Informativa del Governo sugli incidenti verificatisi a Roma in piazza Navona il 29 ottobre 2008 e conseguente discussione (ore 13,30)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sugli incidenti verificatisi a Roma in piazza Navona il 29 ottobre 2008».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore Palma.
PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, il 31 ottobre, a circa 48 ore dai fatti, ho già avuto modo di riferire alla Camera dei deputati sugli avvenimenti accaduti il 29 ottobre a piazza Navona. Sono grato al Senato della Repubblica per avermi dato l'opportunità di riferire nuovamente sulla vicenda, alla luce degli ulteriori elementi emersi a seguito degli accertamenti investigativi; accertamenti tuttora in corso.
Il 29 ottobre questa Assemblea ha convertito in legge il cosiddetto decreto Gelmini. Tale approvazione ha suscitato la protesta di appartenenti al mondo della scuola. In particolare a Roma, intorno alle ore 9, in piazza Navona, dinanzi all'ingresso del Senato, sono convenute circa 6.000 persone, per lo più delle scuole medie superiori e dell'università «La Sapienza», nonché un centinaio di aderenti ai Cobas della scuola, che avevano regolarmente preavvisato un presidio. Preciso che le altre persone sono convenute spontaneamente, senza che fosse stato presentato alcun regolare preavviso all'Autorità di pubblica sicurezza.
Scopo dichiarato dell'iniziativa, come pubblicamente detto con slogan e megafonaggi la sera precedente, era quello di assediare il Senato, dove ci sarebbe stata la votazione del cosiddetto decreto Gelmini.
La forza pubblica, pertanto, è stata disposta a tutela della citata sede istituzionale e per garantire il regolare svolgimento dei lavori dell'Assemblea; così come era già stato fatto nei giorni precedenti, senza che si fossero verificati né momenti di tensione né incidenti. In particolare, un presidio di Polizia interessava oltre la corsia Agonale anche le due estremità di corso Rinascimento e due piccole strade che collegano il corso con piazza Navona. Ciò si è reso necessario anche perché nei giorni precedenti si erano registrati tentativi di aggiramento degli sbarramenti per avvicinarsi all'entrata del Senato.
Tra gli studenti convenuti in piazza Navona erano presenti anche un centinaio di ragazzi di Blocco studentesco, partecipanti alla manifestazione spontanea, arrivati tra gli altri studenti con una camioncino che si è posizionato nei pressi della corsia Agonale, dove vi era un altro camion munito di altoparlanti che scandivano slogan contro l'attuale Governo e il Ministro della pubblica istruzione. Il mezzo degli studenti di Blocco studentesco è quindi arrivato in piazza durante l'afflusso dei partecipanti all'iniziativa. Ricordo che è usuale che durante le manifestazioni i mezzi per l'amplificazione raggiungano il luogo dell'evento, tant'è che a piazza Navona erano presenti due camion, uno di Blocco Studentesco e uno dei Cobas.
Tornando alla ricostruzione degli eventi, intorno alle 11 si sono verificati momenti di tensione tra gli studenti di Blocco studentesco e altri di diversa fazione politica, che si lanciavano reciproche accuse di aggressione. Infatti, gli studenti di Blocco studentesco asserivano di essere stati circondati e fronteggiati per essere estromessi dalla manifestazione, mentre i giovani di estrema sinistra lamentavano un'aggressione ad un ragazzo, che sarebbe stato colpito alla testa da una cinghiata. A tutt'oggi non risulta presentata alcuna denuncia.
Sull'episodio, come ho già detto, sono state effettuate ulteriori indagini da parte della Digos, anche con l'acquisizione di filmati. Infatti, al momento degli scontri, sul luogo non erano presenti Forze di polizia. Dalla visione delle riprese è stato rilevato che appartenenti al gruppo di Blocco studentesco hanno alzato delle cinghie verso altre persone. In particolare, uno di loro, spalleggiato da un altro, ha colpito una persona ripresa di spalle, anch'essa in possesso di una cinghia. Contemporaneamente altri giovani studenti si sono allontanati, spaventati dall'accaduto. Le immagini documentano inoltre che gli appartenenti a Blocco studentesco, avanzando con atteggiamento aggressivo, si sono avvicinati al camion dei Cobas in piazza Navona, determinando l'allontanamento degli studenti.
Dalle verifiche effettuate risulta che all'ospedale Santo spirito di Roma hanno fatto ricorso alle cure dei medici un esponente della sinistra antagonista di 37 anni e un giovane di 25 anni, giudicati guaribili, rispettivamente, in dieci e sette giorni. I due hanno genericamente riferito di aver subito un'aggressione da parte di appartenenti a Blocco studentesco e hanno rifiutato di sporgere denuncia. Un altro giovane, un minorenne di 16 anni, medicato presso il pronto soccorso con una prognosi di dieci giorni, ha riferito di aver subito un'aggressione in piazza Navona, senza fornire ulteriori particolari. Anche su questo episodio sono in corso indagini. Ad oggi non risultano presentate altre denunce o querele per questi episodi.
