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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 046 del 23/07/2008


Dichiaro aperta la discussione generale.

Invito i senatori che non hanno interesse a seguire per il momento la discussione ad allontanarsi, in modo da consentire a coloro che interverranno e a coloro che hanno interesse ad ascoltare di farlo.

È iscritto a parlare il senatore Mugnai. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso della recente campagna elettorale da parte di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, il tema complessivo della sicurezza è stato individuato come un fattore prioritario da risolvere per garantire non solo la stabilità, ma anche il futuro sviluppo del Paese. Il provvedimento che ci accingiamo oggi a votare rappresenta... (Brusìo). Signor Presidente...

PRESIDENTE. Senatore Mugnai, lei ha ragione. Per quanto riguarda il tempo a sua disposizione, parte da ora. Invito nuovamente i senatori che non intendono seguire in questo momento la discussione ad uscire e consentire a noi che vogliamo ascoltarla di farlo. Invito anche i colleghi a non sostare nell'emiciclo: le riunioni si possono fare fuori.

MUGNAI (PdL). La ringrazio, signor Presidente.

Stavo dicendo che, nel corso della recente campagna elettorale, il fattore sicurezza è stato individuato da tutte le forze politiche, nessuna esclusa, come uno dei temi principali di confronto e come una delle esigenze prioritarie cui dare una soddisfacente e concreta risposta. Il provvedimento che oggi ci accingiamo a votare va inequivocabilmente in tal senso. Certo, si tratta di un intervento parziale che non possiamo ritenere risolva completamente tutti i problemi afferenti la sicurezza, ma non vi è dubbio che esso costituisca il primo significativo passo in tale direzione.

Il quadro che presentava e tuttora largamente presenta il nostro Paese, sotto il profilo della sicurezza, è altamente inquietante: criminalità organizzata diffusa sul territorio, ramificata, stratificata; una microcriminalità sempre più legata ai fenomeni dell'immigrazione clandestina, che ormai soffoca le nostre città, destabilizzandole e procurando insicurezza e profondo disagio ai cittadini; una giustizia che non è più in grado di dare risposte sanzionatorie a questi fatti, in tempi ragionevoli; una sicurezza legata ad altri aspetti ormai fisiologici della vita di una società moderna, come la sicurezza sul lavoro e quella stradale, che abbisognano parimenti di interventi più decisi, per evitare quel tragico tributo di sangue che costantemente paghiamo sulle nostre strade e per garantire maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.

In questa direzione siamo andati, e lo abbiamo fatto senza alcuna pregiudiziale di approccio, senza alcun pregiudizio ideologico, ripartendo da quel pacchetto Amato che, solo per tensioni di carattere - queste sì - sicuramente ideologico, interne alla passata maggioranza, non aveva avuto pratica attuazione, nonostante il fattivo ruolo dell'opposizione.

Siamo intervenuti in tutti i settori, individuando norme che garantissero maggiore celerità nella celebrazione dei processi, maggiore certezza per quanto riguarda la pena in concreto inflitta, misure più deterrenti che contenessero il fenomeno dell'immigrazione clandestina, che poi fatalmente si salda in modo inscindibile alla microcriminalità diffusa e che la alimenta sempre di più, grazie anche alla presenza di mafie estere nel nostro Paese.

È un primo passo, certo, che poi organicamente si dovrà saldare con quel disegno di legge che abbiamo già in cantiere, che il Senato della Repubblica sta esaminando e che costituirà l'ulteriore completamento di questo percorso.

La norma che oggi stiamo esaminando, così come modificata dalla Camera dei deputati, rappresenta - come correttamente ha detto il presidente della 1a Commissione Vizzini - un più che ragionevole equilibrio tra l'esigenza che il Parlamento, depositario della sensibilità popolare, ha di individuare i prioritari settori in cui intervenire, perché sono quelli che provocano maggiore disagio nell'opinione pubblica, che feriscono più significativamente il corpo sociale, e l'autonomia del potere giudiziario di adottare in concreto provvedimenti organizzativi per raggiungere tale risultato.

 

PRESIDENTE. Senatore Di Giovan Paolo, oltre a non colloquiare nell'emiciclo farebbe un atto di cortesia se non volgesse le spalle alla Presidenza.

 

MUGNAI (PdL). Vorrei dire ad alcuni di quei colleghi dell'opposizione che hanno paventato, come frequentemente accade e come anche ieri ripetutamente abbiamo sentito, apocalittici scenari per quanto riguarda il sistema giudiziario in questo Paese, che il loro ragionamento tra l'altro curiosamente confligge con quanto ci viene detto ogni volta che prospettiamo una norma che, guarda caso, ideologicamente non li soddisfa, come quella in tema di immigrazione clandestina. Già gli uffici giudiziari sono intasati, come potremmo attendere ai processi più gravi?

Se il quadro è questo, e voi stessi siete i primi a riconoscerlo, come è pensabile che intanto non si ponga rimedio ad un corpo assolutamente malato qual è quello della giustizia, celebrando per primi i processi più urgenti, quelli relativi ai reati più gravi, che feriscono maggiormente il corpo sociale?

Questo è il vero punto da affrontare e in ciò di incostituzionale non c'è assolutamente nulla. Infinitamente più incostituzionale sarebbe, viceversa, non farlo e quindi non dare al Paese, anche dal punto di vista giudiziario, le risposte che attende proprio per colpire quei fenomeni criminali che più ferocemente lo fanno sanguinare. In tale direzione va il provvedimento al nostro esame, non in altre, e lo sapete benissimo. Non si può invocare l'intasamento degli uffici giudiziari quando fa comodo perché ideologicamente certe norme non si condividono e fare finta che questo intasamento non vi sia quando viceversa si è contrari. Ripeto, noi andiamo in questa direzione.

