Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (545 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 062 del 01/10/2008


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PICHETTO FRATIN - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

da più mesi gli abitanti di diversi comuni del biellese non possono utilizzare i servizi Telecom Italia a causa di imprecisati disservizi o guasti alle linee;

gli utenti hanno più volte segnalato ad uno sportello telefonico i guasti e i disservizi patiti senza, tuttavia, avere risposte certe circa i tempi e i modi di soluzione dei problemi; al contrario hanno ricevuto dai diversi operatori, dislocati in aree diverse della penisola e del tutto ignari del problema, risposte del tutto vaghe e insoddisfacenti;

i tecnici dell'azienda Telecom Italia, nonostante le diverse sollecitazioni ricevute sia dai singoli utenti che dal Consorzio dei Comuni, ad oggi non hanno risolto i problemi alle linee telefoniche;

detta situazione, oltre agli evidenti disagi causati ai cittadini, soprattutto agli anziani, sta provocando danni anche all'economia del territorio: in particolare alcuni ristoranti della zona, ubicati in luoghi isolati (vedi Graglia e Valle Cervo), non potendo ricevere più le prenotazioni via telefono, sono praticamente in "fermo attività" con conseguenti serie difficoltà finanziarie;

considerato che:

la società Telecom Italia negli ultimi anni ha ridotto il numero degli addetti presenti nel biellese determinando gravi problemi a livello occupazionale e riducendo i livelli qualitativi dei servizi offerti;

in aggiunta, ad oggi, vaste aree del territorio in provincia di Biella non sono ancora provviste del servizio ADSL,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se e con quali atti di propria competenza intenda intervenire al fine di tutelare i diritti di tutti quei cittadini utenti di Telecom Italia, compresi i residenti nel biellese, garantendo la fruibilità dei servizi offerti e per i quali riscuote regolarmente il canone di abbonamento;

se, stante lo stallo della situazione descritta in premessa, non ritenga di dover valutare l'opportunità di introdurre radicali modifiche al sistema di concessioni per tutti quei servizi che, oggi, nella società moderna, sono unanimemente considerati indispensabili per lo sviluppo e necessari per il vivere civile.

(4-00574)

SERRA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nei giorni scorsi sono state affisse, sulle pareti degli edifici siti in diverse zone di Roma, migliaia di manifesti con la scritta "In soli tre mesi 5.000 crimini in meno", con palese riferimento agli asseriti successi della Giunta Alemanno nell'azione di contrasto alla criminalità e di garanzia della pubblica sicurezza;

tuttavia, come è evidente, i provvedimenti assunti dalla Giunta comunale e dal Governo nazionale per risolvere i problemi della sicurezza non sembrano avere realisticamente mutato le condizioni preesistenti, come peraltro può evincersi dalla recrudescenza degli episodi di violenza e discriminazione consumatisi anche di recente, e che hanno interessato segnatamente la città di Roma o la Campania, ove - precisamente nella città di Castelvolturno - è stata realizzata una strage dalle dimensioni e dagli effetti davvero preoccupanti;

pur volendo approssimare per eccesso, la stima della riduzione del tasso di criminalità dovuta alle politiche governative può ragionevolmente attestarsi in una misura variabile tra il 10 per cento e il 20 per cento;

di conseguenza, qualora le dichiarazioni contenute nei suddetti manifesti corrispondessero al vero, la media dei reati commessi mensilmente sarebbe passato da una variabile compresa tra 16.000 e 8.000 nel periodo precedente l'insediamento della nuova Giunta, ad una media di 1.600 nel periodo attuale;

ai fini della realizzazione di 16.000 reati in un mese, occorre che ne siano commessi 533 al giorno, tutti i giorni; dato che appare all'interrogante quantomeno inverosimile,

si chiede di conoscere:

quale sia il numero dei reati registrati nella città di Roma nei periodi dal 1° febbraio al 30 aprile 2008 e dal 1° maggio al 30 luglio 2008;

quale sia il numero dei reati registrati nella città di Roma nel periodo dal 1° maggio al 30 luglio 2007.

(4-00575)

BEVILACQUA - Ai Ministri delle infrastrutture e trasporti e dell'interno - Premesso che:

la stazione di Vibo Valentia Pizzo è, ormai, l'unica a servire l'intero territorio della provincia di Vibo Valentia e, di conseguenza, rappresenta uno snodo importante per tanti pendolari ma, soprattutto, per lo sviluppo economico di una provincia a vocazione prettamente turistica;

ad oggi, la stazione ha una biglietteria chiusa nei giorni festivi ed aperta nei giorni feriali sino alle ore 21. Tale disposizione oraria genera disagio e, unita alla carenza di personale, comporta difficoltà ai viaggiatori;

negli ultimi tempi sono stati soppressi numerosi treni: ad esempio, per Milano è attivo un solo treno, il collegamento notturno per Roma è operativo un solo giorno alla settimana, mentre il treno per Bari, nonostante la forte richiesta, è stato soppresso e sostituito con un periodico;

in alcuni casi gli orari dei treni si accavallano: ad esempio un Intercity ed un Eurostar diretti a Roma partono ad una distanza di soli tre minuti;

i tabelloni elettronici, mal dislocati e troppo alti, sono tali da impedire la lettura degli orari e molto spesso sono guasti;

vi è totale assenza di collegamento tra la stazione di Vibo Valentia Pizzo e le principali località turistiche (Tropea, Ricadi, Capo Vaticano) e limitati collegamenti con la città capoluogo;

considerato che la suddetta stazione si trova in completo stato di abbandono e, nonostante sia allocata a circa cinque chilometri. dal centro abitato, risulta priva di una postazione fissa delle Forze dell'ordine, indispensabile in particolare nelle ore notturne,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza si intendano assumere al fine di limitare i disagi dei viaggiatori e potenziare la stazione di Vibo Valentia Pizzo, infrastruttura indispensabile allo sviluppo dell'intera provincia di Vibo Valentia;

quali interventi si intendano assumere al fine di rendere la stazione più sicura.

(4-00576)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

è stato negato per la seconda volta il visto di uscita da Cuba a Yoani Sanchez;

Yoani è laureata in filologia, vive a L'Avana. È appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica del portale "Desde Cuba" (www.desdecuba.com), rivista indipendente ostacolata dal regime. Il suo blog (www.desdecuba.com/generaciony) fa discutere perché è controcorrente;

Yoani nasce a Cuba nel 1975. Nel 1995 si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, discutendo una tesi "incendiaria" dal titolo "Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura"; nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva dei cubani; con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma comincia a dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L'Avana; nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma nel 2004 torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Scopre la professione di informatica, lavoro che fa ancora oggi; nel 2004 fonda insieme ad un gruppo di cubani che vivono sull'isola la rivista di cultura e dibattito "Consenso". Tre anni dopo lavora come webmaster, articolista e editorialista del blog "Generación Y", definito come «un esercizio di codardia», perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni;

Yoani Sanchez da un po' di tempo mette alla berlina i difetti della società cubana. Contesta il regime e viene considerata una dissidente;

durante la primavera del 2008 il quotidiano spagnolo El Pais attribuisce alla blogger il Premio "Ortega y Gasset" per il giornalismo digitale, ma Yoani non ha potuto recarsi in Spagna per poterlo personalmente ritirare perché le è stato negato il permesso d'espatrio;

è stata invitata a parlare in Italia: la rivista "Internazionale" avrebbe inserito un suo intervento nella manifestazione che si terrà a Ferrara nel primo fine settimana di ottobre 2008; le "edizioni Il Foglio Letterario" l'avrebbero fatta parlare durante il "Pisa Book Festival" (10 - 12 ottobre) e successivamente a Piombino, nel corso dell'iniziativa "Ottobre Piovono Libri". Tutto annullato. Per la seconda volta in un anno, la blogger "ribelle" si è vista negare il permesso di uscita, la famigerata carta blanca che Mariela Castro diceva di voler abolire;

Sanchez probabilmente viene trattenuta a Cuba perché considerata pericolosa in quanto in grado di riferire sul regime che ancora è in auge in quel Paese,

si chiede di sapere:

se sia possibile acquisire informazioni, tramite le Ambasciate dei Paesi coinvolti, sulle motivazioni che hanno indotto a respingere per ben due volte la richiesta di visto di uscita alla signora Sanchez;

se il Governo intenda intervenire per permetterle di venire in Italia e di partecipare alle conferenze che richiedono anche la sua presenza.