Avuta notizia delle tensioni verificatesi in piazza, personale della Polizia in abiti civili si è immediatamente avvicinato, interponendosi tra i gruppi ed evitando ulteriori contatti fisici. Sottolineo che in questo frangente il personale di Polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti. L'atteggiamento dei partecipanti alle proteste, che più volte hanno scandito slogan critici contro le forze dell'ordine, ha indotto a non impiegare direttamente queste ultime in piazza Navona tra i numerosissimi e giovanissimi manifestanti, per evitare di acuire ulteriormente la tensione.
Preciso che dopo queste tensioni, ridimensionate dalla presenza di Polizia, molti studenti hanno iniziato ad allontanarsi da piazza Navona, in parte intenzionati a rientrare all'università, in parte, soprattutto gli studenti medi, a terminare la protesta.
Anche il gruppo di Blocco studentesco, raggruppato intorno al camioncino, era stato più volte invitato ad allontanarsi dalla piazza da parte della Polizia e aveva iniziato lo spostamento portandosi, sempre all'interno di piazza Navona, dallo spazio antistante corsia Agonale, fino allo sbocco a piazza delle Cinque Lune, con l'intenzione di uscire e di raggiungere il Lungotevere per raggiungere il Ministero della pubblica istruzione.
Intanto, quando era trascorsa circa un'ora dal primo episodio - siamo intorno alle ore 12 - da corso Vittorio, attraverso via della Cuccagna, sono giunte in piazza Navona circa 400-500 persone, appartenenti ai collettivi universitari e alla sinistra antagonista, che si sono unite agli altri studenti. All'ingresso degli antagonisti in piazza, il gruppo di Blocco studentesco, che stazionava all'estremità opposta, all'altezza di piazza delle Cinque Lune, ha deciso di fermarsi e, nonostante le ripetute sollecitazioni di personale di Polizia, non ha abbandonato la piazza.
Dall'altra parte i nuovi arrivati, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, giunti alla fine di piazza Navona, altezza piazza delle Cinque Lune, si sono schierati urlando slogan contro i fascisti e hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, tra cui sedie, tavolini, bottiglie e bicchieri reperiti nei bar della piazza. Alcuni aderenti a Blocco studentesco, in numero molto minore, si sono schierati e hanno preso dei bastoni dal camioncino dove evidentemente erano occultati. Altre persone sono fuggite in piazza delle Cinque Lune, mentre gli aderenti ai collettivi universitari sono avanzati, venendo a contatto.
A tale riguardo preciso che i bastoni impiegati in questi scontri erano verosimilmente occultati all'interno del furgone, atteso che, secondo quanto si evince dai filmati e dalle testimonianze successivamente rese, gli stessi non risultano utilizzati in precedenza né erano visibili al momento dei tafferugli avvenuti in precedenza. Peraltro, anche al momento in cui il personale della Polizia in abiti civili si è avvicinato ai manifestanti non erano visibili i bastoni successivamente utilizzati.
L'intervento delle forze dell'ordine, confluite in piazza Navona da corso Rinascimento, ha separato i contendenti.
Desidero inoltre precisare che sullo svolgimento dei fatti sono state pubblicate dal «Corriere della Sera», il 1° novembre scorso, dichiarazioni attribuite a militanti del partito della Rifondazione Comunista.
In particolare, nell'articolo si riportano le dichiarazioni di tale Yassir, di anni 33, il quale ha riferito di essere stato contattato da un ragazzo del liceo Tasso che lo avrebbe avvertito che i fascisti stavano picchiando delle persone, di essersi recato con altri compagni sul posto, ivi congiungendosi con un corteo di universitari, e di avere lì formato un cordone, tentando di mantenerlo sotto la spinta della piazza e di fronte ad altre persone, evidentemente di studenti di Blocco studentesco, che con i bastoni aspettavano come fossero giocatori di baseball. Lo stesso Yassir ha testualmente affermato: «Ad un certo punto non abbiamo più tenuto ed è iniziato lo scontro».
Ricordo che nella circostanza il dispositivo di ordine pubblico ha previsto l'impiego di 334 appartenenti alle forze dell'ordine, di cui 200 della Polizia di Stato, 104 Carabinieri, 30 appartenenti alla Guardia di finanza. Sono state arrestate due persone, un uomo di 34 anni che ha dichiarato di essere un dipendente del partito della Rifondazione Comunista, e un ragazzo di 19, appartenente al gruppo Blocco studentesco, che ha asserito di passare per caso nel luogo dell'incidente e di essere uno studente universitario.
Il giorno dopo, i loro arresti sono stati convalidati dall'autorità giudiziaria che ne ha poi disposto la reimmissione in libertà fissando l'udienza del processo a loro carico il 17 novembre prossimo venturo. Sono in corso indagini per accertare le responsabilità degli altri partecipanti allo scontro.