Abbiamo introdotto un sistema che prevede semplicemente una corsia prioritaria, che lascia spazio a chi dovrà dirigere l'ufficio di individuare quali sono i processi che, proprio in relazione alla gravità dei fatti, devono essere celebrati, garantendo che in questo Paese i fenomeni criminali più gravi siano finalmente sanzionati in tempi più celeri e non si assista a - quelle sì! - vergognose prescrizioni e a - quelle sì! - vergognose scarcerazioni, che spesso hanno caratterizzato soprattutto i grandi processi per reati di criminalità organizzata. Se vuole veramente essere degna di essere definita un paese civile, l'Italia non può più tollerare tali fenomeni.

Al tempo stesso abbiamo cominciato ad introdurre una prima serie di norme, che prendono atto di una realtà drammatica, quella di un'immigrazione clandestina ormai incontrollata e selvaggia, che inscindibilmente si salda alla microcriminalità diffusa e alla criminalità organizzata e che rende il nostro Paese sempre più insicuro e sempre meno interessante anche per chi in questo Paese vuole investire, determinando quindi, anche sotto questo profilo, un ulteriore inceppamento del sistema Italia.

È con convinzione, quindi, che voteremo questo provvedimento, consapevoli che esso rappresenta soltanto un primo passo. Ma noi questo primo passo lo abbiamo fatto, non ci siamo lasciati soffocare da pregiudizi ideologici. A questo ne faremo seguire altri, perché finalmente in questo Paese si possa essere orgogliosi non soltanto delle gesta dei nostri antenati, ma anche di ciò che abbiamo realizzato e di ciò stiamo facendo e vivendo nel presente. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, devo necessariamente collegare le vicende di questo decreto-legge al disegno di legge che contiene disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il cammino che hanno seguito i due disegni di legge si è intrecciato, al punto tale che il decreto-legge in materia di sicurezza pubblica ha subito una battuta di arresto per privilegiare un disegno di legge di cui stiamo già valutando gli effetti negativi.

Nel decreto-legge che voi vi accingete ad approvare, infatti, è contenuto un elemento di base sicuramente viziante, rappresentato da quella benedetta o maledetta norma bloccaprocessi, che in qualche maniera è rimasta nello spirito dell'emendamento del Governo e che ha prodotto due norme, che noi contestiamo anche nella loro efficacia.

Signor Presidente, purtroppo ieri si è scritta una pagina buia nel nostro Paese, approvando, con una legge ordinaria piuttosto che con una costituzionale, ma soprattutto con la consapevolezza dell'errore della scelta del mezzo usato e del contrasto dei contenuti espressi con le norme costituzionali, la sospensione dei processi per i reati comuni attribuiti alle più alte cariche dello Stato.

Voglio interloquire brevemente su una questione che se non mi avesse tanto colpito, devo dire sinceramente, mi sarei anche convinta a non intervenire oggi, per la totale inutilità dei nostri interventi. Mi ha molto colpito che, per giustificare la frettolosa approvazione dell'immunità temporanea per reati comuni concessa alle quattro cariche più significative, ma di fatto al Presidente del Consiglio (un privilegio, come è stato detto), è stato chiamato perfino come testimonial - mi si passi la parola - di norme insostenibili Giovanni Falcone e con lui, quindi, di tutti gli altri magistrati e poliziotti che hanno sacrificato la loro vita alla giustizia e alla legalità e che sono tutti simboleggiati e rappresentati nel nome di Giovanni Falcone. Questo, mi sia concesso, è davvero troppo! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Non è consentito attribuire alle parole di Giovanni Falcone valenze che fanno comodo, estrapolandole da discorsi caratterizzati dall'approfondimento e dalla complessità, valori per cui purtroppo questo Parlamento non brilla. Non è possibile consumare tanti affronti alla democrazia e alla legalità, nascondendosi dietro il nome di persone che hanno sacrificato la loro vita per difendere tali valori.

Non oso pensare all'offesa arrecata alla loro memoria, accostandone il nome ad una legge che prevede che d'ora in poi - diversamente da quanto avviene negli altri Paesi europei e non - solo in Italia i cittadini non saranno più eguali dinanzi alla legge. Come ha egregiamente detto la senatrice Finocchiaro, esprimendo l'indignazione di tutto il Gruppo del PD, non solo il presidente Berlusconi, per cui la legge è stata scritta e approvata, non potrà essere perseguito, ma «nessun Presidente del Consiglio, per qualunque reato comune, anche il più brutale, anche il più infamante, anche quello commesso in flagranza», anche un delitto di mafia.

Questa legge, signor Presidente ed onorevoli colleghi, Giovanni Falcone non l'avrebbe sostenuta e non l'avrebbe mai voluta. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Ed io sento il dovere morale e civile di difenderne la memoria e i valori, che costituiscono un patrimonio di questa nostra democrazia, oggi così sofferente: valori da difendere fermamente da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. E questo soprattutto in un momento in cui il Governo - come è sotto gli occhi di tutti e malgrado la continua denunzia dell'opposizione - sta espropriando il Parlamento della funzione legislativa.

