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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 058 del 17/09/2008


VILLARI (PD). Signor Presidente, la mozione che oggi illustriamo impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative necessarie per rendere il mercato del gas, parte significativa di quello dell'energia, maggiormente concorrenziale, competitivo e trasparente; ciò equivale a dire anche - anzi, soprattutto - più conveniente per i consumatori e più sicuro per il nostro Paese.

Il testo della mozione presentato inizialmente, signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, aveva già visto l'adesione di alcuni esponenti della maggioranza oltre che dei rappresentanti dei partiti all'opposizione. Il confronto positivo con la maggioranza è continuato, facendo emergere condivisione ed anche alcuni rilievi relativamente all'ultimo capoverso, rilievi che sono contenuti nel testo che adesso vado ad illustrare e che in apertura di seduta ho consegnato alla Presidenza. L'auspicio è che tutta la maggioranza possa condividerlo pienamente.

Come dicevo, signor Presidente, tutti i Governi dal 2000 ad oggi hanno affrontato questo tema e la direzione di marcia di tutti gli Esecutivi, chi più chi meno, è andata sempre verso l'apertura del mercato, verso la creazione di condizioni di concorrenza, in qualche modo verso le liberalizzazioni. Ci si è spesso nascosti dietro le iniziative e le direttive comunitarie; si è assistito anche a una certa resistenza rispetto alle sollecitazioni delle autorità, sia dell'Antitrust che di quella per l'energia elettrica e il gas. Insomma, si è andati avanti con uno stop and go e oggi siamo in una condizione assolutamente insoddisfacente che espone il nostro Paese e lo rende in Europa in una condizione sicuramente non accettabile e di ritardo.

Con questa mozione sollecitiamo il Governo ad istituire anche una borsa del gas che, analogamente a quella già esistente per l'elettricità, rende trasparenti i meccanismi e le decisioni di scambio e di contrattazione, facilitando altresì l'individuazione di comportamenti anticoncorrenziali da parte degli operatori. Naturalmente, tutte queste misure, come l'istituzione di una borsa del gas, sono parziali se non si interviene nella condizione strutturale che non consente la formazione del prezzo dall'incontro tra domanda e offerta: oggi infatti, tutto sommato, il prezzo lo fanno le imprese, i grandi monopolisti molto spesso extraeuropei. La verità è che molti confondono le liberalizzazioni e le aperture del mercato con le politiche energetiche; queste sono le condizioni, o meglio le precondizioni affinché il nostro Paese sia, da un lato, più sicuro e, dall'altro, anche più libero, se si vuole, da questi meccanismi che i grandi monopolisti extraeuropei tante volte mettono in pratica.

Come dicevo, abbiamo quindi la necessità di superare l'attuale condizione del nostro mercato. Nel 2000 inizia l'iter, ancora incompleto, per la liberalizzazione del mercato del gas con un decreto legislativo che recepiva la direttiva comunitaria 98/30/CE e disponeva la separazione societaria tra chi possiede, chi produce e chi distribuisce. Tale direttiva stabiliva che entro il 2010 l'ENI, monopolista nazionale che, in qualche modo, controlla tutta la filiera del mercato del gas, non poteva immettere più del 60 per cento dei volumi di metano consumato in Italia. In quella occasione l'ENI ha dato origine ad un'interruzione, ad uno spacchettamento, per così dire, creando Snam Rete Gas, che era operativa solo nel trasporto nazionale e ENI Gas&Power, che operava nei campi dell'importazione e della vendita dei gas. Insomma, in qualche modo modificava l'assetto societario, ma non quello proprietario, mentre è necessario ed evidente che per intervenire lungo la filiera di questo settore bisogna cominciare a creare le condizioni di superamento dell'attuale monopolio esistente.

Nel 2003, un decreto-legge, poi convertito in legge, disponeva che qualsiasi società operante nel settore del gas naturale e dell'energia elettrica non potesse detenere, direttamente o indirettamente, quote superiori al 20 per cento del capitale delle società che sono proprietarie e che gestiscono reti nazionali di trasporto di gas naturali e di energia elettrica. Faccio questo excursus per chiarire a che punto siamo oggi, sia a livello nazionale che comunitario. Questo termine, che veniva fissato inizialmente al 1° luglio, veniva poi posticipato al 31 dicembre 2008 esclusivamente rispetto alla rete nazionale di trasporto del gas.

Nel 2006, il legislatore è intervenuto nuovamente nel processo di privatizzazione della Snam Rete Gas, con la legge finanziaria per il 2007, prevedendo l'adozione, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di quelle disposizioni volte all'attuazione dell'obbligo di cessione delle quote del 20 per cento del capitale delle società proprietarie e che gestiscono reti nazionali del trasporto di gas naturale, differendo di due anni - a decorrere dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto - il termine entro il quale l'ENI deve cedere la propria partecipazione nel capitale di Snam Rete Gas. Allo stato, siamo a questo punto: si è in attesa del decreto del Presidente del Consiglio, che indichi le disposizioni attraverso le quali cedere la partecipazione, non oltre il 20 per cento, di ENI nel capitale di Snam Rete Gas.

Vediamo qual è la situazione a livello comunitario. All'inizio, i vari livelli di codecisione comunitaria si erano espressi per il cosiddetto unbundling proprietario, cioè la separazione proprietaria netta tra produzione e trasporto. In un secondo tempo, su proposta della Commissione, il Parlamento, sulla base della relazione del giugno scorso di un europarlamentare italiano, l'onorevole La Russa, si esprimeva sull'unbundling proprietario, cioè la separazione netta tra produzione e proprietà delle reti.