(4-00577)

BIANCHI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

come apparso su tutti gli organi di informazione nazionali e locali il 25 settembre 2008, il Tribunale di Crotone ha disposto il sequestro di 18 aree ubicate nei comuni della provincia di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro, sulle quali, a partire dal 1999, sono state realizzate importanti opere edili utilizzando materiali considerati altamente pericolosi per la pubblica incolumità;

più precisamente, nel corso di un'operazione denominata "Black Mountains", gli agenti della squadra Mobile della Questura e quelli del Nucleo investigativo sanità e ambiente (NISA) della Procura della Repubblica di Crotone hanno provveduto a mettere i sigilli a 18 zone, nelle quali risultano realizzate scuole, alloggi popolari e villette private, banchine portuali e strade;

stando ai primi accertamenti, risulterebbe che in dette aree siano presenti scorie provenienti dal processo produttivo della Pertusola Sud, una fabbrica che ha operato nella lavorazione dello zinco. Le scorie, invece di essere smaltite in discarica, sarebbero state impiegate nei lavori di realizzazione di manufatti;

allo stato, risultano essere state rilevate tracce di zinco, piombo, indio, germanio, arsenico e mercurio, certamente pericolosissime e potenzialmente letali per la popolazione di tutto il crotonese;

l'area industriale di Crotone è stata inserita nei siti inquinati d'interesse nazionale con il decreto n. 468 del 2001 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio; in seguito essa è stata perimetrata con un successivo decreto ministeriale del 26 novembre 2002;

tutto ciò mette in chiara luce come negli anni ci sia stato un mancato controllo sulle scorie provenienti dalla Pertusola Sud che, invece di essere smaltite secondo i crismi previsti dalla legge, sono state riutilizzate addirittura per la costruzione di piazzali antistanti ad edifici scolastici;

indagini epidemiologiche hanno evidenziato una crescente diffusione di patologie neoplastiche, respiratorie e cardiocircolatorie e uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato un eccesso di mortalità nel territorio di Crotone per patologie respiratorie e carcinoma alla laringe;

come l'interrogante ha più volte sottolineato è necessario fermare lo scempio, sicuramente commesso fuori da ogni legge e da ogni controllo, e si sarebbe potuto perlomeno svolgere attività di prevenzione tramite l'istituzione di un registro sui tumori, che avrebbe permesso di monitorare quali malattie oncologiche risultassero più frequenti e, conseguentemente, indagarne le cause,

si chiede di sapere:

compatibilmente con le esigenze di giustizia, quale sia il quadro della situazione definitosi con il sequestro delle 18 aree;

se si ritenga opportuno divulgare tempestivamente gli esiti degli esami concernenti i materiali tossici utilizzati nelle zone sottoposte a sequestro, e il grado di nocività degli stessi per la salute pubblica;

quali provvedimenti di competenza si intendano assumere per verificare eventuali comportamenti omissivi da parte di autorità centrali o locali, per aver consentito l'ingente e continuativo versamento di materiali tossici della Pertusola Sud nelle zone suddette anziché nei regolari siti di smaltimento;

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per scongiurare il rischio di incidenza del fenomeno sulle condizioni sanitarie di tutti i cittadini residenti nelle zone sequestrate o che lì frequentato scuole od uffici;

quali iniziative intendano portare avanti a tutela della salute dei cittadini, per sollecitare la ASP di Crotone ad istituire un registro dei tumori;

quali iniziative intendano assumere per procedere, in tempi brevissimi, alla necessaria bonifica dell'ex zona industriale della città di Crotone, a garanzia della salute dei cittadini e a tutela dell'ambiente e del territorio.

(4-00578)

DELLA SETA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la società Sealed Air, leader mondiale nel settore degli imballaggi, vuole trasferire, entro la fine di quest'anno, lo stabilimento di Avigliana, in provincia di Torino, dove si produce pluriball, in una delle altre quattro sedi italiane (quella di Due Carrare, in provincia di Padova); tale decisione è stata comunicata ai rappresentanti sindacali il 9 settembre 2008;

la decisione coinvolge più di 40 lavoratori e le loro famiglie;

i rappresentanti della multinazionale inviati a Torino per la trattativa hanno risposto in maniera negativa alla richiesta dei sindacati di mantenere attivo lo stabilimento produttivo di Avigliana;

come i rappresentanti sindacali hanno sottolineato, i dati di efficienza e produttività dello stabilimento sono più che buoni;

con la chiusura dello stabilimento della Sealed Air di Avigliana verrebbe meno uno dei fiori all'occhiello dell'eccellenza industriale piemontese;

la Sealed Air non sembra nemmeno disponibile a farsi carico della ricollocazione dei lavoratori, offrendo come sola contropartita una misera integrazione salariale mensile all'indennità di mobilità dovuta per legge;

il 30 settembre 2008, presso la Regione Piemonte, si terrà il Tavolo degli enti istituzionali richiesto dalla Regione per incontrare l'azienda. Ma nel frattempo la Sealed Air ha già aperto ufficialmente, in questi giorni, la procedura di mobilità,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi immediatamente per sollecitare la società Sealed Air a fornire spiegazioni sui motivi che hanno portato a questa improvvisa e inaspettata decisione;

quali iniziative intenda assumere per sollecitare da parte delle imprese straniere operanti in Italia una maggiore attenzione all'impatto sociale ed occupazionale delle loro scelte.

(4-00579)

SANTINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i rapporti con le Regioni e dell'interno - Considerato che:

i cittadini residenti nel comune di Rovereto (Trento) in via San Giorgio e via Valdiriva nel quartiere di Borgo Sacco recentemente sono stati interessati da un provvedimento dell'amministrazione comunale di Rovereto che impedisce loro di transitare lungo la via San Giorgio, senza alcuna logica ragione e senza preavviso alcuno;

alle 50 famiglie residenti in via Valdiriva e ad altre famiglie residenti in via San Giorgio è stata recapitata una lettera a firma del Comandante della Polizia municipale di Rovereto con la quale viene comunicato che per loro è interdetta la circolazione su via San Giorgio in quanto, lungo tale via, si è registrato un transito giudicato indiscriminato, con unilaterale valutazione da parte dell'amministrazione comunale;

la lettera non è conseguenza di un atto o delibera formale dell'amministrazione comunale, in quanto non esiste alcuna ordinanza del Sindaco che dispone tale divieto e pertanto non si comprendono assolutamente le motivazioni che hanno portato il Comandante della Polizia municipale a disporre un divieto di transito ad personam;

immediatamente dopo il recapito delle suddette lettere i cittadini residenti si sono costituiti in un comitato di protesta ed hanno inviato vibranti note di protesta all'amministrazione comunale di Rovereto ed al Commissariato del Governo di Trento per chiedere chiarimenti in merito a tale incomprensibile disposizione;

fino al momento attuale l'amministrazione comunale e le autorità competenti non hanno fornito adeguate ed opportune delucidazioni ed informazioni ai cittadini che si sentono penalizzati e discriminati dall'iniziativa del Comandante della Polizia municipale di Rovereto;

a giudizio dell'interrogante, si individua in tali comportamenti di soggetti pubblici, per giunta titolari di responsabilità nel settore dell'ordine pubblico, motivi di inadempienza e contrasto con il prioritario ruolo democratico dei cittadini;

inoltre, le mancate risposte e l'offensivo silenzio dei responsabili tecnici, ma anche dei referenti politici, sono interpretabili, a giudizio dell'interrogante, come un grave caso di violazione del buon diritto dei cittadini di avere un trattamento di rispetto della loro dignità e del ruolo sociale rappresentato, secondo le linee tracciate dalla Carta dei diritti fondamentali del Cittadino, approvata a Nizza,

si chiede di sapere:

se rientri nella legittimità e nelle potestà istituzionali l'invio della lettera da parte del Comandante della Polizia municipale che inibisce il transito in una determinata zona ad un cospicuo numero di cittadini senza che, a monte, vi sia una specifica ordinanza del Sindaco;

se si possano prospettare eventuali responsabilità da parte dei cittadini che non rispettano il divieto di transito comunicato, unilateralmente, con lettera dal Comandante della Polizia municipale di Rovereto, in termini di sanzioni amministrative, di mancata copertura dell'assicurazione in caso di incidente o altro;

se corrisponda al vero che l'amministrazione comunale di Rovereto avrebbe allo studio l'allargamento di via San Giorgio ed eventualmente entro quali termini di tempo s'intenda darne concreta attuazione e perché di tale intenzione non sia stata data esplicita comunicazione nella lettera del Comandante dei Vigili urbani;

se non si ritenga che, finché non iniziano i lavori di allargamento di via San Giorgio, sia opportuno rimuovere l'attuale divieto che causa l'isolamento di 50 nuclei familiari dal resto del quartiere e se non sia necessario studiare il modo di garantire il transito, anche a senso alternato, durante il periodo dei lavori;

se non si ravvisi in tale comportamento, privo di attenzioni e di rispetto, una violazione grave nei confronti della dignità e del buon diritto dei cittadini e, in caso di risposta affernatuva, se non si ritenga opportuna la formulazione di scuse da parte dei responsabili promotori dell'iniziativa.

(4-00580)

VALENTINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la stampa ha dato ampio risalto alle circostanze relative al rinvenimento, nella città di Crotone, di sostanze gravemente tossiche che invece di essere smaltite nelle dovute forme sarebbero state utilizzate per la realizzazione di strutture pubbliche e private;

al di là delle responsabilità gravissime connesse ad eventi di tal genere, resta il fatto inquietante che sono state individuate fonti di inquinamento ambientale ed accertata origine di gravi danni per la salute pubblica;

v'è, dunque, un'esigenza primaria di intervenire con la massima celerità e con tutti gli strumenti consentiti dalle tecnologie più avanzate per rimuovere tutto ciò che di nocivo sia possibile rinvenire, facendo prevalere la salute pubblica su ogni altra esigenza,

l'interrogante chiede di conoscere:

quali iniziative siano state sinora approntate per intervenire adeguatamente sulla sconvolgente situazione che è stata accertata a Crotone;

come si intenda risolvere il problema che potrà porsi ove mai l'ablazione delle sostanze nocive comporti lo smantellamento di strutture esistenti, attualmente utilizzate per ragioni di pubblica utilità;

quali tempi si prevedano per l'avvio ed il completamento delle attività di bonifica imposte dall'inquietante quadro d'insieme emerso nella sua reale consistenza con incredibile ritardo rispetto alle prime notizie che erano trapelate sull'argomento.

