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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 058 del 17/09/2008


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

COMPAGNA, FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

l'assalto ai treni alla stazione di Napoli per recarsi a Roma da parte di gruppi di facinorosi, nonostante la presenza di Forze dell'ordine, non può ritenersi riconducibile esclusivamente (e neppure prevalentemente) a scadenze dettate dal calendario del campionato di calcio;

si tratta, invece, di scene che si ripetono da oltre trent'anni, senza che mai, fino ad oggi, vi sia stata grande attenzione (e soprattutto nessuna stigmatizzazione) da parte delle istituzioni e della cosiddetta società civile;

da quando, alla metà degli anni settanta, nella città di Napoli e in provincia sono sorti, con molteplici aggregazioni, sigle e articolazioni, dei movimenti di disoccupati organizzati, per chiedere ed ottenere poi la condizione di lavoratori socialmente utili, l'atteggiamento delle istituzioni locali è sempre stato di esplicito sostegno, se non di vero e proprio patronage, di trasferte a Roma per manifestazioni sguaiate, spesso violente, presso il Ministero del lavoro o altri dicasteri;

non si sono mai registrati dinieghi o proibizioni, da parte di prefetti e questori napoletani, per l'esercizio di questo singolare diritto alla piazza romana dei disoccupati organizzati napoletani e della loro complessa trama di rapporti e raccordi istituzionali;

neanche il ripetersi di episodi di violenza, di devastazione, di scontro con le Forze dell'ordine ha mai fatto venire meno la prassi, alla fine della giornata di trasferta a Roma, di incontri rassicuranti fra delegazioni dei disoccupati organizzati, rappresentanti delle istituzioni locali e Ministro o Sottosegretario di turno;

dal 1993 ad oggi, stando a quanto scritto e documentato su un quotidiano napoletano del 2 settembre 2008, circa 15.000 uomini e donne, in grado di vantare continuità di esperienza di trasferta a Roma, avrebbero trovato impiego nella pubblica amministrazione (soprattutto, seppur non soltanto, tramite società miste attivate da Comuni, Provincia e Regione),

gli interroganti chiedono di sapere con quali provvedimenti ed entro quali tempi il Governo intenda contrastare, anche alla luce dei fatti avvenuti domenica 31 agosto 2008, questa condizione di "illegalità organizzata", che ha determinato a favore di non pochi facinorosi una sorta di corsia privilegiata all'occupazione.

(4-00498)

BUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

la strada statale 342 Briantea, che collega Bergamo con Varese, nel tratto Como-Varese attraversa i centri abitati di Montano Lucino, Villa Guardia, Lurate Caccivio, Olgiate Comasco, Solbiate, Malnate;

il tratto più critico è quello compreso fra il chilomentro 69 e il chilometro 73, in quanto comporta l'attraversamento con strettoie del centro storico di Olgiate Comasco (tra il chilometro 69 e il chilometro 70), della frazione Somaino e del centro storico di Solbiate (tra il chilometro 71 e il chilometro 73);

il traffico giornaliero diurno, in base ai dati rilevati dalle ore 7 alle ore 19 nel centro di Olgiate Comasco il 29 aprile 2004, è di circa 18.000 veicoli. Precisamente 17.973 di cui 15.167 auto, 1.090 furgoni, 510 camion, 128 bus di linea, 19 altri bus, 74 articolati, 417 moto ed altri veicoli. Se a questi dati si aggiungono i veicoli in transito nelle restanti dodici ore dalle 19 alle 7, il volume di traffico va ad attestarsi a non meno di 30.000 mezzi giornalieri;

il carico di traffico rappresenta un fattore di grave dequalificazione della qualità della vita nel centro della città di Olgiate Comasco e del vicino comune di Solbiate con pesante inquinamento dell'aria e forte compromissione della sicurezza pubblica. Basti dire che solamente negli ultimi due anni nel tratto di attraversamento di Olgiate Comasco, fra il chilometro 69 e il chilometro 71 si sono verificati otto incidenti mortali, che vanno ad aggiungersi alla funesta serie degli anni precedenti;

a partire dal 1960 si parlava di realizzare una variante esterna al centro di Olgiate, in concomitanza con la variante realizzata a Binago; ma nulla fu fatto. Dal 1968 si prospettò la realizzazione dell'autostrada pedemontana Bergamo-Biella, le cui vicende progettuali si sono contorte ed arenate per decenni, per essere poi riprese recentemente su un percorso alternativo più a sud, che non porterà alcun sollievo alla comunicazione tra Como e Varese. Di fatto, però, a giudizio dell'interrogante, le ventilate soluzioni autostradali hanno offerto, in questi decenni, all'ANAS l'alibi per la più assoluta inerzia in ordine alle migliorie, da apportare alla strada statale 342, di sua competenza;

nel 1991 per iniziativa dell'amministrazione provinciale fu approntato uno studio trasmesso all'ANAS, effettuato dagli ingegneri Taiana e Zanetti, per definire i tracciati di variante della Como-Varese;

nella conferenza dei servizi presso la Regione Lombardia tenutasi nel 1998 in ordine al rifinanziamento della società Pedemontana, è esplicitamente emersa l'assoluta indisponibilità dell'ANAS a qualsiasi intervento sulla strada statale 342, finché restava in campo l'ipotesi autostradale, peraltro meramente teorica e difficilmente realizzabile nella situazione di fatto;

a questo punto il Comune di Olgiate Comasco ha progettato ed avviato la costruzione di una variante comunale di circonvallazione raccordata alla statale Briantea e alla provinciale 23 Lomazzo-Bizzarone, per liberare il centro storico dal traffico di puro transito;

al fine di inserire l'intervento comunale in un progetto organico funzionale alla realizzazione delle "Varianti di Solbiate e Olgiate Comasco della S.S. 342 Briantea" ha fatto seguito il 22 dicembre 1999 un protocollo d'intesa tra la Regione Lombardia e il Comune di Olgiate Comasco, conseguente agli accordi di programma quadro tra Regione ed ANAS per il collegamento delle province di Varese e Como all'aeroporto intercontinentale di Malpensa 2000;

grazie allo stanziamento di 55 miliardi di lire (finalizzato alla realizzazione del cosiddetto Peduncolo di Vedano e delle varianti agli abitati di Olgiate Comasco e di Solbiate) sembrava aprirsi finalmente una prospettiva concreta di soluzione ad un problema pluridecennale di comunicazione, che penalizza oltremodo l'economia dell'area collinare di frontiera con il Canton Ticino, oltre che la qualità della vita e la sicurezza pubblica;

si è pervenuti ad una convenzione tra ANAS, Regione Lombardia e amministrazione provinciale, che da parte sua avrebbe provveduto alla progettazione preliminare della variante di Olgiate Comasco-Solbiate alla statale 342, da trasmettere all'ANAS per le successive fasi definitive ed esecutive;

il Comune di Olgiate Comasco ha provveduto a progettare ed eseguire a suo carico un primo tronco, appaltato nel 2000 e completato nel 2005. Una variante del percorso in corso d'opera, apportata dalla nuova amministrazione nel 2001, non ha inficiato la fattibilità di completamento successiva, per cui gli altri enti firmatari dell'accordo di programma erano impegnati ad agire, come emerso dalla riunione svoltasi il 13 luglio 2001 presso la Regione;

nella riunione del 2 agosto 2007 presso la sede compartimentale ANAS di Milano, gli enti partecipanti hanno approvato il progetto relativo al percorso di completamento della variante di Olgiate e Solbiate, confermato in via definitiva nella conferenza di servizi del 15 luglio 2008;

ora tocca all'ANAS procedere alle fasi successive, e soprattutto recuperare la copertura finanziaria già prevista nell'accordo quadro 1999 per Malpensa, che pare si sia ridotta a 9 milioni di euro, contro i circa 20 milioni necessari;

vista la pressante necessità di pervenire finalmente alla soluzione di un gravissimo problema di comunicazione tra Como e Varese, è assolutamente necessario che l'ANAS dia priorità all'approvazione del progetto ed acquisizione nei programmi di prossimo appalto, al reintegro del finanziamento necessario e all'esecuzione dell'opera,

si chiede di sapere:

quali misure di propria competenza intenda adottare il Governo per monitorare il completamento della variante di Olgiate e Solbiate;

se il Governo si adopererà affinché vengano rispettati i tempi di esecuzione dei lavori relativi alla variante.

(4-00499)

DONAGGIO - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

a giudizio dell'interrogante, il Ministro ha fornito, con doc. 0007236 del 16 luglio 2008, risposte solo parziali o comunque non pienamente soddisfacenti all'atto di sindacato ispettivo 4-00142 pubblicato l'11 giugno 2008, sullo stato di attuazione del progetto relativo al Passante autostradale di Mestre;

in particolare la dichiarazione contenuta nella suddetta risposta, secondo cui l'apertura dei caselli intermedi sarebbe avvenuta nell'estate 2009, sembra contrastare con notizie diffuse dalla stampa locale, secondo cui ciò non avverrebbe prima del 2010, mentre nel 2008 si realizzerebbe l'apertura del Passante per il traffico di attraversamento in un'unica direzione e non in entrambi i sensi di marcia;

l'asserzione nella risposta suddetta secondo cui il progetto non prevedrebbe uno specifico svincolo a Dolo contrasta palesemente con il progetto approvato e pubblicato, che peraltro prevede nel tratto autostradale tra la nuova barriera di Dolo e Marghera accessi attraverso svincoli privi di infrastrutture di gestione e di esazione, contrariamente a quanto dichiarato dal Ministro nella risposta, nella parte in cui si riferisce ai caselli "di Vetrego e di Borbiago", anche in una fase successiva all'apertura del Passante, così suggerendo l'idea di un controllo degli accessi al sistema autostradale;

il riferimento, da parte del Ministro, alla garanzia del "passaggio dei dipendenti che risulteranno indispensabili per assicurare una migliore qualità ed efficienza del servizio erogato" appare all'interrogante aleatorio o quantomeno non soddisfacente, in ragione della necessità di una cessione dell'intero organico dei dipendenti alla nuova società, che potrebbe avvalersi della loro esperienza e professionalità,

si chiede di conoscere:

in quali date siano previste l'apertura di entrambe le carreggiate del Passante e la realizzazione e l'apertura al traffico dei caselli intermedi di Spinea, Martellago-Scorzè e Preganziol, nonché la realizzazione e l'effettiva operatività del sistema di accesso al tratto autostradale liberalizzato in prossimità della nuova barriera autostradale arretrata, come previsto dal progetto approvato;

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per realizzare compiutamente il progetto approvato, prevedendo quindi anche la demolizione dei caselli di Vetrego, Mira-Oriago e della barriera di Villabona, nonché l'effettiva operatività del sistema viario liberalizzato tra Dolo, Quarto d'Altino e Mogliano Veneto a disposizione della futura città metropolitana, necessario al decongestionamento delle arterie regionali ed urbane dell'area centrale veneta;

quali iniziative si intendano assumere al fine di assicurare a tutti i dipendenti della Venezia-Padova il passaggio alla futura società di gestione del Passante e dei tratti autostradali riconsegnati all'Anas dalla Venezia-Padova, così da garantire loro il diritto al lavoro e valorizzare l'esperienza e la professionalità da costoro acquisita.

(4-00500)

MUSSO - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

i prezzi al dettaglio dei grembiuli scolastici hanno subito nei giorni scorsi incrementi del tutto ingiustificati rispetto ai costi di produzione, come lamentato anche da diverse associazioni dei consumatori;

l'acquisto individuale del grembiule da parte di ciascuna famiglia vanifica, inoltre, il giusto obiettivo di uniformare l'abbigliamento degli alunni permettendo potenziali discriminazioni, posto che l'offerta di tale capo d'abbigliamento è fortemente differenziata tra prodotti di marca e non,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere presso gli istituti scolastici la creazione di appositi gruppi d'acquisto, attraverso i quali acquisire collettivamente tutti i grembiuli necessari agli studenti, uniformando in tal modo qualità ed estetica degli stessi, e diminuendo altresì il loro costo, che potrà essere ripartito tra le famiglie, grazie al maggior potere contrattuale.

