Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Ricordo che nella seduta pomeridiana del 23 ottobre si è concluso l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, l'articolo 4 del provvedimento al nostro esame prevede che le classi delle scuole primarie siano affidate ad un maestro unico.
Noi dell'Italia dei Valori non possiamo non riscontrare che le motivazioni alla base della famigerata decisione di tornare al maestro unico sono dettate esclusivamente dalla logica del risparmio economico da garantire al ministro Tremonti.
Ribadisco quanto già detto in discussione generale: so di essere ripetitiva, ma sono proprio convinta che state sbagliando. State cancellando un'organizzazione didattica che funziona, che ha garantito negli anni ottimi risultati soddisfacendo le famiglie. Che senso ha, dunque, stravolgere la scuola primaria che è da tutti valutata positivamente? Non ci sono ragioni pedagogiche che possano giustificare il ritorno al maestro unico, questo ritorno al passato.
La pluralità dei docenti costituisce un'offerta formativa migliore, che ha permesso alla scuola di crescere in qualità e competenza permettendo insegnamenti individualizzati, offrendo a tutti pari opportunità di apprendimento ed esperienze costruttive atte a superare le disparità socio-culturali.
Dietro questa pseudoriforma si cela solo, ripeto, una questione finanziaria. Certo, siamo d'accordo con lei, si deve risparmiare sugli sprechi della pubblica amministrazione, ma non è accettabile farlo sulla formazione dei futuri cittadini.
Il tempo pieno, il tempo modulo oltre ad essere fortemente graditi dalle famiglie sono molto richiesti. L'attuale sistema, che prevede 40 ore settimanali nella scuola di infanzia, è attivo nel 90 per cento del territorio italiano perché risponde a un'esigenza sociale: rappresenta un servizio per i genitori che lavorano.
Si vuole spazzare via un sistema funzionante, un modello pedagogico costruito con enormi sacrifici ed impegno in trent'anni, per il quale lo Stato italiano ha investito miliardi di vecchie lire soltanto per la formazione e l'aggiornamento degli insegnanti.
Non è chiaro poi - ministro Gelmini, ce lo chiarisca lei - come intende conciliare le classi con il maestro unico, il tempo pieno, l'incremento graduale del rapporto alunni-docente nel prossimo triennio scolastico, nonché il ridimensionamento del 17 per cento del personale ATA, tutte cose previste dal decreto‑legge 25 giugno 2008, n. 112, presentato dal Ministro dell'economia. Se mi ascolta, signor Ministro, forse potrà rispondere.
Il Gruppo Italia dei Valori ha presentato nove emendamenti a questo articolo sottoscritti da tutto il Gruppo. Ne illustrerò soltanto due.
Il primo, l'emendamento 4.3, ha l'obiettivo di sopprime l'articolo 4 perché non vogliamo, ripeto, cancellare un modello pedagogico che ha dato ottimi risultati.
L'emendamento 4.5, invece, prevede che la possibilità - e non l'obbligo - di costituire classi affidate ad un unico insegnante sia vincolata alle esigenze didattiche e alle richieste delle famiglie, rimettendo quindi la decisione all'autonomia degli istituti.
Per l'illustrazione dei restanti emendamenti prenderà la parola il mio collega, senatore Pardi.
PARDI (IdV). Signor Presidente, tutti gli emendamenti presentati dal Gruppo Italia dei Valori vanno nel senso del rifiuto dell'insegnante unico.
Prima di tutto manifestiamo il nostro rifiuto alla mistificazione lessicale. L'insegnante prevalente esiste soltanto nella propaganda mediatica, nell'articolato c'è soltanto «insegnante unico».
Da un lato, si drammatizzano le difficoltà delle classi miste interculturali, interetniche, fino ad immaginare classi ponte per l'insegnamento dell'italiano. Qui si vede all'opera l'ansia separatrice, ma il modo più facile di imparare una lingua è interloquire direttamente con i coetanei che la parlano. Dall'altro, invece, si sostiene che di fronte a queste difficoltà, peraltro enfatizzate a proprio comodo, si può invece ricorrere all'insegnante unico. Qui le difficoltà scompaiono d'incanto; pluralità di provenienza, di lingua, di tradizioni familiari, di condizioni sociali, di censo possono essere padroneggiate e domesticate dal maestro unico.
