ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, mi permetta innanzi tutto di ringraziarla per una conduzione d'Aula in questa fase dei nostri lavori che ho molto apprezzato; quindi la ringrazio molto.
Signor Presidente, il decreto-legge sull'Alitalia è stato modificato alla Camera in modo non sufficiente a far cambiare orientamento al Partito Democratico. Nel provvedimento sono presenti ancora deroghe profonde alle norme antitrust, la sospensione della responsabilità di amministratori e dirigenti, norme speciali sulla pubblicità dell'alienazione dei beni dell'impresa; ci sono deroghe al vincolo del miglior realizzo, norme a tutela di azionisti specifici e di specifici obbligazionisti, modifiche al concetto di gruppo d'impresa e speciali condizioni d'incarico al commissario.
È per l'insieme di queste norme che i senatori del Partito Democratico voteranno contro la conversione in legge del decreto Alitalia. Ma lo faranno anche per un'altra considerazione di carattere più politico.
Due giorni fa, a proposito del decreto sulla scuola, la senatrice Finocchiaro ha denunciato in quest'Aula una brutta deriva del Governo Berlusconi che voglio ricordare anche oggi. Da troppi anni assistiamo all'utilizzo delle difficoltà del Paese per introdurre nel nostro ordinamento normative eccezionali, con ampie deroghe a princìpi consolidati della nostra democrazia. La tattica chiara - e scusate - sfrontata del Presidente del Consiglio è quella di far leva su problemi reali dell'Italia, o anche su non problemi, per drammatizzarli, strumentalizzarli, ingigantirli e poterne approfittare politicamente.
Davanti alla crisi della scuola e dell'università, il Governo non ha proposto una riforma seria, una riforma vera, né ha cercato una soluzione assieme alle Regioni, né ha parlato con gli studenti o con i professori. Ha gridato all'emergenza, ha emanato tre decreti-legge ed ha annunciato l'invio dei Carabinieri nelle scuole e nelle università (ovviamente non tengo conto della smentita, ad uso dei giornali, fatta il giorno dopo dall'onorevole Berlusconi).
Stesso discorso sull'Alitalia. Se c'è da salvare l'Alitalia, non si accetta la soluzione lineare e senza costi dell'accordo con Air France: si fa affondare l'accordo, creando e drammatizzando la questione dell'italianità della compagnia di bandiera e alla fine, sull'onda dell'emergenza, si cedono ad un gruppo di imprenditori le parti buone di Alitalia e si fanno pagare ai contribuenti 3 o 4 miliardi di perdite. Poi, con un decreto-legge, si fanno saltare le norme sulla concorrenza. Non sono scelte casuali: dietro c'è una tecnica ben conosciuta dal marketing commerciale: per vendere un prodotto bisogna stimolare o addirittura creare la domanda e, per farlo, tutti i mezzi sono buoni. Berlusconi sa che questo metodo gli ha prodotto risultati in termini elettorali.
Riflettiamo sulla questione sicurezza, Presidente. Nei mesi che hanno preceduto il 13 aprile scorso, non c'era fatto di sangue che non venisse usato da Berlusconi, dalle sue televisioni e dai suoi giornali per allarmare i cittadini. (Brusìo).