Ha detto bene la senatrice Finocchiaro: «Siamo passati da una democrazia parlamentare fondata sulla tripartizione dei poteri, ad un presidenzialismo di fatto, senza i limiti e le garanzie di un presidenzialismo regolato, e al quale si accompagna la cosiddetta dittatura della maggioranza, che cancella l'autonomia del Parlamento dall'Esecutivo».

È stato così per il lodo Alfano e lo sarà, purtroppo, anche per il decreto sicurezza, che voi approverete oggi, con il voto contrario del Partito Democratico e senza avere voluto mai prendere in considerazione contributi emendativi da noi proposti, in uno spirito costruttivo, teso all'effettiva garanzia della sicurezza dei cittadini

Le misure per garantire la sicurezza ai cittadini vanno comunque valutate per la loro efficacia e anche per il significato politico-culturale che racchiudono e comunicano. Il Governo sostiene di volere una giustizia più efficiente, ma ciò non corrisponde al vero: con i provvedimenti proposti in materia di sicurezza, introduce norme di cui è prevedibile anche la dichiarazione di incostituzionalità e, quindi, l'inefficacia, sicché magistratura e forze di polizia saranno gravate di ulteriori oneri, senza assegnare loro strumenti e risorse necessarie, anzi sottraendo loro stanziamenti per far fronte ai mancati introiti, come quelli conseguenti all'eliminazione indiscriminata delI'ICI.

Ma davvero il Governo vuole fare funzionare la giustizia e vuole la sicurezza dei cittadini? E allora perché non ha proposto provvedimenti legislativi di revisione del codice penale e del codice di procedura penale o della materia civile o del codice di procedura civile o, se li ha proposti, non ha dato loro la priorità necessaria per una riforma organica? E perché oggi siamo qui a discutere di due norme, che integrano l'emendamento e che sono sottoposte all'Assemblea per essere state inserite in sostituzione dell'emendamento bloccaprocessi, e che costituiscono certamente un passo avanti nel quadro di una visione di limitazione del danno, ma che determinano gravi problemi e sono idonee a produrre criticità e ricadute negative sull'organizzazione giudiziaria?

Non si comprende, quindi, per quali motivi la maggioranza, pur dopo l'approvazione del lodo Alfano, intenda sostenerle, a meno che non si leggano queste norme, come di seguito dirò, tuttora finalizzate a privilegiare interessi del Premier, ottenendo al contempo lo scopo di indebolire - e non di rafforzare - la risposta del sistema giudiziario alle esigenze di sicurezza dei cittadini.

Ecco alcune criticità. Innanzitutto la finalità: la normativa proposta si caratterizza per il tentativo di continuare a mascherare l'unica funzione della norma precedente. Così come formulato, l'articolo 132-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale stabilisce che nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi è assicurata la priorità assoluta ai processi analiticamente elencati nella disposizione. La formazione del ruolo, quindi, deve avvenire secondo le prescrizioni imperative della norma, che individua una priorità assoluta. Tale priorità è indicata anche in ordine decrescente.

Si conferiscono così al capo dell'ufficio giudiziario un potere ed una responsabilità, senza specificare qual è la natura del provvedimento che il capo dell'ufficio dovrà adottare perché questo provvedimento, se intende rispondere ad esigenze di funzionalità, non debba essere adottato secondo il sistema tabellare e con la discussione nei consigli giudiziari competenti e in veste allargata, con la partecipazione del foro.

Ma qual è la finalità effettiva per cui i delitti commessi in violazione delle norme in materia di circolazione stradale vanno collocati al secondo posto tra quelli di priorità assoluta? Qual è la priorità effettiva delle violazioni in materia di immigrazione, quando nella nuova normativa sono inserite al riguardo norme manifesto e incostituzionali? Qual è la considerazione delle parti offese dal reato? E perché le parti offese non possono interloquire... (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Senatrice Della Monica, è terminato il tempo a sua disposizione. La autorizzo a consegnare agli Uffici l'intervento scritto, per la parte non svolta. A questo punto la Presidenza, essendovi tempi condizionati sia - come avete visto - per i relatori, sia per le dichiarazioni sulla questione pregiudiziale, non può concedere ulteriore tempo. Le consento però di terminare la frase iniziata.

 

DELLA MONICA (PD). Come dicevo, perché le parti offese non possono interloquire, pur se i loro diritti sono sacrificati, e non può interloquire il pubblico ministero, che - piaccia o non piaccia - è il rappresentante della legge? (Applausi dal Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Essendo stato deciso il contingentamento dei tempi, vi comunico la situazione attuale dei vari Gruppi. Al Popolo della Libertà residuano 17 minuti e 35 secondi, al Partito Democratico 25 minuti e 21 secondi, alla Lega Nord 9 minuti e 31 secondi, all'Italia dei Valori 1 minuto e 41 secondi, all'UDC-SVP-Aut 12 minuti, al Gruppo Misto, infine, 11 minuti.

È ora iscritto a parlare il senatore Pardi per tre minuti. Ne ha facoltà.

 

PARDI (IdV). Mi era stato detto che ne avevo dieci, per la verità.

PRESIDENTE. Ne aveva dieci prima che il tempo disponibile fosse consumato da altri senatori del suo Gruppo.

Il senatore Li Gotti, ad esempio, come sa ha illustrato per 10 minuti la questione pregiudiziale e quell'intervento rientra nel contingentamento. Soltanto le dichiarazioni di voto finale ne sono escluse.

PARDI (IdV). Visto che non mi resta quasi nulla, signor Presidente, mi limiterò allora soltanto ad un breve intervento.

