CARLINO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Il lodevole lodo Alfano che discutiamo oggi non è un provvedimento come gli altri. È ancora peggiore dei tanti provvedimenti che il Governo e la maggioranza hanno sottoposto all'esame del Parlamento in questo primo scorcio di legislatura. E dire che ne abbiamo già viste e sentite parecchie: dal tentativo subdolo e maldestro di salvare Retequattro da una decisione della Corte europea all'introduzione del reato di immigrazione clandestina; dall'esercito nelle città fino all'assurda norma che prevedeva la sospensione di 100.000 processi - un vergognoso indulto mascherato - con il dichiarato intento di salvarne, in definitiva, uno solo.
Fortunatamente, la tenacia dell'opposizione è riuscita, su quest'ultimo tema, a farvi fare un bel passo indietro. Presto però, abbiamo dovuto constatare che il vostro disegno mancava ancora di un tassello, quello più inconcepibile, almeno ai nostri occhi. E cioè, un disegno di legge come il cosiddetto lodo Alfano, che considero grave e folle per almeno due motivi: da un lato la sua palese incostituzionalità e dall'altra il fatto che sia stato concepito, ancora una volta, non ispirato da un principio morale o politico, bensì come tutela e ancora di salvezza di una persona sola, il Presidente del Consiglio.
È per questo motivo che da settimane manifestiamo il nostro sconcerto, la nostra amarezza, persino la nostra rabbia per l'utilizzo immorale e antidemocratico che il Governo e la maggioranza stanno facendo delle istituzioni.
È la totale mancanza di rispetto verso le più normali regole e procedure della democrazia e della civiltà che mi lascia perplessa più di ogni altra cosa. Da matricola di quest'Aula, eletta per la prima volta a rappresentare i cittadini italiani, ho sentito da subito la responsabilità del ruolo cui ero stata chiamata. Ho vissuto, e continuo a vivere, questo incarico come un servizio alla collettività, con passione, sincerità e lealtà, sempre con un occhio di riguardo ai problemi del Paese ed ai bisogni delle fasce più deboli e meno protette. Invece, in questi primi tre mesi di lavoro, ho dovuto assistere a bassi colpi di mano da parte dei colleghi della maggioranza ed alle isteriche prese di posizione di un Presidente del Consiglio che non si fa scrupolo di ribaltare il senso della democrazia pur di tutelare i propri interessi personali; perché è questo il nodo politico e morale di tutta la vicenda, quello che voi cercate di minimizzare o di capovolgere presentandolo come una necessità immediata del Paese.
È questo il discrimine gravissimo che si sta abbattendo sul nostro Paese e che voi fingete di non vedere. C'è un problema che riguarda una persona ed il Parlamento viene usato in funzione di questa persona; viene svuotato della sua autorità e della sua autonomia, spogliato della sua prerogativa di organo rappresentativo.
Oggi noi, e prima di noi i colleghi della Camera dei deputati e prima ancora i colleghi membri delle apposite Commissioni, stiamo perdendo tempo ed energie a discutere di un disegno di legge che interessa una sola persona. Sempre quella. E mentre il ministro Alfano e i colleghi della maggioranza si prodigano affannosamente a spiegarci che è necessario mettere le alte cariche dello Stato al riparo dalle incursioni della magistratura, noi oggi diciamo che non è questa la motivazione che vi spinge, bensì quella di regalare al Premier l'immunità dai processi che si stanno svolgendo contro di lui. E per arrivare a questo obiettivo finale non ci si cura nemmeno di prestare fede alla Costituzione ed a quelle importanti parole contenute nell'articolo 3: «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge». No, presentando questo disegno di legge, voi oggi non volete più che i cittadini siano uguali davanti alla legge, perché quattro di questi non lo saranno e non lo saranno non già sulla base di una discussione seria o di un confronto democratico, non lo saranno e diventeranno intoccabili perché voi oggi, colleghi, e lei signor Ministro, avete deciso di piegare la democrazia ed il buon senso alla volontà e al capriccio di un unico cittadino, di certo potente e influente, ma pur sempre cittadino prima ancora che Capo del Governo.
Noi questo non lo possiamo accettare. Non lo accettiamo come Italia dei Valori e non lo accettiamo come cittadini democratici, rispettosi delle istituzioni. Di questa legge vergognosa che offende la comunità, voi sarete costretti a rispondere di fronte al Parlamento, al Paese e, soprattutto, alle vostre coscienze. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.