FRATTINI, ministro degli affari esteri. In relazione alla crisi del Caucaso, il Governo italiano ha sostenuto un'azione comune europea volta a garantire il rispetto delle regole del diritto internazionale, a difendere l'integrità territoriale della Georgia, a stabilizzare la regione e a sottrarla alla logica anacronistica delle sfere d'influenza, ma ha anche operato attivamente per evitare il ritorno ad un clima da guerra fredda, considerando la Federazione russa un partner internazionale di fondamentale importanza, la cui collaborazione è indispensabile per la stabilizzazione dell'Afghanistan, per la pacificazione del Medio Oriente e per il negoziato con l'Iran sul nucleare. In occasione della missione di Tiblisi e della visita a Mosca il Governo italiano ha ricevuto apprezzamento sia per aver contribuito in misura considerevole agli aiuti umanitari in Georgia sia perché la linea equilibrata sostenuta, contraria all'interruzione delle relazioni e a eventuali sanzioni nei confronti della Russia, è stata condivisa a livello europeo. L'Italia sostiene la proposta di un'indagine internazionale e partecipa alla missione europea che deve vigilare sul rispetto di due punti essenziali, il ritiro delle truppe russe dall'area di sicurezza e il non uso della forza da parte georgiana, e contribuirà ulteriormente organizzando a Roma una conferenza internazionale il 13 novembre prossimo. Nell'immediato futuro occorre inoltre avviare la Conferenza di Ginevra per la sicurezza dell'area e per l'emergenza rifugiati e impedire che si interrompano i negoziati sull'accordo di partenariato tra Russia e Unione europea. L'avvicinamento della Georgia all'Europa è positivo ma l'ingresso nell'Unione presuppone una maggiore apertura dei mercati e un'incisiva lotta alla corruzione. Sulla questione mediorientale, il Governo sostiene la prosecuzione dei negoziati tra palestinesi e israeliani e, per fugare le inquietudini legate alle elezioni statunitensi e al confronto interno tra Abu Mazen e Hamas, auspica che i punti di accordo già raggiunti siano formalizzati. Il ruolo svolto dalle truppe italiane all'interno della missione in Libano, che è stata prorogata di un anno, ha avuto un importante riconoscimento così come in Iraq è stato apprezzato il lavoro di addestramento delle forze di polizia. Il processo di riconciliazione nazionale in Libano deve essere accompagnato dall'apertura di un negoziato diretto con Israele e l'Italia opera affinché la Siria assuma un ruolo politico positivo abbandonando la posizione di appoggio acritico all'Iran. L'accordo di amicizia e cooperazione stretto con la Libia ha l'obiettivo di eliminare il contenzioso per aprire una nuova fase di relazioni bilaterali. Mentre sono stati già affrontati i temi della lotta all'immigrazione clandestina e del rafforzamento del partenariato energetico ed economico, il tema dei crediti vantati dalle aziende italiane sarà affrontato in un negoziato parallelo per ottenere esiti più favorevoli. Il Governo conferma tuttavia l'impegno a trovare una soluzione adeguata, che contempla anche l'approvazione di un legge nazionale. In relazione alla polemica sull'articolo del trattato che esclude l'utilizzo dei territori per atti ostili nei confronti dell'altra parte, è già stato precisato che il riferimento alla legalità internazionale fa salvi tutti i trattatati multilaterali sinora sottoscritti dall'Italia e che in ogni caso riferimento alla NATO è improprio, visto il carattere difensivo dell'Alleanza atlantica. Appare preoccupante la situazione dell'Afghanistan, dove si registra un incremento degli attacchi talebani: occorre rafforzare i progressi finora compiuti, sostenere la leadership afghana, vigilare sulle elezioni presidenziali e parlamentari che si terranno nei prossimi due anni, favorire un maggiore coordinamento tra i contingenti che partecipano alla missione militare e stabilizzare l'area ai confini con il Pakistan. In relazione alla prossima riunione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Governo italiano, che parteciperà alla seduta del Consiglio di sicurezza dedicata alla prevenzione dei conflitti, con particolare riferimento all'Africa, continua ad essere favorevole ad una riforma complessiva delle istituzioni dell'ONU. Infine, sul piano europeo, è prevedibile che il Trattato di Lisbona non entri in vigore prima delle elezioni europee del 2009 a causa delle difficoltà che si sono manifestate in Irlanda, Repubblica ceca e Polonia. Le priorità politiche sono costituite comunque da intese sulla politica energetica, sull'immigrazione e sulla sicurezza e la difesa comuni. (Applausi dai Gruppi PDL, LNP, PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del ministro Frattini.