(4-00501)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 15 agosto 2008, con decreto del Ministro dell'interno, è stato istituito il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (CASMS), al fine di conferire massima efficacia alle misure di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza in occasione delle manifestazioni sportive, anche relativamente a vie e mezzi di trasporto;

tale Comitato svolge compiti di analisi e valutazione delle notizie di particolare rilievo sul fenomeno della violenza in occasione delle manifestazioni sportive pervenute al Dipartimento della pubblica sicurezza, per consentire allo stesso l'adozione delle necessarie misure a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, anche attraverso la diramazione alle competenti autorità provinciali di pubblica sicurezza delle informazioni utili e delle direttive necessarie;

le valutazioni del CASMS devono far riferimento: alle gare in programma giudicate ad alto rischio dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ovvero autonomamente valutate tali; alle frange più violente delle tifoserie interessate; ad ogni ulteriore informazione valutata in sede di Osservatorio, ovvero autonomamente acquisita, anche di natura riservata, riguardante gravi fenomeni di intolleranza, devianza o violenza in ambito sportivo, che richiedano l'adozione di appropriate misure a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica;

nel 2007, per la partita Roma-Napoli in ragione dell'elevato profilo di rischio era stato disposto, oltre al divieto di trasferta, anche quello di vendita di biglietti, consentendo l'accesso allo stadio al solo pubblico abbonato, e gruppi delle due tifoserie erano stati protagonisti di disordini nella stazione di servizio di Montepulciano;

considerato che:

il 27 agosto 2008 il CASMS ha autorizzato la vendita da parte della società Napoli di 5.000 biglietti per la partita Roma-Napoli del 31 agosto, nonché l'apertura del settore destinato alla tifoseria ospite;

in occasione della partita di calcio si sono verificate intemperanze dei tifosi napoletani durante il trasferimento in treno dalla stazione di Napoli centrale alla stazione Termini di Roma, che hanno recato disagi ai viaggiatori delle ferrovie;

nel corso dell'edizione serale del Tg1 del 2 settembre il ministro Maroni ha dichiarato che "'Indubbiamente quello che è successo è stato grave, probabilmente una errata valutazione degli avvenimenti da parte anche della questura e della prefettura di Napoli, non me lo nascondo";

sempre il 2 settembre un comunicato del Viminale ha annunciato che "Il ministro Maroni (...) ha deciso di inviare a Napoli gli ispettori del Viminale perché, entro 48 ore, accertino fatti ed eventuali responsabilità nella gestione dell'ordine pubblico relativamente agli incidenti di domenica", mentre il 3 settembre il prefetto Cavaliere ha dichiarato "Non siamo venuti a Napoli per verificare il lavoro svolto dalla Questura. Il nostro lavoro qui si pone altri obiettivi",

si chiede di sapere:

se la determinazione n. 36 del 21 agosto 2008 con cui l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha rinviato al CASMS la valutazione in relazione alla partita Roma-Napoli sia stata assunta all'unanimità, ed in caso contrario quali siano stati i voti dei rappresentanti del Ministero e delle Forze dell'ordine coinvolti;

sulla base di quali motivazioni il CASMS abbia autorizzato la trasferta organizzata, e quali valutazioni ha espresso sui seguenti fattori di rischio: il noto antagonismo violento tra le due tifoserie; il recente ulteriore inasprimento dei rapporti tra le tifoserie organizzate a seguito degli incidenti avvenuti sul finire della scorsa stagione in occasione di uno scontro tra le stesse in un autogrill nei pressi di Montepulciano, con i relativi risvolti penali; l'annunciata decisione dei tifosi del Napoli di spostarsi in treno; la coincidenza della partita con il ritorno di milioni di persone dalle vacanze estive;

se il CASMS, nel deliberare in merito all'autorizzazione della trasferta dei tifosi del Napoli, abbia valutato informazioni di carattere riservato e, in caso affermativo, quale fosse il loro contenuto;

se risponda al vero quanto dichiarato dal coordinatore nazionale della Federazione sindacale di polizia Fsp-Ugl, Antonio Scolletta, ovvero che la Digos di Roma e quella di Napoli avevano dato parere contrario alla trasferta, ed in tal caso quali fossero le motivazioni alla base di tali pareri e se essi siano stati valutati dal CASMS;

quali informazioni e quali direttive fossero state diramate alle competenti autorità provinciali di pubblica sicurezza, con particolare riferimento alla gestione del trasferimento dei 5.000 tifosi napoletani a Roma;

quante persone fossero sul treno partito per Roma dopo le ore 12.00 e successivamente sui mezzi della Trambus, e quanti risultino essere i biglietti obliterati elettronicamente nel settore ospiti dello stadio Olimpico;

se il Ministro in indirizzo ed il Capo della polizia fossero stati informati dagli organi provinciali di quanto stava accadendo nella stazione di Napoli;

chi abbia deciso, e per quale motivo, di far arrivare il treno che trasportava esclusivamente, ed in forte sovrannumero rispetto alla capienza, i tifosi del Napoli alla stazione Termini anziché ad una stazione secondaria come quella di Tiburtina, come solitamente accade e come le situazioni di fatto verificatesi alla stazione di Napoli centrale rendevano doveroso, anche alla luce della coincidenza con il ritorno di milioni di italiani dalle vacanze estive;

quali compiti siano stati affidati dal Ministero dell'interno agli ispettori inviati a Napoli e quali le loro valutazioni;

per quale motivo all'interno del CASMS siano presenti responsabili dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna.

(4-00502)

RUSCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, varato dal Governo Prodi, recante "Misure urgenti per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche (...)", convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, ha introdotto una serie di norme finalizzate ad ampliare e migliorare gli strumenti di prevenzione del fenomeno della violenza collegata a competizioni sportive;

in particolare, tale decreto, integrando e migliorando la normativa di contrasto ai fenomeni di violenza negli stadi introdotta con la cosiddetta "legge Pisanu", ha previsto, tra l'altro, l'inasprimento delle pene relative ad atti violenti fuori e dentro gli stadi, con significative modifiche alla legge n. 401 del 1989 nonché la promozione di iniziative permanenti di rapporto e confronto con le tifoserie a la costituzione di un tavolo per gli stadi;

con l'approvazione di tale decreto-legge venne deciso di "chiudere le porte" degli stadi che non si fossero adeguati a determinate norme (introduzione di telecamere, tornelli, eccetera), venne deferita la paternità delle decisioni all'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e non più ai prefetti, vennero inoltre previste restrizioni nella vendita dei biglietti, limitazioni e regole per le trasferte, aumenti di pene e definizioni di reati;

l'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive si è più volte riunito nel corso dell'anno calcistico 2007/2008 decidendo su trasferte di tifoserie, dispute di partite a porte chiuse, definizione di livelli di pericolosità di incontri e promuovendo incontri di formazione e seminari anche in relazione al progetto steward;

il decreto-legge n. 8 del 2007, così come modificato dalla legge di conversione 4 aprile 2007, n. 41, conteneva, inoltre, il divieto per le società sportive di sovvenzionare (anche con organizzazione di trasferte, biglietti, eccetera) tutti i soggetti colpiti dai divieti e prescrizioni di cui alla legge n. 401 del 1989; parallelamente, l'articolo 8, comma 4, voluto dall'allora Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive, prevedeva la possibilità per le società sportive di stipulare con le associazioni riconosciute, "aventi tra le finalità statutarie la promozione e la divulgazione dei valori e dei principi della cultura sportiva, della non violenza e della pacifica convivenza, come sanciti dalla Carta olimpica, contratti e convenzioni in forma scritta aventi ad oggetto progetti di interesse comune per la realizzazione delle predette finalità";

a tal fine, il Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive aveva anche emanato un bando, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 febbraio 2008, rivolto proprio al sostegno di progetti promossi all'interno dello stadio da gruppi e organizzazioni volte a costruire o consolidare esperienze aventi una concezione pacifica, non violenta e antirazzista del "tifo";

la decisione di promuovere la presenza degli steward all'interno degli stadi si è concretizzata con il decreto del Ministro dell'interno 8 agosto 2007 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 195 del 23 agosto 2007; tale decreto prevedeva le disposizioni per la selezione del personale, gli obblighi per le società sportive, le modalità di svolgimento del servizio, la formazione degli operatori,

si chiede di sapere:

in relazione ai fatti avvenuti domenica 31 agosto 2008 in occasione della partita Roma-Napoli, in quale sede e per quali motivazioni sia stato deciso di permettere la trasferta dei tifosi del Napoli a Roma;

quale funzione riconosca il Ministro in indirizzo all'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive le cui funzioni e competenze sono state ampliate dalla legge 4 aprile 2007, n. 41;

se e come intenda utilizzare gli strumenti previsti dalla legge attualmente in vigore che, se applicata seriamente, rappresenta un importante dispositivo per la prevenzione della violenza collegata alle manifestazioni sportive;

quale fine abbia fatto il bando emanato l'8 febbraio 2008 dall'allora Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive per il quale i tantissimi soggetti interessati hanno inviato i loro progetti ma non hanno più avuto notizie o contatti;

se il Governo non ritenga indispensabile fornire una sollecita e dettagliata informativa al Parlamento sulla situazione relativa all'introduzione degli steward negli stadi, ai loro progetti di formazione e al loro reclutamento;

infine, se e quali politiche il Governo intenda adottare per investire e rilanciare il tavolo per l'impiantistica sportiva previsto dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, ed istituito dal precedente Governo, anche attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e con l'obiettivo di affrontare il tema della promozione di modelli di stadi e grandi palazzetti dello sport pensati per essere più moderni, più fruibili e più sicuri per tutti i cittadini.

(4-00503)

GASPARRI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

articoli di stampa del 31 agosto 2008 riportano la notizia relativa ad un dossier del Governo colombiano che accusa il partito di Rifondazione comunista di aver avuto contatti non meramente politici con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc);

dalle e-mail e dai documenti rinvenuti nel computer di Raul Reyes - portavoce delle Farc, ucciso il 1° marzo 2008 - sarebbero emersi, nell'ambito delle relazioni internazionali del gruppo, appoggi espliciti, scambio di informazioni, iniziative politiche e aiuti materiali dalla sezione esteri del partito di Rifondazione comunista guidato allora da Ramon Mantovani;

nel 2002, le Farc sono state dichiarate dall'ONU e dall'Unione europea "organizzazioni terroriste", sia per i sequestri dei civili (nelle carceri colombiane si contano circa 700 ostaggi), sia per il coinvolgimento nel traffico della cocaina;

anche per tale motivo, i rapporti intercorsi con il partito di Rifondazione comunista ed il sostegno da questo fornito alla Farc, rappresentano una vicenda che va ben al di là delle "relazioni politiche",

l'interrogante chiede di sapere:

se rispondano al vero le notizie giornalistiche sui rapporti tra il partito di Rifondazione comunista e l'organizzazione terroristica Farc;

in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale vicenda imponga chiarimenti urgenti, anche in considerazione della sicurezza interna del Paese, il cui impegno nella lotta a ogni tipo di terrorismo rischia di essere ostacolato dalla condotta di esponenti di vertice del partito di Rifondazione comunista.

(4-00504)

CAGNIN - Ai Ministri dello sviluppo economico e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) è un ente pubblico che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile del Paese;

la maggior parte delle Unità che conducono attività di ricerca e sviluppo hanno sede presso il Centro ricerche Casaccia (Roma);

il centro si estende su una superficie di circa 90 ettari, in un'area lungo la via Anguillarese;

i dipendenti ENEA con sede di lavoro nel centro Casaccia sono 1.418 (352 donne, 1.066 uomini), il 42 per cento di questi ha un'età compresa tra i 41 e i 50 anni;

per lo spostamento dei dipendenti da casa alla sede di lavoro, il centro dispone di una serie di servizi di trasporto, gestiti al proprio interno dall'Unità amministrazione, contratti, controllo e personale: un "Bus casa-lavoro", 26 linee, diversi itinerari di collegamento del Centro con le varie zone di Roma, con servizio estivo ed invernale e un servizio di navetta per la stazione di Cesano ed uno per la stazione Termini;

questi servizi, che potevano essere giustificati anni fa, quando per raggiungere la sede posta fuori città non esistevano mezzi pubblici, appaiono oggi come un ingiustificato privilegio per questi fortunati dipendenti pubblici. Infatti oggi per raggiungere il centro ENEA-Casaccia esiste un servizio di metropolitana posto a circa 5 chilometri di distanza ed un servizio urbano dell'Atac con fermata di fronte all'Enea;

tra l'altro, a quanto consta all'interrogante, i bus dell'ENEA trasportano sempre pochissime persone,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'esistenza di questo servizio di trasporto riservato ai dipendenti pubblici dell'ENEA;

quali siano i costi del servizio medesimo;

se nella corretta linea d'intervento che ha caratterizzato l'operato del Governo sino ad oggi, volta ad attuare una politica di ottimizzazione delle risorse in generale e di conseguente risparmio dei costi, con miglioramento del servizio ai cittadini, i Ministri in indirizzo non ritengano, nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle prerogative dell'ENEA, opportuna la soppressione del servizio di trasporto riservato ai dipendenti dell'Enea, onde assicurare un'uniformità di trattamento rispetto agli altri dipendenti pubblici che non godono di un uguale beneficio, nonché eliminare un servizio di fatto sottoutilizzato, con conseguente risparmio di risorse che potrebbero essere utilizzate in maniera più proficua.

(4-00505)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - L'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della proposta del Consigliere regionale del Lazio professor Vincenzo Saraceni, al Presidente della Regione Lazio, circa la possibilità di assorbimento degli esuberi Alitalia o parte di essi attraverso l'assunzione di personale qualificato presso le società regionali quali LAit SpA, Lazioservice SpA, Sviluppo Lazio SpA, Laziodisu SpA. In merito a tale proposta, risulta all'interrogante che il Consigliere regionale abbia chiesto al Presidente della Regione di riferire in Consiglio sulla situazione delle piante organiche di tali società regionali e sui criteri d'assunzione presso le società stesse, con particolare riferimento all'incremento del personale dal 1° gennaio 2006 ad oggi;

se ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, che tale proposta rappresenti una valida soluzione al problema degli esuberi Alitalia.

