RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente SCHIFANI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,36).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 7 agosto.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,38).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che, in data 23 settembre 2008, è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro degli affari esteri e dal Ministro della difesa:
«Conversione in legge del decreto-legge 22 settembre 2008, n. 147, recante disposizioni urgenti per assicurare la partecipazione italiana alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia» (1038).
Sui lavori del Senato
Parlamento in seduta comune, convocazione
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri pomeriggio, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente per il periodo fino al 2 ottobre.
I lavori di questa mattina si apriranno con l'informativa del Ministro dell'interno sulla situazione dell'ordine pubblico e sugli incidenti di Castel Volturno. Per i successivi interventi sono stati attribuiti 15 minuti a ciascun Gruppo.
Seguirà la votazione con procedimento elettronico a scrutinio segreto per l'elezione di nove componenti effettivi e nove supplenti della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'UEO.
Sempre nella giornata di oggi, avranno luogo le deliberazioni per la dichiarazione d'urgenza sui disegni di legge segnalati dai Gruppi ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento e la discussione della relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un senatore.
Domani mattina alle ore 10 si svolgerà il sindacato ispettivo; alle ore 13,30 è convocato il Parlamento in seduta comune per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. Si ricorda che il quorum previsto è di due terzi dei componenti. Voteranno per primi i senatori.
Oggi pomeriggio, alle ore 14,30, è convocata la Commissione di vigilanza sulla RAI.
La prossima settimana l'Assemblea non terrà seduta nella giornata di martedì 30 settembre che è stata riservata ai lavori delle Commissioni con particolare riguardo ai decreti-legge in scadenza.
L'Assemblea tornerà pertanto a riunirsi a partire dalle ore 10 di mercoledì 1º ottobre, per l'esame dei decreti‑legge concernenti la ristrutturazione di grandi imprese in crisi e la funzionalità del sistema giudiziario, ove conclusi dalle Commissioni competenti. I tempi di discussione per entrambi i provvedimenti sono stati ripartiti tra i Gruppi.
Nella seduta pomeridiana di giovedì 2 ottobre saranno svolte interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento. Gli argomenti da porre all'ordine del giorno saranno decisi dalla prossima Conferenza dei Capigruppo, sentito il Governo. In tale sede, sarà inoltre stabilita la data per l'elezione di due senatori Segretari e la calendarizzazione delle mozioni sollecitate.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari riunitasi ieri pomeriggio, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente dell'Assemblea per il periodo fino al 2 ottobre 2008:
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Mercoledì |
24 |
settembre |
ant. |
h. 10,30-13 |
- Informativa del Ministro dell'interno sulla situazione dell'ordine pubblico e sugli incidenti di Castel Volturno. - Votazione per l'elezione di nove componenti effettivi e nove supplenti della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare Consiglio d'Europa e dell'UEO (Voto a scrutinio segreto con procedimento elettronico su liste) (mercoledì 24, ant.) - Votazioni per la dichiarazione d'urgenza ex articolo 81 del Regolamento sui disegni di legge:
- Doc. IV, n. 1 - Domanda di autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un Senatore |
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pom. |
h. 16,30-20
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Giovedì |
25 |
settembre |
ant. |
h. 10 |
Interpellanze e interrogazioni |
Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 25 settembre, alle ore 13.30, per l'elezione di un giudice della Corte Costituzionale. Voteranno per primi i Senatori.
Gli emendamenti al disegno di legge n. 999 (Decreto-legge n. 134, ristrutturazione grandi imprese in crisi) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 25 settembre.
La giornata di martedì 30 settembre è riservata ai lavori delle Commissioni.
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Mercoledì |
1° |
ottobre |
ant. |
h. 10-13,30
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- Disegno di legge dl n. 999 - Decreto-legge n. 134, ristrutturazione di grandi imprese in crisi (Voto finale entro il 5 ottobre) (Scade il 27 ottobre) (Ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1018 - Decreto-legge n. 143, in materia di funzionalità del sistema giudiziario (Voto finale entro il 16 ottobre) (Scade il 15 novembre) (Ove concluso dalla Commissione) |
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pom. |
h. 16,30-20,30 |
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Giovedì |
2 |
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ant. |
h. 9,30-14 |
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Giovedì |
2 |
ottobre |
pom. |
h. 16 |
- Interrogazioni a risposta immediata, ex articolo 151-bisdel Regolamento |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 1018 (Decreto-legge sistema giudiziario) dovranno essere presentati entro le ore 13 di martedì 30 settembre.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge. n. 999
(Decreto-legge ristrutturazione grandi imprese in crisi)
(Totale: 12 ore, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatori |
1 h. |
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Governo |
1 h. |
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Votazioni |
2 h. |
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Gruppi 8 ore di cui: |
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PdL |
2 h. |
28' |
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PD |
2 h. |
08' |
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LNP |
1 h. |
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IdV |
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50' |
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UDC-SVP-Aut |
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48' |
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Misto |
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44' |
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Dissenzienti |
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5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge. n. 1018
(Decreto-legge funzionalità sistema giudiziario)
(Totale: 7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
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Relatore |
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30' |
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Governo |
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30' |
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Votazioni |
1 h. |
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Gruppi 5 ore di cui: |
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PdL |
1 h. |
33' |
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PD |
1 h. |
20' |
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LNP |
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37' |
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IdV |
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31' |
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UDC-SVP-Aut |
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30' |
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Misto |
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27' |
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Dissenzienti |
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5' |
Informativa del Ministro dell'interno sulla situazione dell'ordine pubblico e sugli incidenti di Castel Volturno e conseguente discussione (ore 10,41)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sulla situazione dell'ordine pubblico e sugli incidenti di Castel Volturno».
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni, al quale rivolgiamo il nostro saluto.
MARONI, ministro dell'interno. Signor Presidente, colleghi, suddivido questa informativa in tre parti: la ricostruzione dei fatti, alcune considerazioni sul contesto socio-ambientale di Castel Volturno e sui dati della criminalità e, infine, le iniziative assunte dal Governo su questa vicenda.
Ricostruzione dei fatti. Il 18 settembre ultimo scorso a Castel Volturno si sono susseguiti due fatti di sangue che evidenziano la stessa matrice camorristica, sia per le modalità di tempo e di luogo adottate, che per le armi utilizzate, in particolare kalashnikov.
Gli omicidi sono stati compiuti a distanza di 40 minuti l'uno dall'altro, alle 21 e alle 21,40. Il primo è avvenuto all'interno di una sala giochi, in località Baia Verde, ai danni di Antonio Celiento, titolare dell'esercizio, pregiudicato per ricettazione, gioco d'azzardo e altri reati, ritenuto contiguo al clan Bidognetti. La vittima era anche fratello di un noto pregiudicato attualmente detenuto, personaggio di spicco del clan camorristico dei Casalesi, affiliato allo schieramento di Francesco Schiavone, cugino dell'omonimo esponente camorrista soprannominato "Sandokan".
Poco dopo, a distanza di qualche chilometro, in località Lago Patria, presso un immobile adibito a sartoria (la "OB. OB. Exotic Fashions") è stato teso il secondo agguato, ad opera di sette-otto persone, che hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco sia all'interno che all'esterno della struttura, ferendo una persona e uccidendone sei (tre del Ghana, uno del Togo, due della Liberia). Sul posto sono stati rinvenuti oltre 120 bossoli. Una delle vittime aveva precedenti per oltraggio, resistenza e violenza e un'altra per ricettazione.
Secondo le notizie rese dalla prefettura di Caserta, tre delle vittime erano clandestini, una era in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità portoghesi, due avevano presentato richiesta di asilo politico, dichiarando di essere cittadini della Liberia (peraltro sulla veridicità delle dichiarazioni sono in corso accertamenti). Il ferito è in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Per la sua dinamica, l'attentato può essere ricondotto alla strategia con cui solitamente la camorra intimorisce gli esercenti commerciali a scopi estorsivi oppure punisce lo sconfinamento in attività illecite da parte dei frequentatori dell'esercizio commerciale.
Peraltro, il gruppo di killer si sarebbe reso autore, nei giorni precedenti a questi fatti, di atti intimidatori nei confronti di alcuni esercizi commerciali della zona, raggiunti da colpi di kalashnikov.
Il successivo giorno 19 settembre, intorno alle ore 11,30, circa 50 cittadini stranieri, prevalentemente di etnia ghanese, si sono radunati in prossimità del luogo dove erano stati commessi gli omicidi, bloccando la strada statale Domiziana. La protesta è scaturita dalla preoccupazione per le conseguenze dei controlli amministrativi avviati nei loro confronti e dal risalto negativo dato alla vicenda dagli organi di stampa, secondo cui l'assassinio degli extracomunitari sarebbe riconducibile allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Verso le ore 15 i manifestanti, che nel frattempo avevano superato le 200 unità, si sono mossi in corteo verso la casa comunale per essere ricevuti dal sindaco. I disordini sono avvenuti quando si sono uniti al corteo altri 50 cittadini extracomunitari muniti di bastoni e pietre, che hanno infranto vetrine di negozi, danneggiato autovetture in sosta lungo il percorso e divelto segnali stradali, indirizzando l'azione violenta anche nei confronti delle forze dell'ordine.
La situazione, per quanto fortemente critica, è stata attentamente seguita dalle forze di polizia presenti sul territorio, le cui unità sono andate aumentando nel corso della giornatain relazione all'aumentare dei manifestanti, fino a raggiungere, in serata, il numero di 110 tra Polizia di Stato e Carabinieri.
Le forze dell'ordine sono quindi riuscite a bloccare i manifestanti convincendoli a comporre una delegazione, poi ricevuta dal sindaco, al quale hanno manifestato la propria dissociazione dagli atti di violenza compiuti, preannunciando che in segno di distensione avrebbero provveduto a raccogliere i rifiuti lungo le vie cittadine.
I tragici fatti avvenuti lo scorso 18 settembre a Castel Volturno sono maturati in un contesto socio-ambientale caratterizzato dalla presenza e dall'influenza del cosiddetto clan dei Casalesi, e in particolare di una formazione del clan stesso, al cui vertice vi era Domenico Bidognetti, oggi collaboratore di giustizia.
Il clan è fortemente radicato nel territorio provinciale (ed in particolare nell'agro aversano, nella fascia domiziana, nelle zone di Maddaloni, Marcianise e San Felice a Cancello) ed è dotato di una elevata capacità collusiva e di infiltrazione nel tessuto economico e istituzionale.
Le attività criminali si concentrano principalmente nel narcotraffico, nel traffico di esseri umani (finalizzato prioritariamente allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero), nei reati contro il patrimonio (estorsione e usura), nel contrabbando e nel controllo del gioco clandestino.
A partire dalla fine dello scorso anno, il clan ha subito importanti contraccolpi sia per la scelta di alcuni esponenti di collaborare con la giustizia, sia per la conclusione del processo Spartacus, che ha confermato i 16 ergastoli inflitti in primo grado ad altrettanti elementi di spicco del clan, tra cui figurano Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine.
La necessità di dissuadere altri individui dall'assumere comportamenti di collaborazione con le forze di polizia potrebbe essere anche il movente di una serie di omicidi perpetrati nei confronti di persone che in passato avevano denunciato tentativi di estorsione da parte del clan. In questo contesto si può inserire l'omicidio dell'imprenditore Michele Orsi, ucciso a Casal di Principe lo scorso mese di giugno.
A seguito dell'arresto di Domenico Bidognetti e del conseguente vuoto di potere venutosi a creare, un gruppo di circa una decina di soggetti, già affiliati al clan, ha cercato di ritagliarsi un proprio spazio e di gestire in proprio il controllo del territorio e le attività criminali a Castel Volturno, senza dipendere dalla struttura verticistica dei Casalesi. Questo gruppo starebbe pertanto cercando anche di esercitare un controllo sulle attività criminali (soprattutto il traffico di stupefacenti) esercitate dalle organizzazioni malavitose di immigrati africani presenti in quell'area.
I due episodi criminosi dello scorso 18 settembre confermano la strategia dei Casalesi di tentare di stroncare, anche con azioni violente ed eclatanti, i tentativi di opposizione all'affermazione del proprio potere criminale.
Anche nei confronti della criminalità straniera, che pure in passato era sembrata poter coesistere - diciamo così - «pacificamente» con la criminalità organizzata locale, il clan dei Casalesi ha nuovamente riaffermato il proprio predominio criminale attraverso gravi fatti di sangue, come quelli degli ultimi mesi ai danni di alcuni cittadini di origine albanese.
Sempre per quanto attiene alla descrizione socio-ambientale, il territorio del Comune di Castel Volturno è caratterizzato da una forte e radicata presenza di immigrati, in gran parte di origine africana, stimata addirittura in misura superiore a quella della popolazione residente. A questi dati si accompagna una situazione di sensibile degrado ambientale con la diffusione di fenomeni quali lo spaccio di stupefacenti, la prostituzione e l'occupazione di interi fabbricati da parte di clandestini.
Per quanto riguarda la delittuosità nel Comune di Castel Volturno, i dati in possesso della polizia criminale registrano, nell'anno 2007, una lieve flessione dell'1,8 per cento rispetto al 2006 (2.060 delitti nel 2007 contro i 2.097 del 2006). Il trend è confermato nel trimestre gennaio-marzo 2008, che attesta una flessione del 13,9 per cento dei delitti. Il dato tuttavia non è confermato a livello provinciale, atteso che nella provincia di Caserta nel 2007 i delitti sono aumentati del 9 per cento, passando da 31.172 nel 2006 a 33.993 nel 2007.
