PRESIDENTE. Passa all'esame degli articoli, a partire dalla votazione dell'articolo 1.
PISTORIO (Misto-MPA). L'attuale scetticismo dei cittadini europei sul processo di integrazione è dovuto all'eccesso di tecnicismo e di burocrazia che caratterizza le istituzioni comunitarie, tale da renderle sempre più distanti dalla struttura immaginata dai Padri fondatori. È opportuno che in ambito comunitario l'Italia svolga un ruolo politico di maggiore protagonismo e che alla cessione di una parte di sovranità nazionale ne faccia seguito una restituzione in termini di ampliamento delle competenze delle autonomie, promuovendo una sorta di Europa delle Regioni. Occorre pertanto che venga intrapresa una più avanzata politica di coesione, che consenta l'introduzione di forme di fiscalità differenziata all'interno dei singoli Stati e il superamento dei grandi divari infrastrutturali ed economici. Allo stesso tempo, è auspicabile un nuovo approccio dell'Unione europea alla politica estera: all'allargamento operato verso Est, carico peraltro di contraddizioni e differenze profonde, deve accompagnarsi il rilancio dell'azione nell'area mediterranea per una politica di pace e di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. (Applausi dai Gruppi Misto-MPA e PdL e del senatore Cintola).
COLOMBO (UDC-SVP-Aut). Il voto favorevole alla ratifica del Trattato muove dalla presa di coscienza della crisi che coinvolge il processo di integrazione europea e dall'esigenza di rilanciare le istituzioni comunitarie superando le attuali incertezze. Il Trattato di Lisbona, infatti, pur non riflettendo la ricchezza e la maturità del Trattato costituzionale, è in grado di promuovere una nuova stagione politica sul piano della sicurezza interna ed esterna dell'Europa, delle politiche di controllo per l'immigrazione e l'asilo e delle politiche di vicinato con la Russia e di cooperazione euromediterranea. Esso, inoltre, rafforza la collaborazione tra Commissioni, Parlamento europeo e Parlamenti nazionali, facendo di questi ultimi un luogo di riflessione, di compensazione e di partecipazione democratica al processo decisionale comunitario. La vera novità sta però soprattutto nel rafforzamento del rapporto tra Commissione ed elettorato europeo, anche mediante le procedure di nomina del Presidente della Commissione, per la quale si tiene conto dei risultati dell'elezione del Parlamento europeo. L'Unione europea, inizialmente concepita come progetto di pace e di ricostruzione all'indomani della guerra, è poi diventata progetto di libertà e soggetto di integrazione e di espansione economica. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD, IdV e PdL. Congratulazioni).
PEDICA (IdV). La bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona non va vissuta come un'irrimediabile battuta d'arresto sulla strada dell'integrazione europea: essa non segna un dissenso rispetto all'Unione proprio da parte del Paese che ne ha maggiormente beneficiato, ma testimonia l'insofferenza verso un aumento delle funzioni e delle competenze comunitarie a cui non si accompagna il necessario incremento della partecipazione democratica. Occorre dunque impegnarsi per superare le tentazioni di isolamento dei singoli Paesi e non indulgere ad ipotesi istituzionali non convincenti, come quella che propone un'integrazione europea a due velocità. Considerando invece la complessità delle questioni da affrontare in materia di economia, di approvvigionamento energetico, di salvaguardia dell'ecosistema e di difesa dei diritti, non si può non riconoscere la necessità di procedere sulla strada dell'integrazione, per dare all'Europa il peso politico necessario ad affrontare i problemi globali. Dunque, pur non condividendo appieno tutti gli articoli del Trattato, l'Italia dei Valori voterà convintamente a favore della sua ratifica, rilevando con soddisfazione il preannunciato accoglimento da parte del Governo dell'ordine del giorno G101, che lo impegna ad una rigorosa applicazione della clausola di solidarietà prevista dal Trattato, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 11 della Costituzione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
BRICOLO (LNP). L'Unione europea viene percepita come un'istituzione fredda e burocratica, caratterizzata da un grave deficit di partecipazione popolare, senza un'identità definita e senza radici: da ciò deriva la diffusa diffidenza popolare nei suoi confronti, che ha portato alla bocciatura nel referendum irlandese. L'allargamento dell'Unione alla Turchia, a cui la Lega è fermamente contraria, corrisponde perfettamente al desiderio di chi vuole svuotare l'Europa della propria identità cristiana, esponendo i Paesi membri al rischio di una massiccia migrazione islamica, irriducibile alle tradizioni e alla cultura delle Nazioni ospitanti. In Italia la diffidenza verso l'Europa è acuita dall'atteggiamento troppo timido dei Governi nelle trattative con Bruxelles, ben diverso dal comportamento degli altri partner, più capaci di reclamare il soddisfacimento dei propri interessi nazionali. La Lega Nord esprime dunque la sua contrarietà ad un'idea burocratica dell'Europa, proponendo la costruzione di un'Europa di popoli liberi, chiedendo che anche in Italia venga eliminato il tabù della sottoposizione dei trattati a referendum popolare e si stimoli il contributo dei cittadini attraverso l'organizzazione di iniziative aperte alla partecipazione popolare. Nonostante le perplessità esposte, la Lega voterà comunque a favore della ratifica del Trattato. (Reiterati applausi dai Gruppi LNP e PdL Congratulazioni. Commenti dai banchi del PD).
