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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 069 del 08/10/2008


Passiamo ora alle dichiarazioni di voto congiunte, sul complesso dei due provvedimenti.

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, diciamo preliminarmente che l'Italia dei Valori esprimerà un voto contrario sul disegno di legge di assestamento al bilancio 2008 e lo farà soprattutto ora che l'attenzione di tutti è concentrata sulla crisi finanziaria internazionale, sul crollo delle Borse, su un'emergenza che non è solo economica - come è stato ricordato anche in quest'Aula poco fa - perché la stessa mentalità che ha prodotto il quadro internazionale così devastante potrebbe pervadere in modo erosivo anche la stessa politica.

La crisi che viviamo non è lo solamente finanziaria, ma è l'ultimo atto di una crisi reale iniziata tanti anni fa. Alcuni giorni fa, c'è stato il G4 di Parigi, poi è stato il momento dell'Eurogruppo e della riunione dell'Ecofin, ma sembra proprio che l'Unione europea ribatta la crisi finanziaria con una risposta che definire in ordine sparso sarebbe un semplice eufemismo. José Barroso ha sottolineato che siamo un'unione di Stati, non un solo Stato e per questo ognuno agirà al proprio livello e con i propri strumenti. Diversi sono i contesti nazionali e di conseguenza non possono esservi risposte uniformi.

Così pensiamo al nostro contesto nazionale perché, mentre un terremoto senza precedenti quantifica in 1.400 miliardi le perdite globali, stiamo assistendo a un dibattito virtuale - e l'assenza del Ministro dell'economia lo accentua - sulle conseguenze di una crisi che ruota ancora attorno alla distinzione tra le responsabilità del mercato e quelle dello Stato. A chi denuncia i fallimenti del mercato e quindi giustifica l'intervento dello Stato risponde chi sostiene che gli errori del mercato sono stati provocati da una cattiva regolazione politica. Si tratta di semplificazioni, certamente, ma il Governo Berlusconi non ha, non manifesta, non ha manifestato adeguata consapevolezza dell'estrema gravità della crisi italiana e di quella internazionale. I dati contenuti nel disegno di legge di assestamento per il 2008 evidenziano, con un peggioramento dei saldi di bilancio, che l'economia italiana purtroppo continua a non crescere e che non vi è nessuna strategia che non siano i tagli per i più deboli e i privilegi per i più forti e ne abbiamo visto un esempio nel caso Alitalia.

Nel disegno di legge di assestamento risulta esservi un peggioramento di tutti i saldi; infatti, il saldo netto da finanziare passa da 33.000 milioni a 56.000 milioni, con un peggioramento di quasi 23 miliardi di euro, una riduzione delle entrate, un aumento in particolare della spesa corrente primaria e, cosa ancora più grave, non emerge alcuna azione del Governo per contrastare tale situazione. Sembra, al contrario, che la si voglia quasi sottolineare come inevitabile e credo che le motivazioni potrebbero essere fondamentalmente due: la prima, per affermare che la situazione ereditata non è così positiva come la si vorrebbe far apparire e la seconda, per sostenere che non è possibile assumere alcun provvedimento sul piano fiscale.

Per quanto riguarda il primo aspetto, l'eredità lasciata dal Governo Prodi è quella del 2007, anno in cui si realizzarono in corso d'anno provvedimenti per l'equità come l'aumento delle pensioni più basse e l'intervento a favore degli incapienti, pur migliorando complessivamente i conti rispetto alle previsioni, grazie ad un'azione costante sul piano delle entrate e delle spese.

Per il 2008, invece, risponde questo Governo, che è intervenuto in vari momenti modificando la legge finanziaria per il 2008 e alcune misure assunte in precedenza; risponde questo Governo di aver scelto di eliminare completamente l'ICI per la prima casa, con un aggravio quantificato in 1,7 miliardi che però è largamente insufficiente rispetto al minor gettito, un'operazione che è andata soltanto a vantaggio dei patrimoni di chi ha già, perché per gli altri era già intervenuta la legge finanziaria per il 2008 e quindi non si è dato nulla ai più deboli, cioè a coloro che sono in affitto.