Tenuto conto della realtà territoriale, fin dallo scorso mese di maggio in provincia di Caserta è stato attivato un dispositivo straordinario di controllo del territorio, realizzato mediante l'invio di 45 unità dei Reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato, per complessivi 15 equipaggi automontati con compiti di vigilanza e di prevenzione nei territori dei Comuni di Castel Volturno, Casapesenna, Casal di Principe e San Cipriano d'Aversa. Per i necessari servizi di coordinamento è stato aggregato anche un funzionario del settore.
L'Arma dei carabinieri, nella provincia di Caserta, conta oggi una forza di 1.375 unità. Dal 1º agosto di quest'anno, le strutture investigative sono state incrementate con l'invio di 53 militari carabinieri, che portano a 100 le unità complessivamente destinate al potenziamento del comando provinciale nell'ultimo quinquennio.
Il potenziamento delle strutture di investigazione e l'attenzione al territorio data dalle forze di polizia hanno consentito di conseguire alcuni importanti risultati negli ultimi mesi, di cui vorrei dare un breve cenno.
Il 26 maggio di quest'anno i carabinieri del Comando provinciale di Caserta hanno dato esecuzione a 55 ordini di custodia cautelare, emessi dal GIP presso il tribunale partenopeo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di altrettanti affiliati al clan dei Casalesi, tra cui un cancelliere della procura generale della Repubblica di Napoli e un vigile urbano, indagati per associazione di tipo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, illecita concorrenza, estorsione e riciclaggio.
Le indagini hanno permesso di disarticolare un sodalizio criminale, operante nell'hinterland casertano, dedito al controllo degli apparati pubblici, attraverso la corruzione degli amministratori comunali; all'illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, allo scopo di favorire l'elezione, nel 2004, di un candidato compiacente nell'amministrazione provinciale di Caserta; al reinvestimento dei proventi illeciti in attività imprenditoriali, fra le quali la gestione illegale di videogiochi e scommesse.
Nel medesimo contesto è stato eseguito un decreto di sequestro di beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti, appartenenti ad alcuni degli indagati, per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro.
L'11 giugno di quest'anno la squadra mobile di Caserta ha eseguito un provvedimento di sequestro di beni nei confronti del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, imprenditore, in passato contiguo al clan Bidognetti. In questa occasione sono stati sequestrati 45 appartamenti, otto attività commerciali e sette ville, per un valore complessivo stimato in diverse decine di milioni di euro.
Il 1° luglio 2008 i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta e dei reparti territorialmente competenti hanno dato esecuzione a 27 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di affiliati ai sodalizi criminali Bidognetti e Tavoletta-Cantiello, organici al clan dei Casalesi, operanti nei Comuni di Casal di Principe e Villa Literno, ritenuti responsabili di associazioni di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, nonché porto e detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione, detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L'indagine, avviata nel 2006 e supportata da attività tecniche, ha consentito di identificare gli autori di sette omicidi - quattro consumati e tre tentati - commessi nell'ambito della cosiddetta faida di Villa Literno, iniziata alla fine degli anni '90, documentando le dinamiche esistenti fra i suddetti gruppi criminali. L'indagine ha consentito altresì di evidenziare contestualmente le responsabilità degli indagati, oltre che nel traffico di sostanze stupefacenti e in numerosi episodi di estorsione, anche in attività illecite dirette al controllo e alla gestione illegale di interi settori commerciali, con particolare riferimento a quello della distribuzione di carni avicole e suine.
Il 29 luglio di quest'anno i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta e delle compagnie di Giugliano in Campania e Capua, a conclusione di una mirata attività d'indagine, hanno tratto in arresto un quarantasettenne, affiliato al clan Nuvoletta, ed un quarantottenne, ritenuti responsabili di estorsione aggravata ai danni dell'associazione "ACLI Terra Campania per la legalità", incaricata della gestione dei terreni agricoli confiscati al citato sodalizio.
Nel periodo gennaio-giugno 2008 si è svolta l'operazione "Acheronte" che ha portato alla segnalazione all'autorità giudiziaria di 18 soggetti, di cui otto per reati previsti dall'articolo 416-bis del codice penale e i rimanenti dieci per i reati di cui agli articoli 110 del codice penale e 12-quinquies del decreto-legge n. 306 del 1992, nonché al sequestro di società, ditte individuali, conti correnti bancari, beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 62 milioni di euro.
Nel periodo aprile-giugno 2008 la compagnia di Marcianise della Guardia di finanza ha portato a termine l'operazione "Terra promessa", che ha consentito la segnalazione all'autorità giudiziaria di 11 soggetti per violazioni di varie norme di legge, in particolare imputati in base all'articolo 416-bis, e il sequestro preventivo di beni immobili, quote societarie, depositi bancari e autoveicoli, per un valore complessivo di 41.500.000 euro, tra cui spiccano 48 appartamenti, 8 ville, 28 terreni, tutti acquistati con i proventi di un traffico illecito di rifiuti. Questa operazione ha consentito altresì il sequestro di otto siti destinati alla discarica ed allo sversatoio abusivo di rifiuti pericolosi, siti intestati a soggetti a vario titolo collegati al clan dei Casalesi.
Veniamo ora alle iniziative assunte dal Governo. Subito dopo i fatti di sangue del 18 settembre il Ministero dell'interno ed il Governo hanno assunto immediate iniziative, sia a livello locale che a livello nazionale, per garantire una risposta adeguata dello Stato alla guerra di camorra. Il 19 settembre, il giorno dopo la strage, la questione della sicurezza del territorio è stata portata all'attenzione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che ha disposto l'intensificazione al massimo livello dell'attività di prevenzione e controllo attraverso l'utilizzazione di tutte le risorse umane e strumentali delle forze di polizia disponibili.
Il Comitato ha anche deciso di contrastare con estrema fermezza ogni altra forma di illegalità presente nel territorio di quel Comune (l'abusivismo commerciale, gli affitti non denunciati, il caporalato, l'immigrazione clandestina), comunque riferibile agli interessi della criminalità organizzata. Il Comitato ha deciso l'istituzione di un gruppo operativo formato da rappresentanti delle forze dell'ordine, dei NAS, dei Nuclei operativi ecologici e dell'Ispettorato provinciale del lavoro per il coordinamento mirato di queste iniziative, che prevedono il coinvolgimento di diversi soggetti pubblici.
A livello centrale, al fine di affrontare più efficacemente l'emergenza criminale, sabato 20 settembre si è svolta al Viminale una riunione operativa, nel corso della quale è stato deciso di inviare nella provincia di Caserta 400 unità di personale altamente qualificato (160 della Polizia di Stato, 160 dell'Arma dei carabinieri e 80 della Guardia di finanza) e di fornire un maggior supporto alle strutture investigative.
La riunione è stata preceduta in mattinata da un vertice interforze con i reparti investigativi delle tre forze di polizia, presieduto dal vice capo della Polizia e al quale hanno partecipato anche i responsabili nazionali dello SCO, del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri (ROS) e del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (SCICO) della Guardia di finanza.
Dopo un'approfondita valutazione della situazione dell'ordine pubblico è stato deciso di intensificare il controllo del territorio e colpire duramente la criminalità organizzata, rafforzando al massimo l'attività investigativa e di intelligence, per individuare gli autori dei recenti omicidi, per la cattura dei latitanti e dei responsabili di attività criminali e per avviare con la massima celerità le procedure di espulsione dei numerosi immigrati clandestini che risiedono nella zona.
L'attività investigativa ha consentito di ottenere immediatamente un primo importante risultato. Lo scorso 22 settembre, a soli quattro giorni dalla strage, è stato arrestato Alfonso Cesarano, ritenuto dagli inquirenti uno dei componenti del commando di killer. Per gli stessi fatti è stato emesso un decreto di fermo anche nei confronti di Alessandro Cirillo e Oreste Spagnolo, tuttora latitanti e attualmente reggenti del clan Bidognetti nell'agro aversano e sul litorale domizio.
Questa eccellente attività investigativa ha consentito altresì di procedere negli ultimi mesi all'arresto di 313 persone, di cui 227 cittadini extracomunitari, per reati connessi agli stupefacenti e per ricettazione nonché all'adozione, nell'intera provincia di Caserta, di ben 688 provvedimenti di espulsione di immigrati clandestini.
Il Governo intende proseguire con ancora maggiore fermezza nel contrasto alla criminalità organizzata. Siamo in presenza di una vera e propria guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato e lo Stato deve rispondere con tutti i mezzi per riaffermare il controllo di legalità su tutto il territorio nazionale.
Per questo motivo il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato un decreto-legge con nuove misure urgenti per il contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina (Applausi dai Gruppi PdL e LNP), con il quale si dispone, tra l'altro, l'invio di 500 militari nelle aree ove si ritiene necessario assicurare un più efficace controllo dei territori particolarmente colpiti da fenomeni di emergenza criminale.
Credo che l'azione del Governo, e soprattutto delle forze di polizia, a cui vanno il riconoscimento e il plauso del Ministro dell'interno e di tutto il Governo per quello che hanno fatto e stanno facendo in queste realtà difficili e in tutte le altre realtà in cui operano, vada nel senso giusto di assicurare una presenza forte dello Stato e di far sentire alle bande criminali la pressione delle forze di polizia. Questa pressione continuerà fino a quando la guerra contro la camorra non sarà conclusa.
Ieri ho incontrato gli investigatori, i magistrati che stanno indagando e abbiamo concordato alcune iniziative. La richiesta forte è di continuare in questa direzione perché la pressione degli investigatori, dei 400 poliziotti e carabinieri inviati e degli ulteriori 500 militari, tutti specializzati e adeguatamente addestrati, è un'iniziativa che i magistrati vedono con grande favore e considerano di grande aiuto alla loro attività investigativa. L'azione sinergica di polizia, carabinieri, guardia di finanza, investigatori e magistratura partenopea, in particolare, rappresenta la strada giusta per battere la criminalità.
Ritengo particolarmente significativo il fatto che la procura di Napoli abbia deciso di contestare alla persona arrestata il reato di strage con finalità di terrorismo. L'atto compiuto è un atto di vero e proprio terrorismo (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo), perché diffonde terrore e apre nuovi scenari, inquietanti ma molto importanti per l'azione di contrasto alla criminalità, che stiamo valutando con tutti gli strumenti a nostra disposizione, inclusi in questo caso anche i servizi segreti.
Da ultimo un accenno alla questione degli arresti domiciliari a cui era sottoposto il presunto killer Alfonso Cesarano. Sono state rivolte accuse ingenerose alle forze di polizia, adombrando una mancanza di controllo nei confronti di questo spietato killer. Intendo riconfermare ai carabinieri, alla polizia e alla guardia di finanza, che operano in condizioni difficili in quell'area, il pieno, totale e incondizionato sostegno e apprezzamento da parte del Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
Voglio far presente solo un dato che dimostra quanto sia difficile operare in quell'area per le Forze di polizia: nel Comune di Castel Volturno operano due stazioni dei Carabinieri (Castel Volturno e Pineta Mare), le quali assicurano vari servizi esterni, tra cui anche la vigilanza a coloro che sono agli arresti domiciliari, con una media giornaliera di circa 17 ispezioni (tre o quattro per pattuglia); ma coloro che sono agli arresti domiciliari nel solo Comune di Castel Volturno sono 118. È evidente che la concessione di questi benefici ad un numero spropositato di persone rende ovviamene difficile il controllo. Non è possibile un controllo 24 ore su 24; altrimenti dovrebbero stare in cella.
Anche da questo punto di vista, respingendo le accuse rivolte nei confronti delle forze di polizia, invito il Parlamento a fare una riflessione e a studiare con il Governo una iniziativa mirata alla riduzione dei benefìci carcerari, in particolare degli arresti domiciliari, a tutti coloro che sono accusati di reati di mafia, di criminalità organizzata.
Questa è la risposta giusta che lo Stato deve dare, lasciando da parte polemiche che francamente mi sembrano assolutamente pretestuose. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL e LNP e dei senatori Marini e Follini).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
Ricordo che ai Gruppi è stato attribuito complessivamente un margine massimo di quindici minuti, all'interno dei quali potranno intervenire più oratori dello stesso Gruppo.
È iscritto a parlare il senatore Giuliano. Ne ha facoltà.
GIULIANO (PdL). Signor Ministro, la ringrazio per la tempestività con la quale è venuto in Aula a farci il quadro della situazione, ma soprattutto per la determinazione con la quale ha affrontato e sta affrontando il grave problema della criminalità organizzata.
Sono d'accordo con lei: non è più tempo di analisi, non è più tempo di sofismi, è tempo di agire. Né è più tempo ancora di abbandonarsi a quelle discussioni che appaiano attualmente assolutamente fuori luogo sul bilanciamento tra sicurezza sociale e diritti individuali. La situazione è drammatica. Le parlo anche da casertano: conosco il territorio e per il mio vissuto professionale sono stato un osservatore privilegiato del fenomeno della camorra e della criminalità organizzata, che ha soggiogato un territorio, che ha sottratto allo Stato quel controllo del territorio che è fondamentale perché ritorni la legalità.
Quindi, con particolare favore ho ascoltato le misure adottate dal Governo ma mi permetto ancora di suggerire ulteriori misure che sicuramente servono ad affrontare il problema. In modo particolare le sollecito la istituzione a Caserta della corte d'appello. Perché? Attualmente la Direzione distrettuale antimafia di Napoli controlla un territorio assolutamente vasto per le capacità di quell'ufficio. È una corte che non ha una gestione agevole per la enorme popolazione. Istituendo a Caserta la corte d'appello e quindi automaticamente la Direzione distrettuale antimafia si fa sì che vi sia un controllo, un simbolo, anche sul territorio, dello Stato. Ma tenga conto che il 40 per cento degli episodi criminosi e dei processi che riguardano la criminalità organizzata concerne il territorio casertano.
