D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, è evidente che voteremo contro la proposta di risoluzione proposta dalla maggioranza, tendente ad approvare acriticamente questa Nota di aggiornamento senza considerare - così come abbiamo tentato di fare noi nella nostra proposta di risoluzione - che essa si è resa necessaria sia per le varie congiunture internazionali e, da ultimo, per la forte crisi dei mercati finanziari americani che ha determinato una congiuntura economica internazionale negativa anche sulle finanze pubbliche dei Paesi dell'Unione europea, sia per la circostanza che le previsioni contenute nel DPEF per l'anno 2009-2013 sono state riviste con stime di crescita al ribasso. Infatti, la politica economica del Governo, contenuta nel decreto n. 112, che ha anticipato la legge finanziaria dello Stato, si è rivelata insufficiente e inefficiente per una serie di considerazioni che brevemente vorremmo qui ricordare.
A fronte di stime di crescita economica riviste al ribasso, la pressione fiscale complessiva rispetto al PIL è aumentata in maniera significativa dal 40 al 42,3 per cento e le principali componenti del prelievo fiscale hanno evidenziato dinamiche piuttosto preoccupanti. Stando ai dati ISTAT, le imposte dirette aumentano del 12,4, quelle indirette del 7,8 e i contributi sociali del 4,7.
Dalle previsioni e dall'impegno preso dal programma della maggioranza era prevista una diminuzione della pressione fiscale, addirittura con un tendenziale al di sotto del 40 per cento del PIL. In questo contesto tutte le previsioni sono state oggetto di revisione già nel Documento di programmazione economico-finanziaria e la Nota di aggiornamento conferma il fallimento - come dicevo prima - del decreto n. 112 che non ha avuto un effetto positivo sull'economia nazionale. Infatti, l'Italia continua a registrare un tasso di crescita del PIL inferiore alla media europea e rispetto a tale dato risulta particolarmente preoccupante il contributo negativo della domanda interna che manifesta le difficoltà in cui si trova il Paese, dovute sia alla debolezza dei consumi e degli investimenti, sia alla tendenziale e grave riduzione del potere d'acquisto del reddito degli italiani, compressi tra inflazione e pressione fiscale.
È vero: vi è un calo delle spese della pubblica amministrazione, una riduzione delle spese relative ai redditi da lavoro dipendente. Ma i tagli lineari che sono stati effettuati con il decreto n. 112 verosimilmente sono serviti solo a tenere formalmente in piedi i conti dello Stato, ma non sono serviti a produrre l'effetto sperato, cioè quello di un alleggerimento del costo della finanza pubblica sul sistema economico e imprenditoriale del Paese, con un rilancio quindi degli investimenti e dei consumi.
D'altro canto, nella situazione economica in cui ci troviamo, per tutta una serie di contingenze e di fatti, anche di responsabilità sotto il profilo della politica economica e fiscale di questo Governo, si registra il dato che le famiglie italiane si trovano oggi in fortissime difficoltà finanziarie. Il 59,5 per cento delle famiglie italiane, infatti, ha difficoltà ad arrivare a fine mese.
In questo contesto non bastano più gli interventi meramente riduttivi della spesa pubblica, soprattutto quando non si taglia solo ed esclusivamente la spesa pubblica improduttiva, come è giusto che sia, ma si interviene anche su quei meccanismi che dovrebbero stimolare invece, attraverso la spesa pubblica virtuosa, gli investimenti, la crescita e quindi una crescita complessiva del PIL.
Detto questo, è chiaro che la situazione attuale e il fallimento delle politiche economiche fino ad oggi messe in campo dal Governo che voi certificate con la Nota di aggiornamento necessitano di uno sforzo corale, in considerazione della crisi congiunturale, della crisi del mercato finanziario e della circostanza che dobbiamo porre le famiglie ed i risparmiatori italiani al riparo da quello che è un vero e proprio tsunami che arriverà e che in parte è già arrivato, rispetto al quale sarebbe il caso che il Parlamento fosse messo in condizione in tempi rapidi di conoscere l'entità dei problemi e le misure che il Governo intende sostenere.
Queste misure, infatti, non sono patrimonio di una maggioranza; in questo momento sono e devono essere patrimonio dell'intero Paese, quindi anche di quelle forze politiche di opposizione che intendono farsi carico di dare il proprio contributo di solidarietà ed unità nazionale rispetto ad un tema che non è più oggi possibile affidare alla logica della contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma che deve vedere unito il sistema Italia a fare squadra contro problemi seri che si abbattono e rischiano di determinare situazioni di irreversibilità economica e reddituale delle famiglie italiane.
Infatti, già la famiglia italiana è un soggetto debole, colpito da un aumento della pressione fiscale di ogni genere e tipo, dalla crisi di competitività, dal forte livello di disoccupazione, che è in crescita, dai livelli inflattivi, che sono tendenzialmente in crescita. Se a ciò aggiungiamo che quei pochi risparmi che le famiglie italiane hanno accantonato rischiano di essere bruciati dalla crisi dei mercati finanziari, è evidente che l'intero sistema Paese, e non solo una maggioranza, rischia di compromettere la sua credibilità e il suo futuro economico e sociale.
Riteniamo che la Nota di aggiornamento e i documenti finanziari proposti dal Governo e dalla maggioranza siano insufficienti e ci aspettiamo in tempi rapidi da parte della maggioranza e del Governo un'apertura e un confronto con tutte le forze di opposizione, perché tutti insieme si affronti, com'è giusto che sia in un Paese democratico e responsabile, una crisi di natura economica e sociale che inevitabilmente, anche per la debolezza strutturale del nostro sistema, avrà ripercussioni negative sul Paese e su tutti i cittadini italiani.
Signor Presidente, facciamo conclusivamente appello al Governo affinché si voglia fare carico della nostra proposta e affinché in questo Parlamento si trovino le opportune e necessarie convergenze perché tutti insieme si riesca ad uscire da questa crisi. Se riteniamo di farlo, dobbiamo sgombrare il campo delle polemiche politiche di questi ultimi giorni e settimane che non servono a nulla e che fanno fare una brutta figura all'intero ceto politico del Paese, che sembra più avvitato su dispute mille miglia lontane dai problemi reali dei cittadini, anziché fare unione sulla tutela della situazione economica e reddituale delle famiglie italiane.
Per tali ragioni, signor Presidente, confidiamo in un atto di buona volontà del Governo e siamo pronti ad un confronto - questo sì! - se fatto seriamente e in Parlamento, che, fino a prova contraria, è il centro ed il motore della politica e della democrazia italiana. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e del senatore Lannutti).