.
Per il futuro dei nostri lavori, con particolare riferimento alla sessione di bilancio, esprimo qui - e lo farò formalmente nei prossimi giorni - una forte raccomandazione ai Presidenti delle Commissioni in ordine ad un puntuale vaglio di ammissibilità degli emendamenti a decreti-legge anche sotto il profilo richiamato dalla recente giurisprudenza costituzionale circa la necessaria coerenza per materia con il testo. La Presidenza si riserva fin d'ora di valutare tali emendamenti con l'opportuno rigore, e di dichiararne se del caso l'improponibilità qualunque sia la loro provenienza, dunque anche se approvati in Commissione o proposti dal Governo.
Quanto poi ai profili finanziari - richiamati con acutezza dai senatori Morando ed Azzollini - esprimo un invito al Presidente della Commissione bilancio per un vaglio rigoroso e puntuale delle conseguenze finanziarie dei testi e degli emendamenti in discussione, avvalendosi il più possibile dell'ausilio informativo del Governo, al quale rivolgo il medesimo invito ad esprimere la più fattiva collaborazione con la Commissione bilancio.
In particolare, a parte la conseguenza procedurale in termini di improcedibilità per gli emendamenti sui quali la Commissione bilancio abbia già espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, rivolgo un appello al Governo affinché valuti se presentare, all'inizio della sessione di bilancio in Senato, un emendamento che allinei le tabelle del disegno di legge finanziaria con lo stato della legislazione vigente, in maniera da permettere al Senato stesso di esaminare testi improntati al criterio della veridicità.
Invito altresì il Governo ad informare con la maggiore tempestività possibile la sede propria della 5a Commissione, durante l'esame dei documenti di bilancio, circa lo stato degli emendamenti presentati ai vari provvedimenti in discussione. Ciò nel caso in cui gli emendamenti, avendo conseguenze finanziarie, vadano ad incidere direttamente sui documenti di bilancio e in particolare sul disegno di legge finanziaria. Il Governo infatti è a perfetta conoscenza anche dell'iter dei provvedimenti presso la Camera dei deputati. Il risultato di tale collaborazione dovrebbe ugualmente essere di improntare l'esame del disegno di legge finanziaria a criteri di piena consapevolezza dello stato dell'arte del momento.
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signor Presidente, mi riferisco alla seconda parte della sua comunicazione, quella relativa alla questione che ho cercato di sollevare ieri nel corso della nostra discussione.
Non vi è dubbio che l'ipotesi da lei avanzata, cioè che all'inizio dei lavori della Commissione bilancio, e in generale del Senato, sulla legge finanziaria e sulla legge di bilancio il Governo si faccia carico di presentare un emendamento alla legge finanziaria stessa (qualora si tratti di tabelle) o alla legge di bilancio, per fare in modo che in partenza il disegno di legge all'esame della Commissione bilancio abbia recepito le conseguenze dell'approvazione di testi di legge che incidono, ad esempio, sulle tabelle (come ieri ho cercato di richiamare), aiuterebbe molto, almeno il Senato, a lavorare su testi che abbiano caratteri di veridicità, come lei ha scritto.
Risulta chiaro che martedì inizieremo i lavori della 5a Commissione permanente sul disegno di legge finanziaria, ma abbiamo ad oggi numerosi testi di legge in approvazione che modificano le tabelle dello stesso disegno di legge finanziaria, creando una condizione di vera confusione nel procedimento legislativo. Tutto ciò potrebbe avere anche conseguenze molto gravi, perché potrebbe lasciare scoperto il disegno di legge finanziaria e contravvenire così a quel parere che lei, signor Presidente, ha espresso ieri rispetto ad una corretta copertura della finanziaria, utilizzando il parere formulato in questo senso dalla stessa Commissione bilancio.
Rispetto a quanto da lei rilevato, mi permetto di aggiungere che, se questa scelta del Governo certamente favorirebbe la correttezza dei lavori della 5a Commissione, tuttavia, quanto meno in via di prassi, ove si dovessero presentare per il parere emendamenti che nuovamente ed ulteriormente impattino sul disegno di legge finanziaria, sarebbe necessario che, al di là dell'aspetto formale, la Commissione bilancio esprimesse diffusamente un parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. In tal modo si segnalerebbe all'Assemblea che la violazione non c'è da un punto di vista formale, ma c'è invece in via di sostanza, se vogliamo mantenere la valutazione di corretta copertura sul disegno di legge finanziaria.
Che io ricordi - e, purtroppo per me, ricordo abbastanza delle discussioni svolte su questo argomento negli ultimi anni - è la prima volta che durante la sessione di bilancio si propone con tanta insistenza e vastità il tema di emendamenti di carattere oneroso riferiti a decreti-legge. Mi chiedo se non sarebbe comunque il caso di fare una verifica delle nostre procedure di decisione di bilancio a tale propositoanche nella Giunta per il Regolamento per verificare se l'apporto di qualche piccola correzione possa aiutareil Senato a lavorare meglio.
In ogni caso, per questo aspetto, credo che la sua comunicazione possa fornire sia alla 5a Commissione permanente che al Governo indicazioni utili per una migliore gestione della difficile fase che si è aperta con la sessione di bilancio e la contemporanea discussione di provvedimenti di legge onerosi che si collocano all'interno della conversione di decreti-legge.
Per quanto concerne la prima parte della sua comunicazione non ero stato io a sollevare problemi e, quindi, immagino che il collega Legnini voglia ulteriormente intervenire.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Morando, anche per avere posto all'attenzione della Presidenza un problema che, secondo il sottoscritto, assume una rilevanza strategica nella gestione dei lavori dell'Assemblea durante la sessione di bilancio.
Miauguro che con il suo e con gli altri interventi svolti e con la mia risposta si possa aprire in queste settimane un dibattito, anche a livello bicamerale (non credo, infatti, che tale problema possa essere esclusivamente monocamerale), che disciplini in modo corretto e predeterminato un percorso per evitare l'insorgere di quelle tematiche e di quelle incongruenze che lei ha evidenziato con il suo intervento.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, la ringrazio per essersi fatto carico di approfondire e vagliare con ponderazione i rilievi regolamentari e costituzionali che abbiamo proposto ieri. Apprezziamo lo sforzo che lei ha compiuto. Tuttavia, relativamente alla prima parte della sua decisione, quella cioè che attiene all'improponibilità degli emendamenti estranei all'oggetto del contenuto del decreto-legge in fase di conversione, dobbiamo evidenziare una non condivisione.
Lei ha assunto tale decisione facendo riferimento a una prassi consolidata. A tal riguardo mi permetto di farle rilevare che questa prassi, nei limiti in cui è corrente, è certamente contraria ai precetti costituzionali a cui mi sono riferito nella giornata di ieri, in particolare all'articolo 77 della Costituzione, nonché a norme regolamentari precise che vigono, come ho detto ieri, in questo e ancor di più nell'altro ramo del Parlamento e che sono state oggetto di censure precise da parte della Corte costituzionale e della Presidenza della Repubblica. Lei ci insegna che la prassi, pur costituendo indiscutibilmente una fonte regolamentare per i nostri lavori, giammai può porsi in contrasto palese e aperto con le norme ed i principi costituzionali.
Credo che lei abbia condiviso l'impostazione complessiva del rilievo che abbiamo formulato sul punto, laddove mi sembra faccia trasparire, con la sottolineatura dell'oggi sul testo, che per il futuro intenderà invitare espressamente i Presidenti delle Commissioni (e comunque l'Assemblea) ad attenersi a principi più rigorosi.
PRESIDENTE. Lo faremo in via ufficiale, senatore.
LEGNINI (PD). Ciò significa, appunto, che il nocciolo delle argomentazioni giuridiche e regolamentari a cui ieri mi sono richiamato è - se posso permettermi - condiviso dalla Presidenza. Tuttavia, poiché la Commissione (qui c'è una contraddizione evidente) non si è attenuta alle norme e ai principi stessi, avendo dichiarato ammissibili, erroneamente e non conformemente alla prassi, molti emendamenti che noi rileveremo man mano che la discussione andrà avanti, è evidente che l'opinione su questo punto presenta una contraddizione palese, che noi non possiamo ovviamente accettare.
In merito al secondo punto si è già pronunciato il collega Morando, quindi faccio solo rilevare che il Governo in più occasioni è stato chiamato a fornire chiarimenti e informazioni sulle appostazioni di bilancio, sui rilievi di carattere finanziario che la Commissione ha man mano sollevato, ma non sempre mostra una puntualità informativa; anzi, la inviterei a sollecitare il Governo ad essere più pronto relativamente alle informazioni che sono oggetto della sua decisione.
Per questa ragione le chiedo, signor Presidente, di investire della questione la Giunta per il Regolamento che, come ci è noto, ha poteri precisi in relazione alle questioni interpretative e regolamentari da noi proposte, che assumono un rilievo molto significativo proprio in considerazione delle affermazioni che lei ha fatto con la decisione comunicataci questa mattina. Le chiederei, signor Presidente, sia relativamente all'approfondimento delle questioni che lei ha posto ed in parte risolto, sia soprattutto per le tematiche che riguardano i comportamenti futuri, di investire subito della problematica la Giunta per il Regolamento e, comunque, di farlo in tempi ragionevolmente brevi.
Le chiedo, inoltre, di rivalutare l'ipotesi, per il prosieguo dei lavori, di invitare i proponenti - e non facendolo d'imperio - a stralciare da questo provvedimento le norme che sono palesemente estranee al suo oggetto e che - ripeto - noi sottolineeremo man mano che andremo avanti con l'esame.
In conclusione, se la decisione odierna si assesterà su questo punto, se cioè la Presidenza inviterà a ritirare gli emendamenti (quindi senza dichiararli improponibili, ma conseguendo il medesimo risultato) che sono chiaramente improponibili e poi ad investire della questione la Giunta per il Regolamento, allora si può anche attendere qualche ora e qualche giorno per investire della questione la Giunta stessa; altrimenti ritengo che, proprio per poter meglio vagliare, approfondire e determinarsi sui punti che lei ha evidenziato, sarebbe necessario riunire subito la Giunta per il Regolamento.
AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, voglio ringraziarla, naturalmente, per aver accolto con precisione e puntualità le istanze che ieri sia io che i senatori Morando e Legnini le avevamo posto. Quindi personalmente sono profondamente soddisfatto delle sue dichiarazioni e del modo in cui ha impostato la risoluzione di questi problemi.
Per quanto riguarda la questione relativa alla proponibilità degli emendamenti, credo che sia molto soddisfacente quello che lei ha detto, perché in questo provvedimento i problemi di estraneità di materia sono francamente molto circoscritti dato che l'ampiezza stessa dei campi in cui questo provvedimento ab origine interviene ha consentito una emendabilità che sul piano della materia è abbastanza coerente con l'impostazione; dico "abbastanza" perché non è completamente coerente, però già su questo provvedimento i problemi francamente non ci sono stati per la materia. È chiaro che per il futuro, e con riferimento ad altri provvedimenti, il suo richiamo alla modifica della prassi che intende determinare a partire dal prossimo provvedimento secondo me è soddisfacente perché avvicina i lavori di quest'Aula sempre più al dettato costituzionale e alla giurisprudenza costituzionale.
Per quanto riguarda invece i profili finanziari, signor Presidente, che hanno investito più pertinentemente questo provvedimento, ma anche altri, naturalmente, accolgo con soddisfazione l'invito da parte sua al rigore estremo. Le assicuro che già per questo provvedimento la Commissione nel suo complesso (ringrazio per questo i colleghi dell'opposizione che nella nostra Commissione danno un contributo essenziale e costruttivo alla definizione dei provvedimenti) ha fatto un lavoro che va nel senso da lei indicato. Ci proponiamo di continuarlo con rigore, così come abbiamo fatto, ma anche con maggior rigore aderendo alla sua ispirazione.
Signor Presidente, apprezziamo soprattutto quel richiamo alla definizione delle grandi tabelle - della tabella C in particolare - che sono l'oggetto dei cosiddetti tagli lineari e che potrebbero compromettere l'operatività. Mi pare che la soluzione da lei scelta, il riallineamento di quella tabella all'inizio dell'esame della legge finanziaria, ci consentirà un miglior lavoro. È chiaro che, nel corso dell'esame di questi decreti-legge, dopo il riallineamento della tabella all'inizio della sessione di bilancio, sarà nostra cura valutare con estremo rigore.
Altrettanto opportuno è il suo richiamo ad uno sforzo anche bicamerale, perché una parte degli emendamenti è presentata nell'altro ramo del Parlamento, e credo che la sua direttiva - se così posso chiamarla - si presenta insieme puntuale, coerente e soddisfacente. Ovviamente, insieme con i colleghi dell'opposizione, continueremo.
Signor Presidente,avevo posto anche il problema specifico dell'utilizzo di risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate. Naturalmente il compito ci è stato facilitato dal ritiro dell'emendamento 2.1000 del Governo e questo ci consente di non doverlo immediatamente affrontare in questa sede, ma ricordo al Presidente che la Commissione bilancio si era riservata di prendere in esame quell'emendamento solo dopo l'illustrazione da parte del Governo di una puntuale ricognizione dei prelievi fatti dal FAS e dei coefficienti utilizzati per capire quanto era stato già attinto, talvolta forse impropriamente, dallo stesso Fondo.
Per fortuna comincia la sessione di bilancio nella quale la legge finanziaria, con un emendamento della Camera, ridetermina la quota dei fondi FAS da dare direttamente alle aree sottoutilizzate nella misura minima dell'85 per cento. In quella sede sarà cura della Commissione bilancio fornire alla Commissione, prima, e all'Aula, poi, un'esauriente relazione su ciò che accaduto. Mi pare, aderendo anche al senso generale della sua impostazione, di poter fare di quel Fondo, particolarmente ampio e delicato, un utilizzo conforme al dettato della contabilità di Stato e per questo, signor Presidente, la ringrazio. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Colleghi, prima di proseguire nei nostri lavori, ho il dovere di dare brevissime risposte al senatore Morando (al quale in realtà ho già risposto) e ai senatori Legnini e Azzollini.
La Presidenza si ritiene compostamente soddisfatta del dibattito intervenuto questa mattina e auspica che le risposte che ha dato all'Aula possano prevalentemente essere state condivise; dico in prevalenza e non in totalità perché vi sono osservazioni del senatore Legnini alle quali ora mi permetterò di replicare.
Sugli aspetti finanziari ho ascoltato con attenzione l'intervento del senatore Morando, che ha preso atto dello sforzo della Presidenza di porre in essere nuove regole che inseriscano procedure di più preciso allineamento tra le previsioni contenute nelle tabelle della finanziaria e gli interventi in itinere che attingono alla finanziaria determinandone un cambiamento delle linee. Un tema interessante, serio, al quale immediatamente, sin da ieri, abbiamo prestato la dovuta attenzione.
Auspichiamo di aver dato oggi una prima risposta, sulla quale non ho trovato forte criticità da parte del senatore Morando, e questo mi incoraggia in quanto la Presidenza è estremamente sensibile alle alte professionalità di esponenti sia di maggioranza che di opposizione su questi temi; non foss'altro perché sia la maggioranza che l'opposizione in quest'Aula oggi sono rappresentate, in materia di bilancio, da due senatori che si sono succeduti nella logica dell'alternanza nel presiedere la Commissione bilancio e ai quali non può che essere riconosciuta la ovvia e doverosa ampia competenza sulla materia. Infatti, quando il senatore Morando - ma è avvenuto anche per il senatore Azzollini - ha svolto le funzioni di presidente della Commissione bilancio, ricordo che da parte dell'intera Aula gli è stato tributato il pieno riconoscimento della sua grande professionalità.
Senatore Legnini, la prego di prendere del mio intervento l'aspetto propositivo e innovativo. Nel nostro intervento non abbiamo ribadito che durante l'iter dei lavori dell'8a Commissione vi siano state proposte totalmente estranee alla materia; abbiamo detto che vi sono emendamenti sostanzialmente attinenti e ci siamo fermati a questa valutazione; ma abbiamo inserito un nuovo elemento di modifica della prassi, sul quale mi permetto di richiamare la sua attenzione. È un'innovazione alla quale la Presidenza ritiene di dover attribuire - e mi auguro che ciò valga sia per l'opposizione che per la maggioranza - la dovuta attenzione. Sostanzialmente, da ora in poi, anche se un emendamento dovesse essere ritenuto ammissibile dal Presidente di Commissione, la Presidenza stessa dell'Aula si riserva la facoltà di renderlo improponibile; lo farà però da domani in poi, perché innova una prassi e lei mi insegna che quando si innovano le prassi è giusto darsi un momento di verifica, di stasi per informare tutti che da domani le regole cambiano, proprio perché, essendo prassi e non regole scritte, non essendo fonte giuridica autonoma, ma soltanto consolidata e derivante dalla consuetudine, occorre un momento di decantazione e di informazione nei confronti dei soggetti chiamati poi ad applicare queste regole non scritte.
Nello stesso tempo, per quanto concerne la sua richiesta, le assicuro, senatore Legnini, che in occasione delle prossime riunioni della Giunta per il Regolamento questo tema verrà affrontato. Non lo faccio oggi per una questione di economia dei lavori dell'Aula. Siamo davanti ad un decreto-legge che ha i sui tempi di trattazione. Non vi sono importanti emendamenti e il presidente Azzollini ha anticipato il ritiro da parte del Governo di un sostanziale emendamento del Governo stesso su una consistente utilizzazione dei fondi FAS. Quindi, la Giunta per il Regolamento verrà chiamata senz'altro ad affrontare questo tema in occasione delle prossime riunioni.
La sua richiesta di invitare, durante i lavori dell'Assemblea, il relatore o la Commissione a ritirare emendamenti, anche se approvati, in quanto ritenuti improponibili, violerebbe quel principio cui le ho accennato, secondo il quale attueremo l'innovazione alla prassi dalle prossime sedute e non da questa. Se dovessi accedere alla sua richiesta sin da adesso nel modo e nei termini che lei ha posto, sostanzialmente eluderemmo la volontà di modificare la prassi da domani ma l'attueremmo immediatamente; non mi sembrerebbe conducente.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, data la costruttività di questo dibattito e la innovatività delle decisioni che lei ha sottolineato voglio prendere la parte condivisibile della sua replica e della sua determinazione conclusiva. Vorrei che sia chiaro - ma lo è da quanto lei ha detto - che, per i prossimi decreti-legge, i Presidenti di Commissione, prima, e poi eventualmente la Presidenza del Senato dichiareranno inammissibili gli emendamenti estranei agli oggetti dei decreti stessi. Naturalmente vi potranno essere testi al limite, ma questo appartiene ovviamente all'autonomia discrezionale e di valutazione dei Presidenti di Commissione e del Presidente del Senato.
Mi rendo conto e prendo atto che convocare questa mattina la Giunta per il regolamento per affrontare una questione così complessa comporterebbe lo stravolgimento dei lavori; prendiamo anche atto, però, della volontà di dedicare nei prossimi giorni, appena sarà possibile, una seduta della Giunta, per avere quindi un deliberato della medesima, su questa materia per mettere un punto fermo nel senso da lei stesso auspicato.
Insisto invece sul punto che riguarda la responsabilità del Governo, della maggioranza, del relatore, ma anche la responsabilità dell'opposizione (e noi di questo ci faremo carico), dovendo discutere fra poco di emendamenti che sono chiaramente estranei all'oggetto del decreto e che, in virtù della prassi innovata ovvero del decisum della Giunta per il Regolamento che verrà, sarebbero oggi inammissibili, di ritirare gli emendamenti o comunque di trasformarli in ordini del giorno. Avremo numerosi altri provvedimenti nelle prossime settimane e mesi a cui eventualmente agganciare le norme, a partire dalla legge finanziaria, seppur di limitata emendabilità, ai sensi delle norme introdotte con la legge n. 133 di quest'anno. Torno a chiedere, quindi, di assestare la decisione in questo senso: se alcune materie sono lontane mille miglia anche dal titolo del decreto, stralciamole ed in questo modo cominceremo a praticare ciò che lei, signor Presidente, ci ha annunciato essere l'innovazione di prassi nell'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti.
Comunque la ringrazio per l'attenzione che ha voluto porre ai temi che abbiamo sollevato. (Applausi dal Gruppo PD).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152 (ore 10,36)
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
AMATI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati gli emendamenti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, ad eccezione dell'emendamento 2.300, sul quale il parere è non ostativo, a condizione che l'adozione del decreto ministeriale ivi previsto sia preceduta dall'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, relativi al disegno di legge in titolo» ad eccezione delle proposte 3.0.4 e 3.0.7, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.11, 1.15, 1.16, 1.17, 1.0.3, 2.0.5, 3.2, 3.3, 3.6, 3.11, 3.0.5, nonché parere di semplice contrarietà sugli emendamenti 2.2, 3.1, 3.4 e 3.0.9. Esprime poi parere di nulla osta sulla proposta 3.5 (testo 2) a condizione, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, che le parole: "pari a 7,5 milioni di euro per l'anno 2008 e 22,1 per l'anno 2009, si provvede", siano sostituite dalle altre: "si provvede nel limite massimo di 7,5 milioni di euro per l'anno 2008 e 22,1 milioni per l'anno 2009,". Esprime, infine, parere non ostativo sui restanti emendamenti».
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 10,37)
(Segue AMATI, segretario). «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti trasmessi dall'Assemblea, relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 2.1 (testo 2), 2.0.102, 3.0.8 (testo 3), 3.0.3 (testo 2), 2.5, 1.0.4 e 3.5 (testo 2), nonché parere di semplice contrarietà sulle proposte 3.10, 3.0.4 (testo 2), 3.0.7 (testo 2) e 2.6 (testo 2).
Esprime infine parere non ostativo sui restanti emendamenti».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi. (Alcuni senatori discutono presso il banco delle Commissioni con il relatore). Prego, senatore Cicolani.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, non ero distratto. Come ho detto in sede di replica, il problema è che la Commissione bilancio ha terminato i propri lavori dopo la chiusura dei lavori della Commissione di merito, quindi c'è qualche sfasatura che stavamo cercando di capire. Potete comprendere anche il lavoro che si sta facendo per portare in porto questo importante provvedimento.
Per quanto riguarda gli ordini del giorno, esprimo parere favorevole all'ordine del giorno G150.
L'ordine del giorno G200 tratta un tema molto complesso, quello dei fondi FAS, che è sul tavolo e all'attenzione del Governo nella sua attività di concertazione. Chiedo pertanto al senatore Pistorio di modificarlo in raccomandazione, perché siamo tutti consapevoli che i fondi per le aree sottoutilizzate vanno impiegati per attenuare le differenze rispetto alle aree più sviluppate, ma questo è un tema all'attenzione del Governo. Pertanto, l'ordine del giorno può essere accolto come raccomandazione.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G150 e, come raccomandazione, l'ordine del giorno G200.
RANUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, volevo soltanto ringraziare il relatore ed il rappresentante del Governo per l'accoglimento dell'ordine del giorno G150, che abbiamo presentato e che tutta la Commissione ha voluto sottoscrivere. Credo che sui grandi problemi, come la Salerno-Reggio Calabria, ma in generale della malavita che si appropria dei lavori pubblici di questo Paese, una lotta che veda unite tutte le istituzioni possa essere la soluzione vera e vincente. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno non verrà posto in votazione.
Chiedo al senatore Pistorio se intende accedere all'invito del rappresentante del Governo che ha dichiarato di voler accogliere l'ordine del giorno G200 in esame come raccomandazione.
Stante l'assenza dei senatori Pistorio e Oliva, nel caso in cui non venga fatto proprio da altri senatori, devo dichiararlo decaduto.
IZZO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IZZO (PdL). Signor Presidente, chiedo che sia apposta la mia firma all'ordine del giorno in esame, sottolineando che il problema posto dai colleghi è di assoluto rilievo e va assolutamente preso in seria considerazione dal Governo anche perché le aree del Mezzogiorno d'Italia vivono al momento una situazione di grande difficoltà. Dunque, è necessaria una particolare attenzione alla questione.
Mi rendo conto dell'esigenza del rappresentante del Governo di accogliere in questa sede l'ordine del giorno soltanto come raccomandazione, anche se ritengo che debba riferire all'Esecutivo che in questo caso si tratta di una raccomandazione particolare alla quale il Governo dovrà attenersi nell'elaborazione dei provvedimenti in itinere all'esame del Consiglio dei ministri.
CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, voglio fare mio l'ordine del giorno, in assenza dei presentatori.
Ritengo che l'accoglimento come raccomandazione sia poca cosa a fronte di un problema così importante e vasto, che investe l'economia non soltanto della Sicilia ma anche di intere aree meridionali e delle zone sottosviluppate. In questo senso ritengo che la raccomandazione possa essere intesa soltanto nel senso di voler dire ad una parte politica alleata di mettersi da parte per un momento e di fare finta di niente perché tanto si continuerà a devastare le aree di cui si sta parlando.
Mi pare fortemente lesivo del diritto del Meridione e della Sicilia che il Governo e il relatore ancora una volta non facciano la propria parte fino in fondo su un ordine del giorno così serio ed importante come quello al nostro esame, non fosse altro che per un fatto di giustizia e non per questioni legate ai rapporti tra maggioranza ed opposizione. Dunque, rinnovo l'invito al relatore e al Governo a ribadire con forza che questo è un provvedimento di cui non si può fare a meno.
Considerato che un emendamento in tal senso era già stato stralciato in precedenza, non voler accogliere neanche un ordine del giorno se non come raccomandazione, quando è noto a tutti che questo diritto non si nega a nessuno, è incomprensibile se si tiene conto del fatto che alla fine si raccomandano solo poche cose insulse ed insignificanti. Ritengo piuttosto che sia il caso di metterlo in votazione, in modo che sia eventualmente la maggioranza a bocciarlo, in modo tale che quest'ultima possa configurarsi per quello che è: antimeridionale, antisiciliana, contraria alle cose giuste e sacrosante.
PRESIDENTE. Collega Cintola, poiché l'ordine del giorno è stato fatto proprio dal senatore Izzo, che ha accettato l'accoglimento come raccomandazione, se lo ritiene può solo aggiungere la sua firma in questo contesto.
CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, lascio agli atti il mio precedente intervento dichiarando che è inaccettabile questa misura di elemosina piagnistea per il Meridione. Non se lo merita.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono, l'ordine del giorno G200 non verrà posto in votazione.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
MENARDI (PdL). Signor Presidente, chiedo di poter trasformare in ordine del giorno l'emendamento 1.1 e do per illustrati gli altri emendamenti.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 1.4 è volto a non reiterare oltre il 2008 la percentuale di diminuzione che abbiamo portato all'8 per cento. La percentuale complessiva del 10 per cento va riferita a più anni; in caso contrario, vedremmo le imprese penalizzate sul prezzo, invece che agevolate.
MURA (LNP). Signor Presidente, illustro brevemente i quattro emendamenti presentati dalla Lega Nord.
