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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 087 del 06/11/2008


ADAMO (PD). Presidente, mi associo al giudizio espresso dalla senatrice Bastico sulla modifica dell'articolo 3 proposta con l'emendamento della Commissione. Credo che così si riporti questa materia sul binario corretto, trasferendo cioè nella Conferenza unificata qualsiasi ipotesi di revisione di criteri e di modalità anche di realizzare futuri risparmi, se necessario, rispetto ai quali nessuno si è mai sottratto, ma nel pieno rispetto della norma costituzionale.

Signora Presidente, vorrei brevemente riprendere le considerazioni che faceva prima il collega D'Alia rispetto alla discussione in atto in Commissione sul piano programmatico. Sia il collega D'Alia che ieri anche la nostra capogruppo Finocchiaro hanno fatto riferimento allo scambio di lettere tra il presidente Fini e il Ministro, con l'impegno del Ministro a portare in Commissione il parere della Conferenza unificata. Voglio ricordare che l'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, così come lo abbiamo votato e oggi in vigore, afferma, al comma 3: «Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, predispone, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un piano programmatico...».

Allora, lo stesso articolo 64 pone come primo atto quello di acquisire il parere, e non mi riferisco solo ai contenuti dell'articolo 3 del decreto-legge, relativamente al quale, grazie all'opposizione e alla stessa minaccia delle Regioni di non sedersi più al tavolo della Conferenza unificata, si è arrivati finalmente ad un testo accettabile, ma all'insieme delle manovre previste dal piano programmatico, che riguardano anche tutti gli interventi sulla scuola, sia quella primaria che quella superiore, di competenza delle Regioni e del sistema delle autonomie locali. Per cui, i cambiamenti che si stanno prevedendo e che sono contenuti nel piano programmatico hanno fortissime ricadute sui doveri e i compiti degli enti locali e su funzioni che solo per tradizione chiamiamo accessorie, ma che sappiamo sono fondamentali per garantire il diritto allo studio e l'accesso al diritto allo studio.

Vorrei poi illustrare brevemente due subemendamenti a mia firma. Il primo, il 3.900/4, chiede di modificare la norma che cancella l'attuale normativa sull'obbligo scolastico e sulle modalità di frequenza nella scuola della formazione professionale. Infatti, con il testo del decreto-legge n. 112 in vigore, praticamente fino a nuove disposizioni l'obbligo scolastico può essere assolto in qualsiasi tipo di formazione professionale e non, come prevedeva la normativa del 2007, in quella formazione professionale che ha curricula riconosciuti pari all'istruzione professionale statale.

Il secondo subemendamento su cui vi prego di riflettere è il 3.900/5 (Brusìo), sul quale, Presidente, vorrei l'attenzione del relatore. Mi aiuti lei.

 

PRESIDENTE, Colleghi, per cortesia, permettete alla senatrice di svolgere il suo intervento. Relatore, la invito ad ascoltare, anche se so che non è lei, ma sono i colleghi a disturbarla.

 

ADAMO (PD). Visto che abbiamo fatto un cambiamento importante con l'articolo 3, facciamone anche uno piccolo all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge n. 112, là dove si dice che i risparmi per il 30 per cento verranno riversati sul fondo per l'incentivazione del personale, precisando però, «subordinatamente alla verifica dell'effettivo ed integrale conseguimento» delle economie di spesa di cui al comma 6 rispetto ai risparmi previsti.

Questo emendamento chiede allora, molto modestamente, di togliere almeno la parola "integrale", perché non vorremmo che, se poi mancano 5 euro alle economie di spesa previste, nemmeno il 30 per cento (e non apriamo una polemica su dove va a finire l'altro 70 per cento) di tali somme venga utilizzato allo scopo prefissato, per cui tutto il sistema della formazione sarà salassato da tagli che non ritorneranno alla scuola per investimenti in qualità, checché ne continuiate a dire. Anche questo 30 per cento è subordinato ad una verifica dell'effettivo ed integrale conseguimento delle economie di spesa. Almeno eliminiamo le parole «ed integrale», perché ciò apre la possibilità di ridiscutere anche il 30 per cento. Almeno questa percentuale vincoliamola.