BONFRISCO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, nell'approvare oggi la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria, licenziato dal Parlamento solo pochi mesi fa, è utile ricordare il deteriorarsi della congiuntura internazionale del quadro economico che, nel corso del 2008, ha visto accentuarsi in modo assai preoccupante una crisi finanziaria epocale che è andata a sovrapporsi alle spinte speculative e inflazionistiche che già avevamo registrato. Cosi, come già allora indicammo nell'avanzare della crisi dei subprime americani il potenziale rischio per le banche e il sistema economico europeo.
Ad un anno dalla loro prima esplosione, le turbolenze sui mercati azionari sono cresciute fino a deflagrare nel tonfo delle borse americana ed europee, che ha costretto Banche centrali e Governi ad intervenire come mai prima.
Tra le tante analisi di questi giorni, alcune riecheggiate nel dibattito di quest'Aula, abbiamo l'obbligo di non generare confusioni e di non trasmettere messaggi sbagliati. Non abbiamo davanti a noi la crisi del capitalismo ma, al contrario, abbiamo dietro di noi la crisi di una non politica, che ha rincorso, banalmente e senza comprenderli, forse affacciata dalle finestre di un loft, senatore Legnini, i temi della globalizzazione e della finanza, ritirandosi e arretrando di fronte ai potenti governi dell'ingegneria finanziaria e finendo per favorire una distorsione all'interno del mercato del credito nella competizione tra buone banche e cattive banche.
Giova anche ricordare come proprio da un atto politico (la decisione dell'Amministrazione Clinton nel 1999 di varare nuove norme sui mutui) scaturì la spinta delle banche americane ad erogare denaro senza garanzie per favorire l'accesso alla proprietà immobiliare. L'aumento dei tassi poi ha prodotto il resto. E le cattive banche hanno potuto inventare complicatissima e oscura finanza che, ai limiti dell'illegalità, come ci ha ricordato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha infestato con prodotti "tossici" la finanza del mondo, si chiamino questi derivati o altro.
L'assenza della politica ha quindi prodotto tutto questo, unita alla mancanza di responsabilità delle banche, ma soprattutto all'inerzia di chi doveva vigilare e controllare e invece non lo ha fatto; di chi doveva regolamentare, come noi chiedemmo invano per due anni al Governo Prodi, almeno dall'anno 2006, un anno dopo la prima crisi inflativa del 2005, il diffondersi di prodotti derivati, oltre che verso il sistema delle imprese, persino negli enti locali.
Fuori da ogni polemica sottolineo che ci è difficile dimenticare quanti banchieri potevamo annoverare tra le fila del Governo Prodi, soprattutto provenienti da banche straniere, o quanti banchieri vedemmo sfilare alle primarie di Romano Prodi, quegli stessi che oggi si trovano di fronte alle loro responsabilità.
Forse, quando il nostro Paese riuscirà a superare questa tremenda crisi, lo dovrà ad una nuova politica responsabile, ma anche ad un sistema bancario che ancora ci ispira fiducia: quello che nasce dalle casse di risparmio di antica memoria o sulle banche popolari che abbiamo visto crescere e che tanto hanno contribuito allo sviluppo della nostra ricchezza. È quel modello italiano che dovremmo difendere con maggiore orgoglio, nonostante i prezzi che paghiamo per gli errori della riforma di Giuliano Amato, da lui stesso ammessi, e che oggi però giganteggia di fronte al castello di carta delle cattive banche crollato miseramente. È, quindi, per noi la rivincita delle formiche.
Anche i dati di questa Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria registrano i primi segni evidenti dell'andamento negativo dei mercati azionari, come ad esempio le minori entrate tributarie sui redditi di capitale e sulle plusvalenze, già evidenti dal mese di luglio, o come l'incremento della spesa, che paghiamo ogni giorno, per interessi dell'amministrazione pubblica.
Il presidente Azzollini ha detto meglio di me che occorrono responsabilità e prudenza: ci rivolgiamo alla politica di oggi e a questo Governo, al quale chiediamo di adoperarsi affinché tutto il possibile sia fatto.
Noi riconosciamo a questo Governo di essere presente, protagonista sullo scenario delle decisioni europee ed internazionali, e giustamente preoccupato di giungere ad un impegno comune, e di avere molto bene indicato nella ricapitalizzazione del mercato e delle banche il primo atto utile per garantire i risparmiatori italiani senza alimentare una deleteria sfiducia che fa male a tutti: alle banche, alle imprese e alle famiglie.
Ai senatori Zanda, D'Alia e Lannutti, che hanno richiesto ulteriormente la presenza dell'Esecutivo, voglio solo ricordare l'intervento del Governo svolto questa mattina in Aula dal sottosegretario Vegas che, in quanto ad autorevolezza, non ha proprio nulla da invidiare. (Applausi dal Gruppo PdL).
La responsabilità e la prudenza sono le uniche garanzie che la politica mette in campo oggi; sono le stesse che hanno animato le scelte del Governo e della maggioranza al momento del varo del Documento di programmazione economico-finanziaria e della manovra economica dello scorso giugno. Là dentro ci sono le uniche garanzie di cui oggi gli italiani possono disporre: la forza dell'intera manovra economica e il suo passo.
In questi mesi di turbolenze pensate cosa accadrebbe se non tenessimo con polso fortissimo la stabilità della finanza pubblica e se oggi qui non confermassimo gli obiettivi del DPEF: abbattere i costi e riqualificare la spesa. Questi sono gli strumenti fondamentali.
Pensate se oggi dovessimo aprire i lavori di una «finanziaria diligenza», come quelle che ci siamo lasciati alle spalle: diventerebbe una Babele devastante.
Pensate se non avessimo previsto, nel decreto-legge n. 112 del 2008, il blocco dell'utilizzo dei derivati per gli enti locali.
Lei, senatore Nicola Rossi, ha in parte ragione quando ci invita ad intraprendere con altrettanto coraggio la strada della riduzione della pressione fiscale, ma alla sua intelligenza ricordo che quell'aumento di pressione fiscale prodotta in due anni dal Governo Prodi e dalla vostra maggioranza valeva 30 miliardi di euro, che voi avete però sperperato. Noi cercheremo di farli risparmiare agli italiani, tagliando i costi inutili e l'inutile burocrazia.
Ci convincono anche le proposte avanzate da senatore Morando a proposito di nuove regole ed efficaci controlli di dimensione europea per evitare in futuro scorribande finanziarie nel nostro Paese.
Noi riusciremo a fare qualcosa di più, ne siano certi gli italiani, nel nome della prudenza e della responsabilità: quella con la quale annuncio il voto favorevole del Popolo della Libertà alla Nota di aggiornamento al DPEF, che andava e va nella direzione giusta. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).