Quindi, avremo lì una presenza locale che possa garantire il territorio e possa assicurare certamente una tempestività ed una professionalità ancora maggiori di quelle attuali. Ma questo va fatto con un coordinamento con il Ministro della giustizia, con il Ministro dell'economia e con il Ministro dell'interno, appunto, quale è lei. Significa un coordinamento che guardi alla situazione nella sua reale entità, non solo la magistratura, non solo la politica ma le forze sociali, le forze politiche nella loro interezza.
Va riaffermato, così come lei ha detto, che non vi è un monopolio di legalità da parte di questo o di quello. Non vi può essere sempre e comunque un eroe civile che diventa simbolo. Il simbolo è e deve essere lo Stato, è e deve essere l'istituzione, con la sua presenza fisica, la sua azione, la sua determinazione, la sua istituzionalizzazione sul territorio, quello Stato che è mancato, che manca e che fa vivere ad ogni casertano l'angoscia quotidiana di restare vittima di episodi di violenza.
Non solo, lei ha giustamente sottolineato le misure di ordine finanziario. La camorra va colpita proprio negli interessi. La camorra non sceglie un partito, non sceglie Tizio o Caio: sceglie chi esercita il potere, chi ha disponibilità finanziarie, e lì si insinua come il cancro. Quindi, non c'è il problema, come avvenuto in passato, di una sorta di monopolio, di una sorta di distinzione, di linea verticale che divida buoni e cattivi; occorre unità, misure reali e concrete, e quelle da lei preannunciate sicuramente sono efficaci.
Oltre a questo, signor Ministro, mi permetto di suggerire anche la presenza sul territorio di forze dei Servizi segreti, che tra i loro compiti hanno proprio quello di affrontare la criminalità organizzata. Si ritorni anche alle indagini tradizionali, alle infiltrazioni all'interno della criminalità organizzata. Coloro i quali vivendo la camorra, vivendo il momento tragico della... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Giuliano, ha esaurito il tempo a sua disposizione. Le concedo un altro minuto per terminare il suo intervento.
GIULIANO (PdL). La ringrazio, Presidente.
Queste persone possono portare notizie delicate ed importanti.
Sì, senz'altro, alla militarizzazione del territorio; ne parla uno che è stato sempre contrario, ma che è stato anche contrario alla teoria del doppio binario e che adesso si è riconvertito sulla scorta di questa drammatica situazione. Va usato un doppio binario procedurale: per determinati processi, determinate azioni e determinati reati vanno usati canali privilegiati, tempestività e norme speciali, come fu per il terrorismo. Lei, signor Ministro, giustamente ha parlato di una guerra civile, giustamente ha parlato di terrorismo, aggravante che è stata applicata anche dai magistrati. Sotto questa visione, in questa logica e con tale finalità il fenomeno va affrontato.
Signor Ministro, grazie per quello che sta facendo e grazie soprattutto per la forza e la determinazione che ha dimostrato stamattina. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Incostante. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, colleghi, il Ministro ha illustrato la dinamica dei fatti; vorrei soltanto precisare che va sicuramente indirizzato un plauso alle forze dell'ordine, alla magistratura, insieme al nostro sostegno incondizionato: non abbiamo e non avevamo dubbi su quello che hanno fatto in questi anni e su quello che stanno facendo. In merito alla dinamica dei fatti, c'è da dire che l'intervento del questore e anche del sindaco sono stati determinanti in quei momenti drammatici per evitare ulteriori tragedie, mentre qualcuno magari strumentalizzava la folla (forse anche questo andrebbe detto, ma non è qui il momento delle polemiche).
Con la sentenza del processo "Spartacus", come lei ha detto, con il carcere duro e con le collaborazioni si sono sicuramente inferti dei colpi a questo clan, ma latitanti molto pericolosi girano nel territorio e continuano ad impartire direttive. Il gruppo di fuoco del clan Bidognetti che è stato protagonista di questi eventi, forse ormai autonomo, continua ad affermare il proprio dominio sul territorio, lì dove parlare dello Stato, signor Ministro, è quasi ridicolo, è questo forse che dovremmo dire. Una città di 21.000 abitanti, la città ufficiale, e poi un altro mondo: 11.000, e forse più, immigrati clandestini costretti da questa legge, signor Ministro, a sottostare alla criminalità, perché molti di loro lavorano nei campi e nei cantieri e vengono picchiati e schiavizzati. Alle 5 del mattino appaiono facce di schiavi che aspettano i caporali; donne e ragazze si prostituiscono sui litorali e nelle campagne. Vivono in condizioni disumane, in ex villette fatiscenti. Sulla strada appare lo scheletro di un albergo, «la casa dei nigeriani», dove dietro una coperta vi è l'inferno della droga; nessuno si può accostare, nemmeno i rappresentanti dello Stato. La abbatta, signor Ministro, abbatta questo scheletro. Cominci da qui a dimostrare il suo pugno fermo! (Applausi del senatore Perduca).
Di fronte a questi scenari pensa davvero che l'intervento dell'Esercito, al quale naturalmente non vogliamo attribuire alcun elemento negativo, possa essere sbandierato come risolutivo di un dramma di questa gravità e dell'efferatezza di questo clan?
Dall'altra parte la faccia dello Stato è la seguente: 35 uomini nel commissariato (con poche macchine), 21 vigili ed un assistente sociale del Comune di Castel Volturno. La Provincia di Caserta ha destinato dei fondi all'acquisto di macchine per la questura: questi fondi non sono stati ancora utilizzati.
Signor Ministro, questi segnali, peraltro, non ci giungono all'improvviso; sono stati tanti anche prima dell'accadimento. Il 2 maggio è stato ucciso il padre di Bidognetti, il 15 maggio Noviello, tre giorni prima della Festa della Polizia, il 13 maggio, è stata incendiata la fabbrica di materassi. Siamo andati lì anche con Veltroni, anche rivolgendoci a lei, a chiedere un patto per la sicurezza che preveda più uomini, più mezzi, più azioni complesse, controlli sugli appalti, lo sviluppo anche di un'azione degli enti locali, della Chiesa e delle associazioni. Il 30 maggio è stata colpita la nipote della compagna di Bidognetti e, poi, Michele Orsi che stava rilasciando dichiarazioni su intrecci tra rifiuti, politica e camorra. Altri episodi si sono verificati l'11 luglio, il 4, il 18 e il 21 agosto, il 12 settembre e, infine, il 18 settembre.
Signor Ministro, stiamo parlando di 16 vittime nel giro di meno di cinque mesi. Molte di queste vittime, peraltro, erano innocenti; in particolar modo tra le ultime, che lavoravano, uno mi colpisce: il piastrellista che era andato lì per farsi cucire i pantaloni dopo il lavoro. Tutto ciò avviene mentre il nuovo pentito Vassallo, imprenditore dei rifiuti, come nel film "Gomorra", ci racconta di intrecci tra politica e affari, di rapporti con imprenditori, massoneria dalla Toscana al Nord dell'Italia, che hanno fatto affari con i Casalesi per avvelenare un territorio la cui mortalità, ormai, per tumori e malformazioni mostra aumenti allarmanti.
Ora, signor Ministro, questa camorra, queste mafie non sono un fenomeno meridionale, non sono un fenomeno locale; dobbiamo cominciare a dire alcune chiare e nette verità. (Applausi dal Gruppo PD). Non avrebbero potuto prosperare se non invadendo tutto il Paese, come stanno facendo, e grazie alla complicità di politici ed imprenditori, di professionisti e di finanzieri. Questo è il cuore del problema. Questa è l'altezza dello scontro che abbiamo davanti a noi, per il quale siamo sicuramente dalla parte dello Stato, anche sostenendo in questo caso l'azione sua e del Governo, se verrà, a supporto della magistratura e della polizia con più uomini e più mezzi. Certo, i 400 uomini che ha inviato vanno bene per investigare; siamo d'accordo, ma la qualità è importante oltre alla quantità.
Occorre una bonifica complessa del territorio, occorre sicuramente operare un intervento duro anche sul piano legislativo su tanti aspetti e occorre forse - signor Ministro, ci rifletta - in alcune zone sbloccare il turnover per le forze dell'ordine e anche per la magistratura, aiutare le associazioni per il racket, aiutare gli enti locali perché qualcuno possa dissociarsi (soprattutto gli immigrati), sostenere programmi di integrazione e un piano straordinario per alcune zone, perché quando la disoccupazione è al 60 per cento, signor Ministro, i giovani non hanno speranze e possono accadere cose incredibili come quelle che testimoniamo.
Ci rendiamo conto della difficoltà della congiuntura, ma occorre fare uno sforzo all'altezza di questo.
Vi è un'ultima considerazione: Vassallo, l'uomo degli affari, sta facendo dichiarazioni inquietanti sui rapporti tra politica e ciclo dei rifiuti. Ora, noi sappiamo che un pentito va naturalmente preso con le pinze e che alcune illazioni possiamo compiere, ma una cosa è chiara: la politica, tutta la politica non deve mostrare un'ombra di dubbio sui rapporti, sulle vicinanze, sulle familiarità, sulle frequentazioni con i veri nemici dello Stato. Su questo piano ci troverà sempre al suo fianco. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vizzini. Ne ha facoltà.
VIZZINI (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro, la voglio innanzitutto ringraziare per come ha esposto i fatti al Parlamento e, soprattutto, per aver compreso e rappresentato una situazione che guarda alla criminalità organizzata non certo come a un fatto locale che si verifica oggi in Campania, domani in Sicilia e dopodomani in Calabria o in Puglia, ma come a un'emergenza nazionale.
Sparano per ammazzare, sparano per intimidire, questi uomini (se tali possono essere definiti), per tenere ferme le regole del governo criminale dei territori che vivono, purtroppo spesso, sotto il controllo della criminalità organizzata e non dello Stato.
Il tema delle mafie in questa nostra Nazione, e anche per i suoi collegamenti internazionali, è diventato un cancro della nostra società, che uccide gli uomini, uccide tutte le loro libertà, a cominciare dalla libertà d'impresa, e soprattutto ruba il futuro alle giovani generazioni.
Questi delinquenti criminali, in quest'ultimo periodo, in quella zona della Campania, hanno sparato per eliminare parenti di pentiti, hanno sparato per uccidere imprenditori, hanno sparato per tentare di eliminare possibili testimoni che si apprestavano ad andare a parlare con la procura della Repubblica, hanno sparato per intimidire commercianti e operatori economici, perché la regola dell'estorsione e del pizzo è regola fondamentale per dimostrare che si controlla il territorio. Sono stati trovati più di 100 bossoli quella sera, esplosi da mitragliette 7.62 e da pistole 9x21 e a questo bisogna dare una risposta complessiva che riguarda un pezzo grande del territorio di questo Paese e, per i suoi riflessi generali, l'intero Paese.
Vede, signor Ministro, negli anni Ottanta ci fu un alto commissario per la lotta alla criminalità mafiosa il quale dichiarò che entro il 2000 le mafie sarebbe state debellate: si levò un coro di voci indignate da parte dei politici perché veniva indicato un tempo così lontano dagli anni Ottanta per sconfiggere la criminalità organizzata. Siamo nel 2008 in quest'Aula a svolgere un dibattito drammaticamente spinto da omicidi che sono stati compiuti.
A questo punto va dispiegata un'azione e sono importanti i provvedimenti che lei ha preannunciato a nome del Governo e che cercheremo di esaminare nel tempo più breve possibile, perché ci vuole una duplice azione: quella per abbattere e contrastare la componente militare delle organizzazioni criminali e quindi la presenza dell'esercito, che può essere ottimo presidio del territorio, degli obiettivi fissi sensibili e che può consentire il liberarsi delle energie e delle risorse della Polizia e dei Carabinieri per le investigazioni e per l'intelligence che va sviluppata sul territorio; ma al contempo bisogna subito rompere i legami tra i boss detenuti e il territorio, rendendo più rigido, più duro, meglio legiferato il carcere duro con il 41-bis.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,25)
(Segue VIZZINI). Vi sono delle proposte presentate al Parlamento sia dal Popolo della Libertà, sia dal Partito Democratico, che credo vadano discusse con urgenza e che, se fosse possibile, possono essere anche inserite nel disegno di legge sulla sicurezza di cui abbiamo già completato la discussione generale e svolto alcune audizioni: chi sta in carcere deve espiare la sua pena e non può continuare a comandare dall'interno del carcere stesso.
Va applicata subito la legge che abbiamo approvato sulle confische dei patrimoni mafiosi per svuotare le casseforti, per impedire le intestazioni fittizie, per perseguire anche gli eredi, per far capire che non c'è tregua, che in questa guerra lo Stato non dà tregua alle organizzazioni criminali e che quindi si dispiega sul territorio, ancora una volta, per cercare di arrestare tutti i latitanti. In Sicilia è stato fatto molto su questo, i capi storici di Cosa nostra sono oggi assicurati alle patrie galere e dobbiamo dispiegare quest'azione su tutto il territorio del nostro Paese, per far comprendere che non c'è trattativa, che non c'è pausa, che non c'è tregua, che lo Stato ha deciso di sferrare l'attacco finale per vincere finalmente questa sfida contro le criminalità organizzate, che hanno oggi profili transnazionali.
Desidero concludere ringraziandola, signor Ministro, in quest'Aula, e ringraziando, attraverso lei, le Forze dell'ordine dispiegate sul territorio, che rischiano quotidianamente la loro vita per cercare di regalare la tranquillità e di bonificare la società, i poliziotti, i carabinieri, i loro dirigenti, il capo della Polizia, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, che rappresentano il presidio della legalità di questo Stato e che si battono quotidianamente per cercare di fare diventare, sotto questo profilo, l'Italia un Paese normale. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Mura).
PRESIDENTE. Presidente Vizzini, la ringrazio anche per la serietà delle sue proposte.
