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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 043 del 21/07/2008


GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, con questo disegno di legge si intende introdurre «un meccanismo di sospensione processuale diretto a tutelare l'interesse al sereno svolgimento» - e sottolineo sereno svolgimento - «delle funzioni che fanno capo alle più alte istituzioni dello Stato». In verità, mi sembra che il presidente Napolitano stia svolgendo il suo alto compito molto bene e con grande serenità; né mi sembra di cogliere angosce persecutorie nel Presidente del Senato o nel Presidente della Camera.

Ci troviamo invece in un contesto dove prima si tenta di bloccare i processi con un provvedimento che avrebbe vanificato altri interventi sulla sicurezza voluti così fortemente dalla stessa maggioranza, poi si presenta questo disegno di legge e si impone un'accelerazione frenetica alla sua discussione.

Tale contesto ha reso i rapporti politici tra maggioranza ed opposizione sempre più difficili ed ha ostacolato sul nascere un dialogo sulle urgenze del Paese che a me sembrano ben altre. Evidentemente, l'unico che oggi non si sente «sereno nello svolgimento della propria carica» è il Presidente del Consiglio e proprio l'urgenza -ribadita a chiare lettere anche nella norma - evidenzia lo scopo ad personam di questo e di altri disegni di legge per i quali la maggioranza si è dimostrata pronta a mandare in frantumi i suoi tanto decantati propositi di dialogo con l'opposizione.

La nostra Costituzione è il frutto di quella grande rivoluzione nazionale che, con l'abbattimento del nazifascismo, ha segnato la fine di un'epoca, l'avvento della Repubblica e l'affermazione della democrazia. In quel contesto, ma anche guardando al futuro, la tutela e l'immunità furono giustamente considerate come protezione contro eventuali attacchi persecutori da parte dell'autorità giudiziaria e come strumento di equilibrio tra poteri.

Anche un intervento come questo, per la rilevanza che assume, poteva essere proposto, valutato ed eventualmente adottato con quello spirito, cioè come legge costituzionale, comunque inserito in un quadro più generale di riforma e di rinnovamento, possibilmente ampiamente condiviso. L'iter che è stato imposto per la sua approvazione assegna, invece, a questo disegno di legge un ben altro significato e ne sminuisce ogni possibile valenza.

I tumultuosi cambiamenti in corso generano tensioni nella società, tra i poteri e nelle istituzioni. Ci sono nella giustizia problemi la cui soluzione reclama ben altri interventi (ed investimenti corposi), tuttavia non possiamo certamente dire che ci troviamo oggi di fronte ad un disegno conclamato di attacco persecutorio dell'autorità giudiziaria verso le più alte cariche dello Stato.

Il Paese ha bisogno di un grande disegno innovatore e occorre avere l'autorevolezza, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie responsabilità, per portarlo avanti. Occorre sperimentare nuove strade di confronto e un clima diverso per praticarle; occorre però anche saper essere d'esempio al Paese, altrimenti le istituzioni rischiano di essere definitivamente rese imbelli da quel sentimento generalizzato ed oscuro che conosciamo tutti come antipolitica.

È per questi motivi, per questo quadro di riferimento, che considero il disegno di legge al nostro esame, per il modo e il momento in cui viene presentato, dannoso e sbagliato, perché non risolve alcun problema generale, non corrisponde ad un bisogno immediato del Paese, non avvia alcun rinnovamento, ma anzi alimenta risentimento, sfiducia e ingiustizia.

Il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza rivendicano giustamente un consenso elettorale che, attraverso il meccanismo di una pessima legge, conferisce loro una forza che forse nessun altro Governo ha mai avuto in questo Paese. Ora il Presidente del Consiglio deve decidere come utilizzarla: può usarla semplicemente come scudo o può scegliere altre strade. Sono queste le scelte che fanno o potranno fare la differenza per il futuro del Paese (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.