L'emendamento 1.10 intende tutelare la progettualità dei piccoli Comuni per i quali le rimodulazioni dell'elenco annuale dei lavori comporterà grosse difficoltà nella realizzazione delle opere. Infatti, l'incidenza delle varianti in corso d'opera si sente evidentemente di più nelle realtà dove questo numero di opere è limitato. D'altra parte, i Comuni con scadente progettualità (magari con un'unica opera da realizzare) potranno accedere direttamente al fondo governativo di 300 milioni di euro. Quindi, questi Comuni non risentiranno dell'aumento dei prezzi. Con questo emendamento, noi riteniamo utile far accedere al fondo governativo tutti i piccoli Comuni fino a 5000 abitanti.
Proseguendo, l'emendamento 1.120 è per noi molto importante. Già in quest'Aula noi abbiamo portato avanti questa segnalazione rispetto al problema legato al famoso 2 per cento per le progettazioni. Come sapete, con il decreto-legge n. 112 del 2008 è stato previsto che il 2 per cento dell'importo posto a base di gara per le opere pubbliche sia destinato, nella misura dello 0,5 per cento, ai tecnici comunali e, per la restante parte, al capitolo delle entrate del bilancio dello Stato. Chiaramente, ciò penalizza gravemente i Comuni, mettendoli nell'impossibilità di fatto di potere affidare all'interno dell'ente la progettazione (perché con la percentuale dello 0,5 per cento ciò diventa chiaramente impossibile).
Con l'emendamento 1.13 noi proponiamo di alzare l'importo dei lavori per i quali è ammessa la trattativa privata senza pubblicazione del bando di gara, poiché riteniamo che il vecchio importo di 100.000 euro sia attualmente una cifra assolutamente inadeguata e non corrispondente al rialzo dei prezzi, argomento del quale stiamo discutendo oggi, e più in generale all'andamento economico della vita. Quindi, ciò è penalizzante soprattutto per le attività economiche dei piccoli Comuni.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.14, bisogna ricordare che, onde evitare la messa in mora da parte dell'Unione europea, il terzo correttivo del codice dei contratti pubblici ha previsto all'articolo 32 la gara per le opere di urbanizzazione, realizzata a scomputo degli oneri di urbanizzazione, nei casi di rilascio del permesso di costruire. Per le opere sotto soglia, il comma 8 dell'articolo 122 del decreto legislativo n. 163 del 2006 prevede comunque l'espletamento di una gara, con invito rivolto ad almeno cinque concorrenti. Con questo emendamento, noi intendiamo escludere dalla gara le opere di urbanizzazione sotto soglia, lasciando disciplinare tali opere dalle norme che già disciplinano le convenzioni (in questo caso stipulata tra il richiedente il permesso di costruire e il Comune). Anche questa misura va nell'ottica del massimo snellimento di tutte le procedure che determinano le condizioni per i piccoli Comuni di vedere realizzate le opere di urbanizzazione. (Applausi dal Gruppo LNP).
BUBBICO (PD). Signor Presidente, l'emendamento 1.11 dispone la copertura dei maggiori oneri attraverso il reperimento delle risorse nell'ambito del quadro economico tra le somme disponibili per imprevisti o utilizzando il ribasso d'asta. Quando quelle risorse non fossero sufficienti o mancasse l'autorizzazione all'utilizzo del ribasso d'asta, si determinano altri meccanismi. Noi proponiamo di garantire la copertura dei 300 milioni determinando un prelievo dalle risorse previste e disponibili nei programmi che finanziano la singola opera; in questo modo, si potrebbe anche superare il limite dei 300 milioni, perché potrebbero verificarsi situazioni che mettono in evidenza un divario ed un fabbisogno significativamente maggiore. Ove quelle risorse non fossero sufficienti, cioè il programma legge obiettivo o un programma regionale o un programma opere pubbliche comunale non avesse la necessaria disponibilità di risorse, noi proponiamo che a quel punto venga attivato un mutuo con la Cassa depositi e prestiti, con oneri a carico dello Stato nel limite d'impegno fissato dalla legge finanziaria, per coprire il maggior fabbisogno derivante dall'incremento dei prezzi di cui ci stiamo occupando.
Con l'emendamento 1.15 proponiamo, ove l'emendamento 1.11 non fosse accolto, una diversa modalità di copertura, per evitare che si utilizzino, al solito, le risorse del FAS. Vorrei dire ai colleghi che sono intervenuti o a quelli che hanno registrato la discussione delle ultime sedute sulle questioni relative ai fondi FAS, che risultano di fatto depauperati attraverso il prelievo costante da quei capitoli, che la questione purtroppo non riguarda - devo dire -soltanto il Mezzogiorno d'Italia, perché provo già ad immaginare gli interventi e le preoccupazioni che emergeranno quando ci si renderà conto che i programmi operativi regionali delle Regioni del Centro-Nord non potranno partire perché risulterà insufficiente la dotazione regionale, dal momento che i profili finanziari di quei programmi operativi risultano cofinanziati con il FAS. La questione, quindi, ha un impatto ben maggiore di quanto è emerso finora perché - figurarsi - del Mezzogiorno ci si può anche dimenticare, ci si può anche non preoccupare, ma provo ad immaginare quello che succederà quando ci si renderà conto che le scelte fin qui compiute determinano una paralisi nella utilizzazione delle risorse comunitarie. Per questo motivo, con l'emendamento 1.15 proponiamo una diversa copertura del necessario fabbisogno, superando anche la limitazione proposta dalla Commissione, assumendo il tetto dei 300 milioni di euro a garanzia delle imprese che hanno dovuto far fronte a costi imprevisti determinati da una modificazione non prevista e non prevedibile dei costi delle materie prime, come ripetutamente richiamato in questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, intervengo per annunciarle il ritiro dell'emendamento 1.16, ricordare il ritiro dell'emendamento 1.0.3 e sollecitare il ritiro dell'emendamento 2.0.2 in omaggio ed in coerenza con quanto è stato dichiarato dal senatore Legnini. Ovviamente, questo vuole essere implicitamente anche un invito ai colleghi a ritirare gli emendamenti che esulano totalmente dai temi oggetto del provvedimento.
Credo sia importante partire dall'esempio; in questo senso auspico che la mia dichiarazione sia seguita anche dai colleghi proponenti di altri emendamenti, che trattano altro rispetto all'oggetto del tema all'esame.
BALDINI (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 1.0.1 ha il fine di tutelare il comparto del commercio di materiali edili, costituito in maggioranza da piccole e medie imprese. Questo comparto registra situazioni di sofferenza nella riscossione dei pagamenti in misura notevole e superiore rispetto a quella di altri settori commerciali. Ciò è dovuto in larga misura alla circostanza che le imprese di costruzione, ed edili in genere, tendono a differire pagamenti dovuti ai propri fornitori di materiale all'avvenuto incasso dei corrispettivi per l'appalto o per le prestazioni d'opera.
Si rende, pertanto, indispensabile questa previsione normativa di rimedi più consoni al normale andamento delle pratiche negoziali di impresa, che stimolino i soggetti del mercato ad adottare comportamenti virtuosi, improntati a buona fede, lealtà e trasparenza.
FIORONI (PD). Signor Presidente, intervengo semplicemente per rafforzare i concetti già illustrati dal senatore Baldini, a tutela del comparto del commercio nel settore dell'edilizia, che sta soffrendo particolarmente nella riscossione dei pagamenti rispetto ad altri settori. Ciò è dovuto alla prassi, ormai invalsa, tra le imprese di costruzione a differire i pagamenti nel momento in cui ricevono i pagamenti dall'appaltante. Spesso questo accade anche con maggiore ritardo, ovvero anche successivamente alla soddisfazione dell'appaltatore o del prestatore d'opera.
A tale riguardo, ritengo l'emendamento 1.0.2 di fondamentale importanza.
LEDDI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 1.0.100 ha una finalità che mi auguro possa essere condivisa dall'intera Assemblea. Esso si prefigge di portare a soluzione, in modo articolato, sostenibile - e mi auguro appunto condivisibile - un problema noto a tutti, vale a dire i ritardi di pagamento della pubblica amministrazione nei confronti di aziende, di soggetti diversi, problema che ormai sta raggiungendo dimensioni non più tollerabili in un Paese civile. Stiamo raggiungendo in alcune Regioni punte di 400 giorni di ritardato pagamento, e comunque la media nazionale tende ad essere di 300 giorni. Il complesso delle risorse che hanno questo ritardato pagamento sta raggiungendo i 70 miliardi euro. Resta evidente a tutti noi, signor Presidente, che una situazione di questo genere compromette fortemente il funzionamento e, a mio avviso, anche la sopravvivenza di molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni. Questo, infatti, si sta aggiungendo ad un situazione di estrema difficoltà di accesso al credito, conseguente la crisi finanziaria, su cui non torno perché anche questo è fatto noto.
Con l'emendamento in titolo si propone una soluzione piuttosto articolata - io credo assolutamente accettabile e percorribile - per portare a soluzione questo problema. Da una parte si propone la compensazione fiscale, invertendo quindi un principio oggi in atto, vale a dire quello secondo cui l'impresa che è debitrice fiscalmente nei confronti dello Stato si vede bloccare i pagamenti, ma nel contempo l'impresa creditrice nei confronti delle pubbliche amministrazioni deve comunque continuare a pagare allo Stato ciò che deve. Noi chiediamo che ci sia compensazione rispetto a questo dato.
In secondo luogo, laddove non ci sia la possibilità di compensare, si propone un altro tipo di soluzione, vale a dire la possibilità per la pubblica amministrazione di certificare il credito e di costruire quindi, attraverso tale certificazione, con uno strumento analogo a quello utilizzato per i mutui casa, quindi un accordo tra l'ABI e il Governo, sentita la Conferenza Stato-Regioni, un sistema che consenta di avere il credito certificato della piccola e media impresa come strumento per avere scontato in banca - che oggi inizia a non verificarsi più - il credito dovuto, e quindi un'anticipazione di denaro. Rispetto a ciò si chiede che ci sia garanzia da parte di Confidi e che il tasso applicato non sia essere superiore a quello Euribor.
Contestualmente si prevede anche l'intervento della Cassa depositi e prestiti, oltre che di Confidi, poiché si tratta di un soggetto che ha forte liquidità e forti possibilità di intervento, ma è sottoutilizzata. Chiediamo quindi che la Cassa depositi e prestiti possa accollarsi tali crediti a tasso zero e diventare interfaccia costituendo un fondo per finanziare esclusivamente quelle realtà e quei Comuni che abbiano una situazione di tardato pagamento legata al patto di stabilità e non ad inefficienze di altra natura.
La proposta è articolata, sostenibile e tende a dare una soluzione a un problema che sta diventando di assoluta criticità, attraverso la modalità che ho illustrato e che risponde a diverse tipologie di motivazione di tardato pagamento.
Riassumendo, mi auguro che l'emendamento 1.0.100 venga accolto perché potrebbe avviare un cambiamento di tendenza del settore e, soprattutto, costituire un elemento fondante di sostegno alle piccole e medie imprese che si trovano in una condizione - come è a tutti noto - di assoluta difficoltà. Ricordo al Presidente, al Governo e ai colleghi che in ordine a tale problematica si stanno ingenerando situazioni rispetto alle quali, intanto, non vengono attuate le disposizioni di direttiva comunitaria che prevede, rispetto ai tardati pagamenti ulteriori ai 30 giorni, l'applicazione di tassi d'interesse almeno di sette punti superiori ai tassi della BCE. Ciò non avviene; anzi, quando le imprese vanno in giudizio, normalmente si vedono poi costrette a compensare anche le spese di giudizio. Anche questo si aggiunge alle loro difficoltà.
Ricordo inoltre che i tardati pagamenti costituiscono già a priori un costo per la pubblica amministrazione, perché il fornitore della pubblica amministrazione inizia a scontare nella sua proposta il tardato pagamento; pertanto, anche le proposte economiche tengono già conto a priori di questa difficoltà. Con la soluzione del problema si otterrebbe, contestualmente, un vantaggio per la piccola e media impresa e un grande vantaggio per la pubblica amministrazione, che potrebbe scontare prezzi diversi nelle forniture.
Per queste ragioni mi auguro, signor Presidente, signori del Governo, colleghi, che su tale provvedimento possa esserci unanimità di intenti e un accoglimento. (Applausi dal Gruppo PD).
BAIO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (PD). Signor Presidente, anche a nome delle senatrici Antezza e Ghedini, chiedo di apporre la mia firma all'emendamento 1.0.100, testé illustrato dalla senatrice Leddi.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, vorrei ricordare che a luglio abbiamo presentato un emendamento simile all'1.0.100, di cui è prima firmataria la senatrice Leddi. Mi riferisco all'emendamento 1.0.101, con il quale si auspica la compensazione tra debiti e crediti per i fornitori dello Stato. All'epoca trovai nella maggioranza molte persone d'accordo su questo tipo di intervento. Un intervento, come evidenziato, che non ha alcun riflesso sul bilancio dello Stato, ma grande effetto sull'economia.
Se allora era importante, oggi, considerata la situazione finanziaria delle piccole e medie imprese, lo è ancora di più. Riteniamo infatti che l'intervento proposto possa essere un reale aiuto che - ripeto - non incide sul problema del bilancio dello Stato. Quindi, al di là dell'aiuto alle banche, credo che lo Stato possa direttamente soccorrere le piccole e medie imprese, senza gravare sul deficit di bilancio. Ricordo che i fornitori di Province, Regioni e Comuni sono spesso le piccole e medie imprese che hanno debiti che ammontano a 50.000-100.000 euro nei confronti dell'istituzione pubblica e che sono proprio quelle che incontrano maggiore difficoltà ad ottenere finanziamenti dagli istituti di credito.
Pertanto, invito calorosamente sia la maggioranza che il Governo ad accogliere l'emendamento 1.0.100, che anche io ho sottoscritto, o l'emendamento 1.0.101.
GRILLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRILLO (PdL). Signor Presidente, desidero informare la Presidenza che l'emendamento 1.0.250 è stato riformulato nella parte riguardante il differimento proposto. Viene infatti sostituita la data del 30 giugno 2009 con quella del 30 marzo 2009.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 1.1 è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.1 dal senatore Menardi e penso possa essere accolto favorevolmente come raccomandazione perché, essendo molto tecnica la questione affrontata, l'approvazione dell'ordine del giorno sarebbe impegnativa ed equivarrebbe, in sostanza, all'approvazione dell'emendamento. Però esso pone un problema giusto e quindi lo si può accogliere - ripeto - come raccomandazione.
Invito i presentatori a ritirare gli emendamenti 1.2, 1.9 e 1.17.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.30, 1.5, 1.60, 1.7 e 1.400.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.4, 1.8, 1.10, 1.11, 1.13, 1.14, 1.15, 1.18, 1.19, 1.0.1 e 1.0.2.
L'emendamento 1.120 tocca un tema molto delicato e pertanto chiedo che venga trasformato in ordine del giorno, come ha già preannunciato il senatore Mura nel corso della sua illustrazione.
Sull'emendamento 1.0.250, che nella nuova formulazione prevede il termine al 30 marzo, esprimo parere favorevole.
L'emendamento 1.0.700, su cui è stato espresso un parere contrario dalla 5a Commissione permanente, ma favorevole dalla Commissione di merito, viene ritirato.
Esprimo, poi, parere contrario sull'emendamento 1.0.301 e favorevole sull'emendamento 1.0.302.
L'emendamento 1.0.701, su cui la Commissione bilancio ha espresso parere contrario (non, però, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione), viene ritirato.
L'emendamento 1.0.100, che è stato molto bene illustrato dalla collega Leddi, riguarda un tema molto delicato ed abbastanza rilevante. Ne chiedo la trasformazione in un ordine del giorno che potrebbe essere accolto come raccomandazione. È evidente, infatti, che si tratta di una riforma di portata tale che non può essere accolta con un emendamento; tuttavia, poiché si solleva un problema importante, se non altro per lasciarne una traccia nel quadro di questa discussione, sarei favorevole ad accogliere come raccomandazione un ordine del giorno che vada in questa direzione.
La posizione è analoga anche sull'emendamento 1.0.101, presentato dal senatore Ranucci, che in qualche modo tocca gli stessi temi. Invito a trasformare in ordine del giorno anche l'emendamento 1.0.400.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 1.1 è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.1, che è stato accolto come raccomandazione.
Senatore Menardi, insiste per la votazione?
MENARDI (PdL). Signor Presidente, non insisto.
Inoltre, colgo l'occasione per ritirare l'emendamento 1.2.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.30, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Ranucci e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Invito tutti i senatori a votare ciascuno al proprio posto.
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
259 |
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Senatori votanti |
258 |
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Maggioranza |
130 |
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Favorevoli |
113 |
|
Contrari |
144 |
|
Astenuti |
1 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
VALENTINO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (PdL). Signor Presidente, voglio segnalare che il dispositivo elettronico della mia postazione non ha funzionato.
PRESIDENTE. Prendiamo atto che il senatore Valentino non è riuscito a votare.
Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.60, presentato dalla Commissione.
È approvato.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, chi si astiene è considerato? Lo dico perché ci volevamo astenere.
PRESIDENTE. La Presidenza ne terrà conto dalla prossima volta, senatrice.
Metto ai voti l'emendamento 1.7, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.8.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
259 |
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Senatori votanti |
258 |
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Maggioranza |
130 |
|
Favorevoli |
115 |
|
Contrari |
143 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.9 era stato formulato un invito al ritiro. Senatore Menardi, lo accoglie?
MENARDI (PdL). Sì, signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.10.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, ritiro gli emendamenti 1.10, 1.13 e 1.14.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.11 è improcedibile.
Era stato poi avanzato un invito a trasformare l'emendamento 1.120 in ordine del giorno. Senatore Mura, accoglie tale proposta?
MURA (LNP). Sì, signor Presidente, la accolgo.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.12 non verrà posto in votazione.
Ricordo che gli emendamenti 1.13 e 1.14 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.400.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.400, presentato dalla Commissione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
263 |
|
Senatori votanti |
262 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
145 |
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Contrari |
117 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.15 è improcedibile.
L'emendamento 1.16 è stato ritirato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.17 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.18.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
261 |
|
Senatori votanti |
260 |
|
Maggioranza |
131 |
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Favorevoli |
113 |
|
Contrari |
147 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.19.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.19, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
263 |
|
Senatori votanti |
262 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
115 |
|
Contrari |
147 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.1, identico all'emendamento 1.0.2.
BALDINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDINI (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 1.0.1.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.2, presentato dalla senatrice Fioroni e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 1.0.3 è stato ritirato. (Brusio).
Senatore Azzollini, lei è un continuo disturbatore dei lavori dell'Aula.
Sull'emendamento 1.0.250 la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, pertanto dovrebbe essere dichiarato improcedibile. Tuttavia, il senatore Grillo ne ha annunciato una riformulazione; senatore Azzollini, è in grado di dare informazioni all'Assemblea a questo riguardo?
AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, le chiedo scusa per il disturbo che arreco in Aula, ma - come lei ben sa - non è dovuto alla mia volontà. (Applausi della senatrice Sbarbati).
La Commissione ha a lungo discusso sull'emendamento 1.0.250 e francamente si è svolto un dibattito approfondito, ad esito del quale la Commissione ha espresso un parere di contrarietà con l'articolo 81. Comprendo da quanto è stato detto che addirittura viene ridotto il termine di proroga e penso che, proprio per quanto si era discusso, sia necessario che la Commissione riprenda la questione. Non sono decisioni che si possono prendere ex articolo 100 del Regolamento, perché è stata una decisione abbastanza discussa.
Pertanto, la prego, signor Presidente, di accantonare l'emendamento in esame, di lasciarlo per ultimo e di consentire, seppur brevemente, per dieci minuti, di poter riconsiderare il parere in Commissione. Credo che ci siano le condizioni per poterlo riesaminare, però naturalmente è una decisione che va presa in sede di Commissione, per cui chiedo cortesemente al relatore di accantonarlo, di esaminarlo per ultimo, e lo riconsidereremo in Commissione alla fine dei lavori. (Applausi dal Gruppo PdL).
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signor Presidente, se lei decide di accantonare l'emendamento 1.0.250 (testo 2), come da richiesta del presidente Azzollini, per poi riaffidarlo, quando i lavori dell'Aula saranno sospesi, ad una valutazione della Commissione bilancio, naturalmente noi parteciperemo ai lavori della Commissione stessa e formuleremo nuovamente il nostro parere.
La mia opinione è comunque coerente con l'orientamento della Commissione bilancio. Quale che sia la data che si prevede, se il differimento produce oneri, fosse solo per un giorno l'onere rimane, quindi secondo me il parere della Commissione bilancio non potrà mai cambiare se quella data viene differita.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.0.250 (testo 2) viene pertanto accantonato.
Gli emendamenti 1.0.4, 1.700 e 1.0.301 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.302.
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, per quanto riguarda l'emendamento 1.0.302 vorrei davvero rivolgere una preghiera ai proponenti affinché lo ritirINO, per due motivi: in primo luogo perché è palesemente non attinente al tema, in secondo luogo per la gravità del contenuto dell'emendamento.
Si tratta sostanzialmente di proventi che l'ANAS percepisce in ragione di un aumento dei canoni di concessione alle concessionarie, che dovevano essere rigorosamente impiegati (tra l'altro la questione è oggetto di una mia interrogazione successivamente all'audizione del presidente Ciucci) per attività di controllo e di vigilanza sulle concessionarie. Queste risorse sono state impiegate per poco più di un terzo. L'ANAS, da par suo, ha riportato le cifre non impiegate negli esercizi futuri impegnandosi in Commissione sostanzialmente ad assolvere a questa funzione. Noi chiaramente ne chiederemo in finanziaria la destinazione ad altre autorità di vigilanza che non hanno potuto svolgere la loro attività proprio per mancanza di fondi. Certo, appare davvero singolare che si voglia sostanzialmente rendere queste cifre di nuovo assorbite più generale nella convenzione.
Pertanto - ripeto - umilmente rivolgo una preghiera di ritirare l'emendamento in esame, in coerenza con quanto abbiamo fatto.
CICOLANI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, anche per il garbo con cui il senatore Marco Filippi ha posto la questione, desidero intervenire per sottolineare all'Aula che è un argomento già affrontato in Commissione. Si tratta di risorse di una certa consistenza che possono essere utili anche ai fini di questo provvedimento. Pertanto, credo che l'emendamento in esame vada mantenuto per agevolare l'attività dell'ente. Peraltro, si tratta di una regolazione che va fatta più in generale nel contratto di servizio tra l'ANAS Spa e l'azionista.
Quindi, in quella sede verrà meglio affrontato il tema dell'utilizzo di tali risorse provenienti dai ticket autostradali esclusivamente o meno per il compito di vigilanza e controllo. Inoltre, poiché puntiamo a far uscire l'ANAS dal perimetro della pubblica amministrazione, come ritengo giusto, se non diamo risorse diverse dai trasferimenti di tipo ordinario non vedo come si possa farlo. Credo pertanto che questa norma vada mantenuta.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, lei ha assistito alla discussione svolta sul tema dell'estraneità o meno di alcuni emendamenti sia ieri che questa mattina. Di fronte ad un emendamento totalmente estraneo alla materia del decreto-legge, come quello in esame, che riguarda norme relative ai rapporti finanziari, ai controlli e alla vigilanza ANAS, il senatore Marco Filippi le ha chiesto di invitare i proponenti a ritirarlo. Infatti, se fossero applicate le norme che questa mattina il Presidente, in accoglimento delle nostre istanze, ha detto che saranno applicate nel prossimo futuro, esso sarebbe stato dichiarato inammissibile.
Le parole usate dal relatore, senatore Cicolani, confermano che l'emendamento in esame non c'entra nulla, non è urgente, non è indifferibile e non presenta nessuna delle caratteristiche di ammissibilità. Quindi, fate uno sforzo, come stiamo facendo noi, e ritirate questi emendamenti, che evidentemente sono estranei all'oggetto della discussione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Legnini, capisco la solidità del ragionamento, ma non posso che confermare la risposta che già oggi il presidente Schifani ha dato sull'argomento in questione. Ovviamente resta alla decisione dei Gruppi la possibilità di regolarsi come meglio credono.
Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.0.302.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.0.302, presentato dai senatori Baldini e Gallo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
269 |
|
Senatori votanti |
268 |
|
Maggioranza |
135 |
|
Favorevoli |
145 |
|
Contrari |
121 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 1.0.701 è stato ritirato.
Sull'emendamento 1.0.100, presentato dalla senatrice Leddi, c'è un invito da parte del relatore a trasformarlo in un ordine del giorno, per poter essere accolto come raccomandazione. Senatrice Leddi, accoglie l'invito del relatore?
LEDDI (PD). Accolgo tale invito.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono, l'ordine del giorno G1.0.100 non verrà posto in votazione.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento testé trasformato in un ordine del giorno perché di fatto dà soluzione ad un problema reale e oggettivo che il nostro Gruppo condivide pienamente.
Siamo consapevoli dell'impossibilità attuale di inserirlo in una norma. Di fatto è oggetto di un disegno di legge che la stessa senatrice Leddi ha già presentato e che io sottoscrivo. Ci auguriamo che si vada oltre la raccomandazione, e cioè che nel pacchetto di aiuti alle imprese e alle famiglie, in arrivo, si tenga conto di questa che può essere un'ottima soluzione, oltretutto a costo zero, che di questi tempi sono le uniche proposte che sappiamo essere accoglibili.
Ovviamente aggiungo la mia firma a tale ordine del giorno. (Applausi dai Gruppi LNP e PD).
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se accoglie l'invito del relatore a ritirare l'emendamento 1.0.101 e a trasformarlo in un ordine del giorno.
RANUCCI (PD). No, signor Presidente, insisto per la sua votazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.101.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Annuncio un convinto voto favorevole del Partito Democratico a questo emendamento e segnalo ai colleghi che, nel corso della discussione della legge finanziaria, su questo tema - che è lo stesso dell'emendamento 1.0.100, della senatrice Leddi - insisteremo per una ragione che a me pare sia possibile largamente condividere nel Senato tra maggioranza e opposizione. In questo momento noi tutti lamentiamo che le imprese piccole, piccolissime, medie e grandi subiscano, anche se si dice contrario, il contingentamento del credito da parte degli istituti di credito che, per loro ragioni e difficoltà, tendono a - se vogliamo usare una espressione eufemistica - lesinare il credito nei confronti delle imprese.
Se fossimo in grado di approvare una norma - l'unica cosa su cui non sono d'accordo è che non costi niente; naturalmente è una norma che comporta qualche onere, ma sopportabile - che obbligasse le pubbliche amministrazioni a pagare in tempi ragionevoli quando un'impresa ha fornito beni, servizi alla pubblica amministrazione in questione, consentiremmo alle imprese di avere un alleviamento del peso derivante dal contingentamento del credito per questa via.