È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi rivolgo in maniera particolare a lei, signor Ministro, perché i fatti di questi ultimi giorni inevitabilmente ci portano sempre più a riflettere sulla circostanza che la battaglia nei confronti della criminalità intesa in tutte le sue forme, dalla microcriminalità alle forme più esasperate della criminalità mafiosa, purtroppo è solo agli inizi.
Su questo dobbiamo assolutamente soffermarci tutti e compiere una profonda riflessione, perché esistono zone del nostro Paese (è una situazione sicuramente a macchia di leopardo ma le zone interessate sono vaste e moltissime) dove il potere dello Stato assolutamente non riesce ad arrivare. Molte zone sfuggono al controllo delle forze dell'ordine.
Questo è sicuramente un periodo difficile sotto molti aspetti e uno di questi aspetti, come è risaputo, è il problema dell'economia. I nostri cittadini e le nostre famiglie devono poter lavorare, crescere e svilupparsi in un ambiente che non può essere assolutamente questo. Dobbiamo disporre di un ambiente sereno e proficuo e dobbiamo avere la possibilità di concentrarci sul nostro lavoro.
Per essere efficienti, le nostre attività devono potersi sviluppare, perché le sfide dell'economia sono sempre più difficili. Non si può assolutamente perdere tempo prezioso per cercare - e sottolineo "cercare" - di proteggerci dalle attività criminali, che spesso avvolgono e soffocano le nostre attività e i nostri territori.
Serve decisionismo e lei, signor Ministro, questo decisionismo - devo dirlo - lo ha da sempre dimostrato. Non deve assolutamente aver timore di andare avanti. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Mi complimento per quanto lei ha finora fatto e spero che ciò rappresenti un'apertura di credito per il futuro.
Un mese fa abbiamo approvato il decreto-legge sulla sicurezza, che ha comportato degli effetti più che positivi. Dati del Ministero dicono che in alcuni territori, soprattutto al Nord, i reati sono diminuiti di ben oltre il 30 per cento rispetto allo stesso periodo di riferimento dell'anno scorso: credo che questi dati si commentino da soli.
Non dobbiamo assolutamente - questo si è già capito - farci influenzare dalle voci di quelle sirene buoniste della sinistra che spesso dicono che stiamo esagerando. Non dobbiamo assolutamente farci influenzare da esse perché, se oggi siamo in questa situazione, forse - ma non solo forse - la colpa dobbiamo darla anche a chi ha governato il nostro Paese negli ultimi due anni.
I recenti fatti di Castel Volturno richiedono fermezza, quella fermezza che lei, signor Ministro, da sempre ha dimostrato. Bene l'intervento dell'Esercito, che ritengo sia molto meglio impiegare di più sul nostro territorio, dove ne abbiamo bisogno, piuttosto che in altri Paesi, dove facilmente possiamo mettere in dubbio l'efficacia dell'azione dell'Esercito al di fuori del nostro Paese. Signor Ministro, l'ho sentita prima richiedere un inasprimento nei confronti delle persone in odore o già condannate per mafia. Ricordo che è grazie alla richiesta della Lega che nel decreto sicurezza è stato esteso il regime del 416-bis anche alle mafie straniere. Dobbiamo assolutamente continuare in questa direzione.
Non dobbiamo sicuramente aver paura di scagliarci con forza nei confronti della mafia. Non lo diciamo solo noi. Ieri in un'intervista televisiva Roberto Saviano - sappiamo tutti che sto parlando dell'autore del libro "Gomorra" - ha detto che quello che sta succedendo nel nostro territorio è scontro tra mafie; ancor peggio, perché purtroppo oggi lo scontro è tra mafie anche e soprattutto straniere. Come se non ne avessimo già abbastanza con le nostre, oggi abbiamo anche quelle straniere.
Signor Ministro, continui su questa strada e avrà sempre il mio appoggio, ma avrà anche l'appoggio duraturo e incondizionato da parte di tutto il nostro Gruppo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, signor Ministro dell'interno, un primo ringraziamento credo che vada rivolto alle forze dell'ordine, alla Polizia e ai Carabinieri, per il lavoro straordinario che hanno svolto e che svolgono, anche se - per la verità - meriterebbero di essere trattati un po' meglio da questo Governo che ne ha depauperato il patrimonio in termini di trattamenti economici e di supporti logistici e che, in alcune circostanze, sono stati equiparati ai cosiddetti fannulloni di Brunetta.
Mi consentirà anche un pensiero alle famiglie delle sette vittime della strage terroristica perché, indipendentemente dal colore della pelle, sono state barbaramente uccise; poco importa se regolari o meno (dacché parliamo di esseri umani), vi sono famiglie che si trovano in condizioni di obiettiva prostrazione.
Signor Ministro, quanto ci ha detto oggi lo abbiamo appreso già ieri dalle dichiarazioni da lei rese nel corso di una nota trasmissione televisiva, e la ringraziamo per la cortesia di averle ripetute in questa sede. Credo che siano in parte condivisibili. Non abbiamo nessuna difficoltà a dire che l'uso massiccio della forza in quel territorio, l'impiego di maggiori risorse umane (400 uomini di Polizia e Carabinieri) e il ricorso all'Esercito siano un segnale positivo.
Ma tutto questo non basta. Non basta per un ragione molto semplice: voi trattate le questioni ordinarie come straordinarie. Un giorno c'è l'emergenza stadi e tifoserie, l'altro c'è l'emergenza vandalismo e atti contro il patrimonio pubblico e si interviene in maniera straordinaria; il giorno dopo c'è l'emergenza sbarchi a Lampedusa e anche allora si interviene in maniera straordinaria; oggi c'è la strage ad opera dei Casalesi e si interviene in maniera straordinaria. Ma non ci si pone il problema del perché nel nostro Paese tali questioni purtroppo non sono straordinarie, ma ordinarie: la mafia, la camorra e la 'ndrangheta hanno, ancora oggi, purtroppo, un controllo del territorio ed una capacità invasiva e militare che non si affronta solo quando avviene la strage.
Aggiungo, signor Ministro, che ciò riguarda anche territori non tradizionalmente interessati da questo tema: mi riferisco al profondo Nord, dove vi sono interi Comuni nelle mani della criminalità organizzata. A tal proposito, ben vengano gli spot, gli annunci e questi interventi, ma credo che non si possa andare avanti così. Lei lo sa meglio di me perché guida il Ministero dell'interno e conosce le difficoltà di carattere strutturale che in esso si incontrano.
Signor Ministro, abbiamo l'esigenza di compiere un salto di qualità. Lei ha avanzato alcune proposte che non abbiamo alcuna difficoltà a condividere. Proprio per risponderle, credo sia opportuno, visto che è in corso un confronto in Parlamento e presso le Commissioni 1a e 2a riunite sulla seconda parte del pacchetto sicurezza, intervenire lì. Ce lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Grasso ieri nel corso della sua audizione. C'è il problema della modifica del 41-bis: allora, dopo la stabilizzazione del 41‑bis, interveniamo per estendere il regime del 41-bis e per renderlo meno discrezionale da parte di coloro i quali sono chiamati ad applicarlo (l'amministrazione penitenziaria). Cerchiamo cioè di centralizzare, rendendo più rigido il meccanismo attraverso cui si applica, per evitare che vi possano essere soggetti che meriterebbero di andare al 41-bis e che invece stanno agli arresti domiciliari.
Seconda questione: le procure distrettuali antimafia si occupano oggi anche dell'antiterrorismo. La contestazione dell'aggravante della strage terroristica, che è un elemento importante nella configurazione giuridica del contrasto a queste forme di criminalità, deve avere la possibilità di un coordinamento centrale. È da tempo che si discute di ampliare le competenze della procura nazionale antimafia in materia di coordinamento delle indagini sull'antiterrorismo. Io credo che sia venuto il momento di farlo: basterebbe presentare un emendamento (che noi presenteremo in Commissione) perché questo possa avvenire.
Allora, su questo tema noi vi sfidiamo a far sì che dalle parole si passi ai fatti. E lo facciamo con un confronto costruttivo, come quello che il nostro Gruppo ha favorito su questi argomenti in quest'Aula e alla Camera sul pacchetto sicurezza.
Però, signor Ministro, dobbiamo intenderci. La vicenda dei militari - ripeto - è una vicenda che dà un buon segnale; ma è diversa da ciò che si dovrebbe fare. Mi spiego meglio. In Sicilia abbiamo visto una grande operazione, che ha prodotto degli effetti positivi: l'operazione «Vespri siciliani». In quel caso c'è stato un uso massiccio dell'Esercito, sono state impiegate circa 20.000 unità. Ovviamente parliamo di un esercito non professionale (quello del 1992-1993), che però aveva una missione specifica: controllare tutti gli obiettivi sensibili presenti sul territorio. Quindi esso, da un lato, svolgeva il compito del controllo del territorio e, dall'altro, sgravava la Polizia di Stato e i Carabinieri da incombenze di natura amministrativa o comunque da incombenze logistiche di minor rilievo. Oggi, qui, voi fate le nozze con i fichi secchi, perché utilizzate l'Esercito senza comprendere quale sia la missione che gli viene affidata. Anche il testo del decreto‑legge che lei ha annunciato, signor Ministro, mi sembra vago ed ondivago su questo punto. Inoltre questi militari - come lei sa - hanno bisogno dell'insegnante di sostegno, per così dire, cioè hanno bisogno di un poliziotto o di un carabiniere che li accompagni, perché non hanno le funzioni di pubblica sicurezza e perché non hanno la professionalità specifica che invece hanno Polizia e Carabinieri.
Allora, se ci vogliamo lavare la coscienza dicendo che l'Esercito è una buona causa, siamo tutti qua a dire che siamo d'accordo. Però, poiché io conosco la sua onestà intellettuale, signor Ministro, so che lei, come noi, pensa che tutto ciò non è sufficiente e che c'è bisogno di fare di più e di fare cose diverse. (Applausi del senatore D'Ambrosio). C'è bisogno, ad esempio, di evitare ulteriori tagli al comparto sicurezza, c'è la necessità di evitare che si blocchi il turnover nell'ambito del reclutamento di Polizia e Carabinieri (cosa che è stata fatta da precedenti Governi e da questo Governo). C'è la necessità che si garantiscano a Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza un parco macchine e mezzi degni di questo nome. Ma non lo si fa tagliando le risorse e, quindi, eliminando la possibilità di fare dei contratti di fornitura stabile.
Queste sono le questioni sulle quali io credo che lei, signor Ministro, debba venire qui da noi e chiedere solidarietà. Su questo tema, infatti, non vi possono essere tagli lineari, non si può operare in termini ragionieristici, come il ministro Tremonti ha fatto. Allora, diciamoci queste cose. Su queste cose lei troverà ampio e incondizionato sostegno, certamente dal nostro Gruppo, ma - credo - anche dagli altri Gruppi di opposizione.
Aggiungo un'altra osservazione, signor Ministro. Lei ha detto che sono stati adottati 668 provvedimenti di espulsione (non so quanti di questi siano stati eseguiti). Bene, se i dati sono quelli che ci ha fornito ieri il sindaco di Castel Volturno, solo in quella cittadina vi sono 11.000 irregolari: è come nascondere il sole con la rete. Allora, ben vengano anche qui i segnali, ben vengano anche qui gli interventi che puntano al contrasto pieno dell'immigrazione clandestina; ma non illudiamoci che solo con la repressione annunciata e non eseguita (perché non ci sono i mezzi per farlo) si possa risolvere un problema di questa natura.
E lei, signor Ministro, lo sa perché è stato anche polemico nei confronti del Governo libico dopo che il suo Governo ha stipulato un accordo con Gheddafi. È chiaro, infatti, che nel momento in cui non vengono eseguiti i controlli in Libia, gli sbarchi si moltiplicano. E se ciò avviene non possiamo impegnare tutta la Marina italiana per il pattugliamento delle coste. Dobbiamo, piuttosto, stipulare accordi seri con i Paesi di origine, al fine di prevenire il fenomeno dell'immigrazione clandestina.
"Prevenzione" è una parola che manca nel vostro vocabolario, signori della maggioranza, e che significa anche integrazione. (Applausi dal Gruppo PD). Abbiamo chiesto che lei venisse in Aula a spiegarci come mai, ancora oggi, il meccanismo di rilascio dei permessi e dei contratti di soggiorno è inceppato. Nel momento in cui le domande presentate lo scorso anno dagli imprenditori e dagli operatori economici sono ferme perché la burocrazia non le porta a compimento è chiaro che si genera ulteriore illegalità.
Ancora oggi vige la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede solo due tipologie di lavoro, il contratto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato, mentre non si tiene conto della cosiddetta legge Biagi che prevede, invece, tutta una serie di forme di lavoro flessibile, che andrebbero prese in considerazione soprattutto per il lavoro extracomunitario dal momento che riguardano prevalentemente tipologie di prestazioni lavorative che gli italiani non svolgono più.
Se di tutto ciò non si parla, se non si parla di una nuova legge sulla cittadinanza, non si può risolvere il problema.
Signor Ministro, quel ragazzo che per un pacco di biscotti è stato colpito a sprangate a Milano era un cittadino italiano. E allora il punto è se questo cittadino si sia veramente integrato o meno e se questa legge, che è vecchia giacché risale al 1992, garantisce le condizioni di integrazione. Non è il tempo, non sono i dieci anni, che determinano la capacità di integrazione, bensì la consapevolezza di appartenere ad una comunità e di rispettarne i valori e l'ordinamento giuridico e costituzionale.
Su questi temi non vi sentiamo, mentre si tratta di argomenti su cui si gioca, nel medio e lungo periodo, una prospettiva di contrasto serio alla delinquenza dell'immigrazione irregolare.