Risponde questo Governo del costo per la detassazione di straordinari e premi. Questi interventi (ICI e straordinari) hanno avuto un costo superiore ai due miliardi e mezzo, che potevano servire per una misura che da sola contribuiva a tre obiettivi: il primo, aumentare il potere d'acquisto dei redditi medio-bassi; il secondo, ridurre la pressione fiscale; il terzo, contribuire alla ripresa dei consumi e, per questa via, alla crescita dell'economia. Non possiamo quindi, signor Presidente, che dare un giudizio negativo. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Senatrice Poretti, potrebbe fare la sua azione di sensibilizzazione in altri momenti o fuori dall'Aula? L'Aula, di solito, dovrebbe seguire gli argomenti che sono all'ordine del giorno.

 

MASCITELLI (IdV). Grazie, signor Presidente.

Nei primi mesi della nuova legislatura vari provvedimenti hanno teso a eliminare importanti strumenti che erano fondamentali per la lotta all'evasione fiscale: quelli relativi ai limiti di trasferibilità degli assegni, ai limiti per il pagamento in contanti, alla corresponsabilità tra appaltatore e appaltante; è una responsabilità grave che si assume il Governo attuale e che non riguarda solo l'evasione fiscale in senso stretto, ma riguarda l'evasione contributiva, il lavoro nero, la lotta alla criminalità organizzata, che inquina l'economia legale attraverso il riciclaggio ed il lavoro nero.

Per queste ragioni, l'Italia dei Valori esprimerà un voto contrario, che vuol essere in maniera ferma e convinta un voto di contrasto ad una politica che si sta esprimendo sin qui con una colpevole insufficienza di risposte all'insicurezza sociale che sta attraversando il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Biondelli).

FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, coerentemente con quanto esposto questa mattina in sede di discussione generale, vorrei anticipare fin da subito il voto positivo da parte del Gruppo Lega Nord Padania. Presidente, siamo tutti preoccupati per la situazione contingente. Tra l'altro, in mattinata, in sede di discussione generale, tale preoccupazione è emersa in modo trasversale. Pertanto, procediamo per punti e vediamo come si deve reagire alla crisi.

In primo luogo, è inutile piangersi addosso o, peggio, suscitare preoccupazione più del necessario, ipotizzando scenari persino peggiori di quelli possibili - questo è un invito rivolto al collega del Gruppo Italia dei Valori - perché personalmente ritengo che abbia aggravato una situazione pur comunque molto grave.

In secondo luogo, le critiche, ancorché doverose, alle scelte macroeconomiche del precedente Governo Prodi sono utili se poste - come del resto stiamo facendo - senza polemica alcuna, ma in modo costruttivo. Occorre però far rilevare al collega di sinistra, senatore Legnini, che vorrebbe insegnare al Governo la ricetta per la crescita, ossia abbassare le tasse e finanziare gli investimenti con la spesa pubblica, che è doverosa la coerenza. Voi, quando governavate, avete fatto esattamente il contrario e non è passato troppo tempo: avete alzato le tasse ed aumentato la spesa pubblica in stipendi nella pubblica amministrazione in esubero, e non certo in investimenti. Io, collega, chiedo coerenza. (Applausi dal Gruppo LNP).

Occorre analizzare la crisi per poi proporre, come ha fatto il Governo, i vari rimedi. Procediamo dunque in tale analisi. Abbiamo purtroppo il debito pubblico peggiore d'Europa; è un debito esagerato e conta 1.656 miliardi. Iniziamo a non dimenticare questi numeri. La spesa corrente è troppo influenzata dall'enorme numero di dipendenti nella pubblica amministrazione; anch'essa è esagerata e conta 437 miliardi. In terzo luogo, il PIL è a crescita zero. Inoltre, è troppo elevata l'imposizione fiscale e la burocrazia. Ancora, siamo in presenza di un'inflazione alta, ma non è modificabile agendo sui tassi di interesse, perché si tratta di inflazione importata. Infine, siamo in un contesto di impoverimento delle famiglie e di crisi dei consumi, oltre che di carenza di liquidità e difficoltà di accedere al credito per le partite IVA.

Pertanto, come reagire? Il Governo, a nostro parere, ha coerentemente imboccato la strada giusta perché insiste nel non far alzare i tassi d'interesse, come invece ha fatto finora la Banca centrale europea, perché in questo modo si comprimerebbero i consumi e si metterebbero in difficoltà le esportazioni a causa del rafforzamento dell'euro, e non si riuscirebbe comunque ad abbattere l'inflazione perché, come precisato, è inflazione importata. Sicuramente non si devono alzare ulteriormente le tasse, che, insieme all'inflazione, hanno impoverito oltremodo le famiglie ed hanno bloccato ulteriormente i consumi e, di conseguenza, gli investimenti, la produzione e l'occupazione.