(4-00506)

DIGILIO - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

gli insegnanti di scuola primaria nei ruoli da almeno venti anni per effetto del concorso ordinario, in possesso del diploma di laurea in Scienze della formazione primaria di durata quadriennale, successivo rispetto alla data di immissione in ruolo, fanno rilevare profonde incongruenze e contraddizioni presenti nel Contratto collettivo nazionale del lavoro del 2007 relative alla mobilità del personale docente, educativo e ATA, che si ripercuotono inevitabilmente nelle graduatorie d'istituto creando gravi disparità tra insegnanti laureati, e conseguenti pregiudizi nei diritti ed interessi degli stessi;

nella tabella dei titoli generali per la mobilità d'ufficio e a domanda, alla lettera F) si legge: "per ogni diploma di Laurea con corso di durata almeno quadriennale (…) conseguito oltre al titolo di studio attualmente necessario per l'accesso al ruolo di appartenenza" vengono assegnati punti 5;

nella nota 12 relativa alla lettera F) viene precisato che "il punteggio spetta per il titolo aggiuntivo a quello richiesto per l'accesso al ruolo di appartenenza o per il conseguimento del passaggio richiesto" e che "non si valuta il diploma di Laurea in Scienze della Formazione Primaria in quanto è un titolo valido di accesso al ruolo";

in riferimento a quanto esposto si fa notare che: a) attualmente il diploma di laurea in Scienze della formazione non costituisce titolo di accesso a tutti gli effetti, tanto è vero che le immissioni nei ruoli della scuola primaria e dell'infanzia avvengono ancora attingendo da graduatorie formulate sulla base (quale titolo d'accesso) del solo possesso del diploma magistrale, siano esse graduatorie ad esaurimento o di merito dei concorsi ordinari; b) agli insegnanti di ruolo in possesso di qualsiasi altra laurea di durata almeno quadriennale, in aggiunta al diploma magistrale, viene riconosciuto il punteggio aggiuntivo non essendo tale titolo considerato titolo d'accesso al ruolo di appartenenza; c) rimangono pertanto esclusi dal riconoscimento del punteggio aggiuntivo esclusivamente i laureati in Scienze della formazione primaria, ossia proprio coloro che hanno conseguito una formazione specifica; d) si consideri poi che, nel caso di specie, si tratta di docenti che si sono iscritti all'università dopo la nomina in ruolo e, peraltro, al solo scopo della crescita professionale specifica; e) la previsione ai fini della mobilità penalizza notevolmente tale categoria di insegnanti che avrebbe invece dovuto trovare maggiore valorizzazione; f) sarebbe stata sufficiente un'equiparazione, ai fini del punteggio, a qualsiasi altra laurea per quegli insegnanti che hanno conseguito il titolo dopo l'immissione in ruolo (o legata ad esempio ad un periodo di tempo), a meno che non si pensi di considerare il diploma di laurea in Scienze della formazione primaria quale titolo necessario per l'accesso al ruolo, fonte di un inquadramento economico equiparato a quello degli insegnanti laureati degli altri ordini di scuola;

sembra, invece, che la sommaria previsione contenuta nell'ordinanza sulla mobilità non tenga conto di uno dei principi cardine della funzione docente ribadito a tutti i livelli: l'aggiornamento e la formazione sono fattori determinanti per migliorare la qualità del servizio, l'amministrazione pone in essere le condizioni per favorirlo;

le istituzioni hanno il compito e il dovere di tutelare i lavoratori della scuola, soprattutto per evitare pregiudizievoli disparità di trattamento all'interno della categoria, anche nella prospettiva dell'attuazione nella scuola primaria del maestro unico,

l'interrogante chiede di sapere:

se, alla luce delle considerazioni di cui in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un nuovo e più approfondito esame delle richiamate questioni al fine di assicurare un riconoscimento giuridico, nonché economico, a chi con grande sacrificio, "a proprie spese" e senza "agevolazione" alcuna, si è prodigato per migliorare la propria professionalità a tutto vantaggio dell'amministrazione;

se non ritenga di adottare misure volte a prevedere un'equiparazione, se non una priorità, nei titoli, ai maestri laureati in Scienze della formazione primaria.

(4-00507)

GARAVAGLIA Mariapia - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il Ramadan è la principale festa per le persone di fede musulmana;

secondo quanto riportato dal quotidiano "L'Arena di Verona", a Oppeano (Verona), il Sindaco ha emanato il 6 settembre 2008 un'ordinanza per proibire alla comunità islamica di svolgere la preghiere di inizio del Ramadan nei locali presso cui ha sede l'associazione «El Fallah»;

il carattere della riunione era del tutto pacifico ed esclusivamente religioso;

inoltre, secondo quanto riportato dallo stesso quotidiano in data 10 settembre, nei giorni successivi all'ordinanza è stato effettuato un controllo cui hanno preso parte, oltre ai Vigili urbani, anche Polizia e Carabinieri;

considerato che il Governo ha più volte dichiarato di voler dialogare con le forze islamiche più moderate,

si chiede di sapere:

se la presenza delle Forze dell'ordine e degli agenti di pubblica sicurezza durante il controllo successivo all'ordinanza citata in premessa fosse giustificata da qualche motivo di sicurezza;

quali iniziative il Governo ritenga opportuno adottare al fine di garantire la libertà religiosa a tutti e in tutto il Paese.

(4-00508)

POLI BORTONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

le cooperative italiane a "mutualità prevalente", così come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973, Titolo III, e dal decreto-legge n. 63 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2002, godono in Italia di un trattamento fiscale agevolato, sia per le imposte indirette (IVA, INVIM, imposta di registro, di bollo, tassa di concessione governativa, eccetera), sia soprattutto per quelle dirette, imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e imposta sul reddito delle società (IRES);

le cooperative, anche se a mutualità prevalente, spesso operano in campi diversi rispetto a quelli socio-sanitari e hanno un giro d'affari enorme (basti pensare che nel 2006 le cooperative operanti nella distribuzione organizzata hanno realizzato vendite per 11,8 miliardi di euro);

con la legge n. 142 del 2001 sono state escluse suddette cooperative dal campo di applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori stabilendo, quindi, di fatto, la possibilità di licenziare, anche in assenza di giusta causa, i lavoratori dipendenti;

la Commissione europea, a seguito di alcune denunce, ha chiesto precisazioni al Governo italiano sui regimi fiscali preferenziali per le cooperative di consumo che operano nei settori della distribuzione e dei servizi bancari;

la Commissione europea riconosce l'importanza ed il contributo significativo delle cooperative all'economia e alla società in generale, ma ritiene anche che possano considerarsi aiuti di Stato: a) la deduzione dal reddito imponibile delle cooperative a mutualità prevalente degli utili accantonati alle riserve divisibili e indivisibili corrispondenti ai redditi realizzati da attività con non membri della cooperativa. Per le grandi cooperative e per le cooperative non mutualistiche, la deduzione è ritenuta nella sua totalità aiuto di Stato, dal momento che la cooperativa assomiglia di più ad un'impresa lucrativa e che i suoi membri non vi partecipano realmente;b) la riduzione fiscale sugli interessi versati ai membri per depositi a breve termine, poiché essa non riguarda attività con i membri che partecipano alla cooperativa in quanto tale. Infatti, nel fornire prestiti ad interesse alla cooperativa, i membri agiscono in qualità di terzi prestatori e non condividono con questa i rischi economici,

l'interrogante chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che le agevolazioni alle cooperative non ledano il diritto alla concorrenza;

se non ritenga opportuno proseguire l'azione della perequazione tributaria eliminando i regimi fiscali di favore e destinare parte delle risorse così ottenute alla riduzione delle imposte sui cittadini a più basso reddito, in particolare ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati.

(4-00509)

BLAZINA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella regione Friuli-Venezia Giulia, ed in particolare nelle aree in cui storicamente vive la minoranza linguistica slovena, le varie insegne toponomastiche (bilingui) e diverse strutture pubbliche (monumenti, scuole, eccetera) vengono imbrattate con parole o frasi ingiuriose e offensive nei confronti di tale comunità e della vicina Slovenia, anche con il ricorrente uso di simbologia nazifascista;

questo fenomeno, peraltro presente da molti anni soprattutto nella provincia di Trieste, sta assumendo negli ultimi mesi proporzioni preoccupanti; le ultime scritte sono state rilevate nei comuni di Zgonik - Sgonico e Dolina - San Dorligo della Valle;

nonostante i Sindaci e le altre autorità locali abbiano più volte espresso profonda preoccupazione per il continuo ripetersi di tali atti, richiamando la necessità di un più capillare controllo del territorio, nonché il pronto accertamento delle responsabilità e l'individuazione dei colpevoli, sinora non si è provveduto in tal senso,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali vicende, che oltre a danneggiare beni pubblici, mirano a diffondere un clima di intolleranza e di odio etnico, che con grande fatica in questi anni si è cercato di contrastare, profondendo grande impegno per la convivenza e la pacificazione, nonché per rafforzare i rapporti di amicizia con la vicina Slovenia;

se intenda adoperarsi affinché, anche con l'aumento delle risorse per la sicurezza ed il controllo del territorio, si possa garantire un incremento dell'attività di prevenzione e repressione, considerando le gravi ripercussioni che tali molteplici e ricorrenti episodi di vandalismo generano nella popolazione locale e nella vicina Slovenia.

(4-00510)

RUSCONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni - Premesso che:

l'Ente italiano della montagna (EIM) è un ente pubblico di ricerca istituito a seguito della soppressione del precedente Istituto nazionale per le montagne-INM (ex Istituto nazionale della montagna-IMONT), secondo un percorso di razionalizzazione degli enti pubblici orientato, tra l'altro, a valorizzare il ruolo di servizio svolto da tale ente per le istituzioni nazionali, regionali e locali deputate ad occuparsi di problemi e di iniziative rivolte alla montagna italiana;

il suddetto ente è tuttora commissariato e in attesa di attuazione dei dettami statutari conseguenti;

come agli interrogandi consta a seguito di nota loro inviata dal commissario dell'ente, richiamante il verbale n.10/CR EIM del 2 settembre 2008, recante le osservazioni del Collegio dei revisori dell'EIM riunitosi in quella data, lo stesso Collegio ha richiamato l'attenzione delle autorità e dei Ministri competenti, al fine di segnalare la condizione per la quale, in assenza di uno sblocco dei finanziamenti previsti dalle norme finanziarie e dagli impegni assunti dai Ministeri interessati (in particolare dal Ministero dell'economia e delle finanze), l'ente risulta a tutt'oggi prossimo alla paralisi operativa;

considerato che non è dato conoscere quali siano, allo stato, l'orientamento e le deliberazioni delle autorità vigilanti che, a giudizio dell'interrogante, dovrebbero affrontare le tematiche in questione con la dovuta ponderazione,

si chiede di sapere quali misure intenda assumere il Governo al fine di garantire il funzionamento dell'EIM, provvedendo anzitutto ad adottare le urgenti iniziative di competenza in materia di finanziamento dell'ente, a cominciare dall'erogazione degli importi pregressi già stanziati da disposizioni finanziarie tuttora vigenti nell'ordinamento.