MARINI (PD). La ratifica del Trattato di Lisbona, straordinariamente importante, gode di un consenso molto largo anche se non unanime, tanto in Parlamento quanto nel Paese. Ciò sia per le norme positive in esso contenute, che valorizzano il ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, sia per la diffusa consapevolezza dell'azione virtuosa che l'integrazione europea ha svolto nella storia italiana. Essa ha consentito il definitivo superamento di un'epoca di guerre e di dittature, ha garantito pace e sviluppo economico e ha stimolato una nobile rivisitazione dei diritti civili e sociali; anche ora l'Europa gioca un ruolo fondamentale di fronte alla complessità delle sfide planetarie della salvaguardia dell'ambiente, dello sviluppo dell'economia, della difesa dei diritti, della lotta alla povertà e al precariato e della regolazione dei flussi migratori (a cui gli italiani, alla luce della propria storia, devono guardare con doverosa umanità). Per rispondere a queste sfide occorre dunque un'Europa forte, con istituzioni politiche solide, capaci di colmare le storiche lacune in materia di difesa e di politica estera. A tale riguardo è miope l'atteggiamento di chiusura nei confronti della Turchia, che dato il suo tasso di sviluppo economico non darà luogo ad ondate migratorie, ma che rappresenta un ponte strategico per instaurare un dialogo con il mondo islamico. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut e PdL. Molte congratulazioni).
QUAGLIARIELLO (PdL). L'europeismo è stato troppo a lungo inteso come un sentimento spontaneo da non mettere in discussione, laddove esso andrebbe piuttosto considerato un obiettivo da realizzare, come dimostra anche il diffuso malessere emerso in anni recenti ogni qual volta si è ricorso a consultazioni referendarie. Il pensiero europeista nasce in Italia da due matrici di diversa ispirazione: la prima fa capo a De Gasperi e alla tradizione del popolarismo mitteleuropeo; la seconda risale a Spinelli ed è legata all'idea del rinnovamento di un'utopia rivoluzionaria. Con il passare del tempo queste due scuole di pensiero si sono contaminate a vicenda e ciò ha permesso al processo di integrazione europea di affermarsi e di progredire. Esse tuttavia sono tornate a differenziarsi alla fine della Guerra fredda, dando origine alla contrapposizione tra un'Europa intesa come riscoperta delle origini e valorizzazione delle differenze e un'Europa intesa come costruzione pianificata imposta dall'alto; in sintesi, tra un'Europa dei popoli e un'Europa dei burocrati. Il fallimento del Trattato costituzionale è stato dovuto proprio alla non risoluzione di tale contrapposizione, laddove il Trattato di Lisbona rappresenta un primo positivo passo verso il suo superamento. Quest'ultimo infatti prevede il riconoscimento dei diritti dei Parlamenti nazionali e la possibilità della cooperazione rafforzata, prende atto del fatto che una politica estera unitaria può essere costruita solo a piccoli passi e riconosce che le decisioni in alcuni ambiti fondamentali per la vita dei singoli Stati non possono essere assunte da istituzioni comunitarie non legittimate democraticamente. Il Gruppo Il Popolo della Libertà voterà pertanto a favore della ratifica del Trattato di Lisbona, con l'intento di contribuire a creare un'Europa che nasca dal basso, da una comune matrice culturale, e che non sia ideologicamente imposta dall'alto. (Vivi applausi dai Gruppi PdL, LNP e del senatore Pistorio. Molte congratulazioni).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore LEGNINI (PD), il Senato approva l'articolo 1. (Generali applausi. I senatori del Gruppo LNP espongono dei cartelli con bandiere regionali, che il Presidente invita a rimuovere. Proteste dal Gruppo PD).
Il Senato approva gli articoli 2 e 3.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli ordini del giorno.
DINI, relatore. Esprime parere favorevole sugli ordini del giorno G100, G108, G109, G110, G111, G113, G120 e G125. Esprime parere contrario sull'ordine del giorno G114, i cui obiettivi non rientrano tra le competenze delle autorità centrali europee. Si rimette infine al Governo sui restanti ordini del giorno, che riguardano molteplici questioni settoriali.
MANTICA (PdL). Invita a ritirare l'ordine del giorno G107 che, facendo riferimento ad un mandato per la redazione di una Costituzione europea da sottoporre a referendum popolare, è condivisibile nelle intenzioni ma inopportuno nell'attuale fase, nella quale è prioritario ratificare il Trattato di Lisbona. Accoglie tutti i restanti ordini del giorno.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Da federalista e europeista convinto accetta l'invito al ritiro e converge sull'ordine del giorno G108. (Applausi dai Gruppi PD e LNP).
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo gli ordini del giorno non vengono posti in votazione.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva il disegno di legge nel suo complesso. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-Aut e dai banchi del Governo).