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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 079 del 28/10/2008


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,03).

Si dia lettura del processo verbale.

 

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 23 ottobre.

 

Sul processo verbale

PEGORER (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PEGORER (PD). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

FERRARA (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FERRARA (PdL). Signor Presidente, come lei ben sa, il Regolamento recita che se non sorgono osservazioni il verbale si intende approvato. Il collega ne ha chiesto la votazione, previa verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Va bene, ma è la prassi, senatore Ferrara.

 

FERRARA (PdL). Ma, signor Presidente, a questo punto sono io che vorrei fare alcune osservazioni e credo che il Regolamento me lo consenta. Anch'io chiedo la votazione del verbale previa verifica del numero legale, perché non sono d'accordo su come esso è stato trascritto. Ad esempio, la senatrice Segretario Bonfrisco ha citato più volte il sottosegretario Pizza: vorrei che fosse chiaro che il sottosegretario si chiama Pizza e non Pinza. (Commenti dai banchi dell'opposizione).

Altre volte è stato detto che... (Proteste dal senatore Garraffa).

 

PRESIDENTE. Va bene, senatore Ferrara. Senatore Garraffa, se ne occupa la Presidenza.

 

FERRARA (PdL). In ogni caso, signor Presidente, riprendendo alcune osservazioni che sono state svolte sul Regolamento, capisco bene la nota attenzione che dobbiamo riservare all'opposizione, perché la minoranza ha bisogno di essere difesa, mentre la maggioranza si difende da sola, ma non vorrei che la prassi venisse violentata.

 

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Sospendo la seduta per venti minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 17,10, è ripresa alle ore 17,30).

 

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

  

Verifica del numero legale

 

PEGORER (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale. (Applausi dal Gruppo PdL).

   

Ripresa della discussione sul processo verbale

 

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

  

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,31).

 

Sull'esame del disegno di legge n. 1108

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei ricordare all'Aula che, per deliberazione assunta all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, i lavori della seduta di questa sera si dovranno concludere con la votazione di tutti gli emendamenti. In relazione a tale deliberato la Presidenza si orienterà nella disciplina della gestione dei tempi.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, colleghi della maggioranza, signor ministro Bondi, ministro Calderoli, ministra Gelmini, credo non sfugga a nessuno in quest'Aula che ciò di cui stiamo discutendo e di cui nel Paese migliaia e migliaia di persone, studenti, docenti universitari, presidi e rettori stanno discutendo, non sono solo gli otto articoli del decreto Berlusconi-Gelmini.

Faccio una premessa, che a questo punto dovrebbe essere anche superflua visto che le cronache e i racconti di questi giorni sui mass media, sulla carta stampata ed in televisione, hanno dissipato, credo completamente - perché poi i fatti sono più testardi delle parole - l'idea che il movimento che sta agitando il Paese sia stato da noi creato, insufflato e strumentalizzato; non è così. (Commenti dal Gruppo PdL). Non è così: nel movimento ci sono moltissimi ragazzi di destra, ci sono persone che probabilmente hanno ritenuto... (Commenti dal Gruppo PdL).

No, non hanno disobbedito (con voi la cieca obbedienza è il criterio?). Ci sono persone che evidentemente, rispetto alla propria vita, alla propria professione, al proprio impegno, al proprio futuro e a quello della scuola e dell'università, hanno una concezione non coincidente con le scelte operate dal Governo Berlusconi. E magari sono persone che avevano offerto la propria simpatia, il proprio voto e il proprio consenso alla maggioranza di centrodestra. Infatti, le notizie di questi giorni, ma anche le agenzie di stampa e la circostanza che cortei di ragazzi di destra si siano separati dai cortei dei ragazzi di sinistra, ci danno davvero il senso che quello che è in piazza non è un movimento riconducibile ai partiti, ma è un movimento politico perché esprime e dice una parola politica.

Anche qui, ora che si è un po' dissipata la polvere dei primi giorni, mi sembra che la discussione di questo decreto inglobi e mostri di inglobare in sé anche molte altre tematiche che riteniamo e che, evidentemente anche nel Paese, sono ritenute di straordinaria rilevanza politica da coloro i quali manifestano. Varrebbe pertanto la pena, a mio avviso, che la politica - quella dei partiti, quella rappresentata in Parlamento, quella che governa il Paese - facesse lo sforzo di capire.

Cerco dunque di tirarle fuori queste questioni, e lo faccio in maniera ovviamente ancora grossolana, in una prima approssimazione, perché l'invito e lo sforzo di capire non credo riguardi solo la nostra parte politica, ma dovrebbe riguardare innanzi tutto, forse prima di tutti, coloro i quali hanno la grave responsabilità di governare questo Paese. Grave nel senso di importante, di pesante, ministra Gelmini: non vi è in questo momento un giudizio politico.

La prima questione è quella che potremmo definire (se ovviamente non vi dispiacesse la dizione; ma immagino che non vi dispiaccia) la questione democratica. Mi riferisco a quello che, con una certa brutalità, nel linguaggio giornalistico e talvolta anche in qualche dichiarazione d'agenzia, si definisce come decisionismo e che rischia di rappresentare, invece, la caricatura della delicata e grave questione del rapporto tra democrazia e decisione in un Paese moderno.

Ciò che viene in contestazione oggi, non solo qui - noi abbiamo cominciato ad affrontare la questione già dall'inizio della legislatura: potrei dire che non c'è seduta nella quale non la solleviamo - è la scelta di operare per decreto - con il decreto n. 112 convertito poi nella legge n. 133 del 2008 (peraltro approvata con voto di fiducia) - tagli orizzontali alla scuola pubblica per 7.800.000 euro e all'università per 1.400.000 euro (articolo 64, comma 6, e articolo 67 della legge n. 133).

Un altro punto che viene in discussione è la gerarchia di valori sulla base della quale questi tagli sono stati operati: pare che si dica, da parte del Paese che è in movimento, che tale gerarchia non è esattamente quella giusta per il Paese in questo momento, in questa fase della sua vita.

La questione che si vorrebbe porre come prioritaria, e che anche noi consideriamo come tale, riguarda la qualità della formazione, dell'apprendimento e del funzionamento delle istituzioni scolastiche ed universitarie nel Paese che cambia.

Ricordo che non si tratta di una questione inedita: forse ricorderete che con la finanziaria 2007, di fronte alla politica che certamente non potete definire lassista del ministro Padoa-Schioppa, di fronte a tagli straordinari che si operavano su grande parte della spesa pubblica per risanare i conti si fece un patto per l'università che strinsero tutte le università italiane e il Governo e che stanziò circa 500 milioni di euro. Ricorderete anche che in occasione dell'approvazione della legge n. 133 io sottolineai tale aspetto, dicendo che ciò che mi pareva - mi pareva, quindi un'opinione personale - assolutamente imperdonabile era il rischio di bruciare una generazione. Perché se si lesina scuola, università, formazione, cultura e sapere non si taglia solo un capitolo della spesa pubblica, si tagliano le gambe ad una generazione di ragazze e ragazzi italiani, una grande ricchezza che avremmo potuto avere e di cui avremmo potuto disporre.

Un'ulteriore questione riguarda il fatto che una riforma della scuola sia operata con il decreto Berlusconi‑Gelmini, cioè per decreto-legge, fuori da un dibattito pubblico sul modello pedagogico che si ritiene coniugare tale da una parte, le esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica e, dall'altra, le migliori ragioni di un nuovo e più qualificato apprendimento per i nostri bambini e bambine. Voglio solo ricordare, a questo riguardo, che la discussione relativa al modulo - sulla quale il ministro Moratti non entrò, nel senso che non interferì con quel processo - fu preceduta da otto anni di sperimentazione - sottolineo otto anni di sperimentazione - a dare il senso della cura, dell'attenzione e anche secondo me del livello di ascolto e di responsabilità che con quella scelta si assumeva.

Vi è poi un altro punto contenuto nel pacchetto di norme che riformano la scuola e l'università per onorare i tagli orizzontali: quello del rapporto tra lo Stato centrale, le Regioni e i Comuni. Se sei Regioni decidono di fare ricorso alla Corte costituzionale perché ritengono lese le proprie attribuzioni e prerogative; se nel decreto sulla sanità si dice che le Regioni che non taglieranno gli istituti scolastici con meno di 200 alunni subiranno una decurtazione; se sui Comuni comincia a gravare una spesa sul trasporto pubblico, piuttosto che per la mensa o altro, che non è prevista, quello che ci fate sognare, cioè il federalismo - mi rivolgo ai colleghi della Lega Nord - è veramente un sogno senza polpa e senza sostanza.

C'è un terreno quale quello dell'istruzione che più squisitamente appartiene alle politiche territoriali, che vanno governate, appunto, dalle Regioni, dalle Province e comunque dagli enti locali; è, dunque, una questione che ridefinisce il rapporto tra Stato centrale, Regioni ed enti locali.

C'è poi la questione dell'ascolto. Lei, ministro Gelmini, l'altra volta nel suo intervento aveva detto che avrebbe ascoltato i rappresentanti del movimento per farsi un idea. Ovviamente ha scelto lei chi sentire, noi ne siamo stati informati esclusivamente da scarni comunicati; non sappiamo quale sia stato l'esito di tali incontri, né come si siano svolti. Soprattutto, però, ministro Gelmini, vorremmo sapere se lei ha concluso, come il presidente Gasparri, che sostenere le ragioni delle migliaia e migliaia di persone che si agitano in piazza è soltanto malafede dei cretini.

Allora dico una cosa e lo faccio, come vedete, con molta tranquillità: davvero non vi importa di quello che sta accadendo? Sta accadendo una cosa sulla quale, peraltro, se qualcuno di voi è sceso e ha parlato con qualcuno di questi ragazzi e si è informato, possiamo decidere di rompere o di assecondare una ritessitura del tessuto sociale di questo Paese e del suo rapporto con la politica, con noi. Infatti, se scendiamo giù, la prima cosa che ci chiedono è la domanda provocatoria che segna la distanza e la rottura tra la società italiana e la politica: quanto guadagnate?

A proposito, presidente Gasparri, io, mio marito, le mie figlie, mia madre, mio padre, i miei nonni abbiamo frequentato tutti la scuola pubblica, è una tradizione familiare. E abbiamo insegnato solo in scuole e università pubbliche! Lo dico per via di un'agenzia di stampa apparsa oggi. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL).

Un altro elemento che emerge è l'attaccamento dell'Italia alla scuola pubblica, e questo dovrebbe essere un gioiello da custodire con ogni cura per riformare la scuola pubblica e l'università. Ministro Gelmini, credo che su questo e da questo possiamo partire. Oggi rileggevo i risultati della Commissione tecnica sulla finanza pubblica, quella recentemente abolita; ci sono parti e indicazioni interessantissime proprio sulla possibilità di orientare la spesa pubblica in maniera più che soddisfacente, per un Paese che cresce, sulla scuola e sull'università.

Allora, un Paese responsabile, un Governo responsabile ascolta e cerca di capire prima di decidere. Colleghi, chiedo di ascoltare, di capire. Chiedo di ascoltarci, se consentite, prima di decidere. Sospendiamo dunque l'esame di questo provvedimento. Torniamo a parlare con l'Italia, tornate a parlare con l'Italia e vediamo se torniamo a parlarci tra di noi per avere una scuola e un'università migliori. Questa è la nostra richiesta.

Il mio partito ha chiesto di ritirare il decreto Gelmini e io la considero una proposta saggia, mi accontenterei di poterne... (Il microfono si disattiva automaticamente. Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut).

PRESIDENTE. Colleghi, vi anticipo che la Presidenza consentirà ai Capigruppo d'intervenire per un lasso di tempo che riterrà opportuno. Vedo però che chiedono la parola altri senatori, ai quali, per disciplinare i lavori, darò soltanto un minuto.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Presidente D'Alia, lei è Capogruppo e ha lo stesso diritto della presidente Finocchiaro. Anticipo all'Assemblea che gli altri che chiederanno di parlare avranno la possibilità di intervenire soltanto per un minuto.

Senatore D'Alia, ha facoltà di parlare.

 

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, farò solo due brevissime considerazioni, anche per non ripetere le osservazioni già fatte dalla collega Finocchiaro e che in parte noi condividiamo.

Ci siamo dati un calendario dei lavori che credo possa essere mantenuto, ma l'invito che la collega Finocchiaro ha fatto è di natura politica, non regolamentare ed è quello di essere consequenziali e coerenti - mi riferisco al Governo - con quanto è stato detto in quest'Aula e anche al Paese, cioè che si sarebbero ricercati l'incontro e il dialogo per un confronto costruttivo sui temi che stiamo esaminando parzialmente.

Non lo dico io, signor Presidente, e credo che non lo dicano né studenti di estrema destra, né studenti di estrema sinistra. C'è una nota di oggi dell'Azione Cattolica, infatti, che non credo sia un pericoloso organismo sovversivo, che vorrei brevemente ricordare ai colleghi: «Appare evidente che l'esclusivo ricorso ad azioni di protesta non faccia il bene della scuola e in questo senso tutti siamo chiamati a responsabilizzarci sul valore di un dissenso che sia costruttivo per l'esercizio della democrazia. Occorre però una riflessione condivisa che non coinvolga solo alcuni settori, perché le questioni proposte interrogano la politica, i sindacati, ma anche e soprattutto le famiglie, gli insegnanti e gli studenti».

Conclude l'Azione Cattolica, che non è una pericolosa sovversiva: «È molto complesso pervenire ad un'opinione univoca su quanto sta accadendo, anche perché, come avviene ormai da anni e con diverse maggioranze politiche, gli interventi sulla scuola sono operati tramite singole misure e non attraverso una necessaria riforma organica».

Il senso del discorso è che se si vuole approvare a spizzichi e bocconi una riforma prima con la madre di tutte le riforme (che è il decreto n. 112), poi con quest'intervento parziale e poi con altre iniziative prese sempre a colpi di decreti, è chiaro che né il Parlamento, ma neanche le famiglie italiane sono messi nella condizione di capire che cosa sta succedendo e vengono trascinati in un confronto elettorale tardivo che nulla ha a che vedere con il merito dei provvedimenti.

Quello che si chiede è di fare il punto della situazione e capire se c'è uno spazio per poter aprire un confronto di merito e per poter fare in modo che tutti i soggetti attivi della scuola possano dare il loro contributo serio ad una riforma che è epocale e necessaria. Diamo atto, infatti, alla ministro Gelmini di aver posto un tema che non è tra le priorità del Governo, ma certamente è di attualità.

Ciò detto, signor Presidente, ci associamo alla richiesta politica di sospendere l'esame del disegno di legge in titolo, anche se nessuno di noi intende mettere in discussione il calendario dei lavori così come approvato dalla Conferenza dei Capigruppo. La nostra è una richiesta di natura squisitamente politica.

Vorrei però sottolineare con rammarico, se me lo consente, signor Presidente, che lo slittamento della Conferenza dei Capigruppo, che era prevista per oggi e che avrebbe dovuto discutere della eventuale calendarizzazione della mozione sulle classi aperte in coda al dibattito sul decreto Gelmini e quindi alla conclusione di questo, non permetterà di esaminare tale questione al termine di questi lavori. Riteniamo che sia un punto importante, perché, ad esempio, il mio Gruppo parlamentare ha cambiato opinione dal voto espresso alla Camera a quello che esprimeremo domani al Senato (ci auguriamo di no, ma se saremo costretti domani lo esprimeremo) per questa ragione e per altre, perché è chiaro che quella mozione, al di là del ridimensionamento che la ministro Gelmini ha fatto in alcune interviste, segna un modo di concepire la scuola che per noi è lontano mille miglia da una cultura civile di questo Paese. (Applausi dai Gruppi UDC- SVP-Aut, IdV e PD).

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, le assicuro che domani, in occasione della Conferenza dei Capigruppo, esamineremo l'argomento al quale lei si è più volte riferito.

Hanno chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori altri otto senatori, ai quali sarà concesso un minuto di tempo; poi passeremo a trattare l'argomento all'ordine del giorno.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, sono rimasto un po' perplesso quando lei, in apertura di seduta, ci ha rammentato i tempi che dobbiamo rispettare per l'approvazione di questo decreto-legge.

Non vorrei che a lei sfuggisse che la società italiana sta vivendo un momento particolare e, se la scuola è un tema centrale della vita di questo Paese, probabilmente una riflessione che possa portare anche ad una calendarizzazione notturna dei nostri lavori, se serve ad approfondire e a ragionare sull'argomento, ce la deve consentire, senza voler cadere in tattiche ostruzionistiche, che pure, come lei sa, sono ammissibili e possibili.

Vorrei ricordare, a me per primo, che il rapporto che passa tra la società e il Parlamento non si esaurisce soltanto nel giorno delle elezioni. La società italiana, e la società in genere, è in evoluzione continua nella sua complessità; va ascoltata, seguita, non solo accantonata; bisogna capirne fino in fondo le drammatiche vicissitudini. Il Paese protesta dal Nord al Sud, al Centro: non sono quattro gatti, e anche se lo fossero meriterebbero di essere ascoltati perché sono comunque una componente di questa società. Ho l'impressione, invece, che si tenda a trasferire il meccanismo maggioritario anche nei fenomeni complessi, aggregativi e associativi della società. (Applausi dal Gruppo IdV).

Noi parliamo di fenomeni in evoluzione e li dobbiamo seguire. Per questo chiediamo al ministro Gelmini di soprassedere. Non ci è venuta neppure l'idea di trasformare il decreto‑legge in itinere in un disegno di legge che potesse avere tempi più lunghi per essere approfondito. No! Abbiamo davanti una chiusura, direi quasi un'incivile arroganza della maggioranza, che si trincera dietro i numeri e la necessità di approvare il decreto. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).

Per quanto riguarda la conservazione e l'innovazione, nessuno di noi pensa che la scuola non meriti interventi, ma le abbiamo chiesto e le chiediamo ancora, signor Ministro, che riconosca la necessità di consultare preventivamente i soggetti in campo, senza prenderli in giro e incontrarli nel momento in cui è stato già avviato un percorso accelerato. Lei deve avere la voglia del confronto, la voglia di essere messa anche in discussione dai ragazzi, dagli studenti e dalle famiglie, senza trincerarsi dietro ai numeri.

È per questo che l'Italia dei Valori chiede, come hanno chiesto i Presidenti dei Gruppi che mi hanno preceduto, una riflessione ulteriore. Noi non abbiamo intenzione di arroccarci, ma di migliorare un provvedimento che per noi è assolutamente inaccettabile. Le chiediamo un atto, mi consenta, di ravvedimento operoso, cercando di trovare un punto d'intesa che possa favorire e tranquillizzare famiglie, studenti e docenti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, come lei ha già ricordato, la Conferenza dei Capigruppo, all'unanimità, ha stabilito il calendario dei lavori. Noi comprendiamo l'importanza della discussione, ma riteniamo di avere tutto il diritto di chiedere il rispetto di quel calendario, comprendendo tutte le manifestazioni, ma comprendendo che la maggioranza degli italiani e anche la maggioranza degli studenti sono dalla parte di questa riforma e non si prestano a strumentalizzazioni. Studenti universitari protestano per un provvedimento che riguarda le elementari, senza forse averle nemmeno lette queste norme. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Riteniamo quindi di avere tutto il diritto di andare avanti e questa riforma - o meglio questo avvio della riforma, perché stiamo parlando di prime misure - servirà a dare inizio ad una stagione di difesa della scuola pubblica, che anch'io difendo, presidente Finocchiaro, e prendo volentieri atto della sua smentita, che è arrivata 48 ore dopo quanto riportato da un giornale che noi avevamo letto, mentre lei forse no. (Commenti della senatrice Finocchiaro).