Si ammette che mancheranno in pochi anni 87.000 insegnanti per mancato turnover e si archivia l'ecatombe con un'alzata di spalle. Gli insegnanti mancanti saranno solo i precari, annichiliti con un tratto di penna di Tremonti. Questo rivela il vostro atteggiamento verso gli insegnanti: nessun rispetto per l'impegno e per la vocazione didattica, meriti svalutati e sottopagati, donne e uomini che hanno passato la vita ad insegnare trattati come anime morte, maestre - bambine secondo l'improvvido richiamo del Presidente emerito - accusate di strumentalizzare i loro piccoli scolari. Uno striscione davanti alla scuola è strumentalizzazione? E allora la signora Ministro, fotografata come Don Bosco in mezzo a gruppi di scolare e scolari che levano dal basso su di lei sguardi fiduciosi, non è forse la strumentalizzazione più insidiosa?
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'emendamento 4.26 tende a sopprimere l'articolo 4 perché non mi rassegno all'idea che in quest'Aula i molti insegnanti e comunque i genitori di bambini e di bambine credano che in una società che ha una tale complessità, innovazione tecnologica, innovazione metodologica, questo articolo possa passare liscio senza che ci sia un ripensamento. Colleghi, sopprimere l'articolo 4 non fa male al decreto; mantenerlo fa male alla scuola. L'insegnante unico e le 24 ore settimanali riducono con il tempo scuola anche le relazioni personali, anche il modello educativo.
Per questo motivo, signora Ministro, quando il mio collega chiede che agli emendamenti si dia una qualche motivazione, dico a me piacerebbe, perché vorremmo sentire qual è il progetto educativo.
BASTICO (PD). Signor Presidente, "maestro prevalente" ha autorevolmente dichiarato il presidente del Consiglio, Berlusconi e, a fianco a lui, il ministro Gelmini. Pertanto l'emendamento 4.102 sarà profondamente gradito al Governo e alla maggioranza dal momento che, a mio avviso, non ci sarà l'ardire di staccarsi da quanto così autorevolmente presentato dal Presidente del Consiglio. Nell'emendamento propongo di sostituire le parole «unico insegnante» con le seguenti «ad un docente con una presenza temporale prevalente nell'ambito dell'orario settimanale di funzionamento».
Inoltre, nell'emendamento 4.103 articolo che questa opportunità venga data nell'ambito delle 30 ore di orario (non delle 24 ore) e delle 40 ore e mi auguro davvero che non ci si smentirà in modo così clamoroso.
Intendo illustrare anche l'emendamento 4.100, che fa perno sull'autonomia scolastica, facendo riferimento ad un organico funzionale attribuito alle scuole sulla base del numero degli alunni e del numero delle ore annue di riferimento. Queste sono le uniche competenze che oggi spettano al Governo, a livello centrale nazionale, in quanto, in base al Titolo V della Costituzione, soltanto le norme generali di funzionamento dell'ordinamento scolastico sono di competenza del Governo.
Pertanto,come ho già illustrato nella pregiudiziale, il maestro unico è sicuramente un intervento lesivo dell'autonomia scolastica e anche delle competenze regionali. Le Regioni, in base al Titolo V, hannola competenza di programmare l'offerta scolastica e formativa, la rete delle scuole (voglio ricordarlo al ministro Gelmini in riferimento al decreto n. 154, di cui discuteremo) e hanno la competenza a normare e gestire l'insieme delle risorse.
Ritengo poi che anche l'emendamento 4.100 debba doverosamente essere valutato dal Ministro, il quale deve spiegare le ragioni per cui non lo accoglie. Si tratta di un emendamento sostitutivo che accentua l'autonomia scolastica.