Arriva il decreto insicurezza, dopo che abbiamo approvato il diktat Berlusconi, e arriva peggiorato. Legifica la circolare Maddalena, che era solo un provvedimento organizzativo, e la peggiora in modo grave attraverso la riapertura dei termini di patteggiamento e la loro sommatoria ai benefici dell'indulto.

Vi è, dunque, un danno quantitativo, poiché si sposta al 2006 il termine già fissato al 2002, determinando un aumento notevole del numero dei processi vanificati (in proposito vi è una stima de "Il Sole-24 ORE", una testata sicuramente non antigovernativa, che parla di circa 250.000 processi vanificati) e c'è un danno qualitativo costituito dall'intervento del Ministero sulla vicenda giudiziaria che compromette l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.

La maggioranza dice che questi provvedimenti incardinati tra di loro dovrebbero finalmente dar luogo ad una nuova atmosfera di dialogo e parla di normalizzazione. La definirei, invece, una soluzione finale, ma nel senso storico del termine. Non c'è equilibrio tra potere legislativo e potere giudiziario; c'è piuttosto il dominio dell'Esecutivo sul potere legislativo e su quello giudiziario con un processo insidioso e lento - per la verità, in passato era lento, ora si sta velocizzando incredibilmente - di svuotamento della Costituzione.

Proprio per tali motivi, gli inviti al dialogo per discutere insieme ipotesi di modifica della Costituzione devono essere totalmente rifiutati. Ci batteremo fino alla fine per il rispetto dei princìpi costituzionali; ci batteremo nel Parlamento e fuori contro questa politica insidiosa che mira a svuotare la Costituzione dal suo interno senza intervenire neanche sulla lettera. L'atmosfera è terribile! Ne prendiamo atto ribadendo che non dialogheremo con la maggioranza. (Applausi dal Gruppo IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è un giorno particolare: nell'Aula del Senato si vota la conversione in legge del decreto sicurezza, dopo un'esaustiva discussione che ha visto impegnati entrambi i rami del Parlamento.

Per me - ma credo anche per tutti i cittadini - questo è un giorno particolare, sicuramente un giorno di festa. Ma credo che lo sia anche per tutti i sindaci italiani che hanno a cuore la sicurezza dei propri cittadini. È un giorno di festa per il nostro movimento, il movimento della Lega Nord, e lo è perché da troppo tempo si parla di sicurezza in maniera negativa.

Sull'argomento sono stati versati fiumi di inchiostro ma, purtroppo, soprattutto negli ultimi anni questo argomento non si è voluto affrontare con forza, decisione e coraggio; non si è voluta trovare una soluzione al problema della sicurezza.

In questo devo inevitabilmente rivolgermi agli amici di sinistra che hanno amministrato il Paese per due anni e che sicuramente hanno sottovalutato e ignorato il problema della sicurezza, non volendolo assolutamente affrontare e risolvere. Ciò probabilmente è dovuto anche al fatto che al loro interno c'era una conflittualità forte ed erano logorati da divisioni interne, ma i risultati li abbiamo visti nei nostri paesi e nelle nostre città con tutte le azioni criminali che sono state perpetrate. È vero, sono stati emanati due decreti-legge, ma entrambi sono miseramente decaduti perché non c'era la volontà di affrontare concretamente il problema. C'era forse bisogno di dare una risposta mediatica, far scrivere i giornali senza scontentare nessuno, perché bisognava stare attenti che, all'interno del centro-sinistra, l'equilibrio che teneva la maggioranza legata ad un filo al Governo non venisse assolutamente rotto.

Nel frattempo però i cittadini intelligenti - come sempre - hanno ragionato e hanno capito che era ora di cambiare le cose e che bisognava assolutamente reagire con forza, fermezza, decisionismo e coraggio: caratteristiche che sono mancate al governo di centrosinistra. Questo decreto sicuramente ridarà loro fiducia nelle istituzioni che per il passato non sono state in grado di reagire di fronte all'aumento indiscriminato della criminalità, quasi totalmente - come si è detto più volte - attribuibile all'aumento incontrollato degli extracomunitari presenti nel nostro territorio. C'era e c'è bisogno di un freno all'immigrazione clandestina e a tutto l'indotto criminogeno che da essa deriva. Questo si attuerà in diverse maniere, una delle quali è la nuova denominazione e destinazione d'uso dei centri di accoglienza temporanea che non saranno più solo ed esclusivamente luoghi di assistenza, ma centri di identificazione e di espulsione.

Noi del Gruppo della Lega Nord non siamo prevenuti - come qualcuno pensa - di fronte all'immigrazione; anzi, sappiamo bene che la storia del Nord è anche storia di povertà, di sofferenza e di immigrazione, ma sappiamo altrettanto bene che deve essere sostenibile e rispettosa dei nostri usi e delle nostre tradizioni. Chi vuole venire nel nostro Paese può farlo tranquillamente: l'importante è che abbia una casa, voglia di lavorare e soprattutto sia cosciente del fatto che siamo nel nostro territorio da parecchio tempo e che forse è il caso che si adegui ai nostri usi e rispetti la nostra cultura e tradizione cristiana, che è di origine millenaria. (Applausi dal Gruppo LNP).