Noi siamo qui per difendere la scuola pubblica: unitevi a questa nostra azione. (Applausi dal Gruppo PdL).

BODEGA (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BODEGA (LNP). Signor Presidente, noi della Lega Nord, condividendo le ultime parole espresse dal Capogruppo del PdL e dopo aver ascoltato le opinioni della senatrice Finocchiaro, che naturalmente rispettiamo, siamo sempre più convinti di dover continuare con determinazione nell'esame di questo provvedimento. Abbiamo sentito tanti «se» e tanti «ma», però con i "se" e con i "ma" non si va da nessuna parte.

A proposito, poi, del sogno del federalismo senza polpa e senza sostanza, come ha detto la senatrice Finocchiaro, per noi della Lega Nord il federalismo è un obiettivo da perseguire con determinazione. È un obiettivo per cui ci siamo impegnati, insieme a tutto il Popolo della Libertà, di fronte al Paese.

Forse il sogno senza polpa e senza sostanza è solo di quel Partito Democratico che vediamo, giorno dopo giorno, squagliarsi come neve al sole. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

 

Per un'informativa urgente del Governo sull'azione militare degli USA in Siria

MARCENARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARCENARO (PD). Signor Presidente, mi scuso se, essendo l'Aula impegnata su un tema così importante, introduco una questione diversa, ma ieri - come tutti sapete - si è verificato un episodio di straordinaria rilevanza. Vi è stato un intervento di quattro elicotteri americani in territorio siriano che ha provocato vittime civili. Nella giornata di oggi hanno preso posizione su tale vicenda non solo la Lega Araba e il Libano, ma anche il Governo francese, l'alto rappresentante Solana, il Ministro degli affari esteri inglese; lo stesso Governo iracheno si è oggi pronunciato contro quest'intervento.

È una situazione, come sapete, molto delicata. La Siria è stata al centro dei tentativi di ricostruire una prospettiva di pace. Chiedo che il Governo riferisca urgentemente in Aula su questo tema.

PRESIDENTE. Va bene, senatore Marcenaro, ci faremo carico di riferire al Governo la sua istanza.

 

Sulla mancata elezione del Presidente della Commissione parlamentare
per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PERDUCA (PD). Signor Presidente, intervengo per segnalare la solita questione della mancata elezione del Presidente della Commissione di vigilanza RAI. (Applausi ironici dal Gruppo LNP). Avete una bella faccia tosta ad applaudire il fatto che, ancora una volta... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Per favore, colleghi, lasciamo parlare il senatore Perduca, ne ha diritto.

PERDUCA (PD). Diciamo ulteriore, visto e considerato che ho passato 13 notti ad occupare quell'Aula.

Si tratta di una Commissione che ha rilevanza e rango costituzionali e voi, con quest'atteggiamento, continuate a tenere queste istituzioni nell'illegalità.

Si sentono dichiarazioni (sempre fatte al di fuori di queste Camere) da parte dei Capigruppo, del senatore Gasparri in modo particolare, in cui si dice che non la maggioranza non si presenterà fino a quando non verrà predisposta una rosa di candidati o presentato un candidato alternativo.

Mi appello ulteriormente a lei, signor Presidente, anche perché qui siamo in flagranza del vilipendio delle istituzioni e, probabilmente, anche di chi le rappresenta, affinché si ponga fine a questo tipo di convocazioni a "paraoltranza". (Commenti del Gruppo PdL). O si sospendono i lavori del Parlamento o, altrimenti, la convocazione della Commissione due volte al giorno non è ad oltranza.

Un'ultima osservazione, signor Presidente. La settimana scorsa abbiamo avuto il problema dei cosiddetti pianisti. Ho visto che è stata presa nota soltanto delle urla (che sono molto meno impostate delle mie, posso certificarlo con i decibel) del senatore Garraffa; avrei piacere se stasera si venissero a documentare anche le denunce del senatore Perduca relativamente alle assenze nei banchi della maggioranza. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. D'accordo, senatore, ma le ricordo che la Presidenza ha fatto ripetere una votazione, proprio rilevando un'anomalia.

VITA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VITA (PD). Signor Presidente, mi associo alla considerazione del collega Perduca. Vi è l'urgenza, signor Presidente e colleghi, di dar vita a una Commissione bicamerale: è molto sgradevole che uno dei pochi organismi di garanzia del nostro sistema - molto squilibrato, del resto - non sia ancora in vita per l'ostruzionismo ormai imbarazzante di una destra che, francamente, forse non ha il senso del ruolo di quest'istituzione.

Mi associo, quindi, nel chiedere un impegno straordinario.

 

Su notizie relative ad una possibile revoca della Consigliera nazionale di parità

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

  

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, desidero attirare l'attenzione dell'Aula su un fatto che ci appare di estrema gravità.

Siamo venuti a conoscenza del fatto che il Governo, nella persona del Ministro del lavoro (che mi fa piacere oggi sia presente in Aula), intenderebbe revocare la nomina dell'attuale Consigliera nazionale di parità, la professoressa Fausta Guarriello, per inserire quella posizione in organigrammi stabiliti sulla base dello spoils system.

Se così fosse - lo voglio ripetere - lo considereremmo molto grave, trattandosi, signor Presidente, di una posizione di terzietà di un'Authority che ha... (Commenti dal Gruppo PdL).

 

COLLINO (PdL). Fa quello che ha fatto Prodi!

 

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo finire la senatrice.

 

FRANCO Vittoria (PD). Si tratta di un'Authority che ha, per sua essenza e per definizione, un carattere di autonomia e di indipendenza da qualsiasi organo di Governo. Il compito della Consigliera nazionale di parità, come di tutte le consigliere, anche di quelle regionali e provinciali, è infatti quello di garantire l'attuazione del principio costituzionale di parità e si esclude ogni forma di subordinazione. (Applausi dal Gruppo PD).

 

Sull'anniversario dell'istituzione del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa

*DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, vorrei innanzi tutto esprimere una breve considerazione. È un peccato che, come è stato detto prima, non si riesca a fare un lavoro parlamentare che riguardi anche altri argomenti. Molto spesso siamo trascinati dalla quotidianità.

Mi permetto (mi fa piacere che ci sia il ministro Calderoli, ma chiedo anche il suo impegno) di ricordare che oggi ricorre una data importante per chi è impegnato sul territorio: il 28 ottobre 1953 fu convocata a Parigi e poi si svolse a Versailles l'Assemblea dei poteri locali per l'Europa. Credo che nelle more del dibattito sul federalismo fiscale sarebbe importante che noi ricordassimo che c'è una storia che riguarda i poteri locali e territoriali, che esiste un impegno per l'Europa che parte da lontano.

Pertanto, le sarei grato se, nell'ambito del dibattito sul federalismo fiscale, potesse essere concesso un momento di ricordo, che fa parte delle funzioni del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD).

 

Per comunicazioni del Governo sui recenti episodi di razzismo

SOLIANI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SOLIANI (PD). Presidente, le urgenze del Paese sono molte e io ne ho posta una un mese fa, dopo un episodio che ha sconvolto l'opinione pubblica. Era l'ennesimo, ma non è rimasto l'ultimo. Mi riferisco all'episodio di violenza nei confronti di un giovane che aveva il torto di avere la pelle nera (Brusìo dai banchi del Gruppo LNP),

Emmanuel Bonsu, che a Parma ha subito violenza.

Ho chiesto subito che venisse attivato il question time, perché quello da cui sono partita è semplicemente uno degli episodi che stanno disegnando una mappa preoccupante nel nostro Paese volto verso la xenofobia e il razzismo. Non possiamo consentire che si coaguli e si consolidi un atteggiamento, dentro la nostra società, che mira a mettere in discussione il rispetto per la dignità delle persone. (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Prego, senatrice Soliani, concluda il suo intervento.

 

SOLIANI (PD). Penso che sia compito di quest'Aula parlamentare osservare con grande puntualità ed attenzione l'evoluzione della vita sociale e culturale del Paese, e compito del Governo venire a riferire per prevenire e conoscere, perché non possiamo accettare questi episodi. (Applausi dal Gruppo PD).

 

Sulla posizione del Governo italiano in sede europea sul "pacchetto clima"

DELLA SETA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DELLA SETA (PD). Signor Presidente, sul cosiddetto pacchetto clima nei giorni scorsi è esploso un conflitto, che ha pochi precedenti, tra il Governo italiano e la maggioranza dei Paesi europei. Forse per la prima volta in modo così esplicito e profondo la posizione italiana si è allontanata da quella dei Paesi del nucleo fondatore dell'Unione europea, ossia la Francia, la Germania, il Regno Unito e la stessa Spagna. L'Italia ha preso una posizione che, semmai, cerca di appiattirsi su quella di Paesi economicamente molto più arretrati del nostro e che hanno problemi ben diversi, come quelli dell'Europa orientale.

Nelle prossime settimane il Consiglio e il Parlamento europei, nonché il nostro Governo, saranno chiamati a prendere su questo tema decisioni che influenzeranno le politiche pubbliche per molti anni a venire.

Credo sia indispensabile che il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio o del Ministro dell'ambiente, venga a riferire al più presto in quest'Aula sulla situazione italiana e sui suoi sviluppi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Della Seta.

Avevo comunicato all'Aula che dopo queste richieste di intervento avremmo proceduto alla trattazione del provvedimento all'ordine del giorno.

 

Sull'incendio di un palazzo a Roma

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma la pregherei di consentirmi di mantenere l'impegno.

 

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, la ringrazio. Intervengo, infatti, per richiamare l'attenzione su un fatto molto grave che è accaduto l'altra notte a Cinecittà e che investe il tema della sicurezza. È stato incendiato un palazzo e 14 persone sono state intossicate, 150 appartamenti evacuati e al momento 90 famiglie sono ospitate nella vicina parrocchia. Volevo informarne l'Aula e ricordare al Governo che la sicurezza non deve essere solo uno spot. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

 

Sull'ordine dei lavori

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (PD). Signor Presidente, intervengo prima che abbia inizio l'esame del provvedimento all'ordine del giorno per avanzare un richiamo al Regolamento.

Vorrei far rilevare che il nostro Gruppo ha praticamente esaurito il tempo a sua disposizione, ma già la presidente Finocchiaro ha sottolineato come il Gruppo del PD - in particolare il presidente Zanda, avendo egli partecipato alla Conferenza dei Capigruppo - abbia dato il proprio assenso alla proposta di slittamento della discussione del decreto Gelmini a questa settimana.

L'impegno è stato da noi mantenuto, ma in presenza degli enormi problemi politici posti dalla presidente Finocchiaro e richiamati dai presidenti D'Alia e Belisario e non avendo ricevuto fino ad oggi una risposta precisa sul punto, abbiamo ritenuto opportuno chiedere un differimento dell'esame di questo provvedimento, una riflessione, il ritiro, la sospensione. (Commenti del PdL).

 

PRESIDENTE. Senatore Legnini, mi è già stato chiesto dalla sua Presidente di Gruppo.

 

LEGNINI (PD). Signor Presidente, questa era solo la premessa del mio intervento, che è un rigoroso richiamo al Regolamento. Ora arrivo al punto, ma mi lasci concludere la premessa.

Lei ha già preannunciato che presiederà ai lavori dell'Aula in modo tale da far rispettare la tempistica del calendario approvato in Conferenza dei Capigruppo. Le faccio però rilevare, signor Presidente, che la Camera dei deputati, come il ministro Gelmini saprà, si è occupata di questo decreto dal 17 settembre al 9 ottobre scorsi, disponendo di 40 ore di discussione. In questo ramo del Parlamento abbiamo avuto la possibilità di svolgere ...

 

PRESIDENTE. Senatore Legnini, formuli la sua richiesta per favore.

LEGNINI (PD). Ora arrivo al richiamo al Regolamento.

 

ASCIUTTI (PdL). Non ce l'ha la richiesta. È solo una perdita di tempo.

 

LEGNINI (PD). Signor Presidente, le chiedo cortesemente di farmi parlare dieci minuti.

 

PRESIDENTE. Non posso concederle dieci minuti, senatore Legnini. L'organizzazione e l'armonizzazione dei tempi non me lo consentono. (Commenti del senatore Garraffa).

 

LEGNINI (PD). Ma l'armonizzazione dei tempi non può riguardare il richiamo al Regolamento.

 

PRESIDENTE. Hanno parlato tutti i Capigruppo. La prego di concludere.

 

LEGNINI (PD). Vengo al richiamo al Regolamento. Come abbiamo avuto modo di rilevare la settimana scorsa, l'esame del provvedimento in 7ª Commissione non è stato concluso, dal momento che ci si è dovuti fermare agli emendamenti riferiti all'articolo 4, di cui ci occuperemo tra alcuni minuti. Ne consegue che non c'è il relatore e non disponiamo del parere obbligatorio della 1ª Commissione, mentre il parere della 5a presenta quei difetti macroscopici di contrasto all'articolo 81 della Costituzione che abbiamo qui evidenziato.

Pertanto, sugli emendamenti che ci accingiamo ad esaminare non conosciamo la valutazione della Commissione di merito, l'opinione del relatore (che non c'è perché il provvedimento è stato versato all'esame dell'Aula senza un mandato) e non conosciamo conseguentemente neanche il parere del Governo.

Per evitare che si ripetano fatti come quelli accaduti in occasione della discussione del noto emendamento al decreto-legge su Alitalia, la cui vicenda è stata efficacemente e puntualmente ricostruita dal senatore Zanda la settimana scorsa, io le pongo una domanda.

 

PRESIDENTE. Senatore Legnini, concluda.

 

LEGNINI (PD). Vengo alla richiesta: i presentatori degli emendamenti ed eventuali colleghi che volessero nel caso, come prassi, aggiungere la propria firma dovranno disporre - e questa è una richiesta esplicita - di almeno un minuto su ciascun emendamento. Ciò costituisce una prassi costante e indiscutibile. (Proteste dai banchi della maggioranza. Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Ho compreso il senso della sua richiesta, senatore Legnini.

 

LEGNINI (PD). Io non ho concluso, Presidente.

 

PRESIDENTE. Lei ha formalizzato la sua richiesta. Concluda.

 

LEGNINI (PD). Un minuto: le sottopongo in primo luogo questo aspetto. Lei ha applicato questa prassi fino al decreto-legge sulla sicurezza di pochi mesi fa. In secondo luogo, chiedo che il parere che il Governo fornirà su ciascun emendamento non sia sintetico nel senso che conosciamo. (Commenti dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Le rispondo, senatore Legnini.

 

LEGNINI (PD). Non ho finito.

 

PRESIDENTE. Abbiamo compreso il senso della richiesta. Deve concludere.

 

ASCIUTTI (PdL). Ci sta prendendo in giro!

PRESIDENTE. Senatore Legnini, le ricordo che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari all'unanimità ha deliberato di concludere l'esame degli emendamenti in serata e questa seduta, secondo i precedenti della scorsa Presidenza, continuerà oltre le ore 20,30. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Prego, senatore Legnini.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, mi consenta: nella mia breve esperienza parlamentare ricordo che nessuna Presidenza si è mai permessa di negare un'elementare e sintetica richiesta.

 

PRESIDENTE. L'ho invitata a concludere, senatore Legnini.

 

LEGNINI (PD). Concludo. Mi richiamo al Regolamento.

La seconda richiesta che le faccio è che il Governo esprima una succinta motivazione del parere sugli emendamenti.

La terza non è una richiesta, ma una comunicazione, perché riguarda un diritto insopprimibile. Poiché ciascuno dei componenti del nostro Gruppo non ha avuto la possibilità di intervenire in discussione, annunceremo il nostro voto sulla base dell'orientamento che ciascun senatore riterrà di dover dare ai singoli emendamenti. (Commenti dai banchi della maggioranza).

PRESIDENTE. Le rispondo, senatore Legnini. La prassi del Senato prevede che, in assenza del relatore, i lavori proseguano secondo la procedura che stiamo rispettando. Il Governo è libero di esprimere i pareri come ritiene, come ha fatto sempre, al di là della coalizione seduta in questi banchi.

La Presidenza ha gestito la precedente Conferenza dei Capigruppo sulla base di un accordo raggiunto all'unanimità tra maggioranza ed opposizione, spendendosi su una mediazione tra la maggioranza, che chiedeva il voto finale nella precedente settimana, e l'opposizione, che chiedeva che il voto avvenisse in questa settimana. Nella mediazione è stata abbondantemente accolta la richiesta dell'opposizione, prevedendo che entro questa sera si concludano le votazioni degli emendamenti. Non guardi l'orologio, senatore Legnini, perché vi sono precedenti del mio illustre collega predecessore, presidente Marini, il quale, in presenza di un deliberato assunto dalla Conferenza dei Capigruppo all'unanimità, ha fatto proseguire la seduta, proprio perché si rispettasse la volontà della Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Mi richiamo quindi al precedente del mio illustre predecessore, del quale ho grande stima e grande rispetto. Pertanto, colleghi, in presenza di precedenti così autorevoli, vi prego di adottare in Aula un atteggiamento tale affinché le decisioni delle Conferenze dei Capigruppo che si concludono all'unanimità con determinati impegni vengano rispettate. Questo proprio al fine di evitare che in futuro qualunque mediazione possa essere vanificata. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Le ho così risposto, senatore Legnini.

PROCACCI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Vi prego di non approfittare della mia benevolenza. Prego, senatore, ne ha facoltà.

 

PROCACCI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per ricordarle, visto che lei ha citato il suo predecessore caro a tutti, e cioè il presidente Marini, che quando il tempo a disposizione della opposizione era terminato egli consentiva - ci sono gli atti che lo possono testimoniare...

PRESIDENTE. Senatore Procacci, in relazione all'andamento dei lavori sarà compito di questa Presidenza lasciar intervenire chi lo vorrà. Bisogna vedere quale sarà il ritmo delle votazioni. Tutto qui, senatore. Ci mancherebbe.

Il precedente che ho citato mi sembra così autorevole ed illustre da meritare rispetto, quanto meno nella figura del presidente Marini. (Applausi del senatore Asciutti).

 

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1108) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 18,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1108, già approvato dalla Camera dei deputati.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 23 ottobre si è concluso l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, l'articolo 4 del provvedimento al nostro esame prevede che le classi delle scuole primarie siano affidate ad un maestro unico.

Noi dell'Italia dei Valori non possiamo non riscontrare che le motivazioni alla base della famigerata decisione di tornare al maestro unico sono dettate esclusivamente dalla logica del risparmio economico da garantire al ministro Tremonti.

Ribadisco quanto già detto in discussione generale: so di essere ripetitiva, ma sono proprio convinta che state sbagliando. State cancellando un'organizzazione didattica che funziona, che ha garantito negli anni ottimi risultati soddisfacendo le famiglie. Che senso ha, dunque, stravolgere la scuola primaria che è da tutti valutata positivamente? Non ci sono ragioni pedagogiche che possano giustificare il ritorno al maestro unico, questo ritorno al passato.

La pluralità dei docenti costituisce un'offerta formativa migliore, che ha permesso alla scuola di crescere in qualità e competenza permettendo insegnamenti individualizzati, offrendo a tutti pari opportunità di apprendimento ed esperienze costruttive atte a superare le disparità socio-culturali.

Dietro questa pseudoriforma si cela solo, ripeto, una questione finanziaria. Certo, siamo d'accordo con lei, si deve risparmiare sugli sprechi della pubblica amministrazione, ma non è accettabile farlo sulla formazione dei futuri cittadini.

