SANGALLI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, anch'io ribadisco, come ha fatto adesso il collega Marco Filippi, il giudizio profondamente critico sul provvedimento che qui in terza lettura il Senato si appresta a deliberare.
È un giudizio critico, ma anche molto preoccupato per il fatto che gli esiti che la strategia che il Governo ha adottato possano rappresentare una reale soluzione della vicenda Alitalia.
Vorrei, però, evitare ogni strumentale equivoco e tengo a ribadire con forza che qui nessuno fa il tifo perché l'Alitalia non risolva i propri problemi e non si salvi dal fallimento. Il problema è che la strada che si è percorsa - e di cui oggi celebriamo uno degli atti decisivi - si è dimostrata la più onerosa per lo Stato, la più pasticciata e la meno professionale che si potesse intraprendere.
Essa è conseguente alla scelta politicamente cinica di non seguire la strada tracciata dal precedente Governo di cedere il controllo della compagnia ad un grande vettore internazionale, producendo integrazione dei servizi e sinergie adeguate dal punto di vista industriale in una dimensione, appunto, internazionale. Si è preferita una soluzione che deriva da un approccio non industriale, ma meramente finanziario, veicolata attraverso un soggetto, la CAI, che opera con una logica finanziaria e non industriale, potendo contare più su misure di natura straordinaria, come quelle che si stanno varando, piuttosto che su una reale capacità di adeguato investimento e di una convincente strategia competitiva.
E che queste siano misure di contenuto straordinario è reso evidente da molti dei significati del provvedimento in esame, che abbiamo già più volte rimarcato. Ma - mi preme evidenziarlo - se il provvedimento in esame ci induce a parlare di Alitalia, perché ora è finalizzato a questo, in realtà ci porta a modificare la cosiddetta legge Marzano. Esso, infatti, contiene un potenziale rischio che può essere esteso ad altri settori. Penso a quelli dei servizi di pubblica utilità, peraltro normati esclusivamente dalla legge sul diritto di sciopero, come le ferrovie, le telecomunicazioni e l'energia, con una pericolosa deriva di distorsione del mercato e di alterazione delle regolamentazioni del potere delle autorità garanti della concorrenza. Un precedente che non fa bene all'immagine della comunità economica italiana in quanto, con il presupposto di una buona ragione, si cambiano le regole del gioco.
Si tratta poi di un provvedimento che produrrà, al di là di Alitalia, oneri per la collettività enormi e non ancora quantificabili nel loro insieme; esso introduce un precedente, come ho detto, inquietante per i mercati ed attese di comportamenti analoghi in situazioni comparabili a questa.
La fase recessiva che stiamo attraversando fa paventare, purtroppo, altre situazioni di grave difficoltà. In momenti come questi i mercati si aspettano rigore nel rispetto delle regole, coerenza nei comportamenti.
Nel caso specifico di Alitalia è poi evidente che il rischio che si paventa è anche quello di una grave infrazione comunitaria. Lo segnalo perché ciò viene evidenziato su diversi versanti: quello degli aiuti di Stato, quello della cessione degli asset, che dovrà avvenire a prezzi di mercato nell'ambito di una procedura aperta, trasparente e non discriminatoria (cioè l'esatto contrario di quanto sta avvenendo); quello del mantenimento occupazionale; quello del famoso prestito di 300 milioni di euro, poi patrimonializzato e che entra nel pacchetto in acquisizione CAI che, se non mantiene l'obbligo di restituzione, diviene esso stesso aiuto di Stato; infine, sul versante del rispetto delle norme sull'autorizzazione a volare secondo i parametri di sicurezza stabiliti sia a livello internazionale che a livello comunitario.
Insomma, era possibile seguire una strada diversa se si fosse perseguita un'impostazione semplicemente ragionevole, già tracciata, ma anche un percorso diverso, se si fosse voluto rompere con il passato Governo, basato su un esercizio appropriato dei ruoli e anche dell'utilizzo della stessa legge Marzano sulla trasparenza e linearità dei mercati. Se, ad esempio, al commissario Alitalia fosse stato affidato il compito non tanto di gestire la bad company, ma di formulare un progetto industriale da presentare ai mercati, come avvenuto per il dottor Bondi con Parmalat, e se la trasparenza avesse prevalso sull'acredine politica ed il mercato avesse potuto svolgere il proprio ruolo; se, insomma, gli advisor preposti non fossero coinvolti nella soluzione dei propri problemi finanziari e almeno i valutatori fossero indipendenti dai compratori. Se si fosse cioè seguita una strada normale che era quella del mercato, con uno Stato che rispetta le regole, che fa pronunciare il mercato secondo le esigenze della nostra compagnia, ma anche quelle dell'economia nazionale; se, in sostanza, ci si fosse occupati dell'immagine della nostra economia oltre che dell'immagine della bandierina sopra i nostri aeroplani.
Non si è fatto così e temo purtroppo che in questa Aula dovremo occuparci di nuovo, in un futuro spero non prossimo, della questione Alitalia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranucci, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G107. Ne ha facoltà.