È per questo che, a mio giudizio, nel provvedimento un emendamento di questo tipo - questo sì - avrebbe carattere d'urgenza e servirebbe ad alleviare le condizioni di gravissima difficoltà in cui versano le imprese e mi auguro che la chiusura francamente incomprensibile della maggioranza e del Governo che si registra oggi su un tema di questo rilievo nel giro di qualche giorno si trasformi in una disponibilità. Sarebbe davvero grave che, dopo tanti comizi e parole nelle diverse sedi a favore delle piccole imprese, non si facesse questa che è la principale misura per aiutare le imprese di fronte alle difficoltà della crisi finanziaria che intanto potremo prendere nell'immediato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.0.101, presentato dal senatore Ranucci.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
263 |
|
Senatori votanti |
262 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
118 |
|
Contrari |
144 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se intende accogliere l'invito del relatore di ritirare l'emendamento 1.0.400 e di trasformarlo in un ordine del giorno.
BALDINI (PdL). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.0.400 non verrà posto in votazione.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, faccio presente che sull'emendamento 2.200 della Commissione la 5a Commissione ha espresso parere contrario.
Questo emendamento si compone di due parti: la parte che ovviamente interessa la Commissione bilancio è la seconda, quella inerente alle coperture, mentre la prima parte è di natura procedimentale. Poiché si sta tentando di recuperare la prima parte sul testo che diventerebbe vigente, quello del Governo, chiedo di accantonare anche il 2.100, in modo da risottoporli entrambi alla Commissione bilancio, in una riformulazione che a breve proporrò.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signor Presidente, mi collego al ragionamento che veniva testé fatto dal relatore. L'emendamento 2.100 verrà ritirato nel momento in cui il relatore ci dirà, un po' più avanti, come potremo procedere con l'emendamento 2.200, perché l'emendamento 2.100, di fatto, viene non ritirato ma assorbito dall'emendamento precedente.
Pertanto, se per l'emendamento precedente si potrà procedere, il 2.100 decadrà perché assorbito, diversamente resterà.
ZANETTA (PdL). Signor Presidente, vorrei annunciare il ritiro dell'emendamento 2.0.1, che ritengo abbia una sua validità ma che però è stato presentato forse inopportunamente in Commissione. Peraltro, lo avevo già ritirato in Commissione in un'altra formulazione. Chiedo anche venia soprattutto al Presidente della Commissione difesa: era certamente un argomento da affrontare in quella sede. Quindi, il ritiro è più che giustificato anche per tutto il dibattito che su questo tema si è svolto in Aula.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 2.0.2, che so essere stato oggetto di attenzione da parte del relatore e del Governo e che è analogo al 2.0.3, a firma dei colleghi Benedetti Valentini e Bornacin, tende a risolvere un problema che si trascina da anni e che penalizza fortemente le imprese che fabbricano semirimorchi destinati all'esportazione. Infatti, in virtù di una soppressione, disposta a mezzo di una circolare, della possibilità di trasportare veicoli su veicoli si è determinata una riduzione di competitività, con maggiori costi per il trasporto, in danno delle imprese italiane ed a vantaggio dei concorrenti europei. Si tratta di una norma di semplice fattura, che non comporta oneri e che è attinente all'oggetto del decreto, trattandosi della materia dell'autotrasporto, che fu oggetto di un intervento normativo con il cosiddetto decreto milleproroghe nella passata legislatura, che si è però rilevato difettoso e incompleto.
Pregherei quindi il Governo ed il relatore di disporre l'approvazione di tale proposta, che, ripeto, con una disposizione di carattere regolamentare, aiuterebbe le imprese ad abbattere i costi di trasporto, contribuendo peraltro anche a non accrescere l'inquinamento. È infatti evidente che se due o tre veicoli devono viaggiare distintamente producono maggiori consumi e maggiore inquinamento che se viaggiassero caricati l'uno sull'altro, come avveniva fino al 2003; poi, nel 2004, una circolare ministeriale, credo erroneamente, ne dispose la soppressione.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, consento con tutte le considerazioni che ha svolto ora il senatore Legnini. Insieme anche ai senatori Marco Filippi e Bornacin, abbiamo proposto gli emendamenti 2.0.2 e 2.0.3, che sono simili, anche se in quello dei colleghi del PD vi è un secondo comma di cui francamente non riesco a comprendere il collegamento con la materia. Eventualmente, sarebbe da espungere perché mi sembra che tratti altro tema.
In realtà, spesso si sono fatti dubbi favori al settore industriale della mobilità, più o meno trasparenti e accettabili. In questo caso, senza spese per i conti pubblici, si vuole garantire un aiuto legittimo e trasparente alle imprese, che ci hanno convinto dell'utilità dell'intervento. Voglio soltanto dire ai colleghi, affinché comprendano la portata del problema, che la maggior parte di questi mezzi - si tratta di semirimorchi che si recano spesso nell'Est europeo e di cui vi è grande richiesta - che per il produttore italiano le spese per il trasporto a destinazione incidono per il 10 per cento sul prezzo di vendita mentre nel caso dell'imprenditore tedesco tale incidenza è pari all'1 o al massimo al 2 per cento. È evidente che si è in presenza di una situazione di deconcorrenzialità troppo alta.
Si è svolto un serrato confronto con il Governo e con il relatore al riguardo, che stanno per riproporre una riformulazione in grado di riassumere i problemi emersi. In ogni caso si esprime sin d'ora la massima disponibilità ad accogliere tali modifiche auspicando in ogni caso un voto favorevole su quanto emergerà da tale riformulazione.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, nel condividere la sollecitazione del senatore Benedetti Valentini, potrei riformulare l'emendamento 2.0.2 espungendo il comma 2.
PRESIDENTE. Comunico che il senatore Papania ha ritirato gli emendamenti 2.2, 2.3 e 2.4.
I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 2.200 è stato momentaneamente accantonato, così come l'emendamento 2.100, in attesa di verificare le modifiche che il Governo intende proporre.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 2.60, 2.700 e 2.301.
In considerazione della nuova riformulazione dell'emendamento 2.0.2, identico all'emendamento 2.0.3, esprimo parere favorevole.
Invito i presentatori al ritiro dell'emendamento 2.0.4.
Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 2.0.6, 2.0.100 e 2.0.101.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprimo un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 2.200 è stato accantonato.
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signor Presidente, stiamo parlando di accantonare l'emendamento 2.200? Ma se questo viene accantonato, cioè se il Senato non decide sulla sostituzione dell'intero articolo 2, come facciamo ad esaminare gli altri emendamenti, sussistendo la possibilità che l'intero articolo venga sostituito?
Francamente, io non comprendo il senso di una procedura di questo tipo: o l'emendamento 2.200 non si accantona o, se si accantona, bisogna accantonare molti altri emendamenti. In ogni caso, va valutata bene la conseguenza della decisione di accantonamento.
PRESIDENTE. Senatore Morando, poiché il provvedimento in esame è un decreto-legge, è possibile accantonare l'emendamento in questione e votare gli altri emendamenti, tranne il 2.100, come se fossero aggiuntivi.
L'emendamento 2.200 è dunque accantonato e, conseguentemente, è accantonato anche l'emendamento 2.100.
Ricordo che gli emendamenti 2.2, 2.3 e 2.4 sono stati ritirati.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.5 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.60, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.700, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.301 (testo corretto), presentato dalla Commissione.
È approvato.
Ricordo che l'emendamento 2.0.1 è stato ritirato.
L'emendamento 2.0.2, presentato dai senatori Legnini e Marco Filippi, è stato riformulato, così come il successivo 2.0.3. Chiedo al relatore di esprimere il parere sul nuovo testo.
CICOLANI, relatore. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2 (testo 2), identico all'emendamento 2.0.3 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2 (testo 2), presentato dai senatori Legnini e Filippi Marco, identico all'emendamento 2.0.3 (testo 2), presentato dai senatori Benedetti Valentini e Bornacin.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
256 |
|
Senatori votanti |
255 |
|
Maggioranza |
128 |
|
Favorevoli |
255 |
|
Contrari |
0 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PD).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.0.4 è stato avanzato dal relatore un invito al ritiro. Chiedo al senatore Zanetta se accoglie tale invito.
ZANETTA (PdL). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.0.5 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.6, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.100.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, volevo solo ricordare l'astensione dal voto del Gruppo del PD.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.100, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.101, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.0.102 è improcedibile.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
SCANU (PD). Signor Presidente, l'emendamento 3.1 riguarda lo svolgimento del G8 in Sardegna l'anno prossimo. Per organizzare un evento di questa portata, il Governo ha ritenuto legittimamente, e direi doverosamente, non solo di attuare la programmazione ordinaria per le spese necessarie alla realizzazione di questo evento mondiale, ma anche di esprimersi con i contatti canonici tra Stato e Regioni e con le deliberazioni di provvedimenti, le ordinanze della Protezione civile.
L'emendamento si è reso necessario per mettere a punto fondamentalmente due aspetti: il primo relativo alle riposizionamento di un terzo delle spese complessive a carico del FAS interregionale. Nel testo presente in questo decreto e difformemente da quanto concordato dal Presidente del Consiglio con le Regioni e da quanto espresso dallo stesso Presidente del Consiglio con una propria ordinanza, circa un terzo, ammontante all'incirca a 100 milioni di euro, verrebbe spostato dal FAS interregionale al FAS regionale. Quindi, un evento che viene ospitato in Sardegna, con la soddisfazione di tutti, di fatto verrebbe a costare, in maniera che noi riteniamo impropria e comunque non dovuta, alla disponibilità del Fondo relativo, nello specifico, della Regione sarda.
Si chiede anche, signor Presidente, illustri colleghi, che le opere definite accessorie, ma non per questo meno importanti per garantire il funzionamento delle manifestazioni del G8, possano essere attivate con la dovuta speditezza. Ho il piacere di avere di fronte, in questo momento, colleghi autorevolissimi della maggioranza che conoscono quanto me e forse meglio di me i problemi di cui sto parlando; loro sanno, ad esempio, che se questo testo del decreto rimanesse com'è, se cioè questo emendamento non venisse accolto, si interromperebbe, nonostante un'esplicita ordinanza del Presidente del Consiglio ed una altrettanto esplicita affermazione del sottosegretario Bertolaso resa qualche giorno fa alla Camera, la fase di avvio per la realizzazione di una strada importantissima come la Sassari-Olbia.
Dunque, in uno spirito e con un atteggiamento assolutamente bipartisan, senza che ci si accapigli per sventolare più in alto degli altri le bandierine, mi appello a lei, signor Presidente, ed ai colleghi della maggioranza per rendere possibile un avvenimento di straordinaria importanza, qual è appunto il G8, grazie al conforto ed al sostegno di iniziative e di determinazioni poste a carico dell'intero Paese e non a carico della sola Regione Sardegna, favorendo quella celerità delle decisioni senza la quale gli impegni assunti formalmente dal Capo del Governo non potrebbero realizzarsi. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PISANU (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISANU (PdL). Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea una questione essenziale che è stata adombrata dal collega Scanu. Ci troviamo di fronte ad una scelta di politica estera, e soprattutto della sicurezza, in virtù della quale la Maddalena viene scelta come sede del G8 per l'anno venturo. È davvero singolare che i costi di un evento di politica estera, determinato da ragioni di sicurezza, vengano posti a carico della Regione che ospita il G8. Questo vale per il caso in questione e ovviamente deve valere per tutti i casi; quindi, chiederei veramente ai colleghi di considerare con un minimo di distacco e di serenità questo dato di fatto. (Applausi dal Gruppo PD).
FIORONI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 3.4 cerca di chiarire un concetto fondamentale, ovvero che il beneficio della sospensione, previsto dall'articolo 3, in particolare modo la modalità attraverso la quale vengono restituiti i tributi e i contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi, che è ridotta al 40 per cento in 120 rate mensili, si estende anche al settore pubblico. Si conferma perciò che tutti coloro che hanno fruito del beneficio della sospensione sono ammessi al beneficio della rateizzazione per la restituzione del 40 per cento, evitando così una disparità di trattamento.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,52)
(Segue FIORONI). Il dubbio si pone in relazione alla legge n. 290 del 2006, che all'articolo 6, comma 1-bis, recita testualmente: «La legge 24 febbraio 1992, n. 225, si interpreta nel senso che le disposizioni delle ordinanze di protezione civile che prevedono il beneficio della sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi assicurativi si applicano esclusivamente ai datori di lavoro privati aventi sede legale ed operativa nei comuni individuati da ordinanze di protezione civile». In ordine a ciò sta accedendo che INPS e INPDAP, facendo riferimento proprio al citato articolo di questa legge, che è legge interpretativa della legge n. 225 del 1992, ritengono che debbano essere esclusi dalle disposizioni di ammissione alla restituzione in forma ridotta al 40 per cento in 120 rate mensili i datori di lavoro e i lavoratori pubblici. Conseguentemente, con diversi provvedimenti si stanno adoperando per richiedere la restituzione dei contributi a dipendenti e datori di lavoro pubblici, con modalità diverse rispetto a quelle previste dall'articolo 3 del disegno di legge al nostro esame.
È quindi essenziale chiarire che il beneficio di restituzione in forma ridotta al 40 per cento in 120 rate mensili si estende ai lavoratori pubblici e per i territori delle Regioni Marche ed Umbria, che hanno subito gli effetti del sisma del 1997. (Applausi dal Gruppo PD).
CASOLI (PdL). Signora Presidente, con l'emendamento 3.5 si intende dare un contributo di serenità e di concretezza a un territorio che, come accennava la senatrice Fioroni, ha subito il sisma del 1997 e che ora si trova a combattere con una crisi economica che sta minando tante piccole e medie aziende, e quindi tante famiglie, del territorio umbro-marchigiano. Con tale emendamento si chiede di posticipare la rateizzazione del pagamento della busta pesante dal 1° gennaio 2009 al 1° gennaio 2010.
ASTORE (IdV). Signora Presidente, ho sempre ringraziato il Governo e il presidente Berlusconi per la cortese attenzione rivolta al problema del terremoto in Molise. Tuttavia, oggi non posso farlo, e ciò vale anche nei confronti del presidente di Commissione e di tutti gli amici che non hanno voluto assolutamente collocare il problema del terremoto in Molise alla pari con altri eventi sismici.
Signora Presidente, l'emendamento 3.11, che è addirittura bipartisan, poiché è firmato anche da un altro collega del Molise, il senatore Di Giacomo, appartenente alla maggioranza, reclama un diritto che appartiene anche alla nostra terra. Non abbiamo detto niente, anzi ci siamo battuti per l'Umbria e per la Sicilia, sia in questa Camera che nell'altro ramo del Parlamento, ma credo che una terra come il Molise non possa essere dimenticata. Mi rivolgo soprattutto ai rappresentanti del Governo e non posso usare, signor Ministro, gli stessi toni, perché quando si fa una promessa in una cerimonia pubblica, com'è accaduto qualche tempo fa nel mio Paese, di fronte a migliaia e migliaia di persone, credo che essa vada assolutamente mantenuta.
Oramai siamo un Molise «cenerentola». Siamo a un punto in cui non ci sono più norme. La collega dell'Umbria, la senatrice Fioroni, ha accennato al caso dei dipendenti pubblici. La informo che c'è una sentenza della Corte costituzionale che dichiara tutto il contrario di ciò che sostiene il Governo, che inguaia tutti i dipendenti pubblici, che siano della Sicilia, dell'Umbria o del Molise, poiché dovrebbero restituire, a partire dal 1992, i contributi che non gli competevano.
Mi rivolgo al relatore per sottolineare che siamo in una fase di anarchia totale perché con il decreto-legge n. 112 del 2008, amici del Governo, avete addirittura anticipato la sospensione dei tributi e dei contributi, che era stata portata al 20 dicembre 2008. Avevamo tutto il tempo per legiferare in materia. Oggi invece non c'è più tempo; c'è l'anarchia totale, la confusione e la sovrapposizione di norme.
La collega Fioroni ha già citato come si comporta l'INPS. Nella nostra Regione, ma in generale in tutta l'Italia (ho qui gli atti ingiuntivi, essendo scaduta la sospensione, per forze dell'ordine, per dipendenti pubblici e per aziende composte solo dal titolare) si sta creando una situazione di confusione e di anarchia indicibili su questa materia.
Ecco perché, amico relatore, urgeva che in questa norma fosse assolutamente scritto ciò che il presidente Berlusconi, nonché deputato del Molise, e Bertolaso, cittadino onorario della mia terra, avevano annunciato, stanziando dei fondi per dare al Molise gli stessi diritti che abbiamo giustamente riconosciuto ad altre Regioni. Queste sono le ragioni per le quali tale provvedimento è urgente e necessario, anche per evitare che i vertici del G8 vengano gestiti con ordinanze della protezione civile. Occorre che questa legge venga rivista, perché in essa debbono essere fissati i diritti della gente. Non è possibile che i deboli del Molise vengano trattati in maniera diversa da quelli di altre Regioni. Tutta l'Italia dovrebbe avere le stesse regole per ciò che riguarda la sospensione e la restituzione. Non faccio il mendicante, né l'accattone, ma chiedo diritti. E il diritto è quello di sapere quando avverrà l'abbattimento, come nelle altre Regioni, del 60 per cento della restituzione, e in quanti anni si deve restituire.
Lo ripeto ancora una volta, ci sono 30 ordinanze diverse, l'una contro l'altra e stanno avvenendo delle vere e proprie tragedie nel nostro Molise. Addirittura - ve lo dico per convincervi ad inserire quanto proposto - le imprese che lavorano alla ricostruzione non possono riscuotere gli stati di avanzamento perché, secondo questa interpretazione, non essendo in regola con il versamento dei tributi e con i contributi, non possono ottenere i DURC (Documento unico di regolarità contributiva).
Le ho tentate tutte. Non ditemi di accontentarmi con l'ordine del giorno giacché ho presentato decine di emendamenti. Devo ricordarne l'iter anche a qualcuno presente in Aula, ad esempio a dirigenti di partito, che si è andati in quelle zone e si sono promesse determinate cose. Non vogliamo niente in più degli altri, ma come senatore di quell'area, visto che vivo proprio nel paese cuore, dove è stata inaugurata la scuola e dove è iniziato il processo per una tragedia terribile, credo che vadano riconosciuti gli stessi diritti anche a quell'area. La quale, peraltro, è composta da 14 Comuni, più due pugliesi. Credo che uno Stato che non è patrigno possa benissimo regolare e ed equiparare agli altri territori le modalità di restituzione dei contributi.
Sono intervenuto in tutte le Commissioni possibili immaginabili. Spesso sono stato accolto dal sorriso ironico. Oggi, invece, reclamo diritti e poiché tra pochi giorni vi sarà una cerimonia nel mio Paese che vedrà presente il Presidente del Consiglio, vorremmo accoglierlo bene, come si deve accogliere un amico, un rappresentante massimo delle nostre istituzioni, e non vorremmo ricorrere alla stampa per fare determinate cose.
Ecco perché noi vogliamo i controlli amministrativi... (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche se il senatore Astore sta urlando è difficile sentirlo.
ASTORE (IdV). Devo urlare e di questo chiedo scusa, ma di fronte ai diritti della mia gente sento di essere anche un rappresentante di quel territorio. Avendo ottenuto un risultato elettorale che, peraltro, ha meravigliato un po' tutt'Italia, credo che quella gente mi abbia mandato qui anche per questo. Noi chiediamo i controlli sulla gestione del terremoto, ma sono altra cosa. Oggi sono qui per chiedervi di rispettare i diritti della gente.
Inoltre, signora Presidente, mi rivolgo a lei per un suo autorevole intervento visto che per il 2009 non c'è la somma stanziata per la ricostruzione. E non è possibile che sia stata completata la ricostruzione solo di San Giuliano, che è il Comune dove risiedo, e non anche degli altri che si trovano a pochi chilometri di distanza, dove si vive ancora nelle baracche. Saranno pure baracche di legno, cottage, come le ha definite qualcuno, ma pur sempre di baracche si tratta e non assolutamente di case.
Per queste ragioni chiedo che l'emendamento 3.11 venga votato in Aula sebbene la Commissione bilancio abbia espresso su di esso parere contrario. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità soprattutto di fronte ai deboli, come è chi viene colpito da una tragedia, è bene ricordarlo. È come quando una persona si ammala; diventa assolutamente debole di fronte alle istituzioni e sono queste ultime a doverle andare incontro. Non dobbiamo essere noi a fare manifestazioni qui fuori o davanti a Palazzo Chigi.
Chiedo scusa del tono e di essermi rivolto in modo duro. Ho sempre ringraziato tutti per la comprensione, ma oggi - ripeto - non posso più farlo, perché siamo veramente in uno Stato di non diritto per la popolazione della mia Regione o di quella piccola parte della mia Regione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
SANNA (PD). Signora Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 3.3.
Mentre il Governo adottava il decreto-legge n. 162, del quale oggi stiamo discutendo la conversione, in Sardegna si verificavano eventi alluvionali molto gravi che hanno portato alla morte di cinque persone e danni per molte decine di milioni di euro. Rispetto a questi eventi, per l'immediato ripristino ed il sussidio per la ricostruzione, la Regione ha previsto uno stanziamento pari a circa 40 milioni di euro, mentre lo Stato ha previsto un intervento di circa 7 milioni di euro, cioè meno del 18 per cento di quanto stanzia la Regione.
Dunque, seguendo la falsariga degli interventi già previsti dall'ordinanza di protezione civile di Berlusconi e quindi non discostandosi da quegli strumenti correttamente ed egregiamente individuati dal sottosegretario Bertolaso, l'emendamento 3.3 tende a prevedere un intervento utilizzando risorse che si possono reperire nel Fondo per le aree sottoutilizzate (che è in corso di riprogrammazione), ponendole però in preallocazione rispetto alla riprogrammazione che in queste ore il Governo sta discutendo con le Regioni e che nella giornata di domani sarà oggetto della discussione e della decisione del CIPE. Con tale discorso non intendo reintrodurre il tema polemico della riformulazione e riprogrammazione unilaterale del Fondo per le aree sottoutilizzate, che dall'inizio della legislatura ad oggi conta 13 miliardi e 849 milioni di euro. Intendo soltanto evidenziare che, se questa operazione va fatta per iniziativa del legislatore, deve essere avviata oggi, nel decreto-legge, in modo tale che domani il CIPE ne possa tenere conto.
Cercando di richiamare l'attenzione del relatore, sottolineo altresì che, se il parere contrario venisse formulato sulla base dell'entità del finanziamento qui richiamata (50 milioni di euro), i presentatori sarebbero disponibili ad una riformulazione - che tra breve depositerò al banco della Presidenza - in modo tale che si possa approvare soltanto la prima parte dell'emendamento, che è esattamente riproduttiva degli interventi di protezione civile e riguarda complessivamente uno stanziamento pari a 20 milioni di euro.
Chiedo un voto bipartisan, nello stile suggeritoci precedentemente dal senatore Pisanu, per la quale indicazione lo ringrazio personalmente. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CICOLANI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 3.1 e parere favorevole sull'emendamento 3.100, presentato dalla Commissione. Esprimo parere contrario sull'emendamento 3.3, anche se mi piacerebbe aggiungere qualcosa in ordine alle osservazioni svolte dai senatori Pisanu e Sanna.
Invito, poi, al ritiro dell'emendamento 3.4, perché abbiamo chiarito che non serve; credo, però, che potremmo accogliere un eventuale ordine del giorno, presentato dalla senatrice Fioroni, che inviti il Governo ad indirizzare il comportamento degli istituti di previdenza.
L'emendamento 3.5 (testo 2), che comunque trasla il problema, ha il parere contrario della 5a Commissione; chiedo quindi di accantonarlo e di sottoporlo in un nuovo testo alla Commissione bilancio. In particolare, propongo una modifica sia del termine contenuto nel comma 2, sostituendo le parole «gennaio 2010» con le altre «giugno 2009» sia della copertura. Chiedo pertanto che l'emendamento 3.5 venga nuovamente riformulato e sottoposto al vaglio della Commissione bilancio.
Ricordo che l'emendamento 3.6 è stato ritirato. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 3.7, 3.8 e 3.12. Per quanto riguarda l'emendamento 3.11, pur condividendo le ragioni del collega Astore, rilevo tuttavia che, per il parere contrario della Commissione bilancio, l'emendamento è improcedibile. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.0.1 e 3.0.20. Chiedo infine che l'emendamento 3.0.30, approvato dalla Commissione di merito, sia sottoposto nuovamente al vaglio della Commissione bilancio.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
FIORONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORONI (PD). Signora Presidente, vorrei dichiarare la mia disponibilità a trasformare l'emendamento 3.4 in un ordine del giorno con cui si impegna il Governo a chiarire se le misure di agevolazione si estendono al settore pubblico e soprattutto ad invitare gli istituti INPS e INPDAP a emanare atti in cui informano gli enti pubblici delle Regioni Marche e Umbria circa l'estendibilità di queste misure anche al settore pubblico, nonché a quello assicurativo e bancario.
CICOLANI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOLANI, relatore. Signora Presidente, ritengo che tale ordine del giorno sia assolutamente accoglibile.
Inoltre, per quanto riguarda gli interventi afferenti ai fondi FAS, pur essendo naturalmente ragionevoli le considerazioni espresse dai colleghi, dobbiamo considerare che questa discussione sta avvenendo in un momento straordinario in cui, in sede ECOFIN e attraverso accordi in sede europea, stiamo prendendo, tutti assieme i Paesi d'Europa, delle decisioni in ordine alla possibilità di reperire risorse per lo sviluppo che sicuramente terranno conto dell'opportunità di riportare i fondi FAS alle condizioni per cui sono stati istituiti, cioè per attenuare le differenze, a valle di questo processo. Già la manovra finanziaria che il Governo sta predisponendo va in questa direzione.
Credo pertanto che dobbiamo tutti considerare l'eccezionalità del contesto di queste decisioni che, come testimonia il tipo di provvedimento che approviamo, cioè un decreto-legge, sono misure eccezionali e straordinarie.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1.
SCANU (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCANU (PD). Signora Presidente, mi rendo conto della possibile irritualità di quanto sto per affermare e pertanto preliminarmente mi appello alla sua cortesia. Anche alla luce delle esplicite e apprezzate dichiarazioni rese poco fa dal collega Pisanu, in luogo di un'approvazione di questo emendamento, rispetto al quale il collega relatore ha manifestato ancora delle perplessità, ne vorrei in subordine chiedere la trasformazione in un ordine del giorno da sottoporre alla votazione di tutta l'Assemblea. Dico questo, signora Presidente, in considerazione del fatto che proprio domattina il CIPE si riunirà per determinare la cosiddetta preallocazione dei fondi FAS, il che significa che gli auspici espressi dal relatore verrebbero fortemente resi più consistenti se già dalla giornata odierna il Senato si pronunciasse in questi termini, orientando in maniera sensibile il lavoro che domani il CIPE dovrà sviluppare.