Soggiungo che in data 30 ottobre è stato diffuso in rete un filmato degli scontri che indica un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra, successivamente ripreso a bordo di un mezzo della Polizia, avanzandosi il sospetto che lo stesso fosse un infiltrato della Polizia. In realtà, lo stesso è un giovane di Blocco studentesco, fermato ed accompagnato in questura dove è stato identificato e rilasciato. La sua posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti.
Signora Presidente, onorevoli senatori, in conclusione desidero sottolineare che dalla ricostruzione dei fatti emerge come anche in questa circostanza l'operato delle forze dell'ordine sia stato ispirato a criteri di equilibrio e di prudenza, cercando di contemperare i diritti costituzionalmente garantiti di riunione e di libera espressione del pensiero con quelli ugualmente riconosciuti e non meno apprezzabili della tutela della sicurezza e della pubblica e privata incolumità.
Collegato alla vicenda dei fatti di piazza Navona appare l'episodio verificatosi nella notte fra il 3 ed il 4 novembre presso la sede RAI di via Teulada a Roma quando un gruppo composto da una quarantina di giovani, per lo più abbigliati con giubbotti e felpe scure, jeans e caschi da motociclista, si è introdotto abusivamente nella struttura. I giovani, dopo avere saltato i tornelli d'accesso al cortile, si sono diretti verso l'interno dello stabile, in particolare verso gli studi di regia, lanciando durante il passaggio pomodori ed altri ortaggi contro gli uffici e l'insegna del centro di produzione. L'edificio è stato abbandonato dopo pochi minuti, quando i ragazzi si sono diretti in direzione di via Novaro e piazzale Clodio.
Le persone, come si evince dalle immagini riprese dai filmati delle telecamere RAI, attualmente al vaglio delle Forze di polizia, sono entrate a mezzanotte e 37 minuti e sono andate via dopo meno di cinque minuti. Al momento dell'irruzione uno dei giovani si è rivolto alla guardia giurata in servizio presso il centro televisivo dicendo testualmente: «Non ce l'abbiamo con te ma con il programma "Chi l'ha visto?"» e un riferimento analogo sarebbe stato fatto anche nel momento in cui il gruppo si allontanava.
L'episodio è verosimilmente da porre in relazione con un filmato trasmesso la sera precedente dal programma "Chi l'ha visto?" nel quale si vedevano gli studenti di Blocco studentesco aggredire alcune persone in occasione delle manifestazioni del 29 ottobre. L'autore del programma e un giornalista, a nome dell'intera redazione del programma, nel pomeriggio del 4 novembre hanno denunciato di avere ricevuto la mattina dopo l'irruzione quattro telefonate minatorie da parte di un uomo che si è qualificato come appartenente a Forza Nuova.
Preciso che sull'episodio sono in corso indagini da parte della procura della Repubblica che sta valutando i profili concernenti la tutela della libertà dell'informazione. Sull'episodio sono in corso indagini e rappresento che immediatamente dopo i fatti in piazzale Clodio personale del Reparto volanti ha controllato due giovani appartenenti a movimenti ultrà dell'Associazione sportiva Roma che con passo spedito si stavano allontanando verso via Trionfale, verosimilmente coinvolti nell'irruzione. La Digos ha identificato e segnalato all'autorità giudiziaria 12 dei soggetti che hanno partecipato all'iniziativa, fra cui il leader di CasaPound, Gianluca Iannone.
Colgo l'occasione per rinnovare a nome del Governo la più ferma condanna per l'inqualificabile episodio e per esprimere vicinanza e solidarietà alla conduttrice, agli autori e a tutta la redazione del programma destinatari delle minacce e delle intimidazioni. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Morri).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.
È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Sottosegretario, intanto prendo atto della sua relazione e della circostanza che questa abbia affrontato tutti i punti di criticità, per così dire, e delle dinamiche relative alla vicenda di piazza Navona e delle manifestazioni.
Lo voglio dire qua, senza che se ne abbia a male: è da quando è iniziata questa legislatura che chiediamo che il ministro Maroni venga in Aula a discutere di una serie di questioni che riguardano la sicurezza. Nulla togliendo al suo prestigio e alla sua autorevolezza, avremmo gradito che il ministro Maroni venisse a confrontarsi con il Senato su questi temi, sui quali ha rilasciato diverse dichiarazioni (alcune delle quali, secondo noi, forse troppo irresponsabili).
Detto questo, che non vorrei venisse considerato polemica sterile, perché invece si tratta dell'ennesima, accorata richiesta di confronto in quest'Aula con il Ministro dell'interno, credo dobbiamo svolgere alcune brevissime osservazioni.
In primo luogo, dal punto di vista del nostro Gruppo parlamentare, vanno chiaramente rivolti un ringraziamento alle Forze di polizia e la nostra solidarietà agli operatori della sicurezza che sono stati feriti per garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni.
