CAROFIGLIO (PD). Signor Presidente, so che non è particolarmente popolare attualmente la citazione da un processo, ma la farò ugualmente. Si tratta forse del primo processo della storia per l'uso privatistico di una funzione pubblica di Governo. Voglio leggere alcune delle parole del pubblico ministero. Egli ebbe a dire a proposito dell'imputato che "appena raggiunto il potere legiferò ed emanò editti; esercitò questa facoltà con massima disinvoltura; inventò l'editto ad personam: i decreti, infatti, non entravano in vigore erga omnes, ma servivano a chi li aveva emanati o comprati". Il pubblico ministero in questo caso si chiamava Cicerone, l'imputato si chiamava Verre.
Ho piacere che il mio intervento si inserisca nel solco di quello della collega Soliani nella ricerca di precedenti remoti, ma illustri delle questioni di cui oggi stiamo parlando e mi consente di formulare un ringraziamento sincero a Silvio Berlusconi perché grazie a lui, grazie al lodo - che credo sia giusto intitolare a lui e non al ministro Alfano e che per questo chiamerò, d'ora in poi, lodo Berlusconi - e a molti altri provvedimenti, ci sta consentendo di apprezzare cose che davamo forse troppo per scontate, valori che davamo troppo per scontati; ce li fa apprezzare nel momento in cui li vediamo in pericolo.
Questi valori sono quelli della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della libertà di stampa, della civiltà, del dibattito politico non inquinato dalla volgarità delle espressioni, siano verbali o del linguaggio del corpo, e, soprattutto, dell'uguaglianza che viene gravemente compromesso da questa norma, sui cui profili di incostituzionalità naturalmente non mi soffermerò.
L'attacco al principio di uguaglianza realizzato con queste norme ci fa amare quel principio e ci rende determinati a difenderlo contro quella che chiamo creazione di un diritto diseguale, quello che definisco - assieme a tutte le norme che vengono già dalla legislatura del 2001-2006 - un codice del privilegio.
Un diritto diseguale e senza regole, perché le regole, in qualsiasi ordinamento che si rispetti, non si cambiano a partita in corso. So che il Presidente del Consiglio ama le metafore calcistiche. Pensiamo allora ad una partita di calcio in cui, tanto per fare un esempio casuale, una delle due squadre abbia i colori rossoneri e immaginiamo che, in un'azione di gioco nell'area di rigore di quella squadra, un difensore entri a piedi uniti sulla gamba di un avversario e che l'arbitro, quando si avvicina per fischiare il rigore, venga accusato dai giocatori di essere un comunista per questo motivo. E poi all'improvviso, quando l'arbitro sta per fischiare il rigore, salta fuori una regola per cui si dice: ci spiace, non si possono fischiare rigori contro questa squadra dai colori rossoneri, è vietato. Come si sentono le altre squadre a giocare in un campionato in cui è vietato fischiare i calci di rigore?
Un codice del privilegio, dicevo, che arriva da lontano, dalla eliminazione della tassa di successione, il primo di tanti altri provvedimenti: la legge sulle rogatorie, il lodo Schifani-Berlusconi, la legge Cirami-Berlusconi sul legittimo sospetto, l'estensione del condono a zone protette, che guarda caso riguardava anche Villa Certosa, l'inappellabilità della sentenza di proscioglimento, la legge Berlusconi-Gasparri.
Di questa legge si occuperanno gli storici del diritto, studieranno questo codice del privilegio, studieranno questo diritto diseguale, questa patologia della legislazione. Studieranno una norma unica nella storia delle democrazie liberali, scritta per una sola persona e applicata ad una sola persona. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.