Il tempo pieno, il tempo modulo oltre ad essere fortemente graditi dalle famiglie sono molto richiesti. L'attuale sistema, che prevede 40 ore settimanali nella scuola di infanzia, è attivo nel 90 per cento del territorio italiano perché risponde a un'esigenza sociale: rappresenta un servizio per i genitori che lavorano.

Si vuole spazzare via un sistema funzionante, un modello pedagogico costruito con enormi sacrifici ed impegno in trent'anni, per il quale lo Stato italiano ha investito miliardi di vecchie lire soltanto per la formazione e l'aggiornamento degli insegnanti.

Non è chiaro poi - ministro Gelmini, ce lo chiarisca lei - come intende conciliare le classi con il maestro unico, il tempo pieno, l'incremento graduale del rapporto alunni-docente nel prossimo triennio scolastico, nonché il ridimensionamento del 17 per cento del personale ATA, tutte cose previste dal decreto‑legge 25 giugno 2008, n. 112, presentato dal Ministro dell'economia. Se mi ascolta, signor Ministro, forse potrà rispondere.

Il Gruppo Italia dei Valori ha presentato nove emendamenti a questo articolo sottoscritti da tutto il Gruppo. Ne illustrerò soltanto due.

Il primo, l'emendamento 4.3, ha l'obiettivo di sopprime l'articolo 4 perché non vogliamo, ripeto, cancellare un modello pedagogico che ha dato ottimi risultati.

L'emendamento 4.5, invece, prevede che la possibilità - e non l'obbligo - di costituire classi affidate ad un unico insegnante sia vincolata alle esigenze didattiche e alle richieste delle famiglie, rimettendo quindi la decisione all'autonomia degli istituti.

Per l'illustrazione dei restanti emendamenti prenderà la parola il mio collega, senatore Pardi.

PARDI (IdV). Signor Presidente, tutti gli emendamenti presentati dal Gruppo Italia dei Valori vanno nel senso del rifiuto dell'insegnante unico.

Prima di tutto manifestiamo il nostro rifiuto alla mistificazione lessicale. L'insegnante prevalente esiste soltanto nella propaganda mediatica, nell'articolato c'è soltanto «insegnante unico».

Da un lato, si drammatizzano le difficoltà delle classi miste interculturali, interetniche, fino ad immaginare classi ponte per l'insegnamento dell'italiano. Qui si vede all'opera l'ansia separatrice, ma il modo più facile di imparare una lingua è interloquire direttamente con i coetanei che la parlano. Dall'altro, invece, si sostiene che di fronte a queste difficoltà, peraltro enfatizzate a proprio comodo, si può invece ricorrere all'insegnante unico. Qui le difficoltà scompaiono d'incanto; pluralità di provenienza, di lingua, di tradizioni familiari, di condizioni sociali, di censo possono essere padroneggiate e domesticate dal maestro unico.

Si ammette che mancheranno in pochi anni 87.000 insegnanti per mancato turnover e si archivia l'ecatombe con un'alzata di spalle. Gli insegnanti mancanti saranno solo i precari, annichiliti con un tratto di penna di Tremonti. Questo rivela il vostro atteggiamento verso gli insegnanti: nessun rispetto per l'impegno e per la vocazione didattica, meriti svalutati e sottopagati, donne e uomini che hanno passato la vita ad insegnare trattati come anime morte, maestre - bambine secondo l'improvvido richiamo del Presidente emerito - accusate di strumentalizzare i loro piccoli scolari. Uno striscione davanti alla scuola è strumentalizzazione? E allora la signora Ministro, fotografata come Don Bosco in mezzo a gruppi di scolare e scolari che levano dal basso su di lei sguardi fiduciosi, non è forse la strumentalizzazione più insidiosa?

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'emendamento 4.26 tende a sopprimere l'articolo 4 perché non mi rassegno all'idea che in quest'Aula i molti insegnanti e comunque i genitori di bambini e di bambine credano che in una società che ha una tale complessità, innovazione tecnologica, innovazione metodologica, questo articolo possa passare liscio senza che ci sia un ripensamento. Colleghi, sopprimere l'articolo 4 non fa male al decreto; mantenerlo fa male alla scuola. L'insegnante unico e le 24 ore settimanali riducono con il tempo scuola anche le relazioni personali, anche il modello educativo.

Per questo motivo, signora Ministro, quando il mio collega chiede che agli emendamenti si dia una qualche motivazione, dico a me piacerebbe, perché vorremmo sentire qual è il progetto educativo.

BASTICO (PD). Signor Presidente, "maestro prevalente" ha autorevolmente dichiarato il presidente del Consiglio, Berlusconi e, a fianco a lui, il ministro Gelmini. Pertanto l'emendamento 4.102 sarà profondamente gradito al Governo e alla maggioranza dal momento che, a mio avviso, non ci sarà l'ardire di staccarsi da quanto così autorevolmente presentato dal Presidente del Consiglio. Nell'emendamento propongo di sostituire le parole «unico insegnante» con le seguenti «ad un docente con una presenza temporale prevalente nell'ambito dell'orario settimanale di funzionamento».

Inoltre, nell'emendamento 4.103 articolo che questa opportunità venga data nell'ambito delle 30 ore di orario (non delle 24 ore) e delle 40 ore e mi auguro davvero che non ci si smentirà in modo così clamoroso.

Intendo illustrare anche l'emendamento 4.100, che fa perno sull'autonomia scolastica, facendo riferimento ad un organico funzionale attribuito alle scuole sulla base del numero degli alunni e del numero delle ore annue di riferimento. Queste sono le uniche competenze che oggi spettano al Governo, a livello centrale nazionale, in quanto, in base al Titolo V della Costituzione, soltanto le norme generali di funzionamento dell'ordinamento scolastico sono di competenza del Governo.

Pertanto,come ho già illustrato nella pregiudiziale, il maestro unico è sicuramente un intervento lesivo dell'autonomia scolastica e anche delle competenze regionali. Le Regioni, in base al Titolo V, hannola competenza di programmare l'offerta scolastica e formativa, la rete delle scuole (voglio ricordarlo al ministro Gelmini in riferimento al decreto n. 154, di cui discuteremo) e hanno la competenza a normare e gestire l'insieme delle risorse.

Ritengo poi che anche l'emendamento 4.100 debba doverosamente essere valutato dal Ministro, il quale deve spiegare le ragioni per cui non lo accoglie. Si tratta di un emendamento sostitutivo che accentua l'autonomia scolastica.

PRESIDENTE. Le senatrici Franco Vittoria e Serafini Anna Maria hanno esaurito i tempi a loro disposizione. (Commenti del senatore Procacci).

 

LEGNINI (PD). Signor Presidente, abbiamo sempre avuto un minuto.

 

PRESIDENTE. Colleghi, devo rispettare le intese ed i tempi previsti. Dobbiamo iniziare a votare e concludere i nostri lavori.

Comunque, senatore Legnini, ha facoltà di parlare per un minuto.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, prima le ho fatto una domanda alla quale non ha fornito una risposta precisa. Mai in Aula sono stati negati trenta secondi o un minuto per illustrare un emendamento su un provvedimento così importante... (Applausi dal Gruppo PD. Proteste dal Gruppo PdL). ...per nove milioni di studenti, un milione di docenti e le loro famiglie. Non è possibile che lei sopprima il diritto dell'opposizione...

 

PRESIDENTE. Non sto sopprimendo nulla. Sto rispettando le intese.

 

LEGNINI (PD) ...di parlare un minuto. In Commissione non è avvenuto e neanche in Aula.

 

PRESIDENTE. Senatore Legnini, devo rispettare le intese.

 

LEGNINI (PD). Le chiedo cortesemente e pacificamente - né il numero degli emendamenti né il loro contenuto si atteggiano come ostruzionistici - di dare un minuto. Signor Presidente, lei fu protagonista dell'ultimo precedente...

 

PRESIDENTE. Ci sono illustri precedenti. La Giunta per il Regolamento ha stabilito che in sede di illustrazione di emendamenti, esauriti i tempi, non può essere più concesso altro tempo.

Esauriti i tempi in sede di dichiarazione di voto, l'annuncio di voto può essere comunicato alla Presidenza per iscritto. Ci sono degli impegni da rispettare.

 

LEGNINI (PD). Il 18 giugno...

PRESIDENTE. I senatori Vita, Marcucci, Ceruti e Rusconi e le senatrici Blazina, Soliani, Pignedoli, Poretti e Sbarbati, hanno esaurito i tempi.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, le forme nelle istituzioni hanno un senso. Ho rivolto una domanda esplicita alla ministra Gelmini credo con garbo e con toni assolutamente adeguati alla delicatezza della questione e al rispetto per la sua persona e soprattutto per l'istituzione che tutti qui rappresentiamo. Non ho registrato neanche il garbo di una risposta che fosse esclusivamente «no». (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

 

GARRAFFA (PD). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori si interviene alla fine della seduta. (Proteste del senatore Garraffa).

Colleghi, intendo rispettare gli accordi presi in Conferenza dei Capigruppo.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. (Alcuni senatori del Gruppo IdV mostrano cartelli con scritto: «La chiamate istruzione ma create distruzione», «L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza!» Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. Invito i senatori Questori a far rimuovere i cartelli. Senatore Pedica, la prego. (Gli assistenti parlamentari rimuovono i cartelli. Applausi dal Gruppo PdL).

GARRAFFA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.

 

GARRAFFA (PD). Signor Presidente, lei poco fa ha fatto riferimento alla scorsa legislatura quando presiedeva il presidente Marini che, non tenendo conto di quello che sta dicendo lei né delle cose che gli suggeriva il dottor Malaschini, continuava regolarmente a dare un minuto di tempo a tutti coloro che chiedevano di intervenire sugli emendamenti.

 

PRESIDENTE. Senatore Garraffa, ho richiamato un altro precedente, quello della prosecuzione della seduta.

 

GARRAFFA (PD). Signor Presidente, lei ha fatto riferimento al precedente Marini, dopodiché ha adesso deciso di non prenderlo più in considerazione. (Proteste dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 4, ad eccezione del 4.31, di cui si chiede la trasformazione in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione. (Numerosi senatori dell'opposizione chiedono la parola). Scusate devo garantire il rispetto dei tempi. (La senatrice Adamo si avvicina al banco della Presidenza e chiede la parola). Senatrice Adamo, faccia pervenire la sua richiesta scritta alla Presidenza.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3, identico all'emendamento 4.26.

PROCACCI (PD). Presidente...

 

PRESIDENTE. Senatore Procacci, la stessa cosa vale per lei: faccia arrivare alla Presidenza la sua richiesta. (Vivaci proteste dai banchi del centrosinistra. Molti senatori dell'opposizione chiedono di parlare).

 

PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'articolo 109...

 

PRESIDENTE. Senatore Procacci, gli annunci di voto si fanno per iscritto. (Vivaci e reiterate proteste dai banchi del centrosinistra).

PROCACCI (PD). Signor Presidente, quello che lei dice non è scritto da nessuna parte, le domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'articolo 109, primo comma, del Regolamento afferma con chiarezza che «ciascun senatore, prima di ogni votazione per alzata di mano, può annunciare il proprio voto, senza specificarne i motivi, dichiarando soltanto se è favorevole o contrario oppure se si astiene». Non c'è scritto che c'è bisogno della richiesta scritta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Pertanto, io intendo dire, con chiarezza, come voterò e questo è un diritto di ciascun senatore.

PRESIDENTE. Senatore Procacci, da noi la prassi ha previsto che in casi del genere, esauriti i tempi, l'annuncio di voto possa essere trasmesso per iscritto alla Presidenza. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Metto ai voti l'emendamento 4.3, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.26, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Non è approvato. (Vibrate proteste dai banchi dell'opposizione).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (PD). Signor Presidente, questo che lei sta consumando rischia di essere un precedente molto grave. A fronte di una disposizione regolamentare così chiara e inequivoca, quella dell'annuncio di voto, dopo che lei ha soppresso persino la possibilità di dire una parola su ciascuno degli emendamenti, non vi è interpretazione che tenga.

Ci legga questo deliberato della Giunta per il Regolamento, noi non lo conosciamo: ce lo legga! Se questo deliberato della Giunta per il Regolamento prevede la facoltà di comunicare il voto, cosa che costituirebbe un'interpretazione integrativa praeter norma regolamentare ciò sarebbe inammissibile. Ma, ove la Giunta per il Regolamento avesse deliberato questo, dia il tempo a ciascuno di noi di scrivere il proprio annuncio di voto... (Commenti dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Concluda, senatore Legnini.

 

LEGNINI (PD). Siccome ciò costituirebbe un precedente molto grave, lei si deve pronunciare in modo chiaro su tale materia. Cioè, a fronte di una norma chiara del Regolamento deve dire a tutti coloro che intendono fare un annuncio di voto come si devono comportare: se dobbiamo fare la dichiarazione scritta, dobbiamo avere il tempo materiale per farla. Se invece, come io ritengo sulla base di una norma chiarissima del Regolamento, ognuno può annunciare il proprio voto, disponga per l'annuncio di voto.

PRESIDENTE. Senatore Legnini, le rispondo. In presenza di questi precedenti noti e di altri richiamati (Commenti dai Gruppi PD e IdV) e di tempi esauriti avreste avuto, come avete, la possibilità di organizzarvi per le prossime votazioni, superato l'articolo 4, in modo da far pervenire alla Presidenza gli annunci di voto sugli emendamenti successivi. Sull'articolo 4 dobbiamo rispettare i tempi. (Vivi commenti dai Gruppi PD e IdV). Io vado avanti, colleghi.

Metto ai voti l'emendamento 4.100, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.

Non è approvato. (Proteste dai Gruppi PD e IdV).

 

Metto ai voti l'emendamento 4.27, presentato dal senatore Vita e da altri senatori.

Non è approvato. (Vibrate proteste dai Gruppi PD e IdV).

 

Metto ai voti l'emendamento 4.12, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Non è approvato. (Vibrate, reiterate proteste dai Gruppi Pd e IdV).

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.8, identico all'emendamento 4.28. (Alcuni senatori dei Gruppi PD e IdV domandano di intervenire).

Colleghi, accolgo solo richieste di votazione mediante procedimento elettronico.

 

VOCE DAI BANCHI DEL GRUPPO PD. È una vergogna!

 

PRESIDENTE. Comunico che è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.28, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

291

Senatori votanti

290

Maggioranza

146

Favorevoli

131

Contrari

159

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.101, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata chiesta la votazione, invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

 

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.101, presentato dal senatore Vita e da altri senatori

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

283

Senatori votanti

282

Maggioranza

142

Favorevoli

127

Contrari

155

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, vorrei farle una richiesta. Lei ha fatto riferimento al Regolamento: possiamo chiedere la convocazione della Giunta per il Regolamento per chiarire la situazione?

PRESIDENTE. A fine seduta, senatrice. (Vivi commenti dai Gruppi PD e IdV).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, lei ci ha comunicato la sua giurisprudenza non codificata. (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Allora, ci legga il disposto della Giunta per il Regolamento, che la porta a questa interpretazione: altrimenti è un'interpretazione da 28 ottobre, che ricorda la marcia su Roma! Ci fate tacere! (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Vibrate proteste dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.45.

Comunico che ne è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.45, presentato dal senatore Vita e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

286

Senatori votanti

285

Maggioranza

143

Favorevoli

129

Contrari

155

Astenuti

1

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.15, identico all'emendamento 4.1

Comunico che ne è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Invito il senatore Segretario a verificare se tale richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.15, presentato dal senatore Ceruti e da altri senatori, identico all'emendamento 4.1, presentato dal senatore D'Alia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

274

Senatori votanti

271

Maggioranza

136

Favorevoli

116

Contrari

153

Astenuti

2

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Vivissime proteste dai Gruppi PD e IdV. I senatori Lannutti e Pedica espongono cartelli recanti la scritta: «L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza»).

 

Per favore, colleghi. Invito gli assistenti parlamentari a rimuovere i cartelli.

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, vediamo tutti... (Gli assistenti parlamentari ritirano i cartelli. Vive proteste dai Gruppi Pd e IdV).

 

PRESIDENTE. Prego, presidente Finocchiaro. Questi sono gli accordi raggiunti in sede di Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

FINOCCHIARO (PD). Presidente Schifani, io non solo non metto in discussione quello che si è deciso in Conferenza dei Capigruppo, ma vorrei anche ricordarle, con molto rispetto, che abbiamo fatto insieme...

 

PRESIDENTE. Presidente Finocchiaro, mi scusi se mi permetto di interromperla, ma mi pare che i comportamenti vadano in senso diverso.

 

FINOCCHIARO (PD). Lei sta andando avanti con le votazioni come se niente fosse, negando anche l'annuncio di voto che, a mio parere, spetta a ciascun rappresentante di quest'Aula. (Commenti dal Gruppo PdL). Voglio solo dirle una cosa, presidente Schifani, perché mi sento di doverla dire, con tutta la sincerità e, mi lasci dire, anche la delusione di un Capogruppo.

Nella scorsa legislatura eravamo entrambi qui (io Capogruppo di maggioranza e lei di opposizione) e contro quel banco volavano Regolamenti e fascicoli. Ebbene, qui non c'è mai stata un'azione di mancanza di rispetto nei suoi confronti, signor Presidente, mai! Mi chiedo quindi se valga la pena comportarsi così! (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV all'indirizzo della senatrice Finocchiaro).

 

PRESIDENTE. Colleghi, devo proseguire con le votazioni.

 

QUAGLIARIELLO (PdL). Senatrice Finocchiaro... (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV all'indirizzo della senatrice Finocchiaro. Il senatore Quagliariello rinuncia ad intervenire).

PRESIDENTE. Allora, metto ai voti l'emendamento 4.29, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.44 è improcedibile. (Dai banchi dell'opposizione si leva il coro: "Vergogna! Vergogna!").

Colleghi, sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

 

(La seduta, sospesa alle ore 18,42, è ripresa alle ore 19,29).

 

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha deliberato all'unanimità di proseguire i lavori fino alle ore 22, al fine di poter meglio concludere il dibattito sugli emendamenti e le votazioni, consentendo quindi che nella mattinata di domani si inizi con le dichiarazioni di voto finale.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, volevo soltanto dire che le intemperanze che si sono purtroppo verificate, qualche minuto fa, in quest'Aula e che potevano apparire rivolte alla sua persona, non erano indirizzate a lei. (Commenti dal Gruppo PdL). Signor Presidente, ritengo comunque, a nome del mio Gruppo, di scusarmi se così può essere apparso (Applausi dai Gruppi PdL e LNP), essendo frutto di un'esasperazione e di una tensione dovute al clima nel quale stiamo discutendo questo provvedimento e, come sapete, al profondo dissenso che nutriamo nei confronti di esso. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore D'Alia).

 

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Finocchiaro.

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, prendo la parola ora perché prima mi è stato impedito. Credo che le parole della presidente Finocchiaro siano state estremamente opportune, perché vi è un livello di lealtà tra i massimi esponenti dei Gruppi che va in ogni caso rispettato: è il modo per rispettare tutti insieme la sua persona e la Presidenza del Senato.

