MUGNAI, relatore. Signor Presidente, il relatore ha ascoltato con grande attenzione gli interventi che si sono susseguiti nella discussione generale e ritiene opportuno spendere qualche parola in merito a quanto è stato osservato in senso critico da uno solo dei colleghi intervenuti, il senatore Li Gotti, perché l'altro intervento, parzialmente dissonante rispetto al testo, ovvero quello del collega Galperti, in realtà ha sottolineato il portato positivo del provvedimento nel suo complesso e, al tempo stesso, il lavoro attento e accurato svolto in Commissione, che poi ha condotto a una serie di soluzioni migliorative del testo medesimo.
Gli assi portanti del lavoro svolto in Commissione si sono incentrati principalmente su tre aspetti.
Il primo è legato ad una migliore individuazione e specificazione del concetto di sede disagiata. Al riguardo, il relatore ritiene che la soluzione contenuta nell'emendamento presentato dal Governo, e approvato in Commissione, possa rappresentare, anche in rapporto alle proposte emendative presentate in Aula, il miglior compromesso possibile perché in effetti il provvedimento possa raggiungere i risultati sperati.
L'aver individuato quali requisiti di base non soltanto la mancata copertura dei posti messi a concorso nell'ultima pubblicazione, ma parimenti una quota di posti vacanti non inferiore al 20 per cento dell'organico (quindi una percentuale ampiamente superiore alla media di scopertura nazionale) consente, da un lato proprio per la sua flessibilità e maggiore latitudine applicativa, dall'altro in virtù della tipicità delle previsioni contenute, di poter ampliare la platea. In tal modo, peraltro, si evita che possano registrarsi quei criteri distorsivi, che invece purtroppo si sono spesso registrati in passato, anche in ragione delle modalità con le quali veniva individuato il carico di lavoro degli uffici. Ciò poteva determinare che un apparente carico di lavoro potesse poi non corrispondere realmente all'effettiva esigenza dell'ufficio, penalizzando nel contempo uffici decisamente più meritevoli.
Del resto, un riferimento troppo espresso a sedi aventi più diretto contatto con aree ad alta densità criminogena, legata a fenomeni di criminalità organizzata, sarebbe stato parimenti potenzialmente penalizzante, innanzi tutto perché le direzioni distrettuali antimafia hanno già organici largamente coperti. Ricordiamo infatti che questo provvedimento si rivolge fondamentalmente più alle esigenze della parte requirente che di quella giudicante, che se ne avvarrà in misura assolutamente residuale. In questo caso, al contrario, saremmo andati proprio ad incidere negativamente sulla sorte delle procure circondariali minori che non soltanto in quelle aree soffrono, e significativamente, di carenze di organico.
L'altro aspetto sul quale la Commissione si è lungamente soffermata, e che trova comunque un qualche riscontro in una reiterazione di proposte emendative sostanzialmente omologhe a quelle presentate in Commissione, è quello legato alla riserva di posti a favore di coloro che già in passato si sono trasferiti presso sedi disagiate, usufruendo di precedenti provvedimenti di identica natura, i quali godevano di una riserva assoluta in loro favore. Da un lato, ovviamente, vi era l'esigenza di tutelare in qualche modo le aspettative di quanti quella scelta avevano fatto confidando comunque in un domani di poter usufruire in qualche modo di un beneficio proporzionale alla loro precedente decisione, e dunque al sacrificio compiuto; dall'altro, però, vi era un'esigenza parimenti significativa.
Mantenendo una quota pari al 100 per cento, e quindi una riserva assoluta, di fatto si sarebbe andati a disincentivare altri soggetti che potevano comunque accettare il trasferimento nelle sedi disagiate e, quindi, apportare ulteriore linfa ai carenti organici delle sedi medesime.
Rivolgendomi ai colleghi che hanno presentato proposte emendative a tale riguardo, credo che l'emendamento approvato dalla Commissione rappresenti il migliore bilanciamento possibile, innanzi tutto perché introduce una sorta di riserva assoluta per tutte le sedi nelle quali i posti messi a concorso siano uno o due, ovverosia la maggior parte delle sedi in questione. Infatti, le sedi nelle quali il numero di posti supera le due o tre unità, fino ad arrivare ad un massimo di dieci, sono molto poche; quelle che superano le sei-sette unità in relazione ai posti messi a concorso si possono veramente contare sulla punta delle dita di una mano.
Quindi, in realtà, l'impianto dell'emendamento approvato in Commissione non solo garantisce sostanzialmente per la maggior parte di quelle sedi disagiate nelle quali questi posti saranno messi a concorso una riserva assoluta a favore di quanti già godevano in precedenza di questo beneficio, ma in più prevede - lo sottolineo - che, laddove i posti messi a concorso siano dispari e comunque superiori a uno o due, l'eccedenza dovuta al numero dispari vada comunque a favore dei soggetti aventi diritto.
Ciòsignifica che in ogni caso si tutelano ampiamente quanti avevano questa riserva a loro favore in precedenza, nella maggior parte dei casi in modo assoluto e comunque per le sedi più grandi, così da garantire una quota più che ampia, al tempo stesso però stimolando eventuali altri soggetti che possono avere particolari competenze ed elevata professionalità a dare a loro volta un prezioso apporto per la copertura degli organici carenti.
Vi è un'ultima questione sulla quale la Commissione si è lungamente soffermata e che ha trovato un'eco assolutamente non condivisibile nell'intervento del collega Li Gotti: far sì che le risorse che andranno a confluire all'interno del Fondo unico giustizia, come viene tecnicamente denominato dal provvedimento, siano per una riserva ragionevole comunque canalizzate e a disposizione di tutte le articolazioni nelle quali si articola il settore della giustizia.
