Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (720 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 078 del 24/10/2008


ZANDA (PD). La ringrazio, signor Presidente. Come stavo dicendo, nei mesi che hanno preceduto il 13 aprile scorso, non c'era fatto di sangue che non venisse usato da Berlusconi, dalle sue televisioni, dai suoi giornali per allarmare i cittadini, alimentare e far lievitare le paure. Per due mesi ogni giorno i suoi telegiornali hanno aperto con la notizia di stupri e delitti. Dopo il 13 aprile, dai media berlusconiani delitti, stupri e rapine sono scomparsi. (Commenti del senatore Bornacin). Berlusconi è arrivato persino a bacchettare la televisione pubblica e ad accusarla di produrre ansia nella gente. Mia zia avrebbe detto: «Il bue dice cornuto all'asino!».

Lo stesso Alemanno è diventato sindaco di Roma strumentalizzando (scusate, ma direi miserevolmente) un bruttissimo atto di violenza sessuale, salvo poi, una volta sindaco, davanti ad un caso identico, sostenere che la povera vittima se l'era andata a cercare. «Non dovevano andare lì», ha detto Alemanno. (Commenti dal Gruppo PdL). È quindi anche per segnare la nostra opposizione a questo modo di fare le leggi, sfruttando le emergenze, che voteremo contro un decreto che, per salvare l'Alitalia, sospende le norme a tutela della concorrenza.

Svolgo altre due considerazioni politiche, Presidente: una riguarda il famoso emendamento Cicolani-Paravia, per il quale noi oggi siamo qui; l'altra riguarda il futuro di Alitalia. Partiamo dall'emendamento. Questa mattina ho chiesto al mio Gruppo di poter parlare in Aula per dire che quell'emendamento io non l'avevo compreso e spiegare come questo è potuto accadere.

I senatori del Partito Democratico hanno votato contro l'emendamento a prima firma del senatore Cicolani, mentre la maggioranza ha votato a favore, ma mentirei se dicessi che ci eravamo accorti che l'obiettivo era quello di aiutare non solo Tanzi e Cagnotti, ma anche qualcuno ancora più in alto di loro.

La storia di quell'emendamento è semplice: terminati i lavori della Commissione e giunto il provvedimento in Aula, prima del voto è comparso l'emendamento a firma dei relatori Cicolani e Paravia. Era scritto in modo tale da renderlo assolutamente incomprensibile. Nessun senatore della stessa maggioranza ne ha percepito la portata e gli stessi nostri Uffici non hanno fatto in tempo ad esaminarlo. L'emendamento non era corredato da una relazione tecnica, né i relatori hanno avuto la sensibilità di illustrarne in Aula il contenuto, il che non rafforza certo la tesi della buona fede. Ho applaudito - e non ero solo - il ministro Tremonti quando ha annunciato le sue dimissioni se l'emendamento non fosse stato ritirato; ho però cominciato a dubitare dell'innocenza del Governo quando ho sentito anche Berlusconi dichiarare di non saperne nulla.

Conosco il senatore Cicolani e sono portato ed escludere che abbia firmato e presentato un emendamento di tanto rilievo senza averlo concordato con il Governo. Ne avrà certamente parlato almeno con il sottosegretario Martinat che quella mattina rappresentava il Governo in Aula. Infatti, in questa vicenda, signori senatori, c'è un elemento inspiegato e inspiegabile: l'emendamento a firma dei senatori Cicolani e Paravia è stato votato dalla maggioranza - anch'essa evidentemente ingannata visto che oggi lo sopprime - solo per via del parere favorevole del Governo e in particolare del sottosegretario Martinat. Ora ditemi voi come è possibile che un Sottosegretario commetta un errore politico di dimensioni così grandi da mettere a rischio il suo stesso Governo e adesso sia ancora lì al suo posto, senza nemmeno una parola di scuse e senza una spiegazione, senza che né Tremonti né Berlusconi gli abbiano chiesto non dico le dimissioni - che in altri tempi sarebbero state offerte spontaneamente - ma almeno un pubblico mea culpa! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi). La versione dell'innocenza generale non è credibile.