Ora, se da questa parte alcuni atteggiamenti posti in essere dall'altra parte sono stati considerati come intemperanze ciò non è dovuto ad una mancata comprensione da parte nostra del momento politico e anche del pathos legato ad un provvedimento che non approvate, ma alla circostanza che erano stati assunti degli impegni, da lei in qualche modo veicolati nei confronti della maggioranza, e che quest'ultima aveva accettato pur disponendo degli strumenti regolamentari per terminare più rapidamente l'esame del provvedimento. Lo scorso giovedì era stata chiesta un'interruzione anticipata del dibattito per consentire la preparazione di una manifestazione politica che si è poi svolta in una piazza di Roma. Tutto ciò non può poi essere dimenticato solo tre giorni dopo. Qualcuno lo può fare, ma è bene che i vertici dei Gruppi non lo facciano, perché ciò tutela il decoro di questa Assemblea che è patrimonio di tutti. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, vorrei semplicemente associarmi alle parole dei colleghi che mi hanno preceduto ed evidenziare che quando c'è la volontà politica di un confronto, il clima evidentemente si stempera subito. Dobbiamo ringraziarla per aver convocato la Conferenza dei Capigruppo e per aver consentito un chiarimento anche su impegni che non sono mai venuti meno, come abbiamo ribadito in quest'Aula prima e dopo la sospensione della seduta.

Devo aggiungere, e credo convengano tutti i colleghi, anche quelli della maggioranza, che un tema come quello della scuola, dell'università e della formazione dei nostri giovani, meriti che il Senato resti aperto anche la sera per discuterne, perché ciò serve a chiarire degli aspetti di una riforma che sono oscuri per noi ma anche per tante famiglie italiane, che sono preoccupate. Quindi, credo sia stato saggio da parte sua accedere alla richiesta di un prolungamento del dibattito, senza che ciò comporti uno stravolgimento dei tempi che ci eravamo dati. La ringrazio, pertanto, per questa ragione. (Applausi dei senatori Zanda e Fosson).

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, anche noi riteniamo molto opportune le scuse della presidente Finocchiaro, perché è assolutamente da deprecare quanto accaduto prima. Si tratta di un comportamento che riteniamo assolutamente scorretto (Commenti dai banchi dell'opposizione), perché è andato contro un accordo che era stato sottoscritto da tutti i Gruppi nella Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana.

Riteniamo scorretto anche quanto è accaduto durante questo dibattito, cioè che in Aula chiedevate di intervenire quando molti dei vostri parlamentari erano fuori del Senato (ci sono agenzie che lo affermano) a sobillare quei pochi giovani che in questo momento stanno contestando questo provvedimento (Proteste dai banchi dell'opposizione), quando in questo Paese vi sono molti studenti che ci chiedono di farla finita perché vogliono studiare e vogliono rientrare nelle scuole. Questo ve lo dimenticate.

Riteniamo vergognoso quello che è successo prima, quando si è attaccato non il Governo e il provvedimento, ma la Presidenza: questo non deve succedere (Commenti dai Gruppi PD e IdV. Applausi dai Gruppi LNP e PdL), tant'è che la presidente Finocchiaro si è scusata in Aula. Vuol dire che i Gruppi del Partito Democratico e di Italia dei Valori avevano delle colpe, per cui ci aspettiamo anche dal Presidente del Gruppo di Italia dei Valori un intervento analogo a quello dell'onorevole Finocchiaro. E adesso, iniziamo a lavorare. Il Paese vuole riforme; vuole anche questa legge; noi gliela vogliamo garantire. (Applausi dal Gruppo LNP e dal senatore Casoli).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di riprendere a lavorare, innanzi tutto prendo atto e accetto ovviamente di buon grado le scuse della presidente Finocchiaro perché le ritengo sincere. Sono noti i rapporti di stima che mi legano alla presidente Finocchiaro e di alta considerazione nei confronti del ruolo di opposizione che ella rappresenta, e del suo Gruppo.

Ho cercato di dare un segnale all'inizio della seduta di Assemblea di questo pomeriggio richiamandomi al rispetto di quelli che erano gli impegni assunti all'unanimità nella precedente Conferenza dei Capigruppo, perché vi fosse al Senato continuità con quelli che erano stati gli atteggiamenti assunti in passato, in occasione di precedenti Presidenze e di precedenti legislature, e cioè che quando si stabiliva all'unanimità in Conferenza dei Capigruppo che i lavori si sarebbero conclusi con il voto finale degli emendamenti ad una certa ora di un certo giorno si mantenevano gli impegni e il giorno successivo si procedeva con le dichiarazioni di voto finale.

Questa è stata la regola che ha consentito anche al mio predecessore di gestire un'Aula difficilissima, dove la differenza di voti era estremamente risicata, e, grazie ad una gestione di grande saggezza ed autorevolezza della Presidenza, ma anche di grande collaborazione e senso di responsabilità di maggioranza e opposizione, è stato possibile dare del Senato un'immagine di correttezza, di compostezza e di compiutezza.

Io non muterò minimamente, anche dopo quello che è successo oggi pomeriggio e le affermazioni di alcuni colleghi che ho già dimenticato, il mio atteggiamento di attenzione alle esigenze di una maggioranza che intende sostenere un Governo, il quale ha il diritto di vedere approvato il programma per il quale è stato votato, e di un'opposizione che ha il diritto di esprimersi, di manifestare il proprio dissenso e di controproporre le proprie idee. I diritti dell'opposizione sono sacri e sacri continueranno ad essere in questa legislatura agli occhi di questa Presidenza. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

Colleghi, riprendiamo ora i nostri lavori.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108 (ore 19,40)

PRESIDENTE.Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 4.30, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori, fino alle parole «possono costituire».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.30 e l'emendamento 4.31.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.32.

RUSCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUSCONI (PD). Signor Presidente, mi dispiace che non si sia potuto mettere in votazione l'emendamento 4.31 ma anche il successivo emendamento 4.32 viene incontro ad una richiesta della maggioranza, in quanto prevede che le scuole possano costituire, sulla base delle richieste delle famiglie, anche classi affidate ad un unico insegnante prevalente. Mercoledì scorso c'è stata una conferenza stampa del Presidente del Consiglio e del ministro Gelmini, più volte ritrasmessa, dove il Presidente del Consiglio e il Ministro (che poi ha confermato in Commissione) hanno detto chiaramente che il desiderio del Governo è quello di volere il maestro prevalente, con gli specialisti in inglese, in informatica e in religione cattolica o materie alternative.

Questi emendamenti vanno in tale direzione, quindi non si capisce come mai sono stati bocciati in Commissione. Vorremmo sapere cosa rispondono oggi in Aula il Ministro e il Sottosegretario, per capire se dobbiamo considerare valido quanto detto dal presidente Berlusconi in conferenza stampa, o quanto viene votato in Commissione.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.32, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

285

Senatori votanti

284

Maggioranza

143

Favorevoli

126

Contrari

157

Astenuti

1

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.5, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.33, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.34, identico all'emendamento 4.4.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.34, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori, identico all'emendamento 4.4, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

286

Senatori votanti

285

Maggioranza

143

Favorevoli

126

Contrari

158

Astenuti

1

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.104.

BASTICO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BASTICO (PD). Signor Presidente, con questo emendamento si propone di limitare il maestro prevalente alle prime e seconde classi, anche raccogliendo l'esperienza fatta in alcuni territori laddove le prime due classi della scuola elementare hanno un'organizzazione diversificata dalle classi terze, quarte e quinte, che operano diversamente. Ritengo che questo sia anche un tentativo di mediazione verso una posizione che potrebbe valorizzare l'autonomia scolastica e credo che questa proposta emendativa potrebbe essere accolta anche dalla maggioranza.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Colleghi, se siete d'accordo, al fine di consentirvi di parlare più della Presidenza, in occasione della proclamazione dei voti, mi limiterei a dire se un emendamento è approvato o meno, anche perché il tabellone è acceso e si possono vedere i risultati.

Invito dunque il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.104, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.16.

CERUTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CERUTI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 4.16 fa riferimento all'autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, sia per quanto riguarda l'introduzione delle 24 ore del maestro unico, ma anche per quanto riguarda le classi funzionanti a tempo pieno e a tempo modulare, per le quali si chiede che sia confermato esplicitamente l'attuale modello organizzativo, rispettivamente di 40 ore settimanali compreso il tempo mensa, e fino a 30 ore settimanali, escluso questo tempo.

Tutto questo ha anche lo scopo di valorizzare - come lei sa, signor Ministro - le importanti esperienze effettuate durante il ministero Moratti e durante l'ultimo Ministero nella sperimentazione delle indicazioni nazionali, che è stata fatta con grandi investimenti di tipo economico-finanziario, organizzativo e culturale. Si tratta, infatti, di una risorsa molto importante che questo emendamento vuol riconoscere e tutelare.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.16, presentato dal senatore Ceruti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.102, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.103 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.6, identico all'emendamento 4.17.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'emendamento 4.17 chiede di espungere la parte del primo periodo in cui si prevede che l'orario settimanale è di 24 ore; ciò renderebbe coerente questo decreto con il piano programmatico e anche con le parole del Presidente del Consiglio, il quale suggerisce a tutti di essere fiduciosi perché il tempo pieno e il tempo prolungato saranno garantiti. Se però in una legge, che è una fonte primaria, è scritto chiaramente che l'orario settimanale è di 24 ore, mi pare che cadremmo e faremmo cadere anche il Presidente del Consiglio in una contraddizione. Chiedo quindi un voto favorevole su questo emendamento.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 4.17, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.18, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

SOLIANI (PD). Signor Presidente, chiedo la votazione dell'emendamento, perché ci sono poche parole per dire che, poiché l'articolo 4 istituisce il maestro unico nella scuola primaria, è invece necessario l'attuale organico, che solo garantisce, ministro Gelmini, quella cosa così importante che si chiama compresenza: forse a lei fa paura vedere che due insegnanti stanno insieme, ma se due insegnanti stanno insieme in un'aula, magari solo per due ore settimanali, vuol dire che quei bambini hanno un'opportunità in più.

Non solo l'attuale organico rappresenterebbe la possibilità di dare ai bambini, con la compresenza, di più e di meglio (il maestro unico impoverisce), ma assicura quella visione e quel rapporto collegiale degli insegnanti che è il solo che può dare dei risultati positivi nell'organizzazione educativa e didattica della scuola. Tenga presente che c'è un proverbio africano che dice: «Per educare un fanciullo ci vuole un villaggio»; se ci vuole un villaggio per educare un ragazzo, qualche insegnante in più nella scuola gli può fare solo bene.

Non vorrei più sentir parlare, signor Presidente - infatti qui non lo cito - di insegnante prevalente, perché di prevalente non ci può essere niente dopo questo decreto. Citate gli insegnanti specialisti di lingua inglese, ma nella tabella del piano programmatico sono tagliati 3.900 insegnanti specialisti della lingua inglese, e poi prevedete qualche ora di aggiornamento per gli insegnanti unici di classe che facciano anche loro l'inglese; siccome poi la religione nella scuola elementare in gran parte è fatta dall'insegnante unico, davvero non c'è ragione di poter dire che ci sarà un insegnante prevalente. (Applausi dal Gruppo PD).

Ne chiediamo pertanto la votazione mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dalla senatrice Soliani, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

 

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.18, presentato dalla senatrice Soliani e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.19, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori, identico all'emendamento 4.7, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.35 è improcedibile.

Passiamo all'emendamento 4.36, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RUSCONI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUSCONI (PD). Signor Presidente, insistiamo per la votazione dell'emendamento, perché in questo momento nel Paese, non solo là fuori, c'è molta tensione sul tema della scuola e penso che tocchi a tutti qui dentro dare risposte rassicuranti.

Non è in dubbio per nessuno il primato educativo della famiglia, ma noi chiediamo con questo emendamento la conferma del tempo pieno esistente. Ci fa piacere che il Presidente del Consiglio abbia rilasciato diverse dichiarazioni in cui dice che lo aumenterà del 10 per cento. Di fatto, io ho il timore che questo non avverrà, perché la tabella prima richiamata dalla senatrice Soliani dice chiaramente che ci saranno dei tagli anche sul personale del tempo pieno.

Per questi motivi, insisto per la votazione, quindi per rendere procedibile l'emendamento, oppure chiedo una dichiarazione ufficiale del Ministro in Parlamento - visto che è qui presente - non sui giornali, non nelle conferenze stampa, ma qui in Aula. Sarebbe opportuno, anche considerato il tono molto decoroso e paziente che stiamo mantenendo, che il Ministro parli e che la sua dichiarazione rimanga agli atti dell'Aula per assicurare che non sarà tolta neanche un'ora del tempo pieno attuale nella scuola italiana dell'anno prossimo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ADAMO (PD). Signor Presidente, cercavo già da prima di attirare la sua attenzione per cui le chiederei di guardare anche da questa parte ogni tanto.

Il mio voto sull'emendamento 4.36 sarà favorevole. Il collega Rusconi ha fatto un ragionamento molto chiaro. Ha detto che abbiamo sentito il ministro Gelmini e il presidente Berlusconi rassicurare le famiglie italiane dicendo che non verrà meno il tempo pieno. Allora il Ministro ci dica perché non può accogliere questo emendamento, perché non c'è la copertura finanziaria se quello che hanno detto Berlusconi e il Ministro è vero? Il Ministro, per quel rispetto che veniva invocato prima dalla presidente Finocchiaro e dagli altri Capigruppo, non può non degnarci di una risposta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rusconi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

 

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.36, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 4.37 e 4.38 sono improcedibili.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.39.

BASTICO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BASTICO (PD). Signor Presidente, credo che il ministro Gelmini sappia che ci sono molte scuole italiane che, a causa di strutture edilizie inadeguate, non hanno la possibilità di offrire alle famiglie, che pure lo chiedono, il tempo pieno e sa anche che ci sono, soprattutto in alcune Regioni del nostro Paese, alcuni enti locali che non hanno predisposto i servizi essenziali per il tempo pieno, quali ad esempio la mensa.

Questo determina, come lei sa bene, un grave squilibrio nel Paese, tra le realtà che possono fruire del tempo pieno e quelle che non possono. Per esempio, il Comune di Milano ha circa il 96 per cento delle classi della scuola elementare a tempo pieno, ovvero il Comune di Modena ha l'89 per cento delle classi a tempo pieno e potrei citarne tanti altri, mentre, in tantissime realtà soprattutto del Sud del nostro Paese, il tempo pieno non esiste, ovvero non supera l'1 o 2 per cento delle classi.

Questo squilibrio sarà particolarmente aggravato, ammesso che sia reale quanto è stato dichiarato in conferenza stampa (ma non in quest'Aula del Senato), ossia che il tempo pieno non diminuirà. Questa scelta comporterà che una parte del Paese, che ha già meno scuola, avrà ridotta di sei ore alla settimana la scuola che questo Governo offre. Il fatto che tutte le classi debbano essere portate a 24 ore alla settimana determinerà che, soprattutto al Sud, le famiglie e i bambini avranno, ogni settimana, sei ore in meno di scuola e non avranno l'opportunità di fruire del tempo pieno.

Questo emendamento prende atto in maniera molto concreta del fatto che vi possano essere carenze oggettive delle strutture edilizie, perciò chiede che, in quelle realtà, almeno continui ad essere garantito quanto oggi c'è già, cioè un orario scolastico che si articola in 30 ore. E questa direi che è una garanzia che deve essere assicurata per norma di legge: non mi dica che è scritto nel suo piano programmatico, perché la norma di legge che approveremo con quest'articolo 4 prevede che le classi debbano funzionare a 24 ore settimanali, quindi lei si assume la responsabilità di far ridurre in maniera assolutamente grave e consistente l'offerta scolastica, soprattutto in quei territori dove maggiori sono le difficoltà di carattere economico, sociale e culturale e dove è più alti sono la dispersione e l'abbandono scolastici.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.39, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori, fino alla parola «Laddove».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.39 e l'emendamento 4.40.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.41.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, anche questo emendamento riguarda il rapporto tra maestro unico, tempo pieno e dispersione scolastica.

Siamo convinti - ormai dovrebbe essere chiaro - che l'introduzione del maestro unico metta a rischio il tempo pieno, che è una modalità didattica che serve a prevenire la dispersione scolastica e a ridurla dove già esiste. È noto che nel nostro Paese la dispersione scolastica è molto alta, con percentuali elevatissime anche rispetto ad altri Paesi europei, il che ci rende lontani dagli obiettivi di Lisbona.

Proponiamo, allora, che si preveda almeno la possibilità di una compresenza di quattro ore settimanali, finalizzate al recupero delle situazioni di svantaggio, in quelle istituzioni scolastiche nelle quali la dispersione scolastica superi la percentuale dello 0,5 per cento.

Ci sembra un emendamento di buonsenso, che può fornire alcune garanzie, soprattutto al fine di porre le basi per creare opportunità davvero eguali per tutti.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.41, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE.Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.42 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.20.

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, questo emendamento 4.20, in realtà, cerca di rendere praticabile l'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 4, dove si fa riferimento ai regolamenti che debbono comunque tenere presente la domanda da parte delle famiglie di una più ampia articolazione del tempo scuola.

Chiediamo di aggiungere che l'organico funzionale dei docenti di ogni istituzione autonoma sia commisurato alla complessità e all'articolazione del modello orario e organizzativo. Questo, per dare a quel periodo un significato reale e non solamente un'indicazione generale, che permetta di pensare che il tempo pieno possa continuare ad esistere anche quando oggettivamente non ci siano né il numero dei docenti né l'organizzazione necessari per attuarlo.

Approfitto, signor Presidente, anche per dire al Ministro che nella giornata odierna viviamo con qualche imbarazzo il proporre una serie di istanze che riteniamo ragionevoli e sulle quali vorremmo il conforto del parere del Governo, del quale però non riusciamo mai ad udire la voce.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.20, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE.Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.21 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 4.22, presentato dal senatore Ceruti e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.43.

BLAZINA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BLAZINA (PD). Signor Presidente, vorrei esprimere il mio voto favorevole all'emendamento in esame, che racchiude il contenuto dell'intervento svolto nell'ambio della discussione generale con riguardo alle scuole con lingua d'insegnamento sloveno. Si chiede al Governo fin d'ora di avere delle certezze, delle garanzie sul funzionamento di tale scuole. L'emendamento è suddiviso in due parti, perché due sono i modelli didattici adottati in questi anni di tali scuole.

La prima parte dell'emendamento riguarda le scuole nelle province di Trieste e Gorizia dove il modello adottato prevede l'insegnamento di tutte le materie in lingua slovena e la lingua italiana è insegnata come materia. Non sappiamo in questo momento, stante la previsione delle ventiquattro ore, come si riuscirà a far fronte a questa esigenza.

L'altra parte dell'emendamento riguarda il modello adottato per motivi storici presso la scuola bilingue di San Pietro al Natisone dove invece tutte le materie di insegnamento vengono insegnate in ambedue le lingue, nella lingua slovena e nella lingua italiana. Anche su questo versante il decreto, così come proposto dal Governo, non offre nessuna garanzia affinché tali modelli possano essere utilizzati anche nel futuro.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.43, presentato dai senatori Blazina e Rusconi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.23, identico all'emendamento 4.13.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, chiedo con l'emendamento 4.23 la soppressione del seguente comma 2: «Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria, per le ore d'insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali». Ciò è in contraddizione totale con quanto è scritto nell'articolo 4 e con tutto quello che si sente in quest'Aula. Le ore sono ventiquattro: due di religione, le altre di educazione civica (che abbiamo già approvato), italiano, matematica, attività artistiche e attività motorie, musica, eccetera. Come fa l'insegnante unico anche con un incentivo contrattuale? Quante ore? Che incentivo? Con i soldi di chi? Mi stupisco che la Commissione bilancio non abbia avuto nulla da dire.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, l'emendamento 4.23, presentato dal senatore Vita e da altri senatori, identico all'emendamento 4.13, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

 

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.14 è improcedibile.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4, che invito i presentatori ad illustrare.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, con il ritorno - come previsto dall'articolo 4 - al maestro unico, vi sarà un ridimensionamento del personale docente, già previsto espressamente nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008.

La scuola elementare italiana, secondo i dati dell'OCSE, è ai primi posti nelle classifiche internazionali per l'attuale modello didattico. Il ripristino del docente unico nella scuola primaria rende oggettivamente più difficile l'integrazione scolastica soprattutto dei bambini con disabilità che, anche qualora non venisse meno il sostegno, risentirebbero certamente della riduzione del numero di insegnanti e della fine dell'esperienza positiva della compresenza in classe.

Il dispositivo in esame, oltre a creare un forte allarme circa la riduzione del numero dei docenti e il ritorno al maestro unico, nulla dice espressamente circa il numero dei docenti per il sostegno e degli alunni nelle classi frequentate da studenti con disabilità.

Signor Presidente, l'ordine del giorno G4.100 è importante perché con esso chiediamo di impegnare il Governo ad avviare azioni che continuino a garantire nell'ambito dell'autonomia scolastica, la creazione di un'offerta diversificata e di qualità, capace di offrire ai nostri giovani un'istruzione pubblica e una formazione più rispondente alle propensioni di ognuno, alle esigenze didattiche e territoriali, nonché ai bisogni delle famiglie e ad adottare le opportune iniziative al fine di mantenere quanto già stabilito in riferimento al numero massimo di alunni per classe, in modo da considerare come priorità l'integrazione degli alunni con disabilità e con disturbi specifici di apprendimento.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, illustro l'ordine del giorno G4.101. La disposizione prevista dall'articolo 4 non chiarisce l'organizzazione del tempo pieno in quanto prevede che nei regolamenti per l'articolazione dell'orario scolastico si deve tener conto sia delle esigenze di organizzazione didattica, sia delle domande delle famiglie, creando così un'evidente incertezza su quello che sarà il futuro del tempo pieno.

A tal riguardo vorrei svolgere una riflessione. Su un quotidiano di alcuni giorni fa è stato riportato il caso di un ragazzo appartenente ad una tipologia di studenti di cui forse il ministro Gelmini neanche conosce l'esistenza: mi riferisco ai portatori di handicap. Forse nella sua famiglia non c'è un disabile, ma la inviterei a riflettere sul fatto che questi ragazzi non avrebbero più il sostegno personalizzato per il decurtamento dei fondi necessari. Non vi saranno più maestre con diverse specializzazioni a causa dell'introduzione del maestro unico e vi saranno otto ore in meno di scuola alla settimana per l'eliminazione del tempo pieno.

Signor Ministro, questo bambino disabile frequenterebbe 22 ore di lezione settimanali, più due ore di religione: otto ore settimanali in meno rispetto ad oggi. Non avrebbe più un insegnante di inglese perché - come ormai avete deciso - i docenti che saranno assunti in futuro dovranno di essere in grado di insegnare la lingua; l'informatica sparirebbe dall'insegnamento specialistico perché la figura dell'insegnante di informatica non è affatto prevista in organico, ma ad occuparsene saranno le nuove insegnanti, anche se prive di certificazione. Questa è una cosa che deve far riflettere, ma sicuramente il Ministro preferisce parlare con i senatori: non so se fa parte del Governo quel signore che le è seduto accanto.

 

NESSA (PdL). È il senatore Carrara!

 

PRESIDENTE. Senatore Carrara, la prego.

 

PEDICA (IdV). Quello è un signore e non fa parte del Governo. Se siede tra i banchi dei senatori diventa un collega, lì non lo è. (Commenti dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi.

PEDICA (IdV). Allora, caro ministro Gelmini, le nuove insegnanti si occuperanno, anche se prive di certificazione, di informatizzare gli alunni come potranno.

Ebbene, cinquanta anni fa - lei non ha questa età, ma io sì, e prima o poi ci arriverà anche lei, perché forse a cinquanta anni raggiungerà la saggezza che oggi non ha e lo sta dimostrando in Aula... (Vivaci proteste dal Gruppo PdL).

 

COLLINO (PdL). Sei un cafone! Buffone!

 

PEDICA (IdV). Ebbene, cinquanta anni fa lo zio di questa persona handicappata...

 

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Senatore Pedica, la pregherei di concludere.

 

PEDICA (IdV). Purtroppo - lo ripeto - voi avete sopra la testa due parole che non vi rappresentano. Guardate in alto e riflettete. Chiedo anche al Presidente di far leggere ai colleghi quelle due parole che sono sopra le loro teste e che indegnamente si trovano da quella parte. (Proteste dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciamo concludere il senatore Pedica. Senatore, la inviterei a concludere.

 

PEDICA (IdV). Io vorrei concludere, ma vi è una parte politica che fomenta anche i ragazzi qui sotto; sono appunto questi, quelli che devo chiamare colleghi in questo momento, che non aspettano altro che mobilitare i ragazzi che sono qui da questa mattina sotto la pioggia.

Ricordo di nuovo al signor Ministro che cinquant'anni fa - signor Ministro, c'è poco da ridere - lo zio di questa persona handicappata faceva due ore in più di lezione alla settimana. Lei non ha idea di cosa sta combinando con questo suo decreto. Chiedo anche ai colleghi di centrodestra di avere la responsabilità di ritirare questo decreto‑legge, con cui lei, signor Ministro, sta sfasciando la scuola, la sta facendo tornare privata, come volevate fare pochi anni fa e non ci siete riusciti. (Commenti dal Gruppo PdL).

Credo allora che sia opportuno che il Governo si impegni ad adottare le misure necessarie al fine di rendere il nuovo sistema scolastico pienamente coerente con le esigenze delle famiglie che fanno richiesta di usufruire del tempo pieno - quello che non ha capito il signor Ministro - garantendo in primo luogo il numero adeguato di insegnanti di ruolo per la realizzazione di tutte le richieste di tempo pieno offrendo, in tal modo, una formazione che sia effettivamente finalizzata allo sviluppo sociale e produttivo del Paese e non a soddisfare il capriccio di un partito oppure di un Ministro che non sa cosa sta dicendo. (Applausi dal Gruppo IdV).

PORETTI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, ci tengo ad illustrare l'ordine del giorno G4.200, sottoscritto anche dal collega Perduca, in merito al tempo pieno e all'occupazione femminile. Non è un caso, infatti, che la Strategia di Lisbona abbia abbinato la necessità di far crescere l'occupazione femminile proprio a servizi e strutture di welfare al femminile.

Proprio oggi la UIL-Scuola ha fornito alcuni dati che collegano l'occupazione femminile al tempo pieno. Nell'anno 2007-2008, a fronte di un aumento di bambini che hanno frequentato il tempo pieno, si è registrato nello stesso periodo un aumento dell'occupazione femminile.

Augurandomi che questo ordine del giorno venga accolto dal Governo, colgo l'occasione per segnalare al ministro Sacconi una lettera aperta, che reca come primi firmatari i senatori Bonino e Ichino, in cui si evidenzia un'assente nel Libro verde - la popolazione femminile - proprio richiedendo di fare maggiore attenzione all'occupazione femminile, fornendo anche uno strumento quale poteva essere quello dell'equiparazione dell'età pensionabile, affinché i risparmi derivanti fossero vincolati alla creazione di strutture e di welfare ed evitando altresì il rischio dell'avvio di una procedura d'infrazione comunitaria a carico del nostro Paese proprio su questo argomento.

Credo che il legame tra tempo pieno e occupazione femminile debba essere tenuto presente e mi auguro quindi l'accoglimento di questo ordine del giorno.

 

PRESIDENTE. I restanti ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno G4.100, G4.101, G4.102, G4.103 e G4.104. Il Governo accetta, invece, come raccomandazione l'ordine del giorno G4.105.

Il Governo esprime, altresì, parere favorevole sugli ordini del giorno G4.106 e G4.107, mentre accetta come raccomandazione l'ordine del giorno G4.200.

Il Governo esprime poi parere favorevole sugli ordini del giorno G4.108, G4.109 (testo 2) e G4.110, mentre è disposto ad accettare come raccomandazione l'ordine del giorno G4.111, se riformulato con la soppressione del primo periodo del dispositivo. Andrebbero soppresse, cioè, con riguardo all'impegno del Governo, le parole da «a prevedere che i regolamenti recepiscano» fino alle altre «due insegnanti per classe».

 

PRESIDENTE. Senatrice Soliani, accetta?

 

SOLIANI (PD). Manterrebbe l'impegno a prevedere che i regolamenti recepiscano le esigenze espresse dalle famiglie?

 

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Propongo di sopprimere la parte del dispositivo con cui si impegna il Governo: «a prevedere che i regolamenti recepiscano esplicitamente le esigenze espresse dalle famiglie in termini di organizzazione didattica per quanto riguarda il tempo pieno e due insegnanti per classe».

Se si esclude questo paragrafo, il Governo accetterebbe la restante parte dell'ordine del giorno come raccomandazione.

SOLIANI (PD). Lei, signor Sottosegretario, ha dato per il ministro Gelmini e per il Governo la risposta negativa che avevate il dovere di rendere nota fin da subito. Voi non accettate che i regolamenti dicano che alle domande delle famiglie del tempo scuola si risponda positivamente, quindi voi ora state affermando che si risponde di no.

È chiaro che accettate il resto della raccomandazione, che accettate il principio dell'autonomia scolastica e di dover riferire sugli effetti applicativi. Ma la risposta che attendevamo in questo momento voi la fornite: non recepite la parte che prevede la soddisfazione della domanda delle famiglie. Questo è chiaro e mi rincresce molto.

Ministra Gelmini, avrebbe il dovere di fronte al Paese, di fronte al Parlamento di dire una parola chiara al riguardo perché lei ha la responsabilità di assicurare alle famiglie italiane il tempo scuola che oggi c'è. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Mi pare che la senatrice Soliani non si ritenga soddisfatta, quindi al momento opportuno effettueremo la votazione dell'ordine del giorno.

 

GARRAFFA (PD). Deve parlare il Ministro!

 

PRESIDENTE. Non posso costringere il Ministro.

La prego di proseguire con i parere, onorevole Sottosegretario.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il parere è favorevole, infine, agli ordini del giorno G4.112 e G4.300.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.100, G4.101, G4.102, G4.103 e G4.104 non verranno posti in votazione.

Senatore Vita, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G4.105, che il Governo ha dichiarato di accogliere come raccomandazione?

VITA (PD). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.106 e G4.107 non verranno posti in votazione.

Senatrice Poretti, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G4.200, che il Governo ha dichiarato di accogliere come raccomandazione?

PORETTI (PD). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.108, G4.109 (testo 2) e G4.110 non verranno posti in votazione.

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.111.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4.111, presentato dalla senatrice Soliani e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.112 e G4.300 non verranno posti in votazione.

Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 4, che invito i presentatori ad illustrare.

RUSCONI (PD). Signor Presidente, penso lei comprenda quanto l'articolo 4 sia fondamentale. Chiedo, quindi, di utilizzare in questa occasione parte del tempo da lei convenuto insieme ai Capigruppo.

 

PRESIDENTE. Certamente, continui, senatore Rusconi.

 

RUSCONI (PD). L'emendamento 4.0.1 ed il successivo affrontano un problema importante, cioè la salvaguardia delle scuole dei piccoli comuni montani, dei piccoli comuni in genere, oppure delle periferie delle grandi città e di tutte le periferie a rischio che, altrimenti, rischiano di perdere la dirigenza scolastica e la segreteria, o addirittura di vedere lo scioglimento dei plessi con meno di 50 bambini.

Oggi in Commissione il sottosegretario Pizza, a cui va dato almeno l'onore di aver presenziato con molto impegno a gran parte dei lavori, ha detto di essere d'accordo; pertanto ci aspetteremmo una parola chiara almeno da parte sua.

Signor Presidente, mi permetta una battuta, e lo dico con tono sommesso. Ogni giorno leggiamo - ma non noi dell'opposizione, le famiglie italiane - che il sostegno non verrà toccato, che i Comuni montani non verranno toccati, che i piccoli Comuni non verranno toccati, che il tempo pieno non verrà toccato, anzi. Ma al Ministero chi ha compilato le tabelle del piano programmatico con 132.000 persone in esubero? Lo dico perché, con una certa ostinazione, ogni mattina entro nel sito del Ministero, vado in Commissione al Senato e controllo se dopo l'ennesima dichiarazione del Ministro questi dati sono stati corretti o ritirati.

Siccome il Ministro, con inusuale severità, punì fin troppo esemplarmente la persona che aveva compilato i temi dell'esame di Stato confondendo l'attribuzione di un affetto, cosa che in una poesia di Pavese mi sembrava anche perdonabile visto il valore della poesia, non so quali provvedimenti il Ministro intenda prendere verso quei funzionari che, nonostante le sue dichiarazioni e quelle del Presidente del Consiglio, continuano a pubblicare dati secondo i quali saranno tagliati 132.000 posti di lavoro, a partire dal prossimo anno, nel triennio dagli organici del Ministero della pubblica istruzione. Ci dica chi sono i responsabili tra i funzionari e cosa intende fare il Ministro. (Applausi dal Gruppo PD).

PIGNEDOLI (PD). Signor Presidente, vorrei soffermarmi sugli emendamenti 4.0.1 e 4.0.2 per sottolineare ancora quanto tali disposizioni siano indispensabili per la tenuta dei territori montani e dei piccoli Comuni. Credo che su questa partita valga la pena soffermarci un attimo, perché stiamo parlando del 50 per cento di territorio italiano; stiamo parlando di migliaia di Comuni, di piccoli plessi e di piccole comunità per cui la scuola primaria non è solo un servizio di base che serve per la permanenza delle famiglie e dei cittadini, della popolazione di quei territori, ma è molto di più: è il senso dell'identità di comunità che ogni giorno faticano a mantenere una permanenza equilibrata e la possibilità di avere uguale dignità, così come la Costituzione recita.

Con questi emendamenti non manifestiamo la volontà di mantenere lo status quo, ma andiamo incontro a quella che viene dichiarata volontà di innovazione. Diciamo che anche in questi territori ci vuole una governance adeguata a spazi dove ci sono piccoli numeri e grandi territori, grandi distanze, però partendo dall'idea che la scuola primaria, la scuola dell'obbligo deve essere salvaguardata perchéè l'elemento essenziale della coesione delle comunità. Assieme ai servizi sanitari di base la scuola rappresenta questo; è il primo elemento grazie al quale riusciamo a frenare quel trend che continuamente spinge le persone dalle zone rurali, dai piccoli Comuni, dalle isole verso i grandi centri urbani. Smantellando i presidi scolastici, stiamo dando un colpo netto a questo sistema. Le famiglie, le popolazioni non rimangono solo per la possibilità di lavoro in un territorio, ma anche perché ci sono i servizi di base e questo diventa un elemento assolutamente prioritario.

Credo che dobbiamo ragionare, minoranza e maggioranza, su quello che sta capitando e quello che capiterà alle zone che oggi sono a grave rischio, che non hanno altre opportunità. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

BASTICO (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare gli emendamenti 4.0.101 e 4.0.100.

L'emendamento 4.0.101 contiene una proposta che, peraltro, è in attuazione di una legge vigente e vorrei invitare il Ministro a rispettare le leggi vigenti.

Si prevede che nell'ambito della Conferenza unificata Stato-Regioni venga definito un apposito piano triennale per l'articolazione del tempo pieno nei vari territori. Abbiamo anche uno strumento di condivisione tra il Governo e le autonomie locali, perché questa sinergia - mi auguro che il Ministro lo comprenda - è assolutamente indispensabile. Lo strumento c'è e c'è anche un'indicazione, quella di destinare - del resto, Ministro, l'avete detto tante di quelle volte che ad un certo punto abbiamo voluto darvi credito - i risparmi derivanti dalla riorganizzazione (che non condividiamo) del maestro unico alla diffusione del tempo pieno. A tale riguardo il Presidente del Consiglio che ci ha anche fornito delle indicazioni numeriche: il 50 per cento in più e nella seconda conferenza stampa ha detto il 60 per cento in più.

Noi vogliamo che queste indicazioni numeriche siano confermate da lei qui, in una sede istituzionale. E nell'emendamento abbiamo indicato lo strumento attraverso il quale ciò è possibile: dedicando le eventuali economie derivanti dal piano di rimodulazione attraverso il maestro unico all'aumento del tempo pieno, secondo un piano che verrà deliberato in Conferenza unificata Stato-Regioni.

Abbiamo ancora sottolineato quanto è essenziale il tempo pieno, non tanto come tempo lungo (qui mi riferisco al secondo degli emendamenti che sto illustrando) quanto come modalità di carattere didattico, caratterizzata dalla unitarietà dell'offerta scolastica nel mattino così come nel pomeriggio, dalla possibilità di innovare le modalità didattiche, dall'integrazione e dalla compresenza di più docenti che possono realizzare quella importante organizzazione didattica volta a far sì che tutti i bambini - perché questa è la finalità della scuola, Ministro, non lo dimentichiamo - raggiungano i livelli di apprendimento che riteniamo essenziali.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 20,25)

 

(Segue BASTICO). Riteniamo questo uno dei punti chiave di questo provvedimento che non condividiamo, perché con la perdita del tempo disteso per l'apprendimento (conseguentemente lei sa che nelle quattro ore si potrà fare soltanto una didattica di carattere frontale perché non c'è il tempo materiale per sviluppare altri tipi di attività, quali quelle di laboratorio e di divisione in gruppi) miniamo un aspetto fondamentale della scuola di base: condurre i bambini, tutti e non uno di meno, ai livelli di apprendimento che riteniamo essenziali dopo il primo ciclo della scuola dell'obbligo.

Credo che se ci fosse un minimo di coerenza, questi emendamenti verrebbero qui approvati. (Applausi dal Gruppo PD).

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, illustrerò l'emendamento 4.0.3, concernente il tempo pieno e il tempo modulare.

Dopo il no così netto espresso sull'ordine del giorno Soliani, il Governo ha una chance in più per non contraddirsi. Ci è stato chiesto in tutto questo periodo se mai fosse stato possibile trovare qualche convergenza con il Governo sul decreto in esame.

Fino alla conferenza stampa del Presidente del Consiglio e del ministro Gelmini la scorsa settimana francamente era impossibile dire che convergevamo su qualcosa perché era stato detto di no a qualsiasi emendamento che avevamo illustrato in Commissione. Quella conferenza stampa ha espresso chiaramente l'indicazione di un maestro prevalente (ed abbiamo capito che era impropria anche l'espressione), ma sul tempo pieno e sul tempo modulare, dicendo che ciò che le famiglie avrebbero richiesto sarebbe stato possibile al Governo consentire, da quel momento in poi, pur essendo intervenuto qualche argomento su cui potevamo esprimere un accordo, non abbiamo più trovato alcuna condivisione.

Siamo d'accordo sul tempo pieno e il tempo modulare, come illustrati dal Presidente del Consiglio, ma lo abbiamo saputo solo la settimana scorsa quando ormai eravamo in Aula. Perché non accettare questi emendamenti che fanno chiarezza e che dimostrano che il dibattito è servito a realizzare convergenze? È inspiegabile. C'è una autoreferenzialità del Governo, un'autosufficienza un po' superba su qualsiasi cosa diciamo della scuola e che riguarda l'intero Paese e il futuro dei bambini, dei bambini anche della maggioranza, non solo del PD.

