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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 069 del 08/10/2008


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

AMORUSO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

gli Istituti ospedalieri "Opera Don Uva" sono un Ente ecclesiastico fondato da don Pasquale Uva nel 1922 ed erogano assistenza e riabilitazione ai portatori di handicap psicofisici e a soggetti affetti da morbo di Alzheimer e patologie ortopediche e cardiorespiratorie;

la sede principale degli Istituti ospedalieri "Opera Don Uva" (che hanno anche altri tre centri di assistenza: a Foggia, a Potenza e Paranà in Argentina) si trova a Bisceglie (Bari), dove opera la Casa della divina provvidenza e dove peraltro si trova la sede generalizia della Congregazione delle ancelle della divina provvidenza;

la Casa della divina provvidenza di Bisceglie si sviluppa su 190.000 metri quadri, conta circa 1.500 posti letto ed è convenzionata con la regione Puglia;

dopo essere stata per anni il più grande ospedale psichiatrico del Mezzogiorno, a partire dal 2000 la Casa della divina provvidenza ha avviato un vasto e complesso processo di ammodernamento e riconversione che l'ha fatta diventare un grande polo sanitario d'eccellenza con finalità riabilitative intese a largo raggio, con particolare attenzione alla cura e all'assistenza dei lungodegenti;

proprio in virtù di questo processo di riconversione, oggi sono operativi - oltre all'Istituto ortofrenico, che conferma la Casa della divina provvidenza nel suo ruolo cardine nel campo dell'assistenza psichiatrica e nella riabilitazione dal disagio mentale - anche Unità Alzheimer, Centri di riabilitazione e Residenze sanitarie (queste ultime sono altamente specializzate in problemi cardiologici, respiratori, neurologici e ortopedici);

il 29 settembre 2008 l'Assessore alla sanità della regione Puglia ha comunicato che la Casa della divina provvidenza di Bisceglie ha ormai accumulato un deficit finanziario di 150 milioni di euro, quasi tutti risultanti da oneri previdenziali non versati;

entro il 30 novembre 2008, la Casa della divina provvidenza di Bisceglie potrebbe estinguere i suoi debiti previdenziali aderendo ad un condono che le costerebbe, in un'unica soluzione, circa 35 milioni di euro;

per trovare queste risorse la Casa della divina provvidenza di Bisceglie necessita però di una transazione con la regione Puglia sui mancati adeguamenti delle rette, sulla possibilità di riconversione dell'istituto ortofrenico e sull'aggiornamento delle tariffe;

l'assessore alla sanità della regione Puglia ha affermato di non voler sottoscrivere alcun accordo o transazione con la Casa della divina provvidenza;

lo stesso Assessore regionale alla sanità, in una audizione presso il Consiglio regionale, come riportato dalla stampa pugliese, ha aggiunto: "Il debito non deve gravare solo sulla spalle della Puglia, ma deve essere condiviso con il governo nazionale" (cfr. "Gazzetta del Mezzogiorno", "Gazzetta del Nord Barese", "La Repubblica" edizione di Bari, "Quotidiano di Bari" del 30 settembre 2008);

a giudizio dell'interrogante, in questa vicenda la Giunta della regione Puglia ha di fatto ammesso, rifiutando di venire incontro alle reiterate richieste di aiuto della Casa della divina provvidenza (che in regime di convenzione offre i servizi della sanità pubblica) e cercando di coinvolgere il governo nazionale, la sua totale incapacità a compiere quanto di suo dovere in una materia di tutela della salute nel suo territorio;

inoltre, la regione Puglia mostra assoluto disinteresse per i destini di un grande polo sanitario che, oltretutto in regime di convenzione, fornisce un'opera essenziale e indefessa in un'area del Paese, il Mezzogiorno, in cui la sanità pubblica registra forti e gravi carenze,

si chiede di sapere:

quale sia la posizione del Ministro in indirizzo nei confronti delle richiamate affermazioni dell'Assessore regionale pugliese alla sanità sul ruolo del Governo nazionale;

se, per quanto di competenza, ritenga di poter intervenire presso la regione Puglia per richiamarla ai suoi doveri in campo sanitario e nei confronti di una struttura come la Casa della divina provvidenza di Bisceglie che è un autentico pilastro della sanità pugliese e meridionale.

(4-00640)

AMORUSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

nel 1974 la giunta militare guidata da Haile Mariam Menghistu conquistò il potere in Etiopia con un golpe a danno dell'imperatore Haile Selassie, dando vita a un regime dittatoriale che durò fino al 1991 e durante il quale avvennero crimini orrendi, per i quali lo stesso Menghistu, tuttora in esilio nello Zimbabwe, è stato condannato da un tribunale etiopico con l'accusa di genocidio;

tra le conseguenze più nefaste e tristi dell'avvento di Menghistu fu la persecuzione e quindi la cacciata di decine di migliaia di italiani che allora vivevano in Etiopia dove essi stessi o i loro padri erano giunti durante l'occupazione coloniale da parte del nostro Paese tra il 1936 e il 1941;

gli italiani cacciati dall'Etiopia persero le loro case, il loro lavoro e tutti i loro beni. Le attività imprenditoriali italiane, che rappresentavano un pilastro dell'economia etiopica e che poi si sono dissolte nel nulla contribuendo alla drammatica condizione di povertà in cui oggi versa l'Etiopia, vennero nazionalizzate;

in seguito alla cacciata la gran parte di quei nostri connazionali tornarono in Italia in condizioni di povertà e trovandosi di fronte a una vita fatta di stenti;

di fronte a questa gravissima situazione i governi italiani succedutisi dal 1974 in poi, vuoi per questioni di bilancio, vuoi per un sostanziale disinteresse per le vicende degli italiani d'Etiopia (considerati anche come una scomoda "eredità" della colonizzazione avvenuta durante l'epoca fascista), hanno mostrato un totale disinteresse per le vicende di questi nostri sfortunati connazionali;

dopo decenni di incomprensioni i rapporti tra Italia ed Etiopia stanno finalmente registrando un importante svolta positiva in particolare grazie all'impegno dei governi Berlusconi durante la XIV e l'attuale Legislatura culminato prima con la restituzione dell'obelisco di Axum e poi, poche settimane fa, con la solenne cerimonia per l'innalzamento dell'insigne monumento nel suo sito originario;

appare tuttavia necessario, mentre il Governo dà la giusta importanza alle relazioni politico-diplomatiche tra l'Italia e l'Etiopia, che da parte del nostro Paese arrivi finalmente un segnale nei confronti degli italiani cacciati nel 1974 dal Paese del Corno d'Africa o, nei casi in cui essi siano ormai deceduti, nei confronti dei loro discendenti,

le associazioni rappresentative degli italiani d'Etiopia si rivolgono da decenni, ma senza alcun esito o possibilità di ascolto, alle Istituzioni chiedendo indennizzi in favore di chi fu cacciato dal sanguinario regime di Menghistu,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere perché le istituzioni diano finalmente, dopo decenni di silenzio, solidarietà agli italiani d'Etiopia (sia coloro che vissero dal vivo la cacciata dal Corno d'Africa, sia, in caso di scomparsa di questi ultimi, i loro discendenti);

quale sia la posizione del Governo nei confronti delle richieste di indennizzo per gli italiani d'Etiopia effettuate ormai da anni dalle loro associazioni rappresentative.

(4-00641)