PRESIDENTE. Le senatrici Franco Vittoria e Serafini Anna Maria hanno esaurito i tempi a loro disposizione. (Commenti del senatore Procacci).
LEGNINI (PD). Signor Presidente, abbiamo sempre avuto un minuto.
PRESIDENTE. Colleghi, devo rispettare le intese ed i tempi previsti. Dobbiamo iniziare a votare e concludere i nostri lavori.
Comunque, senatore Legnini, ha facoltà di parlare per un minuto.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, prima le ho fatto una domanda alla quale non ha fornito una risposta precisa. Mai in Aula sono stati negati trenta secondi o un minuto per illustrare un emendamento su un provvedimento così importante... (Applausi dal Gruppo PD. Proteste dal Gruppo PdL). ...per nove milioni di studenti, un milione di docenti e le loro famiglie. Non è possibile che lei sopprima il diritto dell'opposizione...
PRESIDENTE. Non sto sopprimendo nulla. Sto rispettando le intese.
LEGNINI (PD) ...di parlare un minuto. In Commissione non è avvenuto e neanche in Aula.
PRESIDENTE. Senatore Legnini, devo rispettare le intese.
LEGNINI (PD). Le chiedo cortesemente e pacificamente - né il numero degli emendamenti né il loro contenuto si atteggiano come ostruzionistici - di dare un minuto. Signor Presidente, lei fu protagonista dell'ultimo precedente...
PRESIDENTE. Ci sono illustri precedenti. La Giunta per il Regolamento ha stabilito che in sede di illustrazione di emendamenti, esauriti i tempi, non può essere più concesso altro tempo.
Esauriti i tempi in sede di dichiarazione di voto, l'annuncio di voto può essere comunicato alla Presidenza per iscritto. Ci sono degli impegni da rispettare.
LEGNINI (PD). Il 18 giugno...
PRESIDENTE. I senatori Vita, Marcucci, Ceruti e Rusconi e le senatrici Blazina, Soliani, Pignedoli, Poretti e Sbarbati, hanno esaurito i tempi.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, le forme nelle istituzioni hanno un senso. Ho rivolto una domanda esplicita alla ministra Gelmini credo con garbo e con toni assolutamente adeguati alla delicatezza della questione e al rispetto per la sua persona e soprattutto per l'istituzione che tutti qui rappresentiamo. Non ho registrato neanche il garbo di una risposta che fosse esclusivamente «no». (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
GARRAFFA (PD). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori si interviene alla fine della seduta. (Proteste del senatore Garraffa).
Colleghi, intendo rispettare gli accordi presi in Conferenza dei Capigruppo.
Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. (Alcuni senatori del Gruppo IdV mostrano cartelli con scritto: «La chiamate istruzione ma create distruzione», «L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza!» Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Invito i senatori Questori a far rimuovere i cartelli. Senatore Pedica, la prego. (Gli assistenti parlamentari rimuovono i cartelli. Applausi dal Gruppo PdL).
GARRAFFA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.
GARRAFFA (PD). Signor Presidente, lei poco fa ha fatto riferimento alla scorsa legislatura quando presiedeva il presidente Marini che, non tenendo conto di quello che sta dicendo lei né delle cose che gli suggeriva il dottor Malaschini, continuava regolarmente a dare un minuto di tempo a tutti coloro che chiedevano di intervenire sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Senatore Garraffa, ho richiamato un altro precedente, quello della prosecuzione della seduta.
GARRAFFA (PD). Signor Presidente, lei ha fatto riferimento al precedente Marini, dopodiché ha adesso deciso di non prenderlo più in considerazione. (Proteste dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 4, ad eccezione del 4.31, di cui si chiede la trasformazione in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione. (Numerosi senatori dell'opposizione chiedono la parola). Scusate devo garantire il rispetto dei tempi. (La senatrice Adamo si avvicina al banco della Presidenza e chiede la parola). Senatrice Adamo, faccia pervenire la sua richiesta scritta alla Presidenza.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3, identico all'emendamento 4.26.