In secondo luogo, desideriamo riconoscere loro un ringraziamento sentito, e non di circostanza, nonché un attestato di responsabilità e professionalità per come hanno gestito l'intera vicenda, dal nostro punto di vista. Certo, vi sono punti oscuri, che neanche la sua relazione ha chiarito, sottosegretario Palma, mi consenta di dirlo: ad esempio, come è possibile che a piazza Navona fosse entrato un camioncino pieno di spranghe, senza che nessuno ne avesse avuto il benché minimo segno d'informazione o prevenzione. Credo che su questo tema anche altri colleghi di opposizione torneranno.
Vi è anche una responsabilità di carattere politico, perché la gestione dell'ordine pubblico - lei me lo insegna - nasce dai messaggi che si lanciano. Se si danno messaggi di irresponsabilità, infatti, o in forza dei quali la vicenda delle manifestazioni è tutta legata al sistema dell'eversione, relegando le famiglie italiane e i giovani perbene che sono scesi in piazza nella qualunquistica attribuzione di una responsabilità indiscriminata, si eccitano gli animi. E quando si annuncia reiteratamente che anziché con il confronto - che fa sempre bene, anche quando si resta ciascuno delle proprie opinioni - si pensa di risolvere la questione inviando la polizia nelle scuole e nelle università, comprenderà, signor Sottosegretario, che anche questo un po' gli animi li eccita. Credo che la conferma di tutto questo sia stata la circostanza che sull'università il Governo si sia fermato, facendo marcia indietro, dicendo che vuole dialogare. Questo perché? Il risultato del «dialogo» sulla scuola è anche piazza Navona.
Voglio aggiungere che questo, secondo noi, non è stato certamente un atteggiamento pedagogico da parte del Governo. Credo che non sia neanche giusto ritenere che chi ha manifestato in tutta Italia possa essere relegato nell'ambito della protesta eversiva. Dalla considerazione che formuliamo, infatti, il 98 per cento della gente che è scesa in piazza non l'ha fatto sotto lo stimolo di un determinato partito o perché avesse votato questo o quell'altro partito. Tant'è vero che la marcia indietro nasce dal fatto che molti elettori e famiglie che avevano votato per voi, ovviamente hanno protestato contro di voi.
Non si può, però, diluire il 98 per cento di persone perbene e di giovani che hanno manifestato per avere una scuola ed un'università migliori in quel 2 per cento di delinquenti - perché vanno chiamati con il loro nome: non sono manifestanti! - di destra e di sinistra che hanno sistematicamente attentato alla libertà civile, che è anche quella di manifestare. Che poi ciò si possa più o meno condividere è un altro paio di maniche: ad esempio, noi non condividiamo le manifestazioni, ma preferiamo il Parlamento. Tutto questo, però, è stato, in qualche modo, colpa e responsabilità di chi ha voluto derubricare la protesta ad un mero regolamento di conti fra studenti di destra e di sinistra.
Da ultimo, signora Presidente, voglio dire, prima di concludere, che diamo solidarietà piena alla RAI, a Rai Tre ed alla trasmissione "Chi l'ha visto?", perché quello è un episodio inquietante, infamante e sintomatico di un modo di concepire l'impegno politico che non può avere alcun tipo di tolleranza, da parte di nessuno.
Siamo convinti che il Governo oggi - e credo che anche il suo intervento possa essere interpretato in questo senso - vorrà dare segnali precisi e severi anche nei confronti di questi signori che spacciano per libera manifestazione l'invasione di una trasmissione televisiva attentando ad un'altra libertà costituzionale.
Noi siamo dalla parte delle famiglie italiane che hanno manifestato per avere una scuola e un'università migliori e che non sono eversive. Se il Governo cambiasse anche il linguaggio a volte, oltre a cambiare il pensiero come ogni tanto accade, forse ci troveremmo anche meglio. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, signor Sottosegretario, noi dell'Italia dei Valori non possiamo dichiararsi soddisfatti della sua relazione.
In primo luogo, due parole sul contesto, che lei ha in qualche modo trascurato. Questo movimento presenta caratteri di straordinaria novità in termini di pace e pluralismo, come del resto è testimoniato dal carattere quasi pacioccone dei suoi slogan. Frasi quali «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» oppure «Più si taglia più si raglia» non possono essere definiti slogan trucidi. Testimoniano piuttosto un'intenzione bonaria.
Invece, di fronte a questo movimento, è stata subito evocata la violenza, a partire dallo stesso Presidente del Consiglio che, partendo per il viaggio in Cina, ha dichiarato di voler dare disposizioni sull'uso della Polizia, tra l'altro facendo una gaffe con il ministro Maroni. L'aspetto più preoccupante però è l'intervista di Cossiga, sulla quale non mi trattengo e che non considero farneticante, ma pericolosa. Sostenere che nei confronti di una simile realtà si deve intervenire infiltrando il movimento con provocatori pronti a tutto significa aprire degli orizzonti per lo meno inquietanti. Una sola nota sulla strana apologia del fascismo fatta dal senatore Dell'Utri, il quale parla di maggiore presenza dello Stato durante il fascismo. È abbastanza curioso che la dittatura potesse chiamarsi maggiore presenza dello Stato. Non ci avevamo ancora pensato.