(4-00581)

DELLA SETA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», rappresenta un punto di equilibrio avanzato e condiviso dalle associazioni venatorie, ambientaliste e degli agricoltori;

la stessa legge presenta, tra i suoi principi ispiratori, la tutela del patrimonio faunistico nazionale e disciplina l'attività venatoria attraverso dati e parametri scientifici e stabilisce che le Regioni esercitano le funzioni relative alla programmazione e al coordinamento della gestione faunistico - venatoria;

in relazione a questa complessa funzione il comma 14 dell'articolo 66 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001), ha disposto che il 50 per cento della tassa di concessione governativa per la licenza di porto d'armi per uso di caccia venga trasferita alle Regioni «Al fine di favorire la puntuale realizzazione dei programmi di gestione faunistico-ambientale sul territorio nazionale da parte delle regioni, degli enti locali e delle altre istituzioni delegate ai sensi della legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modificazioni», a decorrere dall'anno 2004. La stessa legge finanziaria per il 2001 ha stabilito inoltre che «Per la realizzazione degli stessi programmi, in via transitoria, per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003, è stanziata la somma di 10 miliardi di lire»;

fino ad oggi le Regioni hanno ricevuto soltanto i finanziamenti stanziati in via transitoria: i finanziamenti previsti per l'anno 2001 sono stati erogati nel 2003, quelli per l'anno 2002 nel 2004 e quelli relativi all'anno 2003 nel 2008;

le Regioni devono quindi ancora ricevere il 50 per cento della tassa governativa relativamente agli anni 2004-2008;

il comma 1 dell'articolo 35 della citata legge n. 157 del 1992 dispone che: «Al termine dell'annata venatoria 1994-1995 le regioni trasmettono al Ministro dell'agricoltura e delle foreste e al Ministro dell'ambiente una relazione sull'attuazione della presente legge»;

lo stesso articolo 35, al comma 2, precisa che: «Sulla base delle relazioni di cui al comma 1, il Ministro dell'agricoltura e delle foreste, d'intesa con il Ministro dell'ambiente, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, presenta al Parlamento una relazione complessiva sullo stato di attuazione della presente legge»;

ad oggi, ad oltre 16 anni dalla sua entrata in vigore, non è stata ancora presentata al Parlamento nessuna relazione da parte dei diversi Ministri competenti;

invece, varie iniziative parlamentari di modifica della legge n. 157 del 1992 sono state presentate pur in mancanza di tale quadro di riferimento,

si chiede di conoscere:

se il Governo non intenda provvedere al più presto al trasferimento delle risorse dovute alle Regioni, così come sancito dalla legge 23 dicembre 2000, n. 388;

quali intendimenti abbia il Governo in previsione di una sistemazione organica della finanza pubblica, in relazione alle funzioni svolte dalle Regioni, in forza dell'articolo 117 della Costituzione nelle materie non espressamente nominate dalla Costituzione;

se il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali non intenda provvedere, in tempi brevi, a presentare in Parlamento la relazione di attuazione della citata legge n. 157 del 1992 e conseguentemente ad avviare su quella base un confronto nelle sedi competenti e tra le associazioni venatorie, ambientaliste e degli agricoltori, per valutare gli aggiornamenti legislativi necessari a rendere l'insieme delle norme citate più attuali ed efficaci sul piano interno e comunitario.

(4-00582)

DE TONI - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

la strada statale 42 del Tonale e della Mendola è una strada di grande comunicazione del Nord Italia che collega la pianura Padana all'Alto Adige, percorrendo quattro valli alpine, la val Cavallina, la val Camonica, la val di Sole e la vai di Non;

si tratta di un itinerario che unisce, sotto la medesima denominazione, tratte stradali completamente diverse tra di loro dal punto di vista delle caratteristiche della strada stessa e dei territori attraversati;

si passa infatti dall'alta pianura bergamasca alle Prealpi della Lombardia, e da queste ai severi ambienti delle Alpi Retiche;

secondo quanto appreso dalla stampa nazionale e locale delle ultime settimane, sembra che una forte delusione sia stata manifestata da diversi sindaci interessati dalla ripresa dei lavori sul tratto di statale che attraversa la val Camonica;

tale delusione è stata causata dal rinvio da parte dell'ANAS al prossimo 15 ottobre 2008 dell'approvazione del progetto esecutivo per il quarto, quinto e sesto lotto della variante alla strada statale 42;

al riguardo il Sindaco di Cedegolo (Brescia), Pierluigi Mottinelli, per quanto risulta all'interrogante, avrebbe rilasciato alla stampa le seguenti dichiarazioni: «La farsa dei continui rinvii non finisce, e io ho scritto ancora una volta al compartimento ANAS di Milano perché non possiamo certo arrenderci: la credibilità delle amministrazioni comunali consiste anche nell'onorare gli impegni presi coi - concittadini» e «la superstrada alternativa agli abitati di Capo di Ponte, Sellero, Cedegolo e Berzoo Demo, è indispensabile per la vocazione turistica della media e dell'alta valle, e un intervento improcrastinabile per le comunità collassate dal traffico. Chiediamo quindi che il presidente della Giunta e l'assessore ai lavori pubblici si adoperino nei confronti del perché la ripresa dei lavori avvenga al più presto»;

la superstrada della val Camonica, attualmente la variante a scorrimento veloce della statale 42, che inizia a Lovere, giunge sino a Ceto, ovverosia poco oltre la metà della distanza complessiva che la strada andrà a coprire, una volta ultimata la sua costruzione;

il progetto prevede che la variante possa raggiungere Edolo, evitando così per la maggior parte dei veicoli diretti alle località sciistiche dell'alta valle gli attraversamenti di centri abitati, tra i quali è senza dubbio Cedegolo il più problematico;

in tale punto, infatti, la sede stradale diviene decisamente stretta e ciò causa non pochi problemi direttamente o indirettamente connessi al traffico congestionato;

per tale ragione la realizzazione della variante (prevalentemente in galleria) dell'abitato di Cedegolo è divenuta fondamentale all'interno del piano di ammodernamento della strada;

considerato che:

in particolare, il progetto esecutivo per il quarto, il quinto e il sesto lotto della variante alla strada statale 42 è già corredato di tutte le autorizzazioni richieste (parere favorevole della Regione Lombardia e della Conferenza dei servizi) e sono presenti le risorse economiche per la loro realizzazione;

ciononostante, non si ha ancora oggi alcuna certezza sul fatto che i lavori della superstrada della val Camonica riprenderanno in tempi ragionevoli,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto descritto nella presente interrogazione;

se ne sia a conoscenza il Ministro in indirizzo;

quali provvedimenti urgenti, per quanto di competenza, intenda assumere il Governo al fine di garantire la sollecita ripresa dei lavori finalizzati alla realizzazione dell'ammodernamento della superstrada della val Camonica;

se e quando per i lotti quarto, quinto e sesto della variante alla strada statale 42 sarà possibile prevedere la riapertura dei cantieri;

se il Ministro competente non ritenga opportuno, alla luce di quanto descritto, porre in essere ogni atto di sua competenza al fine di assicurare che lo stato di avanzamento di lavori della superstrada della val Camonica non venga ulteriormente bloccato.

(4-00583)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

su richiesta della Commissione consiliare speciale qualità dei servizi del Comune di Bari, rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e trasporti e in particolare della Direzione generale territoriale Sud e Sicilia - Ufficio della Motorizzazione civile di Bari, e del Provveditorato regionale alle opere pubbliche per la Puglia, sezione sicurezza stradale di Bari, hanno effettuato un sopralluogo al fine di relazionare sullo stato degli svincoli del tratto stradale denominato strada statale 16, S. Spirito - Torre a Mare;

il rapporto trasmesso alla Commissione in data 19 settembre 2008 con il protocollo n. 5705, a firma del direttore dottor ingegner Francesco Lacafò, evidenzia esplicitamente alcune "non conformità" alla vigente normativa in quanto presenti in quasi tutti gli svincoli a raso ispezionati, ovvero: 1) la segnaletica verticale risulta non risponde ai requisiti di cui all'art. 77, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 16 del dicembre 1992; 2) a causa della non perfetta visibilità, in corrispondenza delle corsie di accelerazione, si ritiene opportuno integrare il segnale "dare precedenza" con il simbolo del triangolo, tracciato sulla pavimentazione (art. 148 del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992); 3) le corsie di accelerazione e decelerazione, nella gran parte degli svincoli, presentano dimensioni inferiori a quelle previste per l'immissione su strade extraurbane; 4) le corsie di decelerazione (uscita dalla strada statale 16) terminano con il segnale "dare la precedenza" (art. 106 decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992). Ciò crea in alcuni svincoli code frequenti, in particolare nelle ore di punta del traffico; 5) nel tratto di strada tra Torre a Mare e San Giorgio (direzione Nord dal Km 813+I al Km 811+IV) vi sono una serie di accessi privati, privi di corsie di accelerazione e decelerazione, posti a distanza inferiore a quella prevista dalle disposizioni di cui all'art. 45, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992; 6) su ampi tratti di strada si osserva, favorita anche dalla situazione degli svincoli, un'evidente tendenza dei conducenti ad evitare la corsia di destra, con sensibile riduzione di fatto della capacità di traffico dell'arteria;

considerato che nelle conclusioni di detto Rapporto si evidenzia "l'esistenza di alcune situazioni di criticità, con ricadute in termini si ridotta sicurezza e fluidità del traffico",

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per garantire la realizzazione in tempi brevi e certi degli interventi necessari per la messa in sicurezza della strada statale 16, in particolare nel tratto S. Spirito-Torre a Mare.