Certamente non bisogna agire aumentando la spesa pubblica, che non consentirebbe il via al risanamento dei conti pubblici, che devono avere, quale obiettivo obbligatorio, il pareggio di bilancio entro il prossimo triennio. Come è stato iniziato correttamente dal Governo, occorre abbassare le tasse ad imprese e famiglie; occorre inoltre tagliare la spesa pubblica. A tal proposito corre l'obbligo fare qualche chiarimento: è bene sì mettere fine agli scandali e agli sprechi e risolvere, come si è iniziato a fare, il problema dell'immondizia in Campania, ad esempio; passi poi tirare una riga sui disastri sanitari in Lazio o amministrativi a Roma e Catania. Tuttavia, il vero problema rimane la spesa corrente. Come si può pensare, colleghi, di poter continuare ad accettare che vi siano ogni mese 21.000 stipendi - e sottolineo tale cifra - pagati nella Regione Sicilia, a fronte di 2.800 pagati nella mia Regione, il mio Veneto? Questo è uno scandalo su cui credo si dovrà riflettere in sede di identificazione dei famosi costi standard.

Occorre inoltre dar vigore all'economia reale, come ci ha spiegato molto bene il collega senatore della Lega Nord Massimo Garavaglia; infatti è solo l'economia reale a creare vero PIL, il resto crea partite di giro. Per questo motivo occorre consentire la ripresa dei consumi e divenire primi attori per agevolare la riduzione dei tassi (è di oggi la notizia che vi è stata una prima risposta con una diminuzione di mezzo punto dell'Euribor), quindi dei costi finanziari a famiglie e imprese per agevolare la diminuzione della burocrazia e la diminuzione della pressione fiscale.

Come già da molti sottolineato, il federalismo voluto dalla Lega Nord rappresenta la condicio sine qua non, quindi la condizione necessaria anche se non sufficiente, per «andare a dama» con il risanamento del Paese e permettere la conseguente uscita dalla crisi economica, e cioè pareggio di bilancio entro tre anni, consentire la diminuzione della spesa e degli sprechi e consentire, di conseguenza, di abbassare le tasse.

La strada giusta, quindi, è stata imboccata dal Governo. Ora la sfida è percorrerla velocemente e, come ho detto questa mattina, il turbo è rappresentato proprio dal processo federalista. Per queste argomentazioni, dunque, perché nonostante le difficoltà contingenti dovute all'economia il Governo ha dimostrato coraggio, oltre alla capacità di saper individuare la corretta direzione da percorrere, la Lega Nord Padania voterà favorevolmente. (Applausi dai Gruppi LNP e PDL).

MERCATALI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MERCATALI (PD). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, voteremo a favore del rendiconto 2007 e contro l'assestamento 2008. In momenti come questi, difficili, in cui i nostri cittadini, i nostri imprenditori, le nostre famiglie vivono con grande apprensione la situazione del Paese, la politica dovrebbe farsi carico di dare risposte con grande senso di responsabilità, a partire da quelle per affrontare la situazione economico-finanziaria a livello mondiale.

Con questa dichiarazione di voto, ma anche con i nostri interventi, credo sia emerso lo sforzo che stiamo facendo per dare un contributo, il contributo di un partito preoccupato ma responsabile, il contributo di chi sa che, in momenti come questi, se ci si ascolta è meglio.

Vorrei parlare del rendiconto 2007, l'ultimo rendiconto del Governo Prodi. Lungi da me fare un peana o incensare le cose che abbiamo fatto: non voglio farlo e non lo farò. Ci accontentiamo delle dichiarazioni scritte nella relazione dal ministro Tremonti, della certificazione della Corte dei conti e dei riconoscimenti dell'Europa. Bene, in un Paese normale, riconoscere questi fatti e accettare questi dati sarebbe già un bel passo in avanti.

