PEDICA (IdV). Signora Presidente, gentili senatori, gentili colleghi e colleghe, desidero in premessa dirimere ogni dubbio sulla volontà dell'Italia dei Valori di aderire al Trattato di Lisbona ed, in particolare, sottolineare che l'interpretazione che l'Italia dei Valori dà dell'esito negativo della consultazione referendaria irlandese attribuisce le principali responsabilità a quegli europeisti privi di passione politica che hanno agito o, meglio, non agito sulla base di un'inerzia burocratica del «tanto s'ha da fare».
Il "no" irlandese non è un diniego all'Unione, ma un rifiuto ad un processo di unificazione che, favorito da stimoli economici di tipo liberale, é stato portato avanti come un progetto di élite che passava sopra le teste dei cittadini. Lo spettro di una crisi si agita sull'Europa.
Cari colleghi, sempre più cittadini nell'attuale dinamica economica passano dalla parte dei perdenti. Si è generato uno stato d'animo che non può essere ignorato e che può essere spiegato con alcune fondate preoccupazioni di natura sociale ed altre invece miopi. In proposito, onorevoli colleghi, si è vista l'incapacità politica di allargare gli orizzonti e di restringere razionalmente la forbice creatasi tra le competenze decisionali in materia politica trasferite a Bruxelles e a Strasburgo da una parte, e le opportunità di partecipazione democratica rimaste negli Stati nazionali dall'altra. Questo modo di procedere è sbagliato; la politica deve assolutamente riprendersi le competenze del fare istituzionale a livello europeo. Vi dico chiaramente che se gli europeisti fossero stati tanto aggressivi quanto gli euroscettici il risultato irlandese sarebbe stato, a nostro avviso, completamente diverso.
Sono profondamente convinto che la votazione parlamentare è la sede più idonea per l'approvazione del Trattato ed essa esalta la delega popolare a noi fornita e rifuggo, quindi, dall'istrionismo demagogico di coloro che sostengono che i Parlamenti voterebbero contro i loro elettori. Lo spirito di forte passione europeista che anima l'Italia dei Valori non ha tuttavia esautorato il partito che rappresento dall'effettuare una disamina seria ed approfondita del testo del Trattato dalla quale sono scaturite alcune riflessioni.
All'Italia dei Valori non piace che la Carta dei diritti fondamentali non sia integrata nel Trattato, pur essendovi riferimento ad essa, e men che meno gradisce un particolareggiato articolo sull'Agenzia europea per la difesa ove il legislatore proponente si è dimenticato di impegnarsi al rispetto dei vari trattati di messa al bando delle armi e di sistema d'arma intesi a mietere vittime intenzionalmente anche tra le popolazioni civili.
Inoltre, sempre rimanendo in ambito militare l'Italia dei Valori è del tutto perplessa sulla cosiddetta clausola di solidarietà che da sola occupa un intero titolo del Trattato. La norma è presentata con una denominazione ricca di evocazioni umanitarie, ma cela la pericolosa insidia di ingerenze occultate sotto la facciata di attività di solidarietà in situazioni di emergenza e notevole impatto sull'opinione pubblica. Il partito dell'Italia dei Valori è decisamente sfavorevole all'impiego dei militari per la risoluzione di problematiche terroristiche quando l'Unione con Europol ed Eurojust dispone già di idonei strumenti per affrontare queste tematiche.
In questa occasione abbiamo presentato un ordine del giorno a mia firma di cui, per brevità, leggo solo l'impegno: «impegna il Governo: ad una rigorosa applicazione della clausola di solidarietà prevista dal Trattato di Lisbona, al fine di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni, nel rispetto di quanto solennemente stabilito dall'articolo 11 della Costituzione italiana». Invito i colleghi a riflettere su questo punto.
Ebbene, anche l'architettura della normativa relativa ai controlli alle frontiere, all'asilo e all'immigrazione non è esente da critiche. L'Italia dei Valori vuole sottolineare che il numero dei detenuti stranieri nelle carceri europee è in continua crescita. È evidente che una presenza così elevata di stranieri nei penitenziari europei corrisponde, almeno in parte, ad un reale livello di devianza degli immigrati.