(4-00584)

DELLA SETA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha recentemente affermato che occorrono proposte integrative alla normativa nazionale per quanto riguarda gli aspetti scientifici e la coerenza con le direttive comunitarie in materia di tutela della fauna selvatica;

lo stesso Ministro ha predisposto uno schema di modifica al decreto ministeriale 17 ottobre 2007, n. 184, recante i criteri minimi di conservazione per i siti della rete europea detta "Natura 2000";

il citato decreto, che si intende modificare, è stato emanato ai sensi della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, comma 1226) per rispondere ad una parte rilevante della procedura di infrazione comunitaria 2131/06;

detto decreto è stato inoltre emanato per sopperire alla annosa carenza di misure di conservazione nei siti della Rete e per contribuire a risolvere un vuoto normativo che non poche difficoltà ha generato, tra gli amministratori e i vari portatori di interesse;

tale decreto è giunto al termine di un lungo e complesso confronto che ha coinvolto Ministeri, Regioni e categorie sociali ed ha ottenuto parere favorevole dalla Conferenza per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome;

le modifiche proposte al decreto n. 184 del 2007 dallo schema di decreto del Ministero dell'ambiente prevedono, tra l'altro, la posticipazione di un anno dell'entrata in vigore del divieto di utilizzo dei pallini di piombo nell'esercizio dell'attività venatoria nelle zone umide;

il divieto che il Ministro dell'ambiente intende posticipare è stato introdotto in conformità con l'Accordo internazionale sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa-Eurasia, detto AEWA, che chiede ai Paesi adottanti di ottemperarvi "entro l'anno 2000";

l'Italia ha ratificato l'Accordo AEWA con la legge n. 66 del 2006, la quale, all'art. 2 ("Ordine di esecuzione") prevede che "Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità con quanto disposto dall'articolo XIV dell'Accordo stesso"; dunque già da due anni e mezzo il divieto in questione avrebbe dovuto risultare effettivamente applicato,

si chiede di conoscere:

quali siano gli argomenti giuridici e tecnici su cui trova fondamento la proposta di modifica del decreto n. 184 del 2007, in particolare per quanto attiene al posticipo del divieto di utilizzo dei pallini di piombo nelle zone umide;

se siano stati valutati con la dovuta attenzione i profili giuridici di tale proposta di modifica, nonché le sue potenziali e più generali conseguenze, ovvero la riapertura del lungo contenzioso sulla rete Natura 2000 che l'emanazione del decreto n. 184 del 2007 e il suo recepimento regionale hanno avviato a soluzione;

se si ritenga opportuno rendere noti i dati relativi all'attuazione in sede regionale del decreto n. 184 del 2007 e quale sia lo stato di effettiva applicazione dell'accordo AEWA in Italia, e quali iniziative il Ministero dell'ambiente abbia intrapreso o voglia intraprendere in merito;

quali iniziative il Ministro dell'ambiente stia adottando in merito alla tutela della biodiversità, anche in relazione alle normative europee e agli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia, e come intenda assicurare, unitamente all'osservanza di detti impegni e normative, una ponderata e sicura salvaguardia dell'attività venatoria.

(4-00585)

ICHINO, NEROZZI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

negli ultimi mesi il Ministro in indirizzo ha ripetutamente enunciato con vigore il proprio intendimento di attivare nelle amministrazioni pubbliche un sistema retributivo capace di commisurare significativamente le retribuzioni alla quantità e qualità del lavoro svolto dai singoli uffici e dai singoli dipendenti;

in sconcertante contrasto con tale intendimento, l'articolo 67 del decreto-legge n. 112 del 2008, come modificato dalla legge di conversione n. 133 del 2008, ha drasticamente ridotto gli incentivi speciali destinati ai dipendenti dell'Inps e delle Agenzie delle entrate: si tratta di incentivi legati alla produzione e in particolare a obiettivi via via sempre più avanzati e impegnativi, finanziati mediante un fondo alimentato in riferimento al recupero dell'evasione contributiva per l'Inps, al recupero dell'evasione fiscale per le Agenzie delle entrate;

ancora in contrasto con l'intendimento enunciato dal Ministro, l'articolo 61, comma 8, del citato decreto-legge, ha ridotto drasticamente l'incentivo per l'attività di progettazione e direzione lavori dal già assai ridotto valore del 2 per cento lordo allo 0,50 per cento, col risultato di scoraggiare la disponibilità per tali attività dei dipendenti pubblici con professionalità elevate, costringendo le amministrazioni a fare ricorso ad assai più costose collaborazioni di liberi professionisti esterni,

si chiede di sapere:

come si spieghi la contraddizione tra gli intendimenti enunciati e le misure adottate;

inoltre, se il Ministro in indirizzo non ritenga, viceversa, necessario intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per ripristinare e semmai potenziare le suddette forme di retribuzione incentivante.

(4-00586)

TOTARO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la provincia di Siena ospita sul proprio territorio le più importanti aziende del settore della costruzione di camper;

tale settore annovera, tra Siena e Firenze, circa 80 aziende che, insieme a subfornitori ed aziende dell'indotto, ha un numero di occupati quantificato in alcune migliaia;

la produzione del camper vede un momento di difficoltà, che si è acuito negli ultimi mesi;

aziende leader del settore, come la Trigano di San Gimignano, hanno fatto ricorso alla cassa integrazione;

da più parti sono richieste ed invocate strategie adeguate alla risoluzione della crisi in atto,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale grave situazione e se non ritenga opportuno adottare provvedimenti in merito, allo scopo di garantire un rilancio del settore del camper ed un suo nuovo sviluppo, affrontando al contempo i mutamenti del mercato.

(4-00587)

RANUCCI, ZANDA, VITA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la società Thomson il 1° marzo 2005 ha ceduto le attività produttive del sito di Anagni (Frosinone) alla multinazionale indiana Videocon, impegnando fondi propri per facilitare la riconversione industriale e garantire i livelli occupazionali;

la multinazionale Videocon aveva anche condizionato l'investimento sul sito industriale di Anagni all'autorizzazione ad un insediamento industriale assistito da contributo pubblico per la produzione di televisori Tft-LCD a Rocca d'Evandro (Caserta) per il quale recentemente l'Unione europea ha espresso parere positivo;

in data 26 maggio 2005, presso il Ministero dello sviluppo economico, il Governo, la Regione Lazio, la Provincia di Frosinone, il Comune di Anagni e le parti sociali hanno stilato un Protocollo di intesa per la realizzazione di un programma di riorganizzazione produttiva dello stabilimento Videocolor di Anagni e a difesa dei livelli occupazionali;

in data 26 luglio 2007 il Ministero e la Regione Lazio hanno siglato il Contratto di programma;

il 1° aprile 2008 presso lo stesso dicastero, in seguito alla positiva valutazione degli atti e azioni legati anche alla tempistica dettata dal Contratto di programma, sono stati resi disponibili i contributi del Governo e della Regione Lazio relativi al primo stato di avanzamento lavori;

il 20 giugno 2008 si è svolto un incontro presso il Ministero al quale oltre all'azienda, nella persona del presidente Bradip Dhoot, erano presenti i delegati ministeriali, la Regione Lazio e le organizzazioni sindacali e di categoria;

il Presidente della Videocon durante questo stesso incontro del 20 giugno annunciava la non adesione al Contratto di programma perché nel frattempo, per errori di valutazione da parte dell'azienda e mancate azioni di protezione commerciale da parte dell'unione europea, erano venute meno le condizioni di mercato per far decollare ad Anagni la produzione degli schermi al plasma; di conseguenza la non adesione dell'azienda al Contratto di programma comportava la non esigibilità da parte della stessa del primo stato di avanzamento lavori;

sempre durante l'incontro del 20 giugno 2008, il Presidente della Videocon ha assunto l'impegno, in seguito all'invito avanzato dai rappresentanti del Governo, della Regione Lazio e della Provincia di Frosinone, a non intraprendere azioni unilaterali atte a modificare l'attuale assetto aziendale;

il 24 luglio, in seguito alle manifestazioni sindacali di Anagni e Roma, si è svolto un incontro fra il Presidente della Videocon e il Presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia, durante il quale il presidente Dhoot ha annunciato la presentazione di un nuovo piano industriale entro il mese di ottobre 2008;

il licenziamento di 1.400 lavoratori, ove chiudesse lo stabilimento, determinerebbe una difficilissima situazione per le famiglie e per il territorio;

considerato che:

il gruppo indiano rappresentato dal Presidente Dhoot, nel 1998, si è già trovato in una situazione analoga a quella di Anagni, a Pavia nel caso dello stabilimento Necchi;

è assolutamente indispensabile non consentire soluzioni industriali che coinvolgano il sito di Rocca d'Evandro e che non siano strettamente legate allo sviluppo industriale dello stabilimento di Anagni e al reinserimento complessivo dei lavoratori della VDC Technologies;

è necessario verificare entro brevissimo tempo i contenuti del nuovo piano industriale promesso dal presidente Dhoot,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano fare chiarezza sulla situazione e, vista la gravità della stessa, se ritengano opportuno istituire una commissione d'inchiesta per la vicenda VDC Technologies;

quali iniziative il Governo intenda assumere per scongiurare in modo improrogabile la chiusura dell'attività di questa importante e storica azienda di Anagni che impiega 1400 addetti, oltre all'indotto che insiste sulla Provincia di Frosinone.