PROCACCI (PD). Presidente...
PRESIDENTE. Senatore Procacci, la stessa cosa vale per lei: faccia arrivare alla Presidenza la sua richiesta. (Vivaci proteste dai banchi del centrosinistra. Molti senatori dell'opposizione chiedono di parlare).
PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'articolo 109...
PRESIDENTE. Senatore Procacci, gli annunci di voto si fanno per iscritto. (Vivaci e reiterate proteste dai banchi del centrosinistra).
PROCACCI (PD). Signor Presidente, quello che lei dice non è scritto da nessuna parte, le domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'articolo 109, primo comma, del Regolamento afferma con chiarezza che «ciascun senatore, prima di ogni votazione per alzata di mano, può annunciare il proprio voto, senza specificarne i motivi, dichiarando soltanto se è favorevole o contrario oppure se si astiene». Non c'è scritto che c'è bisogno della richiesta scritta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Pertanto, io intendo dire, con chiarezza, come voterò e questo è un diritto di ciascun senatore.
PRESIDENTE. Senatore Procacci, da noi la prassi ha previsto che in casi del genere, esauriti i tempi, l'annuncio di voto possa essere trasmesso per iscritto alla Presidenza. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Metto ai voti l'emendamento 4.3, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.26, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.
Non è approvato. (Vibrate proteste dai banchi dell'opposizione).
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, questo che lei sta consumando rischia di essere un precedente molto grave. A fronte di una disposizione regolamentare così chiara e inequivoca, quella dell'annuncio di voto, dopo che lei ha soppresso persino la possibilità di dire una parola su ciascuno degli emendamenti, non vi è interpretazione che tenga.
Ci legga questo deliberato della Giunta per il Regolamento, noi non lo conosciamo: ce lo legga! Se questo deliberato della Giunta per il Regolamento prevede la facoltà di comunicare il voto, cosa che costituirebbe un'interpretazione integrativa praeter norma regolamentare ciò sarebbe inammissibile. Ma, ove la Giunta per il Regolamento avesse deliberato questo, dia il tempo a ciascuno di noi di scrivere il proprio annuncio di voto... (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Concluda, senatore Legnini.
LEGNINI (PD). Siccome ciò costituirebbe un precedente molto grave, lei si deve pronunciare in modo chiaro su tale materia. Cioè, a fronte di una norma chiara del Regolamento deve dire a tutti coloro che intendono fare un annuncio di voto come si devono comportare: se dobbiamo fare la dichiarazione scritta, dobbiamo avere il tempo materiale per farla. Se invece, come io ritengo sulla base di una norma chiarissima del Regolamento, ognuno può annunciare il proprio voto, disponga per l'annuncio di voto.
PRESIDENTE. Senatore Legnini, le rispondo. In presenza di questi precedenti noti e di altri richiamati (Commenti dai Gruppi PD e IdV) e di tempi esauriti avreste avuto, come avete, la possibilità di organizzarvi per le prossime votazioni, superato l'articolo 4, in modo da far pervenire alla Presidenza gli annunci di voto sugli emendamenti successivi. Sull'articolo 4 dobbiamo rispettare i tempi. (Vivi commenti dai Gruppi PD e IdV). Io vado avanti, colleghi.
Metto ai voti l'emendamento 4.100, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.
Non è approvato. (Proteste dai Gruppi PD e IdV).
Metto ai voti l'emendamento 4.27, presentato dal senatore Vita e da altri senatori.
Non è approvato. (Vibrate proteste dai Gruppi PD e IdV).
Metto ai voti l'emendamento 4.12, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.
Non è approvato. (Vibrate, reiterate proteste dai Gruppi Pd e IdV).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.8, identico all'emendamento 4.28. (Alcuni senatori dei Gruppi PD e IdV domandano di intervenire).
Colleghi, accolgo solo richieste di votazione mediante procedimento elettronico.
VOCE DAI BANCHI DEL GRUPPO PD. È una vergogna!