Rispetto alla formulazione originaria - e onestamente, senza alcuna annotazione polemica, non capiscole inquietudini che hanno connotato l'intervento del senatore Li Gotti - quella finale è, a sommesso avviso del relatore, quella che più di ogni altra garantisce che effettivamente si vada in quella direzione. Infatti, anche la soluzione intermedia (che comunque lasciava una quota di riserva che poteva essere significativa al Ministero dell'economia) è stata superata con l'ultima formulazione della proposta emendativa del relatore, fatta poi propria dalla Commissione, nella quale l'intero complesso delle risorse, che sappiamo essere assolutamente rilevanti (e in questo attingo anche alle stime che lo stesso collega Li Gotti ha fatto, forte delle sue precedenti esperienze di Governo), avrà due uniche destinazioni, che in realtà sono poi strettamente correlate e concatenate l'una con l'altra: da un lato il Ministero della giustizia in tutte le sue esplicazioni, dall'altro il Ministero dell'interno per una peculiare utilizzazione delle risorse medesime. Ricordo il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di reati di tipo mafioso.
È stata eliminata nella definitiva formulazione della proposta emendativa ogni riserva a favore del Ministero dell'economia. Il che significa che queste somme necessariamente non potranno che confluire nelle casse ed essere ripartite con una riserva minima di un terzo tra il Ministero della giustizia per tutte le sue attività e i suoi compiti istituzionali e il Ministero dell'interno, con un temperamento che, contrariamente a quanto sembra adombrare nell'unico intervento maggiormente critico il collega Li Gotti, è assolutamente di reciprocità. Infatti le esigenze urgenti in situazioni gravi ed eccezionali riguardano sia il Ministero dell'interno sia il Ministero della giustizia.
Non voglio attingere soltanto ad un criterio di ragionevolezza e verosimiglianza perché è evidente ed intuibile che mai si potrà arrivare ad un totale azzeramento dei fondi per l'uno o per l'altro Dicastero, perché ciò cozza insanabilmente, oltre che con un principio di assoluta ragionevolezza, anche con un principio di logica verosimiglianza. Ma vi è da dire che vale solo in casi urgenti, gravi ed eccezionali la tipizzazione dell'ipotesi nella quale vi possa essere uno storno a favore o dell'uno o dell'altro e non soltanto dell'uno (da intendersi in questo caso, recependo l'inquietudine del collega Li Gotti, individuato nel Ministero dell'interno). Si tratta quindi di una concorrenza di fattori che credo rappresenti di per sé la migliore garanzia che solo in codeste situazioni si debba comunque intervenire necessariamente, e non soltanto attingendo ai fondi speciali di cui stiamo parlando ma ad ogni altra possibile risorsa disponibile nel Paese.
Credo quindi che anche da questo punto di vista il lavoro svolto in Commissione con il concorso di tutti i componenti e con una fattiva attenzione dei rappresentanti del Governo possa essere considerato estremamente proficuo e un ulteriore passo in avanti. Oggi sappiamo che questi fondi, soprattutto se così ingenti come lo stesso senatore Li Gotti ha ricordato, andranno necessariamente da una parte al Ministero della giustizia e dall'altra al Ministero dell'interno per compiti che comunque geneticamente sono correlati e hanno un'interazione diretta con il Ministero della giustizia ed i suoi compiti istituzionali e comunque con il sistema giustizia nel suo complesso, con una riserva di un terzo che solo nella concorrenza di situazioni assolutamente eccezionali, tali quindi da superare non soltanto il ristretto ambito del quale stiamo parlando, potrebbe vedere una diversa ripartizione che è ragionevole ritenere non possa mai ridursi a zero.
A sommesso avviso del relatore, quindi - e in questo rivolgo un invito a una riflessione a tutti i componenti della Commissione giustizia in particolare e a tutti i colleghi presenti in Aula - il lavoro svolto è stato di particolare rilievo.
Pertanto, oltre agli emendamenti approvati in Commissione e quella parte di emendamenti che per un'ottimizzazione del testo il Governo e il relatore hanno ritenuto di presentare all'Aula, credo non abbia senso accoglierne altri, proprio perché quanto abbiamo prodotto rappresenta verosimilmente il migliore dei risultati possibili che ci permetterà finalmente di andare a coprire rapidamente e non più, come avveniva in passato, con giovani magistrati sicuramente pieni di entusiasmo ma certamente totalmente carenti di esperienza sedi che spesso presentano gravi problemi per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia.
Ci permetterà di farlo con incentivi significativi ma parimenti sostenibili, soprattutto in una misura tale da garantire che vi possano essere elevati apporti di professionalità, proprio perché il venir meno di una riserva assoluta oltre certe quote, in particolare per quelle grandi sedi dove innegabilmente un apporto di professionalità e di esperienza maggiori possono essere importanti, potrebbe vedere fortemente motivati ad accettare il provvedimento di trasferimento magistrati esperti. Soprattutto - ripeto - il lavoro svolto ci permetterà di poter dire che oggi abbiamo fatto un significativo e concreto passo in avanti perché finalmente ciò che la giustizia ha "prodotto" in senso economico alla giustizia largamente rimanga. E se non andrà alla giustizia andrà al Ministero dell'interno per le finalità particolari indicate, che comunque sono correlate al mondo della giustizia. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.