Quindi, con il suo consenso, signora Presidente, vorrei rivolgermi al relatore e al rappresentante del Governo per trasformare l'emendamento 3.1 in ordine del giorno da sottoporre alla votazione dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo.
CICOLANI, relatore. Signora Presidente, il relatore è favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno, anche perché il sottosegretario Bertolaso, in sede di audizione in merito al provvedimento, aveva assicurato che il Governo si sarebbe mosso nel solco di quanto oggi lo invitiamo a fare con l'ordine del giorno.
GIACHINO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprimo parere conforme a quello del relatore. Accolgo pertanto l'ordine del giorno.
GARRAFFA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRAFFA (PD). Signora Presidente, vorrei chiarire che né la maggioranza né il Governo potranno avere la coscienza a posto in merito ai danni che stanno facendo non approvando quegli emendamenti che davano dignità alle nostre terre. La verità è che voi, in questo momento, vi assumete una grande responsabilità rispetto alla vicenda dei FAS, perché non è assolutamente vero, caro collega Cicolani, che l'Europa ci aiuterà. Sono tutte le bugie che ancora una volta stanno emergendo rispetto alla vostra politica che arrecherà danni nei territori di cui stiamo parlando. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Longo).
SCANU (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCANU (PD). Signora Presidente, al di sopra di qualunque senso di appartenenza, che ritengo di aver sempre professato a testa alta e mi auguro con onestà intellettuale, sento di dovermi comunque dichiarare soddisfatto per il parere favorevole che è stato testé espresso dal rappresentante del Governo e dal relatore. Conseguentemente desidero esprimere l'apprezzamento di un senatore che appartiene al Partito Democratico, il quale vorrà - se lo riterrà - esprimere le proprie argomentazioni politiche senza accavallarle, come è successo qualche istante fa, con quelle pertinenti ad una materia specifica attribuita ad un relatore. (Applausi dal Gruppo PdL. Applausi ironici del senatore Garraffa. Commenti del senatore Garraffa e dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Senatore Garraffa, la prego.
FERRARA (PdL). Basta!
CURSI (PdL). Caccialo! (Proteste del senatore Garraffa. Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente).
PRESIDENTE. L'emendamento 3.1 viene trasformato nell'ordine del giorno G3.100, che è accolto dal relatore e dal Governo. Senatore Scanu, lei insiste per la votazione dell'ordine del giorno?
SCANU (PD). Sì, chiedo che venga sottoposto alla votazione. (Il senatore Garraffa continua a protestare. Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Colleghi, senatore Garraffa, per favore!
SANCIU (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANCIU (PdL). Apprezzando la disponibilità del senatore Scanu a trasformare in ordine del giorno il suo emendamento, chiedo di poter aggiungere la mia firma.
DELOGU (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELOGU (PdL). Signora Presidente, anch'io chiedo di aggiungere la mia firma all'ordine del giorno.
MASSIDDA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASSIDDA (PdL). Signora Presidente, vorrei sottolineare che non stiamo aggiungendo la nostra firma per un'idiozia: stiamo difendendo un principio comune a tutti. Non possiamo far pesare ad una Regione una scelta nazionale che deve premiare tutta la Nazione. C'è un provvedimento internazionale pagato solo da una Regione. Credo quindi che su questo ordine del giorno ci debba essere la firma di tutti i parlamentari. Naturalmente chiedo di poter sottoscrivere l'ordine del giorno G3.100.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G3.100.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G3.100, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
263 |
|
Senatori votanti |
260 |
|
Maggioranza |
131 |
|
Favorevoli |
246 |
|
Contrari |
0 |
|
Astenuti |
14 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. L'emendamento 3.2 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.100, presentato dalla Commissione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
262 |
|
Senatori votanti |
261 |
|
Maggioranza |
131 |
|
Favorevoli |
241 |
|
Contrari |
4 |
|
Astenuti |
16 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 3.3 sarebbe improcedibile a meno che 15 senatori non ne chiedano la votazione.
Tuttavia è pervenuta una riformulazione di tale emendamento da parte dei presentatori. Pertanto, con il consenso del relatore, possiamo accantonarlo affinché venga riesaminato dalla Commissione bilancio sulla base del testo riformulato.
CICOLANI, relatore. Signora Presidente, posso anche acconsentire a questo accantonamento, ma comunque c'era un parere contrario della 5a Commissione.
PRESIDENTE. Questo rimane agli atti.
CICOLANI, relatore. Non posso esprimere parere contrario su un testo che non conosco e quindi accetto che sia accantonato l'emendamento come riformulato.
PRESIDENTE. Il nuovo testo dell'emendamento 3.3 viene dunque accantonato, per essere riesaminato dalla Commissione bilancio.
L'emendamento 3.4 è stato trasformato nell'ordine del giorno G3.4. Essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione.
L'emendamento 3.5 (testo 2) è stato accantonato su richiesta del relatore, mentre l'emendamento 3.6 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.7.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.7, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
266 |
|
Senatori votanti |
262 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
120 |
|
Contrari |
142 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.8.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.8, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
263 |
|
Senatori votanti |
259 |
|
Maggioranza |
130 |
|
Favorevoli |
116 |
|
Contrari |
143 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.11, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
QUAGLIARIELLO (PdL). Presidente, al fine di facilitare il compito dei Gruppi, vorrei chiedere alla Presidenza di ricordare in fase di votazione i pareri espressi.
PRESIDENTE. Il relatore aveva già espresso i pareri. Se vuole, la Presidenza li ripeterà.
ASTORE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (IdV). Giacché si deve riunire la Commissione, chiedo una riconsiderazione dell'emendamento 3.11. In caso contrario, ne chiediamo la votazione.
DI GIACOMO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIACOMO (PdL). Signora Presidente, ho posto la mia firma in calce all'emendamento così brillantemente illustrato, anche con passione, dal senatore Astore per due motivi: in primo luogo, perché in Molise in questo momento in assenza di una normativa nessuno sa come comportarsi, eccetto gli enti previdenziali, che naturalmente già stanno richiedendo i tributi e i contributi ai cittadini molisani. Inoltre, sono convinto che i cittadini italiani, di fronte allo stesso problema, dovrebbero essere trattati allo stesso modo.
Chiediamo che per il Molise siano adottati gli stessi provvedimenti proposti in questo disegno di legge per l'Umbria e per le Marche.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, se ho ben capito, l'emendamento 3.11 è improcedibile, a causa del parere contrario della 5a Commissione.
PRESIDENTE. A meno che, come risulta dall'articolo 102-bis del Regolamento, 15 senatori non ne chiedano comunque la votazione.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Vorrei allora fare un brevissimo intervento. Prego il senatore Astore che ho ascoltato con interesse e con solidarietà di fare un ulteriore sacrificio e ritirare l'emendamento, proponendo quello che lui chiama un inutile ordine del giorno.
Non sarebbe infatti conveniente, per ragioni di bilancio, ottenere il risultato di farsi bocciare questo emendamento, quasi con una pronuncia di ripulsa rispetto ad un principio che non può passare in questa sede. Stiamo parlando di terremoti e noi umbro-marchigiani siamo molto solidali con lei. D'altronde, se si pretende di applicare una misura prevista per una parte ad un insieme più grande, è evidente che la proposta non può passare.
Pur dandole ragione e facendole presente che gli eventi sismici del 2002 vengono ben dopo quelli del 1997 (che, come vede, non riusciamo ancora a concludere in termini di ricostruzione), debbo farle notare che la sua proposta è seria e giusta, ma velleitaria.
Quindi, la pregherei, nell'interesse delle popolazioni molisane, che hanno tutti i diritti che lei ha giustamente ricordato, qui ribaditi dal collega Di Giacomo, di voler fare questo sacrificio e, pertanto, di ritirare tale emendamento e trasformarlo in un articolato ordine del giorno, che in questo momento ha un valore politico non decisivo ma, in prospettiva, non trascurabile. (Applausi dal Gruppo PdL).
ASTORE (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (IdV). Signora Presidente, desidero ringraziare il collega Benedetti Valentini, al quale riconfermo la mia stima (ci conosciamo dalla Camera e abbiamo partecipato a numerosi dibattiti insieme), ma devo affermare con forza che non posso ritirare l'emendamento 3.11, perché siamo in un momento in cui non c'è copertura di norme. Pertanto, insisto per la votazione. (Applausi dal Gruppo IdV).
MONGIELLO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (PD). Signora Presidente, vorrei aggiungere la mia firma a tale emendamento.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Astore, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.11, presentato dal senatore Astore e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
268 |
|
Senatori votanti |
266 |
|
Maggioranza |
134 |
|
Favorevoli |
120 |
|
Contrari |
143 |
|
Astenuti |
3 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.12.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, il principio contenuto nell'emendamento 3.12 è sacrosanto: cercare di assicurare una continuità degli interventi finanziari per portare a termine questa benedetta ricostruzione (ormai abbiamo superato il decennale dagli eventi sismici). Tuttavia al momento attuale, con la copertura che viene indicata (che è non voglio dire maldestra, ma certamente irrealistica), si va incontro ad una chiara bocciatura. Starei per dire le stesse cose che ho detto poco fa in merito alla proposta del senatore Astore.
Vorrei pertanto pregare a sua volta la collega Fioroni di desistere in questa sede dalla presentazione di tale emendamento e di presentare in sua vece un ordine del giorno, che credo troverebbe la firma anche dei colleghi del centrodestra umbro-marchigiani, per impegnare il Governo in merito a tale aspetto, che effettivamente costituisce un dovere, quello cioè di assicurare una continuità, sia pure ormai molto ristretta rispetto a quella di cui abbiamo già usufruito negli anni passati, di flussi finanziari che permettano di condurre a termine la ricostruzione.
Voglio far presente che non solo ci sono ancora cittadini che a seguito del terremoto vivono in alloggi di fortuna, ma vi è tutta la problematica, che inviterei a non considerare voluttuaria, delle seconde abitazioni o delle situazioni particolari che è ancora ben lungi dall'essere risolta.
Pregherei pertanto la collega Fioroni e gli altri firmatari di evitare una bocciatura, che sarebbe contraria agli intendimenti dell'Assemblea e credo anche del Governo, oltre che nostri, trasformando l'emendamento 3.12 in un ordine del giorno, al quale, per quanto mi riguarda, aderirei senz'altro.
FIORONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORONI (PD). Signora Presidente, essendomi consultata anche con gli altri colleghi delle Marche, insisto per la votazione di tale emendamento.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, intervengo solo per chiedere una verifica. Mi sembra che la copertura prevista nell'emendamento 3.12 sia già stata utilizzata per un precedente emendamento; in questo caso non ci sarebbe la copertura ed esso sarebbe improcedibile.
PRESIDENTE. La Commissione bilancio ha espresso parere positivo; mi sembra sia quello l'organo che verifica le coperture.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Chiederei solo una verifica: non abbiamo già votato con la medesima copertura l'emendamento 2.0.2?
PRESIDENTE. L'emendamento 2.0.2 è stato votato, ma in un nuovo testo. Però, credo che tale verifica la dovrebbe fare la Commissione bilancio e non la Presidenza. Invito pertanto il relatore a fornire chiarimenti in merito.
CICOLANI, relatore. Signora Presidente, in effetti l'osservazione del collega è corretta, perché gli incrementi previsti dal decreto-legge n. 112 del 2008 sono stati posti a copertura per moltissimi emendamenti. Poiché in ogni caso nessun emendamento è stato ancora approvato, tale copertura è ancora disponibile, anche se il parere resta contrario perché dall'approvazione dell'emendamento 3.12 deriverebbe un aumento della pressione fiscale.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.12, presentato dalla senatrtice Fioroni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
266 |
|
Senatori votanti |
263 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
118 |
|
Contrari |
143 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.0.1.
LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signora Presidente, sottolineo la gravità della disposizione contenuta nell'emendamento al nostro esame. Esso è da annoverare tra le norme, recentemente introdotte, finalizzate ad agevolare il passaggio delle aziende Alitalia e AirOne a CAI, ma che per tale via stanno determinando uno stravolgimento delle disposizioni in materia di procedure concorsuali e, in questo specifico caso, lo stravolgimento di una norma estremamente consolidata posta a presidio dei diritti dei lavoratori, secondo quanto previsto dall'articolo 2112 del codice civile.
I proponenti dell'emendamento, la cui paternità non è difficile da rintracciare, vogliono eliminare totalmente le garanzie previste per i lavoratori dall'articolo 2112 del codice civile, in caso di cessione di azienda o di ramo d'azienda nel contesto delle procedure concorsuali disciplinate dal decreto legislativo n. 270 del 1999, riferito alle grandiimprese in stato di insolvenza.
La normativa vigente prevede - lo sottolineo in modo tale che i colleghi possano rendersi conto di cosa si sta votando - che, nel caso in cui si proceda alla cessione dell'azienda o del ramo di azienda di una grande impresa in crisi, i rapporti di lavoro relativi a quella porzione di azienda si trasmettono automaticamente alla cessionaria dell'azienda stessa e i lavoratori mantengono tutti i diritti pregressi, oltre ad assicurarsi una solidarietà, con riferimento ai rapporti creditori dei lavoratori nei confronti dell'azienda cedente, tra la suddetta e la cessionaria. In altre parole, nel caso in cui si proceda alla cessione dell'azienda, i lavoratori risultano pienamente tutelati. L'approvazione dell'emendamento 3.0.1 spazzerebbe via un diritto che nel nostro Paese riguarda centinaia di migliaia di lavoratori.
Il relatore sosteneva che questa norma si è resa indispensabile in adempimento a non meglio precisate indicazioni dell'Unione europea riferite alle modalità di cessione - un'operazione ormai in fase di conclusione - di Alitalia e AirOne a CAI. Si tratterebbe cioè di determinare una separazione tra la vecchia e la nuova gestione. Non c'entra assolutamente nulla, signora Presidente. A me non risulta (ma credo non risulti a nessuno) che l'Europa ci chieda di violentare e di abrogare i diritti dei lavoratori delle aziende in crisi. Non c'entra nulla! C'entra, invece, il fatto di volere aggirare l'ostacolo derivante dalle difficoltà nelle trattative sindacali che sono note a tutti noi.
Per questa via si fa l'ennesimo regalo a CAI, ma soprattutto - ed è ciò che a noi preme più di ogni altra cosa - d'ora in avanti in tutte le aziende in crisi i lavoratori dovranno recarsi con il cappello in mano presso l'azienda cessionaria per ottenere il ripristino del rapporto di lavoro che, altrimenti, non è in alcun modo tutelato.
È un fatto molto grave, signora Presidente, anche perché questa disposizione applicata nel futuro determinerà le condizioni per una elusione dei diritti dei lavoratori, come determinerà una condizione di inaccettabilità nella gestione delle trattative finalizzate alla cessione delle aziende. (Commenti del senatore Morando).
Volete fare l'ennesimo regalo a CAI? Fatelo! Ve ne assumete la responsabilità! Scriviamo però in questa norma, signora Presidente, signori del Governo (vedo presente anche il ministro Matteoli), signor relatore, che essa si applica solo ad Alitalia e che non viene estesa a centinaia di aziende in crisi, il cui numero aumenterà nei prossimi mesi, come lascia presupporre la situazione contingente per effetto - ahinoi! - della crisi economica. Evitiamo di violentare nuovamente il nostro ordinamento sopprimendo un diritto sacrosanto dei lavoratori e, ripeto, sopprimendo di fatto anche il diritto di credito dei lavoratori nei confronti di Alitalia che non sarà in alcun modo soddisfatto. Ripensateci. Avete proceduto all'accantonamento di diverse norme, peraltro non accogliendo le indicazioni venute dal dibattito che si è svolto ieri e oggi sulla improponibilità e sull'inammissibilità di alcuni emendamenti. Questa norma è il campione dell'improponibilità perché non c'entra nulla con l'oggetto del decreto.
Peraltro - e questo è un aspetto molto importante, su cui inviterei il ministro Matteoli a riflettere - credo che il vostro tentativo rischia di essere vano per Alitalia e di valere solo per le altre aziende. Infatti, questa mattina i giornali riportano che la cessione del ramo di azienda di Alitalia a CAI si perfezionerà domani o dopodomani, comunque nei prossimi giorni; non so quando questa norma entrerà in vigore, forse tra un mese perché siamo in prima lettura e il testo deve ancora essere sottoposto all'esame della Camera dei deputati. Quindi, ciò che si verificherà è che la disciplina vigente alla data di cessione del ramo di azienda da Alitalia a CAI sarà quella attuale e non quella contenuta nell'emendamento, e quindi rischia di non poter essere applicata proprio al caso che si vuole disciplinare, mentre invece sarà applicabile, in modo inaccettabile, a tutti gli altri lavoratori di tutte le altre aziende in crisi. Governo e maggioranza ci ripensino perché si sta consumando un atto davvero molto grave! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
MORANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MORANDO (PD). Signora Presidente, intervengo in dissenso dal Gruppo perché annuncio il mio voto di astensione, ma naturalmente lo faccio in maniera del tutto strumentale solo per poter insistere su un punto.
Credo di sapere che il movente dell'emendamento 3.0.1 abbia a che fare con il fatto che la particolare forma di rapporto scelta tra gli attuali proprietari di Alitalia, Alitalia e CAI cozza su di un punto con la normativa comunitaria. Infatti quella che per la normativa comunitaria si profila - esplicitamente, a mio giudizio - come cessione di un ramo di azienda noi non la stiamo qualificando come tale. Non sto dando un giudizio, sto semplicemente descrivendo la situazione. Questo potrebbe determinare in sede comunitaria una procedura di infrazione - da cui lo Stato italiano, a mio giudizio, uscirebbe certamente soccombente - per avere effettuato secondo regole non corrispondenti a quelle comunitarie la cessione di un ramo d'azienda. Da ciò deriva, a mio giudizio, la proposta contenuta nell'emendamento: non qualifichiamo come cessione di ramo d'azienda l'attuale rapporto tra Alitalia, proprietari di Alitalia (cioè lo Stato) e CAI. Senonché, le conseguenze sono paradossali rispetto al movente dell'emendamento: approvando una norma che vale erga omnes, praticamente eliminiamo dal nostro ordinamento la figura della cessione del ramo d'azienda, del tutto coerente con la normativa comunitaria, per introdurre un'eccezione.
Mi rivolgo allora al Governo e al ministro Matteoli. Siccome personalmente convengo sulla necessità di una norma che ci consenta di non incappare, sulla vicenda CAI, nella regolazione comunitaria della cessione di ramo d'azienda, studiamo una norma che ci consenta di non avere questo problema, ma non approviamo una norma di questo tipo erga omnes, che potrebbe avere gravi conseguenze sociali. In una situazione in cui si stanno moltiplicando le crisi dei grandi gruppi industriali, che potrebbero dar luogo ad amministrazione straordinaria con successiva cessione di rami d'azienda, potremmo stare decidendo, senza saperlo, di introdurre nel nostro ordinamento una cessione di ramo d'azienda che avviene in assenza di tutele per i lavoratori del ramo d'azienda stesso.
Francamente non riesco a pensare che la maggioranza voglia assumere una iniziativa di questo tipo e quindi la invito caldamente a ripensare il testo di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PD).
ICHINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
ICHINO (PD). Signora Presidente, preannuncio che mi asterrò dal voto perché ritengo ci si debba astenere dall'ennesimo pasticcio che stiamo facendo in questa vicenda Alitalia. Vorrei ricordare che esiste una direttiva europea che definisce e regola il trasferimento d'azienda e rispetto alla quale il legislatore nazionale non ha la potestà di stabilire che cosa è trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda e cosa non lo è.
L'operazione che stiamo facendo è sicuramente destinata non soltanto ad essere cassata dalla Corte di giustizia, ma ad esporre lo Stato italiano ad una sanzione per violazione di quella direttiva. In ogni caso non solo non salverà l'operazione CAI-Alitalia dalla censura comunitaria, ma creerà un ulteriore ostacolo alla nascita della nuova compagnia. Stiamo attenti a non aggravare i danni che abbiamo già fatto e che si stanno verificando in questa pasticciatissima vicenda. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
NEROZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
NEROZZI (PD). Signora Presidente, l'emendamento 3.0.1 è di una gravità eccezionale. Mi rivolgo alla maggioranza, in particolare alla Lega: ci troviamo di fronte a licenziamenti, a chiusure, a cessioni di rami d'azienda in molti settori produttivi di questo Paese. Rischiamo di colpire centinaia di migliaia di lavoratori, i loro diritti e le loro condizioni economiche. È un errore gravissimo, che poi ricadrà sull'insieme del Paese.
Ripensateci su a questo punto, perché è una prospettiva veramente drammatica. Volete farlo per l'Alitalia? Fatelo, anche se non serve a niente. Ma non colpite tanti lavoratori e tante lavoratrici, soprattutto dei settori più deboli! (Applausi dal Gruppo PD).
TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
TREU (PD). Signora Presidente, vorrei fare un appello per sottolineare ulteriormente la gravità della questione che stiamo affrontando. Si era già discusso di alcuni aspetti di questa normativa quando arrivò in Commissione, e allora c'era un tentativo, da parte della maggioranza, di distinguere e di ridurre l'applicabilità delle norme di tutela in questo caso. Adesso, invece di correggerci, stiamo rincarando la dose, nel senso che si vuole eliminare del tutto l'applicazione di una norma fondamentale che si richiama ad una direttiva europea.
Guardate che in questa situazione di crisi e di ricorrenti difficoltà, tutta Europa sta interrogandosi su questo aspetto, ovvero sulla necessità di prevedere sistemi di garanzie nei casi - tra cui questo - di cambiamenti di assetti azionari e di trasferimenti di realtà imprenditoriali.
Se non cambiamo o ritiriamo questa norma rischiamo di andare esattamente contro una tendenza generale dell'Europa, ma anche di altri Paesi, e veramente contro le elementari necessità di giustizia sociale. A questo anch'io mi appello e, comunque sia, una norma del genere verrebbe sicuramente condannata dalla Corte di giustizia, quindi su questo non possiamo transigere. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, dal momento che altri senatori del PD domandano di parlare, vi comunico che è esaurito il tempo contingentato per le dichiarazioni di voto in dissenso, a norma dell'articolo 109 del Regolamento.
CICOLANI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOLANI, relatore. Signor Presidente, vorrei semplicemente chiarire che l'emendamento in titolo è chiesto dal Governo. Nel corso dell'esame dello stesso da parte della nostra Commissione, alcuni aspetti sono stati analizzati e posti all'attenzione del Governo, il quale ritiene però che questa posizione debba essere confermata anche per profili di costituzionalità. Chiediamo pertanto di votare l'emendamento 3.0.1 nell'attuale formulazione.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.0.1, presentato dalla Commissione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
247 |
|
Senatori votanti |
243 |
|
Maggioranza |
122 |
|
Favorevoli |
141 |
|
Contrari |
101 |
|
Astenuti |
1 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.0.20.
DONAGGIO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONAGGIO (PD). Signora Presidente, noi voteremo contro questo emendamento, proposto e votato a maggioranza dalla Commissione, perché, nel mentre si fa intendere che riguarda unicamente un'azienda che produce acciaio, la Thyssenkrupp, com'è stato a lungo discusso, questo emendamento, se approvato, metterebbe in pericolo tutte le produzioni strategiche ad alto assorbimento di energia (mi riferisco in particolare al settore dell'alluminio), con gravi ricadute economiche e occupazionali per il Paese, ma anche per i territori dove queste produzioni industriali sono insediate. Mi riferisco in modo ancora più specifico a Porto Marghera e alla Sardegna.
Allora, se ce n'è fosse bisogno, in piena crisi economica si colpisce un comparto, appesantendo ed aggravando, con una certa superficialità e improvvisazione, la già difficile condizione della nostra politica industriale. Si dice che questo ci viene richiesto dall'Europa, eppure tutti i Paesi europei sono alle prese con l'applicazione di queste norme comunitarie, ma nessuno sta pensando di dismettere un comparto industriale con tale improvvisazione e senza una chiara strategia produttiva in questi settori.
Il riposizionamento del settore dell'alluminio è una questione strategica anche dal punto di vista delle produzioni e prima di dismettere un settore come questo bisognerebbe attrezzarsi con un piano di ristrutturazione industriale che consentisse di tenere conto sia della necessità di produzione per l'autonomia del Paese sia delle ricadute occupazionali ed economiche che si prefigurano. Credo sarebbe utile evitare di fare ancora del male al nostro Paese nel momento di grave crisi generale che sta attraversando l'economia.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.0.20, presentato dalla Commissione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
249 |
|
Senatori votanti |
246 |
|
Maggioranza |
124 |
|
Favorevoli |
143 |
|
Contrari |
101 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1152
PRESIDENTE. L'emendamento 3.0.30 è stato accantonato.
Abbiamo così esaurito l'esame degli emendamenti, salvo quelli accantonati che necessitano una nuova convocazione della Commissione bilancio. La Presidenza propone mezz'ora di sospensione, o anche meno, se la Commissione lo ritiene sufficiente.
AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, oltre ad un certo emendamento sul quale, per il tipo di dibattito che si era svolto in Commissione, pareva possibile una riflessione, ho avuto l'impressione, nel corso del dibattito in Aula, che vi siano altri emendamenti da riesaminare.
La Commissione bilancio non si sottrae al compito di un riesame, ma questa prassi è al limite dell'irritualità. La revisione di un nostro parere è un fatto assolutamente eccezionale che, se giustificato dal dibattito avvenuto in Commissione o da quello in Aula o da una posizione del Governo o del relatore, risulta comprensibile e la Commissione bilancio lo fa volentieri. Ma non si può utilizzare una procedura di carattere eccezionale per un riesame complessivo. È quindi altamente probabile che sull'insieme degli altri emendamenti non potremo che confermare il nostro parere, perché, o ci sono vere e proprie novità, e allora siamo pronti a rivederlo, oppure non possiamo fare altro che riconfermare il parere già espresso.
Inoltre, signora Presidente, colleghe e colleghi, vorrei ricordare che la Commissione bilancio valuta esclusivamente gli aspetti finanziari. Il merito non è compito di tale Commissione, bensì attiene al parere del relatore e del Governo e al voto dell'Aula.
Noi quindi procederemo a un riesame degli emendamenti, se la Presidenza ce li deferirà, ma lo faremo sempre con lo stesso spirito, ossia di valutarli con rigore - come si è detto questa mattina con una precisa indicazione della Presidenza del Senato - e di rivedere il nostro parere qualora fosse effettivamente possibile, avendo però ben chiaro che si tratta di una soluzione assolutamente eccezionale e che il nostro parere riguarderà solo gli effetti finanziari, rimanendo le questioni di merito deferite all'Aula.
PRESIDENTE. Prendo atto delle dichiarazioni del senatore Azzollini e sospendo la seduta fino alle ore 13,20.
(La seduta, sospesa alle ore 12,56, è ripresa alle ore 13,22).
