PISTORIO (Misto-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, signor Ministro degli affari esteri, colleghi, c'è da chiedersi perché ogni volta che la parola sull'Unione europea passa ai cittadini inesorabilmente il giudizio risulta negativo o per lo più negativo.
Non vi è dubbio che l'aspetto che ha assunto questa costruzione risenta di un eccesso di tecnicismo e burocrazia per cui sembra quasi che sia necessario dotarsi di codici particolari per decriptare il linguaggio e di competenze specialissime per comprendere sino in fondo quanto da questi organi viene prodotto e emanato. Non possiamo non registrare, infatti, quanto grande sia lo iato tra l'attuale struttura di Bruxelles e quella che era immaginata dai padri fondatori, dalla matrice comune, espressione di una dimensione straordinaria, successiva alla tragedia della guerra e che si rifaceva apertamente alla tradizione cristiana.
Schumann, De Gasperi e Adenauer avevano questa forza evocativa, questa radice molto forte, proprio quella radice che inspiegabilmente è stata negata quando non si è avuto il coraggio di riconoscere le radici giudaico-cristiane come elemento fondante e unificante dell'identità europea.
Perduto quest'effetto di idealità e di sentire comune, che nasceva sicuramente anche - ripeto - dall'esperienza lacerante della seconda guerra mondiale e che faceva riferimento alla cultura e all'etica cristiana, sembra attualmente prevalere solo il freddo elemento economico, che in sé e per sé non contestiamo in radice, ma che non si riesce a riequilibrare con una struttura politica e un bagaglio valoriale all'altezza della sfida. Diventa, quindi, ineludibile domandarsi e interrogarsi se e quanto è legittimo che un Paese ceda una parte importante e consistente della sua sovranità ad un'élite burocratica che non è espressione diretta della volontà popolare.
Dobbiamo anche ricordare, infatti, il ruolo marginale svolto dal Parlamento europeo, struttura frustrata dall'impotenza legislativa e vitaminizzata dalle raccomandazioni alla Commissione. Lavora invece - e come se lavora! - una burocrazia che si alimenta e prospera nel suo circuito autoreferenziale e ipertecnicistico fatto di un linguaggio astruso, difficile da comprendere anche per gli addetti ai lavori.
Arretrare, dunque, il nostro rango di sovranità è da ritenere legittimo solo se siamo capaci, caro Ministro, in quanto Paese di svolgere allo stesso tempo un ruolo politico di maggiore protagonismo, forse azzardato per le nostre capacità, ma certamente all'altezza della sfida originaria che questo Paese ha compiuto nel momento in cui fu varata l'iniziativa europea.
Se si riesce, forse, a far parlare questa Europa oltre che del mercato unico anche di politica estera e sociale, a me interessa, caro Presidente, che da contrappeso alla cessione di una parte di sovranità nazionale faccia seguito una restituzione di ampliamento di competenze e di attenzioni alle autonomie regionali: l'Europa delle Regioni, tanto spesso evocata e poi maltrattata, perché queste rappresentano una radice forte, vera, identitaria, quando corrispondono a popoli insediati in un territorio che hanno consapevolezza della propria storia e della propria tradizione.
È auspicabile, quindi, che venga intrapresa una politica di coesione ancor più avanzata che superi alcuni meccanismi rigidi quale l'ostracismo ad accettare forme, per esempio, di fiscalità differenziata all'interno di un medesimo Paese e che per noi dell'MPA costituisce da tempo uno strumento essenziale per attivare processi di sviluppo che interpretano in modo più moderno e flessibile le politiche di coesione: strumento essenziale per una vera coesione è infatti il recupero dei grandi divari infrastrutturali ed economici che segnano contraddizioni fortissime all'interno non soltanto del sistema europeo, ma anche dei confini del nostro stesso Paese.
Allo stesso tempo vogliamo che l'Europa modifichi il suo approccio alla politica estera e che non abbia la testa rivolta soltanto ad Est, al suo allargamento - forse troppo accelerato - che si è fatto carico di contraddizioni e differenze troppo profonde, ma che cominci a guardare a Sud e al Mediterraneo come terreno su cui misurare la propria capacità politica, per una politica di pace e di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, con i Paesi della sponda Sud di identità islamica che costituiscono oggi il più grande pericolo anche per la pace. Un'Europa forte, consapevole del suo ruolo, non può sottrarsi a questa sfida di pace e di cooperazione e trovare nel Mediterraneo un luogo di impegno privilegiato. Non solo quindi una frontiera che fa acqua, in tutti i sensi, ma una frontiera di sviluppo e di pace.
Consapevoli drammaticamente che questo Trattato paga un tributo altissimo alla burocrazia, che ha perduto il senso di luogo e patria comune essendo mancato il coraggio di riconoscere i valori cristiani come anima dell'Europa, coscienti del vulnus presente nell'identità europea, noi non disperiamo ancora della possibilità di recuperare e per questo, con molta fatica, esprimiamo il nostro voto favorevole. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA, PDL e del senatore Cintola).