CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signora Presidente del Senato, signori senatori, signori del Governo, il decreto-legge n. 151 del 2008, per fronteggiare una situazione di straordinaria necessità e urgenza, in maniera disinvolta e poco ponderata, introduce norme tra loro eterogenee e inerenti a materie tutt'affatto diverse, che vanno da una proroga di termini in materia telematica all'estensione dell'uso dell'esercito, fino alla predisposizione di fondi da destinare ai centri di identificazione ed espulsione.
Si tratta di norme tutte accomunate nel preambolo da un roboante intento di contrastare la criminalità organizzata e l'immigrazione clandestina; norme che in realtà non hanno nulla in comune tra di loro e che servono al Governo soltanto per tappare dei buchi, per sistemare sue precedenti incompletezze e dimenticanze; norme che nella loro eterogeneità ed estemporaneità fanno ritenere innanzitutto insussistenti i presupposti di cui all'articolo 77 della Costituzione, con particolare riferimento ai requisiti di omogeneità, specificità e corrispondenza al titolo delle disposizioni introdotte con la decretazione d'urgenza, richiesti dall'articolo 15 della legge n. 400 del 1988, nonché da una ormai consolidata giurisprudenza costituzionale.
Come Partito Democratico, continuiamo con rammarico istituzionale a prendere atto e a denunciare questo modo di procedere del Governo, poco rispettoso delle norme costituzionali, mediante il ricorso ripetuto, indiscriminato e abusivo ai decreti-legge.
Per quanto concerne il merito del provvedimento al nostro esame, rileviamo innanzitutto una pervicace e alle volte incomprensibile volontà di questo Governo e di questa maggioranza di rifiutare il confronto con l'opposizione, di rifiutare ogni minimo confronto, anche lì dove vengono proposte norme sicuramente di buon senso - in materia di lotta alla criminalità organizzata - addirittura sostenute dagli operatori della sicurezza e della prevenzione, da coloro che ogni giorno lavorano e lottano sul campo del contrasto alla criminalità.
Non si può leggere che secondo un'ottica prevenuta e ottusa il rigetto di tutte le proposte emendative formulate dal Partito Democratico, sia in materia di conservazione dei dati necessari nelle indagini contro il terrorismo e la criminalità (e nel rispetto, come sosteniamo noi, di tutta la giurisprudenza europea in materia, ad onta di quanto sostenuto in quest'Aula da un improvvisato giurista della maggioranza), sia sui metodi e i mezzi più idonei per affrontare i maggiori fenomeni criminali.
Signori del Governo e della maggioranza, quando si è trattato di intervenire anche con l'esercito in reali situazioni di emergenza istituzionale (ricordiamo tutti il caso dell'operazione "Vespri siciliani"), non abbiamo fatto venire meno il nostro sostegno. Anzi!
Quello però che ora contestiamo è la vostra scelta di politica criminale: l'aggravarsi della situazione dell'ordine pubblico al Sud, e in primo luogo nella Provincia di Caserta, anziché indurre il Governo a stanziare maggiori e consistenti risorse per le forze di polizia e la magistratura (come noi abbiamo proposto con più emendamenti agli articoli 2 e 3), ha portato all'estensione delle regole di impiego delle Forze armate, approvate peraltro da voi soltanto poche settimane fa.
Questa vostra norma è a tutta evidenza uno slogan, un vuoto slogan pubblicitario. Non solo si tratta dell'invio di soli 500 militari (che non si capisce come potrebbero fronteggiare un fenomeno così radicato e pervasivo nelle zone del Sud, come l'infiltrazione mafiosa), ma tale misura è comunque limitata al 31 dicembre. È quindi evidente che si tratta di una mera risposta simbolica a un problema non già emergenziale ma strutturale, ignorato da questo Governo da ormai troppo tempo (come nel governo dei cinque anni della XIV legislatura) e che denota l'assenza di una prospettiva di lungo periodo sul contrasto al crimine organizzato. E di fronte a tale fenomeno, che coinvolge settori estesi della società, dell'economia e finanche della politica, la presenza dello Stato deve essere assicurata non solo con misure propagandistiche e superficiali, ma con un intervento profondo, meditato, razionale e di ampio respiro.