(4-00588)

RANUCCI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la Commissione europea ha ritenuto opportuno dedicare alla materia dell'acquacoltura un apposito documento, denominato «Una strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea» (COM (2002) 511/F del 19 settembre 2002), nel quale si individua con chiarezza la necessità di garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti, limitare gli impatti negativi sull'ambiente e promuovere procedure in grado di migliorare il benessere degli animali;

in Italia, nell'ultimo decennio, si è sviluppata notevolmente la maricoltura in gabbie, con l'allevamento di pesci e mitili, incrementando la produzione da 210.000 tonnellate circa nel 1998 a 280.000 tonnellate circa nel 2007;

il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 530, sancisce che gli impianti destinati all'allevamento di molluschi/mitili devono essere posizionati in zone in cui la classificazione igienico-sanitaria sia di tipo "A", ovvero adatta alla produzione di molluschi/mitili per consumo umano;

il decretro legislativo 26 maggio 2004, n. 154, recante "Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38, "dispone, tra l'altro, che l'integrazione tra le misure di tutela delle risorse acquatiche e dell'ambiente e la salvaguardia delle attività economiche e sociali, deve essere basata su criteri di sostenibilità;

la Regione Lazio, nel rispetto della normativa comunitaria vigente e del criterio di compatibilità ecologica di cui all'articolo 8 dello Statuto, ha approvato le disposizioni per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle attività professionali della pesca e dell'acquacoltura, attenendosi alle effettive esigenze e vocazioni dei territori e delle rispettive comunità (legge regionale 19 marzo 2008, n. 4);

il 1° giugno 2006, è stato firmato un verbale d'intesa per la delocalizzazione degli impianti di acquacoltura presenti nel golfo di Gaeta (Latina), tra la Regione Lazio, la Provincia di Latina, la Capitaneria di Porto di Gaeta, Comuni di Formia e Gaeta, l'Autorità portuale di Civitavecchia Fiumicino e Gaeta, l'Associazioni pescicultori italiani (API), la Lega Pesca, l'Assomitili e l'Associazione generale cooperative italiane (AGCI) del Lazio;

nel verbale d'intesa venivano presi in considerazioni una serie di aspetti, tra cui: che la Regione Lazio ha finanziato la ristrutturazione del sistema portuale di Gaeta, che nel tratto di mare interessato dalla ristrutturazione insistono delle concessioni per l'attività di acquacoltura per l'allevamento di mitili e pesci, che queste attività non potranno più svolgersi nei siti sino ad ora utilizzati e che l'unica soluzione è quella della delocalizzazione degli impianti, individuando nell'area esterna di Punta Stendardo un sito idoneo;

la localizzazione degli impianti per l'allevamento di mitili e pesci in acque più profonde (e a debita distanza dalla costa), tali da consentire una rigenerazione delle stesse favorita dalle correnti marine, è necessaria per evitare la eutrofizzazione del mare con un notevole stress ambientale,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo ritenga pensa di adottare per il corretto svolgimento del processo di delocalizzazione degli impianti per l'allevamento di mitili e pesci nel golfo di Gaeta;

se ritenga di accertare, e con quali mezzi, la giusta collocazione dei suddetti impianti negli specchi d'acqua autorizzati;

se intenda verificare, e come, l'effettiva estensione degli impianti nei limiti delle aree date in concessione, e conseguentemente porre in essere misure volte al rispetto dell'ambiente e delle norme igienico-sanitarie.

(4-00589)

COSSIGA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'interrogante molto non sa della materia cui la interrogazione si riferisce, che egli non segue come prima, anche non disponendo più degli strumenti necessari, la legislazione primaria e secondaria dello Stato italiano, rimanendo ferme le sue conoscenze praticamente al 1992;

inoltre, la sua attenzione e la sua memoria sono molto calate a motivo della sua tarda età e delle sue condizioni di salute sia psichiche che fisiche,

si chiede di sapere in quale data sia stata approvata dal Parlamento e in quali date sia stata promulgata e sia stata pubblicata la legge con la quale, modificando la legge 3 agosto 2007, n. 124, si è sostituito il criterio territoriale per la ripartizione delle competenze tra l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), erede del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI), e l'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI), erede del SISDE, e si siano confermate all'AISE tutte le competenze in materia di intelligence, di counterintelligence, di controterrorismo, di antisabotaggio e di contro eversione ed in generale di individuazione e contrasto, sia fuori del territorio nazionale che entro di esso, di tutte le minacce di cui autori siano soggetti esteri come anche di soggetti nazionali ma collegati con soggetti esteri, nonché l'intera competenza del Signals intelligence (SIGINT) e di Centro Cifra e Codifica per tutte le amministrazioni civili e militari nazionali, rimanendo riservate all'AISI il controterrorismo, l'antisabotaggio e la contro eversione entro il territorio nazionale e in generale l'individuazione e il contrasto di tutte le minacce i cui autori siano esclusivamente soggetti italiani non collegati a soggetti esteri.

(4-00590)

NEROZZI, VITA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 30 settembre 2008 una ventina di appartenenti al movimento politico "Azione giovani" inscenavano una manifestazione sotto la sede nazionale del Dipartimento della Funzione pubblica e della FLC CGIL, in via Serra a Roma, dove oltre a gridare slogan contro la CGIL e gli insegnanti, distribuivano volantini tesi a raccogliere firme per "licenziare tutti i professori";

tale atto si colloca all'interno di un clima politico che nelle ultime settimane nel Paese, e a Roma, ha visto proliferare atti tesi a delegittimare le organizzazioni sindacali, nonché a svilire la professionalità dei dipendenti pubblici ed in particolare del personale insegnante,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di garantire il sereno confronto politico e se non intenda monitorare con particolare attenzione tali manifestazioni anche in prospettiva di importanti scadenze sindacali e politiche.

(4-00591)

LANNUTTI, BELISARIO, MASCITELLI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

secondo notizie apparse il 23-24 settembre 2008 su alcuni organi di stampa (Agenzia Agi, "Liberazione" e "Il Foglietto" di Usi/RdB), l'ente pubblico di ricerca Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (Cra), con decorrenza 1° settembre 2008, avrebbe licenziato il dipendente Singh Sukdev, nato in India, già alle dipendenze con contratto a tempo indeterminato dal 1999 dell'Istituto sperimentale per la zootecnia, anch'esso ente pubblico di ricerca incorporato nel Cra dal 2004, con la qualifica di operaio-mungitore;

la decisione assunta dal Cra con determinazione n. 374/2008 motiverebbe il licenziamento con il fatto che il signor Singh Sukdev risulterebbe sprovvisto della cittadinanza italiana;

il provvedimento adottato nei confronti del Singh, che ha un regolare permesso di soggiorno, paga le tasse allo Stato italiano ed è in attesa di diventare cittadino italiano, si appalesa, a giudizio degli interroganti, arbitrario, in quanto urta non solo contro principi costituzionalmente sanciti, ma altresì contro norme ordinarie, comunitarie e non, come quelle di cui alla Convenzione dei diritti dell'uomo;

inoltre il signor Singh per contratto svolge una mera attività esecutiva di tipo manuale che non necessita del possesso della cittadinanza italiana, peraltro di prossima acquisizione,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per le rispettive competenze, intendano assumere per chiarire la vicenda di cui in premessa al fine di valutare se il dipendente a tempo indeterminato, Singh Sukdev, possa continuare a svolgere il proprio lavoro alle dipendenze del Cra.

