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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 058 del 17/09/2008


DIVINA (LNP). Complimenti, Ministro, anche se un dibattito su un momento delicato come questo avrebbe meritato molta, molta più attenzione ma - ahimè! - non per merito o demerito suo questo non pare sia avvenuto.

Possiamo dire che ciò che ha caratterizzato la fine del Novecento è stata la dissoluzione dei grandi imperi, delle federazioni degli Stati comunisti, in particolar modo della Jugoslavia e dell'Unione Sovietica. Le problematiche della Georgia, che oggi troviamo molto vicine a noi, non sono altro che la conseguenza della crisi balcanica. Secondo il nostro modesto modo di giudicare le cose, vi è stata una precipitazione nel volere a tutti i costi riconoscere l'indipendenza del Kosovo. A questo punto non sapremmo più come giustificare, di fronte alla comunità mondiale, perché nel Kosovo si sia utilizzato un peso e una misura che non debba valere per l'Ossezia del Sud o l'Abkhazia. Interessi grossi ed importanti, nel primo caso, americani; altrettanti interessi importanti, nel secondo caso, russi.

Un soggetto è mancato, egregio Ministro: la Comunità europea. Quante volte abbiamo evocato le politiche comunitarie di pace, di intervento, di politica estera. Il soggetto vero e mancante in questo caso è stata effettivamente la nostra Comunità europea. È pur vero che in una delle tante conferenze internazionali all'esodo della crisi balcanica, sulla questione Kosovo si era trovata una soluzione possibile mutuata dall'Italia, quella altoatesina. Laddove esistono etnie diverse bisogna saper far soltanto una cosa: convivenza vuol dire garanzia di pacifica convivenza. Ma gli Stati assoluti devono fare un passo indietro: riconoscere la massima potestà di autogoverno alle entità locali, in sostanza a quei territori. Sappiamo che lasciando la massima potestà di autogoverno basta porre pochissime regole e il sistema funziona, come ha funzionato in un territorio difficile come l'Alto Adige; si consente l'uso della propria lingua, si rispetta la proporzionalità dei gruppi etnici nelle carriere pubbliche e nell'accesso ai servizi, evitando - queste le regole - esclusivamente gli abusi, quelle che si chiamano prepotenze maggioritarie e da cui scaturiscono poi le pulizie etniche.

Siamo poi preoccupati per un secondo aspetto. Sappiamo che in quell'area si gioca un'importantissima partita, quella dell'approvvigionamento energetico, che per noi - ahimè! - è diventato vitale, grazie anche ad una politica verde stratificata negli anni che potremmo definire di fanatismo ambientalista e che in sostanza ha impedito di raggiungere quell'autonomia e quell'indipendenza energetica che ogni Stato dovrebbe perseguire e garantire.

In conclusione, Presidente, circa l'annunciata Conferenza di Roma formuliamo il suggerimento di cercare di addivenire ad un massimo Governo per quelle realtà. Secondo noi più autogoverno e meno sovranità nazionale sarà sicuramente la cura giusta per pacificare quelle aree e per migliorare la qualità della vita di quello e di ogni altro singolo popolo e forse - aggiungiamo noi - anche del nostro. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcenaro. Ne ha facoltà.