Secondo l'Italia dei Valori è grave dover constatare che nell'Europa in cui operano istituzioni come il Consiglio d'Europa, da tempo impegnato nella tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e nella promozione di una cultura penitenziaria garantista, si possano concepire centri di permanenza temporanea per migranti nei quali si recludono migliaia di persone che non hanno commesso alcun reato, deportazioni d'immigrati irregolari verso i Paesi d'origine e, addirittura, «centri di trattamento in transito», come proposto dagli inglesi, fuori dai confini europei, dove rinchiudere i richiedenti asilo. A parere dell'Italia dei Valori, l'integrazione della Carta dei diritti fondamentali nel Trattato, nonostante i limiti relativi alla sua applicazione, potrebbe segnare un progresso ai fini della tutela dei diritti dei migranti, pur restando comunque uno strumento insufficiente.
Infine, l'Italia dei Valori ha notato come il Trattato dedichi norme apposite all'agricoltura ed alla pesca, all'ambiente, ma non uno all'acqua, o meglio, alle risorse idriche per usi civili. Ciò, nonostante tale argomento rivesta un ruolo di fondamentale importanza nel dibattito da tempo in corso tra economisti, politologi, sociologi, filosofi e climatologi, sul futuro del pianeta. Vi sono addirittura riflessioni secondo le quali le prossime guerre si combatteranno per l'acqua, prima ancora che per le risorse energetiche.
L'Europa ha assistito all'introduzione di varie forme di privatizzazione dei servizi idrici e fognari, e ci sono forti probabilità che il settore continui ad espandersi. I grandi consorzi privati ritengono che le rigorose normative ambientali fissate dalle direttive europee e le pressioni di bilancio dei Governi possano servire ad incoraggiare il partenariato col settore privato. Le amministrazioni comunali, per adeguarsi agli standard, hanno bisogno di fare investimenti per sostituire o migliorare le reti idriche esistenti. Le più recenti indicazioni dell'Unione europea sembrano andare in questa direzione: il settore idrico sarà il prossimo ad essere aperto alle leggi di mercato. L'Unione europea richiede una migliore qualità dell'acqua e invita a rispettare le direttive ambientali, e si è impegnata a fornire al settore idrico una legislazione efficace, ma che al contempo non impedisca la concorrenza. L'Unione europea ha dichiarato la propria neutralità sul tema della proprietà delle risorse idriche, cionondimeno, la Commissione europea, in relazione ai Paesi che sono entrati a far parte dell'Unione europea nel 2004, ha ritenuto che i massicci investimenti richiesti per il finanziamento e l'ammodernamento della distribuzione idrica hanno bisogno del settore privato.
L'Italia dei Valori ritiene che il settore idrico non sia idoneo a sottostare alle logiche di mercato e che il Trattato debba in tal senso dare una esplicita tutela. I servizi idrici sono innanzitutto una questione di protezione ambientale nell'interesse di tutti i cittadini: e quindi è sbagliato considerarli in primo luogo come la commercializzazione di un prodotto. La protezione della salute dell'utente e dell'ambiente sono obiettivi di estrema importanza a livello europeo.
Si tratta di principi enunciati nella Carta dei diritti, della quale, ancora una volta, si sottolinea la non integrazione nel Trattato, e come tali sono da considerare valori comuni all'interno dell'Unione europea. Ne consegue che l'incoraggiamento ad una concorrenza più accesa per singole aree di fornitura tramite il riconoscimento di concessioni con contratti a termine non è positivo per il consumatore. C'è il concreto rischio, visti gli elevati costi, che la gestione dei servizi idrici resti nelle mani solo di grandi società e, quindi, non si ottengano i presunti benefici della concorrenza di mercato. Il Trattato non può evitare l'argomento.
Nonostante le perplessità che ho illustrato, in alcuni casi anche molto forti, su temi articolati e complessi, dai numerosi risvolti, l'Italia dei Valori riconosce che solo l'adesione al Trattato di Lisbona può consentire la migliore prosecuzione del cammino verso la costruzione di un'Europa sociale laddove però, e concludo, si riprendano le competenze del fare istituzionale, con passione, anche a livello europeo e non solo nazionale. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G115. Ne ha facoltà.