(4-00592)

DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la Sogesid, società istituita nella prima metà degli anni Novanta con il compito di realizzare interventi riguardanti opere infrastrutturali idriche, ha visto ampliate nel corso del tempo le sue competenze fino a divenire, grazie alla legge finanziaria per il 2007, una società "in-house", cioè un ente strumentale alle finalità ed esigenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

in forza di questa trasformazione, alla Sogesid sono state trasferite molte competenze istituzionali del Ministero;

come stabilito dalla direttiva ministeriale sull'attività amministrativa del 2008, la Sogesid potrebbe avvalersi della collaborazione dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram), dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) e di altri soggetti pubblici;

è previsto che nel prossimo triennio la Sogesid estenda la propria azione all'intero campo ambientale (clima, tutela della biodiversità, controlli ambientali VIA, VAS e IPCC, rifiuti, bonifiche, difesa del suolo, risorse idriche, tutela del mare, ricerca e sviluppo, comunicazione, formazione, educazione ambientale), con un nuovo assetto organizzativo basato su quattro aree operative strategiche alle dirette dipendenze della Direzione generale;

bisogna evidenziare, come hanno più volte denunciato le organizzazioni sindacali, in particolare Cgil e Cisl, la mancanza di trasparenza da parte della Sogesid sulle modalità di assunzione del personale, in particolare quello dirigenziale, e l'ammontare di tali contratti;

il ruolo presente e futuro della Sogesid risulta tanto più oscuro e discutibile alla luce della recente istituzione dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che ingloba risorse e funzioni di Apat, Icram e Infs e che dovrebbe diventare il "braccio tecnico" del Ministero. Di fatto, verrebbero a convivere all'interno del dicastero due strutture, l'Ispra e la Sogesid, chiamate ad occuparsi delle stesse materie e ad assolvere alle stesse funzioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario procedere alla messa in liquidazione di Sogesid, assorbendone strutture e competenze all'interno dell'Ispra o, in subordine, ridefinirne le competenze differenziandole con chiarezza da quelle dell'Ispra;

se non ritenga questa duplicazione palesemente contraddittoria rispetto all'obiettivo, tante volte richiamato da questo Governo, e in sé condivisibile, di utilizzare al meglio le risorse umane, tecniche ed economiche della pubblica amministrazione;

se non ritenga opportuno, per realizzare un'importante operazione di trasparenza ed efficienza, rendere pubblici il numero dei contratti stipulati dalla Sogesid, la natura contrattuale e il loro singolo ammontare economico.

(4-00593)

DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il Tribunale amministrativo di Brescia, con sentenza 859 del 5 giugno 2008, ha bocciato il progetto del raccordo autostradale A4-Ospitaletto-Sarezzo-Lumezzane ("della Valtrompia"). I giudici hanno accolto i ricorsi dei Comuni di Collebeato e Gussago (Brescia) contro il decreto ministeriale di compatibilità ambientale e le successive deliberazioni del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe);

di conseguenza viene annullato dal Tribunale amministrativo regionale il bando di gara pubblicato il 23 novembre 2007 dall'Anas avente per oggetto la realizzazione del suddetto raccordo autostradale;

il raccordo autostradale della Valtrompia è inserito nel 1° Programma nazionale infrastrutture strategiche (legge obiettivo) come intervento di preminente interesse nazionale. Il progetto esecutivo approvato riguarda il tratto tra il casello autostradale di Ospitaletto e quello di Sarezzo, comprendente la galleria di Gussago di circa 3.245 metri;

le censure al progetto mosse dai ricorrenti concernono l'elevato impatto ambientale dell'opera: viadotti, gallerie e addirittura lo spostamento di un tratto del fiume Mella;

nella sentenza, a quanto risulta all'interrogante, si afferma tra l'altro che "in ogni caso il giudizio di compatibilità ambientale cessa di avere efficacia al compimento del quinto anno dalla sua emanazione" e che "i progetti sottoposti alla fase di valutazione devono essere realizzati entro cinque anni dalla pubblicazione del provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale. Tenuto conto delle caratteristiche del progetto il provvedimento può stabilire un periodo più lungo. Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa, su istanza del proponente, dall'autorità che ha emanato il provvedimento, la procedura di valutazione dell'impatto ambientale deve essere reiterata";

il decreto di VIA per l'opera infrastrutturale in oggetto risale al 22 ottobre 2002, dunque deve ritenersi cessato di efficacia a partire dal 22 ottobre 2007. È infatti pacifico che l'opera non sia stata realizzata nemmeno in parte, e non risulta intervenuta alcuna fattispecie che possa essere ritenuta idonea a prorogare il termine stesso. Sempre nella sentenza si afferma che la mancata realizzazione dell'opera discende da una scelta del tutto libera delle amministrazioni coinvolte, dal momento che nessun provvedimento cautelare di sospensione o affine risulta adottato né dal Tar di Brescia né da altra autorità competente; che non si sia nemmeno realizzata alcuna delle fattispecie di proroga previste dalla normativa vigente. La VIA pertanto dovrà essere ripetuta, come la legge prevede, mentre il bando di gara che si basa su un progetto elaborato a partire dalla VIA scaduta è evidentemente illegittimo e va annullato;

per diverse altre opere pubbliche sottoposte in passato a procedura di VIA sussiste la medesima condizione richiamata dal Tar di Brescia per l'opera in oggetto quale motivo di annullamento del relativo decreto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente, coinvolgendo anche gli altri Ministri interessati, riconsiderare l'utilità e la compatibilità ambientale di quest'opera alla luce delle motivazioni richiamate nella sentenza del Tar di Brescia;

se non sia opportuno di rendere pubblico immediatamente l'elenco delle opere infrastrutturali che, alla luce di quanto stabilito dal Tar di Brescia, sono soggette ad annullamento del decreto di VIA.

(4-00594)

PERDUCA, PORETTI, MARITATI - Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno - Premesso che:

da informazioni riportate nell'articolo di Giovanni Maria Bellu del 29 settembre 2008 sul quotidiano "l'unità", che riprende le denunce contenute in un documentario, si fa presente l'esistenza, a Kufra in Libia, di un centro istituito con soldi italiani che "accoglie" gli immigrati che approdano in territorio libico; secondo quanto scritto risulterebbe che gli immigrati siano stipati in cinque piccole stanze, tre solo per uomini, le altre due esclusivamente per donne. Le condizioni della permanenza sarebbero caratterizzate da torture e stupri, soprattutto nei confronti delle donne. Parrebbe inoltre che la polizia libica venda regolarmente gli immigrati ai trafficanti di esseri umani;

le testimonianze di una ragazza eritrea che ha "soggiornato" nel "centro di detenzione" di Kufra riportano che, alla fine del 2005, alcuni italiani, presumibilmente diplomatici, si sono recati a visitare il centro. Dopo aver ricevuto rassicurazioni sulle condizioni di vita in loco da parte di un solo detenuto, hanno lasciato il campo senza ulteriori accertamenti;

analoghe informazioni si hanno in relazione ad altri centri che si trovano sempre in Libia; in questo caso gli abusi sono stati confermati dal prefetto Mario Mori, ex direttore del SISDE, che nel 2005, durante una audizione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ha dichiarato che in Libia «i clandestini vengono accalappiati come cani, messi su furgoncini pick-up e liberati in centri di accoglienza dove i sorveglianti per entrare devono mettere i fazzoletti intorno alla bocca per gli odori nauseabondi»;

il prefetto Mori ha parlato anche del centro di accoglienza finanziato dagli italiani in Libia, nella località di Seba, al confine con il deserto, uno di quei centri di detenzione dove venivano trasferiti anche i clandestini respinti dai centri di permanenza temporanea italiani. «Il centro - dichiarava Mori - prevede di ospitare cento persone ma ce ne sono 650, una ammassata sull'altra senza il rispetto di alcuna norma igienica e in condizioni terribili». Mori aveva effettuato una visita nel centro di Seba intorno alla metà di gennaio 2005, cinque giorni prima dell'incontro del Mministro pro tempore dell'interno Giuseppe Pisanu con il colonnello Gheddafi;

il decreto legge n. 241 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 271 del 2004, attribuisce al Ministero dell'interno la possibilità di finanziare la realizzazione, in Paesi terzi, di "strutture utili ai fini del contrasto dei flussi irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano";

considerato che sempre secondo notizie stampa, il 31 agosto 2008 il Presidente del Consiglio ha firmato a Bengasi un trattato di amicizia e cooperazione con la Libia e che detto documento ancora non è stato reso noto alle competenti Commissioni parlamentari,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti denunciati su "l'Unità";

quali misure il Governo italiano intenda adottare per verificare le circostanze dei gravissimi fatti descritti nel richiamato articolo e già denunciati dal prefetto Mori;

quali interventi i Ministri in indirizzo intendano predisporre per monitorare la situazione dei "centri di detenzione" in territorio libico;

quali e quanti siano in totale e in quali località si trovino, i "centri di detenzione" finanziati con contributi italiani;

quali iniziative intendano prendere per far si che i finanziamenti elargiti in base alle previsioni del decreto-legge n. 241 siano conformi al rispetto dei diritti dei migranti, alla Convenzione di Ginevra e agli standard minimi internazionali previsti per la detenzione;

se, e in quali termini, le questioni relative ai flussi migratori o ai "centri di detenzione" rientrino nel trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia firmato dal Presidente Berlusconi alla fine di agosto 2008.