Ebbene, anche su questo ci saremmo aspettati una parola di conforto, di proposta, che ci mettesse nelle condizioni di fare un ragionamento non solo quando ci sono le emergenze, ma anche quando non ci sono, soprattutto quando la incapacità di governare i processi determina le emergenze. Infatti, quanto accaduto a Caserta e quanto accade con gli sbarchi a Lampedusa è frutto della mancanza di una strategia ordinaria di intervento nel settore della sicurezza pubblica.
Lo stesso discorso riguarda i sindaci, signor Ministro. Siamo stati e siamo favorevoli ai poteri ai sindaci, ma quando a questi ultimi non si dà la possibilità di assumere o riqualificare i vigili urbani, mi chiedo di questi poteri cosa se ne facciano. Diventano anch'essi un capro espiatorio e un modo troppo comodo con cui lo Stato si spoglia di competenze proprie.
Ecco perché, signor Ministro, vi sono alcune argomentazioni della sua informativa che abbiamo condiviso e condividiamo, ma ve ne sono tante altre che mancano e che, per la verità, ci aspettavamo di ascoltare in quest'Aula. Ci auguriamo di ascoltarle durante il confronto parlamentare sul pacchetto sicurezza e che in quella sede vengano, da parte del Governo, proposte che vadano nella direzione da lei indicata. È questo che ci aspettiamo e su questo ci confronteremo in termini positivi. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coronella. Ne ha facoltà.
CORONELLA (PdL). Signor Presidente, desidero rivolgere una breve riflessione al Ministro, evidenziando che, rispetto ad un fatto così eclatante, definito dallo stesso Ministro di terrorismo camorristico, la risposta del Governo è stata rapida, determinante e convincente (mi sia consentito questo termine in quanto rappresentante di quella zona).
Il messaggio che il Governo ha voluto lanciare era volto a tranquillizzare gli onesti, i cittadini perbene, ma anche ad avvertire questi pazzi squinternati - che vanno fermati subito - che lo Stato questa volta fa sul serio. Inviare 400 uomini nell'immediatezza e prevedere l'invio di altri 500 con il provvedimento assunto ieri dal Governo è stato un intervento ottimo. Tuttavia devo dire, signor Ministro, che da sola questa misura non basta, perché parliamo di fatti e soprattutto di un territorio devastato da un degrado senza precedenti.
Voglio ricordare al Governo che già in precedenza, mi sembra dal Governo D'Alema, fu istituito un Commissario per la gestione del territorio di Castel Volturno; tale commissariamento è stato chiuso con una transazione e da allora niente si è mosso. Penso quindi che per voltare pagina, per recuperare questo territorio serva l'impegno di tutte le istituzioni locali. Non è possibile che il comune di Castel Volturno non abbia un piano urbanistico comunale (un PUC, come si chiama adesso) e che tutti i fatti di degrado più orrendi avvengano in quella zona. Occorre aprire una vertenza sulla provincia di Caserta, che veda anche il litorale domizio destinatario di provvedimenti di riqualificazione; e chi lo deve fare? Devono farlo la Regione Campania e la Provincia: questi enti territoriali devono intervenire.
Pongo una domanda: non c'è sviluppo perché c'è la camorra, o c'è la camorra perché non c'è sviluppo? A queste domande dobbiamo dare risposte e allora ben venga il provvedimento del Governo per il controllo del territorio, ma dobbiamo anche con sincerità rivolgere un appello a tutti gli enti locali, perché il Governo da solo non può risolvere il problema. Lancio quindi un appello al Presidente della Regione affinché possa aprire una vertenza sulla provincia di Caserta e quindi munire anche il litorale domizio di una prospettiva di sviluppo. (Applausi dal Gruppo Pdl).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, l'Italia dei Valori esprime tutta la giusta solidarietà alle forze dell'ordine per l'impegno da sempre profuso nella lotta al crimine organizzato e al crimine in genere: non sono mai venuti meno il nostro appoggio, la nostra comprensione e la nostra solidarietà ai servitori dello Stato, che aiutano la collettività e gli onesti contro il malaffare.
Tuttavia, oggi dobbiamo discutere e analizzare le sue comunicazioni rispetto ad un episodio che è il più grave, come numero di uccisi, della storia repubblicana. Non esiste infatti un precedente di una mattanza con sette vittime; sono esistiti fenomeni criminosi gravissimi come gli attentati stragisti, ma le modalità di aggressione che lei stesso ha riferito, il volume di fuoco con il rinvenimento di 120 bossoli e l'azione indiscriminata nei confronti di un numero indeterminato di persone fanno dell'episodio di pochi giorni fa il più grave nella storia della Repubblica, perché una mattanza con un simile numero di vittime non vi era mai stata. Ed io non vorrei che il colore della pelle affievolisse la nostra valutazione dei fatti, perché la strage di Duisburg, con 6 vittime, ha indubbiamente determinato ampi dibattiti ed analisi, che invece per questo episodio non riesco a cogliere nella sua relazione. Lei, signor Ministro, ha prospettato almeno tre o quattro ipotesi investigative alternative; non ha fornito, quindi, alcuna notizia che possa far capire cosa stia effettivamente succedendo ed i motivi di alcune scelte della criminalità organizzata dopo l'episodio del 18 agosto (perché proprio quel giorno, nello stesso territorio, si era verificato un agguato contro immigrati di colore, che aveva determinato quattro feriti).
Ora, a distanza di un mese, l'azione si ripete, con gli esiti che conosciamo. Si dice, addirittura, che si sarebbe individuato un salto di qualità nella strategia dei gruppi criminali camorristici in alcune intercettazioni in cui si parla della possibilità di colpire le divise. Cosa vi è, insomma, dietro questo progetto della criminalità organizzata di elevare il livello della sfida alla legge ed allo Stato? Questo è stato totalmente ignorato nel suo racconto fatto in quest'Aula. Eppure, tra il dire - come lei ha detto - che può trattarsi di una strategia a tutela del sistema estorsivo praticato dalla camorra (ossia, la punizione per chi si sottraeva all'estorsione) e il dire - come alternativa - che l'azione è destinata a stroncare i tentativi di opposizione al proprio potere criminale, si prospettano due soluzioni, che sono diverse. E mi meraviglio - lo sottolineo - che, dopo la lunga elencazione degli ottimi successi raggiunti dall'attività delle forze dell'ordine, lei ci venga a proporre spiegazioni così alternative.
Ma è possibile, invece, che tutto quello che è avvenuto sia collegato al progetto del porto turistico, che diventerà uno dei più grandi del Mediterraneo, con 1.200 posti barca? È possibile che questo progetto faraonico possa vedersi ostacolato - o, comunque, valutarsi tale - dalla presenza degli immigrati (regolari o irregolari), che hanno contribuito, dopo il sisma del 1980, ad occupare ville e villette di tutta la costa, che hanno perso totalmente un loro valore economico? Si legge sui giornali che oggi, in quelle zone, una villa di 200 metri quadri sul mercato vale 20.000 euro; bisogna liberarsi dei neri per ridare valore ad una costa e, quindi, far lievitare i prezzi per un valore che potrebbe essere clamorosamente enorme.
Infatti, le organizzazioni criminali non si muovono, con una simile offensiva, conoscendo le capacità di reazione dello Stato, se non perché ne vale la pena e se ne vale la pena significa che gli interessi che stanno dietro una tale azione sono immensi. Manca, quindi, nella sua relazione questa valutazione, questo approccio adeguato all'enorme problema che tale episodio ci indica.
E per favore, ministro Maroni (la prego di ascoltarmi), non invochi all'Aula un intervento legislativo, tra gli applausi di una parte di questa Assemblea. Lei, infatti, ha concluso la sua informativa con una invocazione: no agli arresti domiciliari per i reati di mafia. Ma lei sa che per i reati di mafia questa misura non è prevista? Che cosa ci sta dicendo? Ma ci stiamo prendendo in giro? (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Sì, ci stiamo prendendo in giro! Lei sa che il problema della sicurezza è legato a quello dell'ordine pubblico e che entrambi sono ineludibilmente collegati al problema della giustizia? E si risponde ai problemi della giustizia, così come questo Governo ha previsto, riducendo del 40 per cento gli stanziamenti per il settore per i prossimi tre anni? È questa la risposta che voi volete dare ai cittadini? (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Ieri in Commissione giustizia del Senato avrebbe dovuto iniziare l'esame del disegno di legge istitutivo dell'ufficio per il processo, che prevede l'assunzione di 2.800 laureati. Il Sottosegretario alla giustizia ha detto che non se ne parla proprio. Altro che assunzioni, è previsto un taglio di 4.000 unità nelle piante organiche! È !questa la risposta in termini di giustizia che voi volete dare al Paese? (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Il procuratore nazionale antimafia ha consegnato alle Commissioni giustizia del Parlamento una relazione in cui ha giustamente richiamato l'attenzione sul fatto che i punti deboli nella lotta alla mafia sono anche i punti deboli dell'intero sistema giudiziario. Aggiunge poi il procuratore Grasso che per una strana correlazione l'azione antimafia viene bloccata dalla lentezza dei processi. E il Governo risponde in termini di giustizia riducendo le piante organiche del 10 per cento e quasi dimezzando nell'arco di tre anni gli stanziamenti per la giustizia. Ma lei, ministro Maroni, ha letto la relazione del procuratore nazionale antimafia? Il procuratore Grasso ha infatti scritto di avere subito il pignoramento di 150.000 euro destinati alle direzioni distrettuali antimafia, quindi all'azione antimafia, sotto forma di autovetture, di riparazione e manutenzione delle stesse e quant'altro. Sono stati pignorati i soldi per le direzioni distrettuali antimafia, proprio in attuazione dei decreti ingiuntivi emessi in base alla legge Pinto, che prevede un risarcimento per i danneggiati dalla lentezza dei processi e che, una volta ottenute le sentenze di condanna dello Stato e del Ministero della giustizia, consente di pignorare i fondi dello stesso Ministero: si tratta di alcuni miliardi che nello specifico della procura nazionale antimafia ammontano a 150.000 euro.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 12,02)
(Segue LI GOTTI). A tutto questo voi rispondete con l'emanazione di un decreto-legge, il decreto n. 143, che la Commissione giustizia del Senato sta esaminando proprio in questi giorni, con il quale, all'articolo 2, avete deciso di destinare alla giustizia meno del 2 per cento delle somme confiscate e sequestrate dal sistema giudiziario che, come risulta dai libretti di deposito postali e bancari rinvenuti (soltanto i libretti postali portano somme pari a 1.599.000 di euro), ammontano ad oltre due miliardi di euro. È scandaloso! Ed ecco perché è del tutto ipocrita il suo intervento, ministro Maroni.
Questa è la risposta che state dando perché nel vostro decreto-legge, che ci accingiamo ad esaminare e ad approvare, prevedete che di tutte queste somme alla giustizia vadano esclusivamente i contributi, concernenti le spese di investimento di cui all'articolo 2, comma 614, della legge n. 244 del 2007, quindi con un fine individuato e limitato. Se poi andiamo a vedere di quali finanziamenti stiamo parlando, ci accorgiamo che si tratta dei contributi per l'avvio e la diffusione del processo telematico; in sostanza di questi due miliardi di euro reperiti dalla giustizia voi date al sistema giudiziario non più di 50 milioni di euro: non è un modo serio di rispondere all'attacco criminale nel nostro Paese.
È inutile fare provvedimenti di bandiera, mandare l'esercito, inviare i nostri soldati, ai quali comunque va la nostra riconoscenza, e poi togliere alla giustizia risorse, personale e la possibilità di una efficace risposta alla criminalità organizzata. Resto sconcertato dalle sue comunicazioni, perché sono un condensato di ipocrisia e di ignoranza. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.
BODEGA (LNP). Signora Presidente, onorevole ministro Maroni, mi viene da dire la battuta di una vecchia pubblicità: «Siamo alle solite Calimero, tu non sei nero, sei solo sporco». Questo per dire che come al solito si è detto di tutto e di più su un argomento, quello specifico legato ai fatti accaduti a Castel Volturno e quello generale della sicurezza, molto sentito dalla cittadinanza.
Desidero ringraziare il ministro Maroni per quanto ha detto, per l'aggiornamento sulla situazione dei giorni scorsi e per quello che il Governo intende fare nell'immediato. Al di là delle parole, siamo di fronte ad atti, ad azioni, a proposte concrete, fatte dal Ministro dell'interno, dal Governo e da questa maggioranza, che stanno dando sicuramente risultati positivi: provvedimenti e decreti-legge, prima falsamente contestati a livello europeo e poi regolarmente accettati, che questa opposizione ha marchiato quotidianamente come provvedimenti di facciata e come slogan.
Tutto questo sta a significare, a modesto parere di un semplice senatore alla sua prima esperienza, che le azioni del Ministro e del Governo stanno percorrendo la strada maestra. Quindi, ringrazio il Ministro e il Governo che con le loro azioni hanno saputo coniugare fin dall'inizio di questa legislatura l'intuizione del sentimento dei cittadini, che è il bisogno di sicurezza - una necessità autentica e non solo percepita, come qualcuno voleva liquidarla - con la concretezza degli atti, anche se a volte contestati come atti di facciata o slogan pubblicitari.
È su queste premesse, sul riconoscimento di una linea di svolta fortemente sostenuta e voluta dalla Lega Nord nell'affrontare le diverse criminalità che si manifestano ad ogni latitudine del Paese, sia pure con tipologie e modalità differenti come abbiamo potuto verificare anche nella vicenda di Castel Volturno, che dobbiamo continuare evitando, senatrice Incostante e senatore D'Alia non più presenti in Aula, troppe analisi sociologiche e guardando, invece, in faccia la realtà!
Analizzando i fatti, ministro Maroni, torna a merito della Lega Nord avere insistito affinché fosse inserito anche nell'atto di costituzione della Commissione antimafia il riferimento non a concetti generici, alla mafia cosiddetta storica, ma che si affrontasse l'attuale sistema che vede sempre più incalzante ed aggressiva la rete delle mafie extracomunitarie, che sono già radicate ed insediate con una spartizione di territorio e di competenze, diciamo così! Ed è sin troppo chiaro che si assiste ad una escalation criminale. A volte si è obbligati, sì, a rincorrere l'emergenza ma non è questa l'azione della maggioranza.
È una escalation criminale, è un vero mercato con competitori. E, come accade in economia - e qui di affari si tratta - più la lotta è selvaggia più è a rischio la sicurezza dei cittadini. Vale sempre il principio della pena rapida e certa. Ricordo, dalle parole del ministro Maroni, quell'azione decisa che deve essere intrapresa nei confronti degli arrestati per appartenenza ai clan camorristici, che devono essere privati di qualsiasi agevolazione. Altro che balcone con vista mare per prendere il sole ed essere a disposizione dei fotografi per riempire le pagine dei giornali! Pena rapida e certa! Per non dire che assistiamo ad episodi di impunità, di aggressione alle persone e di distruzione persino delle infrastrutture stradali. Non siamo certo passibili di accuse pescate nel solito armamentario della sinistra anche perché, seppur ve ne fosse bisogno, proprio ieri il Ministro ha confermato la realizzazione di 10 nuovi centri d'identificazione e d'espulsione come risposta all'aumento di clandestini, evidenziato dai dati del 2006 e 2007.
Dico semplicemente al signor Ministro di andare avanti così, con decisione e con fermezza; concludendo - come si può vedere - la mano ferma non fa a pugni con la solidarietà! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bianco. Ne ha facoltà.
BIANCO (PD). Signora Presidente, signor Ministro dell'interno, la situazione svelata all'opinione pubblica dai gravissimi fatti di sangue del 18 settembre dimostra una condizione intollerabile per uno Stato democratico. Prima ancora dei gravissimi fatti di sangue su cui il ministro Maroni ha riferito in modo puntuale e pignolo, colpisce il fatto che un'intera e vasta area del Paese sia fuori dal controllo democratico delle nostre istituzioni. C'è una zona alla quale lei ha fatto riferimento, quella tra Castel Volturno e Mondragone, ove la situazione è probabilmente ancor più grave, in cui non solo la criminalità mafiosa e camorristica, il clan dei Casalesi anzitutto, organizza e controlla una serie di attività illecite ed illegali gravissime, dalla prostituzione allo spaccio della droga e persino la ristorazione e la macellazione clandestina, ma nella quale si registra contestualmente la presenza di mafie straniere, a partire da quella nigeriana, che lavorano in una condizione di sostanziale vassallaggio rispetto alla camorra.
Tutto ciò in una zona in cui, probabilmente in quelle ville sulla via Domiziana, sono ospitati decine e decine di latitanti, in una condizione, ripeto, assolutamente intollerabile. Ecco perché, signor Ministro, se la situazione è quella che abbiamo descritto ed accennato, anche tale gravissimo fatto di sangue assume un particolare valore, non solo per l'altissimo ed intollerabile numero di morti, ma anche e soprattutto perché probabilmente non si tratta di uno sgarro, né soltanto di una reazione a qualcuno che non ha voluto pagare un pizzo. Probabilmente c'è qualcosa di più e tra le ipotesi investigative credo vada considerata anche la possibilità che sia stato dato un segnale duro e forte della camorra alla mafia nigeriana, che ha aumentato il volume dei suoi affari ad un livello inaccettabile per la camorra stessa. Se la condizione è allora di questo tipo, signor Ministro, non bastano le misure di parata che normalmente vengono annunciate quando ci sono fatti gravi e che scuotono l'opinione pubblica.
Si tratta anzitutto di potenziare in modo serio l'apparato investigativo che opera in quel territorio; un apparato investigativo non deve essere costituito da centinaia di uomini ma da uomini di straordinaria capacità e competenza che devono essere dislocati in quell'area per risalire esattamente alle aree di affari, alle alleanze, alle contiguità ed alle protezioni di cui la camorra gode in questa zona. Insieme a ciò occorre certamente una straordinaria operazione di polizia, che sia realmente tale, signor Ministro.
Credo che le misure da lei annunciate, l'invio degli uomini appartenenti alla Polizia di Stato, all'Arma dei Carabinieri ed alla Guardia di finanza, per il numero e le modalità organizzative, non siano ancora adeguate alla gravità della condizione, anche se certamente rappresentano un primo importante segnale. Lei sicuramente ricorderà, per l'attenzione con cui ha seguito in questi anni le vicende della sicurezza del Paese, che nel 2000, in Puglia, altra bellissima Regione, in una condizione analoga sotto il profilo della gravità dell'attacco al cuore dello Stato, fu organizzata un'operazione di polizia che nel giro di qualche mese portò allo sradicamento totale di un'infiltrazione mafiosa nell'area tra le province di Bari, Brindisi e Lecce.
Credo che vada pensato un intervento di questo tipo con una direzione unitaria nel luogo, magari affidata ad un vice capo della Polizia, con uomini dei migliori reparti che per cinque-sei mesi rastrellino il territorio fino a ripulirlo dai livelli di infiltrazione criminale attualmente presenti. Occorre, signor Ministro, fare terra bruciata alla criminalità camorristica ed a quelle straniere che operano nel territorio, restituendo legalità a quell'area. Insieme a ciò, è necessario che in questa fase siano pensate seriamente misure per rafforzare la capacità di azione e garantire più sicurezza ai cittadini.
Lei ha manifestato - e naturalmente ci associamo pienamente, come altri colleghi - solidarietà alle forze di polizia che operano nel territorio, in una condizione spesso difficile ed al limite della stessa capacità operativa. A chi dimostra il coraggio di rappresentare lo Stato in quell'area, sia esso carabiniere o poliziotto, non può che andare il nostro plauso. Ma non possiamo accontentarci, signor Ministro, di dare una pacca sulle spalle ai poliziotti ed ai carabinieri; la solidarietà che le forze dell'ordine chiedono è vera e reale, fatta innanzi tutto di riconoscimenti che consentano di retribuire adeguatamente le forze di polizia che operano in una condizione difficile. Signor Ministro, si cominci consentendo la detassazione dello straordinario alle forze di polizia che operano in tali condizioni; questo è un segno concreto, non una declamazione di solidarietà generica. (Applausi dal Gruppo PD).
Insieme con questo, signor Ministro, si cominci a pensare seriamente all'esigenza di mettere mano organicamente a un disegno di legge...
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo un po' di attenzione e, magari, anche un brusìo meno forte.
BIANCO (PD). Signora Presidente, signor Ministro, si cominci a pensare seriamente all'opportunità di mettere mano dopo 25 anni alla riforma dell'ordinamento della pubblica sicurezza in Italia. Oggi ci sono troppe duplicazioni, troppi sprechi e una mancanza di direzione unitaria nella responsabilità politica del Ministro dell'interno e di quella tecnica della Direzione della pubblica sicurezza. Questo dimostra organicamente e quotidianamente che purtroppo la nostra azione non è così efficace come, a parità di risorse, potrebbe essere.
Signora Presidente, signor Ministro, vorremo infine chiederle di prestare la massima attenzione a un fatto accaduto in quella e in altre aree del Paese e cioè che in questo momento nel Paese ci sono segnali circa il profilarsi di reazioni di tipo xenofobo o razzista, che rischiano di coinvolgere anche la stragrande maggioranza degli immigrati che risiedono regolarmente nel nostro Paese e che, nel complesso di questa tumultuosa trasformazione di un Paese di emigranti in uno di immigrazione, non hanno determinato azioni così violente come quelle registrate in altre aree dell'Europa. Mi riferisco alle banlieues francesi. Credo che sarebbe un grave errore non considerare un'azione politica dissennata, compiuta con azioni o con affermazioni pesanti, quella tesa a suscitare una reazione in una parte della popolazione del nostro Paese di origine extracomunitaria, che nel complesso ha volontà di integrarsi pienamente.
Le azioni da lei annunciate, signor Ministro - come quella volta a chiedere in buona sostanza l'ulteriore rafforzamento della possibilità e dell'efficacia di sospendere ogni tipo di provvedimento, quale, per esempio, quello che dispone gli arresti domiciliari per chi ha a che fare con fatti mafiosi anche nella fase cautelare, trovano certamente e pienamente il nostro consenso. Si valuti concretamente ogni seria possibilità di dare un segnale fermo e duro, come quello che promana dal notevole rafforzamento dell'efficacia dell'articolo 41-bis che, come lei sa perfettamente, vieppiù è andata ulteriormente annacquandosi.
Se si sceglie la strada di dare risposte serie in questo ambito, i senatori del Partito Democratico sono pronti a fare sino in fondo la loro parte; se si sceglie al contrario la strada di una risposta di circostanza - puramente di parata - e non si affronta il tema forte di riportare una parte del Paese entro una condizione di legalità, la nostra posizione sarà naturalmente ferma e di condanna. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, voglio a conclusione di questi interventi sottolineare il particolare apprezzamento del Gruppo del Popolo della Libertà per l'intervento del ministro Maroni e anche per i provvedimenti che il Consiglio dei ministri ha ulteriormente preso con un decreto che immagino discuteremo proprio al Senato nei prossimi giorni. Desidero altresì evidenziare la necessità di andare oltre anche quei provvedimenti.
Io non ho apprezzato la polemica sulla vicenda degli arresti domiciliari e credo che la circostanza, richiamata oggi dal ministro Maroni, per cui in quella zona ci sono oltre cento persone agli arresti domiciliari dimostri che il problema non è tanto la vigilanza delle forze dell'ordine sugli scarcerati, ma la generosità dei magistrati nei confronti di questi criminali. Questo è il problema reale. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti del senatore D'Ambrosio). Io non so se 113 persone meritassero questi provvedimenti. C'è una responsabilità e non ho letto, caro D'Ambrosio, note indignate dell'Associazione nazionale magistrati che avrebbe potuto indignarsi anche su questo fatto. Dopodiché, sono certo che le forze di polizia, che non vanno offese come hanno fatto alcuni esponenti del Partito Democratico, esercitino la vigilanza su quel territorio dove si assommano le emergenze dei clandestini, l'emergenza della camorra e una serie di problemi che difficilmente, in altri contesti nazionali, si manifestano tutti insieme in maniera così drammatica.
Sosterremo quindi quel decreto e voglio assicurare al Governo che è nostra intenzione procedere rapidamente anche all'approvazione del disegno di legge sulla sicurezza, perché parallelamente all'approvazione del decreto che convertimmo in legge, fu presentato dal Governo un disegno di legge che è stato al centro di un'ampia discussione; so che le Commissioni competenti ne concluderanno a breve l'esame e mi auguro che in un clima di collaborazione generale si possa, anche con quel disegno di legge, rafforzare le norme inerenti ad alcune importanti questioni. Ricordo anche la materia del 41-bis, che io stesso ho affrontato con una proposta di legge volta a rendere più certa l'applicazione di quella norma. Reputo positiva anche la scelta di estendere l'impiego dei militari, che ha raccolto ampio consenso da parte della popolazione e determinato risultati positivi; l'annuncio del ministro Maroni e del ministro La Russa dell'impiego di 500 militari, l'estensione ad aree particolarmente critiche, così come il decreto prevede, è pertanto da noi giudicato un fatto estremamente positivo.
Nessuno sottovaluta l'emergenza criminale, nessuno considera vinta una battaglia tutta da fare e da affrontare, ma riteniamo che vi sia nel Governo la determinazione necessaria, la capacità di intervenire in termini normativi rispetto alle realtà così come si configurano e anche di fronte al problema dell'immigrazione clandestina. Ieri ho avuto modo di seguire quella trasmissione televisiva che ha visto protagonista il Ministro, con il sindaco di Castel Volturno che dava cifre allarmanti sui clandestini e sui problemi di quel territorio. Credo che le norme sui ricongiungimenti familiari e tutti gli altri provvedimenti che man mano sono decisi dal Governo vadano nella direzione giusta per affrontare l'emergenza della clandestinità, che spesso alimenta i fenomeni criminali della camorra che già purtroppo il nostro Paese ospita.
Esprimo pertanto pieno consenso, signor Ministro, all'azione del Governo e la determinazione da parte del nostro Gruppo, e spero (anzi ne sono certo) di tutto il Senato, affinché si agisca incisivamente anche su aspetti come la certezza della pena o la riduzione dell'arbitrio per alcune scarcerazioni facili. Ho condiviso anche la sua prudenza rispetto a strumenti alternativi al carcere: credo che l'impegno debba essere diretto all'attuazione di un piano per la moltiplicazione delle strutture carcerarie; poi, quando il progresso scientifico ci darà sicurezze, valuteremo altre ipotesi, ma allo stato credo che abbiamo bisogno di più carceri e non di più scarcerazioni. Grazie quindi al Governo, che potrà contare sul nostro convinto impegno. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.
Sulla convocazione delle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia
nella giornata di venerdì 19 settembre
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signora Presidente, desideravo informare l'Assemblea di un episodio quantomeno increscioso che si è verificato nei giorni scorsi. Abbiamo inviato, come Capigruppo del Partito Democratico della Commissione affari costituzionali e della Commissione giustizia e a nome anche del Gruppo del Partito Democratico al signor Presidente del Senato una missiva per segnalare una vicenda a nostro avviso grave politicamente e istituzionalmente.
Le due Commissioni riunite per la discussione del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica sono state oggetto, nei giorni scorsi, di una gravissima strumentalizzazione diretta a tutelare interessi processuali personali del Presidente del Consiglio dei ministri. Era prevista, come è noto, presso il tribunale di Milano un'udienza dibattimentale a carico anche del Presidente del Consiglio dei ministri e i suoi difensori, tra cui il collega senatore Piero Longo, hanno formalmente eccepito la concomitanza con i loro impegni istituzionali in Commissione giustizia, in particolare del Senato, chiedendo un rinvio dell'udienza per asserito legittimo impedimento del difensore.
