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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 078 del 24/10/2008


DE TONI (IdV). Grazie, Presidente.

Abbiamo sempre sostenuto che un tale intervento dovesse avvenire nel rispetto della normativa comunitaria e dei principi generali dell'ordinamento, secondo modalità trasparenti e non discriminatorie. Il decreto-legge in esame, intervenendo sull'intera normativa di settore ed applicandosi alla generalità delle grandi imprese esercenti servizi pubblici in crisi, disattende purtroppo queste indicazioni fondamentali. La salvaguardia di Alitalia e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che vi sono impiegati, abbiano essi contratti a tempo indeterminato, determinato o tipologie di lavoro flessibile, deve essere a cuore di tutti ed è sicuramente l'obiettivo che il nostro Gruppo si propone nell'analizzare e valutare le proposte del Governo.

Dobbiamo tuttavia prendere atto che le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati non alterano il carattere del provvedimento oggi al nostro esame, né possono indurci ad una valutazione di tipo diverso rispetto a quella già espressa in sede di prima lettura del decreto-legge n. 134. In quell'occasione il nostro Gruppo, rifiutando qualsiasi atteggiamento di tipo ostruzionistico, ha presentato proposte emendative di merito, mirate sugli aspetti critici che ponevano a nostro avviso il decreto in contrasto con numerose disposizioni di livello comunitario e con alcuni articoli della nostra Carta costituzionale.

Abbiamo cercato, pertanto, di offrire un contributo di miglioramento del testo, ma dobbiamo registrare con rammarico che, a dispetto delle buone intenzioni, le nostre proposte non hanno incontrato alcuna effettiva disponibilità. Per certi versi, anzi, la situazione è peggiorata. L'esplicita applicazione alla cessione dei complessi di beni e contratti della normativa speciale introdotta dal provvedimento in oggetto, pur configurandosi come passo consequenziale rispetto a quanto già disposto dal decreto, contribuisce ad ampliare gli elementi di scarsa trasparenza e rispondenza alle norme europee e gli effetti che tale impostazione determina sulla gestione della crisi aziendale in atto. La quale crisi, lungi dall'essere in via di risoluzione, sta conoscendo una fase di preoccupante stallo in termini tali che le Aule parlamentari non sono ad oggi messe in condizione di conoscere con esattezza.

Così come non conosciamo l'esatto ammontare dell'onere per lo Stato dell'operazione CAI, l'offerta definitiva della cordata degli aspiranti acquirenti, il nome o la ragione sociale dell'indispensabile partner industriale, il valore dei debiti di Alitalia verso i creditori e, soprattutto, le modalità con le quali si intende affrontare il nodo della illiceità degli aiuti di Stato concessi alla società in questione, alla luce della procedura di infrazione di prossima apertura.

Prendiamo atto che la maggioranza ha dovuto fare un passo indietro sulla cosiddetta norma salva manager che, non presentata e non discussa nelle competenti Commissioni, era stata approvata in Senato attraverso un emendamento dei relatori depositato direttamente in Aula, precludendo quindi ai Gruppi di opposizione ogni possibile rimedio, dalla pregiudiziale al subemendamento. In quella occasione, il Gruppo Italia dei Valori ha votato contro e, pertanto, non possiamo che valutare positivamente la cancellazione della norma nel testo in esame. Non possiamo però non ricordare all'Aula che quell'emendamento aveva ricevuto il parere favorevole del Governo, rappresentato dal Sottosegretario per lo sviluppo economico. E voglio ricordare all'Aula e all'intero Paese che il Parlamento è bloccato proprio su questo tema centrale, che noi fin da allora abbiamo fortemente respinto.

Resta però nel decreto la parte che esonera da responsabilità penali ed erariali - oltre che civili, amministrative e contabili - gli ex amministratori Alitalia e tanti pubblici dipendenti, peraltro fissando un termine apodittico ed arbitrario per tale esimente, che è e resta irragionevole e contraria agli articoli 3, 27, 28 e 103 della Carta costituzionale.

Un'ulteriore modifica introdotta dalla Camera incontra il nostro deciso dissenso. Si tratta della disposizione che, intervenendo sull'addizionale della tassa sui diritti di imbarco, accresce i costi a carico dei cittadini, a chiara dimostrazione che il decreto-legge non era correttamente coperto. Tale aumento, che colpisce in modo indifferenziato tutti i viaggiatori in partenza dagli aeroporti italiani, rischia non solo di avere pesanti ripercussioni sul comparto turistico, ma anche di contrastare con le convenzioni e i trattati internazionali vigenti in materia di trasporto aereo e aiuti di Stato, aggravando la procedura di infrazione già in fase di valutazione a Bruxelles.

Il nostro giudizio sul decreto si basa sull'analisi di quanto nelle norme è scritto e sulla valutazione della loro idoneità a conseguire l'effetto sperato. Ad oggi, invece, con certezza sappiamo solo che la CAI non intende restituire i 300 milioni di prestito ponte concessi dal Governo Prodi su espressa richiesta del presidente Berlusconi, con il rischio evidente che sia ancora una volta il contribuente, attraverso la bad company messa in capo allo Stato, ad accollarsi l'ulteriore onere del debito.

In attesa di conoscere il destino di Alitalia, ne constatiamo intanto il progressivo ridimensionamento, così come constatiamo che i cittadini pagheranno tre volte: come contribuenti, come investitori e/o creditori, come utenti del trasporto aereo in generale, e forse anche come clienti di una futura compagnia che potrebbe rivedere le tariffe, ovviamente al rialzo, facendo leva sulla posizione dominante garantita dalla legge.

Allo stesso modo, il meccanismo ideato dal Governo lascia lo Stato in perdita prima come azionista, poi come creditore, poi come sottoscrittore del prestito obbligazionario; in perdita come finanziatore del prestito ponte, in perdita per gli indennizzi ai piccoli azionisti e per gli oneri connessi alle indennità erogate ai lavoratori in esubero e, infine, in perdita per la mancata possibilità di rivalersi per danno erariale contro eventuali gestori poco corretti. Tutti questi elementi concreti, che si sommano alla perdurante assenza di un partner estero credibile, non bilanciano le indiscrezioni su possibili valutazioni positive dell'Europa riguardo al piano industriale strettamente inteso, poiché norme mal scritte possono finire con il rallentare, o persino con il danneggiare un piano di salvataggio difficile e impegnativo.

Signor Presidente, illustri colleghi, avremmo auspicato, insieme a tutti i cittadini italiani, a tutti i lavoratori di Alitalia, un decreto capace di affrontare efficacemente e con lungimiranza l'emergenza aziendale del nostro principale vettore aereo; ma tale aspettativa è andata delusa. Annuncio pertanto il voto contrario del Gruppo Italia dei Valori sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 134. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Biondelli).