(4-00511)

SCARPA BONAZZA BUORA, PICCIONI, COMINCIOLI, GIORDANO, MAZZARACCHIO, PICCONE, SANCIU, SANTINI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

negli ultimi anni si sono registrate crescenti segnalazioni di morie di alveari di api in Italia, come peraltro riscontrato anche in altri Paesi europei. Sono stati condotti numerosi studi scientifici per individuare le cause di tali morie, senza che sia stato possibile individuare un'unica causa certa all'origine di tale fenomeno. Stante il comportamento delle api che le portano ad esplorare quotidianamente ampi territori circostanti i propri alveari, esponendole al contatto con molti fattori ambientali, sembra prevalente l'ipotesi che tali morie, distribuite in più periodi dell'anno ed in ambienti molto diversi, siano riconducibili a cause multifattoriali. Emerge comunque una problematica di fondo legata ad uno stato sanitario precario degli alveari in Italia (infezioni di varroa e di nosema), cui si vengono ad aggiungere situazioni di potenziale rischio quali i cambiamenti climatici, l'inquinamento elettromagnetico, l'esposizione ad agenti tossici;

gli apicoltori, tramite le loro associazioni di categoria, hanno fatto presente alle istituzioni regionali e nazionali la situazione di grave difficoltà in cui versa il settore dell'apicoltura e mielicoltura nazionale, concentrando le proprie attenzioni sul ruolo che a loro modo di vedere determinate sostanze chimiche, denominate neonicotinoidi, giocano nel determinare le morie;

i neonicotinoidi sono molecole presenti sul mercato da anni e che trovano vasto impiego per la difesa agli insetti patogeni di varie colture quali il mais, le patate, i frutteti e vigneti. L'azione di queste molecole è particolarmente efficace nel contrastare insetti che sono all'origine di danni diretti alla coltura del mais (come nel caso di diabrotica ed elateridi) o che veicolano gravi patologie quali il colpo di fuoco batterico, che interessa in particolare le colture fruttifere;

l'attenzione delle associazioni di apicoltori è puntata in maniera esclusiva sull'utilizzo dei neonicotinoidi per la concia delle sementi di mais. La concia, operazione mediante la quale quantità molto ridotte di pesticidi sono applicate, grazie all'uso di adesivanti, direttamente sulla semente, è venuta a sostituire la pratica precedente di distribuzione di quantitativi ingenti di prodotti per la geodisinfestazione;

nel caso della coltura del mais è poi importante ricordare il ruolo svolto dai neonicotinoidi applicati alla semente nel contenimento della diffusione della diabrotica, insetto che minaccia una crescente porzione del territorio della pianura Padana. La sospensiva dei concianti aprirebbe uno scenario di pesante utilizzo di prodotti chimici anche in applicazione spray nel corso del ciclo colturale, con pesanti ricadute sulle popolazioni di api. Inoltre emerge che, nel breve periodo, il controllo della diabrotica diverrebbe non più possibile, con danni tali da mettere a rischio la coltivazione del mais, e l'intera filiera zootecnica che esiste grazie a questa coltura, in areali cruciali per le produzioni lattiero-casearie e per la produzione di carni e salumi;

le associazioni di apicoltori additano in particolare la dispersione di polveri contenenti prodotto conciante che avviene all'atto della semina primaverile del mais con seminatrici pneumatiche. Tali polveri arriverebbero a contatto con le api, provocando alterazioni dei loro comportamenti che ne comporterebbe la successiva moria;

ad oggi il nesso di causa-effetto tra la semina di mais conciato, l'emissione di polvere dalle seminatrici e la moria delle api non è stato dimostrato in alcuna pubblicazione oggetto di peer review;

la stessa problematica delle morie, emersa in altri Paesi come la Francia, la Germania e la Slovenia, ha portato a sospendere l'autorizzazione all'uso di neonicotinoidi, successivamente parzialmente o totalmente riammessi al commercio a seguito di approfondite valutazioni tecnico-scientifiche;

in particolare emerge quanto riportato nel report del 1° marzo 2008 dell'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti (AFSSA) che, al termine di uno studio pluriennale, rileva che all'origine della mortalità nel periodo e area di studio "nessuna origine tossica agricola può essere attribuita a queste mortalità". Tale valutazione si è poi tradotta nell'autorizzazione all'uso di una delle molecole appartenenti alla famiglia dei neonecotinoidi per la concia di semente di mais nel 2008, con un protocollo per la minimizzazione dell'emissione di polveri e con un piano di monitoraggio che ha permesso di confermare l'assenza di danni per le api;

l'emissione delle polveri risulta poi essere completamente eliminabile con l'adozione di semplici accorgimenti tecnici nel funzionamento delle seminatrici che hanno permesso la fine della sospensiva sull'uso dei neonicotinoidi in Germania e Slovenia su colza e che hanno dato positivi risultati anche nel caso delle semente di mais, con possibilità di immediata e capillare adozione a livello di tutte le aziende agricole in tempi utili alla semina di mais del prossimo anno,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per le quali il Ministro in indirizzo non abbia accolto in apposite linee guida le soluzioni identificate per evitare la dispersione delle polveri di neonicotinoidi;

se non ritenga indispensabile l'adozione urgente di un piano di monitoraggio atto ad identificare in modo certo le cause della moria delle api onde evitare operazioni che danneggiano l'agricoltura e la zootecnia italiana.

(4-00512)

FLUTTERO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

negli ultimi anni si è determinata una progressiva e consistente riduzione dei trasferimenti di risorse economiche per i costi di funzionamento delle Autorità di bacino nazionali a valere sui capitoli del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (2004 - 816.000, 2005 - 510.000, 2006 - 286.000, 2007 - 286.000, 2008 - 195.000);

la riduzione delle risorse disponibili è stata affrontata dalle diverse Autorità di bacino, in osservanza anche dalle varie disposizioni normative assunte nel tempo, attraverso azioni di razionalizzazione e riduzione delle spese per i consumi intermedi, aderendo tra l'altro alle diverse convenzioni della società Concessionaria servizi informativi pubblici (Consip);

alcune Autorità hanno inoltre realizzato significative riduzioni delle spese per gli affitti delle sedi;

ulteriori consistenti riduzioni di fondi per le spese di funzionamento di tutte le Autorità di bacino nazionali, a fronte dell'aumento costante dei costi dei servizi, hanno, tuttavia, determinato, un quadro debitorio assai critico e la necessità di richiedere al Ministero dell'ambiente e al Ministero dell'economia e delle finanze, in data 22 aprile 2008, l'accesso al fondo di riserva per le spese impreviste, di cui all'art. 9 della legge 5 agosto 1978, n. 468;

i fondi ottenuti, per un importo pari a 500.000 euro, sarebbero stati ripartiti direttamente dalla Direzione generale della difesa del suolo del Ministero dell'ambiente, senza attivare le consuete modalità di consultazione delle Autorità di bacino;

tale suddivisione sarebbe del tutto incongruente con le dimensioni territoriali e con il quadro delle criticità presenti nei fiumi e nei bacini di competenza delle diverse Autorità di bacino: il Po e l'Adige, per esempio, hanno ricevuto circa il 3 per cento della somma a disposizione, mentre l'Autorità di Bacino del Liri, Garigliano e Volturno circa il 50 per cento (con detti fondi tali Autorità avrebbero coperto le spese correnti dell'esercizio 2008, tralasciando quelle degli anni precedenti);

detta ripartizione parrebbe, ad avviso dell'interrogante, prescindere da qualunque valutazione relativa gli sforzi messi in atto dalle diverse Autorità per contenere la spesa corrente e in particolare quella derivante dalla locazione della sede;

in considerazione di tale situazione, c'è il forte rischio che le Autorità di bacino dei due fiumi più importanti, il Po e l'Adige, bacini, com'è noto, caratterizzati da rilevanti problemi per quanto riguarda sia la risorsa idrica sia la sicurezza idraulica, nel 2009 non siano in grado di operare sia per la mancanza di risorse che per il peso del debito finanziario accumulato negli scorsi anni,

si chiede di conoscere quali siano i criteri che la Direzione generale della difesa del suolo ha utilizzato per la ripartizione dei fondi e, nel caso in cui il riparto non corrisponda a criteri di equità e di coerenza con le dimensioni territoriali e con il quadro delle criticità presenti nel territorio delle diverse Autorità, come il Ministro in indirizzo intenda porre rimedio alla situazione creatasi, al fine di evitare il rischio di una sostanziale grave e pericolosa paralisi operativa delle Autorità di bacino del Po e dell'Adige a fronte della necessità di garantire il fondamentale contributo all'azione di prevenzione del rischio idrogeologico che tali amministrazioni svolgono sul territorio di competenza.

(4-00513)

LANNUTTI, DE TONI, GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

nel mese di novembre 2007, preannunciato da numerosi articoli pubblicati su autorevoli quotidiani italiani, anche con richiami in prima pagina, e da uno "Speciale Tg1" trasmesso il 31 ottobre 2007, veniva distribuito nelle librerie italiane il libro "Padre Pio, Miracoli e politica nell'Italia del Novecento", scritto per le edizioni Einaudi dal prof. Sergio Luzzatto, docente di Storia moderna all'Università di Torino;

nel citato libro veniva narrato l'eccidio accaduto a San Giovanni Rotondo il 14 ottobre 1920 sostenendo che le Forze dell'ordine avevano sparato «sulla massa inerme dei contadini socialisti» e che tutti i morti, undici su undici, furono «rossi», nonostante l'autore pubblichi la foto della lapide commemorativa dell'evento, peraltro scattata da lui stesso, nella quale accanto a uno dei nomi c'è la specifica «carabiniere»;

l'incongruenza veniva sottolineata nel libro "Padre Pio l'ultimo sospetto" pubblicato a febbraio 2008 e scritto dai giornalisti Saverio Gaeta e Andrea Tornielli per le edizioni Piemme, in cui veniva citato uno stralcio della relazione dell'ispettore generale Vincenzo Trani, inviato dal Ministero dell'interno, in cui si legge che «un carabiniere cadde mortalmente ferito, ed a tanta impreveduta aggressione rispose il fuoco che fu aperto dai carabinieri. [...] Il carabiniere Imbriani di fatti cadde vittima di un colpo sparatogli contro da un borghese che si era impadronito di uno dei fucili tolti dalle mani dei soldati»;

gli stessi Gaeta e Tornielli evidenziavano che Luzzatto aveva letto la relazione dell'ispettore Trani, avendone citato altri stralci, omettendo il passaggio sopra citato e riportando una diversa versione dei fatti, non si sa suffragata da quale fonte, visto che persino l'"Avanti" scrisse allora con chiarezza che «un carabiniere, [...] tale Imbriani, fu colpito da un proiettile di moschetto, e morì mentre veniva trasportato a Foggia.»;

nello stesso libro, i due giornalisti, nella nota 20 a pag. 220, hanno scritto che: «Luzzatto - docente di Storia moderna, che convenzionalmente si ferma al 1815 - ha potuto godere nel 2007 di un finanziamento universitario di 3.818,70 euro per il progetto su "Politica e religione nel Novecento italiano", un tema assonante con il sottotitolo del suo saggio su Padre Pio»;

si chiede di sapere se risulti al Ministro in indirizzo, per quanto di propria competenza:

se i contenuti della ricerca coincidano con i contenuti del libro pubblicato dalla Einaudi;

se sia legittimo assegnare un finanziamento a un docente ordinario di Storia moderna per una ricerca che riguarda il periodo della Storia contemporanea;

se sia legittimo che una ricerca finanziata dal Ministero possa essere poi ceduta ad un editore per finalità commerciali;

se sia legittimo che il Ministero eroghi uno stipendio mensile di professore ordinario e un finanziamento straordinario a un docente che, a giudizio degli interroganti, divulga grossolani errori storici, col rischio di contribuire ad ingenerare nelle popolazioni studentesche un sentimento di sfiducia nelle competenze dei propri insegnanti.

(4-00514)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

precedentemente al 1° gennaio 2002, anno nel quale il nostro Paese, in seguito alla sottoscrizione del trattato di Maastricht, ha volontariamente devoluto la prerogativa sovrana del conio della moneta alla Banca centrale europea (BCE) adottando l'euro come valuta avente corso legale nel Paese, due erano i modi più frequenti per approvvigionarsi della nuova moneta necessaria al finanziamento del sistema economico:

il primo sistema consisteva nella collocazione di titoli del debito pubblico effettuata mediante operazioni di mercato aperto, con le quali veniva fornita nuova moneta al Ministero del tesoro. Sino al 1981, per proteggersi dai casi nei quali la domanda di titoli del debito pubblico era inferiore all'offerta, per la Banca d'Italia vigeva l'obbligo di acquisto dei titoli non collocati sul mercato. In pratica la Banca d'Italia non poteva rifiutare il finanziamento del fabbisogno pubblico, anche a costo di creare base monetaria in eccesso. Dal 1981, con l'indipendenza della Banca d'Italia dal Ministero del tesoro, inauguratasi con l'asta dei BoT del luglio 1981, iniziava un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, il cosidetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d'Italia: una "separazione dei beni" che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento integrale dei titoli offerti dal primo, liberandola dal precedente obbligo, anche se la prassi fu di fatto mantenuta sino all'adozione della moneta unica;

il secondo sistema di monetizzazione del debito, in caso di disavanzo pubblico, era quello di chiedere alla Banca Centrale di emettere moneta e versarla sul conto che il centro di spesa del governo, gestito dal Ministro del tesoro, aveva aperto presso la Banca d'Italia;

dall'abuso di questa pratica, negli anni '70 e '80, l'economia nazionale ebbe gravi danni a causa del susseguirsi di tassi di inflazione sempre più elevati, come ugualmente accadde per i tassi di interesse, causando un abnorme e inarrestabile aumento del debito pubblico;

gradatamente, nel corso degli anni successivi, si mostrò un'attenzione maggiore alla quantità di moneta emessa ricercando, per le nuove emissioni, una corrispondenza tra la quantità di moneta immessa nel sistema e la ricchezza reale prodotta dal Paese giungendo, nel 1993, alla chiusura del Conto di tesoreria;

tale chiusura fu stabilita con la pubblicazione della legge 26 novembre 1993, n. 483, la cui applicazione portò all'azzeramento del conto di tesoreria e, conseguentemente, del debito contratto dal Ministero del tesoro verso la Banca d'Italia,

si chiede di sapere:

a quanto ammontasse l'importo totale del debito;

se, da parte del Ministero del tesoro, vi sia stata una corresponsione di denaro (o di altri valori) alla Banca d'Italia in cambio della chiusura del conto e, in particolare, se la contropartita fosse rappresentata in titoli del debito pubblico;

nel caso in cui la chiusura del conto di Tesoreria non avesse determinato la cessione di moneta, bensì di titoli del debito pubblico, se questi ultimi siano andati in scadenza;

nell'eventualità positiva, ovvero se alla scadenza dei titoli consegnati alla Banca d'Italia essi siano stati rimborsati, in quale posta di bilancio sia possibile trovarne traccia;

nell'eventualità in cui essi non siano stati ancora rimborsati, ad esempio perché i titoli consegnati erano titoli a lunga scadenza, se essi siano ancora custoditi nel patrimonio di Banca Italia, o se siano stati venduti sul mercato secondario dei titoli;

nel caso ipotizzato di cessione dei titoli sul mercato secondario, in quale posta di bilancio sia possibile trovarne traccia;

se il debito derivato da una procedura che non ha comportato alcun costo per la Banca d'Italia, eccetto i minimi costi di produzione della cartamoneta, sia da considerare un debito senza alcun fondamento economico e giuridico e, quindi, non possa formalmente considerarsi tale;

poiché ci si trova innanzi ad un attivo di patrimonio formatosi in base ad una devoluzione della sovranità monetaria ad un organo diverso dallo Stato, a cui questo dovrebbe appartenere di diritto, ed essendo innanzi ad un attivo formatosi con uno scambio che appare vantaggioso per la sola Banca d'Italia, con sicuro danno dei cittadini i quali, oltre ad avere subito un danno a causa dell'innalzamento dei prezzi generato dall'inflazione causata dalla stampa di una ingente ed eccessiva quantità di moneta al fine di coprire il disavanzo pubblico, hanno visto trasformare il valore di questa moneta ceduta al Tesoro, da positivo in negativo, cioè in debito pubblico che dovrà essere coperto con tassazione presente e futura, nei loro confronti, se il Ministro in indirizzo ritenga giuridicamente possibile richiedere ed ottenere l'annullamento unilaterale di tale debito.