(4-00595)

DE LILLO - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

la sentenza 5986/2008 del TAR del Lazio ha accolto il ricorso in cui si chiedeva l'annullamento della graduatoria di accesso per l'anno accademico 2007/2008 al corso della Facoltà di medicina e chirurgia presso l'Università di Roma "La Sapienza";

tale ricorso è motivato dalla presenza di errori nei test che, disorientando i candidati, hanno determinato valutazioni ingiuste;

a fronte di 21 quesiti errati contestati dagli studenti, i giudici del TAR ne hanno riscontrati effettivamente sette con proporzioni comunque inaccettabili;

i ricorsi presentati in tutta Italia cercano di modificare un sistema palesemente errato;

tante famiglie sono in attesa delle sentenze dei TAR di tutta Italia, affrontando spese considerevoli e con i propri figli inseriti in facoltà scelte "forzatamente" o con figli che ormai "sbandati" non si sono più iscritti (i numeri infatti sono impressionanti: a fronte di 250.000 aspiranti, ogni anno sono ammessi solo in 30.000 ai corsi di laurea a numero chiuso e solo 7.500 nei corsi di medicina);

senza un intervento legislativo, certamente ci saranno ulteriori annullamenti,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario che, come auspicato dai magistrati amministrativi, venga presa un'iniziativa urgente, attraverso l'emanazione di uno specifico decreto-legge, che ridefinisca la posizione dei soggetti coinvolti e che consenta il superamento di questa fase di incertezza, permettendo l'iscrizione ai ricorrenti all'accesso alla Facoltà di medicina e chirurgia per l'anno 2007, e che si modifichi il "sistema dei test" per l'accesso alle facoltà universitarie prendendo in considerazione soprattutto i titoli, l'esito di un colloquio, nonché il curriculum scolastico.

(4-00596)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il diritto dei cittadini a scegliere liberamente dove e da chi farsi curare è garantito dalla Carta costituzionale;

non possono essere ragionevolmente posti vincoli o diritti, se non infliggendo un vulnus alla libertà personale, a quei medici che - dopo aver diligentemente assolto il loro impegno contrattuale e professionale come dipendenti del Servizio sanitario nazionale - intendano svolgere libera attività professionale;

il decreto legislativo n. 502 del 1992 è di fatto intervenuto ad autorizzare e disciplinare l'attività professionale intramuraria dei medici dipendenti dal Servizio sanitario nazionale, in spazi sia ambulatoriali che di degenza, in misura del 5/10 per cento, individuati dalla Regioni e organizzati in ambienti separati provveduti della necessaria disponibilità di struttura e personale medico e infermieristico;

la corretta previsione delle difficoltà logistiche e organizzative delle Regioni a individuare e allestire in ogni ospedale gli spazi per l'esercizio dell'attività intramuraria, portò a prevedere, al comma 10, art. 15-quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche, la possibilità per il medico di svolgere la libera professione intramuraria anche in regime allargato, avvalendosi della possibilità di utilizzare, previo accreditamento, anche il proprio studio privato;

il protrarsi nel tempo di una scarsa attenzione da parte delle Regioni rispetto al problema di individuare di spazi da destinare alla attività libero professionale intramuraria ha inevitabilmente prodotto una proroga della modalità allargata dell'esercizio libero-professionale, al punto di fissare il termine ultimo al 31 gennaio 2009 (ai sensi della legge n. 120 del 2007),

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda avviare, a soli quattro mesi dalla scadenza dell'ultima proroga per l'attività intramuraria allargata, per risolvere la situazione che ha gravi riflessi negativi sui cittadini, spesso impossibilitati ad accedere alle prestazioni in regime intramurario e costretti così a rivolgersi alla sanità privata per ottenere servizi e risposte tempestivi.

(4-00597)

PARDI, BELISARIO, CARLINO, DE TONI, GIAMBRONE, LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dall'11 febbraio 1994 ad oggi si dipana la crisi dei rifiuti campani, che ha reso necessario lo stato di emergenza e conseguente commissariamento straordinario governativo per ben undici volte, al fine di garantire un corretto smaltimento dei rifiuti urbani, istituire un sistema di gestione efficiente dei rifiuti solidi urbani (RSU), pianificare ed allestire le infrastrutture necessarie alla autosufficienza della regione in materia di smaltimento;

l'esperienza del commissariamento si è spesso scontrata con errate scelte tecnico-amministrative ma anche con viscosità derivate dal potere accumulato dalla malavita di stampo camorrista attraverso lo smaltimento dei rifiuti urbani e speciali in numerose discariche abusive che si sono moltiplicate, nel corso degli anni, soprattutto nell'entroterra delle province di Napoli e Caserta, come ampiamente documentato dai processi che hanno portato alla condanna di importanti esponenti della criminalità organizzata locale;

con il decreto-legge n. 90 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2008, sono state infine poste in essere una serie di misure atte a concentrare amplissimi poteri, volti alla soluzione dell'emergenza, nelle mani di un Sottosegretario ad hoc nella persona del Capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale;

per enfatizzare la rilevanza del problema campano e delle iniziative messe in atto per farvi fronte, il Consiglio dei ministri si è riunito ben otto volte presso la prefettura di Napoli e da ultimo il 1° agosto 2008, al fine di sancire, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri la "fine dell'emergenza rifiuti", tanto che il Sottosegretario competente dichiarava sul sito www.emergenzacampania.it: "Sicuramente è finita la parte critica dell'emergenza spazzatura, quella che ci ha fatto fare una pessima figura in tutto il mondo e ha creato tanto disagio e tanta amarezza fra i cittadini di quella splendida regione. Oggi sicuramente, e questo accade dalla fine dello scorso mese di luglio, spazzatura giacente nelle strade, davanti ai mercati, all'ingresso delle chiese o vicino alle scuole non ce n'è più";

le suddette affermazioni del Presidente del Consiglio e del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l'emergenza rifiuti in Campania non troverebbero tuttavia riscontro nella situazione per come essa è stata rilevata in loco da numerose testimonianze e denunce di cittadini, amministratori locali ed associazioni di protezione ambientale, raccolte dalla stampa e da altri mezzi di informazione indipendenti, e come già da tempo censito e segnalato, sin dal 2002, nei rapporti sulle ecomafie stilati da Legambiente;

in particolare, sul sito www.laterradeifuochi.it sono documentati molteplici casi di discariche abusive e roghi a cielo aperto di cumuli di rifiuti della più svariata composizione, che hanno avuto luogo nel territorio delle province di Napoli e Caserta, con particolare riferimento ai comuni di Villaricca, Qualiano, Giugliano, per tale motivo descritti come "terra dei fuochi". Sono altresì disponibili e pubblicate, sul medesimo sito Internet, chiarissime immagini satellitari che documentano quanto sia ancora acuta la fase emergenziale, fatto salvo il solo comune di Napoli;

numerose altre segnalazioni fanno riferimento a scenari urbani che, lungi dall'essere ormai riportati a normalità, appaiono deturpati da cumuli di rifiuti che vengono occasionalmente anche incendiati, con grave rischio per l'ambiente e la salute dei cittadini. Tale situazione si sarebbe verificata e si verificherebbe in diversi comuni della provincia di Napoli, zona che resta disseminata di piccole discariche abusive sparse sul territorio;

ammassamenti di rifiuti, maleodoranti per il caldo persistente, vengono segnalati dai sindaci dell'area occidentale della provincia, con particolare riferimento alla presenza di 150 tonnellate di rifiuti nei comuni dell'agro aversano e in quello di Afragola;

associazioni di cittadini hanno documentato il reiterato sversamento di rifiuti urbani ed ingombranti in varie zone di Napoli, mentre a Massa Lubrense, il Wwf ha segnalato l'ennesimo episodio di rifiuti bruciati a cielo aperto su un tratto roccioso della costiera sorrentina;

il suddetto sito Internet sottolinea inoltre come non sia stata data adeguata risposta ed attenzione alle segnalazioni effettuate, riguardanti spesso roghi di rifiuti speciali derivanti da attività agricole, attività di costruzione, demolizione e scavo, lavorazioni industriali o artigianali,

si chiede di sapere:

quale sia la situazione effettiva della gestione dei rifiuti nella regione ad oltre un mese e mezzo di distanza dall'avvio delle misure straordinarie di cui al decreto-legge n. 90 del 2008 e dalla concessione dei poteri eccezionali al competente Sottosegretario, alla luce del persistere di una situazione assai grave a dispetto delle rassicurazioni ampiamente date dal Governo ai mezzi di informazione;

quali informazioni e provvedimenti siano stati assunti in merito ai reiterati e preoccupanti episodi di cui in premessa, riportati da cittadini, pubblici funzionari ed associazioni locali e documentati sul citato sito Internet;

quali verifiche si intendano esperire al fine di assicurare che alle segnalazioni dei cittadini, con particolare riferimento a quelle relative ai rifiuti speciali, venga prestata dalle strutture preposte la dovuta considerazione e siano conseguentemente poste in essere, con tempestività, tutte le necessarie misure di intervento, senza minimizzare l'ampiezza dei fenomeni e il loro impatto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.

