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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 058 del 17/09/2008


MARCENARO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, il principale punto politico che emerge con chiarezza dalla crisi tra Georgia e Russia è che si è aperta una nuova fase di instabilità internazionale segnata dalla crisi di quella illusione unilaterale che ha per tanto tempo dominato lo scenario delle relazioni internazionali e che ha avuto nella guerra in Iraq il suo punto più chiaro di espressione.

Questa crisi espone il mondo, via via che ritarda una risposta, a nuove minacce per la pace, a minacce di nuove guerre. Per questo sentiamo l'esigenza di un approfondimento, di una verifica delle basi di quella convergenza che ci ha portato nelle settimane scorse ad apprezzare la posizione tenuta dal Governo italiano nel contesto europeo, non solo perché quella strategia unilaterale, così evidentemente in crisi, è stata interamente condivisa negli anni scorsi dalla vostra maggioranza ma soprattutto perché se la positiva posizione di oggi fosse solo legata al particolare peso del sistema degli interessi pubblici e privati che legano l'Italia alla Russia essa sarebbe fondata sulla sabbia, incapace di reggere il confronto con le sfide che si preparano. Condividiamo, signor Ministro, una scelta di prudenza verso la Russia ma penso sia chiaro anche per lei che altrettanto prudente sia escludere qualsiasi illusione di terza forza. Non crediamo al valore taumaturgico delle relazioni personali, né che dall'esterno del nostro schieramento sia possibile verso la Russia un'azione capace di ottenere dei risultati.

Nei giorni scorsi è stata decisa la missione europea di monitoraggio e lei ce ne ha parlato e voglio sottolineare l'importanza che riveste - come da lei ricordato - l'applicazione dei punti del cosiddetto accordo Sarkozy, ma accanto a ciò vorrei richiamare l'importanza di alcuni punti che il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Hammarberg ha evidenziato. In particolare, vorrei sottolineare il diritto al ritorno dei rifugiati, non solo perché riguarda una così drammatica sofferenza umana ma anche perché esso consentirà in futuro di difendere la possibilità di uno Stato e di una soluzione che non sorga su basi semplicemente etniche o di pulizia etnica.

Pensiamo che nessuno sconto o concessione debba essere fatta a nostalgie di Mosca per antiche sfere di influenza o sovranità limitate. Al tempo stesso, signor Ministro, queste nostalgie e la ricerca di riaffermare nei modi più vecchi un nuovo ruolo della Russia nel mondo sono anche la cartina di tornasole e il misuratore dei ritardi nel cammino di una nuova governance internazionale e di quello che abbiamo chiamato un multilateralismo responsabile e efficace. Chiediamo una politica estera italiana che si apra alla possibilità di una leadership condivisa, non solo con la Russia, ma anche con la Russia. Pensiamo che questo sia uno dei grandi temi del prossimo G8 e della Presidenza italiana.

Chiediamo un Paese che lavori dal di dentro del suo sistema di alleanze per un cambio di rotta nelle scelte dell'Occidente e per una nuova politica multilaterale; un'Italia cosciente che la chiave che può aprire questa prospettiva si chiama Europa; un'Europa politica in grado di esprimere una comune politica estera e scelte più forti in materia di sicurezza e di difesa. Questo è il senso di quella che nei giorni scorsi abbiamo riassunto sotto il titolo della ricerca e del lavoro per una "nuova Helsinki".

La stessa prospettiva di crescita della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto per i diritti umani può avvenire soltanto in questa luce; al contrario, come chiunque può vedere anche oggi, il conflitto, l'accerchiamento e l'isolamento rafforzano - e questo vale tanto nella piccola Georgia, quanto nella grande Russia - le spinte autocratiche e autoritarie che hanno nel nazionalismo - come sempre è stato nella storia - il loro migliore brodo di coltura.

Non credo di cambiare discorso, signor Ministro, dedicando alcune considerazioni al tema dell'Afghanistan. Ritengo che ci siano punti della sua relazione che debbano essere approfonditi. Siamo di fronte ad un passaggio difficile e impegnativo e siamo tutti consapevoli di quanto il confronto in Afghanistan sia importante per la lotta contro il terrorismo: per questo motivo siamo preoccupati di come stiano andando le cose, quando sentiamo le proteste del Governo Karzai per le vittime civili di azioni di guerra condotta a sua insaputa e quando vediamo aprirsi un nuovo conflitto con il Pakistan e addirittura con le strutture militari pakistane. L'assenza di una chiara strategia politica lascia quella militare come l'unica forza in campo e sembra ricorrentemente farsi strada l'illusione che questa lotta possa essere vinta non con, ma contro il popolo afgano. Quali sono i cardini di una politica per l'Afghanistan al cui servizio la forza militare deve essere posta? Tra questi vi è il riconoscimento al governo legittimo di una partnership effettiva e di una capacità determinante nella scelta di conduzione di tutte le iniziative della coalizione, a fronte di una missione internazionale che sempre più si configuri come sostegno ad uno Stato che si costruisce e non come occupazione esterna. La conduzione dell'azione militare deve poi ispirarsi ai princìpi della sicurezza umana, ridurre l'esposizione al rischio dei civili, e mostrarsi attenta ad evitare il rischio di danni collaterali. Occorre poi ricercare il negoziato con tutti quelli disposti a negoziare, per allargare le basi etniche, sociali e politiche dello Stato e per disaggregare l'insorgenza.

Quanto ci vorrà per applicare in Afghanistan quello che il generale Petraeus ha imparato in Iraq, quando ha capito che solo ricostruendo un rapporto con i sunniti si poteva ottenere un miglioramento della situazione? È altresì necessario un aumento delle risorse dedicate allo sviluppo e alla costruzione dello stato di diritto e un coordinamento con gli altri Paesi della regione, come lei ha ricordato, il Pakistan e la Russia; ma anche l'Iran ha un ruolo importante.

Il punto non è se l'Italia e i suoi militari hanno o no coraggio. Questo è un punto fuori discussione; il punto è se la coalizione ha una politica e come e con quali proposte l'Italia e l'Europa intendano concorrere alla sua definizione. Cerchiamo di far sì che anche in questo campo il conflitto tra Georgia e Russia non faccia ulteriori guai mettendo in secondo piano e distogliendo energie dalla lotta contro il terrorismo internazionale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bettamio. Ne ha facoltà.