Al riguardo, ricordo con piacere quelli che da più parti tempo fa sono stati definiti gli espedienti adottati da noi sindaci per il controllo del territorio. Ricordo quando di notte andavamo a controllare e a pattugliare il nostro territorio, collaborando con le forze dell'ordine e ricordo - con dispiacere stavolta - che voi del centrosinistra eravate più preoccupati per quello che facevamo noi sindaci nel controllare il territorio piuttosto che allarmati e pronti a reagire di fronte alla criminalità. Ho visto poi che con il tempo più di qualcuno dei vostri sindaci si è adeguato alla nostra tendenza (quasi fosse trendy) - lasciatemi usare questo concetto - e ci ha anche copiato: parlo dei sindaci di Bologna e Firenze e di tanti altri sindaci di sinistra che oggi stanno adottando la linea di comportamento dei colleghi della Lega Nord, perché hanno visto che il nostro modo di agire ha portato effettivamente in moltissimi casi a risolvere i problemi e a controllare la criminalità presente nel territorio.

Con il provvedimento in esame abbiamo dato la possibilità anche ai piccoli Comuni di realizzare piani coordinati di controllo perché ciò si è dimostrato utile, efficiente ed efficace. Tutto questo sta ottenendo e sicuramente otterrà sempre più un effetto dissuasivo nei confronti di chi voleva o vuole commettere reati nel nostro territorio. Gran parte delle colpe dell'escalation di criminalità che ha colpito il nostro territorio - l'ho detto e lo ribadisco - è prevalentemente dovuta al totale lassismo con cui a suo tempo il Governo di centrosinistra ha reagito.

Cari colleghi, con l'approvazione del provvedimento in titolo credo che gli anziani si sentiranno più sicuri nelle loro case, così come si sentiranno più sicuri i portatori di handicap che spesso e volentieri sono facile bersaglio per i criminali; sarà più difficile, se non impossibile, ottenere la cittadinanza con i cosiddetti matrimoni di comodo. Il decreto-legge non ha la presunzione di essere la soluzione di tutti problemi - ci mancherebbe!- ma sta dimostrando e dimostrerà che la strada intrapresa dalla Lega Nord, dal ministro dell'interno Maroni (al riguardo ringrazio tutti gli alleati del centrodestra che ci stanno appoggiando e sostenendo), ci porterà certamente verso una società più sicura e più rispettosa delle regole: la sera sarà possibile uscire con tranquillità e poi rientrare a casa serenamente; la notte si potranno dormire sonni tranquilli senza il pensiero che qualcuno venga a svaligiare la casa.

Esprimeremo, dunque, un voto favorevole sul provvedimento in titolo, lasciandoci alle spalle un passato dal quale trarre insegnamenti per gli errori commessi al fine di non commetterne più in futuro. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (PD). Signor Presidente, ho pienamente condiviso l'intervento svolto dal collega D'Ambrosio, in Aula nella seduta di ieri, che ho ascoltato con grande attenzione; la stessa attenzione è stata prestata da molti colleghi del Partito Democratico, ma nell'indifferenza quasi totale dei colleghi della maggioranza.

Anch'io come lui avevo riposto molta speranza nella possibilità di instaurare un clima di collaborazione, così come dal presidente Schifani autorevolmente invocato il giorno del suo insediamento. Quanta amarezza e delusione trasparivano ieri dalle parole del senatore D'Ambrosio nel momento in cui prendeva atto che nessun emendamento proposto dall'opposizione veniva non soltanto recepito, ma neanche apprezzato o comunque valutato dai colleghi della maggioranza: al termine degli interventi, il Presidente del Senato dava la parola al relatore della competente Commissione, il quale si alzava e, pronunciando poche parole, esprimeva un parere contrario su tutti gli emendamenti presentati e poi si sedeva di nuovo.

Non sono un professionista della politica, ma sono assolutamente ansioso di capire cosa il Presidente del Senato intendesse quando parlava di collaborazione. Questa è collaborazione? Confidando nella nota onestà intellettuale del presidente Schifani e nella forza del suo richiamo, anch'io avevo creduto che finalmente in Italia si potessero trovare punti di incontro tra una maggioranza forte ed un'opposizione costruttiva e che si potesse mettere la parola fine ai tanti no preconcetti, a quel clima sempre teso di conflittualità permanente, a quel riversare sul solito Governo Prodi e sui suoi 20 mesi ogni responsabilità dimenticando i cinque anni precedenti; che si ponesse fine al concetto del "noi abbiamo fatto e voi non avete fatto" e che, seppure con confronti aspri, si potessero affrontare e tentare di risolvere i problemi del Paese. Lo speravo, insomma, e speravo nella possibilità di instaurare un dialogo. Oggi invece sono costretto a chiedermi come sia possibile che dai banchi dell'opposizione non esca mai un'idea positiva, giacché mai questa idea è recepita dai colleghi della maggioranza. Questa è collaborazione, signor Presidente?

Anche il provvedimento oggi in discussione, nel cui merito non intendo entrare se non per qualche riflessione, suscita sconcerto, soprattutto su alcuni punti che non si è voluto discutere in alcun modo, a cominciare dall'intenzione di impiegare i militari dell'esercito per garantire la sicurezza nelle nostre città. Quando con molta umiltà ho tentato di fare comprendere al Governo quanto inutile e improponibile fosse il provvedimento, ho constatato una chiusura totale. Inutile impiegare 3.000 uomini quando le forze dell'ordine ne contano 300.000; improponibile poi paragonare il provvedimento di oggi a quello di anni addietro soprannominato "Vespri siciliani".

