LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, anche chi mi ha preceduto, il presidente D'Alia, ha messo l'accento su questioni che riguardano i consumatori, il carovita e soprattutto le politiche energetiche, gas ed elettricità.
Una recente indagine della Federconsumatori, l'ottava indagine, pubblicata nel giugno scorso, denuncia una vera e propria emergenza per le tariffe energetiche di luce e gas, con incrementi record nel 2008 e probabili ulteriori ricadute nel 2009. Un aumento di 37 euro rispetto al 2007 per una famiglia tipo, con potenza impegnata di 3 chilowatt, che consuma 2.700 chilowatt di energia elettrica in un anno, comprensivo dell'ultimo aumento e di quelli che ci saranno ad ottobre. Una bolletta annua record, la più alta dagli anni '80 a questa parte, per un importo annuo di oltre 459 euro, che comporta una maggiore spesa annua di oltre 179 euro rispetto a dieci anni fa, ossia il 64 per cento in più. Nei soli ultimi tre anni la spesa è aumentata di 109 euro, pari al 150 per cento di quanto non fosse aumentata negli ultimi anni.
Allora, di fronte a questa emergenza, comprendiamo che i monopoli, gli oligopoli e i cartelli possano dettare la linea dei loro interessi per quanto riguarda i Governi. Certo, non ci scandalizza che l'ENI, che detiene il monopolio, abbia utili di 10 miliardi di euro; utili che gravano sulle tasche delle famiglie. Non ci scandalizza, tra l'altro, la separazione societaria; insomma, il legislatore italiano è intervenuto nel 2006 nel processo di privatizzazione della Snam Rete Gas con i commi 905 e 906 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) per fare in modo che ci fosse una netta separazione societaria.
La stessa Antitrust ha recentemente ribadito che il settore in questione è ancora caratterizzato da una «sostanziale assenza di significativi sviluppi concorrenziali» e da una «insoddisfacente dinamica dei prezzi e del grado di mobilità» dei clienti finali. Nella segnalazione inviata a Parlamento e Governo, il Garante critica gli investimenti mancati che hanno avuto effetti negativi sulla sicurezza, denuncia il monopolio di ENI nello stoccaggio e condanna l'attuale integrazione tra società di vendita e di distribuzione.
La scelta dell'Unione europea di non rendere obbligatoria la separazione proprietaria delle reti costituisce una battuta di arresto nella liberalizzazione del settore, una sorta di passo del gambero, per così dire: un passo avanti e due passi indietro.
A causa dell'inadeguatezza degli sviluppi infrastrutturali e del forte peso che l'ENI continua a rivestire sul mercato, nonostante l'introduzione di modifiche nel quadro normativo e regolamentare e la presenza di alcuni segnali positivi, il processo di liberalizzazione del mercato del gas è incompleto e i tetti massimi stabiliti dall'Antitrust per le società non sono riusciti a invertire una tendenza che rimarrà invariata anche nei prossimi anni. Per questo allora il Governo dovrebbe smettere di fare l'ottava sorella, dopo le sette sorelle del petrolio; lo Stato infatti incamera sia i dividendi dell'ENI, sia 2-3 miliardi di euro per il combinato disposto IVA-accise.
Ringraziamo quindi il senatore Villari per aver presentato questa mozione, che anche noi abbiamo sottoscritto, ponendo all'attenzione del Senato una questione che riguarda le famiglie, perchè tanti sono gli spot che vengono fatti in cui si dice che bisogna combattere il carovita. In proposito annuncio anche che domani tutte le associazioni dei consumatori presenti all'interno del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU) - che lei, Sottosegretario, presiede - faranno uno sciopero per difendere le tasche delle famiglie.
Non voglio dilungarmi oltre, limitandomi semplicemente a dare alcuni suggerimenti su cosa si dovrebbe fare. Si dovrebbe intervenire innanzitutto sulle cause infrastrutturali e commerciali in Italia e in Europa, per creare un mercato competitivo a livello dei Paesi produttori di metano, stante l'ampia disponibilità di gas come materia prima, superiore a quella del petrolio. Bisognerebbe inoltre superare i forti ritardi infrastrutturali, con aumento delle potenzialità di importazione, con gasdotti e con la costruzione dei rigassificatori in tempi certi, nonché aumentare lo stoccaggio per far fronte alla modulazione stagionale, compensando la domanda a seconda del fabbisogno fra estate ed inverno.
Sarebbe necessario altresì costruire il processo di concorrenza nel settore dominato dal monopolio dell'ENI nell'importazione della materia prima; separare la proprietà di Snam Rete Gas dall'ENI, condizione essenziale per dar vita ad una borsa del gas analoga a quella già attivata nel settore elettrico. La soluzione di compromesso adottata dall'Unione europea per cui la separazione delle reti energetiche deve essere effettiva e non necessariamente societaria, è un passo indietro, come dicevo prima, che non smuoverà la situazione in Italia sul piano concorrenziale. Risultano troppo deboli le iniziative competitive commerciali per i piccoli consumatori nella distribuzione e vendita locale. Molti di questi operatori presenti sul territorio sono orientati principalmente al consolidamento delle proprie posizioni locali, che nella maggior parte dei casi appartengono allo stesso gruppo del gestore della rete di distribuzione. La stessa promozione delle offerte tariffarie non sempre rispetta il codice di condotta commerciale incentrato sulla trasparenza e tutela del consumatore e spesso viola lo stesso codice del consumo. I comuni, quindi, dovrebbero applicare ulteriori agevolazioni.
Sarebbe necessario reimpostare su basi nuove il rapporto con le Associazioni dei consumatori, l'Autorità, i gestori dei servizi, alla luce dell'articolo 2, comma 461 della legge finanziaria 2008, che prevede di redigere e monitorare gli standard delle carte dei servizi congiuntamente; adottare misure urgenti congiunturali per bloccare l'ulteriore crescita delle spese delle famiglie, quali l'eccessiva imposizione fiscale, che incide su ogni metro cubo di metano consumato per il 37 per cento, attraverso la neutralizzazione dei previsti aumenti delle bollette del gas con la riduzione di un pari importo delle accise che pesano sulla bolletta del metano; la sterilizzazione automatica degli aumenti dell'IVA, con il crescere del costo della materia prima e degli oneri di sistema sia per le bollette del gas che per quelle elettriche. Infine, signor Ministro, si potrebbe ridurre l'IVA dal 20 al 10 per cento per le utenze domestiche. Non si capisce infatti come mai un consumatore debba pagare o meno il 20 per cento d'IVA a seconda che consumi per cottura o per riscaldamento. D'estate è noto che nelle città non si accende il riscaldamento, eppure bisogna pagare l'IVA al 20 per cento.
L'estensione da 250 a 480 metri cubi dell'IVA per usi domestici al 10 per cento, per una famiglia media italiana che consuma 1400 metri cubi, ha comportato un risparmio annuo di 10-15 euro, troppo poco a fronte dei fortissimi aumenti del prelievo fiscale registrati in questi anni, dato che nella maggior parte degli Stati dell'Unione europea l'IVA per le utenze domestiche è mediamente inferiore rispetto all'aliquota massima applicata in Italia.
Infine, conosciamo - è stato evidenziato prima dal ministro Frattini e da chi mi ha preceduto - gli intrecci e le guerre condotte per il controllo del gas e dell'energia, la crisi del Caucaso; se la Russia rafforza il proprio potere può stringere un cappio al collo delle economie occidentali. Mi auguro che questa mozione possa essere approvata all'unanimità come passo importante per un Governo che non può dire di essere liberista a tempi alternati e che deve far seguire alle parole i fatti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.