Durante la discussione, il Parlamento europeo ha in qualche modo mitigato questa posizione, introducendo il concetto di independent system operator, cioè di un operatore di sistema, sempre nella filiera verticale, ma in qualche modo indipendente. Il Consiglio dei ministri europeo ha poi introdotto un'ulteriore opzione, la terza, ancora più blanda, che parlava non di gestore di sistema, ma di gestore di trasmissione. Il Parlamento ora dovrà giungere ad un'approvazione definitiva e verosimilmente rimanderà agli Stati membri la decisione sulla scelta fra le tre opzioni. Pertanto, da quando abbiamo presentato la mozione ad oggi, è ancor più maturata la condizione per una posizione chiara ed evidente del Governo.

La sollecitazione che noi tutti firmatari di questa mozione vogliamo rivolgere è determinata dal fatto che esiste il rischio, paventato anche dal presidente dell'Antitrust, che si passi da un monopolio verticale ad un monopolio orizzontale. Riconosciamo dunque che esiste tale rischio, anche perché i grandi monopolisti sono extraeuropei e sfuggono alla clausola di salvaguardia che il Parlamento europeo ha introdotto secondo la quale, come lo stesso ministro Scajola ha sottolineato, si è salvaguardati tra gli Stati membri, perché chi spacchetta non può essere aggredito da chi è spacchettato. Questa protezione però non vale per i Paesi extraeuropei e quindi il problema c'è. Proprio perché tutti sappiamo che questo problema esiste, sollecitiamo che la discussione e la soluzione di questo tema avvengano in maniera trasparente, chiara, sul tavolo e non sotto, perché molto spesso si invoca una sorta di sicurezza nazionale, diciamo così, per cui il processo tende sempre ad essere rallentato.

È inutile che mi dilunghi su quante volte l'Antitrust e l'Autorità per l'energia elettrica e il gas hanno sollecitato e messo in mora il nostro Paese, rilevandone i ritardi. Dirò soltanto un dato che mi ha colpito nell'approfondire la materia. Tutti i black out e le emergenze di cui anche il nostro Paese ha sofferto, insieme agli altri Paesi europei, sono sempre stati da ricondurre a società integrate verticalmente. Si può quindi dire che, allorché persiste una soluzione di monopolio, si è in una condizione di minore sicurezza.

Rispetto alla concorrenza e all'apertura del mercato, bisogna affrontare anche il discorso infrastrutturale: in una condizione di monopolio, si fa fatica ad assicurare gli ingenti capitali che servono per infrastrutturare, senza garanzie nei confronti di nuovi operatori. Fornisco qualche dato. Su 33.000 chilometri di gasdotto, nel nostro Paese, 31.000 sono della Snam Rete Gas. Negli ultimi dieci anni, nonostante la politica dell'ENI, la produzione nazionale si è dimezzata, le importazioni si sono raddoppiate, le scorte si sono ridotte. Sempre negli ultimi dieci anni, con riferimento agli importatori di gas naturale, l'ENI ha svolto un ruolo di protagonista per oltre 50 miliardi di metri cubi rispetto ad un totale di 77 miliardi di metri cubi importati. Ora, è evidente che in termini assoluti, nonostante la politica messa in atto dal monopolista nazionale, la nostra dipendenza dall'esteroaumenta e che la produzione nazionale diminuisce.

È chiaro a tutti che la questione non si risolve soltanto superando o rompendo una condizione di monopolio. C'è la necessità di attuare una politica energetica da fonti rinnovabili e di mantenere aperto un dibattito sul nucleare e sugli sprechi. Anche se è necessario portare avanti un discorso molto più articolato, vogliamo segnalare che anche per i grandi soggetti che operano in altri Paesi, come la Exxon, la Chevron o la Shell - e dai dati ciò è confermato anche per l'ENI in Italia - l'impatto della distribuzione sul fatturato del campione monopolista incide per pochissimi punti percentuali. Quindi, il tema non è se, ma come procedere.

Noi auspichiamo - e la mozione va in questa direzione - che si mettano in atto quelle iniziative che, anche in previsione se non di vere e proprie emergenze di settore sicuramente di momenti di forte bisogno che non si riescono a soddisfare, possano consentire di arrivare in qualche misura preparati.

Sono di questi giorni le considerazioni, sia dell'Unione consumatori che dello stesso presidente Scaroni, di come nei prossimi mesi potremmo assistere ad una ulteriore impennata delle bollette nelle case degli italiani. Ciò deve spingerci ad una riflessione perché se da una parte è vero che gli utili e i dividendi del monopolista crescono, dall'altra non sempre ciò poi riesce a tradursi in un abbassamento dei costi delle bollette per i consumatori. Questo è l'aspetto che, insieme alla sicurezza, dobbiamo poter garantire.

L'ultimo dato che voglio segnalare all'attenzione dell'Aula è che tutto sommato questa resistenza si è in qualche modo giovata di - se così si può dire - quello che è stato un vero e proprio tormentone a livello comunitario dove si registra un processo decisionale diverso ed abbastanza articolato. Ora, anche a quel livello si è giunti ad un approdo pressoché definitivo per cui la palla è stata rimandata agli Stati membri che sono chiamati a decidere.

Come forze politiche, come Partito Democratico, vogliamo svolgere un ruolo di rilievo ed offrire un contributo propositivo a questa decisione perché si ritiene che l'interesse del Paese e dei nostri cittadini a questo settore sia prioritario e che debba essere portato avanti senza divisioni di parte. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut).