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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 058 del 17/09/2008


BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il Ministro per aver tenuto e tener fede all'impegno di informare regolarmente il Parlamento sui punti più delicati della nostra politica estera. È un dialogo che abbiamo cominciato, che è proseguito anche durante la cosiddetta pausa estiva e continua anche adesso. Vorrei dare atto al ministro Frattini del suo impegno in questo senso.

Citerò soltanto due o tre punti cercando di non ripetere quello che è già stato detto. Innanzitutto, sul problema della Georgia non so se tutti abbiamo capito che l'Italia ritiene che uno dei ruoli principali in questa vicenda deve essere ed è svolto dall'Unione europea. Solo se l'Unione europea saprà mantenere una posizione unitaria e nello stesso tempo un atteggiamento equilibrato tra la Russia e la Georgia, l'Unione riuscirà ad essere un fattore credibile di attiva partecipazione al processo di distensione.

La nostra priorità è certamente l'applicazione dell'accordo maturato dal presidente Sarkozy.

Il nostro impegno è anche quello di contribuire pure finanziariamente con un sforzo non indifferente all'attività della Croce Rossa e al programma alimentare mondiale, ma soprattutto l'Italia contribuisce attivamente alla discussione del problema della Georgia nei fori internazionali quali la NATO, l'OSCE, l'ONU e si fa portatrice - il Ministro lo ha detto e ripetuto - di un appoggio equilibrato che si basa sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale della Georgia e anche sulla consapevolezza di mantenere aperto il dialogo con la Russia. Il Ministro ci ha ricordato che il nostro Governo segue attivamente l'accordo di partenariato tra la Russia e l'Unione europea e anche l'accordo di libero scambio tra la Georgia e l'Unione europea. Questo testimonia che la nostra politica estera è un tutt'uno con quella dell'Unione europea alla quale noi contribuiamo in modo effettivo perché crediamo che solo un ruolo dell'Unione europea che condivida quello dei Paesi membri possa essere effettivamente efficace.

Per quanto riguarda la Libia, é stato ricordato che l'accordo ha da una parte un carattere estremamente pratico. Mi riferisco a tutti i progetti infrastrutturali che abbiamo maturato e che sono stati ricordati: le autostrade, le abitazioni per chi non ne ha, le borse di studio per i giovani, il versamento delle pensioni ai mutilati di guerra, che non è stato ricordato, ma è importante. Accanto a ciò, però, c'è anche un fattore politico da parte italiana che non cessa di incoraggiare la Libia a rinunciare alle armi di distruzione di massa e ad impegnarsi al disarmo. Noi, inoltre, sosteniamo l'aspirazione libica ad aderire alle organizzazioni internazionali. Più questo si verificherà, più la marcia della Libia andrà in direzione di un impegno nell'ambito delle organizzazioni internazionali a carattere globale, più noi potremo fare in modo che ci sia un'effettiva azione della Libia nella cooperazione euromediterranea che è uno dei punti qualificanti dell'azione che noi abbiamo svolto recentemente in Libia, a parte le provvidenze di carattere pratico che abbiamo comunque assicurato.

Mi resta qualche minuto che vorrei impiegare per sottolineare alcuni aspetti della situazione in Afghanistan.

Ritengo che il Ministro abbia ragione quando dice che la preoccupazione più grossa per l'Afghanistan è la precaria situazione della sicurezza, e questo deriva anche molto dalla progressiva ripresa dell'influenza dei talebani in quella Regione. Gli appoggi che i talebani e gli altri combattenti contro il Governo ricevono nella frontiera nord-occidentale del Pakistan è certamente un fattore di disordine e di pericolo. È però anche un fattore che complica sia la situazione sia la tradizionale struttura tribale della società afgana, che non permette il raggiungimento di una vittoria militare risolutiva nei vari punti del Paese. E questa forse è materia di riflessione supplementare: la presenza militare internazionale è in continuo ballottaggio fra l'azione della missione «Enduring Freedom» a guida degli Stati Uniti e la missione ISAF a guida della NATO. Molto spesso l'amalgama fra il carattere di combattimento diretto della prima e quello di peacekeeping della seconda non appare.

Crediamo che il ruolo dell'Italia anche in questo settore sia politicamente all'avanguardia. Contribuiamo in vario modo alla ricerca della pace in questa zona, ma soprattutto lo facciamo sostenendo le istituzioni locali. Non a caso, l'Italia - e qui termino, signor Presidente - ha in quella zona due funzionari in posizioni di altissimo rilievo. Vorrei ricordare che un nostro ambasciatore ha l'incarico di rappresentante civile della NATO e dal 1º settembre un altro nostro diplomatico è subentrato a quello spagnolo come rappresentante speciale dell'Unione europea per l'Afghanistan. Non si tratta di due nomine burocratico-amministrative; si tratta di affermare la volontà di una presenza, oltre che pratica e pragmatica, anche politica in questa zona. Credo che il nostro Governo, anche su tale problema, sia sulla strada che riteniamo giusta. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).