NEGRI (PD). Onorevoli colleghi, cari senatori della maggioranza, l'atto che state per compiere è di grande gravità politica per l'oggi e gravido di rischi per le potenzialità riformatrici di tutta la legislatura.
Fin dall'inizio la scena politica è stata dominata da una sola ossessione: non tanto il conflitto fra il principio di legittimità e quello di legalità (insito nella dialettica democratica), ma la privatissima vicenda del cittadino Silvio Berlusconi, che vedeva avvicinarsi a sentenza il processo in cui il premier è accusato di concorso in corruzione in atti giudiziari per la vicenda delle presunte dichiarazioni reticenti fatte dall'avvocato inglese David Mills in due processi milanesi.
Per fermare tutto ciò, per allontanare l'amaro calice, tutto è stato pensato e tentato. Tutto, anche l'impensabile, come fermare decine di migliaia di processi, negare giustizia a migliaia di vittime innocenti per far scampare al giudizio un solo eccellente imputato. Questo rischio alla fine è stato sventato e come opposizione rivendichiamo il merito di avervi aiutato a riflettere e a cambiare.
Ma quello che è rimasto, questo disegno di legge in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato (che, tranne una, non l'hanno richiesto e a cui state costringendo le altre) è altrettanto grave. Il senatore Ceccanti ne ha esposto i profili di incostituzionalità. Ora, a mio parere, non c'è nulla che una libera dialettica democratica non possa affrontare e risolvere. Considero di grande interesse, ad esempio, le argomentazioni svolte dal costituzionalista Ainis oggi su «La Stampa». Non ci sono quindi materie tabù. Anche se penso che l'esercizio delle funzioni di natura politica sia già adeguatamente protetto nel nostro ordinamento da varie forme di immunità, previste anche dopo la legge costituzionale del 3 gennaio 1993, con un paradosso, però: con questo provvedimento, venite a tutelare di più i reati extrafunzionali rispetto a quelli funzionali, per i quali si può comunque dare o negare l'autorizzazione a procedere.
Ma è l'atto di nascita di questo provvedimento, la sua motivazione esplicita a condannarlo. Non vi sta a cuore la riforma della giustizia per tutti i cittadini, ma la giustizia dei politici e per i politici. Non sarà questo provvedimento la madre delle pur necessarie riforme sulla giustizia, ma - a quanto si legge in questi giorni sui giornali - il cavallo di Troia per una generale revisione di tutto il sistema delle immunità parlamentari.
A maggior ragione non sarà questo provvedimento il facilitatore viatico per le riforme istituzionali e costituzionali, anch'esse necessarie. Che sarà del federalismo fiscale, che è carne e sostanza della nuova forma di Stato disegnata dalla nostra riforma costituzionale? Pensate davvero - lo dico ai cari amici leghisti che disertano il dibattito - che i due treni che Silvio Berlusconi dice di voler far partire insieme non deraglieranno, ma correranno alla stessa velocità e arriveranno nella stessa stazione? Pensate davvero di poter scambiare il vostro voto al lodo Alfano con l'elezione diretta dei magistrati secondo il modello americano, proposto nei giorni scorsi a Venezia da Bossi? Nessun processo riformatore vero nasce sotto ricatto, chiedendo agli interlocutori politici di passare prima sotto le forche caudine con l'asta messa tanto in basso; tranne, naturalmente, per quelli disposti a piegare la schiena. Né - voglio rassicurare l'onorevole Casini - il Partito Democratico è così politicamente ingenuo da pensare che le riforme nascano a brani, spezzatini di riforme trattate un po' qua un po' là, con le varie componenti della maggioranza, federalismo versus immunità o viceversa.
Vorrei concludere con una considerazione: è l'ora delle convinzioni salde, delle divisioni strategiche e di protagonisti politici all'altezza. Cari colleghi, c'è un Paese intorno a noi che chiede solo di potersi rispecchiare nell'onestà dei comportamenti dei propri dirigenti eletti e governanti, nel loro disinteresse personale e in qualche loro atto di coraggio, se serve. C'è un Paese che ha un disperato bisogno di esempi. E voi oggi scegliete purtroppo di essere cattivi maestri. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saro. Ne ha facoltà.