PRESIDENTE. Comunico che è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.28, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
291 |
|
Senatori votanti |
290 |
|
Maggioranza |
146 |
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Favorevoli |
131 |
|
Contrari |
159 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.101, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Poiché ne è stata chiesta la votazione, invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.101, presentato dal senatore Vita e da altri senatori
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
283 |
|
Senatori votanti |
282 |
|
Maggioranza |
142 |
|
Favorevoli |
127 |
|
Contrari |
155 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, vorrei farle una richiesta. Lei ha fatto riferimento al Regolamento: possiamo chiedere la convocazione della Giunta per il Regolamento per chiarire la situazione?
PRESIDENTE. A fine seduta, senatrice. (Vivi commenti dai Gruppi PD e IdV).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, lei ci ha comunicato la sua giurisprudenza non codificata. (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Allora, ci legga il disposto della Giunta per il Regolamento, che la porta a questa interpretazione: altrimenti è un'interpretazione da 28 ottobre, che ricorda la marcia su Roma! Ci fate tacere! (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Vibrate proteste dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.45.
Comunico che ne è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.45, presentato dal senatore Vita e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
286 |
|
Senatori votanti |
285 |
|
Maggioranza |
143 |
|
Favorevoli |
129 |
|
Contrari |
155 |
|
Astenuti |
1 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.15, identico all'emendamento 4.1
Comunico che ne è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.15, presentato dal senatore Ceruti e da altri senatori, identico all'emendamento 4.1, presentato dal senatore D'Alia.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
274 |
|
Senatori votanti |
271 |
|
Maggioranza |
136 |
|
Favorevoli |
116 |
|
Contrari |
153 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Vivissime proteste dai Gruppi PD e IdV. I senatori Lannutti e Pedica espongono cartelli recanti la scritta: «L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza»).
Per favore, colleghi. Invito gli assistenti parlamentari a rimuovere i cartelli.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, vediamo tutti... (Gli assistenti parlamentari ritirano i cartelli. Vive proteste dai Gruppi Pd e IdV).
PRESIDENTE. Prego, presidente Finocchiaro. Questi sono gli accordi raggiunti in sede di Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).
FINOCCHIARO (PD). Presidente Schifani, io non solo non metto in discussione quello che si è deciso in Conferenza dei Capigruppo, ma vorrei anche ricordarle, con molto rispetto, che abbiamo fatto insieme...
PRESIDENTE. Presidente Finocchiaro, mi scusi se mi permetto di interromperla, ma mi pare che i comportamenti vadano in senso diverso.
FINOCCHIARO (PD). Lei sta andando avanti con le votazioni come se niente fosse, negando anche l'annuncio di voto che, a mio parere, spetta a ciascun rappresentante di quest'Aula. (Commenti dal Gruppo PdL). Voglio solo dirle una cosa, presidente Schifani, perché mi sento di doverla dire, con tutta la sincerità e, mi lasci dire, anche la delusione di un Capogruppo.
Nella scorsa legislatura eravamo entrambi qui (io Capogruppo di maggioranza e lei di opposizione) e contro quel banco volavano Regolamenti e fascicoli. Ebbene, qui non c'è mai stata un'azione di mancanza di rispetto nei suoi confronti, signor Presidente, mai! Mi chiedo quindi se valga la pena comportarsi così! (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dal Gruppo PdL).
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV all'indirizzo della senatrice Finocchiaro).
PRESIDENTE. Colleghi, devo proseguire con le votazioni.
QUAGLIARIELLO (PdL). Senatrice Finocchiaro... (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV all'indirizzo della senatrice Finocchiaro. Il senatore Quagliariello rinuncia ad intervenire).
PRESIDENTE. Allora, metto ai voti l'emendamento 4.29, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.44 è improcedibile. (Dai banchi dell'opposizione si leva il coro: "Vergogna! Vergogna!").
Colleghi, sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
(La seduta, sospesa alle ore 18,42, è ripresa alle ore 19,29).