FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le cronache odierne ci consegnano l'exploit del ministro delle riforme Umberto Bossi nel corso di una manifestazione ieri.
Credo sia difficile trovare parole appropriate poiché la riprovazione, la condanna e lo sdegno credo siano poco adatte a descrivere il sentimento di ciascuno di noi rispetto al fatto che un Ministro della Repubblica italiana, che ha giurato fedeltà alla Costituzione e che dovrebbe agire nell'interesse dell'intero Paese e di tutti i cittadini, non solo non conosce l'inno di Mameli, fino al punto dire che, secondo la sua libera lettura di quel testo, è l'Italia schiava di Roma (è la vittoria schiava di Roma!), ministro Bossi, ma si permette gesti e apprezzamenti assolutamente incompatibili con il valore simbolico dell'inno di Mameli che - piaccia o non piaccia, non è certo la Quinta di Beethoven, comunque rappresenta l'unità nazionale e anche la dignità di questo Paese e di questo popolo tutto.
Le reazioni non ci hanno confortato: mentre abbiamo apprezzato le parole del presidente Fini, pronunciate poco fa alla Camera, non abbiamo apprezzato, per esempio, le parole del ministro Scajola che ha sottovalutato, e di tanto, l'accaduto; non ci è piaciuto neanche che un'altra forza rappresentata in questo Parlamento, il Movimento per l'Autonomia del presidente Lombardo, non abbia fatto pervenire alcun cenno di riscontro alle offese recate al popolo meridionale dal ministro Bossi che travolge vicende private, privatissime, e vicende pubbliche e politiche in un'invettiva che di ministeriale e di istituzionale non ha assolutamente nulla.
A questo punto vorremmo sapere dal presidente del Consiglio Berlusconi come la pensa su questo delicato e anche elegante - lo definiamo teorema? - gesto compiuto dal ministro Bossi e vorremmo per questo avanzare una richiesta formale in quest'Aula.
Vorrei, anche ricordare al Ministro delle riforme, che invoca la canzone del Piave come inno in cui si riconosce il popolo della Padania, che se facesse un giro nel più sperduto centro del Mezzogiorno d'Italia e nelle più sperdute lande della Calabria, piuttosto che della Sicilia, troverebbe nella piazza principale certamente un cippo, un monumento più o meno ricco, più o meno elaborato, talvolta solo una targa, nel quale comunque ci sono troppi nomi di soldati siciliani, calabresi, campani, pugliesi che sono morti sul Piave, in quella guerra per difendere esattamente l'Italia e la sua unità nazionale. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-Aut e PdL).