Signor Presidente, spesso lei ha sottolineato la necessità di modificare il Regolamento del Senato, sulla quale concordo con lei. Dobbiamo però sapere che nessun Regolamento, per quanto perfetto, potrà impedire incidenti dovuti ad iniziative parlamentari prive di trasparenza. Presentare poco prima del voto un emendamento incomprensibile per farlo approvare, con il parere favorevole di un membro del Governo, consapevole, da una maggioranza che dice d'essere inconsapevole non è un atto parlamentare - diciamo così - trasparente. Viceversa, credo che per la qualità del nostro lavoro la trasparenza sia ancor più importante del Regolamento.

Oltre all'emendamento a firma dei senatori Cicolani e Paravia, c'è poi il ben più importante problema del futuro di Alitalia. Sul futuro di Alitalia non siamo affatto tranquilli. Non ci sembra che l'impresa della famosa cordata di imprenditori stia procedendo speditamente e non vorrei che fossero intervenuti problemi seri. Ogni tanto viene annunciato che altri imprenditori o finanzieri avrebbero l'interesse di entrare nell'azionariato di CAI. Non sappiamo se rallegrarcene. Temo che in questa fase di avviamento essere in tanti convenga solo a dividere il rischio e che l'annuncio di nuovi soci sia un segno di grandissima debolezza. Ho molto timore per il successo dell'operazione. Preferirei di gran lunga l'annuncio dell'ingresso come socio di una grande compagnia aerea internazionale. Ma un simile annuncio tarda a venire. Tra poco è Natale e CAI è ancora una società a responsabilità limitata con un capitale di 160.000 euro. Le sue assemblee vengono annunciate ma sempre rinviate a data incerta.

Poi ci sono i piloti che sostengono che gli accordi presi non verrebbero rispettati. Possiamo sapere dal Governo se questa grana con i piloti cambia le prospettive oppure no?

Infine, c'è l'Unione europea con le sue richieste. Ieri abbiamo letto che la Commissione europea si appresterebbe a dichiarare illegale il prestito-ponte di 300 milioni di euro. La conseguenza sarà una sola: i 300 milioni verranno pagati dai cittadini italiani!

Da più settimane ho potuto prendere visione del documento che la Commissione europea ha inviato al Governo italiano sulla questione Alitalia: una lettera dura che pone condizioni dure. Non ho dato sinora alcuna pubblicità al suo contenuto perché mi sembrava più opportuno aspettare la conclusione del dibattito parlamentare. Oggi però chiedo al Governo quale risposta complessiva l'Italia intenda dare all'Unione europea. La Commissione chiede come dobbiamo fare per evitare l'apertura dì procedure di infrazione. Dobbiamo dimostrare di non aver favorito il passaggio di Alitalia a CAI con aiuti di Stato e che il prezzo di vendita di tutti gli attivi di Alitalia è quello di mercato. Dovremo anche dimostrare che la vendita non è stata condizionata da impegni finalizzati al mantenimento di determinati livelli di impiego e dimostrare la non continuità nel godimento delle condizioni di vantaggio competitivo create dal prestito-ponte di 300 milioni. L'Europa ci chiede anche che gli attivi di Alitalia, compresi gli slot e gli aerei, possano essere ceduti solo a un soggetto idoneo e ci chiede che CAI ottenga rapidamente una licenza e possegga almeno un aereo, perché oggi CAI non può esercitare aeronautica civile e non possiede nemmeno un aereo.

L'ultima questione sollevata dall'Unione europea riguarda l'integrazione tra Air One e Alitalia sulla rotta Roma-Milano.

 

PRESIDENTE. Senatore Zanda, la prego di concludere.

 

ZANDA (PD). Voglio sottolineare soltanto che l'Europa non ci chiede nulla di stravagante, nulla che non fosse ampiamente prevedibile.

Signor Presidente, ho già annunciato che noi voteremo contro il provvedimento; avremmo votato volentieri a favore dell'Alitalia, ma non possiamo farlo. Oggi però c'è qualcosa che dobbiamo chiedere al Governo. Gli chiediamo di dirci come intenda rispondere alla Commissione europea e gli chiediamo anche di stare molto attento ad evitare che l'Italia venga messa sotto accusa e umiliata in Europa per come sta gestendo la questione Alitalia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).