(4-00515)

PEGORER, PERTOLDI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

a seguito di un provvedimento adottato dall'autorità giudiziaria, gli impianti di produzione di cloro-soda della Caffaro di Torviscosa (Udine) sono stati posti sotto sequestro preventivo per violazione alle norme in materia ambientale riscontrate in alcune fasi del ciclo produttivo;

l'interruzione dell'attività negli stabilimenti delle Industrie Caffaro di Torviscosa, oltre a determinare il ridimensionamento occupazionale presso l'azienda, rischia di avere pesanti ripercussioni anche su altre aziende collegate alla medesima per tipo di produzione. Fra queste, si segnalano in particolare, la Bracco Spa (con 140 dipendenti a Torviscosa), la Serichim, la Lavanderia Adriatica, il Consorzio Depurazione Laguna, la Caffaro di Brescia e altre ancora per un totale, tra diretto e indotto, di circa 1.000 dipendenti;

il polo chimico di Torviscosa è fra i più importanti del nostro Paese e ha già subito, negli anni scorsi, un pesante ridimensionamento sul piano occupazionale con negativi riflessi sociali nell'area territoriale della Bassa Friulana e nella provincia di Udine;

considerato che:

occorre procedere all'immediata costituzione di un tavolo di concertazione, con la partecipazione dei Ministeri competenti, della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Udine, dei rappresentanti dei lavoratori e della direzione delle Industrie Caffaro per evitare, nel rispetto dell'attività della magistratura e in coerenza con le prescrizioni normative in materia, la chiusura irreversibile dello stabilimento Caffaro di Torviscosa e delle attività indotte;

risulta indispensabile ridefinire un progetto di sviluppo nazionale del comparto chimico che tenga conto delle opportunità di sviluppo di attività produttive ad alto contenuto innovativo e della tutela della salute e dell'ambiente,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intendano assumere i Ministri in indirizzo al fine di evitare la chiusura dello stabilimento della Caffaro di Torviscosa e la perdita di numerosi posti di lavoro non solo in Friuli Venezia Giulia, ma anche in altre unità produttive collegate e ubicate in altre regioni;

se intendano predisporre un apposito progetto strategico per il comparto chimico del Paese finalizzato al rilancio del settore, ad una maggiore di tutela della salute dei lavoratori occupati in tale ambito e ad una più efficace tutela dell'ambiente.

(4-00516)

NEROZZI - Al Ministro dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

la legge 2 agosto 1999, n. 264, recante norme in materia di accessi ai corsi universitari, ha introdotto il principio della programmazione al livello nazionale per l'iscrizione ai corsi di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, medicina veterinaria, architettura e fisioterapia;

la costituzionalità della norma citata viene spesso messa in dubbio da quanti auspicano l'adozione di modelli di selezione che siano davvero in grado di scegliere gli studenti più meritevoli e non si basino su test aleatori;

l'ultima edizione di concorso, svoltasi il 4 settembre 2007, è stata, inoltre, caratterizzata per le gravissime irregolarità verificatesi durante lo svolgimento della prova e per la presenza di numerosi quesiti dalla formulazione errata;

tale circostanza ha condotto immediatamente alla proposizione di migliaia di contenziosi amministrativi e all'apertura di fascicoli d'indagine da parte di numerose Procure della Repubblica attualmente ancora pendenti;

in proposito, il Ministro dell'università e della ricerca, allo scopo di "definire le modalità e i contenuti delle prove di ammissione ai corsi di cui all'art. 1, comma 1, lettere a) e b) della legge 264/1999", ha adottato un decreto ministeriale - il decreto ministeriale 17 maggio 2007 - che prevedeva l'annullamento dei quesiti errati;

il 18 giugno 2008 il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con sentenza n. 5986, ha disposto l'annullamento della prova selettiva e delle conseguenti graduatorie di ammissione, accertando nel corso del giudizio che altri sette quesiti erano errati, oltre ai predetti annullamenti;

si apprende da una interrogazione formulata durante il question time svoltosi alla Camera dei deputati il 2 luglio 2008 che è intenzione del Ministro interpellato impugnare la suddetta sentenza allo scopo di chiederne un'immediata sospensione;

considerato che:

la decisione del TAR non si fonda sul solo riconoscimento dei quesiti errati, ma anche e soprattutto sulla constatazione della violazione del principio di trasparenza come conseguenza dell'assenza dei verbali della Commissione che ha elaborato i quesiti della prova e della riproposizione di quesiti di edizioni precedenti del concorso;

la stessa sentenza auspica un intervento legislativo e istituzionale atto a ridefinire la posizione di tutti i soggetti che hanno partecipato alla prova di ammissione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuna, anche alla luce delle numerose proposte di legge già presentate, una revisione di tutta la materia dell'accesso universitario che conduca all'adozione di sistemi di selezione più equi quale, ad esempio, quello adottato in Francia, che prevede l'ammissione libera ed una selezione alla fine del secondo anno di studi;

se, invece di demandare alla Magistratura amministrativa una questione che, per sua natura, dovrebbe essere discussa nelle opportune sedi democratiche, non si ritenga opportuno, alla luce dei fatti esposti, adottare con urgenza un provvedimento utile ad impedire che tutti quei soggetti esclusi dal concorso in premessa, sulla base di una prova di concorso riconosciuta illegittima dal TAR, rivendichino il loro diritto all'ammissione, assumendo iniziative di natura legale, che andrebbero a ledere le posizioni di coloro che sono stati ammessi sulla base della suddetta prova e che frequentano da mesi le facoltà di Medicina e chirurgia, nonché azioni volte al risarcimento del grave danno patito.

(4-00517)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la situazione aziendale della compagnia pubblica di trasporto aereo Alitalia, attualmente vessata da una profonda crisi economico-finanziaria, è al centro di un clima di forte tensione fra le rappresentanze dei lavoratori del comparto, la dirigenza amministrativa della compagnia e il Governo che ha recentemente varato un piano di salvataggio della compagnia con la previsione del taglio e/o del ricollocamento di un numero imprecisato di posti di lavoro in esubero;

l'11 settembre 2008, in occasione di un'assemblea sindacale che ha visto la partecipazione in massa di oltre il 50 per cento dei lavoratori Alitalia dello scalo aeroportuale di Fiumicino, ha causato la cancellazione imprevista di oltre 40 voli;

l'evenienza, come rilevato dall'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) che si configura di fatto come interruzione di pubblico servizio, ha arrecato considerevoli danni agli utenti e clienti di Alitalia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda promuovere le opportune verifiche onde far luce sull'interruzione di pubblico servizio verificatasi a Fiumicino l'11 settembre 2008, anche al fine di offrire elementi informativi a beneficio di coloro che, intendano chiedere forme di risarcimento del danno subito perché i cittadini che hannno subito i danni attiveranno legittimamente le vie giudiziarie.

(4-00518)

POLI BORTONE - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che da notizie apparse sulla stampa nei giorni scorsi, si è appreso di una denuncia fatta dalla CISAL-sanità di Lecce, in merito a somme esose che sarebbero state pagate per "lavoro straordinario in pronta disponibilità",

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non intenda sollecitare l'apertura di una inchiesta sull'Azienda sanitaria locale (ASL) di Lecce, in merito alla denuncia fatta dalla CISAL-sanità di Lecce, per verificare se risponda al vero quanto riportato;

in caso affermativo, se non ritenga di estendere l'inchiesta sui costi complessivi della ASL ad una verifica sui bilanci delle Aziende sanitarie locali di Puglia, a giudizio dell'interrogante propedeutica, peraltro, ad ogni intervento finanziario in tema di sanità nella medesima regione in previsione dell'attuazione del federalismo fiscale;

con quali interventi sanzionatori intenda intervenire nel caso di comprovate spese assolutamente ingiustificate ed ingiustificabili.

(4-00519)

POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con la legge n. 448 del 1998, articolo 45, comma 3, si provvede alla concessione di benefici economici alle emittenti televisive locali;

la materia è regolamentata attraverso il decreto ministeriale 5 novembre 2004, n. 292, (pubblicato nella Gazzetta Ufficialen. 285 del 4 dicembre 2004) ed il decreto ministeriale del 31 gennaio 2008 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 85 del 10 aprile 2008);

il Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) della regione Puglia ha redatto la graduatoria delle sedici emittenti televisive ammesse ad ottenere il finanziamento pari, come previsto, ai quattro quinti dell'intera somma destinata alla Puglia;

ad avviso dell'interrogante, il Corecom avrebbe dovuto verificare, con tutti i mezzi, la veridicità della documentazione allegata, anche in presenza di autocertificazione, soprattutto in merito al rispetto dell'articolo 1, comma 4, lettera a), del decreto ministeriale del 31 gennaio 2008 che stabilisce che la domanda deve contenere "la dichiarazione di essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali";

è evidente che l'emittente debba essere in possesso del richiamato requisito della "regolarità previdenziale" all'atto della presentazione della certificazione o autocertificazione (considerato che esso risulta soddisfatto anche nei casi in cui siano state concordate forme di rateizzazione);

laddove la regolarizzazione dovesse avvenire successivamente all'atto della presentazione della domanda, si avrebbe come effetto una dichiarazione evidentemente mendace (con tutte le eventuali conseguenze anche di carattere penale) ed una distorsione del mercato, perché, attraverso una indebita erogazione di fondi pubblici, si sanerebbe una situazione debitoria precedente che, laddove onestamente dichiarata, avrebbe impedito l'accesso alla fruizione dei fondi pubblici stessi;

non è esatto, come qualcuno sostiene, che il Corecom non abbia gli strumenti per effettuare le verifiche (nel qual caso, se così fosse, il Corecom si rivelerebbe un organo di dubbia utilità), espressamente previsti dall'articolo 1, comma 7, del decreto ministeriale 31 gennaio 2008;

il problema va affrontato con urgenza e con chiarezza, a tutela di quella etica della comunicazione, talora invocata a sproposito, in virtù della quale devono intervenire esempi comportamentali corretti e buone prassi da offrire in termini emulativi agli operatori economici e culturali,

l'interrogante chiede di sapere se il Governo intenda assumere iniziative volte a verificare le modalità relative all'erogazione di contributi pubblici alle emittenti televisive locali di Puglia. Ciò, al fine di fugare ogni dubbio su una vicenda che tanto turbamento sta provocando fra gli onesti operatori televisivi pugliesi che effettivamente erano in regola, all'atto della richiesta di contributo, con tutti i requisiti stabiliti dalla legge.