Questo futuro è stracciato: sarà una scuola con un rapporto unilaterale ingessato fra i bambini e un insegnante unico, che dovrà essere tuttologo e dovrà imparare persino l'inglese, con 150-200 ore di aggiornamento. Lascio capire a voi come sarà il rapporto di un bambino per 200 giorni all'anno, per 1.000 ore sempre con la stessa persona. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, esprimo parere contrario a tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.0.1, presentato dalla senatrice Pignedoli e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.2.

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, esprimo il mio favore nei confronti dell'emendamento 4.0.2 e ricordo al Ministro e al Sottosegretario che in più occasioni, durante il dibattito in Commissione, sono state fornite ampie garanzie in merito al fatto che le comunità dei cittadini che vivono nelle aree più deboli del Paese, le aree montane, rurali eccetera, non subiranno alcun danno da questo decreto.

Aggiungo, signor Presidente e signora Ministro, che in realtà ci saremmo augurati che tutti gli interventi sulla scuola fossero stati ricompresi all'interno di un unico provvedimento. Invece è dall'inizio di questa legislatura, signora Ministro, che siamo obbligati per ogni provvedimento del Governo, anche con titoli diversi da quelli sulla scuola, a rincorrere gli articoli che riguardano il sistema scolastico.

In Commissione abbiamo oggi cominciato - e purtroppo concluso - il dibattito sul decreto-legge n. 154. Mettendo insieme tutti i provvedimenti in questione (la legge n. 133, quella in discussione e il decreto-legge n. 154), temiamo fortemente che le aree deboli del Paese ne saranno penalizzate. Il significato di questo emendamento e di quello successivo è proprio quello di salvaguardarle.

Voi avete più volte ripetuto, sia all'esterno di queste Aule sia all'interno, durante il dibattito in Commissione, che ci sono garanzie. Oggi, per favore, dateci un segnale chiaro. Comprendiamo la difficoltà di votare a favore di un emendamento che farebbe saltare i tempi di esame del decreto, ma vi chiediamo comunque un esplicito segnale di garanzia su tali questioni.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.0.2, presentato dalla senatrice Pignedoli e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.0.101 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 4.0.3, presentato dalla senatrice Soliani e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo all'emendamento 4.0.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

 

LEGNINI (PD). Ne chiediamo la votazione.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

 

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.100, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, ho presentato diversi emendamenti su questo articolo, alcuni dei quali segnalano il problema dell'adozione dei libri di testo con particolare riferimento ai tempi di durata del libro adottato. Noi riteniamo giusto fissare un termine, ma non così lungo. Proponiamo pertanto che almeno per i licei l'adozione del testo duri due anni e non di più; per le scuole secondarie si prevedono addirittura sei anni e ci sembra francamente eccessivo considerata l'epoca nella quale viviamo, in cui i cambiamenti sono molto veloci. Quindi proponiamo per i licei un termine di due anni e per le altre scuole un massimo di cinque anni.

VITA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 5 presenta degli aspetti - se c'è un ascolto su questi argomenti, non è tutto scontato - un po' surreali. Per un verso, infatti, in numerosi provvedimenti di questo Governo si contempla in modo quasi estasiato il tema dell'innovazione; per altro verso, a fronte della velocità della rete e di Internet, si bloccano i libri di testo per un quinquennio, che rappresenta un tempo lunghissimo nella stagione in cui viviamo, condannando in sostanza le ragazze e i ragazzi ad una forma di subalternità ad altre forme cognitive, perché non c'è la possibilità che una ragazza o un ragazzo per cinque anni usi lo stesso testo. Andrà altrove ad aggiornarsi. Si tratta perciò di un articolo da rivedere e gli emendamenti a mia firma sono finalizzati a ridurre perlomeno ad un triennio il periodo dell'adozione dei libri di testo.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 5, compresi quelli volti ad introdurre articoli aggiuntivi dopo lo stesso.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 5.1 è improcedibile.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.15.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Mariapia Garavaglia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.15, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori, fino alle parole «a nuove adozioni».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.15 e l'emendamento 5.37.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.14, identico all'emendamento 5.7.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 20,39)

PRESIDENTE.Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.14, presentato dalla senatrice Serafini Anna Maria e da altri senatori, identico all'emendamento 5.7, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 5.38, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori, fino alla parola «deliberano».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.38 e l'emendamento 5.16.

Metto ai voti l'emendamento 5.17, presentato dalla senatrice Serafini Anna Maria e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.18.

SOLIANI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SOLIANI (PD). Ministra Gelmini, vorrei sapere chi ha messo mano a questo articolo sui libri di testo, chi l'ha consigliata al Ministero (Applausi dal Gruppo PD). L'unico strumento che il Governo nazionale trova è stabilire che per cinque anni i libri di testo non si cambiano; cioè, la cultura che i ragazzi incontreranno con i loro libri di testo è ferma per cinque anni mentre il mondo fuori va di corsa. Lei capisce che un emendamento... (Vivaci commenti dai banchi della maggioranza).

 

PRESIDENTE. Colleghi, lasciate parlare la collega Soliani.

 

SOLIANI (PD). Signor Presidente, un emendamento in cui si propone che il cambiamento sia almeno consentito dopo due anni è perfino ironico, ma sotto c'è qualcosa di più grave: c'è la sciatteria di un Governo, di un Ministro e dei suoi consiglieri che hanno trovato solo questo strumento e non altri per intervenire su una partita enorme quella dei libri di testo. Si possono aiutare le famiglie con sgravi fiscali, ci si può mettere d'accordo con gli editori. (Vivaci commenti dai banchi della maggioranza).

Suppongo che gli insegnanti avranno sicuramente voglia di incentivare l'uso di altri strumenti, magari con il ciclostilo o i mezzi che hanno a disposizione. Peccato che non abbiano soldi! Peccato che il maestro unico non possa fare niente di tutto questo! Perfino sui libri di testo... (Commenti del senatore Mazzaracchio).

 

PRESIDENTE. Senatrice, la prego, si rivolga alla Presidenza. Colleghi, lasciamo parlare la senatrice Soliani. Ha il diritto di esprimersi e conosciamo la sua competenza sul punto, quindi in ogni caso merita attenzione al di là della condivisione.

 

SOLIANI (PD). Signor Presidente, la ringrazio, ma qui non c'entra la competenza: c'entra la libertà!

 

PRESIDENTE. Anche, senatrice, quella è sottintesa.

 

SOLIANI (PD). Non so se il collega che sta brontolando ha dei nipoti, ma vada a dire loro che il libro adottato resta lo stesso per cinque anni! Su questo punto il Governo dimostra un'insensibilità e, in un certo senso, un'ignoranza dei processi reali della conoscenza e della cultura che veramente sgomenta.

Se volete tagliare da qualche parte, vi chiedo di farlo in modo intelligente; dovete convincere la scuola che si va a toccare qualcosa là dove si può. In questo caso è in gioco anche la libertà d'insegnamento dei docenti, i quali non staranno fermi per cinque anni con la loro testa (questo è sicuro), e mi domando cosa diranno i genitori quando vedranno queste cose.

Ministra Gelmini, lei ha pensato di poter ottenere molto presto l'approvazione di questo provvedimento qui in Senato, ma le assicuro che i problemi cominceranno il giorno dopo: inizieranno giovedì, quando vedrà le grandi manifestazioni per la scuola, e li ritroverà a gennaio, quando queste norme saranno conosciute in modo diretto dalle famiglie, che si rivolgeranno ai dirigenti scolastici e agli insegnanti per chiedere come sarà il futuro della loro scuola.

Non mi riferisco quindi solo ai grandi tagli, ma perfino a questa visione miope della cultura, la cultura a peso, la cultura senza opportunità di avvalersi di strumenti in più. Quelli che ci sono, i libri, restano fermi lì, non bisogna dare ai ragazzi la possibilità di utilizzarli secondo il termometro e il ritmo del tempo. Ripeto ancora, signora Gelmini, il mondo della scuola italiana non sta fermo per cinque anni! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, ho chiesto la parola perché c'è un limite a tutto. Questa norma rappresenta il contrario di quello che si dice, cioè una speculazione ai danni delle famiglie, con modifiche pretestuose nei libri di testo che causano spese inutili. Di questo c'è da vergognarsi! (Applausi dal Gruppo PdL). Avete detto una cosa enorme e lo dico anche a quelli che fuori di qui seguono il dibattito, è la prova della vostra malafede: è una norma per far spendere meno alle famiglie e impedire le speculazioni delle case editrici. Vergognatevi! (Vivi applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.18, presentato dalla senatrice Soliani e da altri senatori, fino alle parole «nel quinquennio».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.18 e gli emendamenti 5.19, 5.21 e 5.22.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.8, identico all'emendamento 5.23.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, trovo sgradevole che chi non ha mai provato ad insegnare ritenga, con tanta sicumera, che i libri di testo possano rimanere non aggiornati: vada per la grammatica d'italiano, vada per la matematica... (Vivaci proteste dai banchi della maggioranza).

 

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciate parlare la senatrice Garavaglia.

 

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Penso anzi che nemmeno i metodologi di matematica sarebbero tranquilli pensando che non si aggiornano i testi. La metodologia cambia continuamente; ci sono modi di insegnare per i quali io dovrei aggiornarmi perché ora non sarei più in grado di farlo. So che in quest'Aula siete tutti più intelligenti, più preparati, migliori di me. (Vivaci commenti dai banchi della maggioranza).

Io, da stupida, ignorante, insegnante (poiché voi annuite quando dico che sono stupida e ignorante, sono umile abbastanza per riconoscermi tale), voglio ricordarvi che questo articolo 5 è assolutamente insensato. Siete costretti ad approvare questo decreto così com'è. (Proteste dai banchi della maggioranza). Non voglio ricordare i nomi dei colleghi della maggioranza che, nella Commissione competente, su questo articolo hanno espresso più dubbi di quanti avrei potuto esprimerne io stessa.

Siccome quello al nostro esame è un decreto in cui si parla sempre di spesa, di quanto costa l'istruzione, la critica più acuta era sui diritti d'autore. Allora, ricordatevi che per certa parte dell'elettorato di riferimento anche i diritti d'autore sono importanti. Non è il caso mio, ma chi in Commissione ha sostenuto tale critica evidentemente aveva buoni motivi. Parliamo di libri di scuola e, se ad oggi siamo sicuri che alcuni non sono fatti come vorremmo o come vorreste, ci sono i consigli di classe, c'è il collegio dei docenti, il Ministero ha gli ispettori, ci sono i dirigenti regionali e provinciali, c'è molta gente che dovrebbe essere riconosciuta costituzionalmente libera nell'insegnamento e quindi anche nella scelta dei testi.

Avrei voluto che parlassimo dei libri in una maniera diversa, riconoscendo che sono un fatto prezioso (altro che scaricarli da Internet), che sono la tradizione, un bene da tenere in mano, da coltivare, da non sciupare, proprio perché costano. (Commenti dai banchi della maggioranza).

Ci sono tante modalità a livello locale per favorire il risparmio, come i comodati o i prestiti, ad esempio. Ci sono tanti modi per pagare i libri di testo senza questo dirigismo ministeriale. L'unico dirigismo vero è quello del Ministro delle entrate e delle uscite, cioè il Ministro del tesoro, perché poteva detassare i libri che sono un bene prezioso per la famiglia. Quello sì che sarebbe stato un atto che avrebbe fatto capire da che parte si sta. (Applausi dal Gruppo PD).

BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Colleghi vi pregherei di distribuire tra di voi i tempi degli interventi per rispettare l'orario che ci siamo dati.

Ha facoltà di parlare, senatrice Boldi.

 

BOLDI (LNP). Signor Presidente, io non sono un'insegnante, né un'esperta di scuola, ma sono stata un'alunna e sono stata una mamma. Credo che non possano esserci dubbi sul fatto che l'intenzione di questo articolo sia quella di far risparmiare le famiglie italiane, mentre in merito al fatto che in cinque anni possano cambiare le proprie posizioni su determinate materie mi domando di che cosa stiamo parlando. Se parliamo dei libri di testo per la scuola elementare, credo che non possano cambiare le conoscenze richieste ad un bambino delle elementari, come le tabelline o le operazioni (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dal Gruppo PD).

Ho sentito parlare di metodo, ma il metodo non è nel libro di testo; il metodo è quello dell'insegnante e vorrà dire che se ci saranno delle novità sarà l'insegnante che, come usava ai miei tempi, le spiegherà agli alunni che prenderanno i loro appunti e le apprenderanno.

 

MARAVENTANO (LNP). Brava!

 

BOLDI (LNP). Ai miei tempi, quando si studiavano l'Iliade e l'Odissea, il testo era sempre quello, poteva cambiare il commento; mi ricordo che avevo ancora quello di Annibal Caro e l'ho usato io come lo aveva usato mia sorella sei anni prima di me perché non era cambiato nulla.

Dovete spiegarmi qual è la difficoltà nel mantenere un libro di testo per cinque anni. Per le materie scientifiche, ripeto, avremo dei validissimi insegnanti che spiegheranno le novità che vengono dalla ricerca. Quindi, per favore, aiutiamo le famiglie, altrimenti mi viene il dubbio che davvero, invece delle famiglie, si vogliano aiutare solo gli editori. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Senatrice Adamo, non le nego la parola, ma le segnalo che a nome del suo Gruppo ha già parlato la senatrice Mariapia Garavaglia.

 

ADAMO (PD). Allora, parlo in dissenso, Presidente.

 

PRESIDENTE. In questo caso ne prendo atto e le do la parola.

 

ADAMO (PD). Intanto, mi meraviglio che il Capogruppo del Partito della Libertà abbia usato un simile tono. Ma sorvoliamo su questo.

La senatrice Garavaglia ha evidenziato che esistono altre strade per raggiungere l'obiettivo di far risparmiare le famiglie. Infatti, a meno che non si abbiano due figli che frequentano entrambi la stessa scuola (ad esempio superiore) a distanza di cinque anni l'uno dall'altro, le famiglie non risparmiano con questo provvedimento. Sia chiaro, le famiglie risparmierebbero se si chiamassero gli editori e si dicesse loro che devono abbassare i prezzi oppure se si dicesse che gli insegnanti devono adottare un testo solo, non cinque per ogni materia.

Infine, signor Presidente, vorrei soprattutto chiedere al Ministro, che nel decreto-legge n. 112 ha scritto che bisogna privilegiare i libri (non so cosa voglia dire "privilegiare") pubblicati dalle case editrici che mettono i testi on line, se ha già l'elenco di tali case editrici, se pensa che le famiglie italiane abbiano tutte il computer o se sa che per la scuola elementare i libri di testo li pagano i Comuni con il diritto allo studio.

Quando le famiglie si rivolgeranno tutte al Comune per chiedere i soldi per le fotocopie ci dirà il Ministro dove li prenderemo. Grazie, Ministro! (Applausi dal Gruppo PD).

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, mi scusi, mi rivolgo alla senatrice Garavaglia: nessuno può aver pensato lontanamente, senatrice, che lei sia persona meno che qualificata, men che meno la collega Soliani, la quale, peraltro, si è risentita perché qualcuno le ha mancato di rispetto, ma nel suo dire ha accusato di «sciattoneria» - ed è la parola più lieve - il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori e quant'altri. (Commenti dal Gruppo PD).

VOCI DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE. Sciatteria, non «sciattoneria»!

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Guardate, la forma è l'ultimo degli argomenti che mi interessano.

Quello che voglio farvi osservare è che tutto mi sarei aspettato, in un testo come questo, fuorché la sinistra o il centrosinistra facessero opposizione ad una norma che comunque cerca di far risparmiare le famiglie che si trovano nella minore disponibilità di risorse.

Peggio ancora, fate la mostra di non aver letto la norma: l'articolo 5 dice, tanto per cominciare, che si adottano i libri di testo degli editori che si sono impegnati «a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio» e poi «salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili». (Applausi dal Gruppo PdL).

 

NANIA (PdL). Bravo!

 

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Quindi, se vi sono appendici di aggiornamento, queste si possono rendere disponibili anche nel quinquennio. Ma non basta, c'è ancora una clausola di riserva: «Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l'adozione dei libri di testo avviene nella scuola primaria con cadenza quinquennale». Quindi, salvo particolari esigenze. Ma ancora non basta: «Il dirigente scolastico vigila affinché le delibere dei competenti organi scolastici concernenti l'adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti».

Vi sono non meno di quattro o cinque guarentigie per le quali la norma sacrosanta che viene affermata è accompagnata da tutte le possibili riserve. Mi meraviglia che la sinistra sia contraria a ciò che ognuna delle nostre famiglie e ognuno dei nostri cittadini vanno dicendo in questo momento per strada sull'osceno costo dei libri. E sono battaglie che gli studenti più avveduti hanno condotto per anni e anni contro l'ipercosto dei libri, sia di destra sia di sinistra. Mi meraviglia: su questo testo su tutto dovevate fare opposizione meno che su questo articolo! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).

GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.8, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 5.23, presentato dalla senatore Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, vorrei segnalare che ho espresso voto favorevole, ma non ha funzionato il dispositivo elettronico. Desidero che resti agli atti.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Metto ai voti l'emendamento 5.24, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori, identico all'emendamento 5.10, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.25.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.25, presentato dal senatore Vita e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.27, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.28.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.28, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori, fino alle parole «durata quinquennale».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.28 e l'emendamento 5.26.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.40.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.40, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori, fino alle parole «ad eccezione».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.40 e l'emendamento 5.41.

Metto ai voti l'emendamento 5.29, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.30, identico agli emendamenti 5.2 e 5.11.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.30, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori, identico agli emendamenti 5.2, presentato dal senatore D'Alia, e 5.11, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.31.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.31, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori, fino alle parole «tetti di spesa».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.31 e l'emendamento 5.9.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5.32.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5.32, presentato dal senatore Vita e da altri senatori, fino alla parola «possono».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5.32 e l'emendamento 5.6.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.33, identico all'emendamento 5.5.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.33, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori, identico all'emendamento 5.5, presentato dal senatore D'Alia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.34 e 5.4 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 5.35, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.45, identico all'emendamento 5.12.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.45, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori, identico all'emendamento 5.12, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 5.3 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 5.44, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 5.46 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.13.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.13, presentato dai senatori Blazina e Rusconi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

RUSCONI (PD). Signor Presidente, in primo luogo, considerata anche la sua cultura, vorrei chiedere venia perché prima ho confuso Pavese con Montale. Vorrei che agli atti risultasse la mia correzione. Nella speranza che domani sul sito del Ministero si corregga il numero delle persone in esubero, questa mia correzione penso sarà attesa con più ansia da tanti docenti e non docenti (perché degli altri 44.500 non parla nessuno).

Signor Presidente, ci terrei che il Governo ed il sottosegretario Pizza non si limitassero ad accogliere l'ordine del giorno G5.100 come raccomandazione, ma lo accogliessero pienamente, anche perché altri colleghi illustreranno emendamenti analoghi. Altrimenti, questo provvedimento rischia di essere non d'urgenza, ma «di fretta».

Infatti, dal momento che non si accetta che le spese della cultura siano detraibili, al di là della discussione dei cinque e dei tre anni, mi preme rivolgere una sollecitazione al Ministro: a me va anche bene la proposta dei cinque anni, ma qualcuno mi dovrà spiegare come mai oggi votiamo che rimangano intoccabili per cinque anni i libri di testo e tra un mese invece in Commissione voteremo un piano programmatico che prevede il cambio di gran parte delle discipline scolastiche che obbligherà a cambiare i libri di testo. Qui la mano destra non sa quello che fa la sinistra. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dico perché tra quindici giorni voteremo la riduzione delle ore degli istituti tecnici e professionali e dei licei scientifici e una modifica delle discipline che vorrà dire cambiare i libri di testo. Mi sembra tutto molto coerente con quanto detto finora.