È evidente, lo si ribadisce, che l'uso delle Forze armate, in determinate e specifiche situazioni storiche e ambientali, ha costituito e può costituire un utile strumento di intervento. Anche per Casal di Principe il Partito Democratico non aveva formulato obiezioni preconcette, aveva anzi deciso di attendere e valutare concretamente le proposte e l'indirizzo del Governo. Ora però ci rendiamo conto che quelle del Governo erano e sono soltanto sparate pubblicitarie. Non è il caso, come ha fatto in quest'Aula il Governo, di enfatizzare numeri e numeretti soltanto per poter dire: «Ma guardate quante cose buone e utili hanno fatto i nostri soldati in poco tempo».
No, signori del Governo! Non è questo il modo né questa è la strada, perché sarebbe molto facile per noi ricordarvi altri numeri, molto più consistenti, molto più ampi e profondi, per mostrare a tutti voi e al Paese la realtà dei fatti. I numeri di interventi, perquisizioni, individuazioni, ispezioni, sequestri, interrogatori, arresti, numeri davvero enormi, riferiti al lavoro quotidiano delle forze di polizia e della magistratura, nello stesso arco temporale da voi indicato. Non è allora un problema di statistiche, è un problema di sostanza, perché va privilegiato chi fa ordine e sicurezza pubblici per professione.
Noi riteniamo che le risorse economiche e finanziarie, in questo caso da voi destinate alle forze armate, dovevano e dovrebbero essere destinate in realtà alle ordinarie forze di polizia, che tuttora invece sono da voi lasciate prive di mezzi adeguati, dimenticate anche sotto il punto di vista delle necessarie forme indennitarie, destinate a subire un taglio finanziario del 40 per cento nei prossimi tre anni; taglio che, in maniera analoga, avete programmato e pianificato anche per il comparto giustizia.
Se poi andiamo a verificare quali regole e norme vi abbiano ispirato in questo decreto-legge e nell'insieme della vostra politica per la sicurezza, per la parte concernente l'immigrazione clandestina, la situazione è ancora più drammatica. Ci troviamo infatti di fronte al fallimento della vostra politica sull'immigrazione clandestina, perché la situazione degli sbarchi, ad esempio, è notevolmente peggiorata rispetto a quella del 2006-2008 del nostro precedente Governo.
E ora, con la vostra previsione di un aumento della capienza dei centri, pari a circa mille posti, ancora di là da venire, pensate di risolvere un problema enorme, quale quello dello sbarco di migliaia e migliaia di migranti, che hanno fatto registrare un'impennata di oltre il 70 per cento nel periodo del vostro Governo.
Quello che emerge allora e complessivamente dalle norme raffazzonate inserite in questo decreto-legge è un procedere a vista da parte del Governo, un tentativo di navigare tra urla e proclami da lanciare ai propri elettori e una reale esigenza di sicurezza, peraltro da voi ancora non bene individuata né tantomeno compresa.
Di fronte a problemi concreti, diversificati ma ben visibili, che esistono nelle varie zone del nostro Paese, ancora una volta il Governo e questa maggioranza si limitano a poche e insignificanti ma soprattutto ininfluenti norme. Norme che ci fanno capire come non ci sia alcuna idea di politica della sicurezza e come, invece, si proceda a tentoni.
Non siamo soltanto noi del Partito Democratico a denunciare questa situazione di assenza di ogni politica della sicurezza; a farlo sono soprattutto gli operatori a tutti i livelli del comparto sicurezza, che denunciano chiaramente e fortemente il fallimento di questa politica della sicurezza, che denunciano lo strabismo del Governo che ai propri elettori e ai cittadini dice una cosa, ma che concretamente fa tutt'altro e soprattutto non ha idee.
La sicurezza, le azioni e gli interventi indispensabili per la sicurezza vanno ideati, organizzati e programmati con ampio respiro e vanno poi concretizzati da chi professionalmente è preparato e formato alla sicurezza. La lotta alla criminalità organizzata non ha senso se portata avanti con semplici soldatini - absit iniuria verbis - o con militari addestrati per imprese belliche. Questo è, invece, quello che voi pensate, tagliando forze, fondi e risorse alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di finanza e alle altre forze di polizia, tagliando fondi e risorse alle strutture e al sistema giudiziario.
Il Partito Democratico non vi può seguire su questa strada. Il Partito Democratico ha formulato e continuerà a formulare proposte emendative precise e disegni di legge specifici cui finora avete sempre risposto di no in maniera incomprensibile, irrazionale e pregiudiziale.
Noi non abbiamo pregiudizi, perché crediamo in una diversa politica della sicurezza, della giustizia, dei diritti e della solidarietà. Per questo il Partito Democratico voterà contro la conversione in legge di questo vostro decreto. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).