Sono stato quasi testimone oculare dei disordini di piazza Navona. Al primo accenno di disordini sono uscito con altri colleghi e mi sono proiettato subito alla corsia Agonale dove, durante l'intera mattinata e anche nei giorni precedenti, gli studenti avevano chiacchierato tranquillamente con i poliziotti schierati. È vero che gli studenti urlavano, ma il rapporto tra gli studenti che si opponevano e la Polizia che stava loro di fronte era tranquillizzante. Sia gli agenti che gli studenti erano tranquilli, e questo in qualche modo contrasta con il diverso comportamento che la Polizia ha assunto dall'altra parte della piazza. Comunque, l'aspetto importante da cogliere e da non trascurare è che vi era una possibilità di colloquio tra i manifestanti e la Polizia.
Passo ora alla questione dei disordini. Alcuni testimoni oculari con i quali mi sono intrattenuto a parlare, come nel caso di alcune professoresse che avevano accompagnato i loro giovani studenti inpiazza, hanno raccontato di aver visto i loro studenti picchiati con cinghie e bastoni da appartenenti a Blocco studentesco. A quel punto sono andate di corsa a parlare conquelli che ritenevano fossero agenti della Digos - avranno incontrato qualche vice questore o comunque qualche responsabile - dai quali hanno avuto inizialmente dei dinieghi preoccupanti del tipo «non è successo nulla» o «non importa», tornando a quel punto indietro con le pive nel sacco.
Mi sembra dunque opportuno sottolineare un aspetto importante. Dalla sua relazione traspare una certa tendenza all'equidistanza, un atteggiamento che in questo caso non è possibile assumere. L'aggressione è partita dai picchiatori neofascisti, da Blocco studentesco o CasaPound che dir si voglia: comunque è stata quella l'origine.
Lei ha citato il «Corriere della Sera», ma vorrei ricordarle anche la voce di un esperto giornalista quale Curzio Maltese che sulle pagine del quotidiano «la Repubblica» ha testimoniato, accanto alle testimonianze che ho appena riportato delle professoresse, di strani comportamenti nei confronti di alcuni eversori che sono stati fatti passare attraverso il filtro. A tal proposito, non rilevo tanto una responsabilità degli agenti, quanto piuttosto della linea di comando, su cui chiederò poi che vengano prese misure efficaci.
Non mi trattengo sull'intervento della Polizia, però osservo en passant che forse avrebbe potuto interporsi, considerato che ormai si era consapevoli della situazione che si era creata, tra le due forze che accennavano ad una ostilità reciproca, ma non l'ha fatto. Poi, quando è entrata in scena, la Polizia ha fatto una carica che ha interessato tutti i presenti indistintamente. L'aggressione alla sede della trasmissione "Chi l'ha visto" non è solo pericolosa in quanto tale, ma anche perché la redazione ha ricevuto una telefonata, che io ho avuto modo di ascoltare, in cui una voce dice ai giornalisti: «Sappiamo chi siete, veniamo sotto casa, sappiamo dove state». È abbastanza preoccupante perché introduce un costume di minaccia strisciante da cui si vorrebbe prendere il più possibile le distanze.
Quanto alle conclusioni, come forze di opposizione ci siamo adoperati sin dai primissimi minuti, e continueremo a farlo nella maniera più conseguente, per evitare che il movimento percepisca la Polizia come una entità ostile. Teniamo moltissimo a questa logica e la pratichiamo tutti giorni. Però, proprio perché ci impegniamo su questo, pretendiamo con la massima convinzione che la linea di comando della Polizia eviti di dare ordini, di assumere comportamenti che la espongano proprio a questo rischio.
Si tratta anche di pensare delle misure su chi ha esercitato o rischia di esercitare un comando in forma impropria. Evocare la violenza è irresponsabile. Non lo abbiamo mai fatto, ma abbiamo visto con timore che da parte di altre forze vi è stata la tendenza a sostenere che di fronte al movimento bisognerà scatenare qualcosa ad un certo punto. Siamo fermamente contro questo e convinti che la potenza mediatica del Governo, della maggioranza nel suo insieme - si capisce di chi parlo: dei giornali e delle televisioni del Presidente del Consiglio - è smisurata e temibile è la sua capacità di determinare mistificazione sulla verità conosciuta.