L'Europa ha cancellato la procedura di disavanzo eccessivo aperta nei confronti del nostro Paese nel 2005; e nel 2005 non governava Prodi ma qualcun altro. La Corte dei conti ha certificato che il rapporto deficit-PIL è sceso dal 3,4 per cento del 2006 all'1,9 nel 2007: per la prima volta dal 2002, cioè da cinque anni a questa parte, rientriamo nei parametri di Maastricht, cioè andiamo sotto il 3 per cento del rapporto deficit-PIL, e per la prima volta, dopo due anni, si ricostituisce un robusto avanzo primario. Questo è quanto certifica la Corte dei conti.

Il ministro Tremonti, sì, l'onorevole Giulio Tremonti (è già stato letto, ma lo rileggo per alcuni senatori della maggioranza che sono intervenuti nel dibattito) non dichiara, ma scrive nella relazione al rendiconto 2007: «Il 2007 si è chiuso con i conti pubblici sensibilmente più favorevoli del previsto. È il risultato di una politica economica che ha perseguito l'obiettivo della crescita e del risanamento. Ai risultati ottenuti hanno concorso sia le entrate sia le spese e, per le entrate, il grosso contributo è venuto dai frutti della lotta all'evasione fiscale, mentre l'espansione della spesa primaria è stata rallentata». Ciò detto, o meglio scritto, da Tremonti.

Noi siamo ben coscienti dei problemi strutturali del Paese: tassazione troppo alta (oltre il 43 per cento), salari troppo bassi e famiglie che non ce la fanno più, evasione fiscale e sommerso più alto d'Europa. Il nostro sommerso, voglio ricordarlo, vale il 23 per cento del prodotto interno lordo; in Germania il 15, in Gran Bretagna il 10. Se a questo aggiungiamo che il nostro debito resta il più alto d'Europa, ci rendiamo conto che ciò che abbiamo fatto, certificato nel rendiconto 2007, è solo un piccolo passo rispetto al quale bisogna procedere.

Giustamente il ministro Tremonti pone l'obiettivo del risanamento dei conti e del contenimento della spesa primaria al centro delle iniziative del Governo, anche anticipando la manovra di stabilizzazione della spesa a luglio. Questo è già stato un primo passo molto importante. Ma in momenti come questi servono politiche, assieme, di rigore, di redistribuzione della ricchezza, di incentivo alla crescita. Rigore nella lotta all'evasione, al sommerso, al lavoro nero per essere in condizione di poter davvero diminuire le tasse e scendere in fretta dall'attuale 43 per cento. Redistribuzione della ricchezza vuol dire diminuire in primo luogo le tasse sui salari per alimentare la domanda interna e dare respiro alle famiglie e, al tempo stesso, incentivare la produttività attraverso la leva fiscale.

Certo, bisogna parlare anche di crescita, ma - come ha ben illustrato il collega Morando nella relazione di minoranza alla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria - ciò significa fare una politica anticiclica e quindi non tagliare gli investimenti, bensì selezionare, darsi delle priorità al fine di migliorare la competitività del sistema Paese e investire nella ricerca e nella scuola. Sì, certo, un Paese che vuole crescere deve investire nella scuola, nell'energia, nei trasporti in primis. Il senatore Morando, nel dibattito sulla Nota di aggiornamento e gli altri senatori intervenuti hanno fatto proposte precise. I provvedimenti del Governo in questi primi sei mesi vanno in altra direzione: molti tagli e poco coraggio.

Signor Presidente del Consiglio, sia meno insofferente, meno stressato: ci ascolti e soprattutto ci rispetti. Il problema non è dialogare o non dialogare. Finiamola, cancelliamo questo inutile verbo dal vocabolario e usiamo quelli giusti; confrontiamoci, ascoltiamoci reciprocamente, discutiamo delle proposte, delle idee che abbiamo e cerchiamo in questo dibattito e confronto di essere tutti, destra e sinistra, all'altezza dei problemi del Paese, senza spocchia e senza presunzione. Forse così, signor Presidente del Consiglio, anche in momenti difficili come questi riusciremo a fare un servizio al Paese e ai nostri cittadini.

Voteremo per queste ragioni, come ho già preannunciato, a favore del rendiconto 2007 e contro l'assestamento 2008. (Applausi dal Gruppo PD).

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, naturalmente il mio Gruppo voterà a favore sia del rendiconto che dell'assestamento di bilancio.

