DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, devo necessariamente collegare le vicende di questo decreto-legge al disegno di legge che contiene disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il cammino che hanno seguito i due disegni di legge si è intrecciato, al punto tale che il decreto-legge in materia di sicurezza pubblica ha subito una battuta di arresto per privilegiare un disegno di legge di cui stiamo già valutando gli effetti negativi.
Nel decreto-legge che voi vi accingete ad approvare, infatti, è contenuto un elemento di base sicuramente viziante, rappresentato da quella benedetta o maledetta norma bloccaprocessi, che in qualche maniera è rimasta nello spirito dell'emendamento del Governo e che ha prodotto due norme, che noi contestiamo anche nella loro efficacia.
Signor Presidente, purtroppo ieri si è scritta una pagina buia nel nostro Paese, approvando, con una legge ordinaria piuttosto che con una costituzionale, ma soprattutto con la consapevolezza dell'errore della scelta del mezzo usato e del contrasto dei contenuti espressi con le norme costituzionali, la sospensione dei processi per i reati comuni attribuiti alle più alte cariche dello Stato.
Voglio interloquire brevemente su una questione che se non mi avesse tanto colpito, devo dire sinceramente, mi sarei anche convinta a non intervenire oggi, per la totale inutilità dei nostri interventi. Mi ha molto colpito che, per giustificare la frettolosa approvazione dell'immunità temporanea per reati comuni concessa alle quattro cariche più significative, ma di fatto al Presidente del Consiglio (un privilegio, come è stato detto), è stato chiamato perfino come testimonial - mi si passi la parola - di norme insostenibili Giovanni Falcone e con lui, quindi, di tutti gli altri magistrati e poliziotti che hanno sacrificato la loro vita alla giustizia e alla legalità e che sono tutti simboleggiati e rappresentati nel nome di Giovanni Falcone. Questo, mi sia concesso, è davvero troppo! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Non è consentito attribuire alle parole di Giovanni Falcone valenze che fanno comodo, estrapolandole da discorsi caratterizzati dall'approfondimento e dalla complessità, valori per cui purtroppo questo Parlamento non brilla. Non è possibile consumare tanti affronti alla democrazia e alla legalità, nascondendosi dietro il nome di persone che hanno sacrificato la loro vita per difendere tali valori.
Non oso pensare all'offesa arrecata alla loro memoria, accostandone il nome ad una legge che prevede che d'ora in poi - diversamente da quanto avviene negli altri Paesi europei e non - solo in Italia i cittadini non saranno più eguali dinanzi alla legge. Come ha egregiamente detto la senatrice Finocchiaro, esprimendo l'indignazione di tutto il Gruppo del PD, non solo il presidente Berlusconi, per cui la legge è stata scritta e approvata, non potrà essere perseguito, ma «nessun Presidente del Consiglio, per qualunque reato comune, anche il più brutale, anche il più infamante, anche quello commesso in flagranza», anche un delitto di mafia.
Questa legge, signor Presidente ed onorevoli colleghi, Giovanni Falcone non l'avrebbe sostenuta e non l'avrebbe mai voluta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Ed io sento il dovere morale e civile di difenderne la memoria e i valori, che costituiscono un patrimonio di questa nostra democrazia, oggi così sofferente: valori da difendere fermamente da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. E questo soprattutto in un momento in cui il Governo - come è sotto gli occhi di tutti e malgrado la continua denunzia dell'opposizione - sta espropriando il Parlamento della funzione legislativa.
Ha detto bene la senatrice Finocchiaro: «Siamo passati da una democrazia parlamentare fondata sulla tripartizione dei poteri, ad un presidenzialismo di fatto, senza i limiti e le garanzie di un presidenzialismo regolato, e al quale si accompagna la cosiddetta dittatura della maggioranza, che cancella l'autonomia del Parlamento dall'Esecutivo».