Della formulazione di tale eccezione in sede processuale siamo venuti a conoscenza, come senatori appartenenti alle due Commissioni di merito citate, soltanto nel corso del pomeriggio di giovedì 18 settembre a seguito di un'agenzia di stampa. In quel momento, a tutti noi è parsa evidente la strumentalità della convocazione delle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia per la mattinata di venerdì scorso, per attività assolutamente non urgenti come le generiche audizioni di appartenenti ad associazioni varie operanti in materia di immigrazione. Il senatore difensore del Presidente del Consiglio aveva esplicitamente collegato la richiesta di rinvio processuale con la convocazione in sede di Commissione giustizia.
Essendoci resi conto come senatori del Partito Democratico delle due Commissioni, eravamo intervenuti presso la Commissione giustizia, prima per telefono e poi per iscritto, e presso la Commissione affari costituzionali, formalizzando una richiesta di rinvio della seduta e segnalando che nessun senatore dell'opposizione sarebbe stato presente alle audizioni, perché nessuno di noi voleva rendersi responsabile di un uso improprio e scorretto del Parlamento in sovrapposizione e contrasto rispetto ad un'attività di udienza dibattimentale della magistratura.
I Presidenti delle due Commissioni permanenti di merito, messi al corrente della nostra opposizione e della gravità dei nostri rilievi, pur ribadendo che nessuno dei due sarebbe stato presente alla seduta di venerdì, rifiutavano ingiustificatamente qualsiasi rinvio. Per completezza, come peraltro sappiamo, segnalo che l'udienza del Tribunale di Milano era stata prima sospesa e poi rinviata a seguito della surricordata eccezione.
PRESIDENTE. Senatore Casson, la invito a concludere.
CASSON (PD). Signor Presidente, concludo ricordando che questo è un comportamento istituzionalmente inaccettabile che ha gravemente leso, non tanto e non soltanto il ruolo delle opposizioni, quanto piuttosto la dignità e l'onorabilità dell'intero Senato, piegato a interessi extraistituzionali e utilizzato in maniera indecorosa a vantaggio personale del Presidente del Consiglio dei ministri. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Senatore Casson, evidentemente non posso dirle altro che riferirò obiettivamente al Presidente del Senato la questione da lei sollevata.
Votazione per l'elezione dei membri effettivi e supplenti della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'Unione dell'Europa occidentale(Votazione a scrutinio segreto) (ore 12,29)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione per l'elezione dei membri effettivi e supplenti della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'Unione dell'Europa occidentale.
Ricordo che tale votazione avverrà, ai sensi dell'articolo 25, comma 3, del Regolamento, a scrutinio segreto sulle seguenti liste di candidati formate su designazione dei Gruppi parlamentari.
Membri effettivi: Bricolo, Chiti, Giaretta, Marcenaro, Nessa, Russo, Santini, Saro, Valentino.
Membri supplenti: Rossana Boldi, Patrizia Bugnano, Anna Maria Carloni, Ciarrapico, Crisafulli, Dell'Utri, Saia, Albertina Soliani, Tofani.
I senatori favorevoli alle liste proposte voteranno sì. I senatori contrari voteranno no. I senatori che intendono astenersi si comporteranno di conseguenza.
Se il metodo di voto è chiaro, dichiaro aperta la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, per l'elezione dei membri effettivi e supplenti della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'Unione dell'Europa Occidentale:
|
Senatori presenti |
246 |
|
Senatori votanti |
245 |
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Maggioranza |
123 |
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Favorevoli |
200 |
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Contrari |
24 |
|
Astenuti |
21 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'Unione dell'Europa occidentale, convocazione
PRESIDENTE. Vorrei rendervi un'ulteriore comunicazione in merito ai rappresentanti appena eletti.
Alla luce dell'esigenza di procedere quanto prima alla costituzione della delegazione, considerato che lunedì 29 settembre avrà inizio a Strasburgo la prossima sessione dei lavori dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, la delegazione stessa, d'intesa con la Camera dei deputati, è convocata per oggi a Palazzo Valdina per eleggere i propri Uffici di Presidenza, alle ore 14 per il Consiglio d'Europa e alle ore 14,45 per l'UEO.
Come preannunciato nel comunicato conclusivo dell'incontro tra i Presidenti delle Camere del 24 giugno scorso e ricordato alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, avverto che alle relative votazioni potranno partecipare soltanto i componenti effettivi, dovendosi limitare il ruolo dei membri supplenti alla sola ipotesi di sostituzione dei titolari in caso di assenza o impedimento. Per la medesima ragione, i supplenti non potranno ricoprire cariche nell'ambito dei predetti Uffici di Presidenza della delegazione.
La delegazione è quindi convocata per le elezioni dei relativi organi alle ore 14 e alle ore 14,45. Se non si fanno osservazioni, così resta stabilito.
Deliberazione sulle richieste di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento in ordine ai disegni di legge:
(804) MARITATI ed altri. - Istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali
(740) SAIA ed altri. - Modifiche alla legge 20 luglio 2004, n. 189, in materia di protezione delle foche e di divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli di foche e loro derivati
(1006) FRANCO Vittoria ed altri. - Nuove norme in materia di difficoltà specifiche d'apprendimento
(1036) ASCIUTTI ed altri. - Nuove norme in materia di difficoltà specifiche d'apprendimento (ore 12,34)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione sulle richieste di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento per i disegni di legge nn. 804, 740, 1006 e 1036.
Ricordo che su tali richieste l'Assemblea delibera senza discussione, per alzata di mano; sono ammesse soltanto le dichiarazioni di voto.
Passiamo alla votazione della richiesta di adozione della procedura abbreviata per il disegno di legge n. 804.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà favorevolmente alla richiesta di adozione della procedura abbreviata per il disegno di legge n. 804 a prima firma del senatore Maritati che, peraltro, era stato già esaminato ed approvato dall'Aula del Senato (proprio per tale motivo si chiede di adottare tale particolare procedura) ed era d'iniziativa governativa.
Il Gruppo dell'Italia dei Valori ha presentato il disegno di legge n. 841, recante il medesimo titolo e quasi con il medesimo contenuto, che è pendente innanzi la Commissione giustizia del Senato. Riteniamo che con il disegno di legge n. 804 -rispetto al quale è legittima la richiesta di procedura abbreviata - il nostro Paese si allinei a ciò che già esiste in altri Paesi, al fine di superare quanto costituiva un grosso ostacolo nella lotta al crimine organizzato transfrontaliero. Infatti, ancora oggi in Italia per contrastare il crimine organizzato - che ovviamente non ha confini - è in uso il sistema delle rogatorie. In caso di approvazione - come auspichiamo - del disegno di legge a prima firma del senatore Maritati, avremo la possibilità di costituire squadre investigative a livello internazionale che ci consentiranno celerità di intervento, senza la burocrazia legata alle rogatorie che spesso arrivano quando è ormai troppo tardi.
Ecco perché il nostro voto sarà decisamente favorevole, coincidendo il disegno di legge del senatore Maritati ed altri con il nostro disegno di legge.
MUGNAI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusìo).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Colleghi, consentite a chi lo desidera di ascoltare gli interventi e abbassate il brusìo, per favore.
MUGNAI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo del Popolo della Libertà esprimerà un voto favorevole affinché sia dichiarata l'urgenza ed adottata la procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento del Senato. Siffatta espressione di voto non significa, peraltro, che l'adozione di un iter più celere implichi una preventiva rinunzia ad un proficuo lavoro di approfondimento ed emendamento del testo del disegno di legge oggi in esame, già assegnato in sede referente alla 2a Commissione permanente.
Si impongono, infatti, necessarie modifiche, rivolte a determinare con maggiore certezza i presupposti ed i limiti per la costituzione delle squadre investigative comuni, le modalità operative della squadra investigativa comune sul territorio dello Stato, con particolare riferimento alla posizione del pubblico ministero e alle funzioni degli esperti e dei rappresentanti di organizzazioni non statali, e, infine, l'efficacia nel processo penale degli atti compiuti all'estero dalla squadra investigativa comune. Su questi punti, il disegno di legge contiene soluzioni non del tutto coerenti con gli strumenti internazionali, con la normativa adottata dagli altri Stati (in particolare, dagli Stati membri dell'Unione europea) e con le norme interne in materia di cooperazione giudiziaria. Occorre anche assicurare una migliore tecnica normativa, con particolare riferimento alla sedes materiae e alle formule descrittive contenute nel titolo del disegno di legge e nell'articolo 2.
Quanto al primo aspetto, sarà opportuno regolare le squadre investigative comuni con norme speciali e non attraverso modifiche del codice di procedura penale. Si tratta di una scelta in linea con l'attuazione della decisione quadro relativa al mandato di arresto europeo. Occorrerà indicare più chiaramente quali sono i limiti, materiali e di pena, entro i quali è possibile costituire le squadre investigative comuni, in linea con quanto previsto negli strumenti internazionali, che circoscrivono - è bene ricordarlo - questa forma di cooperazione investigativa e giudiziaria ai settori della criminalità organizzata, del terrorismo internazionale e dei cosiddetti crimini transfrontalieri. Nell'ambito dell'Unione europea, tale specifico collegamento è stato ribadito dal Consiglio e dal Parlamento in diversi documenti ufficiali.
Inoltre, occorrerà prevedere che la richiesta di costituzione delle squadre investigative comuni sia trasmessa al Ministro della giustizia, il quale, entro dieci giorni, potrà disporre che la squadra non venga costituita, se l'attività da compiere risulta contraria ad interessi essenziali dello Stato o a principi fondamentali dell'ordinamento giuridico.
Questo ruolo è in linea con le funzioni che il Ministro della giustizia già esercita nell'ambito dei rapporti giurisdizionali con le autorità straniere, secondo le disposizioni del Libro XI del codice di procedura penale, e non contrasta con il principio della separazione dei poteri. Non si tratta, infatti, di un sindacato sugli atti di indagine, posto che il controllo dell'autorità politica è circoscritto alla valutazione di interessi metagiudiziari e che il potere del Ministro deve essere esercitato entro un termine certo e breve (dieci giorni), per evitare ogni rallentamento nella formazione dell'atto costitutivo.
Del resto molti Stati, ai fini della costituzione della squadra investigativa comune, riconoscono agli organi di governo poteri analoghi a quelli esercitati nell'ambito della cooperazione intergovernativa, come risulta dal documento allegato alla relazione della Commissione europea del 7 gennaio 2005, sulle misure adottate dagli Stati membri per attuare la decisione quadro del 13 giugno 2002 sulle squadre investigative comuni.
Quanto al secondo aspetto, va rilevato che i principali strumenti in questa materia (si tratta della decisione quadro n. 2002/465 del 13 giugno 2002 e della convenzione di Bruxelles del 29 maggio 2000, relativa alla mutua assistenza penale) adottano la denominazione di "squadre investigative comuni". È pertanto opportuno che il testo di legge si uniformi a questa dizione. Inoltre, l'impiego di espressioni quali «procedura attiva» e «procedura passiva», in relazione alla costituzione delle squadre investigative comuni, è erroneo. Si tratta di espressioni mutuate da settori della cooperazione giudiziaria (l'estradizione, il mandato d'arresto europeo, le rogatorie internazionali), il cui oggetto consiste nell'esecuzione di singoli provvedimenti adottati dall'autorità di un altro Stato e, dunque, del tutto diverso con la finalità delle squadre investigative comuni (che si costituiscono per mezzo di accordi e sono dirette a svolgere attività d'indagine).
Concludendo, colleghi, nella convinzione che sia opportuno assegnare una corsia prioritaria al disegno di legge in esame, ma parimenti nella consapevolezza che si debbano necessariamente introdurre modifiche al testo presentato volte a modificarne l'impianto e con l'auspicio di un proficuo lavoro emendativo, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).
MARITATI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARITATI (PD). Signor Presidente, ritengo che a questo disegno di legge debba essere assegnata una corsia prioritaria per ragioni attinenti ai nostri obblighi europei. C'è, infatti, un deliberato del Consiglio d'Europa che impone l'adozione di questo strumento indispensabile.
Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del Ministro dell'interno, che ha ricevuto anche applausi nel momento in cui ha fatto riferimento alla punibilità delle mafie straniere. Queste ultime sono già punite dal nostro ordinamento e non basta dire che dobbiamo combatterle, perché su questo argomento nessuno potrà mai dissentire. C'è bisogno, invece, di essere conseguenti, cioè di varare gli strumenti normativi che consentano di contrastare il fenomeno mafioso che, ovviamente, è globalizzato. È inutile ripetere ciò che ormai è di comune conoscenza: uno degli strumenti più utili e incisivi è rappresentato dalle squadre miste di polizia giudiziaria.
I fatti avvenuti prima dell'estate in Germania e tutte le azioni di contrasto vedono le criminalità organizzate come una sorta di associazionismo trasversale, cioè di una holding vera e propria: si lavora e si produce nel Sud America, si spaccia nelle nostre città attraverso un iter che tocca parecchi continenti. Quindi, l'unica possibilità non è più rappresentata dall'accordo giudiziario, che lascia il tempo che trova e che necessita di tempi lunghi, ma che magistrati inquirenti e investigatori adottino lo strumento idoneo, immediato e contestuale: nomina di polizia giudiziaria di entrambi i Paesi e direzione comune, nei termini indicati dalla legge, quindi azione di contrasto immediata e coordinata.
