MUGNAI (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, si sta recitando in quest'Aula un copione scritto molto tempo fa e che puntualmente è oggetto di nuove recite ogniqualvolta a sinistra faticosamente si annaspa, travolti dal consenso elettorale, manifestato in alcuni casi in modo quasi plebiscitario nei confronti di Silvio Berlusconi e della coalizione politica da lui guidata.
È talmente logoro e frusto questo copione, cari colleghi dell'opposizione, da non suscitare più alcuna reazione di interesse sopratutto in chi, ovvero i cittadini elettori, più di ogni altro, dovrebbe essere primo destinatario delle accorate ed enfatiche grida di allarme che la sinistra ed i suoi alleati lanciano per l'ennesima volta sui pericoli che correrebbe la nostra democrazia.
Ed è partendo da questa constatazione, che trova la sua più convincente prova nelle dimensioni del successo elettorale tributato al Popolo della Libertà ed ai suoi alleati, nonostante la graticola giudiziario-mediatica cui è sottoposto direttamente ed indirettamente Silvio Berlusconi da oltre 14 anni, che credo si debba prender le mosse per articolare un ragionamento più obiettivo e sereno sul tema che oggi stiamo trattando, confidando che in voi, colleghi dell'opposizione, si radichi finalmente, una volta per tutte, la consapevolezza che non è questa la strada da percorrere per riguadagnare la fiducia degli italiani.
Due sono i punti che la ripetutamente richiamata sentenza della Corte costituzionale ha fissato con inequivoca chiarezza: l'assoluta apprezzabilità dell'interesse che le più alte cariche dello Stato possano adempiere alle proprie funzioni nell'interesse della Nazione con serena e pacifica continuità d'esercizio, in conformità al mandato rispettivamente ricevuto, e che l'istituto della sospensione di processi loro eventualmente intentati possa costituire legittimo strumento per garantire un corretto soddisfacimento di siffatto primario interesse.
Ma, se così è, vorrete convenire, onorevoli colleghi dell'opposizione, che non si giustificano certo i toni enfatici e volutamente allarmistici cui prima facevo riferimento in relazione al tipo di strumento più idoneo per realizzare la soddisfazione di detto interesse, in ordine al quale, del resto, ripetutamente non avete potuto che convenire, vuoi perché, a riguardo, si pongono autorevoli opinioni del tutto contrastanti con quelle da voi così assolutisticamente sostenute, vuoi perché un profilo di natura squisitamente tecnica, sia pur riconducibile ad un contrasto di opinioni sugli altri profili di architettura normativa, non giustificherebbe mai il clamore e lo strepito con il quale state vivendo questo dibattito. Ed anzi, lasciate che ve lo faccia osservare con grande pacatezza, il vero paradosso di questa vicenda sta nel fatto che il ripetuto richiamo che costantemente fate alle nostre coscienze per averle, a vostro dire, supinamente piegate agli interessi personali dell'attuale Presidente del Consiglio in realtà forse dovreste farlo se non alle vostre coscienze, che, sono certo, sono scevre di pregiudizi e inquinamenti quanto le nostre - lo ribadisco, quanto le nostre - almeno di sicuro alla vostra intelligenza e sensibilità politica nella misura in cui non vi rendete conto, o apparite non farlo, che è proprio il caso giudiziario Silvio Berlusconi che forse, più di ogni altro, appare pienamente legittimare l'adozione del provvedimento che stiamo votando.
Vorrete infatti convenire con me, nella misura in cui per primi, per bocca dei vostri più autorevoli esponenti, avete convenuto sulla indispensabilità e urgenza di dare tutela a quell'interesse sancito dalla Corte costituzionale, che forse più di un legittimo dubbio possa nascere in ogni italiano e quindi, a maggior ragione, in coloro che sono chiamati a rappresentare i cittadini elettori sulla genuinità, legittimità e trasparenza di quanto è accaduto e sta accadendo in questo paese da oltre 14 anni.
Non siamo, cari colleghi dell'opposizione, di fronte ad una singola vicenda giudiziaria o tutt'al più a qualche iniziativa assunta dalla magistratura sporadicamente a carico dello stesso soggetto. Siamo, viceversa, di fronte alla più colossale operazione di carattere giudiziale a cui questo Paese e, credo senza tema di smentita, qualunque nazione civile abbia mai assistito nella sua storia.
