Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (1373 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 079 del 28/10/2008


FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, si è sviluppata una discussione interessante in quest'Aula a proposito del costo dei libri di testo, su cui vorrei essere chiarissima.

Il problema del costo dei libri di testo è un problema che riguarda le famiglie italiane ed è un punto di impegno anche del nostro Gruppo, tanto è vero che abbiamo investito in emendamenti e in ordini del giorno su questa questione.

Quello che ci divide, colleghi, è una riflessione che ho sentito fare in molti degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto ma che vorrei portare tutta insieme in chiaro.

Ora vorrei rifletteste un attimo sull'ipotesi che questa norma fosse in vigore tra il 1989 e il 1994, nel momento in cui il mondo cambiava e i libri di testo di geografia, ma anche i libri di testo di storia, cambiavano. E nel frattempo cambiavano anche i libri che riguardavano la letteratura, perché veniva a galla e si manifestava una letteratura mai conosciuta in Occidente che era quella di tanti scrittori dissidenti che avevano per anni e clandestinamente prodotto.

Una norma di questo genere avrebbe congelato il sapere, ma lo avrebbe congelato (badate bene, colleghi, perché ciascuno di noi viene da una esperienza scolastica ed ha figli) soltanto per i figli non di quelle famiglie che non avessero avuto la possibilità di reperire la dispensa o la fotocopia (perché quando cambia il mondo non c'è fotocopia che tenga, cambia il punto di vista sul mondo), ma di quelle famiglie che non potevano permettersi, come tante volte a molti di noi fortunatissimi è accaduto, per esempio durante gli anni del liceo, di disporre non solo del libro di testo adottato ma anche di un altro libro di testo di filosofia, piuttosto che di storia che consentiva ad alcuni di noi di avere una marcia in più, di avere un'occasione in più di apprendimento, spesso sollecitato anche dagli insegnanti.

Può capitare poi che vengano fatte delle scelte assolutamente sbagliate dei libri di testo e ciò può accadere, per quanta cura dedichino i consigli dei docenti, e poi c'è l'ipotesi in cui se cambia, secondo il piano programmatico, la programmazione delle materie in interi cicli scolastici, ovviamente cambieranno anche i libri di testo.

Noi ci poniamo il problema di come far gravare il meno possibile sulle famiglie il costo dei libri di testo perché lo riteniamo - e mi pare un'opinione condivisa - lo strumento per garantire a tutti il pari accesso all'apprendimento e alla conoscenza.

Perché è così folle l'idea di cui ha parlato il senatore Rusconi, e che era condensata anche nell'ordine del giorno G5.100, che il costo dei libri di testo venga detratto fiscalmente? Che, cioè, si dica alle famiglie italiane che il costo dei libri non è un costo, ma un beneficio?

Dico ciò pensando alla realtà di tante famiglie - lasciatemelo dire - del Mezzogiorno in cui l'investimento in libri di testo spesso, quando neanche i Comuni sono in grado di fare fronte ai buoni scuola (a me è capitato nella mia città), diventa un lusso ingiustificato e inspiegabile: è più facile che comprino un paio di Nike che un libro di scuola.

Credo, allora, che una norma come quella contenuta nel decreto non parli a quelle famiglie e non risolva queste questioni. Una norma che incida sugli sgravi fiscali può essere, invece, una norma che aiuta in questo senso.

Lo dico perché vorrei non ci fossero fraintendimenti: abbiamo tutti a cuore la stessa questione, cambiano le soluzioni. Noi riteniamo che le nostre siano, consentitemi, più moderne, come più moderno sarebbe un rapporto tra Governo ed editori, più determinato, più pressante. D'altronde, pressate tanto l'opposizione: pressate un poco anche gli editori dei libri di testo. (Applausi dal Gruppo PD).