(4-00520)

RAMPONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 30 novembre 2007 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale, n. 279 - il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2007 "Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunicatori non stagionali nel territorio dello Stato per l'anno 2007". La nuova procedura di inoltro delle domande e di gestione dei procedimenti di competenza dello Sportello unico per l'immigrazione (SUI) per l'applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 novembre 2007 è stata definita con circolare del Ministero dell'interno n. 23/07 in data 8 novembre 2007;

le immigrazioni autorizzate dal decreto ministeriale sulla programmazione transitoria dei flussi per l'anno 2007/2008 ammontano ad un totale di 170.000;

la richiesta di autorizzazione all'immigrazione deve essere accompagnata da una dichiarazione da parte del datore di lavoro che conferma l'assunzione dell'immigrato con un contratto di lavoro che ne garantisce l'occupazione e la sistemazione abitativa, delineando un quadro economico-sociale di tranquillità;

le richieste di autorizzazione dell'immigrazione per ragioni di lavoro pervenute agli uffici ammontano a 740.000;

ne sono state esaminate a tutt'oggi meno di 150.000;

di queste quelle accolte sono solo 77.000. A seguito di un accurato controllo da parte degli organi competenti sono stati, fra gli altri, esclusi 9.000 stranieri da parte delle questure, e altri 35.000 per manifesta impossibilità di sostenere le spese da parte del datore di lavoro;

anche tenendo conto della percentuale di esclusioni, la differenza tra il numero delle immigrazioni autorizzate dal decreto flussi ed il numero dei reali posti di lavoro disponibili risulta molto elevato;

l'accurata analisi di controllo effettuata dagli organi competenti ha dimostrato l'effettiva capacità di garantire una valida azione di filtro;

per quanto detto, in Italia esiste la concreta disponibilità di un numero determinato di posti di lavoro, tenendo ben conto della prevedibile percentuale degli escludendi molto superiore a quella indicata dal decreto del Presidente del Consiglio del 30 ottobre 2007;

una stima attendibile indica come almeno il 70 per cento di queste domande riguardi immigrati irregolari già presenti sul territorio italiano impiegati, di fatto, nel lavoro sommerso;

l'aumento del numero dei lavoratori autorizzati nel Paese costituisce un sicuro elemento di sviluppo e di progresso e la soddisfazione delle esigenze di lavoro costituisce anche - specie in alcuni settori, un positivo elemento di serenità psicologica, per la parte più anziana della società italiana,

l'interrogante chiede di sapere:

quali siano le procedure in base alle quali sono state determinate le quote di flussi di immigrazione per lavoro e come possa verificarsi una così elevata discrepanza tra offerta di posti di lavoro da parte del Ministero e dichiarazioni di posti di lavoro esistenti accompagnati da garanzie di assunzione, da parte dei cittadini italiani, pur mettendo in conto una congrua percentuale di offerte di lavoro non accettabili;

entro quali termini temporali si ritenga di poter raggiungere il numero delle autorizzazioni previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per il 2008;

se il Governo intende rispettare la norma della legge n. 189 del 2002 (cosiddetta legge Bossi-Fini) che prevede l'emanazione annuale del decreto entro la fine di novembre, al fine di consentire ai datori di lavoro che possono rispondere correttamente alle condizioni poste dalle norme per la concessione dell'autorizzazione all'ingresso in Italia del candidato/lavoratore extracomunitario e che solo per ragioni di scelta prioritaria in base alla registrazione di ricevuta della domanda presentata a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo al 2007/2008 non sono stati presi in esame, di ripresentare domanda e vedere finalmente risolta la lunga vertenza in modo legale e con soddisfazione di tutte le parti in causa;

se il Governo, preso atto di quanto sopra descritto, abbia intenzione di adeguare il numero delle autorizzazioni alla effettiva disponibilità di posti-lavoro, tra l'altro, evitando così il protrarsi del lavoro nero;

se il Governo possa accettare ed adottare la proposta di continuare, sino ad esaurimento, l'esame delle 700.000 proposte pervenute, respingendo quelle inaccettabili per qualsiasi ragione e accettando quelle che danno garanzia di integrità del candidato e di solvibilità del cittadino italiano richiedente.

(4-00521)

POLI BORTONE - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'interno - Si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano intervenire, ciascuno per quanto di propria competenza, presso il Comune di Martina Franca (Taranto) per verificare l'applicazione o meno dei contenuti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con cui si prescrive agli enti locali di espletare un bando pubblico per l'assunzione dei dirigenti;

inoltre, se sia compatibile con le direttive del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'intero Governo l'assunzione di ulteriori cinque dirigenti, oltre ai cinque già presenti nell'organico dell'ente, senza il previo espletamento di un bando di concorso.

(4-00522)

POLI BORTONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

i beni culturali ecclesiastici rappresentano un enorme patrimonio culturale dal quale l'Italia trae grandi benefici soprattutto in termini di attrattività turistica;

occorrerebbe procedere alla redazione di un piano organico di intervento per la manutenzione, ristrutturazione, restauro e fruizione di ciascun bene che non può essere demandato al solo intervento della Chiesa cattolica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno promuovere la sottoscrizione di accordi di programma-quadro o protocolli d'intesa con la Conferenza episcopale italiana al fine di stabilire un piano organico dettagliato di interventi sul patrimonio dei beni culturali.

(4-00523)

RUTELLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

la Presidenza del Consiglio dei ministri ha prescelto come sfondo per la Sala stampa di Palazzo Chigi una riproduzione del celebre dipinto di Giambattista Tiepolo "La Verità svelata dal Tempo";

la riproduzione del dipinto settecentesco installata nella Sala stampa della Presidenza del Consiglio presenta una vistosa variante rispetto all'originale, poiché sulla figura di donna che nella rappresentazione allegorica del Tiepolo incarna la Verità compare una chiazza di colore volta a sfumarne parzialmente la sagoma e nasconderne il seno nudo,

si chiede di sapere:

quali considerazioni o valutazioni d'opportunità abbiano ispirato la scelta del Governo, adottata appena insediatosi a Palazzo Chigi, di "velare" la Verità, già svelata dal Tempo, a presunto beneficio degli operatori dell'informazione che hanno accesso alla Sala stampa della Presidenza del Consiglio;

se il Ministro in indirizzo non giudichi inammissibile che uno dei capolavori dell'arte italiana venga deliberatamente artefatto attraverso una riproduzione singolarmente "censurata", cosa che non risulta essere avvenuta in nessun luogo istituzionale di nessun paese democratico;

nel caso tale scelta sia invece considerata appropriata dal Ministro in indirizzo, se non ritenga opportuno istituire un premio intitolato all'artista cinquecentesco Daniele da Volterra, detto "il Braghettone", per la promozione e valorizzazione della Verità secondo nuovi canoni estetici ed etici individuati dal Governo in carica, ed estendere la scelta compiuta a Palazzo Chigi alle conseguenti azioni presso i competenti uffici del Ministero per i beni e le attività culturali perché provvedano ad occultare o sfumare altri capolavori, o loro riproduzioni, reputati sconvenienti.

(4-00524)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 10 settembre 2008 è stato emanato un provvedimento con cui il Prefetto di Terni, dott. Sabatino Marchione, richiamandosi alla determinazione n. 39 del 9 settembre 2008 dell'Osservatorio delle manifestazioni sportive, stabiliva l'accessibilità a quattro settori dello stadio "Libero Liberati" di Terni per complessivi 8.765 posti,

tale provvedimento è stato rimesso in discussione, con determinazione 4 dell'11 settembre 2008, dal Comitato di analisi sulla sicurezza delle manifestazioni sportive (CASMS) del Ministero dell'interno, costringendo la stessa Prefettura a limitare, come soluzione intermedia, l'accesso ai soli abbonati per la partita di domenica 14 settembre tra la Ternana e il Pescara;

le misure assunte dal Ministero risultano decisamente discriminanti e fortemente penalizzanti nei confronti di uno stadio e di una tifoseria le cui degenerazioni violente appartengono ormai ad un lontano passato e che, anzi, proprio negli ultimi anni si è positivamente distinta per maturità e senso civico;

l'atteggiamento preconcetto nei confronti della realtà ternana appare altresì evidente nello spot promosso dal Ministero dell'interno, e diffuso a livello nazionale, in cui, ignorando apertamente eventi riguardanti altre città e finiti, purtroppo, tragicamente, vengono invece rievocate immagini, appartenenti all'aprile 2005, di scontri verificatisi alla stazione ferroviaria di Terni;

la zona dello stadio "Libero Liberati" è da lungo tempo esente da incidenti significativi,

si chiede di conoscere:

quali siano le motivazioni che hanno spinto a rimettere in discussione, con misure altamente restrittive, il provvedimento prefettizio relativo all'accessibilità allo stadio ternano;

quali siano i motivi per cui nel citato spot televisivo viene additata e criminalizzata esclusivamente la tifoseria della squadra di calcio della città umbra;

se si abbia la consapevolezza del grave danno arrecato all'immagine dell'intera città di Terni;

se si intenda rendere pubblicamente conto dei costi della campagna emergenziale relativa alla violenza negli stadi e degli effettivi risultati finora conseguiti.

(4-00525)

FASANO - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che:

la sera del 15 settembre 2008 in pieno centro a Pagani (Salerno) si è verificato un grave episodio di criminalità che ha provocato l'uccisione di due persone e il ferimento di una terza;

detto episodio, che avviene a soli due mesi di distanza da un altro grave fatto di violenza culminato nell'assassinio del tenente dei Carabinieri Pittoni, segna un indiscutibile innalzamento della recrudescenza criminale nella provincia di Salerno ed in particolare nell'agro nocerino;

la popolazione attende che il Governo adotti una politica atta a garantire la sicurezza in provincia di Salerno, nell'agro nocerino e nella città di Pagani in particolare,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza, intendano promuovere l'inserimento della provincia di Salerno, e in particolare della città di Pagani e dell'agro nocerino, fra le aree maggiormente a rischio sicurezza, anche al fine di assicurare per tali territori le misure straordinarie contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" (in primis la presenza dell'esercito) che, oltre a rappresentare un deterrente per la criminalità organizzata e non, infondono tranquillità nelle popolazioni locali oltremodo allarmate dal susseguirsi di sparatorie ed agguati in pieno centro urbano.

(4-00526)

FASANO, COMPAGNA, PARAVIA, ESPOSITO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il Sindaco di Valva (Salerno), avvocato Michele Cuozzo, nel corso della seduta del Consiglio comunale del 5 settembre 2008, subiva un'aggressione da parte del consigliere Corona, il quale, dopo aver inveito e rivolto frasi ingiuriose all'indirizzo dell'avvocato Cuozzo, è poi passato alle vie di fatto colpendolo con pugni al petto fino a farlo rovinare per terra;

detta aggressione non ha avuto conseguenze più gravi solo per il pronto intervento degli altri consiglieri comunali;

il Sindaco è stato costretto a sospendere la seduta di Consiglio e, quindi, è stato trasportato all'ospedale di Oliveto Citra per le prime cure;

tali atteggiamenti aggressivi e poco rispettosi verso il Sindaco da parte della minoranza, ed in particolare da parte del consigliere Corona, si ripetono sistematicamente ad ogni seduta del Consiglio comunale,

gli interroganti chiedono di sapere se e, del caso, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda prendere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di ripristinare l'ordine e la legalità in seno al Consiglio comunale di Valva, oggi ostaggio di una minoranza che mostra di essere poco incline al rispetto delle regole democratiche e che cerca di imporre con la forza ed il ricorso alla violenza fisica la propria volontà.

(4-00527)

FASANO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per la provincia di Salerno è da tempo il regno del caos, essendo priva del vertice dirigenziale a seguito del trasferimento dell'architetto Affanni, sovrintendente che di fatto non aveva mai preso possesso dell'incarico;

tale vacatio nella dirigenza ha consentito ad alcuni funzionari di assumere atteggiamenti autoritari e discriminanti o di attuare provvedimenti discutibili, spesso dettati solo da pregiudizi di carattere politico nei confronti di talune amministrazioni comunali;

appare particolarmente grave, come denunciato da alcuni organi di stampa, il comportamento di un funzionario, trasferito ad altra sede, che continua comunque ad aggirarsi negli uffici di via Botteghelle e, senza averne titolo, continua a scartabellare fascicoli e carte, in totale spregio di ogni normativa sulla privacy;

il caos e i comportamenti illegittimi denunciati alimentano il discredito nei confronti dell'attività e delle funzioni della Soprintendenza, provocando la reazione indignata di molti amministratori comunali, in particolare del Cilento;

tale indignazione ha trovato grande eco sulla stampa e sulle tv locali,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo:

ritenga opportuno procedere con sollecitudine alla nomina del nuovo Soprintendente;

ritenga di dover inviare un'ispezione al fine di verificare se rispondano al vero le denunce degli amministratori e della stampa, sui comportamenti e le attività dei funzionari con particolare attenzione a quelli dell'area del Cilento, i quali si sarebbero resi responsabili di atteggiamenti poco conformi al ruolo ricoperto.

(4-00528)

VALENTINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

successivamente all'attentato dinamitardo subito in Reggio Calabria lo scorso 25 febbraio 2008 presso i locali della propria attività di bar e pasticceria, la signora Alessandra Malavenda avanzava, nella sua qualità di amministratore della società denominata "Almarò srl", istanza di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell'estorsione e dell'usura ai sensi della legge n. 44 del 1999;

l'istanza presentata presso l'Ufficio territoriale del Governo il 14 marzo 2008 è a tutt'oggi in fase d'istruttoria;

i lunghi tempi imposti dalla farraginosa macchina burocratica tradiscono lo spirito della legge istitutiva del Fondo quale strumento di concreto intervento a sostegno di coloro che, vittime delle delittuose attenzioni della malavita organizzata, si trovano a dover fronteggiare gli oneri derivanti dai danni subiti dai mancati introiti e tutte le difficoltà di ripristino delle proprie attività economiche,

l'interrogante chiede di conoscere quali siano le ragioni che impediscono una celere definizione dell'iter relativo alle elargizioni nei confronti della signora Alessandra Malavenda previste dalla legge n. 44 del 1999, la cui tempestività è di fondamentale rilevanza per le finalità auspicate dalla norma stessa.