Ebbene, appare di tutta evidenza l'assurdità del parallelo se si inquadra storicamente quella misura: ricordo che era il periodo in cui la mafia la faceva da padrona in Sicilia, all'indomani delle stragi di Falcone e Borsellino. Inoltre, tale disposizione è improponibile anche dal punto di vista tecnico, giacché mai si pensò allora a pattuglioni misti esercito e polizia; infatti, il compito dei militari fu allora quello di rilevare le forze dell'ordine impiegate in posti fissi, per restituirle a compiti di salvaguardia della sicurezza del territorio. Su questo piano anche io avrei votato a favore del provvedimento.

Questo mi è sembrato di proporre ragionevolmente oggi al Governo, considerato che il clima di terrore che si è voluto istaurare nei mesi scorsi va scemando e che i mass‑media sempre meno pongono l'accento sulla sicurezza, senza che, peraltro, nulla sia cambiato. Ancora oggi infatti c'è chi, andando ad una velocità di 160 chilometri l'ora in città, uccide persone; ancora oggi riscontriamo risse tra gente estrema e barboni nelle strade; ancora oggi vediamo persone chiedere l'elemosina. Su tutti questi fenomeni era stata fatta propaganda e certamente su di essi non si è agito. Ancora oggi vediamo numerosi campi nomadi nelle nostre città, quando si era promesso che in pochi giorni tutti sarebbero stati sbaraccati; ancora oggi assistiamo nella capitale a lanci di bottiglie molotov contro accampamenti rom. Erano messaggi. Dio vi salvi dalle polemiche e dalle responsabilità morali che potrebbero derivare da un'improvvida azione di qualche soldato.

Ho tentato di far riflettere su quanto fosse pericoloso l'impiego dell'esercito in attività sconosciute alle Forze armate che, peraltro, egregiamente e con grande sacrificio - talvolta estremo - svolgono il loro ruolo istituzionale, ma che sono completamente prive di quelle caratteristiche professionali e procedurali che si acquisiscono solo con anni di mestiere sul campo.

Nulla è stato recepito. Va avanti la presunzione di chi, ignorando cose e sistemi, procede solo con la cieca forza dei numeri. Penso poi alla possibilità di patteggiare fino all'ultimo momento, introdotta dal decreto-legge, su cui non intendo soffermarmi avendo già espresso l'opinione di tutti noi la collega Della Monica. Vorrei tuttavia rivolgere un interrogativo, lo faccio senza quell'acredine con cui ha parlato prima il collega ma veramente con uno spirito costruttivo, ai colleghi della Lega e di Alleanza Nazionale di cui ho condiviso le posizioni al momento dell'indulto: questo non è forse un indulto mascherato? Vi siete chiesti quanti criminali riusciranno ad evitare anche un solo giorno di carcere? Non vi sembra questa una contraddizione rispetto all'aumento delle pene su altri reati?

Concludo il mio intervento sottolineando che è doveroso e fisiologico, signor Presidente, che una maggioranza sostenga il Governo che ne è l'espressione, ma mi chiedo se giungerà mai il giorno in cui, pur allineandosi doverosamente alle posizioni dell'Esecutivo, senatori e deputati di questa maggioranza riusciranno a imporre una riflessione almeno su provvedimenti abnormi e improponibili e ciò solo nell'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G100. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Signor Presidente, assistendo ai lavori del Parlamento, e in particolare ai lavori del Senato, nelle Commissioni e in Aula, e poi guardando la rappresentazione che ne viene fatta dall'opposizione sui mezzi di comunicazione sembra di vivere due realtà del tutto diverse. Sui mezzi di comunicazione di massa ci viene detto che la maggioranza e il Governo si stanno occupando soltanto di determinate e singolari vicende giudiziarie e che tutto il resto viene trascurato. Noi sappiamo però - lo sappiamo noi della maggioranza, il Governo e lo sa anche l'opposizione - che qui in realtà ci si occupa di tutt'altro. Oggi, ad esempio, ci occupiamo di un decreto sulla sicurezza pubblica.

In queste poche settimane (siamo ad appena tre mesi dall'insediamento dal Governo, con tutti gli adempimenti necessari), come promesso in campagna elettorale è già stata abolita l'ICI sulla prima casa, c'è stata la detassazione degli straordinari ed è stato approvato un provvedimento per la rimodulazione dei mutui, che tante difficoltà creano alle famiglie che devono pagare rate di mutui a tasso variabile. Inoltre, è stato risolto l'enorme problema, che giaceva da anni con grave danno, a Napoli, alla Campania e di riflesso a tutto il nostro Paese, dello smaltimento dell'immondizia in quell'area.

È stato poi varato il piano casa, che da ottobre farà partire un piano di investimenti di 800 milioni per venire incontro alle difficoltà delle famiglie con i redditi più bassi. Ci sono già stati dei provvedimenti per liberare il lavoro, per fare in modo che quelle possibilità reali e produttive di lavoro non vengano soffocate da norme che in realtà rendono impossibile le assunzioni e obbligano, di conseguenza, o a rinunciare a quel rapporto oppure costringono a rapporti di lavoro sommersi, illegali, senza pagare le imposte e senza tutele per i lavoratori. A partire dal gennaio 2009 sarà abolito il cumulo delle pensioni e dei redditi.

Dopo decenni in cui si andava alla giornata, è stato varato un piano dell'energia. L'Italia è il più grande importatore del mondo di energia dall'estero ed è il Paese d'Europa dove si paga l'energia più cara, con un margine rispetto agli altri Paesi non di 2-3 punti percentuali, ma di 30-40 e a volte 60 punti percentuali in più. Ciò con ovvi riflessi sia sul bilancio delle famiglie, sia sulla competitività delle aziende.

