LEONI (LNP). Signora Presidente, il trionfo del no in Irlanda è la chiara dimostrazione della mancanza di legittimità popolare del progetto europeo, spinto dai tecnocrati di Bruxelles e dagli Stati-nazione, raggruppati nel cartello massonico-capitalista. Serve un progetto federalista, il divorzio tra l'opinione popolare e quello dei suoi «rappresentanti» manifesta la crisi della democrazia rappresentativa.
Nel settembre del 1946, con acuta eloquenza, sir Winston Churchill invocava la creazione di qualcosa che si chiamasse Stati Uniti d'Europa. Bisognava cominciare subito, diceva. Sono passati 62 anni e l'Europa non è ancora in piedi, anzi! Invece di avere un'Europa che si fa, assistiamo ad un'Europa che si disfa.
Io penso che fare l'Europa sia la cosa veramente importante dei nostri tempi, e bisognerebbe cominciare proprio archiviando l'inno nazionale. In una Europa unita gli inni nazionali non hanno motivo di esistere. Non posso poi non ricordare che il grande maestro padano Giuseppe Verdi aveva definito quello italiano una mediocre marcetta.
L'Europa non decolla perché gli Stati-Nazione vi si oppongono in modo irriducibile, per il fatto che si sentono «sovrani» e non accettano la volontà dei popoli che pensano di rappresentare. Si continua ad ignorare il malcontento, ormai incontenibile, di molti popoli-regione che contestano i propri Stati centralisti: è il caso dei popoli padano-alpini, del Südtirol, dei còrsi, dei bretoni, dei catalani, dei savoiardi, degli occitani, dei baschi, di quello del Giura Bernese e molti altri.
Penso sia necessario rifare un po' di storia degli Stati-Nazione.
La loro forza sta nell'ignoranza delle persone, dato che la maggior parte della gente pensa che siano sempre esistiti e dunque che siano immortali. Per dissipare queste pie illusioni basterebbe approfondire la storia generale dell'umanità. Nella preistoria esistevano le tribù, poi si sono associate ed è nato l'impero egizio, quello sumero, più tardi la Cina, l'India, poi Alessandria, Roma, Bisanzio e infine l'Europa, l'impero di Carlomagno, poi il Sacro Romano Impero. I primi Stati-Nazione apparvero nel cuore del Medioevo e si formarono alle spese dell'Impero e del Papato.
La prima Nazione a prendere forma è la Francia di Filippo il Bello: il Re di Francia è imperatore del suo reame e non riconosce altri superiori al mondo; umilia il Papa; confisca il Papato stesso, lo mette poi sotto la sua protezione e con il suo appoggio realizza un sogno depredando gli ebrei e giustiziando i Cavalieri del Tempio.
Lo Stato-Nazione, dunque, è un impero mancato, la confisca dell'ideale nazionale dell'apparato statale, che è opera dei Giacobini e di Napoleone, la nazionalizzazione dello Stato reale e la statalizzazione della Nazione rivoluzionaria. È questo che creerà, nel primo decennio del XIX secolo, il modello dello Stato-Nazione, presto imitato in tutta Europa, tanto dalla monarchia, che dalle repubbliche.
Lo Stato-Nazione a questo punto è divenuto sacro, cioè intangibile nei nostri spiriti. Lo si sottrae ad ogni critica (vedi il referendum irlandese), ad ogni contestazione, subito reputata come tradimento e giudicata come tale. Nelle scuole si insegna il suo catechismo, si celebra il suo culto, si venerano le sue statue in tutte le piazze del Paese. I tecnocrati massoni hanno intuito che «ci vuole pure una religione per il popolo», disconoscendo però il cristianesimo, tanto da evitarne la menzione nel Patto costituzionale europeo.
PRESIDENTE. Senatore Leoni, il tempo a sua disposizione è finito.
LEONI (LNP). Mi fermo qui e chiedo alla Presidenza di poter allegare il testo integrale del mio intervento al Resoconto della seduta. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Senz'altro; la invito a farlo pervenire alla Presidenza.
È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.