È stato così per il lodo Alfano e lo sarà, purtroppo, anche per il decreto sicurezza, che voi approverete oggi, con il voto contrario del Partito Democratico e senza avere voluto mai prendere in considerazione contributi emendativi da noi proposti, in uno spirito costruttivo, teso all'effettiva garanzia della sicurezza dei cittadini
Le misure per garantire la sicurezza ai cittadini vanno comunque valutate per la loro efficacia e anche per il significato politico-culturale che racchiudono e comunicano. Il Governo sostiene di volere una giustizia più efficiente, ma ciò non corrisponde al vero: con i provvedimenti proposti in materia di sicurezza, introduce norme di cui è prevedibile anche la dichiarazione di incostituzionalità e, quindi, l'inefficacia, sicché magistratura e forze di polizia saranno gravate di ulteriori oneri, senza assegnare loro strumenti e risorse necessarie, anzi sottraendo loro stanziamenti per far fronte ai mancati introiti, come quelli conseguenti all'eliminazione indiscriminata delI'ICI.
Ma davvero il Governo vuole fare funzionare la giustizia e vuole la sicurezza dei cittadini? E allora perché non ha proposto provvedimenti legislativi di revisione del codice penale e del codice di procedura penale o della materia civile o del codice di procedura civile o, se li ha proposti, non ha dato loro la priorità necessaria per una riforma organica? E perché oggi siamo qui a discutere di due norme, che integrano l'emendamento e che sono sottoposte all'Assemblea per essere state inserite in sostituzione dell'emendamento bloccaprocessi, e che costituiscono certamente un passo avanti nel quadro di una visione di limitazione del danno, ma che determinano gravi problemi e sono idonee a produrre criticità e ricadute negative sull'organizzazione giudiziaria?
Non si comprende, quindi, per quali motivi la maggioranza, pur dopo l'approvazione del lodo Alfano, intenda sostenerle, a meno che non si leggano queste norme, come di seguito dirò, tuttora finalizzate a privilegiare interessi del Premier, ottenendo al contempo lo scopo di indebolire - e non di rafforzare - la risposta del sistema giudiziario alle esigenze di sicurezza dei cittadini.
Ecco alcune criticità. Innanzitutto la finalità: la normativa proposta si caratterizza per il tentativo di continuare a mascherare l'unica funzione della norma precedente. Così come formulato, l'articolo 132-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale stabilisce che nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi è assicurata la priorità assoluta ai processi analiticamente elencati nella disposizione. La formazione del ruolo, quindi, deve avvenire secondo le prescrizioni imperative della norma, che individua una priorità assoluta. Tale priorità è indicata anche in ordine decrescente.
Si conferiscono così al capo dell'ufficio giudiziario un potere ed una responsabilità, senza specificare qual è la natura del provvedimento che il capo dell'ufficio dovrà adottare perché questo provvedimento, se intende rispondere ad esigenze di funzionalità, non debba essere adottato secondo il sistema tabellare e con la discussione nei consigli giudiziari competenti e in veste allargata, con la partecipazione del foro.
Ma qual è la finalità effettiva per cui i delitti commessi in violazione delle norme in materia di circolazione stradale vanno collocati al secondo posto tra quelli di priorità assoluta? Qual è la priorità effettiva delle violazioni in materia di immigrazione, quando nella nuova normativa sono inserite al riguardo norme manifesto e incostituzionali? Qual è la considerazione delle parti offese dal reato? E perché le parti offese non possono interloquire... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatrice Della Monica, è terminato il tempo a sua disposizione. La autorizzo a consegnare agli Uffici l'intervento scritto, per la parte non svolta. A questo punto la Presidenza, essendovi tempi condizionati sia - come avete visto - per i relatori, sia per le dichiarazioni sulla questione pregiudiziale, non può concedere ulteriore tempo. Le consento però di terminare la frase iniziata.
DELLA MONICA (PD). Come dicevo, perché le parti offese non possono interloquire, pur se i loro diritti sono sacrificati, e non può interloquire il pubblico ministero, che - piaccia o non piaccia - è il rappresentante della legge? (Applausi dal Gruppi PD e IdV).