L'abnormità dei numeri che adesso andrò a citare, in uno con il fatto che nessuna di queste vicende si sia mai conclusa con una sentenza di condanna, e - vivaddio - nel numero di queste vicende è più che evidente che anche una singola prescrizione possa capitare e nulla vorrebbe dire in senso penale, sarebbe già di per sé, nella sua mostruosità ed inconcludenza di risultati, più che evidente fonte di dubbio e legittima preoccupazione sulla terzietà di approccio di chi - sempre gli stessi - tali vicende promuove e guida.
Alla data odierna sono stati avviati 101 procedimenti penali relativi a soggetti o società del gruppo Fininvest, che hanno coinvolto 104 soggetti. Sono stati impegnati 130 legali e 67 consulenti. Ad oggi, con riferimento a 59 procedimenti, sono state celebrate complessivamente 2.140 udienze, di cui 731 in procedimenti riguardanti il solo dottor Silvio Berlusconi. Sono state richieste, dal 1994 al 1996, 35 misure cautelari. Sono stati effettuati 487 accessi per perquisizioni, sequestri, acquisizioni documentali, con asportazione di oltre 2 milioni di documenti. Sono stati effettuati accessi richiesti presso 30 banche in Italia e all'estero. Sono stati controllati 100 conti correnti e 170 libretti al portatore e ad oggi, a fronte di tutto questo, vi sono state 109 posizioni di proscioglimento ed archiviazione e 75 assoluzioni.
Ma v'è di più, al di là di questi numeri, cari colleghi, molto di più. Questa colossale macchina da guerra giudiziale, tradottasi in una interminabile isterica campagna di logoramento, non riguarda un cittadino qualunque, bensì ha per oggetto direttamente ed indirettamente il leader riconosciuto di quella coalizione politica che rappresenta, per diretta volontà popolare, la grande maggioranza dei cittadini di questo Paese. E vorrete convenire con me che non si possa restare indifferenti e non possa suscitare più che un legittimo dubbio il fatto che i registi ed i primi attori di siffatto colossale percorso giudiziale, sempre gli stessi, siano dichiaratamente e conclamatamente uomini di parte, con posizioni a tal riguardo costantemente assunte in ogni sede. Ciò nonostante, ci chiedete di considerarli terzi ed imparziali, scevri da ogni pregiudizio ideologico e politico, sereni e disinteressati nel loro operare.
Non è certo facile farlo e, francamente, la mostruosità di quei numeri, l'inconcludenza dei risultati, il radicalismo delle posizioni politiche e personali assunte cozzano con siffatto invito. Ma come a noi chiedete di operare uno sforzo nel quale dobbiamo quasi far torto alle nostre intelligenze e a quelle di circa 20 milioni di elettori, altrettanto sforzo allora abbiamo il diritto di chiedervi, quello di non volere, per spirito di parte, chiudere gli occhi di fronte ad una realtà giudiziale di per sé spaventosamente inquietante non tanto sotto il profilo soggettivo quanto perché descrive un quadro istituzionale e giudiziario assolutamente degradato ed inaccettabile e di consentire, quindi, che sia la volontà popolare ad essere rispettata, oggi e domani, chiunque sia chiamato a guidare il Paese, rimandando ad un successivo momento, proprio nella tutela di quell'interesse che la Corte ha richiamato, ogni valutazione di condotte soggettive che sino a prova contraria - voglio ricordarlo - sono tutelate, tra l'altro, da una presunzione di innocenza che troppo spesso dimenticate o fate valere a senso unico.
Un interesse, questo è vero, noi tuteliamo, un unico interesse, quello che è alla base di ogni ordinamento democratico: che a governare sia colui o siano coloro che la maggioranza degli elettori hanno indicato in tal senso.
E concludendo, cari colleghi, una ultima raccomandazione: liberatevi della schiavitù psicologica nei confronti di quei maîtres à penser che il popolo esaltano quando con elitario, giacobino atteggiamento ne guidano e ne plasmano voleri e coscienze, ma che quello stesso popolo giudicano rozzo, cafone, brutale, ignorante e - perché no? - come è accaduto anche un po' sudaticcio e maleodorante quando da quei diktat si discosta.
Quell'elitarismo giacobino, non dimenticatelo, ha prodotto una delle più tragiche pagine della storia dell'umanità: quel periodo del terrore che travolse nel sangue, alla fine, per primi coloro che ne erano stati gli artefici e diede vita ai direttori ed ai primi consoli. Noi non vogliamo né direttori né primi consoli e non vi è nulla di eversivo nel voler tutelare il primario interesse di ogni democrazia: il volere popolare, proteggendolo da chi intende vanificarlo ricorrendo ad altri mezzi. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.