Proprio per questo è e sarà smisurata la nostra fermezza nel rivendicare il sostegno, la rappresentazione e l'illustrazione della verità tutte le volte che sarà necessario. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, già nel suo intervento svolto venerdì 31 ottobre alla Camera come in quello di oggi, caro Sottosegretario, ricostruendo gli avvenimenti di piazza Navona ha ampiamente dimostrato come le Forze di polizia siano state impiegate con oculatezza e come con il loro comportamento abbiano sicuramente evitato disordini che sarebbero stati maggiori se non fossero intervenute. Lo schieramento era forte quanto bastava per l'esercizio delle normali funzioni di deterrenza nei confronti dei più facinorosi, senza dare in alcun modo l'impressione di essere in procinto di limitare il diritto di manifestare: questo malgrado la dichiarata intenzione degli studenti e di chi era solidale con loro di condizionare il voto sulla legge Gelmini; riteniamo infatti che probabilmente l'assembramento fatto dinanzi al Senato cercasse di condizionare un po' il voto.
Ringraziamo il Sottosegretario per aver confermato questa versione dei fatti ribadendo quanto già detto in precedenza. Ne approfittiamo anche per rinnovare il nostro sostegno, come Lega Nord, alle forze dell'ordine ed al ministro dell'interno Maroni.
Tornando ai fatti, mentre manifestiamo tutto il nostro sostegno anche ai 334 uomini delle forze dell'ordine intervenuti in piazza Navona, non possiamo tuttavia esimerci dal proporre all'Assemblea alcuni spunti di riflessione. Il primo concerne soprattutto l'interpretazione del giudizio politico da dare sugli avvenimenti cui abbiamo assistito.
Era certamente un diritto degli studenti manifestare liberamente il proprio dissenso, non certo quello di arrivare a forme di violenza. Si dovrà accertare la verità ed in particolare capire se si sia infiltrato qualcuno nelle manifestazioni e con quali scopi. In piazza Navona sono giunte persone che poco hanno a che fare con la scuola e l'università e molti invece con l'attività politica extraparlamentare. Da un lato, sono apparsi ragazzi a volto scoperto ma armati di spranghe; dall'altro, si sono osservati giovani vestiti in modo tale da non consentire l'identificazione, contravvenendo alle norme di legge che vietano di indossare caschi, passamontagna e quant'altro occulti l'identità personale. Questi avvenimenti non capitano spontaneamente ma sono frutto di scelte di cui vorremmo capire le ragioni e gli obiettivi.
La nostra sensazione è che qualcuno abbia inteso dimostrare di essere pronto a sfruttare la protesta studentesca per promuovere politiche di altra natura e magari pilotare la trasformazione delle agitazioni in un progetto politico ben diverso. Molti cattivi maestri di pensiero hanno evocato gli spettri del Sessantotto e del Settantasette. I ragazzi hanno fatto ampiamente intendere di non voler percorrere la stessa strada, scontrandosi con le intenzioni di soggetti e gruppi intenzionati a cambiare la natura del loro movimento.
Il fatto che a piazza Navona c'erano persone che con il decreto Gelmini non avevano nulla a che fare lo conferma. I filmati che abbiamo visto in televisione nei giorni scorsi tendono a conferire veridicità alla sua ricostruzione, signor Sottosegretario. Le forze dell'ordine non hanno certamente provocato gli scontri, come qualcuno voleva sottintendere, ma sono intervenute per separare le diverse fazioni. Siamo grati al Ministro dell'interno per l'equilibrio dimostrato nella gestione degli eventi e altresì per la determinazione dimostrata nel voler difendere la legalità anche in questo frangente. Siamo con lui anche sulla linea di intransigenza a difesa del diritto allo studio ed alla frequenza alle lezioni di tutti coloro che non intendono oggi, come nell'immediato futuro, accettare la logica delle proteste e delle occupazioni.
Siamo preoccupati per il rischio che si verifichino infiltrazioni simili, come quelle di piazza Navona. Si è già avuta notizia di insegnanti che hanno in qualche modo costretto psicologicamente i loro studenti ad abbandonare le aule per occupare le piazze. Questo non è un buon segno. La Lega Nord non apprezza questa protesta e la modalità che sta assumendo; non sono utili alla trasformazione del Paese ed al suo progresso civile e si ritiene che la loro strumentalizzazione sia politicamente pericolosa e dannosa per gli stessi interessi a medio e lungo termine dei giovani studenti. Lo hanno ben capito coloro che per studiare sopportano i sacrifici economici personali maggiori.
Cari colleghi, avendo due figli che stanno completando la loro formazione ne ho la percezione immediata e diretta. Mio figlio è iscritto ad un istituto professionale di Stato della provincia di Bergamo, sicuramente non d'élite, i cui studenti non hanno mai manifestato in piazza; non hanno mai scioperato nei giorni scorsi, anzi, lo sciopero è stato fatto da parte dei professori, che hanno anche pronunciato frasi del tipo: «Beh, adesso gli faremo vedere noi al Governo».