Ci terrei, Presidente, a fornire un dato: non possiamo pensare che la scuola e la cultura siano giudicate solo con categorie economiche. Sono d'accordo sugli interventi reali a sostegno delle famiglie, ma non credo - lo dico da docente - ai libri on line. Non credo che si possa spiegare metà Leopardi oggi e l'altra metà farla stampare da Internet. E se la stampante non funziona? (Applausi del senatore Asciutti). Questo non è serio in una scuola che, ad avviso di tutti, deve diventare più seria.

Aggiungo che, se la cultura è importante in questo Paese, allora dobbiamo lanciare un messaggio unito: comprare un buon libro è più importante che acquistare un vestito griffato. Se anche da questo provvedimento filtra demagogicamente l'idea che l'unico risparmio per le famiglie sta nel fatto che non toccheremo i libri di testo, facciamo capire che la cultura non è importante. Inoltre, con un altro provvedimento che il Governo ha già predisposto si cambieranno le discipline, il che ci obbligherà a cambiare i libri di testo. La mia proposta è quella di rendere detraibili i costi della cultura e, quindi, dei libri di testo.

Sottosegretario Pizza, devo darle atto che ha mostrato molto impegno e cortesia in Commissione. Le chiedo però che l'accoglimento dell'ordine del giorno come raccomandazione ‑ in questo momento oltretutto una raccomandazione viene intercettata e lei sa che è pericoloso in questo Paese - si tramuti in un pieno accoglimento. Infine, fate una buona legge che voteremo insieme affinché i costi della cultura e dei libri di testo siano detraibili. (Applausi dal Gruppo PD).

SOLIANI (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G5.103 impegna il Governo a rispettare in ogni caso - è bene dichiararlo - la libertà dell'insegnamento prevista dalla Costituzione.

C'è un passaggio nella parte dispositiva in cui si impegna il Governo a non precludere con le disposizioni sui libri di testo, di cui all'articolo 5 del decreto, la necessaria corrispondenza del programma didattico alla peculiarietà degli allievi. Penso che l'aver posto questo limite dal punto di vista dello strumento didattico - mi riferisco ai cinque anni - e dal punto di vista culturale possa davvero mettere in difficoltà e restringere l'orizzonte della libertà d'insegnamento e di apprendimento.

Voglio soltanto far notare che è evidente che per gli studenti italiani che provengono da famiglie povere - nelle cui case di libri ve ne sono molto pochi - il libro di testo rimarrà fermo per cinque anni, ma altri studenti, provenienti da famiglie più benestanti, non hanno questo problema dal momento che hanno molte più possibilità.

Negli indirizzi di attuazione, quindi, cercate di mantenere aperte tutte le possibilità, perché gli insegnanti possano decidere e scegliere sulla base della loro libertà, della loro progettualità e della loro capacità di capire di cosa hanno bisogno i ragazzi.

Mi auguro infine che il Governo metta in atto altri provvedimenti per aiutare le famiglie anche sul terreno dell'acquisto dei libri di testo. È possibile ed è quindi doveroso farlo.

VITA (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare molto succintamente l'ordine del giorno G5.101. Se il sottosegretario Pizza, i colleghi e le colleghe hanno la bontà di leggerlo e di valutarlo bene, se la conversazione tra di noi ha un senso, questo testo chiarisce largamente le ragioni dell'obiezione all'articolo 5. In questo testo si suggeriscono procedure di verifica affinché alcune eccezioni previste all'articolo 5 non diventino la forma surrettizia per aggirare lo stesso articolo e affinché l'aumento dei prezzi di copertina non sia proporzionale al blocco temporaneo della stessa adozione dei libri. C'è anche un punto che riguarda Internet. Suggerirei di leggerlo e di accoglierlo perché porrebbe fine a tante polemiche della serata. (Applausi del senatore Perduca).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame. (Brusìo).

Colleghi, un attimo di calma perché la Presidenza deve ascoltare il parere del rappresentante del Governo.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il fatto che il Governo accolga come raccomandazione l'ordine del giorno G5.100, che ha il senatore Rusconi come primo firmatario, significa che ne apprezza le motivazioni. Sull'ordine G5.101 il Governo esprime parere favorevole, mentre l'ordine del giorno G5.102 è accolto come raccomandazione. Infine, il Governo esprime parere favorevole all'ordine del giorno G5.103.

PRESIDENTE. Il Governo ha dichiarato di accogliere gli ordini del giorno G5.100 e G5.102 come raccomandazione; senatore Rusconi, insiste per la loro votazione?

RUSCONI (PD). Signor Presidente, quanto all'ordine del giorno G5.100 mi permetta di leggerne il dispositivo: «impegna il Governo: ad adottare le opportune iniziative normative, sin dalla prossima manovra di bilancio, volte ad agevolare e rendere meno oneroso l'impegno economico delle famiglie, attraverso misure economiche concrete come, ad esempio, la detraibilità fiscale delle spese in libri per l'istruzione e la formazione dei giovani». Non c'è un vincolo, non c'è un onere.

Mi permetto, allora, con molta cortesia, di osservare che di solito l'ordine del giorno non si nega mai. Chiediamo un impegno del Governo a trovare la modalità - non si specifica quale - per rendere detraibile tale spesa. Dopo che per mezz'ora ci siamo sentiti ripetere dalla maggioranza che questa misura sui libri è a favore delle famiglie, non riesco a comprendere l'accettazione dell'ordine del giorno come raccomandazione. Chiedo che venga votato, se non viene cambiato il parere. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. Senatore Rusconi, qual è la sua posizione in merito all'ordine del giorno G5.102?

 

RUSCONI (PD). L'ordine del giorno G5.102 può essere accolto come raccomandazione, ma l'ordine del giorno G5.100 chiedo che sia posto in votazione.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G5.100.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. Vediamo chi vota a favore delle famiglie.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G5.100, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G5.101 e G5.103 non verranno posti in votazione. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, anche l'ordine del giorno G5.102 non verrà posto ai voti.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, si è sviluppata una discussione interessante in quest'Aula a proposito del costo dei libri di testo, su cui vorrei essere chiarissima.

Il problema del costo dei libri di testo è un problema che riguarda le famiglie italiane ed è un punto di impegno anche del nostro Gruppo, tanto è vero che abbiamo investito in emendamenti e in ordini del giorno su questa questione.

Quello che ci divide, colleghi, è una riflessione che ho sentito fare in molti degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto ma che vorrei portare tutta insieme in chiaro.

Ora vorrei rifletteste un attimo sull'ipotesi che questa norma fosse in vigore tra il 1989 e il 1994, nel momento in cui il mondo cambiava e i libri di testo di geografia, ma anche i libri di testo di storia, cambiavano. E nel frattempo cambiavano anche i libri che riguardavano la letteratura, perché veniva a galla e si manifestava una letteratura mai conosciuta in Occidente che era quella di tanti scrittori dissidenti che avevano per anni e clandestinamente prodotto.

Una norma di questo genere avrebbe congelato il sapere, ma lo avrebbe congelato (badate bene, colleghi, perché ciascuno di noi viene da una esperienza scolastica ed ha figli) soltanto per i figli non di quelle famiglie che non avessero avuto la possibilità di reperire la dispensa o la fotocopia (perché quando cambia il mondo non c'è fotocopia che tenga, cambia il punto di vista sul mondo), ma di quelle famiglie che non potevano permettersi, come tante volte a molti di noi fortunatissimi è accaduto, per esempio durante gli anni del liceo, di disporre non solo del libro di testo adottato ma anche di un altro libro di testo di filosofia, piuttosto che di storia che consentiva ad alcuni di noi di avere una marcia in più, di avere un'occasione in più di apprendimento, spesso sollecitato anche dagli insegnanti.

Può capitare poi che vengano fatte delle scelte assolutamente sbagliate dei libri di testo e ciò può accadere, per quanta cura dedichino i consigli dei docenti, e poi c'è l'ipotesi in cui se cambia, secondo il piano programmatico, la programmazione delle materie in interi cicli scolastici, ovviamente cambieranno anche i libri di testo.

Noi ci poniamo il problema di come far gravare il meno possibile sulle famiglie il costo dei libri di testo perché lo riteniamo - e mi pare un'opinione condivisa - lo strumento per garantire a tutti il pari accesso all'apprendimento e alla conoscenza.

Perché è così folle l'idea di cui ha parlato il senatore Rusconi, e che era condensata anche nell'ordine del giorno G5.100, che il costo dei libri di testo venga detratto fiscalmente? Che, cioè, si dica alle famiglie italiane che il costo dei libri non è un costo, ma un beneficio?

Dico ciò pensando alla realtà di tante famiglie - lasciatemelo dire - del Mezzogiorno in cui l'investimento in libri di testo spesso, quando neanche i Comuni sono in grado di fare fronte ai buoni scuola (a me è capitato nella mia città), diventa un lusso ingiustificato e inspiegabile: è più facile che comprino un paio di Nike che un libro di scuola.

Credo, allora, che una norma come quella contenuta nel decreto non parli a quelle famiglie e non risolva queste questioni. Una norma che incida sugli sgravi fiscali può essere, invece, una norma che aiuta in questo senso.

Lo dico perché vorrei non ci fossero fraintendimenti: abbiamo tutti a cuore la stessa questione, cambiano le soluzioni. Noi riteniamo che le nostre siano, consentitemi, più moderne, come più moderno sarebbe un rapporto tra Governo ed editori, più determinato, più pressante. D'altronde, pressate tanto l'opposizione: pressate un poco anche gli editori dei libri di testo. (Applausi dal Gruppo PD).

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, ho preso la parola aderendo alla richiesta di continuare un dibattito giudicato interessante.

Vede, senatrice Finocchiaro, parlo per esperienza personale perché sono stato, tra le altre cose, autore di un'indagine sui libri di testo e, in particolare, relativa ai libri di testo di storia.

Lei ha usato un paragone molto calzante, quello del periodo tra il 1989 e gli anni '90, quando è cambiato il mondo ed è cambiato anche il modo di leggere la storia, perché è caduto il Muro di Berlino, è finito il comunismo, si sono aperti gli archivi sovietici, si sono scoperte cose che gli storici non conoscevano, documenti incredibili. È stato reinterpretato tutto; pensi solo cosa ha significato per la storia d'Italia scoprire che la svolta di Salerno era stata ordinata da Stalin e non proclamata da Togliatti.

Ebbene, in questo contesto, cosa è accaduto per i libri di storia? I libri hanno continuato a modificarsi, a cambiare nella forma grafica, ma non nei contenuti, né nelle cartine; ripeto non sono cambiati nei contenuti. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Abbiamo dovuto attendere più di un decennio e questo è uno sfruttamento della cultura in qualche modo inammissibile, perché ci si nasconde dietro la cultura per far pagare un falso aggiornamento alle famiglie, anche quelle meno abbienti.

Cosa è accaduto? È successo che famiglie che avevano la possibilità di far sapere ai loro figli che il mondo era cambiato, cosa che le nuove edizioni dei libri non dicevano (e le posso dire titolo per titolo, senatrice Finocchiaro, il modo in cui questo si è perpetrato nel tempo e fino a quando si è perpetrato), quelle famiglie hanno ricevuto un giovamento; le altre hanno subito due danni: il primo, quello di non avere nuova informazione; il secondo, quello di aver dovuto comprare nuovi libri a prezzi più alti. Almeno questo scandalo lo facciamo cessare.

Per quanto riguarda i grandi aggiornamenti e le grandi modificazioni, il collega Benedetti Valentini ha usato una parola molto cara alla cultura liberale, cioè «guarentigie». L'articolo in esame ne prevede quattro che in questi casi eccezionali possono attivarsi. Allora, di fronte a tutto ciò e di fronte ad una sperimentazione che conosciamo, credo che questa norma meritasse altro rispetto da chi dice di avere attenzione per i ceti sociali più sfavoriti. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE.Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.0.1, 5.0.3 e 5.0.2 sono improcedibili.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MONGIELLO (PD). Signor Presidente, intendo intervenire a sostegno dell'emendamento 5-bis.4, anche perché ci sono situazioni riguardanti le graduatorie ad esaurimento, tutte quelle situazioni con riserva in cui si trovavano molti insegnanti che avevano fatto e avevano vinto i ricorsi. Tra l'altro si aprono le maglie per l'inserimento in graduatoria di questi docenti, però non si precisa che fine faranno gli stessi, perché non vi è alcun titolo nel testo che riguardi tali graduatorie.

Mi riferisco soprattutto alle parole del Ministro che ha espresso all'inizio dell'altra seduta quando parlava di ultima sanatoria. Voglio soltanto dire al Ministro che non si tratta di sanatoria. Lei non sta facendo alcuna sanatoria perché sono situazioni con riserva che soltanto attraverso una circolare ministeriale poteva tranquillamente deliberare. Se questo vuole essere spacciato per riforma e addirittura per sanatoria ce ne corre.

Voglio anche precisare, se il Ministro non ne è stato informato, che il Parlamento decise l'istituzione delle graduatorie di inserimento per docenti. E questo Parlamento decise ad ogni cambio di maggioranza una nuova forma di reclutamento del personale. Questo Parlamento decise sette anni fa un nuovo tipo di reclutamento attraverso queste graduatorie e coloro che potevano essere inseriti dovevano necessariamente aver superato una prova concorsuale. Questo lo dico al ministro Gelmini come lo dico al ministro Brunetta perché non si passa di ruolo nella scuola ope legis, ci vuole necessariamente una prova abilitante che si può realizzare o attraverso un concorso o attraverso un corso abilitante o attraverso corsi SSIS. Voglio anche ricordare, dato che qui sono presenti il Ministro del lavoro e il suo Sottosegretario, che il Parlamento decise che la prova concorsuale non andava bene perché non formava i docenti; ci fu una discussione parlamentare.

Il Parlamento, tra l'altro, successivamente decise che i nostri docenti italiani dovevano formarsi attraverso una prova diversa, il famoso teach to teach, perché dovevano imparare soprattutto ad insegnare ai nostri ragazzi. Allora decise una nuova forma di reclutamento. Non andò bene ed allora successivamente, dopo tre anni, decise che questi docenti dovevano sostenere una prova biennale da svolgere ovviamente presso le università con il concorso SSIS.

Ecco perché dico, caro Ministro, che i 150.000 docenti precari presenti in graduatoria permanente si aspettavano una sola parola dal Ministro della pubblica istruzione, un Ministro di questa Repubblica, per la fine soprattutto di questa graduatoria. Voglio anche ricordarle che il Parlamento precedente deliberò all'unanimità l'assunzione in ruolo in tre tranche di 150.000 docenti e 40.000 unità di personale ATA. Ne abbiamo soltanto immessi in ruolo per una tranche; la ministra Gelmini all'atto del suo insediamento ha fatto questo gesto di immettere in ruolo soltanto la metà delle persone preventivate, senza dire che fine facessero gli altri e che fine farà l'ultima tranche da immettere il prossimo anno.

Faccio il paio tra i 150.000 in graduatoria ed i 150.000 che hanno tagliato, ovviamente due terzi delle quali donne. Queste gentili docenti ringrazieranno il Ministro da domani. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

RUSCONI (PD). Signor Presidente, intervengo brevemente sull'emendamento 5-bis.6. Sono contento per l'ammissione dei docenti del nono ciclo del SSIS, cosa che riprende un nostro emendamento respinto. Però non si capisce come si coniuga tutto questo con il piano triennale della finanziaria 2007 di assunzione dei precari; non c'è nessun cenno. Sopratutto, è strano in un provvedimento di questo genere che non venga previsto nulla sul futuro reclutamento, soprattutto sul piano del merito e dei giovani migliori.

D'ALÌ (PdL). Signor Presidente, ho ritirato l'emendamento 5-bis.7 e ho presentato un ordine al giorno che do per illustrato.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, illustro l'emendamento 5-bis.0.3 (testo 2).

Il personale docente ed il personale ATA della scuola ammonta complessivamente a circa 1.300.000 unità. Poi ci sono i precari storici, quelli che hanno incarichi annuali, quelli che hanno incarichi per periodi più brevi e quelli che sono in attesa di incarico da 10-15 anni. Ci sono poi le nuove graduatorie che dovrebbero essere formate; ci sono decine di migliaia di persone in attesa.

Ci sono gli stabilizzandi, quelli previsti dalle nostre leggi finanziarie: 150.000 unità (la norma non è stata abrogata ma non si procede all'assunzione). Ci sono i tagli contenuti nel decreto-legge n. 112 del 2008: 87.000 persone docenti e 42.000 non docenti. Ci sono i giovani della SSIS, quelli con diritto alla nomina e quelli senza diritto alla nomina. Ci sono gli ex LSU stabilizzati con le cooperative e per i quali non ci sono più le risorse per garantire loro il lavoro. Ci sono poi gli ex LSU per i quali vi era una riserva di posti nelle assunzioni e coloro che hanno lavorato per i Comuni e poi sono stati trasferiti allo Stato ai sensi dell'articolo 12, comma 4, della legge n. 468 del 1998.

Molte di queste persone hanno contenziosi in corso; alcune con sentenza di primo grado continuano a lavorare, altre con sentenza di secondo grado sono state espulse dal lavoro; altre ancora sono in attesa di pronuncia della Cassazione. Almeno per queste persone trovate una soluzione; troviamo una soluzione definitiva. Ci sono, signora Ministro, centinaia di migliaia di persone che versano in una di queste condizioni, che attendono, che non sanno quale sarà il loro futuro. Signora Ministro, questa sera ci dica qualcosa almeno in merito a queste persone.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario a tutti gli emendamenti all'articolo 5-bis.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5-bis.1, presentato dai senatori Blazina e Rusconi.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5-bis.2.

 

GIAMBRONE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5-bis.2, presentato dai senatori Astore e Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 5-bis.3, presentato dai senatori Franco Vittoria e Rusconi, fino alle parole «strumento musicale».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 5-bis.3 e l'emendamento 5-bis.4.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 5-bis.5.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 5-bis.5, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori, fino alle parole «n. 85».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante dell'emendamento 5-bis.5 e l'emendamento 5-bis.6.

Ricordo che l'emendamento 5-bis.7 è stato ritirato.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati all'articolo 5-bis.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, esprimo parere favorevole agli ordini del giorno G5-bis.100, G5-bis.200 e G5-bis.201.

Esprimo invece parere contrario all'ordine del giorno G5-bis.101.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5-bis.100 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'ordine del giorno G5-bis.101, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G5-bis.200 e G5-bis.201 non verranno posti in votazione.

Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 5-bis, che si danno tutti per illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo esprime parere contrario a tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5-bis.0.1, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori, identico all'emendamento 5-bis.0.4, presentato dal senatore D'Alia.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5-bis.0.3 (testo 2).

 

LEGNINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5-bis.0.3 (testo 2), presentato dai senatori Legnini e Rusconi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5-bis.0.2, presentato dai senatori Astore e Giambrone.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2.

BAIO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BAIO (PD). Signor Presidente, intervengo in merito a questo primo emendamento riferito all'articolo 6 perché voglio parlare al ministro Gelmini di una lettera che è arrivata oggi e che è stata mandata dal rettore del Politecnico di Milano a tutti gli studenti. So che lei, onorevole Ministro, parteciperà - almeno così è stato detto - all'inaugurazione dell'anno accademico, credo lunedì 3 novembre. Ebbene, il rettore, professor Ballio, ha appunto scritto oggi a tutti gli studenti una lettera argomentata nella quale si raccolgono le loro preoccupazioni.

