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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 047 del 23/07/2008


LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, da europeisti convinti siamo favorevoli alla ratifica del Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, dopo ampi negoziati condotti dagli Stati membri all'interno di una Conferenza intergovernativa, ai cui lavori hanno partecipato anche la Commissione e il Parlamento europeo, per rispondere alle sfide della globalizzazione dell'economia, all'evoluzione demografica, ai cambiamenti climatici, all'approvvigionamento energetico, per non parlare delle nuove minacce che gravano sulla sicurezza, ai problemi migratori di masse di disperati che bussano alle nostre frontiere, temi sui quali l'Europa del XXI secolo deve misurarsi.

Nel Consiglio europeo della scorsa settimana il no al Trattato da parte dell'Irlanda, seppur bocciato dal 54 per cento dei votanti di un Paese che costituisce l'1 per cento della popolazione dell'Unione europea, ovvero dallo 0,2 per cento della popolazione dei 27 Stati membri, è stato definito «un campanello d'allarme da non sottovalutare». La tecnocrazia europea comincia ad accorgersi che lo stop arrivato da Dublino segna l'ennesima manifestazione di insofferenza verso un'architettura europea che i cittadini faticano a percepire come vicina e comprensibile.

Il «caso Irlanda» getta luce su un errore di fondo che - accanto alla burocratizzazione eccessiva, al deficit democratico ed alla distanza dai cittadini - viene spesso sottaciuto, ovvero la scelta di allargare, al posto di approfondire l'integrazione del forte nucleo omogeneo iniziale.

L'Unione europea è, con consenso unanime, definibile un «contenitore ancora privo di una vera dimensione politica». Ma il Trattato di Lisbona, pur non essendo la migliore delle soluzioni possibili, ha un grosso pregio: quello di andare nella direzione di una maggiore integrazione e verso una governance più snella.

Per questo è auspicabile che anche il Parlamento italiano ratifichi questo Trattato. Occorre però ancora investire molto nella formazione delle giovani generazioni di europei. Il cammino verso l'integrazione ha di certo bisogno di nuovo entusiasmo, dei Governi e dei popoli. Bisogna evitare di concentrarsi semplicemente su una sterminata produzione di norme. L'alternativa è quella di approfondire il solco che divide oggi le istituzioni dagli elettori, gettando acqua sul fuoco dell'entusiasmo europeista.

Noi vogliamo, signora Presidente, un'Europa dei cittadini, non quella dei banchieri, degli speculatori e di un'oligarchia economico-finanziaria che domina le scelte e decide sui destini dei popoli. Quell'oligarchia capeggiata da una Banca centrale europea che pone al centro il problema dell'inflazione, facendo così pagare a masse di lavoratori e pensionati i frutti dei dissesti finanziari e di allegra finanza creativa da loro stessi fondata sulle sabbie mobili.

Siamo sempre stati favorevoli all'euro, uno scudo formidabile che ha evitato ai Paesi più indebitati come l'Italia derive di tipo argentino, ma ci permettiamo di criticare aumenti del costo del denaro e una politica monetaria che ha lo svantaggio di rafforzare l'euro e rendere meno competitivo l'export, soprattutto delle imprese italiane.

Siamo favorevoli al piano in tre punti con il quale il presidente Sarkozy vuole costringere la BCE a rendere pubblici i resoconti delle riunioni mensili del consiglio direttivo, senza che l'oligarchia nominata e non eletta dal popolo consideri ciò un attacco alla sua indipendenza.

Siamo favorevoli anche al piano che prevede la creazione di una segreteria permanente a livello di Eurogruppo, il Consiglio dei ministri finanziari dell'UE, per un maggiore coordinamento delle politiche e contatti più intensi tra questa e la BCE.

Voglio denunciare il dumping monetario che mette in ginocchio le aziende europee che vogliono esportare.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, in conclusione siamo contro l'Europa dei banchieri e degli oligarchi e favorevoli all'Europa dei popoli, dei cittadini, dei consumatori, lavoratori e pensionati, messi in ginocchio da politiche monetarie sbagliate. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Giai).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Andria, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno n. G110. Ne ha facoltà.