Mia figlia, che appartiene alla categoria degli studenti lavoratori, ergo frequenta una scuola dello stesso livello di quella di mio figlio, quindi molto pubblica, mi ha detto che le stesse situazioni le ha vissute lei. Per cui è molto diversa la posizione degli studenti che vogliono studiare e non hanno tempo da perdere da quella di coloro che vogliono protestare; è un dato che dovrebbe far riflettere tutti e la dice lunga su quello che è accaduto a piazza Navona e con il volersi appropriare di proteste che sostanzialmente sono dei ragazzi e non dei partiti politici.(Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, la ringrazio anche per il prolungamento della seduta di qualche minuto, siamo infatti già arrivati alle ore 14.
Ringrazio anche il sottosegretario Palma per essere venuto qui a rispondere. Lo ringrazio sinceramente, perché in questa legislatura le risposte alle interrogazioni sono diventate un atto facoltativo del Governo. Sono facoltative all'interno di un disegno che mi sembra molto chiaro: è facoltativo rispondere alle interrogazioni; i decreti-legge sono ormai diventati 24; abbiamo richieste di deleghe assolutamente smodate, senza alcuna fissazione di obiettivi chiari. D'altra parte, si capisce, c'è un disegno chiaro, una politica chiara e generale che più volte il presidente Berlusconi ha dichiarato: lui considera Camera e Senato due uffici amministrativi, burocratici, del Governo, due burocrazie noiose, e le tratta in questo modo. Noi dobbiamo eseguire le direttive del Governo e lo dobbiamo fare in fretta, altrimenti c'è la fiducia. Lo stesso Presidente della Camera stamattina ha stigmatizzato la prospettiva della fiducia sulla legge finanziaria; l'ha chiamata testualmente una prassi anomala e politicamente deprecabile, cito testualmente il presidente Fini.
Signor Sottosegretario, sono insoddisfatto della sua risposta - vedo dal suo gesto che se lo attendeva - per l'insufficienza degli argomenti che ha usato, ma anche per motivi politici generali. Le dico, tra l'altro, che sono insoddisfatto perché lei non ha fatto l'accostamento molto facile e molto semplice tra quanto avvenuto a piazza Navona e quanto accaduto alla RAI; vi erano cioè dei gruppi che hanno operato a piazza Navona e alla RAI. Erano gli stessi gruppi, le stesse persone ben conosciute, quindi questo accostamento avrebbe dato un senso politico alla sua ricostruzione.
Ho assistito come ho potuto alle manifestazioni del 29 e del 30 ottobre: il 29 scendendo a piazza Navona, il 30 affiancando per lunghi tratti il corteo fino al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e debbo dire che quelle manifestazioni mi sono parse imponenti, spontanee, ordinate e molto civili. Penso che in un Paese democratico, davanti a una protesta di questo genere, il Governo debba dare due risposte. La prima è quella di tenerne conto negli atti di governo, e questo non lo hanno fatto né Berlusconi né il ministro Gelmini; infatti i provvedimenti, i tagli ai finanziamenti, le provocazioni verbali, gli stessi silenzi molto imbarazzanti del ministro Gelmini in Aula non sono stati modificati. La seconda risposta democratica deve essere la protezione degli studenti e dei cittadini dalla violenza delle frange estremiste.
Aveva ragione chi giorni fa ha osservato come molti dei ragazzi che hanno manifestato questa volta erano i primi delle loro classi, ragazzi che studiano con successo e che oggi hanno paura del futuro, di un futuro difficile, privo di occasioni e di opportunità. Questi ragazzi, signor Sottosegretario, rappresentano il nostro avvenire, sono la speranza dell'Italia e a loro è stata negata una risposta.
Debbo altresì dirle, pensando che lei lo tenga in considerazione anche per la sua carica di Sottosegretario al Ministero dell'interno, che ho anche apprezzato in quei due giorni il comportamento di Polizia e Carabinieri perché hanno seguito, in qualche misura anche scortato e protetto, gli studenti con attenzione e discrezione.
In un contesto così positivo mi chiedo ancora, però, per quali ragioni è stato consentito a due camion, uno zeppo di spranghe e di armi, di entrare senza neanche una perquisizione a piazza Navona, dove nessun automezzo può entrare nemmeno nei giorni normali. Lei non ha spiegato come questo sia stato possibile; non ha ammesso gli errori, non ha spiegato le cause degli errori e non ha riferito su chi li ha commessi. Ho letto sulle cronache commenti dettagliati su come questi camion sarebbero stati fatti entrare a piazza Navona, con citazioni di tolleranze colpevoli, di ritardi consapevoli e distrazioni. A quelle cronache non è stata data nessuna smentita esplicita, nemmeno questa mattina in quest'Aula.
Per questo motivo il suo intervento in me suscita allarme, perché mi sembra che voi non abbiate capito che nei giorni del 29 e 30 ottobre le forze dell'ordine hanno fatto un buon lavoro e che la loro fatica è stata oscurata da un solo errore, uno solo ma grave, ed è interesse delle forze dell'ordine chiarire sino in fondo come questo sia stato possibile. Soltanto così potete consentire agli italiani di apprezzare senza riserve la qualità del lavoro della Polizia e dei Carabinieri. Con la sua ricostruzione, non chiarendo quell'unico episodio negativo che c'è stato in quei giorni, lei ha dunque provocato un danno alla Polizia e ai Carabinieri.
