CICOLANI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOLANI (PdL). Signor Presidente, intervengo per chiarire alcuni aspetti emersi nel corso dell'intervento svolto dal senatore Zanda in sede di dichiarazione di voto finale sul disegno di legge n. 999-B.
Do atto al collega Zanda dell'onestà intellettuale con cui lui stesso riconosce di non avere individuato nell'emendamento un vulnus potenziale ed interpretabile rispetto all'estensione, anche al di fuori del caso delle grandi aziende di servizio pubblico in crisi, della fattispecie ivi considerata. Non posso tuttavia accettare l'idea che l'emendamento non sia stato presentato, formulato e prospettato all'Assemblea nelle forme di rito; esso è stato presentato alla scadenza dei termini temporali per l'esame in Assemblea, alcuni giorni prima della discussione.
Proprio ai fini della ricostruzione della verità dei fatti, voglio evidenziare all'Assemblea e a tutto il Paese il contesto all'interno del quale quell'emendamento si è sviluppato. Mi riferisco al drammatico momento in cui CAI ha ritirato l'offerta: il commissario Fantozzi era venuto in audizione al Senato, ma il giorno prima aveva riaperto la gara per l'individuazione di un possibile acquirente, sostenendo di avere solo qualche mese di tempo davanti a sé in termini di liquidità per poter pagare esclusivamente le attività di volo, come ad esempio i carburanti.
Ci siamo trovati davanti alla drammatica situazione in cui l'ENAC stava per revocare la licenza: se il commissario Fantozzi non avesse potuto garantire all'ENAC l'operatività per alcuni mesi, l'ENAC sarebbe stata obbligata a revocare la licenza; se, infatti, Alitalia emetteva un biglietto per Natale, doveva corrispondentemente potersi assumere l'impegno di onorarlo. In tale quadro nasce un emendamento il cui spirito era quello di tutelare l'azione del commissario e, attraverso di essa, i 20.000 lavoratori, più l'indotto.
Anch'io avrei certamente ritirato l'emendamento alla Camera dei deputati per un duplice ordine di motivi. Innanzi tutto, vi potevano essere dubbi di interpretazione, di cui nessuno di noi si era accorto nel momento della formulazione. È chiaramente esclusa l'ipotesi del falso in bilancio; tuttavia, se vi è stato un dubbio di interpretazione, la Camera dei deputati ha fatto bene a sopprimere l'emendamento.
Un'altra ragione fondamentale è rappresentata dal fatto che, nel corso della discussione svolta alla Camera dei deputati, la situazione di assoluta emergenza e drammaticità che abbiamo vissuto al Senato quando abbiamo approvato quell'emendamento non c'era più. Infatti, anche in virtù dell'azione svolta, attraverso le audizioni dei sindacati, dei Ministri e del commissario Fantozzi, in sede di Commissioni riunite, anche grazie al Senato, oltre che al contributo di tutti, quella situazione tra CAI e Alitalia si era ricomposta. Quindi, nel corso della discussione alla Camera, l'emergenza del commissario Fantozzi non esisteva più perché, quando si è votato alla Camera, si sapeva che il momento di conversione di questo decreto praticamente coincideva con il subentro della CAI, che sarà obbligatoriamente nelle prossime settimane o mai più.
Questa è la storia vera dell'emendamento, che è stato indubbiamente elaborato anche - e soprattutto - con la collaborazione degli uffici legislativi messi a disposizione dal Governo. Quindi, se un fine giurista riconosciuto universalmente come il senatore Zanda non si era accorto di possibili e diverse interpretazioni ed estensioni di questo, probabilmente non se ne erano accorti neanche i giuristi che avevano elaborato l'emendamento. È un episodio che deve essere inquadrato in questo modo di fronte al Paese e, quindi, è questa la corretta verità su questo emendamento.