Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Ranucci sulla mozione 1-00010 (testo 2)
Signor Presidente, onorevoli colleghi, coerentemente con quanto sostenuto nel programma elettorale del Partito Democratico, oggi sottoponiamo all'approvazione di quest'Aula una mozione, firmata e condivisa anche da colleghi della maggioranza, con la quale si impegna il Governo a costituire una "borsa del gas", analoga a quella già esistente per il settore elettrico, affinché si possa dare slancio al mercato incentivando la liberalizzazione.
La rete italiana del gas, se resa effettivamente libera nelle scelte di investimento garantite dal sistema tariffario, può molto rapidamente costituire il nucleo fondante della rete europea dei gasdotti, alla quale affidare la realizzazione della borsa del gas. La creazione a breve di un mercato è necessaria per portare alla separazione dei prezzi del gas da quelli del petrolio.
Il decreto legislativo n. 164 del 2000 tratta tutto il settore del gas dall'approvvigionamento allo stoccaggio, al trasporto, alla distribuzione, alla vendita e alle attività correlate a tali fasi; inoltre introduce i criteri per la separazione delle attività di distribuzione e vendita necessari per la liberalizzazione (successivamente precisati da varie deliberazioni dell'Authority per l'energia elettrica e il gas).
Il decreto n. 164 (decreto Letta), recependo la direttiva europea 98/30 relativa al mercato interno del gas, ha dato avvio al processo di apertura del mercato del gas naturale in Italia, con lo scopo ovviamente di aumentare la libera concorrenza.
Infatti, almeno sulla carta, doveva finire il monopolio, in quanto il decreto prevedeva di scomporre le varie fasi della filiera (unbundling) imponendo la separazione societaria o contabile delle varie imprese che erano presenti in più livelli della filiera stessa.
Nonostante siano stati introdotti, da parte dell'Authority per l'energia elettrica e il gas, diversi provvedimenti in ottica di liberalizzazione, il mercato di fatto non ha subito grosse aperture; così come neanche una seconda direttiva della Comunità europea (direttiva 2003), che introduceva nuove regole finalizzate alla non discriminatorietà e trasparenza nella gestione, ha prodotto i risultati sperati. Alla fine quindi i nuovi operatori sono quasi "obbligati" ad accettare le condizioni economiche del principale attore del mercato per l'accaparramento di grosse quantità di gas.
Ma che la liberalizzazione del mercato fosse incompleta lo denunciava, ad esempio, anche la Commissione attività produttive della Camera dei deputati quando alla fine di un'indagine conoscitiva sull'energia, nel febbraio 2006, affermava che l'Italia soffre di un "deficit strutturale di offerta di gas e di capacità di stoccaggio"; un deficit che avrebbe tuttavia potuto essere colmato per tempo tramite il completamento del processo di liberalizzazione del settore con l'adozione di adeguati atti di indirizzo nei confronti dell'operatore dominante mediante l'esercizio da parte del Ministero dell'economia dei poteri dell'azionista. La stessa Commissione evidenziava una "asimmetria" nel mercato energetico italiano, dove è evidente che la liberalizzazione del settore elettrico appare ben più sviluppata che non quella del settore del gas.
I risultati raggiunti dal processo di liberalizzazione del settore elettrico appaiono senz'altro più incoraggianti di quelli ottenuti nel settore del gas, con evidenti ripercussioni a favore dei consumatori. L'alto livello di concentrazione del mercato, le carenze di infrastrutture nazionali di adduzione e stoccaggio e la rigidità nell'accesso alle reti di trasporto internazionali impediscono il corretto funzionamento dei meccanismi concorrenziali. La carenza di infrastrutture e le difficoltà connesse all'assenza di una disciplina comunitaria per le tariffe e per l'accesso trasparente ai gasdotti internazionali ostacolano lo sviluppo di nuovi operatori e frenano la traslazione sui prezzi ai consumatori finali dei benefici della liberalizzazione.
Altro dato da considerare è che la domanda di gas in Europa continua a crescere, mentre la produzione interna dell'Unione europea tende a diminuire e la dipendenza europea dalle importazioni di gas aumenterà progressivamente. L'Italia, in particolare, presenta una dipendenza dal gas ancora più marcata, essendo il paese europeo che ne utilizza maggiormente in rapporto alle altre fonti energetiche. Per questo motivo occorre concentrarsi sugli obiettivi della sicurezza di approvvigionamento di gas, in quantità adeguata ed a basso prezzo, affinché possano esserci concreti benefici per i consumatori finali. In particolare, tali obiettivi sono conseguibili mediante investimenti in terminali di rigassificazione GNL (gas naturale liquefatto), al fine di moltiplicare il numero di fornitori di gas, attraverso una semplificazione delle procedure riguardanti gli investimenti nelle infrastrutture interne e internazionali, ma soprattutto nella realizzazione di una borsa del gas, sul modello di quella elettrica.
La borsa del gas costituisce uno strumento essenziale per il proseguimento del processo di liberalizzazione e lo sviluppo di un mercato concorrenziale; la sua realizzazione è sicuramente favorita dal modello entry-exit già adottato dalla regolazione italiana per l'accesso alle reti di trasporto. Al suo potenziamento contribuirà anche la posizione geografica dell'Italia, che si pone come punto naturale per lo sviluppo dei flussi di gas che interesseranno sempre di più il bacino mediterraneo, l'Europa sud-orientale e il Medio Oriente verso l'Europa comunitaria; si configura pertanto l'obiettivo strategico di far divenire l'Italia non solo paese importatore ma paese di transito e stoccaggio, con notevoli benefici in termini di diversificazione degli approvvigionamenti e di maggiore concorrenza. L'aumento degli scambi di gas favorirà l'obiettivo di incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti per l'Italia e l'intera Unione europea e realizzare un mercato centralizzato basato non più su prezzi concordati bilateralmente dagli operatori, ma su un prezzo ufficiale di riferimento che si formerà nell'ambito della borsa, attraverso un sistema automatico di incrocio tra domanda ed offerta gestito in modo indipendente.