Tenere l'ordine pubblico è molto difficile, ma le difficoltà e i rischi aumentano se si allenta la guardia sulla prevenzione, perché quello è il cuore, il punto centrale del lavoro delle forze dell'ordine e della bontà di questo principio ho avuto conferma a piazza Navona, perché dove Polizia e Carabinieri hanno fatto prevenzione non abbiamo avuto incidenti, mentre dove la prevenzione non c'è stata abbiamo avuto incidenti.
Ho molti motivi anche personali per solidarizzare con Polizia e Carabinieri e lo faccio con convinzione e con la consapevolezza di quanto sia importante il loro lavoro, ma non credo che omettendo di riferire con esattezza al Parlamento si faccia un buon servizio alla Polizia, né ai Carabinieri. Desidero ricordarle, signor Sottosegretario, che negli anni Sessanta e Settanta in tutti gli uffici di Polizia c'era un cartello che recitava: «La Polizia è al servizio dei cittadini», ma adesso è stato tolto. Credo che le Forze di polizia meritino che quel cartello venga rimesso al suo posto e le chiedo di adoperarsi perché questo avvenga. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Angelis. Ne ha facoltà.
DE ANGELIS (PdL). Signora Presidente, volevo ringraziare il Governo attraverso il sottosegretario Palma che, con dovizia di particolari, ha puntualmente ricostruito tutti gli avvenimenti che si sono verificati in quei giorni. Anch'io sono stato testimone oculare di quanto è successo e devo dire che quel giorno a piazza Navona si è verificato tutto quello che lei ci ha raccontato.
Voglio anche congratularmi con tutte le Forze di polizia, e lo dico attraverso di lei, per come hanno gestito, in quel periodo, le manifestazioni del movimento studentesco. Un movimento che ci ha piacevolmente sorpreso perché è stato pluralistico e pacifico, un movimento di giovani che hanno democraticamente e senza violenza protestato, come era loro diritto fare. La gestione dell'ordine pubblico da parte di tutte le Forze di polizia è stata degna di grande rispetto e di stima da parte di tutte le forze politiche. Non ci sono stati incidenti di rilievo, non ci sono state violenze. Fino a quando la protesta è stata circoscritta ai soli studenti, tutto è avvenuto nel modo più pacifico possibile.
Lei, signor Sottosegretario, ha citato molto bene gli avvenimenti e noi le chiediamo se è possibile, di approfondire l'indagine, come state facendo, per capire se all'interno delle manifestazioni ci siano stati, come sembrerebbe, anche infiltrati che hanno approfittato delle giornate di protesta degli studenti per dare visibilità a qualche forma politica che poco ha a che fare con il decreto Gelmini. Questo mi sembra sia molto importante e determinante per comprendere gli avvenimenti di quei giorni.
Vorrei anche esprimere solidarietà a tutte le forze dell'ordine, in particolare a coloro che sono rimasti feriti. Mi associo a lei nell'esprimere solidarietà alla RAI per gli avvenimenti accaduti, ma vorrei aggiungere anche la nostra solidarietà al presidente Cossiga che ha espresso una sua legittima opinione, perchè l'espressione dei senatori a vita ha una valenza sempre oppure mai. Il presidente Cossiga ha svolto un bellissimo intervento il giorno stesso dell'incidente, e ieri è stato oggetto di proteste davanti alla sua abitazione, anche se lui non c'era. Per questo noi vorremmo esprimere la nostra solidarietà anche al presidente Cossiga.
Siamo assolutamente soddisfatti di quello che è successo e respingiamo determinate strumentalizzazioni che oggi abbiamo sentito in quest'Aula. Aggiungo, a sostegno dell'opera delle forze dell'ordine, che il capo della Polizia Manganelli ha più volte detto che la Polizia non sarebbe entrata all'interno degli edifici occupati se non chiamata direttamente dai presidi degli istituti stessi. Questo dimostra che la politica del Governo e del Ministero dell'interno in particolare, in quei frangenti, ha mostrato equilibrio, correttezza e grande vicinanza al popolo italiano. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Volevo informare i colleghi senatori e il senatore D'Alia, che non è presente ma che ha chiesto l'intervento del ministro Maroni in Aula dichiarando che il Ministro è stato invitato più volte ma non è mai venuto, che il ministro Maroni è intervenuto in Senato il 24 settembre 2008 per l'informativa sulla situazione dell'ordine pubblico e sugli incidenti di Castel Volturno, e tutti i Gruppi avevano 15 minuti a disposizione per il dibattito. Dico questo per la chiarezza che è dovuta al ministro Maroni.
Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Governo, resa dal sottosegretario di Stato per l'interno, senatore Palma, che ringrazio per la disponibilità.