(4-00598)

PARDI, BELISARIO, CARLINO, DE TONI, GIAMBRONE, LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

si apprende da fonti di agenzia e dai quotidiani dell' 8 settembre 2008 ("Il Sole-24 Ore": «A Mantova Saviano sfida i legali dei boss»; "la Repubblica": «La camorra a mezzo stampa e Saviano sfida i boss») che nell'ambito del Festival della Letteratura di Mantova, lo scrittore Roberto Saviano ha presentato la sua inchiesta sulle presunte relazioni di connivenza tra alcuni quotidiani locali campani e la criminalità organizzata di stampo camorrista;

in quell'occasione Saviano ha pubblicamente scelto di raccontare la camorra attraverso i titoli di giornali locali, indicando in particolare e mostrando espressamente alcune prime pagine dei quotidiani "Corriere di Caserta" e "Cronache di Napoli" che sembrerebbero rientrare, secondo lo scrittore (il quale anche in passato ha più volte sottolineato specifici casi del genere) in un quadro di preoccupante compiacenza, se non di mitizzazione, della figura di boss mafiosi;

nel gennaio 2007, l'allora direttore del quotidiano "Corriere di Caserta" dava notizia delle ragioni che causavano le sue imminenti dimissioni, dichiarando al settimanale online "Iustitia" di essersi "ritrovato con un giornale carsico, omissivo, che spesso ignora le notizie per non dare fastidio a nessuno; tutto ruota intorno alle esigenze processuali dell'editore";

il dottor Donato Ceglie, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, ha espresso (come riportato dal mensile "Narcomafie" sul numero di aprile 2008 nell'articolo di Paolo Esposito "Giornalisti tutti in fila, per favore") significative perplessità circa il "Correre di Caserta", che "diffondeva notizie false su Don Peppino Diana per screditare tutto un movimento attraverso il suo simbolo: un'operazione criminale, condotta in maniera scientifica allo scopo di demolire con menzogne e accuse la figura di un martire della legalità". Il magistrato faceva riferimento all'edizione del 23 marzo 2003, quando il quotidiano pubblicava un articolo intitolato "Don Peppe era un camorrista" indugiando su possibili relazioni del parroco, ucciso nel marzo 1994, con malavitosi locali. In altra occasione, ha ricordato Saviano, il medesimo quotidiano titolava, a proposito dell'assassino del sacerdote: "De Falco, boss playboy", nell'ambito di un articolo imperniato su vicissitudini private dei malavitosi, con tanto di classifica dei "boss sciupafemmine";

nonostante l'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, preveda la censura della corrispondenza per i detenuti, il quotidiano "Corriere di Caserta" pubblicava il 21 settembre 2005 una lettera autografa del capo-clan casalese Francesco Schiavone, ove si redarguirebbe un giornale antagonista, colpevole di pubblicare interviste a pentiti di camorra;

l'inchiesta condotta da Saviano è stata accolta con favore dalla Federazione nazionale della stampa italiana, che esprimendo la sua solidarietà allo scrittore il 9 settembre 2008 ha diramato un comunicato stampa ove si dà notizia della creazione di un osservatorio che avrà tra i suoi obiettivi anche quello di "eliminare ogni zona grigia dell'informazione, facendo luce sulle aree editoriali e professionali colluse con la criminalità organizzata" e "tutelare i tanti colleghi per bene che in condizioni difficili fanno con grande dignità il loro lavoro in quei territori. Per questo il sindacato e l'Ordine regionale dei giornalisti della Campania, organizzeranno un'iniziativa pubblica proprio nelle zone di Caserta";

considerato che:

il ruolo dei mezzi di informazione, con particolare riferimento ad alcuni coraggiosi professionisti che per la serietà e lo scrupolo con il quale hanno condotto e conducono inchieste giornalistiche sugli intrecci affaristici e sulle attività della criminalità organizzata in alcune regioni del Paese devono vivere sotto tutela, è di cruciale importanza perché l'opinione pubblica prenda conoscenza di fenomeni tanto minacciosi per la vita sociale e democratica di quei territori. Per tale motivo non stupisce l'ipotesi che i clan malavitosi possano avere interesse nell'influenzare indirettamente i mezzi di informazione sul territorio o trarre beneficio da un'attività poco trasparente di organi di comunicazione locali;

è pertanto necessario prestare grande attenzione a tutte le denunce che fanno riferimento a possibili aree di contiguità o di compromissione con gli interessi della malavita eventualmente presenti nel mondo dell'editoria locale, che si propone invece obiettivi di tutt'altro segno, quelli della trasparenza e della informazione;

l'esaltazione di una presunta moralità dei boss di camorra, la mitizzazione delle loro vite "avventurose", l'insinuazione ai limiti della diffamazione ai danni delle molte persone pubblicamente impegnate nella lotta alla camorra possono alimentare un ribaltamento del concetto di legalità, con il rischio di diventare veri e propri strumenti di propaganda criminogena;

considerata altresì l'assoluta necessità di rispettare la libertà di stampa, come tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, senza comprometterne in alcun modo l'indipendenza e l'affrancamento dal controllo politico,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda promuovere, per quanto di propria competenza e di concerto con le associazioni dei giornalisti e degli editori, al fine di fare chiarezza sugli inquietanti episodi di cui in premessa e con l'obiettivo primario di salvaguardare appieno la libertà dei giornalisti e degli operatori dell'informazione che svolgono con correttezza ed impegno il proprio lavoro, con particolare riguardo a quanti sono stati minacciati per la loro documentata e circostanziata attività di denuncia dell'influenza della camorra sulla vita sociale, politica ed economica locale e per questo sono esposti a rischi personali che non possono essere sottovalutati dalle istituzioni ;

quali misure si intendano attivare, da parte delle istituzioni competenti, al fine di prevenire ogni inquinamento dell'informazione locale da parte della criminalità organizzata, neutralizzarei tentativi della stessa di ottenere un'opinione pubblica compiacente verso contesti di illegalità e porre alla luce ogni eventuale legame tra camorra e giornali locali che abbiano operato scelte incompatibili con l'articolo 21 della Costituzione e con le stesse norme deontologiche della professione giornalistica.

(4-00599)

PASSONI - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito della legge 29 novembre 2007, n. 222, prevede, al comma 2-bis dell'articolo 29, che la riforma della fondazione Opera nazionale per l'Assistenza agli Orfani dei sanitari italiani (Onaosi), ente gestore di forme obbligate di assistenza con personalità giuridica privata ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994, debba assicurare "la democraticità della vita associativa, prevedendo la partecipazione al voto di tutti i contribuenti";

il nuovo statuto della fondazione Onaosi - deliberato dal Consiglio di amministrazione nella seduta dell'11 e 12 gennaio 2008 e in fase di approvazione presso i Ministeri vigilanti - prevede ben 48 componenti degli organi statutari (Comitato di indirizzo, Consiglio di amministrazione e Collegio sindacale);

in particolare, oltre il 40 per cento dei componenti il Comitato di indirizzo non risulterebbe eletto in modo paritario da tutti i contribuenti, assumendo la connotazione di designati-garantiti;

inoltre, lo stesso statuto prevede la garanzia della elezione nel Comitato di indirizzo di due veterinari e due farmacisti, nonché di un componente designato dalla Commissione Albi odontoiatri della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, di un componente dalla federazione nazionale degli ordini dei veterinari, un dalla federazione nazionale degli ordini dei farmacisti, e tre dalla Commissione medica della federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri della FNOMCeO (di cui un iscritto all'Ordine di Perugia). Sono quindi previste due designazioni da parte dei Ministri dell'interno e della difesa e due designazioni da parte dei due Ministri vigilanti (Ministri del lavoro, salute e politiche sociali e dell'economia e delle finanze). Al Ministro del lavoro è inoltre attribuita la facoltà di designazione di un proprio rappresentante anche nel Collegio sindacale;

il Consiglio di amministrazione - nominato da un Comitato di indirizzo dove i contribuenti eleggono liberamente meno del 60 per cento dei propri rappresentati - vede garantiti tre componenti su nove;

considerato che la maggioranza delle organizzazioni sindacali dell'area medico - veterinaria (Aaroi, Aipac, Anpo, Federazione Cisl Medici, Federazione Medici Uil Fpl, Fesmed, Fp Cgil Medici, Simet, Snr), rappresentative dei contribuenti obbligatori della Fondazione Onaosi, ritenendo il nuovo statuto lesivo del diritto di rappresentanza dei propri iscritti, hanno chiesto un intervento del Governo e del Parlamento,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano i criteri adottati dal nuovo statuto della fondazione Onaosi per la composizione degli organi statutari - in fase di approvazione presso i Ministeri vigilanti del lavoro, salute e politiche sociali, nonché dell'economia e delle finanze - lesivi del diritto di rappresentanza dei propri iscritti, come previsto dal decreto-legge n. 153 del 2007, a causa della manifesta compressione del principio della democrazia elettiva derivante dall'adozione del sistema dei componenti "designati-garantiti" negli organi statutari;

se non ritengano che la pletorica composizione degli organi statutari - ben 48 membri- sia del tutto ingiustificata in relazione alle dimensioni e alla consistenza dell'ente e che le spese gestionali che essa comporta siano sproporzionate rispetto alle finalità ed alla funzionalità dell'ente stesso;

se non ritengano che la doppia designazione prevista in capo al Ministro del lavoro, tanto di un componente nel Comitato di indirizzo quanto di un componente nel Collegio sindacale, configuri manifestamente un conflitto di interessi;

se non ritengano, infine, la previsione della designazione di due componenti all'interno del Comitato di indirizzo da parte rispettivamente dei Ministri dell'interno e della difesa del tutto immotivata ed ingiustificata in relazione alle finalità istituzionali e all'ambito di attività della fondazione stessa.

(4-00600)