Si è ampiamente avviata - e nelle prossime settimane verrà completata al Senato - una manovra che, oltre a contenere parecchie altre misure oltre a quelle che ho già menzionato, va nella direzione di un pareggio di bilancio, come da impegni presi dal precedente Governo in sede di Unione europea.

Certo, pur salvaguardando i settori più importanti come la sicurezza e la sanità, ci sono delle riduzioni...

 

PRESIDENTE. Senatore Cintola, vorrei richiamare la sua attenzione. In quest'Aula sembra che sia diventata di moda, al di là delle persone, volgere le spalle alla Presidenza; questo non è ammissibile. È chiaro?

 

MALAN (PdL). Questa manovra comporta delle riduzioni di spesa che devono essere assorbite, a volte con qualche difficoltà. Ricordo, però, che durante la campagna elettorale il candidato alla Presidenza del Consiglio del Partito Democratico, all'epoca alleato con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro - non sappiamo se oggi lo sia ancora - aveva promesso di tagliare la spesa di 15 miliardi di euro all'anno. Attualmente stiamo affrontando tagli che si aggirano sui 10 miliardi. Non si capisce, quindi, da quale presupposto partano le critiche che vengono rivolte. Partono dal presupposto di avere detto in campagna elettorale qualcosa che non si intendeva realizzare o che proprio non si pensava? O forse si tratta di qualche altro fenomeno inspiegabile?

Così come è inspiegabile l'intervento del senatore Serra, che mi ha preceduto, il quale si è lamentato della impossibilità di vedere approvati gli emendamenti presentati. Ricordo al senatore Serra - che mi sembra abbia lasciato l'Aula - che siamo alla terza lettura di questo provvedimento e che nella prima sono stati approvati molti emendamenti, diversi dei quali presentati dall'opposizione. Non dovrebbe sfuggire che un decreto-legge, che deve essere convertito in legge entro 60 giorni, prima o poi deve arrivare all'ultima lettura in cui è dovere del relatore esprimere un parere contrario sugli emendamenti perché altrimenti, se si continua a modificarne il testo, non si arriva mai alla conversione. Questo vale persino per un disegno di legge, figurarsi per un decreto-legge.

Allo stesso modo, ha destato il mio stupore la senatrice Della Monica che nel suo pur garbato intervento ha rimproverato al presidente del mio Gruppo, senatore Gasparri, di avere citato testualmente una frase di Giovanni Falcone il quale ricordava che la magistratura spesso ha rivendicato la propria indipendenza lasciandosi in realtà troppo spesso irretire surrettiziamente dalle lusinghe del potere politico. Dopo aver rimproverato al senatore Gasparri di avere citato testualmente - e di conseguenza ciascuno lo interpreta nel modo che ritiene opportuno, anche se a me sembra piuttosto chiaro - il pensiero che a suo tempo espresse il compianto Giovanni Falcone, ha ritenuto di sostenere che Giovanni Falcone non avrebbe votato a favore della conversione di questo decreto. Ebbene, francamente ci troviamo di fronte ad una contraddizione che si svolge nel giro di due semplici periodi.

Di fronte a tali contraddizioni possiamo serenamente procedere alla conversione del decreto al nostro esame che, invece, è perfettamente coerente con gli impegni assunti durante la campagna elettorale, con quanto la nostra maggioranza ha fatto tra il 2001 e il 2006 e, soprattutto, con le necessità dei cittadini che hanno bisogno di maggiore sicurezza e, quindi, delle misure contenute in questo decreto che, ad esempio, intervengono sul settore dell'immigrazione. Faccio presente che in tale settore per due anni si è ricorsi ad ogni possibile norma e ad ogni possibile espediente per allargare le maglie e per ridurre i controlli.

Con questo provvedimento noi abbiamo reintrodotto alcuni positivi elementi di controllo nell'interesse degli immigrati stessi, oltre che, naturalmente, degli italiani. Abbiamo previsto, ad esempio, l'espulsione per coloro che sono condannati a pene superiori ai due anni ed è stata introdotta una serie di misure importanti, di cui hanno parlato più ampiamente il relatore e altri colleghi, perché la sicurezza è un diritto primario per ciascuno. Ricordo che lo Stato trae la sua legittimazione dal fatto che garantisce i diritti fondamentali dei cittadini. Tale garanzia sta alla base del diritto dello Stato di esigere le imposte, di richiedere dai cittadini determinati comportamenti, di esercitare tutte quelle funzioni che gli spettano. Lo Stato, però, innanzitutto, con la sua organizzazione, con i suoi apparati, con le sue forze dell'ordine, deve difendere la sicurezza dei cittadini.

A tal proposito, richiamo l'attenzione del Governo sull'ordine del giorno G100, da me presentato affinché tenga in considerazione la situazione di coloro che dopo avere encomiabilmente servito il nostro Paese nell'Esercito, spesso in missioni internazionali, ora si trovano in attesa di essere immessi, come da bando di concorso, nelle forze dell'ordine, che sono fondamentali per garantire la sicurezza. Le norme che stiamo approvando naturalmente sono utilissime; altre verranno approvate con il disegno di legge sulla pubblica sicurezza che esamineremo nel prossimo futuro, ma senza il lavoro delle forze dell'ordine tutto sarebbe vano.