Si tratta di un istituto che la magistratura attende, ma vi è qualcosa di più. Il Governo Prodi all'inizio di dicembre dello scorso anno ha sottoscritto un accordo con l'Albania (che non fa parte dell'Europa). Ebbene, il contenuto del disegno di legge che ho riproposto è stato già trasfuso in un accordo internazionale, che attende solo di essere ratificato. Rispetto agli impegni europei, abbiamo la necessità improcrastinabile di procedere alla ratifica di accordi internazionali come quello già sottoscritto con l'Albania e di sottoscriverne numerosi altri, già preparati, che spero gli amici del Ministero attuale possano riprendere perché abbondantemente vagliati nei rapporti internazionali e che aspettano solo di essere sottoscritti.
Si tratta di uno strumento ineludibile che darà la possibilità alle nostre magistrature e alle nostre polizie di opporre una risposta repressiva giudiziaria immediata all'aggravarsi dell'aggressione criminale a livello internazionale.
Ritengo, d'accordo con quanto espresso poc'anzi dal senatore Mugnai, che in Commissione sarà possibile trovare l'intesa per un eventuale possibile miglioramento della normativa e credo che non vi sarà nessun contrasto. Questo è il motivo per cui chiedo si proceda in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento per il disegno di legge n. 804.
È approvata.
Passiamo alla votazione della richiesta di adozione della procedura abbreviata per il disegno di legge n. 740.
SAIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAIA (PdL). Signor Presidente, in base all'articolo 81 del nostro Regolamento chiediamo la procedura abbreviata per un vecchio disegno di legge che ormai da parecchi anni non riesce ad essere licenziato dalle Camere, pur registrando un consenso sostanziale da parte di tutte le forze politiche presenti nei due rami del Parlamento.
Nel dicembre 2007, poco prima della conclusione della passata legislatura, la Commissione ambiente e territorio del Senato aveva approvato all'unanimità e in forma deliberante il disegno di legge sulla tutela delle foche, cioè sul divieto di commercializzazione dei prodotti da esse derivati. Quello stesso testo è oggi il disegno di legge n. 740 e mira ad introdurre una proibizione alla commercializzazione sul territorio italiano dei prodotti derivati da tre specie di foche.
Il disegno di legge si basa sulle norme già adottate in Belgio e in Olanda, finalizzate a sopperire ad una disciplina parziale ed insufficiente della materia introdotta a livello europeo con la direttiva83/129/CEE. Difatti tale norma vieta l'introduzione di prodotti delle sopramenzionate specie in territorio UE, ma solo se provenienti da animali molto giovanie questo rende impossibile ogni controllo, vanificando l'efficacia del divieto.
A livello internazionale, anche gli Stati Uniti (già dal 1972) e poi il Messico, la Slovenia e la Croazia, oltre ai citati Belgio e Olanda, hanno proibito tale commercializzazione di prodotti sul loro territorio. Il Parlamento tedesco nel 2006 e quello austriaco nel 2007 hanno adottato risoluzioni che condannano la caccia alle foche e chiedono la chiusura del mercato. Nel 2006 il Parlamento europeo e l'Assemblea del Consiglio d'Europa hanno approvato risoluzioni che chiedono l'introduzione di legislazioni nazionali ed europee che vietino tale commercializzazione e la Commissione europea ha iniziato un percorso di revisione delle norme comunitarie sulla base non solo di una condanna unanime dell'opinione pubblica, ma anche di un rapporto scientifico dell'EFSA, cioè l'Autorità europea per la sicurezza alimentare.
Voglio infine ricordare che già nel marzo 2006, con il precedente Governo Berlusconi, l'Italia ha introdotto una prima moratoria all'importazione di pelli di foca con un decreto interministeriale a firma dei ministri Tremonti e Scajola, su proposta del vice ministro per le attività produttive Urso. Il Parlamento italiano si è già espresso approvando due risoluzioni, una nel 2004 in Commissione affari esteri della Camera e l'altra, come ho ricordato poc'anzi, nel 2007 nell'Aula del Senato.
Con il disegno di legge n. 740 rispondiamo ad una richiesta formulata da molti cittadini, dal momento che oltre mezzo milione di italiani hanno presentato una petizione per far sì che anche il nostro Paese dia un segnale di civiltà contro una barbarie che, purtroppo, forse in un solo Paese al mondo, ancora si perpetra a danno di questi animali.
Chiediamo quindi che sia valutata favorevolmente la possibilità di adozione della procedura abbreviata.
DELLA SETA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA SETA (PD). Signor Presidente, colleghi, il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore dell'adozione della procedura abbreviata per il disegno di legge in titolo che, come ha ricordato il senatore Saia, riproduce il testo di una norma che era stata approvata in sede deliberante dalla Commissione ambiente alla fine della scorsa legislatura, la quale a sua volta unificava due testi, presentati uno dai colleghi del centrodestra e uno dai vari Gruppi dell'allora maggioranza di Governo.
Condividiamo il contenuto della norma che porrà l'Italia all'avanguardia in Europa anche rispetto alle stesse normative comunitarie, che solo parzialmente garantiscono la protezione delle foche. Si tratta di un problema che, dal punto di vista della tutela di questa specie, è rilevante e ricordo che nel mondo si stima che ogni anno venga ucciso circa un milione di esemplari di foche. Approvando questa norma l'Italia si pone per una volta all'avanguardia in Europa e credo che questa sia una buona notizia, una notizia che merita un voto condiviso sul disegno di legge, anche da parte del Gruppo del Partito Democratico.
PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento per il disegno di legge n. 740.
È approvata.
Passiamo alla votazione della richiesta di adozione della procedura abbreviata per i disegni di legge nn. 1006 e 1036, di contenuto identico.
GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'atto Senato n. 1006, riguardante nuove norme in materia di difficoltà specifiche di apprendimento, per il quale si chiede oggi l'adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del nostro Regolamento, riguarda l'importantissimo valore della riuscita scolastica di tutti gli alunni, anche se in diverse condizioni.
È, infatti, non solo auspicabile, ma rappresenta un dovere per una società democratica, il raggiungimento di elevate procedure di ausilio dell'apprendimento per soggetti con difficoltà, che non sono insormontabili, appunto, come quelle che si propone di risolvere con questo disegno di legge. Il diritto allo sviluppo della persona umana, previsto dalla nostra Costituzione all'articolo 3, non può non trovare una delle sue molteplici applicazioni nell'approvazione del presente disegno di legge.
Non intendiamo dilungarci sul merito del provvedimento che questo ramo del Parlamento ha già licenziato il 20 giugno 2007, per altro tramite una seduta deliberante della Commissione di cui anche io ero membro nella scorsa legislatura, oltre che in questa.
Intendiamo palesare brevemente l'intendimento favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori, affinché la dislessia, la disgrafia e la discalculia siano riconosciute esplicitamente ed espressamente da una norma di rango primario quali difficoltà specifiche dell'apprendimento. È peraltro previsto dalla norma di cui trattiamo un rinvio al Ministero competente, al fine di adottare un decreto in cui si indichino le misure educative utili a garantire l'apprendimento agli alunni con le difficoltà testé citate. Tutto ciò, colleghi, secondo il Gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori, perché la legge n. 104 del 1992 ben tutela le situazioni di handicap in genere, ma non le difficoltà specifiche dell'apprendimento.
Per queste ragioni e, da ultimo, per la necessità che un intervento legislativo in materia veda comunque la luce in tempi brevi, al fine di non lasciare per molto tempo ancora i potenziali beneficiari dello stesso senza gli strumenti che si individueranno durante la trattazione, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà favorevolmente la richiesta di adozione della procedura abbreviata per l'Atto Senato n. 1006, a prima firma della collega Vittoria Franco. (Applausi dal Gruppo IdV).
ASCIUTTI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASCIUTTI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci accingiamo ad analizzare e discutere è volto a porre nuovamente al centro dell'attenzione parlamentare il problema normativo in materia di difficoltà specifiche di apprendimento e mira a riconoscere la dislessia (cioè la difficoltà nella lettura), la disgrafia e la disartografia (difficoltà nelle manifestazioni grafiche) e la discalculia (difficoltà nello svolgimento di calcoli) quali difficoltà specifiche di apprendimento (cosiddetta DSA), affidando al Ministero della pubblica istruzione il compito di individuare con proprio decreto le misure educative e didattiche idonee, atte a garantire agli studenti con tali difficoltà i supporti necessari per conseguire una formazione adeguata e a prevenirne l'insuccesso scolastico.
La dislessia è, infatti, un fenomeno che riguarda circa il 4 per cento degli scolari e può essere individuata con una diagnosi specialistica anche in tenera età. Ma è oltre precisato che gli alunni colpiti da tali complessità sono attualmente privi di tutela, dal momento che si tratta di patologie cui non si applicano - e non si potrebbero applicare - le disposizioni della legge n. 104 del 1992 sull'handicap.
La diagnosi delle DSA consente, invece, di adottare alcuni accorgimenti di carattere dispensativo e compensativo, al fine di non aggravare la situazione degli allievi. Le misure dispensative consistono nel non imporre loro prestazioni che li metterebbero in imbarazzo, come scrivere alla lavagna o leggere ad alta voce. Le misure compensative consistono nell'uso di sussidi come computer, calcolatrici, registratori o videoscrittura. Tali misure devono evidentemente essere adottate anche in sede di esami di Stato o di ammissione alle università.
Le DSA non devono, infatti, costituire di per sé un motivo per escludere le persone colpite dagli indirizzi scolastici e universitari più impegnativi. Il disegno di legge intende perciò introdurre, a sostegno degli alunni affetti da DSA, misure per la diagnosi precoce ed indica in proposito interventi didattici volti a prevenire l'insuccesso scolastico ed assicurare il pieno sviluppo delle potenzialità.
Nell'articolato normativo sono inoltre previsti appositi corsi di formazione, sia per i docenti che per i dirigenti scolastici, la possibilità di utilizzare tecnologie informatiche e strumenti di apprendimento alternativi, nonché la personalizzazione della didattica volta a dare centralità allo studente, valorizzandone la persona e dando ai genitori la facoltà di usufruire di orari di lavoro flessibili. Sono anche previste misure per un migliore inserimento delle persone con DSA nel settore lavorativo e nella vita sociale. Oltre a ciò, il provvedimento intende marcare la differenza tra DSA e sfera dell'handicap, giacché le difficoltà degli alunni affetti da DSA sono riconducibili a fattori costituzionali, mentre le difficoltà che rientrano nella sfera dell'handicap possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana delle persone che ne sono affette.
Vorrei inoltre ricordare che è già stato presentato nella precedente legislatura, in data 21 settembre 2006, il disegno di legge «Nuove norme in materia di difficoltà specifiche di apprendimento» il quale fu assegnato, secondo l'iter ordinario, alla 7a Commissione permanente il 10 ottobre 2006 in sede referente e, successivamente, il 17 novembre 2006, in sede deliberante, registrando l'unanime convergenza fra tutte le forze politiche. Il 27 giugno 2007 è stato trasmesso alla Camera dei deputati; assegnato alla omologa Commissione della Camera il 29 giugno 2007, era quasi giunto all'esame conclusivo. Sappiamo poi come è andata a finire.
Oggi, nella nuova legislatura che si è da poco aperta, si fa sempre più pressante ed urgente l'istanza di giungere alla realizzazione di un intervento normativo che s'interfacci, senza sovrapporsi, con i processi di ammodernamento e di sviluppo del nostro ordinamento scolastico e si rapporti anche ad una problematica i cui contenuti (la dislessia, la disgrafia e la discalculia) sono di una pregnanza ed attualità non più procrastinabile.
Ai fini, perciò, della piena formazione della persona umana e delle sue potenzialità, riteniamo più che mai urgente dare priorità, ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento del Senato, all'iter del presente provvedimento, non solo per garantire il diritto all'istruzione ed i necessari supporti agli alunni con DSA, ma soprattutto per assicurare - come già detto - adeguate possibilità di diagnosi precoce e di riabilitazione, a partire dalla scuola dell'infanzia, al fine di prevenire, in tal modo, blocchi nell'apprendimento e quindi favorire il successo scolastico degli alunni con DSA ed agevolarne la loro piena integrazione sociale e culturale.
Pertanto, a nome del Gruppo del Popolo della libertà, dichiaro il voto favorevole alla richiesta di adozione della procedura abbreviata per i disegni di legge in titolo. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, con la dichiarazione di voto che pronuncio a nome del mio Gruppo vorrei solo aggiungere alcune osservazioni a quanto hanno già manifestato i colleghi che mi hanno preceduto.
Stiamo trattando una questione che interessa molte famiglie italiane. I bambini e le bambine affetti da DSA, cioè da difficoltà specifiche di apprendimento, ammontano al 4-5 per cento della popolazione infantile e rappresentano un numero ormai consistente. Noi ci stiamo battendo da diverse legislature perché il Parlamento vari una legge adeguata per consentire a questi ragazzi di vivere una vita più serena e, soprattutto, di combattere meglio le loro difficoltà mettendo a loro disposizione nelle scuole strumenti compensativi e dispensativi - come già osservato dal senatore Asciutti - oltre ad un metodo didattico più flessibile e nuovo per permettere anche a questi ragazzi di raggiungere livelli di studio elevati.
Ricordo, infatti, che questi ragazzi non hanno deficit, sono normalmente intelligenti, presentano anche alti quozienti di intelligenza, ma hanno difficoltà nella scrittura e nella lettura. Pertanto, ripeto, in 7a Commissione ci stiamo battendo da diverse legislature per varare una legge adeguata. Spero davvero che questa sia la legislatura in grado di soddisfare tale esigenza e di dare una risposta alle famiglie che la richiedono da molto tempo, consentendo quindi a queste bambine e a questi bambini di vivere una vita più serena, rendendoli maggiormente capaci di ottenere quel diritto allo studio e al successo formativo di cui si avverte la necessità. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di adozione della procedura abbreviata prevista dall'articolo 81 del Regolamento per i disegni di legge nn. 1006 e 1036, di identico contenuto.
È approvata.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza mozioni e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,01).