Sostanzialmente essi sanno di frequentare un'università ben organizzata, con degli ottimi professori: temono quindi che il taglio dei fondi sia previsto anche per loro. Io voglio consegnarle, simbolicamente e anche personalmente, questa lettera, signor Ministro, perché credo che una riflessione sul mondo universitario debba essere fatta senza sommare tutte le facoltà e tutte le università nello stesso modo. Ritengo che il Paese abbia bisogno di migliori e maggiori conoscenze e di puntare ad un'alta qualità.

Per poterlo fare, abbiamo bisogno anche di razionalizzare le risorse e soprattutto di togliere quelle università che non danno il meglio di sé, non tanto ai docenti che vi lavorano ma agli studenti.

In conclusione, credo che possa essere utile consegnare questa lettera - è lunga e quindi non la leggo - anche al Ministro qui in Aula.

GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.3, identico all'emendamento 6.1.

 

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.3, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori, identico all'emendamento 6.1, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1108

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.0.1, presentato dal senatore D'Alia.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 6.0.100, presentato dal senatore D'Alia.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 6.0.101 è improcedibile.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 7 e accoglie l'ordine del giorno G7.100.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.1, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 7.2, presentato dalla senatrice Garavaglia Mariapia e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G7.100 non sarà posto in votazione.

L'emendamento 7.0.3 è stato ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 7.0.6, presentato dal senatore Rusconi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 7.0.5, presentato dal senatore Procacci e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 7.0.4, presentato dal senatore Giambrone e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 7.0.1, presentato dal senatore D'Alia.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 7.0.2 è improcedibile.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

BUBBICO (PD). Signor Presidente, l'articolo 7-bis è stato introdotto alla Camera durante la discussione in Commissione e in Aula. Lo dico perché vorrei richiamare l'attenzione del Governo e cioè augurarmi che l'Esecutivo lo abbia verificato e validato. Sostanzialmente, con questo articolo si dispone la riduzione dal 10 al 5 per cento, dalle risorse stanziate per il Programma delle infrastrutture strategiche, della riserva per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e per ridurre la loro vulnerabilità sismica. Si dispone altresì, per le opere incagliate, la rescissione dei contratti attraverso una procedura, peraltro molto macchinosa, e da ultimo si dispone l'individuazione di un soggetto attuatore per realizzare interventi di mitigazione del rischio sismico per almeno 100 edifici.

Questi obiettivi andrebbero verificati e vorrei partire proprio dall'ultimo: perché 100 edifici affidati al soggetto attuatore? E tutti gli altri? Si ritiene che il soggetto attuatore possa fare di più e meglio rispetto a quanto fanno normalmente le Regioni, le Province e i Comuni? Se così fosse, perché privare di questa opportunità tutti gli altri edifici scolastici che presentano un significativo rischio sismico? Se le questioni stessero diversamente occorrerebbe anche spiegarlo. Si tratta quindi di una norma che appare fortemente contraddittoria, perché se si volesse alludere all'inefficienza di talune amministrazioni pubbliche, di talune Regioni, Province e Comuni, si potrebbe più agevolmente e proficuamente ricorrere all'individuazione della figura del commissario, che interviene per realizzare obiettivi importanti quali sono quelli della messa in sicurezza sismica degli edifici. Per questo motivo proponiamo la soppressione dell'intero articolo.

Nel caso in cui il Governo volesse comunque procedere, suggeriamo di ripristinare la riserva del 10 per cento al posto del 5 per cento; con questa norma, infatti, sostanzialmente si annuncia la volontà di assumere la priorità per la messa in sicurezza sismica degli edifici definendo una soglia minima del 5 per cento, ignorando che già oggi opera una riserva del 10 per cento. Pertanto, si annuncia un obiettivo e si depotenziano gli strumenti in grado di poterlo raggiungere.

Aggiungo che la rescissione dei contratti per opere bloccate non opera nella indifferenza dei costi, perché la rescissione del contratto, quando non è addebitabile all'impresa esecutrice dei lavori, comporta degli oneri e non mi pare che qui sia stata prevista la necessaria copertura finanziaria. C'è di più: non si verifica l'opportunità di procedere alla rescissione al posto del completamento dell'opera: in sostanza, se l'intervento bloccato per le più varie ragioni dovesse rispondere agli obiettivi della programmazione scolastica, perché non si interviene per rimuovere le cause che hanno determinato la paralisi di quel cantiere, invece della rescissione del contratto, che comporta una onerosità non trascurabile e comunque richiede un intervento per rimuovere le cause che hanno determinato il blocco nel restituire quell'opera alla fruizione collettiva?

Da ultimo, l'individuazione del soggetto attuatore ignora una precisa disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri, operata attraverso un'ordinanza, (e non rileva il fatto che quella ordinanza sia stata firmata dal presidente Berlusconi nel 2003) la quale affidava alle strutture della Protezione civile il compito di mettere a punto specifiche tecniche per definire la mappa della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici e tra essi gli edifici scolastici con priorità assoluta.

E allora, se si volesse conseguire quell'obiettivo, gli emendamenti che noi proponiamo sono tali da garantirlo in una logica di maggiore speditezza, di maggiore economicità e di maggior tutela dell'interesse pubblico, perché vorrei anche aggiungere che l'individuazione del soggetto attuatore non viene disciplinata attraverso alcun riferimento ad una norma nazionale o comunitaria. (Applausi dal Gruppo PD).

BASTICO (PD). Signor Presidente, vorrei porre l'attenzione sul primo comma dell'articolo 7-bis, in cui vengono tagliate per metà le risorse destinate alla sicurezza dell'edilizia scolastica. La prego, signora Ministro, di prestare attenzione a questo evento che è di una gravità assoluta. Il piano a cui si fa riferimento, relativo alla legge finanziaria del 2003 che prevede una quota percentuale degli investimenti da dedicare alla sicurezza degli edifici scolastici, viene esattamente dimezzato; nella legge finanziaria 2003 è prevista una quota non inferiore al dieci per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è compreso.

Ora, con questa norma, la maggioranza ci propone di abbassare questa cifra al cinque per cento; per essere chiari parliamo di cifre di grandi dimensioni: per quanto riguarda il 2002, si è trattato di 193.900.000 euro, per il 2004, 109.400.000 euro; l'ultimo piano che è stato approvato con delibera CIPE per quanto riguarda l'anno 2007, è di 295.199.000 euro. Se dimezziamo questa cifra, abbiamo un taglio di circa 150 milioni di euro sulla messa in sicurezza.

Non amo partecipare a quel rimpallo che viene sempre presentato dal Presidente del Consiglio e dal ministro Gelmini come le bugie della sinistra; ma devo dire di avere letto sulla stampa che sarebbero state incrementate le risorse per l'edilizia scolastica e in particolare per la sicurezza delle strutture. Ora, qui ci troviamo davanti ad una norma che chiedo di modificare, perché avere l'ardire di dimezzare gli investimenti del piano per l'edilizia scolastica ritengo sia una cosa di una gravità assoluta. L'emendamento che propongo ripristina la situazione precedente, perché privare le scuole di queste risorse è di una irresponsabilità e di una gravità assoluta: dunque chiediamo almeno il ripristino delle risorse attuali.

Un'altra questione molto importante trattata nei nostri emendamenti è il ripristino della competenza delle Regioni in materia. Noi, signor Ministro, condividiamo il recupero delle risorse non spese nei tanti anni precedenti e l'avevamo già stabilito con il precedente Governo. Anche per questo, il piano deve essere riportato all'interno del patto per l'edilizia scolastica che è stato sottoscritto dalle Regioni e dagli enti locali insieme con il Governo. Bypassare questa modalità di accordo tra le Regioni e limitarsi a sentire la Conferenza unificata lo ritengo una delle tantissime, troppe lesioni all'autonomia, ma soprattutto alla competenza delle Regioni e delle autonomie locali. Anche questo, da parte del Governo, è un atto di assoluta gravità.

Molto grave, poi, è l'individuazione di questo soggetto attuatore. Questo è davvero un esproprio dell'autonomia di soggetti, in questo caso Comuni e Province, che devono realizzare le opere facendo le adeguate gare pubbliche e le adeguate gare d'appalto. In questo articolo, quindi, c'è un complesso di interventi invasivi delle competenze delle autonomie locali e regionali di assoluta gravità, anche se la cosa peggiore è il dimezzamento delle risorse per l'edilizia scolastica. (Applausi dal Gruppo PD).

ASTORE (IdV). Signor Presidente, mi dispiace per l'ora, ma credo di dover intervenire per illustrare il mio emendamento 7-bis.100, che riguarda il piano di edilizia scolastica che il Presidente del Consiglio ha annunciato nel mio Comune pochi giorni fa e che mi pare sia stata una novità. Io credo che la tragedia del terremoto del mio Comune abbia aperto gli occhi alla politica e agli amministratori. Credo che vadano ripetute le parole che il Presidente della Repubblica pronunciò ai funerali di quei bambini quando disse che la colpa per lo stato in cui versano gli edifici scolastici è collettiva. Li abbiamo ammazzati noi, disse sostanzialmente il presidente Ciampi, senza riferirsi certamente alle colpe individuali.

Dopo una iniziale emozione tutta italiana, lentamente ci siamo dimenticati, caro Ministro, che il 67 per cento delle scuole italiane - un dato veramente allucinante - non ha protezioni antisismiche, oltre a percentuali enormi di scuole che registrano una mancanza assoluta di sicurezza. Questa situazione disastrosa è aggravata, signor Ministro, dalla riclassificazione sismica del nostro Paese, avvenuta pochi anni fa a seguito della tragedia di San Giuliano; cioè al di là dei tecnicismi, oltre i due terzi del nostro territorio nazionale sono considerati a rischio sismico. Pertanto, l'opera necessaria sarebbe gigantesca e immane e questa è solo una goccia d'acqua di fronte alle necessità dei prossimi anni.

Ecco perché, anche se questo piano straordinario prevede un minimo di risorse che proverrebbero da economie di bilancio per le 100 scuole, le ricordo che nella scorsa legislatura alla Camera fu presentata una legge di iniziativa popolare da parte di quel comitato delle vittime che lei ha visitato e ha ricevuto in quella giornata; credo che quel disegno di legge vada assolutamente ripresentato, perché questo Governo ha assunto l'impegno di trasformare una tragedia familiare in un'opportunità per gli altri alunni.

Ma il mio emendamento 7-bis.100, signor Ministro, è contro il dirigismo di questo Governo. Non si possono recitare due parti: non potete nominare il soggetto attuatore, signor Ministro, perché l'ha bocciato la UE diverse volte; non potete trasformare un piano di edilizia scolastica rubando le competenze, non tanto alle Regioni amico Bubbico, quanto agli enti, province e Comuni, che hanno le competenze sulle nostre scuole.

Credo che aver scritto, signor Ministro, che addirittura il piano è realizzato d'intesa con il Dipartimento della protezione civile - e va anche bene - sentita la Conferenza delle Regioni, sia veramente rubare la competenza programmatica alle Regioni e quella sugli appalti alle autonomie locali. Non andiamo bene, signor Ministro: non è la prima volta che questo Governo persegue la doppia strada; ce ne saranno altri di decreti, tipo quello sui problemi sanitari, in cui avete inserito norme con le quali avete invaso competenze che spettano assolutamente alle autonomie locali. E lo dico soprattutto alla Lega: oggi che culturalmente siamo entrati in un clima nuovo, in cui noi, provenienti dai cattolici popolari, esaltiamo le autonomie locali e voi avete introdotto il concetto di federalismo credo sia importante reclamare le competenze delle autonomie locali e degli enti locali.

So che non potete correggere, perché rifiutate anche le cose serie, su cui tanti proponenti hanno ragione; credo, però, che un atto di umiltà, questa sera, l'avremmo voluto, almeno per inserire in un progetto di riforma scolastica tutto vostro alcuni punti fondamentali in cui abbiamo dimostrato di aver ragione. Non dimentichi, infine, signor Ministro, che il Governo precedente ha dovuto scrivere una circolare alle autonomie locali, perché questo Stato utilizza troppo la procedura dei commissari e dei soggetti attuatori. Infatti, l'Unione europea ha aperto due procedure d'infrazione contro l'Italia per l'eccessivo utilizzo dei commissari: addirittura per fare festini ai Capi di Stato si utilizzano i poteri di commissario. Credo che una riflessione vada fatta, anche perché il centrosinistra, quanto prima, ripresenterà una modifica alla legge sulla protezione civile.

Questa autosufficienza e questa chiusura ci offendono, almeno di fronte alle proposte serie. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PIZZA, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, esprimo parere contrario.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7-bis.1, presentato dal senatore Bubbico e da altri senatori.

Non è approvato.

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

 

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 7-bis.2, presentato dalla senatrice Bastico e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 7-bis.3 e 7-bis.4 sono improcedibili.

Metto ai voti l'emendamento 7-bis.100, presentato dai senatori Astore e Giambrone.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 7-bis.5, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 7-bis.6, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo all'emendamento 8.1 riferito all'articolo 8 del decreto-legge. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, tale emendamento è improcedibile.

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, a conclusione di questa giornata e senza voler riaprire il dibattito di merito, vorrei sottolineare che, nonostante alcune asprezze e il clima infuocato nel quale si è svolto il dibattito, l'azione della Presidenza ha consentito di svolgere la discussione con gli spazi richiesti, anche e soprattutto a garanzia delle minoranze. (Applausi dal Gruppo PdL). La sua mediazione ci ha consentito di arrivare in porto. Volevamo ringraziarla per la sua capacità di conduzione dei lavori. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Bricolo).

PRESIDENTE. Ringrazio la maggioranza e l'opposizione per aver recuperato al clima del confronto i lavori del Senato.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

 

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

CORONELLA (PdL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CORONELLA (PdL). Signor Presidente, nel pomeriggio di venerdì scorso, mentre mi trovavo a Napoli, all'hotel Excelsior, per una conferenza organizzata dal coordinamento regionale del PdL, fui avvisato dal presidente del consiglio comunale di Casal di Principe della sua presenza in città, perché in visita al nucleo anticrimine della Polizia di Stato. Ho accolto tale notizia con molta soddisfazione. La sua presenza infatti è stata molto apprezzata perché ha dimostrato la vicinanza delle istituzioni ad una cittadinanza molto provata dagli ultimi episodi criminosi e ha confermato la volontà dello Stato di vincere la difficile guerra da tempo ingaggiata contro la criminalità organizzata che ancora spadroneggia sul territorio.

Signor Presidente, da senatore e da casalese, se avessi saputo per tempo della sua visita, mi sarebbe piaciuto starle vicino per poterla ringraziare di questo suo gesto. Purtroppo questa opportunità, per motivi che mi sfuggono, non mi è stata offerta. Forse è mancato un riferimento territoriale per dimostrare alla città che la camorra si combatte sia stando a Roma e sia, come sono abituato a fare, stando quotidianamente sul territorio e vivendo con la cittadinanza i disagi e le particolari ed angoscianti difficoltà di questo momento.

Prendo allora spunto dalla sua gradita visita, signor Presidente, per illustrarle una mia richiesta contenuta in un'interrogazione che nella scorsa legislatura rivolsi al ministro della Giustizia. Si tratta dell'interrogazione 4-01054 del 19 dicembre 2006, nella quale, in riferimento ad un decreto del Ministro della Giustizia che individuava le sedi della scuola superiore della magistratura, istituita con la legge n. 150 del 2005 sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, chiedevo di istituire una delle tre scuole proprio a Casal di Principe, presso uno stabile confiscato ad esponenti della camorra e gestito dal consorzio Agrorinasce, che il collega De Sena ben conosce.

 

PRESIDENTE. Grazie, senatore Coronella, la prego di concludere perché siamo tutti molto stanchi.

 

CORONELLA (PdL). Ho l'esigenza di fare alcuni chiarimenti, Presidente.

 

PRESIDENTE. Prego, senatore, concluda pure il suo intervento.

 

CORONELLA (PdL). Nella mia richiesta, tra l'altro, scrivevo: «Casal di Principe è una città di 20.000 abitanti, ricca di risorse e di uomini di spiccate qualità imprenditoriali e morali, che sono in perenne attesa di porsi al fianco dello Stato per resistere ad una criminalità che si insinua e si infiltra, fino a mimetizzarsi, in tutti i settori della vita civile ed istituzionale». Su tale richiesta non mi è purtroppo mai pervenuta alcuna risposta. Oggi stesso ho rinnovato tale richiesta in una interrogazione urgente, la 4-00732, rivolta al Ministro della giustizia, ribadendo le forti motivazioni che mi hanno indotto ad insistere.

Mi preme, infine, signor Presidente, rappresentarle che presso la Commissione giustizia è in discussione l'Atto Senato n. 733 recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica, nel quale è stato presentato un emendamento (primo firmatario il senatore Giuliano, sottoscritto da me e da altri colleghi campani) col quale si istituisce la Corte di appello a Caserta...

 

PRESIDENTE. La ringrazio ancora, senatore Coronella, abbia anche rispetto per la stanchezza dei colleghi e della Presidenza.

 

CORONELLA (PdL). Terminerò in pochi secondi, Presidente. Dicevo che con tale emendamento si istituisce la Corte di appello a Caserta con annessa direzione distrettuale antimafia. Credo che una siffatta iniziativa, se portata a realizzazione, potrà costituire uno strumento straordinario nella lotta alla criminalità organizzata, considerato, tra l'altro, che ben il 40 per cento dei reati di camorra vengono consumati in territorio casertano e da parte di imputati dello stesso territorio.

La città di Casal di Principe, negli ultimi tempi, sta vedendo la presenza forte dello Stato: sono stati a Casal di Principe l'ex presidente della Camera, onorevole Bertinotti, il Capo della Polizia, dottor Manganelli, il Ministro dell'interno, onorevole Maroni, lei, signor Presidente del Senato, e la Commissione Cultura della Camera dei deputati pare che verrà in missione fra qualche giorno. A questi eventi bisogna però dare un significato concreto che si traduca in realizzazioni visibili che possano dare il senso ed il significato di un impegno che si vuole portare fino alla sconfitta della camorra. Sono convinto, conoscendo la sua sensibilità e la particolare attenzione che sta dedicando ai problemi del mio territorio, che farà quanto è in suo potere perché le iniziative di cui sopra possano avere un risultato positivo. La ringrazio per quanto farà. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Coronella, le assicuro di aver tratto, in occasione della visita alla quale lei ha fatto cenno - e la ringrazio del suo compiacimento - utili spunti di riflessione che mi sono riservato di trasmettere a chi di competenza.

 

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, si sono così concluse le votazioni sugli emendamenti e sugli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge.

Come stabilito alla Conferenza dei Capigruppo, le dichiarazioni di voto ed il voto finale avranno luogo nella seduta antimeridiana di domani con inizio alle ore 9. Le dichiarazioni dei rappresentanti dei Gruppi si svolgeranno con trasmissione in diretta televisiva. Eventuali dichiarazioni in dissenso e altri interventi autorizzati dalla Presidenza saranno resi a conclusione degli interventi dei Gruppi al di fuori della diretta televisiva.

Avverto infine che, previ accodi intercorsi tra i Gruppi, la seduta antimeridiana di domani si concluderà alle ore 13 - ora in cui è convocata la Conferenza dei Capigruppo - anziché alle ore 13,30 e che la seduta pomeridiana avrà inizio alle ore 16,30, anziché alle ore 16.

 

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 29 ottobre 2008

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

 

La seduta è tolta (ore 22,07).