Èevidente dall'assestamento che il Governo insiste su una rappresentazione piuttosto chiara e prudente delle grandezze di finanza pubblica. Non si può non evidenziare innanzi tutto come nell'assestamento siano registrate minori entrate; questo proprio perché si tiene ben conto del ciclo economico, che diventa peggiore di quello previsto e che quindi produrrà quasi certamente minori entrate.

Si prevede altresì un aumento cospicuo della spesa per interessi proprio perché, anche in questo caso, già si registra l'aumento dei tassi di interesse conseguente alla situazione a tutti nota. A tale proposito, riflettendo anche su alcune questioni sviluppate nel corso del dibattito svolto questa mattina, sottolineo la necessità di un uso rigoroso della finanza pubblica perché lo stock del debito italiano, che - come è noto - abbiamo ereditato, registra un aumento significativo dell'onere per interessi non appena il tasso di interesse stesso aumenta, seppure di poco. Naturalmente il nostro Governo ha registrato in assestamento questa maggiore spesa prevedibile.

Ancora oggi la situazione evolve per certi versi in modo imprevedibile. Pertanto è possibile che nel corso dell'anno si evidenzino ancora nuovi scostamenti; purtuttavia, l'assestamento che il Governo ha presentato innanzi al Parlamento cerca di tenere conto in maniera prudenziale di questi fenomeni ed in tal senso registra - ribadisco - in maniera corretta gli aggregati di finanza pubblica.

Molti colleghi, anche nel dibattito, hanno giustamente continuato ad accennare alla situazione e alle misure messe in atto dal Governo con il decreto-legge n. 112 del 2008. Indubbiamente i tagli previsti con tale provvedimento non piacciono ad alcun Governo, ma l'evolvere della situazione economica mondiale ed italiana ha confermato la nostra ipotesi di rigore. Oggi ci avrebbe fatto seriamente del male non avere i conti a posto. Il tentativo che abbiamo compiuto, e che sta riuscendo, di tenere i conti fa sì che in qualche modo l'economia italiana resti, se non al riparo, quanto meno coinvolta il meno possibile nei fenomeni negativi. Questo è il punto di fondo.

È evidente che il nostro Governo, in particolare all'interno del consesso europeo, si pone il problema di come riavviare lo sviluppo e di come ragionare sugli investimenti e sui redditi più bassi. È del tutto chiaro, però, che queste azioni saranno possibili soltanto a due condizioni: innanzi tutto, l'attuale turbolenza dei mercati finanziari si deve rasserenare affinché si possa ragionare sul medio termine; in secondo luogo, a quell'ora i conti pubblici dovranno essere a posto. Da quel momento è chiaro che il nostro Governo - speriamo in maniera coordinata a livello europeo - potrà sviluppare le manovre per riavviare gli investimenti e per riparare ai danni arrecati dall'attuale situazione ai redditi più bassi.

Questo disegno ci sembra coerente e non a caso stamani l'impostazione del Governo italiano di agire a livello europeo è stata sostanzialmente condivisa dall'opposizione. Si sottolinea che al momento tale azione non è stata ancora avviata, ma è evidente che, trattandosi di azioni da concertare tra Governi, si deve ricercare un accordo.

In ogni caso, l'azione del Governo italiano continua ad essere incisiva in questo senso: non si avventura - a mio avviso correttamente - in manovre frammentarie e di carattere immediato, che potrebbero essere travolte nel corso non dei giorni, ma delle ore successive, ma in questo momento tiene ferma la barra. Nella fattispecie, assesta i conti in maniera prudenziale, corregge le previsioni a ribasso del ciclo, si attrezza a questa evenienza e naturalmente si pone il problema del riavvio dello sviluppo in modo coerente con misure che anche temporalmente devono essere compiute al momento giusto.

Non c'è dubbio - diceva il senatore Nicola Rossi stamattina - che i tempi in questa vicenda sono determinanti. Siamo d'accordo al riguardo, ma non vi è dubbio che negli intendimenti del Governo la questione dei tempi è ben presente e che le azioni che individuerà saranno intraprese in un quadro di più serena situazione dei mercati finanziari mondiali e di migliore conoscenza delle misure necessarie per il breve e, soprattutto, per il medio termine.

In questo contesto ci pare di poter serenamente dare il nostro voto favorevole sia al rendiconto che alle disposizioni per l'assestamento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alle votazioni finali dei disegni di legge nn. 1032 e 1033.