(4-00529)

TOMASSINI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la cartella clinica non solo ha scopi clinici per l'assistenza, per una valutazione dell'efficacia delle cure o come tramite di informazione tra i vari operatori o per rilievi statistici e scientifici, ma anche medico-legali ed economico-amministrativi di notevole importanza;

la cartella clinica è il principale strumento di lavoro, comune alle varie figure professionali che intervengono sul paziente, finalizzato alla cura, e le informazioni contenute in essa devono essere leggibili e chiare,

il decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1969 obbliga alla raccolta del dato clinico e alla sua classificazione all'interno dei reparti ospedalieri,

non esistono leggi specifiche che regolano la compilazione e gestione della cartella clinica;

considerato che l'utilizzo dei sistemi di condivisione dei dati clinici consente: una migliore gestione clinica del cittadino nella logica di ottimizzare la qualità e la tempestività della cura; di ridurre gli sprechi, sia sanitari che sociali, dovuti alle inutile ripetizione di prestazioni; di programmare, condividere ed armonizzare le attività di diagnosi e cura tra l'assistenza territoriale ed l'assistenza ospedaliera e tra i reparti degli stessi ospedali; di supportare e controllare l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza a livello regionale e nazionale;

rilevato che:

il livello di informatizzazione del servizio sanitario nazionale, nelle sue articolazioni regionali e centrali, presenta profonde diversità;

i sistemi di raccolta e distribuzione di dati clinici in formato elettronico a livello ospedaliero è molto basso, inclusa l'ospedalità privata accreditata ed in ogni caso ampiamente al di sotto della media europea;

la competenza sull'archiviazione delle cartelle cliniche in carico al Ministero per i beni e le attività culturali è anacronistica;

l'obbligo di legge di conservazione delle cartelle cliniche cartacee ha prodotto solo grandi accumuli di carta non utilizzabili per l'ottimizzazione del processo clinico sia in termini di qualità della cura che di costi indiretti per il paziente ed il sistema;

l'obbligo di conservazione delle cartelle cliniche cartacee produce ogni anno un onere economico per la collettività stimabile in oltre 100 milioni di euro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno introdurre una normativa che preveda un sistema di raccolta elettronica dei dati clinici strutturata, uniforme e condivisa per rendere operativa la diffusione del dato clinico-sanitario di ogni cittadino, raccolto presso tutte le strutture ed i relativi professionisti che operano all'interno del Servizio sanitario nazionale.

(4-00530)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

con comunicato stampa dell'8 luglio 2008, intitolato "I consumi delle famiglie - Anno 2007", l'Istat ha diffuso i dati sui canoni mensili medi di locazione pagati dalle famiglie per gli immobili in cui vivono;

per l'anno 2005, l'affitto medio mensile ammontava a 308 euro, mentre per l'anno 2007 risultava essere pari a 351 euro, con un aumento del 14 per cento nel biennio di riferimento;

dalla banca dati presente nel sito Internet dell'Istat relativa agli indici nazionali dei prezzi al consumo per l'intera collettività (base 1995=100), si ricava che l'indice dei prezzi degli affitti reali nel 2005 è risultato pari a 145,3, mentre nel 2007 risultava essere pari a 152,3, con una variazione del 4,8 per cento, comprensiva, come noto, della rivalutazione automatica dei canoni di locazione prevista ex lege;

in pratica, i due dati, riferentisi al medesimo fenomeno, presentano una discrasia di ben 8,4 punti percentuali che non appare in qualche modo giustificabile, ma che potrebbe incidere in maniera considerevole (oltre due decimi di punto) sul tasso di inflazione, qualora ad essere veritiero fosse il dato diffuso per l'indagine sui consumi delle famiglie che, alla luce dell'andamento del mercato immobiliare, si appalesa sicuramente più credibile dello striminzito 5,6 per cento che contribuisce al calcolo dell'inflazione,

si chiede di sapere quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda sollecitare per fare luce sulla vicenda di cui in premessa e se non ritenga di investire della questione la Commissione di garanzia per l'informazione statistica affinché venga stabilito in maniera univoca ed inequivocabile quale sia stato l'incremento effettivo dei canoni di locazione delle abitazioni in Italia nel periodo 2005-2007.

(4-00531)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

sul settimanale online "Il Foglietto dell'Usi/RdB Ricerca" n. 32 del 16 settembre 2008, è apparso il seguente articolo dal titolo "Istat e Iss sbagliano le ritenute sindacali l'Aran sottrae ben 800 deleghe a Usi/RdB", a firma di Alex Malaspina, dal quale sembrano emergere gravi irregolarità nella determinazione della percentuale di rappresentatività delle organizzazioni sindacali presenti nel comparto degli enti pubblici di ricerca;

in particolare nell'articolo sopra citato si legge che: «Dal gennaio 2001, quando Usi/RdB comunicò a tutti gli enti che la ritenuta a carico dei propri iscritti era pari allo 0,50% su tutti gli emolumenti fissi e continuativi, con esclusione della 13a e degli arretrati a qualsiasi titolo erogati, l'Istat e l'Istituto Superiore di Sanità per un "disservizio di natura informatica" hanno escluso dagli emolumenti soggetti a ritenuta l'indennità mensile di ente. La conseguenza è stata che in occasione della verifica effettuata dal Comitato paritetico (Aran/Sindacati) previsto dall'articolo 43 del decreto legislativo n. 165 del 2001, è emerso che nei predetti due enti gli iscritti a Usi/RdB verserebbero una quota mensile inferiore al 50% di quella che mediamente viene versata alle altre sigle sindacali. In pratica, il dipendente avrebbe versato in media la quota di 8,08 euro che risulta inferiore di 16 centesimi (sic!) alla soglia minima stabilita dallo stesso Comitato, che è di 8,24. Senza alcuna comunicazione preventiva, il Comitato ha annullato circa 800 deleghe (tutte quelle rilasciate a Usi/RdB dai lavoratori Istat e Iss), riducendo drasticamente il "peso" dello stesso sindacato e facendo crescere quello delle altre sigle. Pronta la reazione della Flc-Cgil che nei giorni scorsi ha comunicato il rafforzamento dei confederali (che hanno beneficiato dei punti sottratti a Usi/RdB).»;

considerato che:

l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e il cosiddetto Comitato paritetico, di cui fanno parte rappresentanti della stessa Aran e delle confederazioni sindacali, hanno ignorato, nonostante la tempestiva comunicazione da parte degli enti, le dette correzioni ed hanno continuato a far circolare tabelle in base alle quali a Usi/RdB-Ricerca vengono attribuiti alla data del 31 dicembre 2006 soltanto 498 iscritti anziché 1.298, con una percentuale di rappresentatività di 5 punti inferiore a quella reale,

si chiede di sapere quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, ciascuno per le rispettive competenze, intendano sollecitare per chiarire la vicenda di cui in premessa e, qualora fosse accertato l'errore da parte dell'Istat e dell'Istituto superiore di sanità nel calcolo delle ritenute sindacali a favore di Usi/RdB-Ricerca, quali provvedimenti ritengano di adottare per indurre l'Aran e il Comitato paritetico ad accreditare alla medesima organizzazione sindacale le deleghe illegittimamente contestate in sede di verifica.

(4-00532)

BUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

l'Aeroclub volovelistico Lariano di Verzago, frazione di Alzate Brianza (Como) è ormai da tempo al centro di una contesa sulla quale si è pronunciato anche l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac);

l'Enac ha inviato una lettera indirizzata ai vertici dell'aeroporto di Verzago, comunicando gli esiti della recente ispezione;

l'Enac ha evidenziato la necessità di interventi per la sicurezza ed il rispetto delle norme aeroportuali, come la realizzazione delle striscie di sicurezza della pista;

la segnaletica orizzontale non risulta conforme alle normative aeroportuali, con particolare riferimento al bordo pista;

presa visione dei mezzi di soccorso e delle dotazioni, resta da verificare la disponibilità di personale abilitato all'assistenza antincendio;

l'Enac ha valutato come insufficienti le recinzioni sul lato nord del Aeroclub, necessarie per assolvere finalità sia di tutela della sicurezza aeroportuale, sia connesse con il pericolo di accesso alla pista di animali durante le manovre dei velivoli,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali misure di competenza intenda adottare per monitorare il rispetto delle normative aeroportuali;

se non si ritenga opportuno intervenire per impedire che l'Aeroclub volovelistico di Verzago diventi un aeroporto ad uso commerciale, ma venga conservato come aviosuperficie.

(4-00533)

DI GIROLAMO Leopoldo - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 11 settembre 2008 il Comitato di analisi sulla sicurezza delle manifestazioni sportive (CASMS) del Ministero dell'interno ha adottato il provvedimento che consente l'accesso allo stadio "L.Liberati" di Terni ai soli abbonati in occasione della partita Ternana-Pescara che si doveva svolgere la successiva domenica 14 settembre 2008;

il giorno precedente, il Prefetto di Terni, dottor Sabatino Marchione, dopo un lungo e serio lavoro della Commissione provinciale sui pubblici spettacoli, aveva adottato un provvedimento che consentiva l'accesso dei tifosi a quattro settori dello stadio, ottemperando alle norme di sicurezza vigenti, per un totale di 8.760 posti;

tale scelta è stata operata in conformità alla determinazione dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive che demandava ai Prefetti le decisioni in merito;

negli stessi giorni viene trasmesso da alcuni canali televisivi uno spot nel quale, allo scopo di denunciare l'assurdità della violenza sportiva, si ripropongono vecchie immagini risalenti agli scontri dell'aprile 2005, avvenuti nei pressi della stazione ferroviaria di Terni;

tale scelta, ad avviso dell'interrogante incomprensibile, potrebbe determinare nell'opinione pubblica una possibile connessione fra violenza sportiva ed una tifoseria conosciuta come una delle poche con orientamento politico di sinistra,

si chiede di conoscere le motivazioni in base alle quali il CASMS ha ribaltato la decisione assunta dal Prefetto di Terni ed inoltre le motivazioni per le quali si sono scelte immagini riguardanti gli scontri avvenuti presso la stazione di Terni nel 2005 per la campagna di condanna della violenza sportiva promossa dal Ministero dell'interno.

(4-00534)

LANNUTTI, DE TONI, GIAMBRONE, MASCITELLI, PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e trasporti e dello sviluppo economico - Premesso che:

la società Compagnia aerea italiana (Cai S.p.A.), presieduta dall'imprenditore Roberto Colaninno e diretta dall'amministratore delegato ingegner Rocco Sabelli, si propone di subentrare nella parte attiva della compagnia di bandiera nazionale Alitalia, posta in amministrazione straordinaria, previa separazione delle passività che verrebbero poste in capo allo Stato mediante la creazione di apposita bad company;

l'ingegner Colaninno si è avvalso della collaborazione del manager Sabelli sia in Telecom che in Piaggio, nonché nella società IMMSI attraverso la quale l'imprenditore mantovano è entrato a far parte della cordata di investitori, individuata dall'advisor bancario Intesa San Paolo, al fine di rilevare, mediante la costituzione di una nuova società ad hoc (newco) la sostanza utile di Alitalia SpA in conclamata crisi industriale e finanziaria;

secondo quanto si apprende da fonti di stampa, quasi due anni fa il dottor Sabelli, lasciato l'ufficio di amministratore delegato della Piaggio, ha rilevato il controllo di Dataservice, una azienda romana di information technology quotata in Borsa ma in difficoltà finanziarie, la cui ristrutturazione è stata curata da Banca Intesa, che ha anche assunto una partecipazione azionaria nella società attraverso Imi Investimenti. Nel febbraio 2008, Banca Intesa avrebbe ceduto alla società guidata da Sabelli una propria controllata, la "Universo servizi", nel quadro delle operazioni volte al rilancio di Dataservice. Sempre secondo l'articolo di stampa in questione, all'esito di tale operazione la Dataservice dell'ingegner Sabelli risulterebbe ancora in debito verso Banca Intesa per 12,7 milioni di euro,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che, tenuto conto anche dei rapporti finanziari intercorrenti tra la medesima Banca Intesa ed Air One, compagnia aerea privata in difficoltà che dovrebbe essere assorbita nella nuova società aerea diretta dall'ingegner Sabelli, nonchè del rilevante onere per le casse dello Stato e per i contribuenti rappresentato dalla complessa operazione societaria concernente la crisi Alitalia, possa sussistere il rischio dell'insorgere di un conflitto di interessi che riguarda la Banca Intesa come advisor e il medesimo istituto come interessato o partecipante all'operazione di salvataggio di Alitalia;

quali inziative siano state poste in atto o si intenda adottare per assicurare la massima trasparenza delle operazioni societarie di cui in premessa, anche al fine di prevenire o risolvere ogni possibile situazione di conflitto di interessi riguardante gli amministratori e gli istituti di credito che sovraintendono al piano di ristrutturazione finanziaria ed industriale in atto.