Onorevoli colleghi, poiché la seduta della Commissione bilancio è ancora in corso, né terminerà nei tempi dovuti, dopo aver consultato i Capigruppo ritengo che non sia possibile procedere con i nostri lavori. Peraltro, alle ore 14 sono riunite diverse Commissioni per l'esame dei documenti di bilancio, nonché la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
FLUTTERO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLUTTERO (PdL). Signora Presidente, vorrei che restasse agli atti che in mattinata, nella votazione dell'emendamento 3.11, primo firmatario il senatore Astore, ho erroneamente votato in modo favorevole, invece la mia intenzione era quella di votare in senso contrario.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di questa precisazione.
Sull'accordo raggiunto a Bruxelles in tema di Politica agricola comune
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signora Presidente, volevo informare i colleghi - i senatori della Commissione agricoltura sono sicuramente edotti in materia - che durante la notte è stato raggiunto a Bruxelles un importante accordo in sede di revisione della Politica agricola comune, il cosiddetto Health check. Credo che questo possa essere giudicato un accordo fortemente migliorativo rispetto alla proposta iniziale della commissaria Fischer Boel; un accordo positivo per il quale l'Italia ha svolto un ruolo veramente importante, propulsivo (di questo va dato atto) grazie all'azione decisa, importante e determinata del ministro dell'agricoltura Zaia, a cui va il nostro ringraziamento (Applausi dai Gruppi PdL e LNP) e con la partecipazione del Presidente del Consiglio, che personalmente è intervenuto scrivendo una lettera al presidente Barroso.
Quindi, è un grande successo per l'agricoltura italiana, che risponde anche al malessere che vi è in questo momento nelle campagne. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
VALLARDI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signora Presidente, anch'io non posso far altro che unirmi con gioia ai ringraziamenti per l'ottimo lavoro svolto dal nostro ministro Luca Zaia. Sono stati sei mesi di intenso lavoro che hanno portato ai frutti che oggi tutti quanti i mass media riportano a caratteri cubitali. È un giorno di festa per l'agricoltura italiana che viene fuori da diversi anni di una notevole recrudescenza, perché le trattative negli ultimi tempi hanno portato alla situazione disastrosa che l'agricoltura italiana sta vivendo in questo periodo. Speriamo sia - come effettivamente è - l'inizio di una nuova era per l'agricoltura italiana. (Applausi dal Gruppo LNP).
Per la discussione di una mozione
BALDASSARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (PdL). Signora Presidente, intervengo per segnalare alla Presidenza, anche alla luce del G20, modesto, che si è tenuto a Washington sabato scorso che settimane fa abbiamo presentato la mozione 1-00036 sulla crisi finanziaria internazionale e le sue conseguenze in termini di nuova governance mondiale. Poiché tale mozione è sottoscritta da più di 80 colleghi senatori, ai sensi del Regolamento andrebbe messa all'ordine del giorno in tempi brevi. Era stata posta all'ordine del giorno ma poi per esigenze d'Aula fu tolta.
PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, sicuramente la mozione sarà all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo per la calendarizzazione.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza mozioni e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,26).
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997 (1152)
ORDINI DEL GIORNO
LA COMMISSIONE
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. n. 1152, di conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997;
premesso che:
gli Atti assunti dal Governo, insieme agli Accordi di programma Stato-Regioni, prevedono per il Mezzogiorno ed in particolare per la Calabria uno sviluppo economico, produttivo e occupazionale fondato sulla realizzazione delle grandi infrastrutture, in modo particolare quelle per la movimentazione delle genti e delle merci;
il piano di spesa, a sostegno di tutti gli Atti di programmazione, per la Calabria, prevede un impegno economico di 21,480 miliardi di Euro; a fronte di tale impegno di spesa, la disponibilità finanziaria è di 7,543 miliardi di Euro, pari al 35,61 per cento;
il progetto di ammodernamento e messa in sicurezza della Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria costituisce una priorità di assoluta valenza strategica nella politica infrastrutturale del Paese; ciò nonostante lo svolgimento dei lavori continua a registrare grande lentezza, con continui rinvii e forti ritardi nell'effettivo inizio delle opere e nei finanziamenti;
le imprese che operano nel settore dei lavori pubblici al sud, e in particolare in Calabria, lamentano diverse criticità, ed in particolare: ritardi intercorrenti dall'aggiudicazione dell'appalto all'avvio dei lavori che mediamente superano i 24 mesi; rescissioni degli Atti contrattuali a causa di inadempienze alle vigenti norme di legge; continui attentati a mezzi meccanici o alla logistica in molti cantieri, a seguito dei quali i lavori subiscono notevoli rallentamenti; difficoltà di approvvigionamento di forniture e materiali nei cantieri in produzione e di riflesso notevoli incertezze operative che limitano anche lo sviluppo occupazionale;
le richieste di estorsioni e le intimidazioni delle organizzazioni criminali sono diventate soffocanti al punto che molte ditte impegnate nei lavori sull'A3, e in altre grandi opere pubbliche, hanno manifestato l'intenzione di interrompere i lavori e abbandonare i cantieri;
le inchieste Tamburo e Arca condotte dalla DIA e avvenute in periodi diversi, dimostrano ad esempio come le modalità di infiltrazione delle cosche nei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria non cambiano e passano innanzitutto attraverso il pagamento di una tangente pari al 3 per cento dell'importo complessivo dei lavori e che i sistemi, attraverso i quali le imprese imposte dalla malavita organizzata accantonano le somme per pagare le tangenti, sono innanzi tutto la sovrafatturazione, in secondo luogo l'emissione di fatture a copertura di operazioni inesistenti, infine la fornitura di materiale non corrispondente, per qualità e quantità al capitolato d'appalto;
considerato che:
la realizzazione di un Piano di infrastrutture organico, necessario e urgente per tutto il Sud e in particolare per la Calabria rappresenta, per la «società civile», una sfida concreta tesa ad avviare un circuito virtuoso fatto di certezze e di prospettive di sviluppo economico, produttivo e occupazionale;
trasferire i finanziamenti disponibili per le opere infrastrutturali, destinati alla Calabria, o alle Regioni del Sud, in altri programmi per altre regioni, non è certo il rimedio per non «sovvenzionare» la malavita organizzata, anzi creerebbe ulteriori impedimenti allo sviluppo di queste aree già fortemente sottosviluppate e per questo sottoutilizzate;
è nelle fasi della sub-contrattazione che la malavita organizzata determina il suo massimo interesse per controllare o tentare di controllare, ogni forma di cessione a terzi;
per controllare e governare, in trasparenza, tutte le fasi della sub-contrattazione a terzi, la norma del subappalto «di tipo passante» o del pagamento attraverso bonifico bancario, significherebbe un forte deterrente per le organizzazioni malavitose;
la portata strategica delle opere per le infrastrutture del sud deve prevedere un accurato e ben strutturato sistema di controllo dei cantieri e dei subcantieri, a garanzia della piena regolarità dei lavori e per assicurare concrete condizioni di sicurezza tali da prevenire ogni possibile tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata;
impegna il Governo:
ad adottare le misure necessarie al fine di realizzare un piano straordinario teso alla corretta e tempestiva realizzazione delle opere, nel quadro di massima vigilanza e controllo sui cantieri e nei sub-cantieri nelle aree territoriali del mezzogiorno e a garantire la trasparenza nelle procedure di aggiudicazione degli appalti con particolare attenzione ai subappalti;
a prevenire il rischio di infiltrazioni criminali nelle grandi opere infrastrutturali di interesse nazionale in corso di realizzazione nel mezzogiorno, con specifico riferimento all'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, prevedendo a tal fine anche presidi di pubblica sicurezza all'interno dei cantieri;
ad istituire in ogni Prefettura degli Osservatori preposti al monitoraggio, in collaborazione con l'ispettorato del lavoro, dei flussi di manodopera e al controllo della regolarità dei rapporti di lavoro, anche allo scopo di evitare le sempre più frequenti frodi di identità.
________________
(*) Accolto dal Governo
OLIVA, PISTORIO, IZZO (**), MORRA (**)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
il provvedimento in esame all'articolo 1 e all'articolo 3 prevede la riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n.289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate;
dal mese di giugno del 2008 il Governo ha approvato numerosi decreti legge che hanno comportato l'utilizzo di significative risorse originariamente attribuite al Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) per finalità diverse da quelle previste dall'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289;
è necessario tenere in considerazione i principi generali di riparto delle risorse tra Mezzogiorno e Centro Nord, rispettivamente nella misura dell'ottantacinque e del quindici per cento, e, per quelle destinate agli investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali, secondo le procedure fissate dalla legge n. 208 del 1998, tra amministrazioni centrali e Regioni, pari rispettivamente al venti e all'ottanta per cento del totale;
nel programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni ci si impegnava a superare «attraverso un impegno straordinario, il drammatico divario tra Nord e Sud»,
impegna il Governo:
a destinare, nei prossimi mesi, in favore delle aree sottoutilizzate del Mezzogiorno e del Centro Nord, rispettivamente nella misura dell'ottantacinque e del quindici per cento, risorse corrispondenti a quelle, relative al Fondo per le aree sottoutilizzate, che nel corso della XVI Legislatura sono state impiegate in maniera difforme rispetto alle finalità previste dalla legge;
a garantire, per il futuro, che le risorse del Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) ancora disponibili siano strettamente riservate alle finalità istituzionali proprie del stesso fondo o che, in ogni caso, siano impiegate per le aree sottoutilizzate del Mezzogiorno e del Centro Nord, rispettivamente nella misura dell'ottantacinque e del quindici per cento.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
(**) Stante l'assenza dei proponenti è fatto proprio dal senatore Izzo. Il senatore Morra aggiunge la firma in corso di seduta.
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Art. 1.
1. È convertito in legge il decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 1.
(Disposizioni in materia di adeguamento dei prezzi)
1. Per fronteggiare gli aumenti repentini dei prezzi di alcuni materiali da costruzione verificatisi nell'anno 2008, in deroga a quanto previsto dall'articolo 133, commi 4, 5, 6 e 6-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti rileva entro il 31 gennaio 2009, con proprio decreto, le variazioni percentuali su base annuale, in aumento o in diminuzione, superiori all'otto per cento, relative all'anno 2008, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi.
2. Per i materiali da costruzione di cui al comma 1, si fa luogo a compensazioni, in aumento o in diminuzione, nei limiti di cui ai commi 8, 9 e 10.
3. La compensazione è determinata applicando la percentuale di variazione che eccede l'otto per cento al prezzo dei singoli materiali da costruzione di cui al comma 1, impiegati nelle lavorazioni eseguite e contabilizzate nell'anno 2008, nelle quantità accertate dal direttore dei lavori.
4. Per variazioni in aumento, a pena di decadenza, l'appaltatore presenta alla stazione appaltante l'istanza di compensazione entro trenta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto ministeriale di cui al comma 1. Per variazioni in diminuzione, la procedura è avviata d'ufficio dalla stazione appaltante, entro trenta giorni dalla predetta data; il responsabile del procedimento accetta con proprio provvedimento il credito della stazione appaltante e procede ad eventuali recuperi.
5. Per variazioni in aumento, le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 non si applicano qualora il responsabile del procedimento abbia accertato, rispetto al cronoprogramma, un ritardo nell'andamento dei lavori addebitabile all'appaltatore.
6. Le disposizioni dei commi da 2 a 5 non si applicano per i materiali da costruzione oggetto di pagamento ai sensi dell'articolo 133, comma 1-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.
7. Per le variazioni percentuali, in aumento o in diminuzione, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi, precedenti all'anno 2008, già rilevate dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, continua ad applicarsi la disciplina di cui al medesimo articolo 133, commi 4 e 5.
8. Alle compensazioni si fa fronte nei limiti delle risorse e con le modalità indicate all'articolo 133, comma 7, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.
9. In caso di insufficienza delle risorse di cui al comma 8, le compensazioni in aumento sono riconosciute dalle amministrazioni aggiudicatrici nei limiti della rimodulazione dei lavori e delle relative risorse presenti nell'elenco annuale di cui all'articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni. A tale fine le amministrazioni aggiudicatrici provvedono ad aggiornare gli elenchi annuali a decorrere dalla programmazione triennale 2009-2011.
10. Per i soggetti tenuti all'applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, ad esclusione dei soggetti di cui all'articolo 142, comma 4, del citato decreto legislativo n. 163 del 2006 per i lavori realizzati ovvero affidati dagli stessi, in caso di insufficienza delle risorse di cui ai commi 8 e 9, alla copertura degli oneri si provvede, fino alla concorrenza dell'importo di 300 milioni di euro, con le modalità di cui al comma 11.
11. Per le finalità di cui al comma 10, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è istituito un Fondo per l'adeguamento prezzi con una dotazione di 300 milioni di euro per l'anno 2009. Al relativo onere si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate, per un importo di 900 milioni di euro per l'anno 2009, al fine di compensare gli effetti sui saldi di finanza pubblica. Il fondo di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, è contestualmente incrementato, in termini di sola cassa, di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono stabilite le modalità di utilizzo del Fondo per l'adeguamento prezzi, garantendo la parità di accesso per la piccola, media e grande impresa di costruzione, nonché la proporzionalità, per gli aventi diritto, nell'assegnazione delle risorse.
EMENDAMENTI
Ritirato e trasformato nell'odg G1.1
Al comma 1, sostituire le parole: «Per fronteggiare» con le seguenti: «Nelle more della rideterminazione delle modalità di adeguamento dei prezzi nei lavori pubblici così come regolate dall'articolo 133 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 e successive modificazioni per renderle omogenee alle previsioni dell'articolo 115 dello stesso decreto legislativo, per fronteggiare nell'immediato».
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole da: «le variazioni percentuali su base annuale» sino a: «più significativi» con le seguenti: «per ciascuno dei trimestri dell'anno 2008 il livello dei prezzi dei materiali di costruzione più significativi determinandone le variazioni percentuali rispetto ai prezzi annualmente rilevati ai fini dell'adozione dei decreti ministeriali di cui all'articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni».
LA COMMISSIONE
Approvato
Al comma 1, sostituire le parole: «su base annuale» con le seguenti: «su base semestrale».
Conseguentemente al comma 10, dopo le parole: «300 milioni di euro,» aggiungere le seguenti: «che costituisce tetto massimo di spesa,».
RANUCCI, FILIPPI MARCO, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, VILLARI, VIMERCATI
Respinto
Sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. Si fa luogo a compensazioni, in aumento o in diminuzione, per i materiali di cui al comma 1 impiegati nelle lavorazioni eseguite e contabilizzate nell'anno 2008, nelle quantità accertate dal direttore dei lavori. L'importo della compensazione è determinato applicando, alle quantità dei singoli materiali impiegati, le variazioni percentuali, in aumento o in diminuzione, dei relativi prezzi, successive alla presentazione dell'offerta, rilevate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con il decreto di cui al comma 1 e con quelli già adottati ai sensi dell'articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni. Le variazioni percentuali sono diminuite dell'8 per cento se riferite esclusivamente al 2008 e del 10 per cento complessivo se riferite a più anni.».
Conseguentemente, sopprimere il comma 7.
LA COMMISSIONE
Approvato
Sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. La compensazione è determinata applicando alle quantità dei singoli materiali impiegati nelle lavorazioni eseguite e contabilizzate dal direttore dei lavori nell'anno 2008 le variazioni in aumento o in diminuzione dei relativi prezzi rilevate dal decreto ministeriale di cui al comma 1 con riferimento alla data dell'offerta, eccedenti l'8 per cento se riferite esclusivamente all'anno 2008 ed eccedenti il 10 per cento complessivo se riferite a più anni».
LA COMMISSIONE
Approvato
Sostituire il comma 5 con il seguente:
«5. Per gli adeguamenti dei prezzi in aumento, qualora il collaudatore, in caso di collaudo in corso d'opera, ovvero il responsabile del procedimento, riscontri, rispetto al cronoprogramma, un ritardo nell'andamento dei lavori addebitabile all'impresa esecutrice, l'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 è subordinata alla costituzione, da parte dell'appaltatore, di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa pari all'importo dell'adeguamento. La garanzia è escussa nel caso di mancata restituzione delle somme indebitamente corrisposte, laddove l'imputabilità del ritardo all'impresa risulti definitivamente accertata dal collaudatore ovvero dal responsabile del procedimento.
LA COMMISSIONE
Approvato
Sostiture il comma 7 con il seguente:
«7. Per le lavorazioni eseguite e contabilizzate negli anni precedenti l'anno 2008, restano ferme le variazioni rilevate dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni».
Respinto
Al comma 7, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Tale regime normativo si applica anche per l'anno 2009 e seguenti».
Ritirato
Al comma 9, sostituire il secondo periodo con il seguente: «A tal fine le amministrazioni aggiudicatrici provvedono ad aggiornare, anche per più di una annualità, gli elenchi annuali a decorrere dalla programmazione triennale 2009-2011».
Ritirato
Al comma 10, dopo le parole: «di cui ai commi 8 e 9» inserire le seguenti: «e comunque per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti».
BUBBICO, FILIPPI MARCO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI
Improcedibile
Al comma 10, sostituire le parole: «fino alla concorrenza dell'importo di 300 milioni di euro, con le modalità di cui al comma 11» con le seguenti: «da parte delle amministrazioni aggiudicatrici con le risorse ancora non impegnate presenti sui rispettivi programmi che hanno determinato il finanziamento dell'opera e qualora non sufficienti con l'accensione di mutui con la Cassa depositi e prestiti, il cui onere è posto a totale carico dello Stato, nei limiti degli importi fissati in sede di approvazione della legge finanziaria per l'anno 2009».
Conseguentemente sopprimere il comma 11.
Ritirato e trasformato nell'odg G1.12
Dopo il comma 10, inserire il seguente:
«10-bis. Il comma 8 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è soppresso».
Agli oneri derivanti dalla presente norma pari a 195 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione percentuale lineare uniforme delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Ritirato
Dopo il comma 10, aggiungere il seguente:
«10-bis. All'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come modificato dal decreto legislativo 11 settembre 2008, n. 152, il comma 7 è sostituito dal seguente:
"7. La procedura negoziata è ammessa, oltre che nei casi di cui agli articoli 56 e 57, anche per i lavori di importo complessivo non superiore a 250.000 euro, con invito rivolto ad almeno 5 soggetti, ovvero di importo complessivo non superiore a 500.000 euro, con invito rivolto ad almeno 15 soggetti"».
Ritirato
Dopo il comma 10, aggiungere il seguente:
«10-bis. All'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come modificato dal decreto legislativo 11 settembre 2008, n. 152, il comma 8 è sostituito dal seguente:
"8. Le disposizioni di cui all'articolo 32, comma 1, lettera g) non si applicano alle opere di urbanizzazione, di valore inferiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), previste all'interno di piani attuativi"».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo il comma 10, aggiungere il seguente:
«10-bis. Ai fini della applicazione della disciplina di cui al codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, non rientrano negli elenchi degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico gli enti di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, e gli enti trasformati in associazioni o in fondazioni, sotto la condizione di non usufruire di finanziamenti pubblici o altri ausili pubblici di carattere finanziario, di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, fatte salve le misure di pubblicità sugli appalti di lavori, servizi e forniture».
BUBBICO, FILIPPI MARCO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI
Improcedibile
Sostituire il comma 11, con i seguenti:
«11. Per le finalità di cui al comma 10, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è istituito un Fondo per l'adeguamento prezzi con dotazione di 300 milioni per l'anno 2009.
11-bis. All'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: "5,5" è sostituita con la seguente: "6,5".
11-ter. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono stabilite le modalità di utilizzo del Fondo per l'adeguamento prezzi, garantendo la parità di accesso per la piccola, media e grande impresa di costruzione, nonché la proporzionalità, per gli aventi diritto, nell'assegnazione delle risorse».
FILIPPI MARCO, RANUCCI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, VILLARI, VIMERCATI
Ritirato
Al comma 11, primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e di 150 milioni di euro per gli anni 2010 e 2011» e conseguentemente sostituire il secondo e terzo periodo con il seguente: «All'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: "5,5" è sostituita dalla seguente: "6,5"».
Improcedibile
Al comma 11, sopprimere il secondo e terzo periodo.
Conseguentemente aggiungere il seguente comma:
«11-bis. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1, si provvede attraverso corrispondente riduzione, in maniera lineare, degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa come determinate dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per l'anno 2008, per un importo pari a 300 milioni di euro. Il Ministro dell'economia è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
Respinto
Al comma 11, terzo periodo, sostituire le parole: «di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154,» con le seguenti: «di cui all'articolo 1, comma 511, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,».
ORDINI DEL GIORNO
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame dell'Atto Senato n. 1152, di conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento per le opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997;
considerata l'opportunità di rideterminare le modalità di adeguamento dei prezzi dei materiali da costruzione in relazione agli appalti di lavori pubblici, ora disciplinate dall'articolo 133 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, anche in relazione all'esigenza di fronteggiare gli aumenti repentini dei prezzi di alcuni materiali da costruzione verificatisi nell'anno 2008,
impegna il Governò a modificare le disposizioni di cui all'articolo 133 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE rendendole omogenee al contenuto di quelle di cui all'articolo 115 del medesimo decreto legislativo, per i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativa a servizi o forniture.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che l'articolo 61, comma 8, del decreto-legge 112 del 2008, modifica la disposizione di cui all'articolo 92 del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, prevedendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2009, il 2 per cento dell'importo posto a base di gara di un'opera o di un lavoro, sia destinato nella misura dello 0,5 per cento ai tecnici comunali incaricati della redazione del progetto, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché ai loro collaboratori, e nella restante misura dell'1,5 per cento sia versato ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato;
ritenuto che l'incentivo di cui all'articolo 92 del Codice dei contratti pubblici è sempre stato utilizzato dai Comuni per mantenere all'interno dell'Ente le attività progettuali e di pianificazione urbanistica, con conseguente ottenimento di forti risparmi rispetto alla esternalizzazione di queste attività;
ritenuto che la gestione delle attività progettuali e di pianificazione urbanìstica affidate a collaboratori interni consente una maggiore azione di controllo sull'attività stessa, con una innegabile e opportuna gratificazione economica e professionale per tutti i dipendenti che partecipano alla realizzazione delle opere e dei piani oggetto di incentivazione;
considerato che, soprattutto nell'attuale congiuntura economico-finanziaria, tale norma penalizza i Comuni, d'ora in poi di fatto obbligati ad affidare a progettisti esterni la progettazione delle opere pubbliche e dei piani urbanistici con conseguente notevole aumento dei costi;
considerato che tale norma attribuisce allo Stato risorse comunali senza alcun titolo e senza alcuna valida motivazione;
considerato che per i motivi di cui sopra la norma in esame si pone non solo in netto contrasto con le autonomie locali trattandosi di una vera e propria «confisca» statale di quota-parte dell'incentivo comunale che trova la sua collocazione nei bilanci comunali al Titolo I della spesa, ma anche, con il Codice dei contratti pubblici che attribuisce in via prioritaria la progettazione delle opere pubbliche e dei piani urbanistici ai tecnici interni e solo in caso di accertata impossibilità consente di procedere all'affidamento all'esterno di tali attività;
considerato che è intenzione del Governo favorire gli investimenti come volano di sviluppo, e considerato il rilevante apporto derivante dal comparto degli enti locali, stimato in circa 13 miliardi di euro;
preso atto dei dati che dimostrano come, da questa modifica apportata alla disciplina dei contratti pubblici, derivino, di fatto, maggiori costi di progettazione a carico degli enti locali,
impegna il Governo a rivedere la disposizione di cui all'articolo 61, comma 8, del decreto-legge 112 del 2008, e la disciplina dell'incentivo di cui all'articolo 92, comma 5, del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, ripristinando l'originaria disciplina.
________________
(*) Accolto dal Governo
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1
Ritirato
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
(Misure volte a contrastare i ritardi di pagamento nelle forniture edili)
1. Il committente risponde in solido con l'appaltatore o con il prestatore d'opera del pagamento di quanto dovuto a coloro che hanno fornito la materia necessaria a compiere l'opera o a prestare il servizio. La responsabilità solidale viene meno se il committente verifica, acquisendo la relativa documentazione prima del pagamento del corrispettivo che i pagamenti sono stati correttamente eseguiti dall'appaltatore o dal prestatore d'opera. Il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all'esibizione da parte dell'appaltatore o del prestatore d'opera della predetta documentazione. Gli importi dovuti per la responsabilità solidale non possono eccedere complessivamente l'ammontare del corrispettivo dovuto dal committente all'appaltatore o al prestatore d'opera».
FIORONI, BUBBICO, ARMATO, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI
Respinto
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
(Misure volte a contrastare i ritardi di pagamento nelle forniture edili)
1. Il committente risponde in solido con l'appaltatore o con il prestatore d'opera del pagamento di quanto dovuto a coloro che hanno fornito la materia necessaria a compiere l'opera o a prestare il servizio. La responsabilità solidale viene meno se il committente verifica, acquisendo la relativa documentazione prima del pagamento del corrispettivo che i pagamenti sono stati correttamente eseguiti dall'appaltatore o dal prestatore d'opera. Il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all'esibizione da parte dell'appaltatore o del prestatore d'opera della predetta documentazione. Gli importi dovuti per la responsabilità solidale non possono eccedere complessivamente l'ammontare del corrispettivo dovuto dal committente all'appaltatore o al prestatore d'opera».
Ritirato
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
1. L'articolo 22-sexies del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2008, n. 31, è rifinanziato di euro 350.000,00 per l'anno 2008 e di euro 650.000,00 per l'anno 2009.
2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1 si provvede per l'anno 2008 mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e per l'anno 2009 mediante utilizzo della somma rinveniente nell'esercizio finanziario 2008 dalla medesima autorizzazione di spesa che allo scopo viene mantenuta in bilancio in conto residui per essere versata all'entrata del Bilancio dello Stato per l'ammontare di euro 650.000,00 per l'anno 2009».
LA COMMISSIONE
V. testo 2
Dopo l'articolo 3, inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Disposizioni in materia di arbitrati)
1. I termini di cui all'articolo 15 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, già differiti dall'articolo 4-bis, comma 12, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, fino al 31 dicembre 2008, sono ulteriormente differiti al 30 giugno 2009».
LA COMMISSIONE
Accantonato
Dopo l'articolo 3, inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Disposizioni in materia di arbitrati)
1. I termini di cui all'articolo 15 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, già differiti dall'articolo 4-bis, comma 12, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, fino al 31 dicembre 2008, sono ulteriormente differiti al 30 marzo 2009».
Ritirato
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
(Disposizioni in materia di arbitrati)
1. I termini di cui all'articolo 15 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, già differiti dall'articolo 4-bis del decreto-legge 3 giugno 2008 n. 97 convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, sono ulteriormente differiti sino alla data di entrata in vigore della nuova disciplina applicabile alle controversie arbitrali nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.
