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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 043 del 21/07/2008


PEDICA (IdV). Signor Presidente, faccio una considerazione da cittadino. Il nostro Paese sta vivendo una pesantissima crisi economica, lo sappiamo tutti. E noi siamo qui a discutere di che cosa? Qual è la priorità di questo Governo? Fare l'ennesima legge ad hoc per il Presidente del Consiglio. Noi dell'Italia dei Valori e il presidente Di Pietro veniamo accusati sempre di lamentarci per le leggi ad personam, ma il Parlamento, nei Governi Berlusconi (strano il caso) ha approvato: la legge sulle rogatorie internazionali, grazie alla quale sono divenute inutili le imbarazzanti dichiarazioni sui movimenti nei conti correnti esteri fatte da Previti, Squillante e dal responsabile dei servizi finanziari di Mediaset; la legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio, e così facendo si sono rese del tutto vane le indagini in corso da anni nei processi che vedevano come principale protagonista il Presidente del Consiglio; la legge Cirami sul legittimo sospetto, con l'effetto di bloccare i processi; il condono fiscale, per il quale il Presidente del Consiglio disse che Mediaset non si sarebbe mai servita del condono e invece c'è stata un'adesione ed un risparmio di centinaia di milioni di euro; la legge Gasparri e il decreto salva Retequattro, con l'abolizione delle norme che vietavano incroci di proprietà tra TV e carta stampata e che, ad esempio, ha cancellato i limiti sulla possibilità di detenere media; il lodo Schifani, la legge bloccaprocessi per le più alte cariche dello Stato, che la Corte costituzionale ha giudicato incompatibile con la nostra Costituzione (soprattutto con l'articolo 3), proprio perché andava contro le basi democratiche del nostro sistema.

Ovviamente, il centrodestra non si è abbattuto: una modifica qui, una lì, e anche in questo caso è stata approntata una nuova legge. Nessun problema: ecco subito pronto un altro lodo, che io non definisco lodo, signor Ministro, signor Presidente, ma un "dolo" (cioè una colpa grave), che purtroppo resterà nella storia e che rimarrà nella storia di questo Presidente del Consiglio. Il tutto, poi, naturalmente viene fatto dando priorità assoluta alle prenotazioni del presidente Berlusconi, per il quale il calendario dei lavori parlamentari può essere stravolto con scioltevolezza: vale a dire, fa come gli pare e naturalmente anche i Presidenti di Camera e Senato devono prenderne atto. La nostra Costituzione, i nostri valori, gli ideali di uguaglianza e libertà in cui credevano i Padri costituenti vengono continuamente mortificati dalle leggi fatte nel corso dei Governi Berlusconi.

Signor Presidente e signori colleghi (anzi, come dice il presidente Di Pietro, signori colleghi che non ci siete), noi dell'Italia dei Valori non vogliamo e non possiamo rinunciare a questi valori: noi vogliamo continuare a vivere in un Paese in cui le leggi vengono fatte nell'interesse dei cittadini e non per garantire l'immunità a chi governa. In realtà, se l'è sempre cavata il nostro presidente Berlusconi, grazie ad ostacoli frapposti a chi indagava su di lui (come con gli impedimenti sulle rogatorie internazionali), a svariati meccanismi che costringevano a rinviare le udienze dei suoi processi (come il fatto che non potesse essere presente, perché impegnato in attività di governo), al gioco delle prescrizioni (da lui perfezionato, dimezzandole).

È triste vedere che la classe politica della maggioranza è pronta a qualunque cosa pur di accondiscendere al padrone di casa. È triste vedere gli amici di Alleanza Nazionale, che nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l'immunità ai membri del Parlamento dichiarando testualmente (non sono, quindi, invenzioni) che «l'uso dell'immunità e soprattutto l'abuso del diniego dell'autorizzazione a procedere vengono visti (...) come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia», dire sì oggi ad una legge che non rappresenta la vostra ideologia. È triste vedere gli amici leghisti che, sempre nel 1993, inneggiavano a Di Pietro e oggi vanno verso una legge in cui non credono e sono disposti a votarla. (Richiami del Presidente). È triste vedere anche una parte dell'UDC, ridotta a fare l'ondivaga, che bussa all'uscio di tante porte.

Quindi, non ci prendiamo in giro e non prendete in giro i cittadini. Ci togliete la parola perché non volete essere giudicati. Il Paese si domanda perché impiegate tutta questa velocità ad approvare le leggi per il Presidente e non avete ancora trovato una soluzione per l'Alitalia, per la Campania, per i giovani. Avete anche bocciato una nostra richiesta..

Colleghi del centrodestra, vi faccio allora notare che per un perverso gioco del destino - mi avvio a concludere, signor Presidente - ogni giorno prendete posto in una parte di quest'Aula che, a giudizio mio e anche di molti italiani, non siete degni di occupare, in quanto sulle vostre teste (non l'avete letto, forse) troneggiano le parole "giustizia" e "diritto", parole a voi pressoché sconosciute e da voi stravolte. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Negri. Ne ha facoltà.