Dobbiamo, perciò, essere riconoscenti all'opera di queste persone che, giorno per giorno, tra mille difficoltà, a volte tra l'ostilità di certi settori dell'arco politico, lavorano mettendo a repentaglio la loro vita per difendere la nostra sicurezza. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale

Prima di dare la parola ai relatori per le loro repliche, devo scusarmi con i singoli senatori e con i Gruppi parlamentari per un errore commesso: non è stato tenuto conto, nel contingentamento dei tempi, del fatto che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari di ieri aveva ampliato il tempo a disposizione dei Gruppi. A me è stato dato un elenco che ho fatto ovviamente rispettare. Me ne scuso: poiché non possiamo tornare, come in una moviola, al dibattito ormai conclusosi, l'unico modo per rimediare è quello di utilizzare il tempo residuo a disposizione dei Gruppi, che ora ricorderò, in occasione dell'esame degli emendamenti.

Ricordo pertanto che, prima di quest'ultimo intervento, il tempo a disposizione del PdL era di 54 minuti; del PD 52; della LNP 18; dell'Italia dei Valori 13; dell'UDC-SVP-Aut 24; del Gruppo Misto 22.

Poiché i relatori, senatori Vizzini e Berselli rinunziano ad intervenire in sede di replica, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, i relatori hanno illustrato le ragioni e la ratio degli emendamenti introdotti dal Governo nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera dei deputati; quindi mi atterrò esclusivamente ai due emendamenti, oggi all'esame di questa Assemblea. Non intendo rispondere a tutte le osservazioni poiché i relatori hanno puntualmente indicato la ratio dei due emendamenti e la disciplina normativa che essi comportano.

Il relatore Berselli ha correttamente posto in evidenza che la norma approvata dal Senato con i due emendamenti dei relatori Vizzini-Berselli rispondeva certamente ad una logica di celebrazione di tutti i processi. Quando si parla di spirito di collaborazione, devo pur rilevare la impossibilità di realizzare tale clima positivo quando si continuano a definire quei due emendamenti come "bloccaprocessi". Infatti, siamo tutti consapevoli, almeno quelli con esperienza di organizzazione giudiziaria, che quella norma avrebbe consentito nei due anni, soltanto nei due anni (questo era forse il suo limite), con sospensione di un anno e ripresa nell'anno successivo, la celebrazione di tutti i processi.

Devo altrettanto rilevare che non vi è nessuna interferenza, come sostenuto dal senatore Li Gotti, del Ministro della giustizia nel procedimento d'informazione dei provvedimenti dei dirigenti degli uffici; non vi è nessuna necessità di spiegarne la natura, che è tabellare ed è valutata dal Consiglio superiore della magistratura sotto il profilo della legittimità all'interno delle tabelle degli uffici giudiziari.

Il Ministro della giustizia non ha previsto, come è stato detto dal senatore Li Gotti...

 

PRESIDENTE. Per rispetto del Sottosegretario che sta svolgendo il suo intervento, chiedo cortesemente ai colleghi di non soggiornare nell'emiciclo e svolgervi riunioni.

 

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Non è pertanto prevista una comunicazione al Ministro dei provvedimenti degli uffici giudiziari, perché questa avrebbe introdotto un procedimento di valutazione diretta; vi è invece, come già avviene, esclusivamente una comunicazione al Consiglio superiore della magistratura. Il Ministro della giustizia valuterà quei provvedimenti proprio in relazione ai princìpi costituzionali ed ai compiti che la Costituzione assegna al Ministro della giustizia in materia di organizzazione e funzionamento dei servizi relativi alla giustizia e riferirà in Parlamento in merito a tali aspetti.

Credo che la soluzione adottata lasci ancora dei margini di discrezionalità con la conseguente possibilità, come tutti sappiamo, che per alcuni reati non vengano celebrati i processi. Il rispetto del principio dell'obbligatorietà è tale che, come a tutti noto, i carichi di lavoro non consentono la celebrazione di tutti i processi. Credo pertanto che una vera collaborazione debba indurci, dopo l'approvazione di questo provvedimento, a valutare la possibilità che il Parlamento, rivendicando la sua prerogativa di stabilire la priorità dei procedimenti in relazione alle emergenze e alla gravità dei singoli reati, ponga in essere un procedimento di depenalizzazione di alcuni reati ed eventualmente un procedimento di verifica dei percorsi di priorità, tale da garantire nella sostanza la massima corrispondenza tra la realtà descritta dalla legge e la realtà di fatto.

Di fronte a tali considerazioni, credo quindi che questa Aula, approvando tale disegno di legge - che rappresenta, come già detto in occasione del precedente esame, per gran parte un provvedimento condiviso dall'intero Senato - possa essere indotta, a seguito di una maggiore riflessione su queste due norme, a considerare l'eventualità di una possibile correzione futura, nell'ottica di migliorare un percorso che l'emendamento Vizzini-Berselli aveva tracciato e che probabilmente dovremo tenere tutti più presente. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame. (Brusìo).

Prego tutti di prendere posto e di seguire e far seguire con attenzione.

BERSELLI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole ai due ordini del giorno.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, accolgo l'ordine del giorno G200 e chiedo anche la collaborazione dell'opposizione, perché si tratta di una proposta che nasce dalla necessità di chiarire che non è stato modificato alcunché per quanto riguarda le competenze del procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto, essendo sorti dubbi interpretativi su una norma che avevamo già votato all'unanimità in Commissione.

Accolgo anche l'ordine del giorno G100.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G200 e G100 non verranno posti in votazione.