(4-00535)

FASANO - Ai Ministri dell'istruzione, università e ricerca e dell'interno - Premesso che:

la protesta messa in atto all'apertura dell'anno scolastico da una sparuta minoranza di insegnanti e dirigenti scolastici rappresenta, a giudizio dell'interrogante, una strumentalizzazione vergognosa dei bambini, ancora più grave perché avviene nel primo giorno di scuola, dedicato all'accoglienza dei bambini, che è di fondamentale importanza nella scuola primaria;

manifestazioni come il lutto al braccio, addirittura il vestito nero, l'esposizione di drappi a lutto all'ingresso di alcune scuole da parte dei dirigenti scolastici (i quali utilizzano l'istituzione scolastica come fosse di loro proprietà) hanno creato sconcerto e disagio nelle famiglie e nei bambini, come evidenzia gran parte della stampa italiana;

la "politicizzazione" della protesta è plasticamente rappresentata dall'episodio avvenuto nel comune

di Collegno (Torino): il sindaco Silvana Accossato, indossata la fascia tricolore, si è unito al maestro per protestare contro l'introduzione del cosiddetto "maestro unico" e ha affermato polemicamente di voler affiancare il docente nello svolgimento della lezione;

atteggiamenti come quello sopra descritto, poco consoni al ruolo di educatori, messi in atto da alcuni insegnanti e dirigenti scolastici, sono stati stigmatizzati anche da importanti psicologi come la professoressa Oliverio Ferraris che testualmente ha dichiarato "Il primo giorno di scuola l'attenzione degli insegnanti dovrebbe essere totalmente rivolta ai bambini, che sono tesi ed emozionati e che andrebbero accolti in classe nel migliore dei modi",

l'interrogante chiede di conoscere:

se e quali provvedimenti i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare per riportare alla normalità quelle istituzioni scolastiche indebitamente "utilizzate" da dipendenti pubblici come proprietà private;

se ritengano di poter ravvisare gli estremi di abuso di potere nei comportamenti di quei dirigenti scolastici che hanno esposto i drappi neri all'ingresso degli edifici scolastici;

se ritengano la presenza polemica in un'aula scolastica di un sindaco con la fascia tricolore al fianco dell'insegnante in contrasto con le normative vigenti.

(4-00536)

BIANCHI - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti - Premesso che:

la compagnia aerea AirBee opera sulla tratta da e per Crotone in regime di oneri di servizio pubblico ai sensi dell'articolo 52, commi 35 e 36, della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria per il 2002);

nel corso degli ultimi mesi, si sono registrati numerosi disservizi, quasi ad esempio un ritardo di quasi 24 ore nel mese di agosto;

la compagnia dispone di soli cinque vettori, ragion per cui in caso di guasto di uno di essi non può più essere assicurato il normale servizio, con la conseguente cancellazione del volo;

tale situazione ha ripercussioni gravi non solo sugli utenti, ma anche sull'aeroporto S. Anna di Crotone, che in mancanza di voli operati da AirBee verrebbe privato del suo principale cliente;

l'aeroporto di Crotone rientra tra quelli individuati ai sensi del regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992, in quanto su rotta considerata essenziale per lo sviluppo economico della regione;

che la rete viaria e ferroviaria da e per Crotone è assolutamente insufficiente per garantire un servizio pubblico reale,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per scongiurare la chiusura dell'aeroporto di Crotone;

se non ritenga il Governo di procedere ad una selezione di tipo analogo a quella definita per Air Bee, al fine di garantire una continuità operativa dell'aeroporto di Crotone;

se non ritenga il Ministro in indirizzo di dover sollecitare l'espletamento del nuovo Bando europeo per gli oneri di servizio che songiurerebbe la cessazione dei voli e gli inevitabili disagi per gli utenti.

(4-00537)

SANCIU - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

il progressivo disimpegno della presenza militare nell'isola di La Maddalena ha determinato una impegnativa fase di trasformazione, peraltro ancora in essere, proiettando la comunità locale da una stabile economia a prevalenza militare verso nuovi ed incerti scenari di sviluppo;

la carenza dell'occupazione indotta dalla chiusura della base militare statunitense ha senza dubbio generato un cambiamento negli assetti socio-economici della comunità locale;

la dismissione della base Usa di La Maddalena con una conseguente caduta dei livelli occupazionali locali e la perdita di centinaia di posti di lavoro ha generato una situazione di precarietà ed incertezza per il personale fino a quel momento impiegato;

attualmente sono 140 gli ex lavoratori della base Usa che oggi, trascorsi otto mesi dalla data del licenziamento, sono ancora in attesa di una ricollocazione lavorativa prevista in queste situazioni;

nella legge finanziaria 2008, all'articolo 2, commi 100 e 101, venivano estesi e finanziati i benefici della legge n. 98 del 1971 che garantisce la ricollocazione del personale precedentemente impiegato nelle ex basi Usa/Nato presso la pubblica amministrazione;

l'applicazione della normativa prevedeva che detto processo dovesse essere portato avanti da una specifica Commissione insediata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

tale organismo è stato soppresso dall'articolo 68 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e le funzioni non risultano ancora trasferite e/o delegate;

considerato che:

in questo momento i 140 ex dipendenti della base Usa di La Maddalena percepiscono un'indennità di mobilità in deroga di circa 850 euro mensili e tale regime avrà termine il 31 dicembre 2008;

dal 1° gennaio 2009 detti lavoratori non percepiranno alcun reddito sino allo stanziamento dei fondi in deroga previsti per il mese di agosto e la seconda annualità di concessione di tale regime comporta una decurtazione pari al 20 per cento di quanto attualmente percepito;

il personale ex base Usa presenta delle professionalità molto qualificate, con una formazione tecnico-culturale in grado di gestire situazioni complesse e particolari e che potrebbero contribuire ad un arricchimento dei servizi della Pubblica amministrazione;

alcune Amministrazioni pubbliche hanno avanzato istanze per l'assunzione e collocazione presso le loro strutture di parte di detto personale;

l'Ente Parco nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena ha manifestato l'interesse per l'assegnazione di almeno 30 unità lavorative tra gli ex dipendenti della base Usa di La Maddalena,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti si intendano prendere in merito alla risoluzione delle problematiche esposte ed al fine di dare una nuova collocazione alle 140 unità lavorative della ex base Usa di La Maddalena;

quali assicurazioni ed evidenze si possano fornire nell'immediato ai suddetti lavoratori, del tutto incolpevoli della loro situazione, e che oggi vivono in una grave situazione di incertezza e di disagio, che potrebbe ancora peggiorare verso la fine dell'anno quando verrà loro meno l'indennità di mobilità in deroga e sfociare in una allarmante crisi sociale inconciliabile con quel clima di tranquillità che deve involgere questo territorio che ospiterà nel luglio del 2009 il grande evento del G8.

(4-00538)

SCARPA BONAZZA BUORA, PICCIONI, COMINCIOLI, GIORDANO, MAZZARACCHIO, PICCONE, SANCIU, SANTINI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

negli ultimi anni si sono registrate crescenti segnalazioni di morie di alveari di api in Italia, come peraltro riscontrato anche in altri Paesi Europei. Sono state condotti numerosi studi scientifici per individuare le cause di tali morie, senza che sia stato possibile individuare un'unica causa certa all'origine di tale fenomeno. Stante il comportamento delle api che le portano ad esplorare quotidianamente ampi territori circostanti i propri alveari, esponendole al contatto con molti fattori ambientali, sembra prevalente l'ipotesi che tali morie, distribuite in più periodi dell'anno ed in ambienti molto diversi, siano riconducibili a cause multifattoriali. Emerge comunque una problematica di fondo legata ad uno stato sanitario precario degli alveari in Italia (infezioni di varroa e di nosema), cui si vengono ad aggiungere situazioni di potenziale rischio quali i cambiamenti climatici, l'inquinamento elettromagnetico, l'esposizione ad agenti tossici;

gli apicoltori, tramite le loro associazioni di categoria, hanno fatto presente alle istituzioni regionali e nazionali la situazione di grave difficoltà in cui versa il settore dell'apicoltura e mielicoltura nazionale, concentrando le proprie attenzioni sul ruolo che a loro modo di vedere determinate sostanze chimiche, denominate neonicotinoidi, giocano nel determinare le morie;

i neonicotinoidi sono molecole presenti sul mercato da anni e che trovano vasto impiego per la difesa agli insetti patogeni di varie colture quali il mais, le patate, i frutteti e vigneti. L'azione di contrasto di queste molecole è particolarmente efficace nel contrastare insetti che sono all'origine di danni diretti alla coltura del mais (come nel caso di diabrotica ed elateridi) o che veicolano gravi patologie quali il colpo di fuoco batterico che interessa i fruttiferi in particolare;

l'attenzione delle associazioni di apicoltori è puntata in maniera esclusiva sull'utilizzo dei neonicotinoidi per la concia delle sementi di mais. La concia, operazione mediante la quale quantità molto ridotte di pesticidi sono applicate, grazie all'uso di adesivanti, direttamente sulla semente, è venuta a sostituire la pratica precedente di distribuzione di quantitativi ingenti di prodotti per la geodisinfestazione;

nel caso della coltura del mais è poi importante ricordare il ruolo giocato dai neonicotinoidi applicati alla semente nel contenimento della diffusione della diabrotica, insetto che minaccia una crescente porzione del territorio della Pianura Padana. La sospensiva dei concianti aprirebbe uno scenario di pesante utilizzo di prodotti chimici anche in applicazione spray nel corso del ciclo colturale, con pesanti ricadute sulle popolazioni di api. Inoltre emerge che, nel breve periodo, il controllo della diabrotica diverrebbe non più possibile, con danni tali da mettere a rischio la coltivazione del mais, e l'intera filiera zootecnica che esiste grazie a questa coltura, in areali cruciali per le produzioni lattiero-casearie e per la produzione di carni e salumi;

le associazioni di apicoltori additano in particolare la dispersione di polveri contenti prodotto conciante che avviene all'atto della semina primaverile del mais con seminatrici pneumatiche. Tali polveri arriverebbero a contatto con le api, provocando alterazioni dei loro comportamenti che ne porterebbe la successiva moria;

ad oggi il nesso di causa effetto tra la semina di mais conciato, l'emissione di polvere dalle seminatrici e la moria delle api non è stato dimostrato in alcuna pubblicazione oggetto di peer review;

la stessa problematica delle morie, emersa in altri paesi come la Francia, la Germania e la Slovenia, ha portato a sospendere l'autorizzazione all'uso di neonicotinoidi, successivamente parzialmente o totalmente riammessi al commercio a seguito di approfondite valutazioni tecnico-scientifiche;

in particolare emerge quanto riportato nel report del 1° marzo 2008 dell'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti (AFSSA) che, al termine di uno studio pluriennale, rileva che all'origine della mortalità nel periodo e area di studio "nessuna origine tossica agricola può essere attribuita a queste mortalità". Tale valutazione si è poi tradotta nell'autorizzazione all'uso di una delle molecole appartenente alla famiglia dei neonicotinoidi per la concia di semente di mais nel 2008, con un protocollo per la minimizzazione dell'emissione di polveri e con un conseguente piano di monitoraggio;

l'emissione delle polveri risulta poi essere completamente eliminabile con l'adozione di semplici accorgimenti tecnici nel funzionamento delle seminatrici che hanno permesso la fine della sospensiva sull'uso dei neonicotinoidi in Germania e Slovenia su colza e che hanno dato positivi risultati anche nel caso delle semente di mais, con possibilità di immediata e capillare adozione a livello di tutte le aziende agricole in tempi utili alla semina di mais del prossimo anno;

il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ha annunciato ripetutamente negli ultimi giorni l'intenzione di procedere alla sospensione dell'autorizzazione all'uso dei neonicotinoidi per la concia delle sementi di mais;

importanti operatori della distribuzione organizzata hanno manifestato la decisione di vietare l'utilizzo di neonicotinoidi per la concia delle sementi utilizzate dai propri fornitori, seppur in assenza di prove scientifiche atte a giustificare questa severa decisione;

il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194 (Attuazione della direttiva 91/414/CEE in materia di immissione in commercio dei prodotti fitosanitari) all'articolo 5 individua fra i requisiti per giungere alla sospensione di prodotti fitosanitari la disponibilità di documentazione comprovante la pericolosità, limitando il divieto ad aree specifiche del territorio,

si chiede di conoscere:

le ragioni per le quali il Ministro in indirizzo non abbia accolto in apposite linee guida le soluzioni identificate per evitare la dispersione delle polveri di neonicotinoidi, manifestando invece, per voce del Sottosegretario di Stato per la salute con delega alla sicurezza alimentare, l'intenzione di adottare provvedimenti improntati al principio di precauzione;

se il Ministro non ritenga indispensabile l'adozione urgente di un piano di monitoraggio atto ad identificare in modo certo le cause della moria delle api onde evitare operazioni che danneggiano l'agricoltura e la zootecnia italiana.

(4-00539)