2. Sono conseguentemente abrogate tutte le norme che prevedono mezzi di risoluzione delle controversie nella materia dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi o forniture o contemplano arbitrati obbligatori diversi da quelli disciplinati dalla parte IV del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 e successive modificazioni, ivi comprese quelle richiamate all'articolo 253, comma 34, lettera d) del medesimo decreto legislativo».
LA COMMISSIONE
Ritirato
Dopo l'articolo 3,aggiungere il seguente:
«Art. 3-bis.
(Collaborazione con la BEI per la realizzazione delle infrastrutture strategiche)
1. Al fine di accedere al finanziamento da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) delle opere di cui al comma 2, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predispone forme appropriate di collaborazione con la Bei stessa.
2. L'area di collaborazione con la Bei riguarda prioritariamente gli interventi relativi alle opere infrastrutturali identificate nel piano decennale delle infrastrutture strategiche, approvato dal CIPE con delibera n. 121 del 21 dicembre 2001 e supportato finanziariamente dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, ovvero identificate nella direttiva 2004/54/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sulle Reti TEN e nella parte II, titolo III, capo IV, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, nel rispetto dei requisiti e delle specifiche necessari per l'ammissibilità al finanziamento da parte della Bei stessa e del principio di sussidiarietà al quale questa è tenuta statutariamente ad attenersi.
3. Ai sensi del comma 2, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica ogni anno alla Bei una lista di progetti, tra quelli individuati dal documento di programmazione economico-finanziaria ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 21 dicembre 2001, n. 443, suscettibili di poter beneficiare di un finanziamento da parte della Bei».
Ritirato
Dopo l'articolo 3,inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Modifiche all'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)
1. All'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) Nel primo periodo del comma 1 dopo le parole: "Autorità indipendenti" sono inserite le seguenti: "e delle società non quotate di cui al successivo comma 7".
b) Nel primo periodo del comma 5 dopo le parole: "legge 30 dicembre 2004, n. 311," sono inserite le seguenti: "ad eccezione delle società non quotate di cui al successivo comma 7,".
c) Nel comma 6, dopo le parole: "legge 30 dicembre 2004, n. 311," sono inserite le seguenti: "ad eccezione delle società non quotate di cui al successivo comma 7,"».
Approvato
Dopo l'articolo 3inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Esigenze indifferibili)
1. Nel secondo periodo del comma 1020 dell'articolo unico della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo la parola: "destina" è inserita la parola: "prioritariamente" e dopo la parola: "concessionari" sono inserite le parole: "fino alla concorrenza dei relativi costi, ivi compresa la corresponsione di contributi alle concessionarie"».
LA COMMISSIONE
Ritirato
Dopo l'articolo 3,inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Programmi Nazionali Urban Italia - Azioni di capitalizzazione delle esperienze, diffusione dei risultati raggiunti e studi di fattibilità)
1. Le risorse di cui all'articolo 145, comma 86, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, relative all'attuazione dei 20 Programmi nazionali Urban Italia, assegnate presso il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato su apposita unità previsionale di base per essere riassegnate, nell'anno 2009, allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per essere utilizzate per azioni di capitalizzazione delle esperienze, diffusione dei risultati raggiunti e studi di fattibilità a favore dei 20 comuni interessati ai suddetti programmi Urban.
2. Le disponibilità giacenti al 31 dicembre 2008 sulle contabilità speciali di tesoreria intestate ai comuni, in applicazione del predetto articolo 145, comma 86, della legge n. 388 del 2000, sono riversate, su richiesta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a cura dei rispettivi funzionari delegati, all'entrata del bilancio dello Stato, sulla stessa unità previsionale di base di cui al comma 1, per essere riassegnate nell'anno 2009 al predetto Ministero per le finalità di cui al medesimo comma 1.».
LEDDI, BUBBICO, RANUCCI, FILIPPI MARCO, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, VILLARI, VIMERCATI, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI, STRADIOTTO, BAIO (*), ANTEZZA (*), GHEDINI (*)
Ritirato e trasformato nell'odg G1.0.100
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
1. I soggetti titolari di partite IVA, le imprese artigiane, le aziende che presentato i requisiti della piccola impresa ai sensi dell'articolo 1 del decreto del ministro dell'industria 18 settembre 1997, creditori per forniture di beni e servizi delle Amministrazioni Pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e le società a totale partecipazione pubblica, trascorsi 180 giorni dal termine fissato negli strumenti contrattuali per il versamento, a titolo di acconto o saldo, delle somme dovute come corrispettivo dei servizi prestati, utilizzano le somme nella dichiarazione dei redditi relativa all'esercizio in cui tale mancato pagamento si è verificato a compensazione delle imposte dirette e indirette dovute nello stesso esercizio, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. La compensazione è ammessa esclusivamente ove non ricorrano per i soggetti creditori le circostanze di cui all'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica del 29 settembre 1973, n. 602, in materia di pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni.
2. Gli enti pubblici, una volta verificata l'impossibilità di effettuare i pagamenti dovuti, in relazione alle disponibilità di bilancio e esclusivamente per esigenze di rispetto delle norme fissate dal Patto di stabilità interno, rilasciano un certificato di attestazione della qualità di creditore del soggetto con l'indicazione delle somme dovute. Tale procedura non è ammessa per le pubbliche amministrazioni in dissesto finanziario.
3. Il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Associazione bancaria italiana, sentiti la Conferenza stato-città e autonomie locali e la Conferenza stato regioni, definiscono con apposita convenzione, da stipulare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, aperta all'adesione delle banche e degli intermediari finanziari ai sensi dell'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, le modalità ed i criteri di accesso a erogazione a finanziamenti e altre forme di prestito bancario a favore delle imprese a valere sulle somme dovute dalla Pubblica Amministrazione. Nella convenzione si prevede che la remunerazione del costo dei finanziamenti erogati è calcolata a scomputo delle somme dovute alle imprese e non è a carico del bilancio dello Stato.
5. I finanziamenti erogati sono assistiti dalla garanzia prestata dai Consorzi di garanzia dei fidi in modo da ridurre il costo dei finanziamenti erogati al tasso Euribor.
6. La Cassa depositi e prestiti riacquista a tasso zero i crediti certificati ai sensi del comma 2. Presso la Cassa depositi e prestiti è costituito un fondo per erogare finanziamenti agli enti locali in grado di dimostrare che il mancato pagamento per forniture di beni e servizi dipende esclusivamente dal rispetto delle prescrizioni del patto di stabilità interno.
7. Al fine di accelerare la realizzazione dei progetti di investimento di cui all'articolo 1, commi da 271 a 279, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e per i quali è stata presentata l'istanza di richiesta di fruizione del credito di imposta ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito con modificazioni dalla legge 2 agosto 2008, n. 129 e per i quali la fruizione delle somme è prevista a partire dal 2010, la convenzione di cui al comma 3 prevede forme di erogazione di finanziamento a tasso agevolato, calcolato al 50 per cento del tasso euribor».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta.
Respinto
Dopo l'articolo 1,aggiungere il seguente:
«Art. 1-bis.
1. I crediti vantati dalle imprese nei confronti del comune, della provincia e della regione ove è ubicata la propria sede legale, qualora non riscossi, possono essere compensati, anche parzialmente nel periodo d'imposta successivo a quello di ritardato pagamento, con i debiti erariali dovuti, rispettivamente, nei confronti di ciascuno dei predetti enti pubblici.
2. La compensazione di cui al comma 1 può essere perfezionata con accordo transattivo tra le parti, previo accertamento della regolarità dei versamenti tributari e contributivi dovuti dall'impresa nei confronti dello Stato e degli altri enti pubblici».
Ritirato e trasformato nell'odg G1.0.400
Dopo l'articolo 3inserire il seguente
«Art. 3-bis.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con il decreto di cui all'articolo 21-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, provvede all'aggiornamento della misura dei diritti aeroportuali al tasso di inflazione programmata a decorrere dal 28 febbraio 2002, data di cessazione degli effetti del decreto ministeriale 14 novembre 2000, concernente la determinazione dei diritti aeroportuali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2001, n. 36.».
ORDINI DEL GIORNO
LEDDI, BUBBICO, RANUCCI, FILIPPI MARCO, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, VILLARI, VIMERCATI, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI, STRADIOTTO, BAIO, ANTEZZA, GHEDINI, GARAVAGLIA MASSIMO, CONTI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1152,
impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.0.100, tenuto conto delle modalità ivi previste.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame dell'Atto Senato n. 1152, di conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento per le opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997,
impegna il Governo a provvedere, con il decreto di cui all'articolo 21-bis del decreto-legge n. 248 del 2007, convertito dalla legge n. 31 del 2008, all'aggiornamento della misura dei diritti aeroportuali al tasso di inflazione programmata a decorrere dal 28 febbraio 2002, data di cessazione degli effetti del decreto ministeriale 14 novembre 2000, concernente la determinazione dei diritti aeroportuali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2001, n. 36.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 2.
(Disposizioni in materia di agricoltura, pesca professionale e autotrasporto)
1. Il comma 2 dell'articolo 9 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dal seguente:
«2. Per fronteggiare la grave crisi dei settori dell'agricoltura, della pesca professionale e dell'autotrasporto, conseguente all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, sono disposte apposite misure di sostegno di natura patrimoniale e finanziaria nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, volte a consentire il mantenimento dei livelli di competitività, con decreti dei Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro il 15 novembre 2008. Entro il successivo 30 novembre 2008 sono definite le procedure di attuazione delle misure di cui sopra, attraverso l'emanazione di appositi bandi. Agli oneri connessi all'attuazione di tali misure si provvede nel limite di 230 milioni di euro con le risorse dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A., giacenti fuori dalla Tesoreria statale, che, a tale scopo e per tale importo, sono rese immediatamente indisponibili per essere successivamente versate all'entrata del bilancio dello Stato, per la conseguente riassegnazione alle pertinenti unità previsionali di base del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per 200 milioni di euro, e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per l'importo di 30 milioni di euro, ed utilizzate entro il 31 dicembre 2008».
2. Il comma 3 dell'articolo 9 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato.
EMENDAMENTI
LA COMMISSIONE
Accantonato
Sostituire l'articolo 2 con il seguente:
«Art. 2. - 1. Il comma 2 dell'articolo 9 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dal seguente:
"2. Per fronteggiare la grave crisi dei settori dell'agricoltura, della pesca professionale e dell'autotrasporto, conseguente all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, sono disposte apposite misure di sostegno di natura patrimoniale e finanziaria nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, volte a consentire il mantenimento dei livelli di competitività, con decreti dei Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il 15 gennaio 2009. Entro il 31 gennaio 2009 sono definite le procedure di attuazione delle misure di cui sopra, attraverso l'emanazione di appositi bandi. Agli oneri connessi all'attuazione di tali misure si provvede nel limite di 230 milioni di euro con le risorse dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A., giacenti fuori dalla Tesoreria statale, che, a tale scopo e per tale importo, sono rese immediatamente indisponibili per essere versate, nell'anno 2009, entro il 15 gennaio, all'entrata del bilancio dello Stato, per la conseguente riassegnazione alle pertinenti unità previsionali di base del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per 200 milioni di euro, e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per l'importo di 30 milioni di euro, ed utilizzate entro il 31 marzo 2009".
2. Il comma 3 dell'articolo 9 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato».
Accantonato
Al comma 1, capoverso 2, ultimo periodo, sostituire le parole: «31 dicembre 2008» con le seguenti: «31 gennaio 2009».
Ritirato
Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. Dopo il comma 1 dell'articolo 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modifiche dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 sono inseriti i seguenti commi:
"1-bis. A decorrere dal 1º gennaio 2009, per le aziende esercenti servizi di trasporto pubblico locale di passeggeri, l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante di cui all'allegato I annesso al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi, e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni è ridotta ad euro 302 per mille litri.
1-ter. Per ottenere il rimborso della maggiore accisa versata, anche mediante la compensazione di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, i destinatari del beneficio di cui al comma 1-bis presentano, entro il termine del 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, apposita dichiarazione ai competenti uffici delle dogane, secondo le modalità e con gli effetti previsti dal regolamento recante disciplina dell'agevolazione fiscale a favore degli esercenti le attività di trasporto merci a norma dell'articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2000, n. 277. Tali effetti rilevano altresì ai fini delle disposizioni di cui al titolo I del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni".
2-ter. All'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: "5,5" è sostituita con la seguente: "7,5".».
Ritirato
Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. Per fronteggiare la grave crisi conseguente all'aumento del prezzo dei prodotti petroliferi sono disposte apposite misure di sostegno di natura patrimoniale e finanziaria a favore delle imprese di trasporto collettivo di persone su strada, nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro il 15 gennaio 2009. Entro il successivo 30 gennaio 2009 sono definite le procedure di attuazione delle misure di cui sopra, attraverso l'emanazione di appositi bandi. Agli oneri connessi all'attuazione di tali misure sono stanziati 200 milioni di euro per l'anno 2009.
2-ter. All'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: "5,5" è sostituita con la seguente: "7,5"».
Ritirato
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
«2-bis. Agli interventi di cui all'articolo 2, comma 135, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, al fine di fare fronte ai danni e quindi al mancato reddito dovuto al manifestarsi della malattia fungina Plasmopara viticola meglio nota come "Peronospora", si provvede per l'anno 2008 per 20 milioni di euro mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 15, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo n. 102 del 2004, relativa al "Fondo di solidarietà nazionale - incentivi assicurativi" e fino a 30 milioni di euro nell'ambito delle disponibilità del "Fondo di solidarietà nazionale - interventi indennizzatori" di cui all'articolo 15, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo n. 102 del 2004. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio».
LA COMMISSIONE
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Al comma 4 dell'articolo 2 della legge 21 maggio 1998, n. 164, le parole: "31 dicembre 2008" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2013"».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Per le inderogabili esigenze conseguenti all'attuazione del comma 1, nonché al fine di potenziare l'azione di tutela e valorizzazione del sistema agroalimentare italiano, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è autorizzato ad assumere, in deroga alla normativa vigente, i vincitori e gli idonei dei concorsi conclusi alla data del 31 dicembre 2006, per un numero complessivo massimo fino a 68 unità, nei limiti di un importo massimo fino a 100.000 euro per l'anno 2008 e di un importo massimo a regime di 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Al fine di rafforzare la tutela e la competitività dei prodotti a denominazione protetta per fronteggiare la grave crisi del settore agricolo, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono stabiliti i criteri per la fissazione dell'importo del contributo di ammissione che i soggetti appartenenti alla categoria dei "produttori ed utilizzatori", al momento della loro immissione nel sistema di controllo, sono tenuti a versare ai consorzi di tutela delle singole produzioni DOP e IGP riconosciuti ai sensi dell'articolo 53 della legge 24 aprile 1998, n. 128, e successive modificazioni».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Al fine di fronteggiare la crisi del settore agricolo, all'articolo 9 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, sono apportate le seguenti modificazioni:
"a) al comma 1 è premesso il seguente:
'01. Le agevolazioni di cui al presente capo sono concedibili su tutto il territorio nazionale nel rispetto di quanto previsto dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato per il settore agricolo, e per quello della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.';
b) al comma 1 sono soppresse le parole: 'al familiare';
c) dopo il comma 2 è inserito il seguente:
'2-bis. Le società subentranti devono essere amministrate da un giovane imprenditore agricolo e devono essere prevalentemente composte da soggetti di età compresa tra i 18 e i 39 anni che abbiano la maggioranza assoluta numerica delle quote di partecipazione'"».
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2
Ritirato
Dopo l'articolo 2inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Disposizioni per la valorizzazione ambientale degli immobili militari e costituzione della società Difesa Servizi S.p.a.)
1. Il Ministero della difesa, nel rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio, allo scopo di soddisfare le proprie esigenze energetiche, nonché per conseguire significative misure di contenimento degli oneri connessi e delle spese per la gestione delle aree interessate, può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente, in tutto o in parte, i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare o a qualunque titolo in uso o in dotazione alle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, fatti salvi i diritti dei terzi, con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema, nonché della flessibilità e della diversificazione dell'offerta, nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente.
2. Non possono essere utilizzati, ai fini del comma 1, i beni immobili di cui all'articolo 27, comma 13-ter del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
3. Ai fini di cui al comma 1, il Ministero della difesa, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell'ambiente, del territorio e del mare e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la regione interessata, osservando i principi e le modalità previste dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche con particolare riferimento all'articolo 17, può stipulare accordi con imprese a partecipazione pubblica o private. All'accordo deve essere allegato un progetto preliminare e uno studio di impatto ambientale atte stante la conformità del progetto medesimo alla vigente normativa in materia di ambiente.
4. Il proponente, contemporaneamente alla presentazione del progetto preliminare al Ministero della difesa e al Ministero dello sviluppo economico, presenta al Ministero dell'ambiente, ovvero alla regione territorialmente competente, istanza per la valutazione di impatto ambientale, ovvero per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, se previste dalla normativa vigente.
5. Il Ministero della difesa, quale amministrazione procedente, convoca la conferenza di servizi per l'acquisizione delle intese, dei concerti, dei nulla osta o degli assensi comunque denominati delle altre amministrazioni, la quale svolge i suoi lavori secondo le modalità di cui agli articoli da 14 a 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, ivi incluse le disposizioni concernenti il raccordo con le procedure di VIA. Restano ferme, qualora previste dalla normativa vigente, le competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in merito all'accertamento della conformità delle opere alle prescrizioni delle norme di settore e dei piani urbanistici ed edilizi. Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ove previsto, è reso in base alla normativa vigente.
6. La determinazione finale della conferenza di servizi costituisce provvedimento unico di autorizzazione, concessione, atto amministrativo, parere o atto di assenso comunque denominato.
7. Ai fini dell'attuazione del presente articolo, delle disposizioni introdotte o modificate dall'articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dell'articolo 26 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché per lo svolgimento dell'attività negoziale diretta all'acquisizione di beni, servizi e prestazioni funzionali alle esigenze dell'Amministrazione della difesa e non direttamente correlate all'attività operativa delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, da individuarsi con decreto del Ministro della difesa, è costituita la società per azioni denominata "Difesa Servizi S.p.a.".
8. Il Ministro della difesa è autorizzato a costituire, anche con atto unilaterale, la società di cui al comma 7. La società ha sede in Roma. Il capitale iniziale è pari a 1 milione di euro e i successivi eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del Ministro della difesa, che esercita i diritti dell'azionista, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Le azioni della società sono interamente sottoscritte dal Ministero della difesa e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi.
9. La società, che è posta sotto la vigilanza del Ministro della difesa ed opera secondo gli indirizzi strategici e i programmi stabiliti dal Ministero della difesa, ha ad oggetto la prestazione di servizi e lo svolgimento di attività strumentali e di supporto tecnico-amministrativo in favore dell'amministrazione della difesa per lo svolgimento di compiti istituzionali di quest'ultima anche espletando, per il comparto sicurezza e difesa, le funzioni di centrale di committenza ai sensi dell'articolo 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. La società può altresì assumere partecipazioni, detenere immobili ed esercitare ogni attività strumentale, connessa o accessoria ai suoi compiti istituzionali, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di affidamento a società a capitale interamente pubblica.
10. La società, nell'espletare le funzioni di centrale di committenza, utilizza i parametri di prezzo-qualità della convenzioni di cui all'articolo 26, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, come limiti massimi per l'acquisto di beni e servizi comparabili.
11. Lo statuto disciplina il funzionamento interno della società. Lo statuto della società è approvato con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento. È ammessa la delega dei poteri dell'organo amministrativo a un comitato esecutivo o a uno dei suoi membri. Con lo stesso decreto sono nominati i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per il primo periodo di durata in carica. Le successive modifiche allo statuto e le nomine dei componenti degli organi sociali per i successivi periodi sono deliberate a norma del codice civile.
12. Ai fini di cui al comma 9, lo statuto prevede:
a) la proprietà esclusiva del Ministero della difesa del capitale sociale e il divieto esplicito di cedere le azioni o di costituire su di esse diritti a favore di terzi;
b) la nomina da parte del Ministro della difesa dell'intero consiglio di amministrazione e il suo assenso alla nomina dei dirigenti;
c) le modalità per l'esercizio del "controllo analogo" sulla società, nel rispetto dei principi del diritto europeo e della relativa giurisprudenza comunitaria;
d) le modalità per l'esercizio dei poteri di indirizzo e controllo sulla politica aziendale;
e) l'obbligo dell'esercizio della attività societaria in maniera prevalente in favore del Ministero della difesa;
f) il divieto di chiedere la quotazione in borsa o al mercato ristretto.
13. Gli utili netti della società sono destinati a riserva, se non altrimenti determinato dall'organo amministrativo della società previa autorizzazione del Ministero vigilante. La società non può sciogliersi se non per legge.
14. La pubblicazione del decreto di cui al comma 11 nella Gazzetta Ufficiale tiene luogo degli adempimenti in materia di costituzione delle società previsti dalla normativa vigente.
15. Il rapporto di lavoro del personale dipendente della società è disciplinato dalle norme di diritto privato e dalla contrattazione collettiva.
16. Ai fini del funzionamento della società "Difesa Servizi S.p.a.", in deroga a quanto previsto dal comma 9, dell'articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la società si avvale anche del personale militare e civile del Ministero della difesa, anche di livello non dirigenziale, in possesso di specifiche competenze in campo amministrativo e gestionale, da impiegarsi secondo le modalità previste dallo stesso articolo.
17. All'onere derivante dalla costituzione della società "Difesa Servizi S.p.a.", pari a 1.000.000 di euro per l'anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione per l'anno 2009 della dotazione del fondo per gli interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5 del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».
Conseguentemente, alla rubrica, dopo le parole: «pesca professionale,» inserire le seguenti: «di attività funzionali alle Forze armate».
V. testo 2
Dopo l'articolo 2,aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
1. Ferme restando le disposizioni previste dall'articolo 99 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni ed integrazioni, è consentito ai veicoli muniti di foglio di via di trasportare altri veicoli, o loro parti, destinati anch'essi all'esportazione o a partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati.
2. All'articolo 81, comma 16, del decreto legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la parola: "5,5" è sostituita dalla seguente: "6"».
Approvato
1. All'articolo 99 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. Alle fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di romorchi è consentito, direttamente o avvalendosi di altri soggetti abilitati, per il tramite di veicoli nuovi di categoria N o O e provvisti del foglio di via e della targa provvisoria per recarsi ai transiti di confine per l'esportazione, il trasporto di altri veicoli nuovi di fabbrica destinati anch'essi alla medesima finalità.
1-ter. È consentito ai veicoli a motore e rimorchi di categoria N o O, muniti di foglio di via e targa provvisoria per partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, di trasportare altri veicoli o loro parti, anch'essi destinati alle medesime finalità.
2. Il comma 4-bis dell'articolo 98 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modifiche e integrazioni, è abrogato.».
V. testo 2
Dopo l'articolo 2,aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
1. Ferme restando le disposizioni previste dall'articolo 99 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni ed integrazioni, è consentito ai veicoli muniti di foglio di via di trasportare altri veicoli, o loro parti, destinati anch'essi all'esportazione o a partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati».
Id. em. 2.0.2 (testo 2)
1. All'articolo 99 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. Alle fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di romorchi è consentito, direttamente o avvalendosi di altri soggetti abilitati, per il tramite di veicoli nuovi di categoria N o O e provvisti del foglio di via e della targa provvisoria per recarsi ai transiti di confine per l'esportazione, il trasporto di altri veicoli nuovi di fabbrica destinati anch'essi alla medesima finalità.
1-ter. È consentito ai veicoli a motore e rimorchi di categoria N o O, muniti di foglio di via e targa provvisoria per partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, di trasportare altri veicoli o loro parti, anch'essi destinati alle medesime finalità.
2. Il comma 4-bis dell'articolo 98 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modifiche e integrazioni, è abrogato.».
Ritirato
Dopo l'articolo 2,aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Disposizioni relative all'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie)
1. Nel limite delle risorse finanziarie di cui all'articolo 26 del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, il rapporto di lavoro dei dipendenti dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, istituita all'articolo 4 dello stesso decreto legislativo, è disciplinato nell'ambito del comparto degli enti di cui all'articolo 70 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
2. All'articolo 4, comma 6, lettera a), del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, le parole: "individuato ai sensi dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001" sono soppresse.».
Improcedibile
Dopo l'articolo 2,aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Modifiche al decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162)
1. All'articolo 4, comma 6, del decreto legislativo 10 agosto 2007, n. 162, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
"c) definizione delle procedure di inquadramento nell'organico dell'Agenzia, da espletarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore del relativo regolamento, del personale di cui al comma 8, lettera b), del presente articolo e disciplina del reclutamento, per i posti vacanti e disponibili, delle risorse umane individuate mediante procedure selettive, tenuto conto dei principi di cui all'articolo 35, comma 3, e dell'articolo 70, comma 13, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché dell'esigenza di favorire l'aggiornamento e la mobilità del personale dell'Agenzia anche mediante lo scambio di esperienze e di professionalità con i gestori delle reti e le imprese ferroviarie;"».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo l'articolo 2,aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Disposizioni in materia di trasporto ferroviario in concessione)
Al fine di assicurare la continuità dell'erogazione del servizio pubblico di trasporto esercitato in regime di concessione, nell'allegato A del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, recante "Disposizioni abrogate ex articolo 24" il numero 2071 relativo alla legge 3 febbraio 1965, n. 14, è abrogato».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo l'articolo 2,inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284)
1. Al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284, sono apportate le seguenti modificazioni:
"a) all'articolo 6, la lettera h) del comma 1 e il comma 12 sono abrogati;
b) all'articolo 7, comma 2, nel primo periodo, le parole: 'e per le sezioni regionali, anche al fine di assicurare il necessario coordinamento con i Comitati regionali per l'Albo degli autotrasportatori, di cui all'articolo 11' e l'ultimo periodo sono soppressi;
c) all'articolo 9, comma 2, la lettera b) è abrogata;
d) l'articolo 11 è abrogato;
e) all'articolo 12, comma 2, l'ultimo periodo è soppresso"».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo l'articolo 2,inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Modifica all'articolo 83-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112)
1. All'articolo 83-bis, comma 8, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le parole: "Qualora il contratto di trasporto sia stipulato in forma scritta, l'azione del vettore si prescrive in un anno ai sensi dell'articolo 2951 del codice civile" sono soppresse».
LA COMMISSIONE
Improcedibile
Dopo l'articolo 2,inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Modifica all'articolo 2 del decreto-legge 20 marzo 2002, n. 36)
1. All'articolo 2, comma 7, del decreto-legge 20 marzo 2002, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 maggio 2002, n. 96, le parole: "quarantotto mesi" sono sostituite dalle seguenti: "novantasei mesi"».
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 3.
(Interventi in materia di protezione civile)
1. È autorizzata, in favore della regione Sardegna, la spesa di 233 milioni di euro per fare fronte alla realizzazione delle opere contenute nel piano del grande evento relativo alla Presidenza italiana del G8, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 21 settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 222 del 24 settembre 2007, a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, di cui:
a) 18,266 milioni rivenienti dalle somme relative alle delibere CIPE 22 dicembre 2006, n. 165, e 22 dicembre 2006, n. 179, pubblicate, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 24 aprile 2007 e n. 118 del 23 maggio 2007, di applicazione delle sanzioni sulle assegnazioni alla regione Sardegna ex delibere CIPE 36/2002 e 17/2003;
b) 103,690 milioni derivanti dalle assegnazioni alla regione Sardegna ex delibera CIPE 20/2004, non impegnate nei termini prescritti dalla delibera CIPE 22 marzo 2006, n. 14, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 256 del 3 novembre 2006;
c) 111,044 milioni nell'ambito delle risorse destinate alla regione Sardegna dalla delibera CIPE 2l dicembre 2007, n. 166, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 123 del 13 maggio 2008, per la realizzazione di programmi strategici di interesse regionale.
2. Al fine di effettuare la definizione della propria posizione ai sensi dell'articolo 2, comma 109, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 61, convertito dalla legge 6 giugno 2008, n. 103, i soggetti interessati corrispondono l'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero, per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni ivi indicate, al netto dei versamenti già eseguiti, ridotto al quaranta per cento, in centoventi rate mensili di pari importo da versare entro il giorno 16 di ciascun mese a decorrere da gennaio 2009. Al relativo onere, pari a 15 milioni di euro per l'anno 2008, si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate, per un importo di 45 milioni di euro per l'anno 2008, al fine di compensare gli effetti sui saldi di finanza pubblica. Il fondo di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, è incrementato di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010 in termini di sola cassa.
3. I medesimi soggetti, entro la stessa data del 16 gennaio 2009, effettuano gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti, non eseguiti per effetto delle sospensioni citate dalle disposizioni legislative indicate al comma 2, con le modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate. I contribuenti che, ai sensi dell'articolo 14 dell'ordinanza del Ministro dell'interno n. 2668 del 28 settembre 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 228 del 30 settembre 1997, hanno chiesto la sospensione della effettuazione delle ritenute alla fonte si avvalgono della definizione, effettuando direttamente il versamento dell'importo dovuto alle scadenze e con le modalità previste dal presente articolo.
4. Il mancato versamento delle somme dovute per la definizione, entro le scadenze previste dal comma 2, non determina l'inefficacia della definizione stessa. In tale caso si applicano le sanzioni e gli interessi previsti dalle vigenti disposizioni in materia di mancato o tardivo versamento delle imposte e dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi. Per il recupero delle somme non corrisposte alle prescritte scadenze si applicano le disposizioni dell'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e dell'articolo 24 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Per le somme iscritte a ruolo, oggetto della sospensione, il mancato versamento alle prescritte scadenze comporta la riscossione coattiva delle rate non pagate.
5. I soggetti che si avvalgono della definizione tributaria comunicano, con apposito modello, da approvarsi con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, le modalità ed i dati relativi alla definizione. Nel medesimo provvedimento è stabilito anche il termine di presentazione del modello.
EMENDAMENTI
SANNA, SCANU, CABRAS, SBARBATI, ZANDA, FILIPPI MARCO
Ritirato e trasformato nell'odg G3.100
Al comma 1, sostituire le parole: «233 milioni» con le seguenti: «755 milioni».
Conseguentemente, al medesimo comma:
a) sostituire la lettera c), con la seguente:
«c) 111,044 milioni di euro nell'ambito delle risorse del programma interregionale FAS 2007/2013, di cui alla delibera CIPE 21 dicembre 2007, n. 166, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 123 del 13 maggio 2008, da erogare a titolo di anticipazione alla regione Sardegna per la realizzazione di programmi strategici di interesse regionale.»;
b) dopo le lettera c), aggiungere la seguente:
«c-bis) 522 milioni di euro nell'ambito delle risorse destinate alla regione Sardegna dalla delibera CIPE 21 dicembre 2007, n. 166, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 123 del 13 maggio 2008, da erogare a titolo di anticipazione alla regione Sardegna per la realizzazione della nuova "trasversale del Nord Sardegna" fra Sassari e Olbia, delle sue due ramificazioni, nonché della viabilità secondaria necessaria allo svolgimento del G8».
Ritirato
Al comma 1 sopprimere le parole: «a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289».
Conseguentemente aggiungere il seguente comma:
«1-bis. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1, si provvede attraverso corrispondente riduzione, in maniera lineare, degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa come determinate dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per l'anno 2008, per un importo pari a 233 milioni di euro. Il Ministro dell'economia è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
LA COMMISSIONE
Approvato
Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «24 aprile» con le seguenti: «23 aprile».
Al comma 1, lettera c), sostituire le parole: «nella Gazzetta Ufficiale n. 123» con le seguenti: «nel supplemento ordinario n. 123 alla Gazzetta Ufficiale n. 111».
SANNA, CABRAS, SCANU, SBARBATI, ZANDA, FILIPPI MARCO
Accantonato
Dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
«1-bis. Al fine di favorire il ritorno alle normali condizioni di vita per le popolazioni della Sardegna colpite dagli eventi alluvionali del 22 ottobre 2008 e del 4 e 5 novembre 2008, e sostenere la ripresa delle attività commerciali, produttive, agricole, agroindustriali, agrituristiche, zootecniche, artigianali, professionali, di servizi e turistiche nei territori interessati, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro in favore della regione Sardegna per il finanziamento degli interventi di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3711, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 262 dell'8 novembre 2008, con particolare riguardo al riconoscimento di contributi:
a) in favore dei nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte, ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità, per l'autonoma sistemazione e per il ripristino delle unità immobiliari;
b) in favore delle imprese, in rapporto ai danni subiti da impianti, strutture, macchinari e attrezzature e per l'acquisto di scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, danneggiati o distrutti a causa degli eventi alluvionali e non più utilizzabili;
c) in favore delle attività agricole, in relazione ai danni subiti dalle produzioni, impianti strutture e macchinari, con particolare riguardo all'agricoltura di qualità.
1-ter. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, è riconosciuta la sospensione dei pagamenti dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi dovuti a qualunque titolo dai contribuenti residenti nelle aree interessate dall'ordinanza di cui al comma 1-bis e aventi titolo a ricevere gli interventi finanziari di cui al comma precedente. I medesimi soggetti possono corrispondere l'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero, per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni di cui al presente comma, al netto dei versamenti già eseguiti, ridotto al quaranta per cento, in centoventi rate mensili di pari importo a decorrere dall'anno 2012.
1-quater. All'onere derivante dall'attuazione dei commi 1-bis e 1-ter del presente articolo si provvede, nel limite massimo di 20 milioni di euro per l'anno 2008 e di 10 milioni di euro in ragione d'anno per gli anni 2009, 2010 e 2011, a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289».
FIORONI, AGOSTINI, DI GIROLAMO LEOPOLDO, AMATI, MAGISTRELLI, MORRI, SBARBATI, TONINI
Ritirato e trasformato nell'odg G3.4
Al comma 2, sostituire la parola: «interessati» con le seguenti: «pubblici e privati che hanno usufruito della sospensione dei termini dei versamenti tributari e dei pagamenti dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi prevista dagli articoli 13 e 14 dell'ordinanza del Ministro dell'Interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, n. 2668 del 28 settembre 1997 e successive proroghe ed integrazioni,».
Conseguentemente, all'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sostituire la parola: «5,5» con la seguente: «5,6».
Accantonato
Al comma 2, sostituire le parole: «gennaio 2009» con le seguenti: «gennaio 2010».
Conseguentemente, sostituire il secondo ed il terzo periodo con i seguenti: «Al relativo onere, pari a 7,5 milioni di euro per l'anno 2008 e 22,1 per l'anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, per ciascuno degli anni 2008 e 2009, nel fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
Ritirato
Al comma 2 sostituire il secondo e il terzo periodo con il seguente: «Al relativo onere, pari a 15 milioni di euro nel 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
Respinto
Al comma 2, al terzo periodo, sostituire le parole: «di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154,» con le seguenti: «di cui all'articolo 1, comma 511, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,».
ASTORE, DI GIACOMO, DE TONI, MONGIELLO (*)
Respinto
Dopo il comma 5, aggiungere i seguenti:
«5-bis. Per tutti i soggetti privati residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002 e individuati con i decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e del 9 gennaio 2003, i versamenti tributari e dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti, sono ridotti al 40 per cento, ferme restando le modalità di rateizzazione stabilite dalle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 6-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31. Le riscossioni, sospese dall'anno 2002, decorrono dal gennaio 2010 e l'ammontare dovuto per ciascun tributo e contributo a titolo di capitale è corrisposto al netto dei versamenti già eseguiti a titolo di capitale ed interessi, con la riduzione di cui al presente comma, ferme restando le modalità di rateizzazione stabilite dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3253 del 29 novembre 2002.
5-ter. Entro il 30 giugno 2009, le Amministrazioni e gli Enti creditori, tributari o previdenziali, provvederanno a comunicare gli importi dei rispettivi crediti, dell'intero periodo di sospensione dal 31 ottobre 2002 al 30 giugno 2008, ai soggetti di cui al comma 5-bis che si siano avvalsi della sospensione medesima. La restituzione verrà effettuata a cura degli stessi soggetti o, se presenti e fino a quando saranno presenti, a cura dei rispettivi sostituto di imposta. Per il ritardato versamento dei tributi e contributi di cui al comma 5-bis si applica l'istituto del ravvedimento operoso di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e successive modificazioni, ancorché siano state notificate le cartelle esattoriali.
5-quater. Ai datori di lavoro e ai dipendenti pubblici aventi residenza legale o domicilio nel luogo dell'evento sismico del 31 ottobre 2002, in ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 325/2008, è concessa, su richiesta degli interessati, secondo i criteri e le modalità stabiliti ai commi 5-bis e 5-ter, la facoltà di rateizzare quanto dovuto all'Erario.
5-quinquies. Ai fini dell'applicazione dei commi 5-bis, 5-ter e 5-quater, gli eventuali versamenti tributari e contributivi già eseguiti dai soggetti interessati, sono considerati imputabili a titolo di acconto.
5-sexties. All'onere derivante dall'attuazione dei commi 5-bis, 5-ter e 5-quater, valutato in 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008 si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
FIORONI, AGOSTINI, DI GIROLAMO LEOPOLDO, AMATI, MAGISTRELLI, MORRI, SBARBATI, TONINI
Respinto
Dopo il comma 5, inserire il seguente:
«5-bis. Per la prosecuzione degli interventi di ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del settembre 1997, di cui al decreto legge 30 gennaio 1998, convertito con modificazioni dalla legge 30 marzo 1998, le regioni Marche ed Umbria sono autorizzate a contrarre mutui a fronte dei quali il Dipartimento della protezione civile, è autorizzato a concorrere con contributi quindicennali di 5 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli esercizi 2009, 2010 e 2011».
Conseguentemente, all'articolo 81, comma 16, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sostituire la parola: «5,5» con la seguente: «6».
ORDINI DEL GIORNO
SCANU, SANNA, SANCIU, DELOGU, MASSIDDA, PISANU, CABRAS, SBARBATI, ZANDA, FILIPPI MARCO
Approvato
«Il Senato della Repubblica,
in sede di esame dell'Atto Senato 1152,
impegna il Governo ad adoperarsi affinché una quota delle somme stanziate per far fronte alla realizzazione delle opere di cui all'articolo 3 comma 1 del decreto-legge in conversione sia reperita nell'ambito delle risorse del proramma interregionale (FAS 2007/2013), e sia prevista altresì la preallocazione delle risorse, in sede di riprogrammazione delle risorse destinate alla regione Sardegna dalla delibera CIPE N. 166/2007, da erogare a titolo di anticipazione alla Regione medesima, per la realizzazione della nuova trasversale del Nord Sardegna tra Sassari ed Olbia, delle sue due ramificazioni, nonché della viabilità secondaria necessaria allo svolgimento del G8».
FIORONI, AGOSTINI, DI GIROLAMO LEOPOLDO, AMATI, MAGISTRELLI, MORRI, SBARBATI, TONINI, BENEDETTI VALENTINI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame dell'Atto Senato n. 1152, di conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, recante interventi urgenti in materia di adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori dell'autotrasporto, dell'agricoltura e della pesca professionale, nonché di finanziamento delle opere per il G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997;
premesso che l'articolo 3, comma 2, stabilisce che i soggetti interessati dalle ordinanze di sospensione del pagamento dei tributi e dei contributi, emanate in occasione del terremoto in Umbria e Marche del 1997, possano corrispondere l'ammontare dovuto all'Erario, per ciascun tributo iscrìtto a ruolo, ridotto al 40 per cento, in centoventi rate mensili a decorrere dal gennaio 2009,
impegna il Governo:
a chiarire che le predette misure di agevolazione si intendano applicabili a tutti i soggetti pubblici e privati che hanno usufruito della sospensione dei termini dei versamenti tributari e dei pagamenti dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi prevista dagli articoli 13 e 14 dell'ordinanza del Ministro dell'interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, n. 2668 del 28 settembre 1997 e successive proroghe ed integrazioni;
ad invitare gli istituti INPS e INPDAP ad emanare propri atti tramite i quali informare gli enti pubblici del territorio umbro-marchigiano che i soggetti destinatari delle definizioni agevolate dei versamenti relativi alle sospensioni dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi nelle regioni Marche ed Umbria colpite dagli eventi sismici del 1997, previsti dall'articolo 2, comma 109 della legge n. 244 del 2007, dall'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 61 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 103 del 2008 e dall'articolo 3 del decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, sono i datori di lavoro pubblici e privati che hanno usufruito della sospensione dei termini dei versamenti tributari e dei pagamenti dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi prevista dagli articoli 13 e 14 dell'ordinanza del Ministero dell'interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, n. 2668 del 28 settembre 1997 e successive proroghe ed integrazioni.
________________
(*) Accolto dal Governo
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 3
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo l'articolo 3,inserire il seguente:
Art. 3-bis.
(Disposizioni in tema di imprese in amministrazione straordinaria)
1. All'articolo 56 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:
"3-bis. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 effettuate in attuazione dell'articolo 27 non costituiscono comunque trasferimento di azienda, di ramo o di parti dell'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile"».
LA COMMISSIONE
Approvato
Dopo l'articolo 3,aggiungere il seguente:
«Art. 3-bis.
(Interpretazione autentica)
1. Il secondo periodo dell'articolo 20, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 9, si interpreta nel senso che le forniture di energia elettrica ivi previste sono erogate, ai sensi dell'articolo 4 della legge 7 agosto 1982, n. 529, in misura decrescente nei sei anni successivi secondo decrementi annuali calcolati in progressione aritmetica».
LA COMMISSIONE
Accantonato
Dopo l'articolo 3,aggiungere il seguente:
«Art. 3-bis.
(Modifica all'articolo 25 del Regolamento per la navigazione marittima)
1. All'articolo 25 del regolamento per la navigazione marittima, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328, dopo le parole: "Scaduto il termine della concessione,» sono inserite le seguenti: "ove non sia stata automaticamente rinnovata ai sensi della legislazione vigente"».
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 4.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Allegrini, Bugnano, Calabro', Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Di Stefano, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Martinat, Massidda, Palma, Pera, Piccone, Rizzotti, Tancredi e Viespoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività di rappresentanza del Senato; Della Seta e Vicari, per partecipare a un incontro interparlamentare; Marino Ignazio Roberto Maria, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Del Vecchio e Stiffoni, per attività della Commissione parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Roberto Della Seta ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Della Seta. - «Istituzione della Commissione italiana per la promozione e la tutela dei diritti umani, in attuazione della Risoluzione n. 48/134 adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 1993» (373).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 14 novembre 2008, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento degli incarichi di livello dirigenziale generale:
ai dottori Mario Basili, Concettina Ciminiello, Giuseppe Imparato, Antonella Manno, Enrico Martino, Paolo Puglisi, Alessandro Rivera, Anna Ruocco, Stefano Scalera e Valeria Vaccaro, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
ai dottori Concetta Mirisola e Fabrizio Oleari, nell'ambito del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali;
ai dottori Pio Baldi, Salvatore Nastasi e Antonia Pasqua Recchia, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Conferimento di incarichi dirigenziali e di consulenza
Con lettere in data 27 e 30 ottobre e 4 e 5 novembre 2008, sono pervenute - ai sensi dell'articolo 3, comma 44, della legge 27 dicembre 2007, n. 244 - le comunicazioni concernenti il conferimento di incarichi di consulenza per prestazione di servizi nonché l'importo dei rispettivi compensi, relative alle seguenti società:
Alitalia Servizi S.p.A.;
Cinecittà Holding S.p.A.;
Sviluppo Italia Puglia S.p.A.;
Tirrenia di Navigazione S.p.A..
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Parlamento europeo, trasmissione di documenti
Il Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 22 ottobre 2008, ha inviato il testo di undici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dall'8 al 9 ottobre 2008:
una posizione sul progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione, a nome della Comunità europea e dei suoi Stati membri, di un protocollo all'accordo tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, relativo alla partecipazione, in qualità di parti contraenti, della Repubblica di Bulgaria e della Romania, successivamente alla loro adesione all'Unione europea (Doc. XII, n. 155). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente;
una risoluzione sul rafforzamento della lotta al lavoro sommerso (Doc. XII, n. 156). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente;
una risoluzione sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea (Doc. XII, n. 157). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9a e alla 12a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra la Comunità europea e l'Ucraina ai fini del mantenimento delle disposizioni in materia di scambi di servizi contenute nell'accordo di partenariato e di cooperazione (Doc. XII, n. 158). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente;
una risoluzione del Parlamento europeo del 9 ottobre 2008 su "IASCF: Revisione dello statuto - Responsabilità pubblica e composizione dello IASB, proposte di modifica".(Doc. XII, n. 159). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente;
una risoluzione sulla situazione in Bielorussia dopo le elezioni parlamentari del 28 settembre 2008 (Doc. XII, n. 160). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente;
una risoluzione sulla sospensione del ciclo dei negoziati di Doha dell'OMC e sul futuro dell'agenda di Doha per lo sviluppo (Doc. XII, n. 161). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 10a Commissione permanente;
una risoluzione su come affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea (Doc. XII, n. 162). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente;
una risoluzione sull'applicazione delle disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada (Doc. XII, n. 163). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 8a e alla 12a Commissione permanente;
una risoluzione recante raccomandazioni alla Commissione sul seguito della procedura Lamfalussy: futura struttura della vigilanza (Doc. XII, n. 164). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente;
una risoluzione su "Un impegno comune per la salute: Approccio strategico dell'Unione europea per il periodo 2008-2013" (Doc. XII, n. 165). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Baio ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00407 dei senatori Mongiello ed altri.
Il senatore Ciarrapico ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00820 del senatore Gramazio ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 13 al 19 novembre 2008)
BIANCHI ed altri: sulla ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (4-00669) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
CARRARA: sull'attuazione di disposizioni legislative in materia di cattura temporanea di uccelli (4-00335) (risp. MENIA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare)
RANDAZZO: sulla paralisi del Comitato italiani all'estero di Atene (4-00627) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
Mozioni
D'ALIA, ANDREOTTI, GIAI, CINTOLA, FOSSON, PINZGER, CUFFARO, PISTORIO, OLIVA - Il Senato,
premesso che:
la libertà di scelta educativa delle famiglie e, quindi, la parità scolastica, è un diritto giuridico e costituzionale;
le scuole paritarie perseguono da sempre la qualità perché è proprio la qualità a garantire di fatto il diritto di istruzione ed educazione di ogni alunno e di ogni famiglia, e non invece la mera natura giuridica (pubblica o privata che sia) di chi eroga il servizio scolastico. Ma perché questa qualità sia realizzabile si ha bisogno di essere sostenuta anche economicamente dallo Stato;
con la legge n. 62 del 2000 vengono definiti i requisiti per il riconoscimento delle scuole paritarie, gestite dagli enti locali o da soggetti privati, che sono parte, insieme alle scuole statali, del sistema nazionale di istruzione. Se ne riconosce in tal modo la funzione pubblica;
detta legge introduce dunque la parità prevista dalla Costituzione, ma solo in termini giuridici, non realizzando contestualmente la parità economica, le condizioni, cioè, perché le famiglie possano scegliere liberamente, senza condizionamenti economici, fra scuole facenti parte del sistema nazionale di istruzione, statali o paritarie che siano. Questa legge prevede comunque un incremento, seppure insufficiente, nelle assegnazioni alle scuole paritarie, nella seguente misura: per il sistema prescolastico integrato (scuole dell'infanzia) 280 miliardi di lire; per le convenzioni di parifica (scuole elementari) 60 miliardi di lire; per l'integrazione dell'handicap nelle scuole paritarie 7 miliardi di lire, per un totale di 347 miliardi di lire. La medesima legge prevede inoltre un finanziamento di 300 miliardi di lire annuo, per il diritto allo studio;
antecedentemente, nell'esercizio finanziario 1998, era stato introdotto un aumento dei contributi alle scuole non statali, nella seguente misura: per le scuole dell'infanzia 200 miliardi di lire; per le scuole elementari parificate 60 miliardi di lire. Per un totale di 280 miliardi di lire (pari a circa 144 milioni di euro);
al termine del quinquennio 1996-2001, nell' esercizio finanziario 2001 le risorse destinate al sistema delle scuole paritarie sono le seguenti: infanzia (materne) 349.265.340 euro; primarie (elementari) 118.223.182 euro; secondarie (medie e superiori) 5.556.560 euro; integrazione handicap 3.615.198 euro per un totale di 473.045.082 euro;
nella legge finanziaria per il 2002, le risorse assegnate alle scuole paritarie vengono incrementate di circa 54 milioni di euro. Nelle leggi finanziarie per il 2003 e per il 2004, con un'innovazione significativa ma non adeguatamente finanziata, vengono poi stanziati, rispettivamente, 90 milioni di euro e 100 milioni di euro, da ripartire su base triennale. Tali risorse sono finalizzate ad un contributo a sgravio degli oneri sostenuti dalle famiglie con figli iscritti nelle scuole paritarie. In seguito, in ragione di un ricorso della Regione Emilia-Romagna alla Corte costituzionale, lo stanziamento complessivo viene ridotto dai 190 milioni di euro iniziali a 110 milioni di euro;
la legge finanziaria per il 2006 assegna alle scuole paritarie la somma complessiva di 532.310.844 euro. A queste risorse si aggiungono quelle destinate alle scuole paritarie dalla direttiva annuale attuativa della legge n. 440 del 1997 (4.500.000 euro annui nell'ultimo triennio). Tuttavia, tali risorse non sono destinate tutte alle scuole paritarie gestite da soggetti privati. Una parte, infatti, va alle scuole paritarie comunali (soprattutto dell'infanzia), per una cifra complessiva stimabile attorno ai 90 milioni di euro, pari a circa il 16 per cento del totale;
considerato che:
ogni riduzione apportata con legge finanziaria sul sistema paritario comporta in realtà un incremento di spesa per lo Stato di oltre 10 volte la cifra risparmiata. Infatti, la spesa pubblica per ogni allievo, per tutti i servizi di insegnamento è la seguente: scuola infanzia 6.116 euro; scuola primaria 7.366 euro; scuola secondaria di primo grado 7.688 euro; scuola secondaria di secondo grado 8.108 euro (fonti: Censis 2006 e Ocse 2006, con riferimento all'anno 2003). Sottraendo a queste risorse quelle assegnate nell'esercizio finanziario relativo al 2006 per le scuole non statali (pari a 536.810.844 euro, senza considerare il bonus per i genitori, ora non più finanziato) rapportato al numero di studenti frequentanti le scuole paritarie (in totale 1.009.286 nell'anno scolastico 2005-2006) si ricava la spesa dello Stato per ciascun studente di scuola non statale: scuola dell'infanzia 584 euro; scuola primaria 866 euro; scuola secondaria di primo grado 106 euro; scuola secondaria di secondo grado 51 euro (fonti: legge finanziaria per il 2006 e Ministero della pubblica istruzione);
da tali dati, si può ora determinare il risparmio che la finanza pubblica trae dalla frequenza del sistema paritario di oltre un milione di studenti. Se questi infatti frequentassero le scuole statali, il maggior costo complessivo per lo Stato sarebbe 6.245.000.000 euro. Si determina cioè un risparmio complessivo per lo Stato, per ciascun livello di scuola, di oltre 6 miliardi di euro;
nonostante il richiamo circa l'opportunità di favorire la libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie, che come tali fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione, come modalità per realizzare un fondamentale diritto civile e per elevare la qualità delle stesse scuole statali, e, nonostante il fatto che tali scuole determinino un cospicuo risparmio per le casse dello Stato, la manovra finanziaria per il 2009, attualmente all'esame della Camera dei deputati, ha previsto un taglio di 133 milioni di euro per il 2009 alla scuola privata paritaria. Pertanto, lo Stato invece di incrementare il proprio impegno attraverso la legge finanziaria, e favorire, quindi, le famiglie che hanno aderito al sistema paritario così che queste non abbiano ad iscrivere i propri figli nelle scuole statali, taglia ulteriormente quei contributi che accrescerebbero le entrate dello Stato;
la Federazione italiana scuola materne (Fism), che rappresenta oltre 8.000 scuole materne paritarie cattoliche (il 60 per cento delle scuole paritarie), ha inviato una lettera ai deputati della V Commissione (Bilancio) della Camera, nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria, chiedendo "l'immediato ripristino" della somma e "l'inserimento nel Piano pluriennale del bilancio dello Stato di adeguate risorse per il graduale raggiungimento della piena parità scolastica economica, oltre che giuridica", affermando che "in uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico",
impegna il Governo:
a rivedere il richiamato taglio di risorse apportato nel disegno di legge finanziaria per il 2009. Infatti, finanziare le scuole paritarie non significa danneggiare la scuola statale e non è un privilegio riconosciuto ad alcuni genitori a scapito di altri, ma semplicemente un atto che mette nelle condizioni di poter scegliere liberamente la scuola senza che una tale scelta significhi un aggravio economico aggiuntivo e, quindi, discriminatorio rispetto agli altri genitori che optano per una soluzione diversa;
a rivedere l'attuale normativa che, discriminando di fatto gli alunni della scuola paritaria, si pone in contraddizione con i principi Costituzionali;
a prevedere presso il Ministero dell'istruzione, università e ricerca una Direzione generale per la scuola paritaria al fine di perseguire veramente i declamati obiettivi di efficacia, di efficienza e di qualità, affinché per le scuole paritarie ci possa essere un referente sicuro e idoneo a risolvere i loro problemi;
a prevedere che la scuola paritaria, al pari delle scuole statali, possa accedere a tutti i progetti che il Ministero dell'istruzione, università e ricerca o gli enti locali finanziano per promuovere la qualità, l'ampliamento dell'offerta formativa, l'informatizzazione della didattica, l'aggiornamento del personale e quant'altro;
a sopprimere tutta la normativa che imponga carichi fiscali agli immobili dedicati ad uso scolastico ed addirittura alla stessa attività didattica considerata impropriamente commerciale;
ad adottare, in definitiva, tutte le iniziative utili al sostegno delle scuole paritarie, visto che è economicamente strategico per lo Stato incrementare le risorse affinché il sistema paritario possa sostenersi e le famiglie italiane possano sceglierlo.
(1-00063)
D'ALIA, CINTOLA, GIAI, RANUCCI, FOSSON, CUFFARO, PINZGER, PETERLINI, THALER AUSSERHOFER - Il Senato,
premesso che:
la Tirrenia, con le sue controllate regionali Siremar, Caremar, Toremar e Saremar, esercita un servizio pubblico di cabotaggio marittimo per le isole minori italiane in base a specifiche convenzioni in scadenza alla fine del 2008;
la legge finanziaria per il 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) all'articolo 1, comma 998, ha predisposto la stipula di nuove convenzioni tra lo Stato e le società di cui sopra, aventi scadenza non anteriore al 31 dicembre 2012, al fine di predisporre e completare il processo di liberalizzazione del settore di cabotaggio marittimo privatizzando le società esercenti i servizi di collegamento essenziali;
il comma 999 prevede, nelle more della stipula delle suddette convenzioni e della verifica della loro compatibilità con il regime comunitario, l'applicazione delle convenzioni attualmente in vigore;
successivamente, in data 18 giugno 2008, il Consiglio dei ministri nel Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2009-20013, ha confermato la volontà di attuare tempestivamente il processo di privatizzazione della Tirrenia;
il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 57, ha attribuito alle Regioni le funzioni in materia di servizio pubblico di cabotaggio marittimo, che si svolgono all'interno del loro territorio, stabilendo, al comma 2, che le risorse attualmente previste nel bilancio dello Stato per il finanziamento dei contratti di servizio pubblico di cabotaggio marittimo sono, altresì, destinate alla compartecipazione dello Stato alla spesa sostenuta dalle Regioni per l'erogazione di tali servizi;
lo stesso articolo ha stabilito anche la cessione gratuita delle società regionali controllate dalla Tirrenia alle rispettive Regioni di competenza, su richiesta delle stesse, da effettuarsi entro 120 giorni dall'entrata in vigore del suddetto decreto;
il Consiglio dei ministri ha deliberato, nella seduta del 6 novembre 2008, la definizione dei criteri per il passaggio in mano privata della Tirrenia che avverrà in tempi non brevi, quindi lo stesso Governo avanzerà alla Commissione europea una richiesta di proroga dell'attuale convenzione con l'impegno di arrivare alla dismissione della società entro il 2009;
la IX Commissione permanente (Trasporti) della Camera dei deputati ha iniziato la discussione della risoluzione Valducci 7-00033, volta ad impegnare il Governo "a pervenire sollecitamente, se possibile entro il 30 giugno 2009, alla privatizzazione della società Tirrenia (...); ad assumere sollecitamente le opportune iniziative finalizzate al completamento dell'iter di approvazione delle nuove convenzioni con la Tirrenia e con le società regionali, almeno per quanto concerne le tratte che non rivestono interesse di mercato, ma che risultano indispensabili per assicurare la continuità territoriale e il diritto alla mobilità dei cittadini, con particolare riferimento ai collegamenti con le isole minori; a procedere tempestivamente alla notifica delle nuove convenzioni alla Commissione europea, presentandone la stipula come elemento essenziale della privatizzazione e della liberalizzazione del cabotaggio marittimo pubblico; a definire la procedura di privatizzazione e le clausole di cessione del gruppo in modo tale da assicurare il mantenimento in esercizio dei collegamenti sulle tratte di cui al n. 2 anche oltre la scadenza delle nuove convenzioni; a prevedere altresì, nell'ambito della privatizzazione, adeguate misure di tutela nei confronti dei dipendenti del gruppo Tirrenia";
risulta che nella nota del Ministro dell'economia e delle finanze, consegnata in sede di esame della risoluzione Valducci, si precisa tra l'altro che nell'attuale situazione, la procedura di privatizzazione che investe la capogruppo Tirrenia potrebbe dover ricomprendere anche società regionali marittime, qualora le Regioni non esercitassero l'opzione suddetta; che i servizi che dovranno essere oggetto di convenzione di carattere locale sono in corso di valutazione da parte delle amministrazioni centrali e regionali; che per quanto riguarda la Tirrenia, solo alcuni collegamenti dovranno ancora essere oggetto di convenzione, essendo di preminente interesse pubblico, che le convenzioni per quanto riguarda gli schemi predisposti secondo un 'impostazione coerente con i più moderni ed efficienti criteri regolatori, approvati dal Nucleo di Analisi dei Servizi Pubblici, sono disponibili nella loro veste pressoché definitiva e verrà trasmesso alla Commissione Europea per le relative valutazioni; che la privatizzazione del Gruppo Tirrenia e la stipula delle nuove convenzioni, sono elementi interdi pendenti ed assolutamente necessari per il successo dell'operazione;
per quanto sopra il Ministero dell'economia e delle finanze vista la complessità dell'operazione ha chiesto alla Commissione europea il mantenimento dell'attuale sistema regolatorio fino alla data del 31 dicembre 2009;
considerato che:
l'Unione europea, che sollecita e sovrintende al processo di privatizzazione, ha riconosciuto nel Trattato di Amsterdam la possibilità di una deroga per le realtà insulari e periferiche: in particolare, con riferimento all'articolo 158, la Conferenza intergovernativa ha approvato la dichiarazione n. 30 sulle regioni insulari, allegata al Trattato, nella quale si riconosce che queste realtà soffrono, a motivo della loro insularità, di svantaggi strutturali il cui perdurare ostacola lo sviluppo economico e sociale;
quindi ai sensi degli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi, si è definito che "un obbligo di servizio pubblico può essere imposto per garantire servizi regolari verso porti che collegano regioni periferiche della Comunità o rotte poco servite e considerate vitali per lo sviluppo economico delle regioni interessate, nei casi in cui il libero gioco delle forze di mercato non garantirebbe un sufficiente livello del servizio";
mediante l'osservanza di questi obblighi si mira a garantire il rispetto del principio di continuità territoriale e un livello sufficiente di servizi regolari di trasporto verso le isole minori, in modo da soddisfare le esigenze di sviluppo economico e sociale di queste ultime;
in ragione di ciò, la Commissione europea ha chiaramente affermato che il sistema di convenzioni pubbliche ai vettori marittimi può giustificarsi soltanto in riferimento a quelle linee, come quella relativa ai collegamenti con le isole minori, in cui il servizio non può essere svolto adeguatamente da imprese private;
in ogni caso, secondo la giurisprudenza comunitaria, per aver diritto alla compensazione, gli obblighi di servizio pubblico devono essere fissati in anticipo e con precisione dalle autorità pubbliche, senza lasciare all'impresa incaricata del servizio la libertà di determinare il numero delle frequenze da operare, ovvero di decidere autonomamente se le convenga o no prestare tale servizio in funzione del mercato;
ritenuto che:
in virtù del vigente quadro normativo i servizi di collegamento marittimo con le isole minori "debbono assicurare il soddisfacimento delle esigenze connesse con lo sviluppo economico e sociale delle aree interessate, ed in particolare del Mezzogiorno" (articolo 8, comma 1, della legge 20 dicembre 1974, n. 684);
"Il numero delle linee, la periodicità dei collegamenti ed il tipo di naviglio debbono essere adeguati a soddisfare le esigenze di mobilità dei cittadini, contribuendo a promuovere lo sviluppo socio-economico di ciascuna isola" (articolo 3 della legge 19 maggio 1975, n. 169);
le modifiche delle convenzioni vigenti sono ammesse solo quando "per esigenze economiche e sociali si ravvisi la necessità di migliorare il servizio" (articolo 4, comma 2, della legge n. 169 del 1975);
considerata la natura delle isole della regione Sicilia, tutte abitate per l'intero anno, collocate in zone decentrate del Paese, che da qualche tempo hanno avviato un processo di sviluppo eco-sostenibile caratterizzato da un turismo ancora fortemente concentrato nella stagione estiva;
considerato che non esistono le condizioni per garantire un'attività di cabotaggio di natura privatistica, ma rimane necessario, almeno per un sufficiente numero di anni, un sostegno pubblico a questo servizio decisivo sia per la qualità della vita dei cittadini sia per lo stesso sviluppo economico,
impegna il Governo:
a rispettare anzitutto il principio della continuità territoriale e la domanda di mobilità dei cittadini delle isole minori siciliane al fine di garantire il soddisfacimento dei bisogni primari del cittadino (salute, istruzione, sicurezza, giustizia, lavoro), nonché l'uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 della Costituzione e dei principi sanciti nel Trattato di Amsterdam;
al rinnovo della convenzione con la società Siremar sino al 31 dicembre 2012 così come previsto nel comma 998 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con una razionalizzazione dei costi e degli itinerari, che preveda dei servizi adeguati ad assicurare il soddisfacimento delle esigenze connesse alla mobilità e allo sviluppo economico e sociale delle comunità isolane attraverso una necessaria fase di concertazione con le stesse;
all'apertura di un tavolo di concertazione tra le amministrazioni centrali, regionali e locali che possa valutare i servizi oggetto di convenzione;
a promuovere un aumento della spesa prevista dall'articolo 1, comma 998, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il sostegno della convenzione;
a prevedere il blocco del processo di privatizzazione della Siremar, attraverso lo scorporo della privatizzazione della Tirrenia, con il conseguente avvio, presso l'Unione europea, del processo di deroga alla privatizzazione;
a dotare la nuova Siremar di un adeguato sostegno finanziario a carico dello Stato e delle Regioni, in base al principio che le ragioni di economia relativa alla spesa pubblica non possono valere nel caso di servizi così essenziali senza che nessuno intervenga in sostituzione;
ad attuare il blocco della dismissione del naviglio, avviato dalla Siremar, che sta comportando disagio notevole alle popolazioni delle isole minori della Sicilia;
al mantenimento degli attuali livelli occupazionali;
a considerare la tratta Eolie-Napoli come trasporto pubblico locale al pari dei collegamenti con Milazzo;
a far sì che la Regione siciliana, nella questione dei trasporti marittimi, assuma un ruolo attivo dichiarando immediatamente la propria disponibilità ad entrare nella proprietà e nella gestione della nuova Siremar a fianco dello Stato e delle altre amministrazioni isolane interessate, stanziando a tal fine le risorse adeguate.
(1-00064)
BIANCONI, TOMASSINI, CARRARA, RIZZOTTI, SACCOMANNO, DE LILLO, CALABRO', BOLDI, COLLI - Il Senato,
premesso che:
da più di dieci anni le Istituzioni italiane tentano di risolvere la problematica molto grave delle malattie rare per le quali il Sistema sanitario nazionale riconosce l'esenzione per l'acquisto dei farmaci, anche se non di tutti, essendo molto difficile la classificazione di queste malattie, con conseguente aggravio per le famiglie;
ai sensi del regolamento UE n. 141 del 2000 e precedenti normative sono considerate "rare" quelle malattie valutate a rischio vita o gravemente invalidanti che colpiscono non più di cinque individui su diecimila nell'Unione europea;
secondo l'articolo 152 del richiamato regolamento si devono incoraggiare "la cooperazione tra gli Stati membri e, ove necessario, appoggiare la loro azione";
in tutto questo periodo di tempo non è stata ancora approvata una legge idonea ad affrontare e risolvere le tante problematiche dei pazienti e delle loro famiglie, che incontrano, nel cercare di curare un parente colpito da una malattia cosiddetta "rara", enormi difficoltà di tipo economico ed assistenziale, ma soprattutto di grave carenza di strutture e farmaci adeguati alla cura di tali patologie;
se si analizza la situazione nelle varie regioni italiane, si scopre un quadro abbastanza allarmante per la cura ed il sostegno di 2.000.000 italiani che sono affetti da malattie di questo tipo che, nell'80 per cento dei casi, sono di natura genetica. Ciò pone non poche difficoltà per la diagnosi e quindi successivamente per le cure adeguate, che attendono i principali risultati terapeutici dallo sviluppo di nuovi farmaci ottenuti attraverso l'impiego di metodologie avanzate (biotecnologie, terapia genica, cellulare);
la lentezza che si riscontra in molte regioni nell'inserire i farmaci utili a curare queste patologie nei prontuari terapeutici è causata spesso da un malsano costume degli assessorati regionali che, rispondendo ad un presunto criterio del risparmio in ambito sanitario, tardano pesantemente nel recepire queste "molecole salvavita";
considerato che:
i dati disponibili evidenziano come criticità principali per rispondere adeguatamente a queste diverse patologie le seguenti: 1) l'inadeguatezza della tempistica, spesso dovuta alla burocrazia; 2) la mancanza di diritti garantiti ugualmente su base geografica; 3) il ruolo non riconosciuto delle organizzazioni civiche sia da parte dei cittadini sia da parte delle Istituzioni; 4) la pressoché assente presa in carico del paziente; 5) la difficoltà di accesso ai farmaci; 6) seri ostacoli nell'accesso a terapie innovative; 7) lo squilibrio nel rapporto costi e conseguenze sulla salute del paziente (ad esempio, le spese per viaggi, riabilitazioni, visite, farmaci, possono variare da 800 a 6.000 o 7.000 euro);
l'11 novembre 2008 la Commissione europea ha comunicato al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni il proprio parere in merito alle malattie rare e ha proposto, tramite una raccomandazione del Consiglio stesso, che gli Stati membri adottino un approccio comune nell'azione svolta contro le malattie rare, basato sulle migliori pratiche esistenti. Nella proposta di raccomandazione del Consiglio presentata dalla Commissione che accompagna questa comunicazione gli Stati membri sono invitati a porre in atto strategie che prevedano:
piani d'azione nazionali intersettoriali per le malattie rare;
meccanismi che permettano di definire, codificare e repertoriare le malattie rare e di fissare indirizzi di intervento, ai fini del riconoscimento di queste malattie e della condivisione delle conoscenze e delle competenze esistenti al riguardo;
l'incentivazione della ricerca sulle malattie rare, anche mediante la cooperazione e la collaborazione transfrontaliere per sfruttare al massimo il potenziale di risorse scientifiche esistente nell'Unione europea;
assicurare l'accesso a cure sanitarie di qualità, in particolare identificando i centri di competenza nazionali e regionali e promuovendo la loro partecipazione alle reti di riferimento europee;
meccanismi che permettano di unire le competenze nazionali nel campo delle malattie rare e metterle in comune con quelle esistenti negli altri Paesi europei;
misure dirette a favorire il coinvolgimento attivo dei pazienti e delle organizzazioni che li rappresentano;
misure che assicurino a queste azioni un carattere duraturo;
in alcune regioni italiane ad esempio, pur esistendo un prontuario terapeutico su base regionale, accade che un farmaco di questo tipo resti in attesa anche diversi mesi prima che venga esaminato e quindi inserito; analogamente avviene per i prontuari provinciali che, invece di agevolare l'inserimento del farmaco sul territorio locale, dovendo recepire quanto previsto dal prontuario regionale, di fatto frenano ancora di più la commercializzazione dei "farmaci orfani". Una simile prassi comporta un allungamento ulteriore dei tempi con inevitabili pellegrinaggi da parte dei pazienti in altre regioni alla ricerca del farmaco;
presso la 12a Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato sono in corso di esame alcuni disegni di legge in materia,
impegna il Governo:
a recepire le raccomandazioni del Consiglio europeo in forma tempestiva, partendo dall'istituzione di un fondo ad hoc per garantire che i farmaci innovativi cosiddetti "orfani" nonché i parafarmaci e farmaci di fascia C indispensabili per la cura delle patologie rare siano posti a carico del Servizio sanitario nazionale con una gestione trasparente tramite l'inserimento, in modo omogeneo, in tutti i prontuari regionali, in tempi prestabiliti, una volta ottenuta l'autorizzazione alla commercializzazione;
ad agevolare l'accesso ai farmaci "orfani", inclusi nella fascia H, in modo, da un lato, da garantire maggiore uniformità territoriale, anche con riferimento ai costi e agli sconti applicati alle aziende ospedaliere, e, dall'altro, da consentire la diffusione di tali farmaci presso le farmacie;
ad assicurare la presa in carico del paziente attraverso un coordinamento di diversi attori, anche europei, con una formazione specifica, secondo la metodologia del case managemente la semplificazione dei percorsi diagnostico-terapeutici.
(1-00065)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GHEDINI, VITALI, NEROZZI, SANGALLI, ROILO, BIONDELLI, PASSONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
alle ore 13.40 di lunedì 17 novembre 2008, una violenta esplosione ha interessato lo stabilimento Marconi Gomme, azienda produttrice di mescole in gomma e plastica, stampaggio e lavorazione di articoli in gomma e plastica sita a Sasso Marconi (Bologna) in viale Europa 28;
la tragedia è costata la vita a due lavoratori e il ferimento di altri quattro, colpiti da frammenti di vetro o intossicati dai fumi caldi che si sono sprigionati;
dalle prime indagini svolte, risulterebbe che l'origine dell'esplosione sia avvenuta all'interno di un mescolatore chiuso nel quale era in corso la sperimentazione di una nuova mescola;
anche in questa occasione, grazie all'intervento tempestivo e altamente professionale dei servizi di emergenza dei Vigili del fuoco e del Dipartimento emergenze 118, si è potuto evitare che l'esplosione potesse avere delle conseguenze ancora più drammatiche in termini sia di vite umane sia di disastro ambientale; infatti, in provincia di Bologna, vige un modello d'intervento coordinato tra le strutture operative, derivato dalle pianificazioni di emergenza esterna per le industrie a rischio di incidente rilevante (cosiddetta "legge Seveso"), predisposte dalla Prefettura di Bologna con il coordinamento tecnico dell'Ufficio di protezione civile della Provincia;
infatti, l'azienda Marconi Gomme, pur non rientrando tra le industrie a rischio di incidente rilevante soggette al decreto legislativo del 17 agosto 1999, n. 334, era stata comunque censita dall'Ufficio di protezione civile nell'ambito di uno studio condotto alla fine del 2005 sul rischio industriale in provincia di Bologna, finanziato dall'Agenzia regionale di protezione civile; lo studio, infatti, aveva allargato il campo di aziende che per tipologie lavorative o sostanze stoccate o coinvolte potevano, in caso di incidente, produrre ripercussioni verso l'esterno;
considerato che:
ormai da tempo i lavoratori subiscono gravissimi incidenti sui luoghi del lavoro;
i dati statistici dell'INAIL rilevano la tragicità del fenomeno: dall'inizio del 2008 si sono verificati 929.510 incidenti nei luoghi di lavoro e, a seguito di ciò, 929 persone hanno perso la vita e 23.237 persone sono rimaste invalide;
i dati dimostrano, inoltre, che nel nostro Paese il lavoro è a più forte rischio incidenti rispetto a tutta l'Europa; l'Italia si colloca in fondo alla graduatoria dei Paesi industrialmente più sviluppati, con un morto ogni ora lavorativa, 20 incidenti ogni ora lavorativa e 10 pensionati INAIL per invalidità ogni giorno, dati che segnano un altissimo carico di sofferenza e di dolore, nonché enormi costi umani e materiali del Paese;
la drammaticità di tali cifre non ha rimosso le insufficienze di controlli preventivi da parte dei soggetti preposti e il palleggio di responsabilità tra i vari livelli istituzionali;
il Governo in carica, dall'inizio della Legislatura, ha adottato in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro una serie provvedimenti - molti dei quali modificativi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, attuativo dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123 - che anziché contribuire a migliore le norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro hanno attenuato i profili di maggiore rigore adottati dal Governo precedente;
in particolare, a tal proposito, si ricorda che:
il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, sull'emergenza rifiuti in Campania, ha introdotto varie norme di deroga al testo unico delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
il decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, ha differito il termine per la comunicazione a INAIL e a IPSEMA dei relativi agli infortuni, ha approvato lo slittamento al 2009 del termine entro cui redigere il documento di valutazione rischi e ha abrogato le misure che prevedevano la responsabilità solidale tra committente e appaltatore per la regolarità delle ritenute fiscali e previdenziali, strumento fondamentale per il contrasto al lavoro irregolare, fonte di grave insicurezza e di rischio, oltre che di illegalità;
nell'ambito del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, e della manovra finanziaria è venuto meno l'obbligo, per i datori di lavoro e i dirigenti, di munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento nei cantieri dell'edilizia; si modificano alcune norme in materia di orario di lavoro, variando le definizioni di lavoratore notturno e di lavoratore mobile; si consentono deroghe a contratti aziendali e territoriali in materia di riposo giornaliero, pausa, modalità di organizzazione del lavoro notturno e durata dello stesso; con la formula della semplificazione si consente, al datore di lavoro, nei casi di effettuazione di lavoro straordinario e di lavoro notturno, di eliminare l'obbligo di informare la direzione provinciale del lavoro;
infine, è stata esclusa la sanzione della sospensione dell'attività imprenditoriale in caso di reiterata violazione della disciplina in materia di durata massima dell'orario di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative si ritenga opportuno adottare al fine di verificare se il grave incidente citato in premessa possa essere posto in relazione a violazioni o inadempienze delle norme vigenti in materia di sicurezza e di vigilanza, anche al fine di individuare le eventuali responsabilità;
quale sia lo stato di attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
infine, se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno riferire sull'attività complessiva di prevenzione, ispezione e controllo svolta dall'attuale Governo, indicando le complessive risorse pubbliche destinate alla sicurezza sul lavoro.
(3-00415)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CARRARA, ADERENTI, ALICATA, AMATO, ASCIUTTI, BALDINI, BOLDI, COLLI, CONTINI, CORONELLA, DE ECCHER, DE FEO, FILIPPI Alberto, GALLO, GAMBA, GHIGO, LICASTRO SCARDINO, MASSIDDA, ORSI, PICCIONI, PISCITELLI, RIZZOTTI, SAIA, SANTINI, SARO, SCOTTI, ZANETTA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
in Italia è in corso un vivace dibattito, anche in seno alla comunità scientifica, in ordine all'opportunità o meno di somministrare psicofarmaci ai bambini per tentare di risolvere i loro disagi;
la comunità accademica non è concorde circa l'opportunità di somministrare molecole psicoattive a soggetti in via di sviluppo, specie con riguardo agli effetti avversi e iatrogeni di lungo periodo;
i cittadini sono particolarmente attenti a queste delicate tematiche;
in XII Commissione permanente (Affari sociali) della Camera dei deputati è in corso la discussione congiunta di alcuni progetti di legge d'iniziativa parlamentare recanti norme per la tutela e la salute dei bambini e degli adolescenti;
in considerazione dell'estrema delicatezza dei temi trattati e dei risvolti etici propri di questi argomenti, sarebbe importante garantire alla cittadinanza un'informazione il più possibile completa, obiettiva, imparziale ed equidistante;
considerato che:
in data 15 novembre 2008 si è tenuto presso l'aula magna dell'istituto G. Gaslini di Genova un convegno dal titolo "Un bambino che non sta fermo: ADHD? Nel caso fosse, cosa fare?";
detto convegno è stato organizzato dalla Società italiana di pediatria, sezione ligure, in collaborazione, tra gli altri, con la multinazionale farmaceutica Ely Lilly Italia s.p.a.; segreteria organizzativa dell'evento è stata l'Azienda sanitaria locale 4 Chiavarese, Scuola superiore aggiornamento e formazione permanente;
la Ely Lilly è la produttrice dello psicofarmaco "Strattera", uno dei più frequentemente utilizzati per la terapia della patologia cosiddetta "Adhd" (sindrome dei bambini troppo agitati e distratti);
secondo quanto hanno affermato delle agenzie di stampa del giorno 18 novembre 2008, detto convegno si sarebbe svolto senza alcun contraddittorio, con la sostanziale affermazione della tesi pro-farmaci da somministrare ai bambini, e il rifiuto totale al confronto con quanti, tra gli astanti, rifiutavano l'impostazione dei relatori;
in conclusione, in detto convegno si sarebbe, pertanto, affermata la tesi secondo la quale l'iperattività dei bambini e la loro agitazione e distrazione sarebbero fenomeni clinici patologici, da curare anche con psicofarmaci, incluso quello prodotto dalla Ely Lilly Italia s.p.a.;
preso atto che sull'esistenza stessa della patologia denominata "Adhd" e sull'opportunità del ricorso al trattamento a base di psicofarmaci è in atto un ampio e tuttora acceso dibattito in seno alla comunità medica e scientifica;
constatato che:
il convegno in oggetto si è svolto all'interno di una struttura pubblica e avrebbe potuto essere un evento di divulgazione scientifica aperta ai medici specialisti in pediatria, neuropsichiatria infantile e Pls (specialista in clinica pediatrica);
al contrario, invece, in detto convegno si sarebbe solo propagandata la tesi a sostegno delle cure a base di farmaci per i bambini definiti "agitati",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di verificare, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, le modalità, le finalità e i criteri in base ai quali l'istituto G. Gaslini avrebbe autorizzato e consentito lo svolgimento di tale convegno all'interno dell'Aula Magna;
se intenda intervenire al fine di verificare, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, le modalità, le finalità e i criteri in base ai quali l'Azienda sanitaria locale 4 Chiavarese avrebbe collaborato alla realizzazione di tale convegno in qualità di segreteria organizzativa;
se non ravvisi la necessità di intervenire verificando anche l'opportunità di consentire che nelle strutture sanitarie pubbliche possano svolgersi manifestazioni non rispettose dei diversi punti di vista della comunità scientifica, qualora si dibatta un tema, come è accaduto al Gaslini, non condiviso dall'intera schiera degli operatori del settore.
(4-00831)
FASANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 16 novembre 2008 avrebbe dovuto tenersi presso l'albergo "Roma" di Acerno (Salerno) un'assemblea pubblica dal titolo "i cittadini domandano .... i consiglieri rispondono";
detta manifestazione, organizzata dai consiglieri di minoranza del Comune di Acerno, avrebbe dovuto rappresentare un'occasione di confronto tra gli amministratori e i cittadini sulle problematiche locali;
considerato che:
al momento della riunione, ai promotori e agli altri cittadini interessati all'evento sarebbe stato vietato l'accesso nei locali dell'albergo;
la Costituzione italiana all'articolo 17 recita: "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica",
la sopracitata assemblea pubblica non presentava alcun "comprovato motivo di sicurezza o di incolumità pubblica",
l'interrogante di sapere se chiede il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutto quanto sopra esposto e, accertata la veridicità dei fatti:
se e quali provvedimenti intenda prendere al fine di accertare la responsabilità di coloro i quali avrebbero impedito lo svolgimento dell'assemblea pubblica citata;
se e quali provvedimenti intenda prendere al fine di sanzionare coloro i quali fossero accertati essere responsabili di un tale atto lesivo di uno dei principali diritti costituzionalmente sancito.
(4-00832)